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Cassazione: il RLS tutelato come i sindacalisti nelle dichiarazioni pubbliche

Con l’ordinanza n. 23850/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoratore che ricopre il ruolo di Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) gode delle stesse tutele previste per i sindacalisti quando rilascia interviste o esprime critiche nei confronti dell’azienda. Tuttavia, le dichiarazioni devono essere veritiere e formalmente adeguate.

La sentenza conferma l’illegittimità della sanzione conservativa inflitta a un dipendente che, come RLS, aveva criticato pubblicamente l’azienda per il mancato reintegro di alcuni operai, definendo la condotta aziendale una “scorciatoia antidemocratica e antisindacale”.


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persone sedute con mani strette

Giustizia, Greco (CNF): “Separare concorsi per magistratura requirente e giudicante per garantire giusto processo”

«È necessario considerare l’opportunità di avere due concorsi separati per la magistratura requirente e giudicante. Questo rappresenta un punto saliente per realizzare davvero due carriere distinte, garantendo un giusto processo con tre soggetti che siano realmente estranei tra loro: il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato. La semplice separazione post-concorsuale non è sufficiente a raggiungere tale obiettivo».

Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco in audizione in commissione Affari costituzionali della Camera sui disegni di legge in materia di separazione delle carriere della magistratura.

«In merito all’ipotesi del sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura – ha proseguito il vertice del CNF – pur riconoscendo che potrebbe non essere la soluzione migliore in assoluto, ritengo sia l’unica strada praticabile per contrastare efficacemente il fenomeno del ‘correntismo’ nella magistratura. Tutti noi addetti ai lavori siamo consapevoli di come le correnti spesso assegnino i ruoli apicali. Il Csm non deve essere l’organo di autogoverno delle correnti, ma deve rappresentare l’intera magistratura. L’obiezione secondo cui il sorteggio dei componenti togati potrebbe portare al Csm magistrati non adeguatamente capaci di giudicare i loro colleghi stride con l’idea che questi stessi magistrati poi giudichino i cittadini. Una soluzione possibile potrebbe essere quella del sorteggio temperato tra coloro che hanno espresso la disponibilità ad essere designati. Il disegno di legge del Governo tende a dare una prevalenza nei due Csm e nell’Alta Corte alla componente togata: quest’ultima non può essere prevalente rispetto a quella scelta dal Parlamento. Occorre un opportuno equilibrio».

«Condivido appieno – aggiunge Greco – l’idea dell’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare, considerando i molti casi, in questi anni, di procedimenti disciplinari a carico di magistrati che nella maggior parte dei casi si sono definiti con sanzioni enormemente irrisorie rispetto alle contestazioni che il magistrato aveva subito», e conclude sottolineando «l’importanza, per la nostra democrazia, di mantenere l’obbligatorietà dell’azione penale».


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Cripto-attività sotto la lente: Consob e Banca d’Italia vigilano, sanzioni in arrivo da fine anno

Dal 14 settembre 2024, Consob e Banca d’Italia assumeranno il compito di vigilare sugli operatori di cripto-attività. Le nuove sanzioni scatteranno dal 30 dicembre 2024, come stabilito dal decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 215 del 13 settembre 2024. Il provvedimento, noto come “Micar” (Markets in Crypto-Assets Regulation), armonizza la legislazione italiana con il Regolamento europeo 2023/1114, introducendo norme più stringenti per chi emette o offre cripto-attività e garantendo maggiori tutele per gli investitori.

Il decreto, approvato dal Governo il 28 agosto scorso, conta 48 articoli che aggiornano, tra l’altro, il Testo Unico Bancario (d.lgs. 385/93) e il Testo Unico della Finanza (d.lgs. 58/98). Le disposizioni entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quindi il 14 settembre 2024. Alcuni articoli, come quelli riguardanti l’emissione di cripto-asset e l’autorizzazione dei prestatori di servizi per le cripto-attività, nonché l’applicazione delle sanzioni, diverranno operativi a partire dal 30 dicembre 2024.

Vigilanza e nuovi requisiti per gli operatori

Il decreto Micar assegna a Consob e Banca d’Italia il ruolo di autorità competenti per la supervisione degli operatori in cripto-attività, con poteri di vigilanza più ampi. Attualmente, gli operatori devono solo iscriversi al registro dell’Organismo Agenti e Mediatori (OAM) e rispettare obblighi legati all’antiriciclaggio e a segnalazioni trimestrali. Con le nuove norme, però, gli operatori dovranno superare un rigoroso processo di autorizzazione da parte delle due autorità, dimostrando di possedere i requisiti necessari. Saranno inoltre soggetti a norme più severe in termini di organizzazione e controlli interni.

Segregazione patrimoniale e nuove sanzioni

Una delle novità più rilevanti introdotte dal decreto riguarda la segregazione patrimoniale: i fondi e i cripto-asset detenuti dagli operatori dovranno essere separati da quelli dell’operatore stesso e degli altri clienti. Questo patrimonio non potrà essere toccato dai creditori dell’operatore o del depositario. È anche vietato l’utilizzo di cripto-attività o fondi della clientela da parte degli operatori per scopi propri, a tutela degli investitori, similmente a quanto già previsto per i patrimoni delle banche e degli intermediari.

Il Micar introduce inoltre un rigido regime sanzionatorio: chi offre servizi per le cripto-attività senza autorizzazione rischia la reclusione da sei mesi a quattro anni e multe che variano da 2.066 a 10.329 euro. L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza agli investitori e disciplinare un mercato in rapida espansione, rendendolo più trasparente e regolamentato.

Con questa normativa, l’Italia si allinea ai nuovi standard europei, ponendo le basi per una gestione più sicura e controllata del settore delle cripto-attività.


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La BCE taglia i tassi di interesse dello 0,25%: saggio sui depositi al 3,50%

Francoforte – La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato ieri, 12 settembre 2024, un nuovo taglio dei tassi di interesse, riducendoli dello 0,25%. La decisione, presa durante la riunione del Direttivo presieduta da Christine Lagarde, ha portato il tasso sui depositi al 3,50%. Anche il tasso sui rifinanziamenti principali è stato rivisto al ribasso, scendendo al 3,65% dal precedente 4,25%, mentre il tasso sui prestiti marginali cala al 3,90% dal 4,50%.

Questa è la seconda riduzione del costo del denaro dopo quella attuata a giugno scorso, nel tentativo di allentare la stretta monetaria che la BCE ha avviato per contrastare l’inflazione, in linea con la politica restrittiva adottata anche dalla Federal Reserve negli Stati Uniti.

L’Eurotower ha inoltre confermato le sue previsioni sull’inflazione: si stima un aumento del 2,5% per il 2024, del 2,2% per il 2025 e del 1,9% per il 2026. Secondo un comunicato della BCE, l’inflazione dovrebbe registrare un incremento nell’ultima parte dell’anno, in quanto i forti ribassi dei prezzi dell’energia verificatisi in precedenza non influiranno più sui tassi annuali. Tuttavia, si prevede una graduale discesa dell’inflazione che dovrebbe portarla a convergere verso l’obiettivo fissato dalla BCE nella seconda metà del 2025.

Questo nuovo intervento della BCE si colloca in un contesto di incertezza economica globale, con l’obiettivo di stabilizzare i prezzi e garantire la crescita sostenibile dell’economia dell’Eurozona.


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manifestazione di sciopero

In 600 per la manifestazione dei Direttori del Ministero della Giustizia: sciopero proclamato per il 20 settembre

Roma, 12 settembre 2024 – Quasi 600 Direttori del Ministero della Giustizia hanno partecipato nei giorni scorsi alla manifestazione in Piazza Cavour, davanti alla Corte di Cassazione, per dire no alla soppressione del loro profilo professionale. La protesta, organizzata dal Coordinamento Nazionale Direttori Giustizia, rappresenta un deciso passo avanti nella battaglia contro l’accorpamento nell’Area dei Funzionari amministrativi e contabili, previsto dall’ultima bozza di Contratto Collettivo.

I Direttori hanno ribadito con forza la loro richiesta di essere inquadrati nell’Area delle Elevate Professionalità (EP), o quarta area, di prossima istituzione nel comparto giustizia, considerata la soluzione più adeguata a riconoscere la complessità del loro ruolo. La protesta è stata animata da numerosi interventi appassionati, con i manifestanti provenienti da ogni parte d’Italia, riuniti per difendere una figura professionale che considerano centrale per il buon funzionamento della giustizia.

Fallito il tentativo di conciliazione e proclamazione dello sciopero

Dopo il fallimento del tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, il Coordinamento Nazionale ha deciso di proclamare uno sciopero della categoria per il prossimo 20 settembre. La tensione rimane alta, poiché i Direttori si oppongono fermamente a una riorganizzazione che, a loro avviso, dequalificherebbe il loro lavoro.

Sostegni politici e istituzionali

Alla manifestazione hanno partecipato anche personalità politiche come l’on. Devis Dori e il sen. Magni, entrambi appartenenti al gruppo AVS, che hanno espresso solidarietà alla causa dei Direttori. Inoltre, la protesta ha ottenuto il sostegno di numerosi magistrati, dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), dell’Associazione Dirigenti Giustizia e della Cassa Cancellieri, che hanno riconosciuto l’importanza del ruolo dei Direttori nel garantire l’efficienza della macchina giudiziaria.


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Blocco anticipato del conto corrente: la Cassazione chiarisce i diritti dell’indagato a impugnare il sequestro

Roma – La Corte di Cassazione, Sezione Penale III, si è espressa sul blocco anticipato dell’operatività di un conto corrente disposto dalla banca su sollecitazione della polizia giudiziaria, e sull’interesse dell’indagato a impugnare il sequestro, anche se non ancora formalmente eseguito.

La sentenza n. 31958 del 6 agosto 2024, con presidente Ramacci e relatore Zunica, stabilisce che il blocco del conto corrente – eseguito anticipatamente dall’istituto bancario, su richiesta della polizia giudiziaria riguardante i rapporti di credito riconducibili all’indagato – produce lo stesso effetto di un sequestro già formalmente attuato, limitando la disponibilità delle somme depositate.

La Corte ha ribadito che il sequestro preventivo di denaro su conti correnti si articola in due fasi: prima il blocco del conto e poi il trasferimento delle somme al Fondo Unico di Giustizia (FUG). Tuttavia, già con il blocco preventivo, l’indagato perde la disponibilità dei propri fondi, situazione che dà diritto all’interessato di impugnare il provvedimento, nonostante non sia ancora avvenuta la formale esecuzione del sequestro.

I giudici hanno inoltre chiarito che, nel momento in cui la banca, allertata dalla polizia, blocca l’operatività del conto, gli effetti sono equivalenti a quelli di un sequestro eseguito. Pertanto, l’indagato può legittimamente presentare istanza di riesame, poiché il blocco anticipato crea una situazione di indisponibilità dei beni, paragonabile a quella prodotta dal provvedimento giudiziario.

La Cassazione ha infine concluso che la mancata esecuzione formale del sequestro non può giustificare l’inammissibilità della richiesta di riesame, se il blocco del conto è già stato disposto dalla banca, con effetti pratici paragonabili alla confisca. Questa sentenza segna un importante chiarimento sui diritti degli indagati, soprattutto in casi dove il sequestro preventivo viene eseguito in via anticipata da istituti bancari.


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Sfide estreme, proposta di legge per introdurre un nuovo reato: fino a 3 anni di carcere

Roma – Una proposta di legge presentata alla Camera (Atto n. 1984) mira a contrastare il fenomeno delle cosiddette “sfide estreme” o challenge, introducendo il reato di “promozione e partecipazione allo svolgimento di sfide estreme” nel codice penale. Il nuovo articolo, 580-bis, prevede pene severe per chi mette in pericolo la propria o altrui incolumità nel partecipare o promuovere tali attività.

La norma proposta stabilisce che chiunque promuova o partecipi a queste sfide rischia una pena detentiva da uno a tre anni. La punizione si aggrava se la sfida viene diffusa online o tramite altri mezzi di comunicazione di massa, oppure se l’azione viene compiuta utilizzando un mezzo di trasporto pubblico o privato.

Inoltre, la proposta prevede che la sospensione condizionale della pena, se concessa, debba essere vincolata alla partecipazione obbligatoria a un percorso di recupero psicologico, rafforzando così l’aspetto riabilitativo della norma.


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Natoli sospesa dal Csm: maggioranza risicata, nuovi equilibri e tensioni interne

Roma – La sospensione di Rosanna Natoli scuote gli equilibri del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), sottraendo un voto cruciale al centrodestra. La vicenda ricorda lo scandalo Palamara, che nel 2019 portò alle dimissioni di cinque consiglieri e alla rideterminazione dei rapporti di forza all’interno del plenum. Anche stavolta, la perdita di un voto potrebbe risultare determinante nelle decisioni più delicate, spesso decise per pochi voti.

Natoli, attualmente indagata in un’inchiesta ancora in fase preliminare, ha ricevuto un avviso di garanzia ma non è stata emessa alcuna condanna. La sua sospensione, quindi, non è definitiva: perché venga sostituita dal Parlamento, sarà necessario attendere un’eventuale condanna, che al momento sembra lontana e improbabile, data la fragilità delle accuse. Nel caso di un esito favorevole, Natoli potrebbe rioccupare il suo posto al Csm, oppure scegliere di ricorrere al Tar per ottenere la sospensione della sua estromissione, accusando violazione di legge o eccesso di potere.

Nel frattempo, la vicenda si complica. Durante una dichiarazione al plenum, Natoli ha evitato di difendersi sulla stampa, preferendo farlo direttamente in procura, dove attende un nuovo interrogatorio. Tuttavia, le tensioni non si placano: la giudice Maria Fascetto Sivillo, all’origine di questo nuovo terremoto a Palazzo Bachelet, ha denunciato Natoli per calunnia, accusandola di aver manipolato un audio che Fascetto Sivillo aveva presentato come prova. Non solo: la denuncia si estende all’intero Csm, aggiungendo ulteriori complicazioni all’indagine.

La procura di Roma dovrà ora esaminare le condotte di tutti i protagonisti, inclusa la sezione disciplinare del Csm, coinvolta indirettamente dalla stessa Natoli nelle sue conversazioni con Fascetto Sivillo. Questo nuovo sviluppo potrebbe generare ulteriori colpi di scena in una vicenda che sembra tutt’altro che conclusa.


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Occupazioni abusive, fino a 7 anni di carcere: alla Camera stretta sulla sicurezza

Roma – Giro di vite sulle occupazioni abusive: fino a sette anni di carcere per chi occupa illegalmente immobili. L’Aula della Camera ha approvato una nuova norma del ddl sicurezza, che introduce l’articolo 634-bis nel codice penale. La disposizione, approvata con un largo consenso, prevede pene severe per chi, con violenza o minaccia, occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui o ne impedisce il rientro legittimo del proprietario.

Le sanzioni vanno da un minimo di due a un massimo di sette anni di reclusione, segnando un deciso inasprimento delle misure contro chi commette occupazioni abusive. L’obiettivo del provvedimento è garantire una maggiore tutela per i proprietari di immobili, accelerando i tempi di reintegro e contrastando più efficacemente il fenomeno.

Il ddl sicurezza prevede anche nuove misure per arginare i danneggiamenti durante le manifestazioni pubbliche, rafforzando ulteriormente il quadro normativo in materia di ordine pubblico. Tuttavia, l’approvazione definitiva del testo è stata rimandata alla prossima settimana, con le votazioni che proseguiranno in vista del via libera finale.


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Roma – Maggiore protezione per i liberi professionisti, in particolare per le donne in gravidanza e i genitori di figli malati. Un emendamento al disegno di legge sul Lavoro, attualmente all’esame della Camera, introduce una significativa novità: la sospensione degli adempimenti verso la pubblica amministrazione in caso di maternità, infortunio o malattia di un figlio minorenne.

L’emendamento, firmato dal deputato Andrea de Bertoldi, prevede che i termini per gli obblighi amministrativi vengano sospesi per le libere professioniste dall’ottavo mese di gestazione fino a 30 giorni dopo il parto o l’interruzione della gravidanza. La misura si estende anche ai professionisti che, a causa di gravi eventi familiari, come il ricovero d’urgenza o un intervento chirurgico del proprio figlio minorenne, non possono temporaneamente esercitare la loro attività.

L’approvazione di questo emendamento, avvenuta in Commissione lavoro, è stata accolta con favore. La proposta modifica la legge n. 234 del 30 dicembre 2021 e amplia le tutele già previste per i liberi professionisti, estendendo la sospensione dei termini tributari anche a situazioni straordinarie che coinvolgono i figli.

Nel corso della seduta sono stati approvati anche altri emendamenti. In particolare, su proposta del presidente della Commissione lavoro, Walter Rizzetto, è stata votata una norma che esclude l’applicabilità dei limiti sui contratti a tempo determinato per lavoratori in mobilità, disoccupazione e in condizioni di svantaggio. Inoltre, è stato approvato un emendamento sulla somministrazione del lavoro: nel caso in cui un lavoratore venga assunto a tempo indeterminato nell’ambito di una somministrazione a termine, sarà possibile superare il limite di 24 mesi senza che ciò comporti la trasformazione automatica del contratto a tempo indeterminato con l’azienda utilizzatrice.

Le votazioni hanno riguardato anche articoli relativi all’integrazione salariale e ai fondi di solidarietà bilaterali, e proseguiranno nella prossima settimana. L’approvazione definitiva del ddl è prevista per il 23 settembre.


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