Roma – La sospensione di Rosanna Natoli scuote gli equilibri del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), sottraendo un voto cruciale al centrodestra. La vicenda ricorda lo scandalo Palamara, che nel 2019 portò alle dimissioni di cinque consiglieri e alla rideterminazione dei rapporti di forza all’interno del plenum. Anche stavolta, la perdita di un voto potrebbe risultare determinante nelle decisioni più delicate, spesso decise per pochi voti.
Natoli, attualmente indagata in un’inchiesta ancora in fase preliminare, ha ricevuto un avviso di garanzia ma non è stata emessa alcuna condanna. La sua sospensione, quindi, non è definitiva: perché venga sostituita dal Parlamento, sarà necessario attendere un’eventuale condanna, che al momento sembra lontana e improbabile, data la fragilità delle accuse. Nel caso di un esito favorevole, Natoli potrebbe rioccupare il suo posto al Csm, oppure scegliere di ricorrere al Tar per ottenere la sospensione della sua estromissione, accusando violazione di legge o eccesso di potere.
Nel frattempo, la vicenda si complica. Durante una dichiarazione al plenum, Natoli ha evitato di difendersi sulla stampa, preferendo farlo direttamente in procura, dove attende un nuovo interrogatorio. Tuttavia, le tensioni non si placano: la giudice Maria Fascetto Sivillo, all’origine di questo nuovo terremoto a Palazzo Bachelet, ha denunciato Natoli per calunnia, accusandola di aver manipolato un audio che Fascetto Sivillo aveva presentato come prova. Non solo: la denuncia si estende all’intero Csm, aggiungendo ulteriori complicazioni all’indagine.
La procura di Roma dovrà ora esaminare le condotte di tutti i protagonisti, inclusa la sezione disciplinare del Csm, coinvolta indirettamente dalla stessa Natoli nelle sue conversazioni con Fascetto Sivillo. Questo nuovo sviluppo potrebbe generare ulteriori colpi di scena in una vicenda che sembra tutt’altro che conclusa.
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