Diffamazione via Messenger: quando la Cassazione esclude il reato per mancanza di dolo

Con la sentenza n. 36217 depositata il 27 settembre 2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’invio di messaggi diffamatori su Messenger non integra il delitto di diffamazione in assenza di dolo. La vicenda ha origine dalla condanna di un’imputata da parte della Corte d’Appello dell’Aquila, che l’aveva ritenuta colpevole di diffamazione aggravata per aver condiviso, attraverso la piattaforma di messaggistica di Facebook, una lettera offensiva nei confronti di un avvocato.

Il difensore dell’imputata ha contestato la sentenza, sottolineando che i messaggi erano stati inviati in un contesto privato e che l’imputata non sapeva che più persone avessero accesso a quel canale di comunicazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che per configurare il reato di diffamazione è necessario che l’agente sia consapevole di comunicare con più persone o di agire in modo tale che le informazioni possano diffondersi.

I giudici hanno ribadito che il dolo, nel caso di diffamazione, richiede non solo l’intento di ledere la reputazione altrui, ma anche la consapevolezza che le affermazioni denigratorie possano raggiungere un pubblico più ampio. Nel caso in esame, la mancanza di tale consapevolezza ha portato all’annullamento della sentenza senza rinvio, poiché il reato era estinto per prescrizione.


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Licenziamento per offese al cliente: quando la Cassazione ne conferma la legittimità

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26440/2024, ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che aveva rivolto espressioni sgarbate e scurrili a un cliente. Il lavoratore aveva presentato ricorso, dopo che la Corte d’Appello aveva già evidenziato la gravità del comportamento, aggravato dalla mancanza di scuse e dalla prosecuzione della discussione con toni accesi.

La Corte d’Appello aveva inoltre considerato i precedenti disciplinari del dipendente, ritenendo congruo il provvedimento di licenziamento. La Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha ribadito alcuni principi fondamentali in materia di licenziamento per giusta causa, sottolineando che tali disposizioni devono essere interpretate dal giudice, tenendo conto sia della coscienza generale sia dei principi giuridici richiamati implicitamente dalle norme.


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Sicurezza informatica a rischio nella giustizia: preoccupazioni dell’ANM e interrogazione parlamentare di Devis Dori

Le recenti indagini sui molteplici accessi abusivi ai sistemi informatici della rete della giustizia hanno sollevato nuove preoccupazioni circa la sicurezza delle infrastrutture digitali utilizzate nel sistema giudiziario. La vicenda ha spinto l’onorevole Devis Dori a presentare un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Giustizia, chiedendo chiarimenti e provvedimenti urgenti per contrastare i crescenti rischi di cybercriminalità.

L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Giuseppe Santalucia, che in una lettera indirizzata al Ministro della Giustizia ha espresso la sua preoccupazione per la vulnerabilità dei sistemi informatici della rete della giustizia. La lettera ha sottolineato la necessità di un incontro urgente per discutere le misure di protezione dei sistemi giudiziari e del lavoro dei magistrati, soprattutto alla luce dell’arresto dell’hacker Carmelo Miano.

Miano, arrestato dalla Polizia Postale al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli, è accusato di aver violato le webmail di numerosi magistrati, comprese quelle degli inquirenti coinvolti nelle sue stesse indagini. Durante l’interrogatorio del 4 ottobre, l’hacker ha ammesso di aver avuto accesso a tali account, ma ha negato di aver visualizzato messaggi personali. Questo episodio ha ulteriormente evidenziato le criticità dei sistemi di sicurezza informatica del Ministero della Giustizia, ritenuti troppo permeabili a interferenze esterne.

Le preoccupazioni dell’ANM si concentrano principalmente sul settore civile, dove le frequenti problematiche informatiche rallentano il lavoro dei magistrati e ostacolano lo svolgimento delle loro funzioni, come lo studio degli atti e il deposito dei provvedimenti.

Non è il primo episodio che solleva interrogativi sulla sicurezza dei dati nel sistema giustizia: lo scorso dicembre, un gruppo di hacker russi aveva attaccato un’azienda che fornisce infrastrutture cloud per la Pubblica Amministrazione, inclusi il Consiglio Superiore della Magistratura e l’Autorità Nazionale Anticorruzione.

In risposta a questi eventi, Devis Dori ha chiesto al Ministro della Giustizia di adottare misure immediate per rafforzare la sicurezza informatica, coinvolgendo anche l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Dori ha inoltre invitato il governo a chiarire i fatti per ridimensionare il quadro mediatico allarmistico e per garantire la tutela della privacy dei cittadini.


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Il mondo forense piange l’avvocato professore Giuseppe De Luca

L’Unione delle Camere Penali esprime in una nota profondo cordoglio per la scomparsa dell’avvocato professore Giuseppe De Luca, emerito di procedura penale presso l’Università La Sapienza di Roma. De Luca, figura di spicco nel panorama giuridico italiano, aveva recentemente riflettuto sull’oblio della memoria storica, definendolo una forma di violenza più profonda della frattura stessa, un concetto che oggi risuona particolarmente forte.

La sua scomparsa rappresenta una grave perdita per l’intera comunità giuridica, che ricorda non solo il suo straordinario contributo accademico, ma anche il suo impegno esemplare nel difendere i valori della dignità umana e della giustizia. L’Unione lo ricorda come un grande maestro del diritto processuale e un esempio insostituibile di virtù civile.


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Ddl Sicurezza, penalisti in sciopero contro la legge: manifestazione nazionale il 5 novembre

Gli avvocati penalisti italiani sciopereranno il 4, 5 e 6 novembre per protestare contro il ddl Sicurezza, approvato alla Camera e ora in discussione al Senato. L’Unione delle Camere Penali critica duramente il provvedimento, definendolo di matrice “populista e autoritaria”, accusando il Governo di introdurre misure punitive sproporzionate e discriminatorie.

La protesta culminerà il 5 novembre con una manifestazione nazionale a Roma, presso il Centro Congressi “Roma Eventi Fontana di Trevi”, dove interverranno esponenti dell’Avvocatura e dell’Accademia per chiedere modifiche costituzionali al pacchetto sicurezza.

Francesco Petrelli, presidente dell’Unione, ha denunciato come particolarmente ingiusta la norma che vieta ai cittadini extracomunitari senza permesso di soggiorno di sottoscrivere contratti telefonici, aumentando il rischio di esclusione sociale. Petrelli ha anche criticato la proposta della castrazione chimica per i condannati per violenza sessuale, considerandola “incostituzionale e inumana”. Tra le altre misure contestate, l’articolo che rende facoltativo il rinvio della pena per le madri con figli sotto l’anno di età, decisione che potrebbe peggiorare le condizioni delle carceri italiane, già sovraffollate e inadeguate.


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Assolto il “giudice in bici”: il Csm archivia il caso

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha assolto il magistrato di Torino accusato di aver utilizzato la bicicletta nei corridoi del tribunale per spostarsi dal suo ufficio all’aula destinata ai processi per direttissima. Il giudice aveva giustificato l’insolita scelta con un improvviso mal di schiena che gli avrebbe impedito di camminare.

L’episodio risale al giugno 2021, quando il Presidente della Corte d’Appello di Torino aveva diffidato il magistrato dall’usare abitualmente la bicicletta all’interno del palazzo di giustizia. Nonostante l’avvertimento, l’uso della bici si è ripetuto una sola volta, in occasione di un processo urgente. Il magistrato ha spiegato che questa scelta gli aveva permesso di evitare il congedo per malattia, garantendo così la continuità del proprio turno di lavoro.

La sezione disciplinare del CSM ha stabilito che, in mancanza di un codice di circolazione per il tribunale, l’azione del magistrato non presentava i requisiti di gravità o reiterazione necessari per configurare una violazione disciplinare. Così, il “giudice in bici” è stato scagionato, poiché l’episodio è stato ritenuto isolato e giustificato da motivi di salute.


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Riserve per usufruttuari e limiti per i minori nelle srl: le nuove massime del Notariato del Triveneto

Dal Notariato del Triveneto arrivano nove nuove massime contenute negli Orientamenti 2024 in materia di atti societari. Tra le principali novità, è consentito ai soci di costituire “riserve con finalità specifiche” per garantire un dividendo minimo futuro ai soci o agli usufruttuari. Tuttavia, non sarà possibile per i minori e i beneficiari di amministratori di sostegno ricoprire la carica di amministratore in una srl, mentre sarà permesso nelle società di persone. Le nuove direttive verranno presentate domani, 19 ottobre a Mogliano Veneto.


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Cassazione, la rassegna giurisprudenziale della settimana

Licenziamento per giusta causa
Con la sentenza n. 26938, la Sezione Lavoro della Corte ha chiarito che, in materia di licenziamento per giusta causa, non basta verificare se il fatto contestato rientri nelle disposizioni contrattuali che consentono il licenziamento. È essenziale, infatti, valutare concretamente se il comportamento del dipendente sia così grave da compromettere la fiducia del datore di lavoro, rendendo insostenibile la prosecuzione del rapporto. Il caso trattava un dipendente del Genio civile di Carrara, licenziato per episodi di assenteismo documentati tramite videocamere e pedinamenti. La Corte ha confermato la legittimità del licenziamento, già convalidato nei precedenti gradi di giudizio.

Imputabilità e vizio di mente
La sentenza n. 38180 della Sezione Prima Penale ha ribadito un principio consolidato: i disturbi della personalità possono rientrare nel concetto di infermità, purché siano di tale gravità da incidere sulla capacità di intendere e di volere dell’autore del reato. Il caso riguardava un omicidio avvenuto a Catania, in cui l’imputato ha sostenuto di aver agito sotto l’influenza di un disturbo mentale. La Corte ha confermato che, per il riconoscimento del vizio di mente, è necessario dimostrare che tale disturbo abbia alterato significativamente la volontà dell’autore e sia legato causalmente al crimine commesso.

Scioglimento della comunione ereditaria e petizione ereditaria
Con la sentenza n. 26951, la Cassazione ha affrontato una disputa ereditaria, chiarendo che, nell’azione di scioglimento della comunione ereditaria, può essere implicitamente inclusa una petizione ereditaria quando si richieda la ricostruzione dell’asse ereditario e l’inclusione di beni sottratti da altri eredi. In questo caso, una complessa controversia familiare riguardava somme illecitamente prelevate da un erede. La Corte ha confermato la legittimità della decisione del Tribunale di Benevento e della Corte d’Appello di Napoli, sottolineando che la divisione patrimoniale ha efficacia esecutiva.

Apparenza della servitù e usucapione
La Sezione Seconda Civile, con la sentenza n. 26956, ha affrontato il tema dell’usucapione e del requisito dell’apparenza della servitù. La Corte ha precisato che per riconoscere una servitù è necessario che vi siano segni visibili e permanenti che ne rivelino l’esistenza. Il caso riguardava un proprietario terriero di Montabone, che richiedeva il riconoscimento di una servitù di passaggio. La Cassazione ha confermato che la semplice esistenza di una strada non è sufficiente; occorre dimostrare che essa sia stata realizzata specificamente per esercitare il diritto di passaggio.

Notifica tramite servizio postale
Con l’ordinanza n. 26957, la Cassazione ha trattato un caso di notifica di un atto impositivo attraverso il servizio postale. La Corte ha stabilito che, in situazioni in cui la notifica non viene consegnata al destinatario, è necessario produrre in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione di avvenuto deposito. Il caso riguardava una sanzione amministrativa contestata a Roma per violazioni compiute tra il 2008 e il 2012. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del destinatario, confermando la validità della notifica.

Spese di giudizio
Infine, con la sentenza n. 26963, la Cassazione ha ribadito che la decisione del giudice di non compensare le spese processuali è discrezionale e non richiede una motivazione esplicita. Il caso trattava un contenzioso sulle spese processuali di un dipendente universitario, che aveva presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Macerata e della Corte d’Appello di Ancona. La Cassazione ha rigettato il ricorso.


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Nuove norme per rafforzare la cibersicurezza dei soggetti critici e delle reti essenziali dell’UE

La Commissione ha adottato oggi le prime norme di attuazione sulla cibersicurezza dei soggetti critici e delle reti essenziali ai sensi della direttiva relativa a misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nell’Unione (direttiva NIS2). L’atto di esecuzione delinea le misure di gestione dei rischi di cibersicurezza e i casi in cui un incidente deve essere considerato significativo e segnalato alle autorità nazionali da parte delle aziende che forniscono infrastrutture e servizi digitali.

Si tratta di un altro passo importante per rafforzare la ciberresilienza delle infrastrutture digitali critiche europee.

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale, ha dichiarato:

La cibersicurezza è uno degli elementi principali per la protezione dei nostri cittadini e delle nostre infrastrutture. Nel panorama odierno della cibersicurezza è fondamentale migliorare le nostre capacità, i requisiti di sicurezza e la condivisione rapida di informazioni grazie a norme aggiornate. Esorto i restanti Stati membri ad attuare al più presto tali norme a livello nazionale per assicurare che i servizi critici per le nostre società ed economie siano sicuri dal punto di vista informatico.

L’odierna adozione del regolamento di esecuzione coincide con il termine entro il quale gli Stati membri devono recepire la direttiva NIS2 nel diritto nazionale. Da domani, 18 ottobre 2024, tutti gli Stati membri devono applicare le misure necessarie per conformarsi alle norme di cibersicurezza NIS2, comprese le misure di vigilanza e di esecuzione.


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Diritto UE, la piattaforma “Fit for Future” e il suo contributo

La piattaforma “Fit for Future” della Commissione, un gruppo di esperti ad alto livello composto da parti interessate e rappresentanti di tutti gli Stati membri, ha tenuto oggi la sua ultima riunione plenaria nell’ambito dell’attuale mandato. La piattaforma è formata da un gruppo di esperti ad alto livello composto da autorità nazionali, regionali e locali, organizzazioni della società civile, imprese e membri della rete RegHub del Comitato delle regioni.

Istituita nel 2020 per completare i lavori di semplificazione normativa della Commissione, durante il suo mandato quadriennale la piattaforma ha adottato 41 pareri, con 260 suggerimenti specifici per aiutare la Commissione a semplificare e modernizzare la legislazione dell’UE. Nel 2024 in particolare ha presentato suggerimenti di semplificazione relativi agli obblighi di informazione, all’ulteriore digitalizzazione e al miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei programmi dell’UE.

Maroš Šefčovič, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, le relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, ha dichiarato: “Negli ultimi quattro anni la piattaforma ‘Fit for Future’ ha fornito un prezioso contributo al programma di semplificazione e riduzione degli oneri della Commissione. Grazie agli sforzi collettivi dei membri e ai 41 pareri e 260 suggerimenti specifici, la piattaforma ci ha anche aiutati ad adottare regolamenti dell’UE adeguati alle esigenze future, per anticipare e integrare le tendenze, le tecnologie e i cambiamenti sociali emergenti. Quando la piattaforma arriverà alla fine del mandato, il suo lavoro continuerà a ispirare gli sforzi futuri di semplificazione e modernizzazione della legislazione dell’UE, che resteranno all’ordine del giorno per la Commissione”.


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