ROMA – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito il proscioglimento di Matteo Salvini nel processo Open Arms un «segnale plurimo», articolando la sua riflessione in quattro punti.
Nordio ha evidenziato anzitutto la professionalità della magistratura italiana: «Abbiamo la stragrande maggioranza di magistrati preparati e coraggiosi, che applicano la legge prescindendo dalle loro idee politiche». Ha poi criticato il processo, definendolo «fondato sul nulla» e sostenendo che «non sarebbe nemmeno dovuto iniziare». Il ministro ha inoltre sollevato la questione dell’eventuale coinvolgimento di Giuseppe Conte, all’epoca presidente del Consiglio, non chiamato in causa a differenza di Salvini.
Nel suo quarto punto, Nordio ha affrontato il tema della responsabilità dei magistrati, proponendo che si pensi a risarcire le persone che, a causa di errori giudiziari, perdono salute, risparmi e lavoro. Una proposta accolta con favore da Enrico Costa (Forza Italia), che ha annunciato la presentazione di una proposta di legge in tal senso.
Nel frattempo, la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti resta un obiettivo centrale per il governo, sostenuto anche dal vicepremier Salvini.
Le dichiarazioni del ministro hanno alimentato il dibattito. La Giunta delle Camere Penali, dopo l’assoluzione di Salvini e Renzi, ha accusato la magistratura di un «uso politico dello strumento giudiziario con tratti eversivi». L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha replicato definendo «dissennata» tale accusa, sottolineando che «i processi si fanno per accertare i fatti e non per validare verità precostituite».
L’esecutivo Meloni, intanto, preme sull’acceleratore per riformare la giustizia, promettendo nuove iniziative nelle prossime ore.
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