Cassazionisti, AIGA chiede una proroga per l’iscrizione all’albo speciale

Una proposta di emendamento al decreto “Milleproroghe” volta a prorogare, anche per l’anno 2025, la “vecchia” modalità di iscrizione all’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, con la previsione dell’automatica abilitazione come avvocato cassazionista al decorrere del dodicesimo anno di iscrizione all’albo circondariale ordinario, è stata inviata dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) alle forze politiche parlamentari.

Carlo Foglieni, presidente nazionale AIGA, afferma: “Rispetto agli altri anni, dove avevamo evidenziato l’iniquità di applicare retroattivamente la nuova norma per tutti coloro che erano iscritti prima dell’entrata in vigore della Legge Professionale, ossia il 2 febbraio 2013, quest’anno la proroga si rende invece ancor più necessaria in attesa dell’approvazione della nuova Legge professionale, attualmente in fase di redazione e discussione presso la costituente istituita all’indomani del Congresso Nazionale Forense tenutosi nel dicembre 2023: riteniamo infatti che sia irragionevole far entrare in vigore una norma che verrà a breve abrogata e rivista.

Peraltro proprio in occasione del Congresso 2023, AIGA aveva presentato la mozione n. 73 che prevedeva la reintroduzione, accanto a nuovi requisiti introdotti con la Legge 247/2012, quello dei dodici anni di iscrizione all’Albo ordinario. Mozione che aveva in quell’occasione ottenuto la maggioranza dei voti (47,95% favorevoli, 42,43 % contrari e 3,21% astenuti) ma non era stata approvata in quanto non aveva raggiunto la maggioranza dei presenti (232 a fronte dei 222 voti favorevoli ricevuti), segno evidente che si tratta di una richiesta condivisa non solo dalla giovane avvocatura. Un motivo in più per accogliere la proposta di proroga”.


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Delmastro: “Pubblicato bando 3246 nuovi agenti per rafforzare sicurezza”

“Con la pubblicazione del bando per 3246 nuovi allievi agenti della Polizia Penitenziaria, diamo un segnale forte e concreto. Questo Governo investe sulla sicurezza del Paese e sul potenziamento di un Corpo che svolge un ruolo fondamentale per la giustizia italiana.

Il bando prevede: 1947 posti riservati ai volontari che prestano o hanno prestato servizio nelle Forze Armate e 1299 posti aperti a tutti i cittadini italiani.

L’obiettivo che ci poniamo è quello di avviare i corsi entro dicembre 2025 al fine di garantire l’entrata in servizio tra aprile e maggio 2026, una volta concluso l’iter formativo del 185° corso che a breve inizierà la formazione prevista.

Il Governo Meloni continua a mantenere le promesse: più sicurezza, più lavoro, più futuro.”

È quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla Giustizia.


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Ricorso inammissibile per errore PEC: la protesta dei penalisti

La decisione della prima sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 47557/2024, ha suscitato indignazione tra i penalisti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato a una presunta casella PEC “sbagliata”, basandosi su un’erronea interpretazione normativa.

La denuncia dell’UCPI
In una nota, l’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) ha espresso incredulità verso la decisione, evidenziando che il provvedimento istitutivo del 9 novembre 2020, aggiornato il 16 giugno 2021, attribuiva alle PEC solo una funzione generica per il deposito degli atti, senza specificare una destinazione vincolante per il tipo di documento.

L’UCPI sottolinea che eventuali suddivisioni interne delle caselle PEC sono frutto di provvedimenti organizzativi adottati dai capi degli uffici giudiziari, privi di forza normativa e dunque non vincolanti. Pertanto, una loro inosservanza non può giustificare la grave conseguenza di dichiarare inammissibile un ricorso.

Un pericoloso precedente
La giunta dell’UCPI ha messo in luce l’incoerenza rispetto a precedenti pronunce, anche della stessa sezione della Cassazione, dove erano stati ritenuti validi depositi inviati a caselle genericamente attribuite agli uffici giudiziari, senza penalizzare errori formali del tutto irrilevanti per il diritto di difesa.

L’appello dei penalisti
L’UCPI ha ribadito la necessità di garantire uniformità nell’applicazione delle norme del processo penale telematico, a tutela dei diritti fondamentali della persona e del ruolo dell’avvocato difensore. “Non possiamo accettare – si legge nella nota – che il diritto alle impugnazioni venga compromesso da formalismi procedurali che non hanno alcuna giustificazione sostanziale”.

Un invito al ripensamento
I penalisti auspicano che questa sentenza rimanga un episodio isolato e che sia trovata una soluzione per mitigarne gli effetti negativi. “La transizione al processo penale telematico deve essere accompagnata da regole chiare e applicate in modo uniforme, evitando che indebiti formalismi ledano i diritti di difesa”, conclude l’UCPI.


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Consulta, nuova fumata nera: elezione dei giudici ancora bloccata

La tredicesima seduta comune del Parlamento per eleggere quattro giudici costituzionali si è conclusa con un altro nulla di fatto. Dalle urne di Montecitorio sono emerse 377 schede bianche, seguite da 15 nulle e 9 voti dispersi, mentre la maggioranza richiesta dei tre quinti dell’assemblea – pari a 363 voti – rimane lontana.

La prossima convocazione, che sarà decisa dalla conferenza dei capigruppo in mattinata, rappresenta un momento cruciale: la Corte Costituzionale deve infatti essere al completo entro lunedì, giorno in cui è chiamata a riunirsi in camera di consiglio per decidere sull’ammissibilità dei referendum, tra cui quello sull’Autonomia.

La corsa contro il tempo
L’iter per la nomina è complesso e i tempi strettissimi. Dopo l’elezione, i nuovi giudici devono essere sottoposti alla verifica di requisiti e incompatibilità, prestare giuramento davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e assumere ufficialmente le loro funzioni. Mettere insieme tutti i tasselli entro lunedì appare sempre più una sfida ardua.

Nonostante le difficoltà, Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, si mostra ottimista: “Il problema è il quarto nome, da concordare con l’opposizione, che non è una forza unica. La maggioranza ha già trovato l’intesa al proprio interno. Questa settimana si chiude”.

Il nodo dei nomi
Il rebus delle candidature si trascina da mesi. La maggioranza ha proposto Francesco Saverio Marini, costituzionalista e consigliere giuridico di Palazzo Chigi, mentre l’opposizione sostiene Massimo Luciani, altro costituzionalista di rilievo. Il secondo nome della maggioranza, spettante a Forza Italia, oscilla tra Pierantonio Zanettin e Francesco Paolo Sisto, ma non si esclude un profilo tecnico come Andrea Di Porto, Gabriella Palmieri Sandulli o Valeria Mastroiacovo.

Il quarto giudice, una figura super partes condivisa tra maggioranza e opposizione, resta il vero scoglio. La premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa, aveva dichiarato che la presenza di quattro giudici da eleggere con il medesimo quorum “potrebbe agevolare l’intesa con le opposizioni”. Tuttavia, le trattative non sembrano ancora vicine a una conclusione.

Speranze e incertezze
Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, mantiene un tono fiducioso: “Serve un nome di alto profilo condiviso con le opposizioni, ma la situazione si sbloccherà”.

Con le elezioni che si avvicinano al quattordicesimo scrutinio per un giudice e al quinto per tre, la politica corre contro il tempo per evitare un pericoloso vuoto istituzionale nella Corte Costituzionale.


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Terzo mandato, lo strappo di Zaia: “Il Veneto prima del centrodestra”

Luca Zaia, presidente del Veneto, rompe gli indugi e alza la voce contro il governo e il centrodestra sulla questione del terzo mandato. “È inaccettabile bloccare i mandati di amministratori eletti dal popolo, accusandoli di creare centri di potere, quando la lezione viene da chi siede in Parlamento da decenni”, ha dichiarato durante un punto stampa a Palazzo Balbi, a Venezia. Zaia critica duramente l’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri della legge campana sul terzo mandato, vedendola come un attacco indiretto alla sua stessa possibilità di ricandidarsi.

“Prima il Veneto, poi la Lega, infine il centrodestra”
Con parole decise, Zaia ha ribadito la sua gerarchia di priorità: “La mia priorità è il Veneto e i veneti. Fu io a coniare ‘prima il Veneto’. Poi viene la Lega, a cui devo tutto. Infine, il centrodestra”. Nonostante ciò, il governatore si è detto disposto a collaborare, pur sottolineando che “se qualcuno dice che questa regione non è stata governata bene, le strade si separano”.

Speranza e tensioni
Zaia ha ancora dieci mesi di mandato, che definisce “un’era glaciale in politica”, auspicando una soluzione favorevole al terzo mandato. Ma avverte: “È impensabile che arrivi qualcuno dall’alto e dica: ‘Sono io il candidato’. Questo creerebbe tensioni che il centrodestra non può permettersi”.

Le reazioni degli alleati
Le dichiarazioni del presidente hanno scosso il centrodestra. Fratelli d’Italia, attraverso il coordinatore regionale Luca De Carlo, ha replicato duramente: “La norma sul terzo mandato non riguarda singoli casi. Sceglieremo il miglior profilo per rappresentare i veneti”. Anche Forza Italia ha avanzato il nome di Flavio Tosi come possibile candidato, mentre la Lega punta a difendere la posizione di Zaia. “Vorremmo che Zaia potesse continuare, ma bisogna trovare un equilibrio nella coalizione”, ha dichiarato Riccardo Molinari, capogruppo leghista alla Camera.

Con le elezioni regionali del 2025 all’orizzonte, la questione del Veneto si conferma come uno degli snodi più delicati per il centrodestra.


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Processo penale telematico, il 3 febbraio webinar della Scuola Superiore della Magistratura

Roma, 14 gennaio 2025 – “Nell’ottica della leale collaborazione istituzionale, dopo un incontro con i vertici del Ministero della Giustizia, la Scuola Superiore della Magistratura ha prontamente organizzato un webinar per il 3 febbraio.

Il corso si propone di approfondire gli aspetti teorici e pratici del nuovo ambiente digitale del processo penale alla luce del recente decreto ministeriale 27 dicembre 2024, n. 206. Oggetto del corso la ricostruzione della normativa, anche transitoria, che governa la trasformazione digitale del rito; l’illustrazione della funzionalità di maggiore interesse di APP, l’applicativo che gestisce telematicamente i flussi di lavoro e gli interscambi informativi e documentali bidirezionali tra gli attori interni del procedimento; la considerazione delle principali ricadute della riforma sull’organizzazione degli uffici giudiziari e sulle concrete modalità di lavoro dei magistrati e di esercizio della giurisdizione; una prima analisi giuridica dei vizi degli atti e, in generale, delle conseguenze connesse all’inosservanza delle norme poste a presidio del nuovo assetto processuale”. Così una nota ufficiale del Ministero.

“Sono grato alla Scuola Superiore della Magistratura per aver condiviso l’obiettivo ed aver prontamente organizzato il corso”, commenta il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Auspico la partecipazione da remoto del maggior numero di magistrati, sì da poter offrire loro adeguato supporto alla formazione”, conclude il Guardasigilli.


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Separazione delle carriere: una riforma tra opportunità e rischi, parla Violante

La discussione sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri si colloca al centro di un acceso dibattito politico e giuridico. Secondo Luciano Violante, in un’intervista al Corriere della sera di oggi, l’obiettivo della riforma non riguarda semplicemente l’amministrazione della giustizia, ma rappresenta un tentativo di riequilibrare i rapporti tra politica e magistratura. Tuttavia, la soluzione proposta comporta significativi rischi per le libertà dei cittadini.

Rischi di una nuova “corporazione giudiziaria”
La creazione di un Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) separato per i pubblici ministeri, distinto da quello dei giudici, potrebbe dar vita a una nuova corporazione giudiziaria autogestita e priva di controlli, una sorta di “superpolizia” con ampi poteri d’ingerenza nella vita privata e pubblica. Violante sottolinea come tale modello, sconosciuto ai paesi civili, possa minacciare diritti fondamentali come la reputazione, la privacy e la libertà personale.

Il confronto con Francia e Germania
Nel dibattito parlamentare si è spesso fatto riferimento ai modelli di Francia e Germania, dove le carriere sono separate. Tuttavia, in questi paesi i pubblici ministeri dipendono dal ministro della Giustizia e l’azione penale è discrezionale. Inoltre, il passaggio tra le funzioni di giudice e pm è considerato un valore aggiunto, diversamente da quanto previsto in Italia, dove sarebbe vietato.

Il rischio del “policentrismo anarchico”
Un altro aspetto critico riguarda l’assenza di vincoli gerarchici nelle Procure, che potrebbe portare a un policentrismo anarchico. “Avremmo 1.500 pm titolari della politica criminale del Paese, con modalità operative diverse da caso a caso,” avverte Violante. La recente circolare del CSM, che propone una gestione assembleare delle Procure, già solleva preoccupazioni per la parità di trattamento dei cittadini.

Riflessioni sul referendum
Violante invita a un ripensamento anche in vista di una possibile campagna referendaria, sottolineando il rischio che i cittadini non si esprimano su una legge, ma “pro o contro la magistratura”. Questo scenario potrebbe trasformare la giustizia in un campo di conflitto politico, con conseguenze difficilmente prevedibili.


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Processo penale telematico, Delmastro: “La situazione non è così apocalittica”

ROMA – La riforma costituzionale per separare le carriere dei magistrati alimenta un acceso dibattito, con il viceministro della Giustizia Andrea Delmastro (Fratelli d’Italia) che risponde alle critiche sollevate dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia. “Pensavo che i processi alle intenzioni fossero estinti con l’Unione Sovietica, ma forse mi sbagliavo”, attacca Delmastro, contestando l’idea che la riforma voglia indebolire l’autonomia della magistratura.

Secondo il viceministro, la proposta rafforza la rappresentatività, introducendo due Consigli Superiori separati per giudici e pubblici ministeri, garantendo al contempo la terzietà del giudice. “Sfido i magistrati a trovare un’altra categoria di lavoratori che si lamenti del raddoppio dei propri organi rappresentativi”, sottolinea.

Le preoccupazioni sul sorteggio e il ruolo delle correnti
Santalucia aveva sollevato dubbi sul rischio che i pm, separati dai giudici, potessero essere assoggettati alla politica. Ma Delmastro respinge al mittente queste accuse, sostenendo che “la Costituzione tutela l’autonomia dei pm e la riforma prevede un doppio Csm”.

Più incisivo, però, il passaggio sul sorteggio dei componenti del Csm, definito da Santalucia un rischio per l’indipendenza. “Il sorteggio è la soluzione meno imperfetta – replica Delmastro –. Permetterà ai giudici di lavorare senza condizionamenti, debellando la degenerazione delle correnti che tanto male ha fatto all’onorabilità della magistratura”.

Responsabilità civile dei magistrati e riforma tecnologica
Il viceministro si dice favorevole all’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, pur con le dovute cautele: “Chi sbaglia paga, ma bisogna evitare che si paralizzi la loro azione per paura di agire”.

Altro nodo critico è il processo penale telematico, che in molte sedi è tornato al cartaceo. “La situazione non è così apocalittica – rassicura Delmastro –. Nelle prossime ore ci saranno correzioni e corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore di magistratura”.

Per ora, però, l’App del ministero resta un cantiere aperto: “Le prime settimane di cambiamento sono sempre traumatiche, ma la scommessa sarà persa solo se tra tre mesi saremo ancora in difficoltà”.


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Sicurezza, il governo lavora a uno “scudo” per le forze dell’ordine

ROMA — Dopo le aggressioni alle forze dell’ordine a Roma e Bologna, il governo accelera su un nuovo provvedimento per tutelare gli agenti in servizio. Si parla di una norma destinata a modificare il codice di procedura penale, introducendo una fattispecie che eviterebbe ai magistrati di iscrivere automaticamente nel registro degli indagati agenti coinvolti in ipotesi di reato, laddove vi siano prove evidenti a discolpa.

L’obiettivo è garantire massima protezione alle forze dell’ordine, riducendo i tempi delle indagini e limitando le ripercussioni sul piano personale e professionale, come la sospensione dal servizio e dallo stipendio.

Un percorso alternativo per le indagini

Secondo il piano in discussione, il magistrato inquirente potrebbe verificare i fatti senza procedere immediatamente all’iscrizione nel registro degli indagati, demandando il caso alle corti d’appello in presenza di prove evidenti. Questa opzione, comunque, rimarrebbe a discrezione del pubblico ministero, che manterrebbe il potere di procedere qualora emergessero elementi incriminanti durante le indagini.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano stanno lavorando in queste ore per definire i dettagli del provvedimento, che potrebbe essere presentato sotto forma di decreto o come emendamento a un disegno di legge già in discussione.

La priorità del governo: proteggere chi serve il Paese

L’encomio conferito venerdì scorso dal ministro della Difesa Guido Crosetto al maresciallo Luciano Masini, indagato per eccesso di legittima difesa, è stato il preludio a una stretta. Gli episodi di violenza contro gli agenti hanno spinto Palazzo Chigi a intervenire con urgenza per rafforzare la tutela delle forze dell’ordine.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato l’importanza del provvedimento: “Tutti condividono l’urgenza di definire un quadro normativo che includa tutele aggiuntive per chi indossa la divisa, oltre all’innalzamento delle pene per reati violenti”.

Iter parlamentare e prospettive

Il testo dovrà passare dal Consiglio dei Ministri, ma vista la complessità della materia, difficilmente sarà discusso nella riunione odierna. Intanto, il disegno di legge sulla sicurezza, che include oltre 20 nuovi reati, prosegue il suo iter nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato.

La maggioranza punta a una rapida approvazione, ma l’inserimento di nuove norme in questo contesto potrebbe riaprire tensioni politiche. Tuttavia, il governo sembra determinato a procedere per garantire maggiore serenità e operatività alle forze dell’ordine.


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Consulta, oggi il voto in Parlamento: vertice di maggioranza per sbloccare lo stallo

Oggi alle 13 il Parlamento si riunirà in seduta comune per eleggere i quattro giudici mancanti della Corte Costituzionale. La nomina, ferma da mesi, è arrivata alla tredicesima convocazione, con la maggioranza e le opposizioni impegnate in un serrato confronto per superare l’impasse.

La premier Giorgia Meloni, nella conferenza stampa della scorsa settimana, aveva espresso ottimismo, sottolineando che il rinnovo di quattro giudici con lo stesso quorum di tre quinti (363 voti) potrebbe favorire un’intesa tra le parti.

I candidati in campo

La maggioranza propone Francesco Saverio Marini, costituzionalista vicino a Palazzo Chigi e protagonista della riforma sul premierato, mentre il Partito Democratico punta su Massimo Luciani, professore di diritto pubblico alla Sapienza. Per il secondo nome di centrodestra, però, Forza Italia deve ancora decidere tra il senatore Pierantonio Zanettin e il viceministro Francesco Paolo Sisto. In alternativa, si valutano figure tecniche come Andrea Di Porto, Gabriella Palmieri Sandulli o Valeria Mastroiacovo.

Resta poi da definire il quarto candidato, un profilo super partes condiviso tra maggioranza e opposizione.

Tensioni e vertici in vista del voto

I leader del centrodestra si sono riuniti ieri a Palazzo Chigi per discutere la strategia, affrontando anche temi come il ddl sicurezza. Antonio Tajani, vicepremier e coordinatore di Forza Italia, ha dichiarato: “Siamo pronti a votare, ma serve un accordo con le opposizioni su un nome di alto profilo”.

Sul fronte opposto, il Partito Democratico si riunirà alle 11.30 per confermare il sostegno a Massimo Luciani, candidato che sembra mettere d’accordo il gruppo parlamentare guidato da Elly Schlein.

Prospettive e scenari

Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di eleggere oggi almeno Marini e Luciani, così da consentire la loro partecipazione alla camera di consiglio della Consulta di lunedì prossimo, quando verranno giudicati i referendum su autonomia differenziata, cittadinanza e Jobs Act.

Se non si raggiungesse un accordo complessivo, il Parlamento potrebbe essere riconvocato già giovedì, lasciando altre 48 ore per definire un’intesa. L’obiettivo comune rimane quello di completare la Corte Costituzionale, evitando ulteriori stalli che rischiano di minare il funzionamento di uno degli organi chiave della Repubblica.


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