Pubblicato il bando per 54 dirigenti al Ministero della Giustizia

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito l’avviso relativo a un nuovo concorso pubblico, indetto dalla Direzione generale del Personale e della Formazione del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria. Si tratta di un’opportunità per l’assunzione a tempo indeterminato di 54 dirigenti di seconda fascia presso il Dipartimento per l’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi.

Come partecipare
Le candidature devono essere inviate esclusivamente per via telematica attraverso il Portale “inPA”, dove è disponibile il bando completo. Gli interessati devono autenticarsi tramite SPID, CIE, CNS o eIDAS e compilare il modulo online. È indispensabile disporre di un indirizzo PEC personale o di un domicilio digitale.

Il termine per la registrazione, la compilazione e l’invio della domanda è fissato alle ore 23:59 del 6 febbraio 2025. La scadenza, perentoria, decorre dal giorno successivo alla pubblicazione dell’avviso sul Portale “inPA” e sul sito del Ministero.

Le prove d’esame
Il percorso selettivo prevede due prove scritte e una prova orale. Il concorso, che non veniva bandito dal 2007, mira a colmare le carenze di organico negli uffici giudiziari, ricercando candidati con competenze specifiche nella gestione di questi ambiti.

Obiettivi del bando
Con questo concorso, il Ministero punta a rafforzare la struttura amministrativa degli uffici giudiziari, in un’ottica di miglioramento dell’efficienza e della funzionalità del sistema giustizia.

Per ulteriori dettagli, è possibile consultare la scheda di sintesi disponibile sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia e sul Portale “inPA”.


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Dimissioni capo DAP. Delmastro smentisce: nessuna tensione con Giovanni Russo

«Nessun clima teso, nessun problema con Giovanni Russo»: così il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove smentisce le ricostruzioni che ipotizzano forti frizioni con l’ormai ex capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), dimessosi venerdì scorso. Secondo alcune fonti, Russo sarebbe stato “dimissionato” proprio da Delmastro, sottosegretario di Fratelli d’Italia, per via della sua testimonianza nel processo che vede Delmastro imputato per rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito della vicenda legata all’anarchico Alfredo Cospito.

Russo, infatti, aveva dichiarato in aula che i documenti del Gruppo operativo mobile e del Nic inviati a Delmastro erano “a limitata divulgazione” e che, pertanto, non avrebbero dovuto uscire dall’amministrazione, né finire nelle mani del deputato Giovanni Donzelli, il quale poi ne aveva divulgato il contenuto alla Camera. Secondo alcune ricostruzioni, questa testimonianza avrebbe creato un clima ostile intorno a Russo, spingendolo a dimettersi. Tuttavia, Delmastro ribatte: «Esiste la libertà di informazione, come quella di disinformazione. Ho letto i retroscena su alcuni giornali, ma ribadisco che non sono veri».

Alcune voci interne al Dap riferiscono che il sottosegretario avrebbe ironizzato con alcuni magistrati sulla loro attenzione ai diritti dei detenuti, ma anche questa circostanza è stata smentita da Delmastro: «Non ho mai interloquito con magistrati della Direzione generale dei detenuti, non avendo quella delega. Quando visito il Dap parlo con molte persone, ma non ho mai pronunciato simili affermazioni».

Giovanni Russo, nominato a capo del Dap l’11 gennaio 2023, lascia ora per un incarico alla Farnesina come consigliere giuridico, posizione che, pur di rilievo, non ha lo stesso prestigio del ruolo di guida del Dipartimento. Al suo posto subentrerà Lina Di Domenico, attuale vice del Dap e prima donna alla direzione del Dipartimento. Magistrato di Sorveglianza a Novara in passato, Di Domenico è nota per il suo rigore e la sua competenza.

Intanto, la transizione alla guida del Dap potrebbe subire ritardi a causa delle festività natalizie, con il passaggio di consegne previsto non prima del 7 gennaio. Rimane incerta anche la partecipazione di Russo alla cerimonia dell’apertura della Porta Santa da parte di Papa Francesco nel carcere di Rebibbia, prevista per il 26 dicembre.

Sul caso, Nessuno tocchi Caino ha espresso rammarico: «Siamo profondamente dispiaciuti per le dimissioni di Giovanni Russo, persona straordinaria, di grande rigore e umanità. Il Dap necessita di una riforma profonda per garantire efficienza costituzionale ed europea. Auguriamo buon lavoro al nuovo Presidente».


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Al contrario, il settore civile ha visto un aumento delle pendenze, con 2.880.777 procedimenti pendenti, pari a un incremento del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo aumento, tuttavia, non segna un’inversione di tendenza, ma è legato all’incremento delle iscrizioni presso il Giudice di pace, soprattutto per quanto riguarda procedimenti monitori, come ingiunzioni e convalide di sfratto.

In positivo, prosegue la diminuzione dell’arretrato civile, con una riduzione del 10% in Corte di Cassazione e in Corte d’Appello e del 12% nei Tribunali. Questo andamento riflette gli sforzi per ridurre i tempi di attesa e migliorare l’efficienza del sistema giudiziario civile, sebbene l’aumento delle pendenze rappresenti una sfida ancora da affrontare.


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“Grave è stata invece la decisione politica di autorizzare questo processo, in contrasto con la legge costituzionale che tutela la carica ministeriale” continua Nordio “Processi come questo, fondati sul nulla, rallentano l’amministrazione della giustizia e sprecano risorse. Dopo l’agonia del processo Stato-mafia e questa assoluzione, credo sia necessaria una riflessione sul nostro sistema imperfetto”.


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“È poi dissennata l’accusa alla magistratura di aver fatto uso politico, addirittura a tratti eversivo, dello strumento giudiziario. Accusa tanto grave quanto generica, perché non si dice quando e in che modo, e ad opera di chi, siano stati assunti atteggiamenti eversivi. La Giunta dell’Unione, come altri prima, si sottrae ad un uso responsabile delle parole. Se giunge a tanto evidentemente è per la grande difficoltà in cui si trova da tempo, che tenta di superare sostenendo una riforma, la cd. separazione delle carriere, fortemente voluta dalla politica, e la cui reale portata, tutt’altro che liberale, riesce a nascondere solo a chi non vuol vedere”, conclude la nota.


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Criptovalute: tra nuovi affari e conflitti di interesse, il governo e Trump puntano a cambiare le regole

Il mercato delle criptovalute, nonostante in Italia sia ancora marginale, sta registrando una crescita significativa, con gli investitori che vedono un’opportunità di guadagno che supera i 100 mila dollari. Tuttavia, il governo italiano non può più ignorare l’esistenza di un fenomeno che, seppur recente, ha generato enormi fortune, rendendo necessaria una regolamentazione fiscale adeguata. L’anno scorso, le entrate fiscali derivanti dalle criptovalute sono state inferiori alle aspettative, con solo 27 milioni di euro versati da circa 22.500 contribuenti, a fronte di 1,3 milioni di possessori di criptovalute. Mentre la politica fiscale rimane favorevole agli investitori con aliquote ancora basse, il governo italiano sta pianificando una possibile revisione, che includerebbe l’eliminazione della franchigia fino a 2.000 euro, penalizzando in particolare i piccoli investitori.

Negli Stati Uniti, la situazione è più complessa, con il presidente Donald Trump che ha preso una posizione decisa sul futuro delle criptovalute. A partire da giugno, Trump ha iniziato a presentarsi come il leader di una nuova era di ricchezza digitale, promettendo di abbattere le attuali normative e rimuovere le restrizioni sulla creazione di una nuova moneta virtuale. L’ex presidente ha sostituito Gary Gensler alla guida della Securities and Exchange Commission (SEC), ponendo Paul Atkins, un favorevole alle criptovalute, come nuovo capo dell’agenzia. Questo cambio di direzione ha suscitato preoccupazioni tra gli esperti, che temono un conflitto di interessi, poiché Trump ha già dichiarato la sua intenzione di far diventare le criptovalute una risorsa per la gestione del debito pubblico americano.

Ma oltre ai conflitti d’interesse e alle polemiche, il cambiamento di rotta proposto da Trump potrebbe avere conseguenze di vasto respiro sul sistema economico globale. Se da un lato l’amministrazione Trump sembra voler abbattere le regole esistenti, dall’altro la sua gestione potrebbe portare a una ridefinizione del valore reale del denaro, ponendo le criptovalute come alternativa alla moneta tradizionale. In questo scenario, il presidente potrebbe anche cavalcare l’onda anti-istituzionale che ha già alimentato la sua ascesa politica, promuovendo una visione della moneta come “credenza” piuttosto che come strumento tangibile di valore. Il futuro delle criptovalute, dunque, appare legato a una doppia sfida: quella fiscale e quella politica, che rischiano di intersecarsi e creare un nuovo ordine economico.


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Giustizia: Nordio rilancia sulla separazione delle carriere e risarcimenti per errori giudiziari

ROMA – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito il proscioglimento di Matteo Salvini nel processo Open Arms un «segnale plurimo», articolando la sua riflessione in quattro punti.

Nordio ha evidenziato anzitutto la professionalità della magistratura italiana: «Abbiamo la stragrande maggioranza di magistrati preparati e coraggiosi, che applicano la legge prescindendo dalle loro idee politiche». Ha poi criticato il processo, definendolo «fondato sul nulla» e sostenendo che «non sarebbe nemmeno dovuto iniziare». Il ministro ha inoltre sollevato la questione dell’eventuale coinvolgimento di Giuseppe Conte, all’epoca presidente del Consiglio, non chiamato in causa a differenza di Salvini.

Nel suo quarto punto, Nordio ha affrontato il tema della responsabilità dei magistrati, proponendo che si pensi a risarcire le persone che, a causa di errori giudiziari, perdono salute, risparmi e lavoro. Una proposta accolta con favore da Enrico Costa (Forza Italia), che ha annunciato la presentazione di una proposta di legge in tal senso.

Nel frattempo, la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti resta un obiettivo centrale per il governo, sostenuto anche dal vicepremier Salvini.

Le dichiarazioni del ministro hanno alimentato il dibattito. La Giunta delle Camere Penali, dopo l’assoluzione di Salvini e Renzi, ha accusato la magistratura di un «uso politico dello strumento giudiziario con tratti eversivi». L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha replicato definendo «dissennata» tale accusa, sottolineando che «i processi si fanno per accertare i fatti e non per validare verità precostituite».

L’esecutivo Meloni, intanto, preme sull’acceleratore per riformare la giustizia, promettendo nuove iniziative nelle prossime ore.


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Giustizia, Santalucia: “Indipendenza della magistratura da difendere senza personalismi”

ROMA – Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, non si ricandiderà alle prossime elezioni per il vertice dell’ANM. “Quattro anni intensi e gratificanti sono sufficienti. Nella difesa dell’indipendenza e autonomia della magistratura, è necessario evitare personalizzazioni”, ha dichiarato Santalucia, annunciando il suo passo indietro.

Le sue parole arrivano in un momento segnato da tensioni tra magistratura e politica, dopo l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms e il proscioglimento di Matteo Renzi. Santalucia ha sottolineato come “i giudici valutano prove e fatti per emettere un giudizio, e un’assoluzione non significa che il processo non andasse fatto”. Ha poi invitato gli avvocati a evitare polemiche infondate: “Le Camere Penali parlano di uso politico dello strumento giudiziario, ma è un’accusa inaccettabile. Solo nei regimi illiberali i processi si concludono sempre con condanne”.

Critico anche verso le proposte di riforma della giustizia avanzate dalla politica, tra cui quella di far pagare i danni ai pubblici ministeri in caso di assoluzione: “È una forma surrettizia di controllo sui magistrati. Un pm rischierebbe di chiedersi chi glielo fa fare a procedere”.

Santalucia, che durante la sua presidenza ha guidato anche uno sciopero contro aspetti della riforma Cartabia, ha concluso: “Non ci vanno bene le riforme sbagliate. Continueremo a far sentire la nostra voce”.


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Piantedosi esprime fiducia che anche la Corte europea non ostacolerà il piano: “Il primo pronunciamento della Cassazione conferma la correttezza della nostra linea”. Intanto, il governo punta a riprendere i trasferimenti nei centri albanesi già da gennaio, con la premier Giorgia Meloni che ribadisce: “La Cassazione ci ha dato ragione sui Paesi sicuri”.

Sul fronte interno, Piantedosi minimizza gli effetti dell’assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms sulla linea dura del governo contro l’immigrazione irregolare: “Il voto degli elettori ha tracciato questa linea, e noi continuiamo a seguirla con coerenza”.

Sul Giubileo, il ministro assicura massima allerta dopo i recenti attacchi in Europa: “Non cediamo all’allarmismo, ma manteniamo alta l’attenzione”.


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Il dibattito sulla stabilizzazione degli addetti all’Ufficio per il Processo (Upp) si riaccende. L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha espresso preoccupazione per la precarietà degli addetti, ma il Ministero della Giustizia ha ribadito che l’Upp, nato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), è un progetto straordinario e temporaneo.

Obiettivi e stabilizzazioni

L’Upp, istituito nel 2021, mira a rafforzare l’efficienza del sistema giudiziario. Attualmente conta 9.089 addetti e 3.296 unità tecnico-amministrative. Il Ministero prevede di stabilizzare 6.000 lavoratori a partire da luglio 2026, selezionandoli tramite una graduatoria basata su criteri meritocratici. Tuttavia, chiarisce che la stabilizzazione dell’intero contingente non è economicamente sostenibile, in linea con la natura temporanea del progetto.

Criticità e risposte del Ministero

Il percorso non è stato privo di ostacoli: dimissioni e carenze di personale in alcune aree hanno messo in difficoltà il progetto. Il Ministero ha reagito con scorrimenti delle graduatorie e incentivi economici, riuscendo a contenere la scopertura del personale sotto il 9%. Per il futuro, è previsto un investimento annuo di 136 milioni di euro a partire dal 2027 per mantenere almeno 6.000 addetti tra Aupp e altre categorie professionali.

Ruolo e prospettive future

Il Ministero chiarisce che gli addetti all’Upp resteranno dipendenti amministrativi con funzioni di supporto alla giurisdizione, evitando sovrapposizioni con altre figure professionali. Sono in corso sperimentazioni per definire meglio i confini operativi del loro ruolo.

Il monitoraggio continuo, la digitalizzazione dei processi e la formazione continua sono i pilastri su cui si basa il futuro dell’Upp. Possibile anche un’estensione del modello ad altri uffici giudiziari, ma solo se saranno garantite le risorse necessarie. Il Ministero insiste: «La stabilizzazione totale non è sostenibile, ma il nostro obiettivo è garantire trasparenza e merito».


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