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Cyberavvocato: cambierà la professione con l’IA?

L’intelligenza artificiale cambierà il ruolo dell’avvocato e l’esercizio della professione forense?

Il Covid-19 ha favorito l’avanzata del cosiddetto Cyberuomo: ora emblema della nuova realtà post-pandemica. Si compone di intelligenza umana e intelligenza artificiale e sembra stia rivoluzionando in particolare il mondo del lavoro. A questo proposito, si parlerà dunque di un cyberprofessionista, capace di sconvolgere l’attuale sistema.

Cyber-professionista nel mondo legale: l’intelligenza artificiale sostituirà l’avvocato? L’intervista per Forbes

Per quanto riguarda il mondo forense, si parla della nascita del cyberavvocato: la nuova figura con intelligenza ibrida che affianca e completa la figura dell’avvocato. Tuttavia, questa figura non andrebbe a stravolgere o sostituire il ruolo e la funzione “tradizionale” dell’avvocato.

 

 

Per avere un quadro più completo sul ‘Cyberavvocato’ e sul suo ruolo all’interno del mondo legale, Forbes intervista Carlo Gagliardi, managing partner di Deloitte Legal. Vediamo assieme quali sono state domande e risposte in merito a questa curiosa novità.

Intelligenza ibrida e Cyberavvocatol’IA nel mondo del lavoro

Innanzitutto, si prevede una divisione sinergica dei compiti tra l’attività umana e quella tecnologica. Ovvero, si chiede all’intelligenza artificiale:

  • la gestione delle attività di routine;
  • l’automazione di una serie di attività ripetitive o di processo;
  • l’analisi di grandi moli di dati come la Big Data, ora possibile solo con tecnologie avanzate.

Quindi, si tratta di un’attività di affiancamento per l’avvocato. In particolare sarà utile anticipare problematiche legali con l’analisi predittiva. Ossia, la capacità di analizzare informazioni complesse per prefigurare scenari futuri. Il risultato, l’unione delle forze e delle competenze è la cosiddetta intelligenza ibrida.

Dunque, l’intelligenza umana si svincola dalla necessità di gestire la quotidianità, la routine o alcuni processi complessi ma ripetitivi delle attività legali. Ora, si può concentrare prevalentemente sulle attività strategiche, decisionali e ad alto valore aggiunto con un impatto significativo anche nella dimensione privata.

Difatti, migliora l’equilibrio tra lavoro e vita privata: riduce la frustrazione che deriva dall’esecuzione di compiti e attività a basso valore aggiunto.

Cyberavvocato: i vantaggi della digitalizzazione in ambito legale

Ora, grazie ad alcune soluzioni tecnologiche legali si migliora l’efficienza e l’efficacia dei servizi per il cliente. Dunque, sarà più fluida la comunicazione tra:

  • gli avvocati interni;
  • le funzioni aziendali;
  • i consulenti esterni.

Così, si gestiscono in totale trasparenza le risorse e si potranno monitorare i KPI.

 

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Google fornisce dati personali agli USA

Privacy a rischio: la multinazionale Google trasferisce i dati delle persone al governo statunitense

L’account e gli indirizzi IP degli utenti registrati in Google non sembrano essere così al sicuro come si potrebbe pensare. Infatti, pare che nel momento in cui la Casa Bianca richieda alla multinazionale di avere un certo tipo di dati, questi vengano effettivamente comunicati. Il problema? Chiunque potrebbe diventare un potenziale criminale.

Big Tech e Stati Uniti: la collaborazione permette il passaggio dei dati personali

Se il Governo degli Stati Uniti d’America chiede delle informazioni, le Big Tech (le 5 maggiori multinazionali dell’IT occidentali) rispondono e le forniscono. Effettivamente, si tratta di una pratica lecita e stabilita nella sentenza Schrems II e in particolare alla sezione 702 del FISA. Tra le altre cose, qui si evince che le aziende sono obbligate a concedere agli Stati Uniti l’accesso alle informazioni di soggetti stranieri che utilizzano servizi americani.

 

 

Tuttavia, sembra che quanto detto non sia abbastanza per gli USA, che pretenderebbero la ricevuta di una moltitudine di dati da Google. Vediamo assieme i casi.

Trasferimento dei nostri dati personali dalle multinazionali IT al nuovo continente: i casi

Innanzitutto, un primo caso si riscontra nel 2019, quando si indagava su dei reati sessuali commessi ai danni di una minore. Quindi, gli investigatori si sono rivolti a Google ai fini di individuare i colpevoli del reato. Chiedevano alla multinazionale di fornire informazioni su chiunque avesse cercato il nome della vittima. Oppure, informazioni correlate al caso come il nome di sua madre o il suo indirizzo, per un arco temporale di 16 giorni.

Successivamente, a Google si chiedeva di fornire i dati dell’account e gli indirizzi IP di tutte le persone corrispondenti ai criteri di ricerca. Indubbiamente, anche se si trattasse di pochi account coinvolti, è una vicenda che desta perplessità e preoccupazione. Effettivamente, si tratterebbe di uno dei casi di keyword warrant di maggiore portata mai registrati.

Tuttavia, è bene ricordare che il Garante della Privacy europeo non agisce nella stessa maniera e una simile situazione non è verosimile nel “vecchio continente”.

Ad oggi, gli unici due casi simili resi noti al pubblico sono:

  • nel 2020, quando si chiedevano i dati di chiunque avesse cercato l’indirizzo di una vittima di incendio doloso in un caso che coinvolgeva il cantante R Kelly;
  • nel 2017, quando un giudice del Minnesota chiedeva a Google di fornire informazioni su chiunque avesse cercato il nome di una vittima di frode all’interno di una precisa città.

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Quando le videoriprese non rientrano nelle intercettazioni

Le videoriprese di comportamenti non comunicativi è considerata una prova atipica e non è soggetta all’applicazione di quanto previsto per le intercettazioni. Pertanto, non necessita dell’autorizzazione del giudice delle indagini.

Questo è quanto deciso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 43609/2021.

La sentenza riguarda alcune indagini sull’illecito trattamento e sversamento di rifiuti da parte di un opificio.
Per osservare meglio movimenti di mezzi e persone all’interno dell’opificio, la polizia piazza una videocamera su un edificio adiacente.

I soggetti coinvolti nelle videoriprese ricorrono.

VIDEORIPRESE E TELECAMERE DI SICUREZZA

Per la Cassazione tali videoriprese sono equiparabili alle attività di indagine svolta dalla polizia tramite appostamenti. Ciò significa che gli investigatori possono effettuarle senza ottenere una previa autorizzazione da parte del Gip, come invece avviene per le comuni intercettazioni.

Secondo la Corte, le videoriprese di comportamenti non comunicativi da parte degli investigatori equivale alle riprese delle telecamere di sicurezza poste all’esterno di un qualsiasi edificio circostante. Le telecamere registrano le attività che avvengono nella zona senza bisogno di un’autorizzazione.

VITA PRIVATA E DOMICILIO, NESSUNA VIOLAZIONE

La Cassazione ritiene inoltre che le videoriprese effettuate non violino il diritto alla tutela della vita privata e del domicilio. Questo perché le registrazioni della polizia riguardavano le parti dell’opificio esposte al pubblico (piazzale, finestre, porte di ingresso). È irrilevante il fatto che al suo interno potessero svolgersi anche attività di vita privata.

Le eventuali barriere architettoniche che coprono parti dell’edificio esposte al pubblico non rende “domicilio” i luoghi esterni allo stesso. La necessità di posizionare la videocamera sulla sommità di altro edificio non modifica la natura dei luoghi registrati, che rimangonoesposti al pubblico”.

Qui il link alla sentenza sentenza n. 43609/2021.

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Notifica atti pubblica amministrazione: ora digitale

Digitalizzazione delle notifiche degli atti della PA: come funziona la nuova procedura

Il Garante della Privacy da giudizio positivo alla proposta di rendere digitale la notifica degli atti della PA. Ora, si potrà accedere con SPID e ci sarà la possibilità di delega digitale. L’aggiornamento si rifà ai sensi dell’art. 26, comma 15, del d.l. 16 luglio 2020, n. 76 (modificato in seguito dalla l. 11 settembre 2020, n. 120).

Piattaforma per la notificazione degli atti della pubblica amministrazione: passaggi e soggetti coinvolti

Il Garante Privacy richiama il dpcm che tratta di “Piattaforma per la notificazione degli atti della pubblica amministrazione”. Qui, si illustrano le procedure e gli individui coinvolti nella digitalizzazione degli atti. L’accesso avviene tramite SPID o CIE.

 

 

Innanzitutto, le PA mittenti accedono alla Piattaforma tramite funzionari scelti, poi autorizzati a svolgere le attività. A loro volta, anche i soggetti destinatari accedono alla piattaforma allo stesso modo. A questo punto, la PA mittente:

  • Carica il documento da notificare;
  • Identifica il destinatario;
  • Individua il domicilio digitale speciale e quello fisico;
  • Comunica i dati al gestore.

A questo punto, se il documento e la messa a disposizione rispettano le regole, il Gestore gli attribuisce un codice IUN. Altrimenti, comunica al mittente l’impossibilità di procedere alla notificazione ed elimina automaticamente i documenti caricati.

Notifica atti PA: Garante Privacy e rispetto del dpcm del d.l. 16 luglio 2020

Quindi, è il Gestore che effettua la notificazione: prima, presso il domicilio digitale di Piattaforma eletto dal destinatario; poi, presso il domicilio digitale speciale, se eletto. Infine, al “domicilio digitale generale“, indirizzo presente in uno degli elenchi di cui all’INI-PEC, all’IPA o all’INAD. Se tutti questi domicili digitali risultano saturinon validi o non attivi, il Gestore procede a un secondo tentativo d’invio.

Quando il destinatario accede alla Piattaforma può reperireconsultare e acquisire i documenti notificati, visualizzando:

  • mittente;
  • data e ora di messa a disposizione;
  • atto notificato;
  • storico del processo di notifica, compresi gli atti opponibili a terzi;
  • gli avvisi di mancato recapito;
  • il codice IUN.

Dunque, il destinatario può scaricare e inviare a terzi la copia del documento.

Inoltre, il Gestore attesta la data e l’ora in cui il destinatario o il delegato accedono, tramite la Piattaforma, all’atto notificato. Questo è possibile grazie ad un sistema di marcatura temporale certificato opponibile a terzi.

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Innovazioni tecnologiche e impatto sulle indagini forensi

Google, i social network, i servizi cloud, le piattaforme di videochiamata, le app di messaggistica o di dating e i dispositivi IoT stanno cambiando il modo di condurre le indagini forensi. Ognuno di questi servizi contiene infatti una miriade di informazioni – quindi prove – utilissime a risolvere casi giuridici di ogni tipo, soprattutto se vengono incrociate.

Ma le impostazioni di sicurezza dei provider e la possibilità per l’utente di accedere ai propri contenuti in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo rende difficile ottenere i dati di un determinato profilo al netto di eventuali manipolazioni o cancellazioni.

Nel settore dell’informatica forense c’è molta attenzione verso lo sviluppo di sistemi che permettano di superare questo problema.

INDAGINI FORENSI E INTERNET OF THINGS

Se utilizzare mail e messaggi WhatsApp come prove può apparire abbastanza scontato, un po’ meno lo è se si pensa ai tanti dispositivi IoT.

Con IoT, Internet of Things, ci si riferisce a tutti quei dispositivi connessi alla rete, controllabili da remoto, capaci di raccogliere informazioni e che svolgono funzioni non necessariamente collegate al mondo digitale. Qui alcuni esempi:

  • – le scatole nere dei mezzi di trasporto che tengono traccia del percorso seguito, dello stato di manutenzione del mezzo, di furti, incendi, incidenti o malfunzionamenti;
  • – i sistemi di domotica che consentono il controllo della casa (luci, temperatura, allarmi, ma anche accensione da remoto di elettrodomestici e smart speaker);
  • – i dispositivi che rilevano i parametri biomedici (smart watch, ma anche apparecchi sanitari per il monitoraggio dei pazienti a distanza);
  • – gli apparecchi delle smart city, come lampioni dotati di sensori capaci di rilevare il traffico automobilistico e pedonale per adeguare le luci.

Ognuno di questi raccoglie e conserva moltissimi dati utili allo svolgimento delle indagini forensi, sia per confermare le accuse che per scagionare i coinvolti.

IL CLOUD

C’è però da dire che ormai gran parte dei nostri dati è conservata in profili cloud e non più legata a un singolo dispositivo.

Michele Vitiello, socio fondatore di ONIF, l’Osservatorio Nazionale per l’Informatica Forense, spiega l’impatto di ciò sulle indagini forensi:

«Nel mondo dell’informatica forense i dati salvati sul cloud rappresentano ormai una fonte di prova estremamente importante, la maggior parte delle informazioni non vengono neppure scaricate nelle memorie dei dispositivi, ma è possibile accedervi mediante sincronizzazione tramite la rete, quindi nel momento in cui viene effettuata la copia forense i dati di interesse ovviamente non vengono estrapolati, in quanto non sono fisicamente presenti in locale.
Il compito dell’esperto forense è quello di individuare i servizi cloud, verificare le credenziali e i dati caricati, isolare i profili o scaricare direttamente i contenuti al momento del sequestro, in modo da mettere in sicurezza informazioni che potrebbero essere vitali durante i procedimenti giudiziari».

COME ACCEDERE ALLE PROVE E I RISVOLTI DELLA PRIVACY

Si può accede ai dati contenuti in un dispositivo in diversi modi, per esempio:

  • – sfruttando vulnerabilità di dispositivi e app,
  • – usando backdoor,
  • accedendo fisicamente al dispositivo,
  • – tramite intercettazione legale con captatori informatici o altro.

Una delle sfide imminenti per chi si occupa di indagini forensi sarà affrontare la crescente attenzione delle aziende produttrici verso la Security by Design, ovvero l’implementazione, fin dalla fase di progettazione del device o del servizio, di tutele alla sicurezza. Maggiore sarà la sicurezza informatica e più difficile sarà riuscire a estrapolare i dati.

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Dati in vendita sul dark web

Dark web: Contatti di quasi quattromila manager italiani venduti, rischio “ceo-fraud”

L’organizzazione per la sicurezza informatica Yoroi scopre che nel deep web venivano venduti oltre 3.887 contatti.

Ora, l’annuncio del fatto è pubblicato dallo pseudonimo “yukiomishima” su di uno dei principali forum underground più utilizzati. Quant’è alto il rischio? Si pensi solo che sono coinvolti contatti telefonici ed email di centinaia di importanti aziende private e pubbliche, a rischio frode.

Leak pericoloso: nel deep web migliaia di dati di aziende e personale in vendita

Come anticipato, il leak coinvolge centinaia di organizzazioni italiane come:

  • i principali istituti bancari nazionali;
  • istituti locali;
  • assicurazioni;
  • società nel mondo dell’energia e delle multi utilities.

In effetti, il Cert di Yoroi individua il leak nel deep web per un lotto di 3.887 contatti di:

  • dipendenti e collaboratori delle organizzazioni;
  • dirigenti e responsabili;
  • contatti diretti di amministratori delegati;
  • CFO;
  • direttori e responsabili IT.

Ora, il problema principale riguarda il tentativo di frode. Una fra tutte è la “Ceo-fraud”: ovvero, quella frode che si compie quando il criminale impersonifica la voce di una qualsiasi persona. Difatti, anche con pochi campioni a disposizione riescono a ricostruire il timbro con qualità sufficiente ad ingannare un utente distratto al telefono. Si tratta di una tecnica già sperimentata in furti e frodi ad Hong Kong proprio ai danni di banche locali.

Attacchi di social engeneering nel dark web e il rischio di frode delle aziende italiane

Oltre a questo, il rischio si estende anche in attacchi di social engineering mirati. Infatti, riuscendo a ingannare un dirigente dell’azienda a installare un finto aggiornamento software, un semplice malware metterà a rischio i dati più sensibili della società.

Da tempo i cyber criminali sono sempre più attenti nel curare gli aspetti di social engineering per guadagnare accessi ai sistemi, phishing, smishing e vishing. Difatti, si tratta di tecniche affinate da tempo, campagne di attacco mirate e temporizzate. Ad esempio, come quelle che sono operate a ridosso delle scadenze fiscali italiane.

Inoltre, i criminali che prendono di mira gli istituti bancari osservano e monitorano i periodi più propizi, come quelli di cambiamento, di migrazione tecnologica o di fusione.

Per concludere, Yoroi ha scoperto in questi giorni un attacco informatico a centinaia di aziende manifatturiere tramite finti documenti Word ed Excel. Questi contenevano il malware Dridex. Si noti che tale attacco sfrutta librerie binarie caricate direttamente da Microsoft Excel, sfruttandone i file.

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Decreto 148 e nuove regole per la digitalizzazione degli appalti pubblici

Il decreto 148, entrato in vigore l’11 novembre 2021, indica i criteri generali per la digitalizzazione delle fasi di acquisto e negoziazione degli appalti pubblici e per l’adeguamento dei sistemi telematici.

Le regole tecniche vere e proprie saranno inserite nelle Linee Guida di AgID.

Le stazioni appaltanti dovranno adeguare i propri sistemi a tali linee entro 6 mesi dalla loro adozione.

L’obiettivo del decreto è giungere a una migliore efficienza amministrativa, riducendo la durata del ciclo di appalto e i relativi costi.

COME FUNZIONA LA DIGITALIZZAZIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI

La digitalizzazione degli appalti pubblici si basa su un sistema telematico capace di sostenere tutte le procedure, anche attraverso l’interconnessione per l’interoperabilità dei dati delle varie amministrazioni pubbliche e degli organismi di vigilanza.

Tutti gli adempimenti vengono gestiti in modalità telematica, sia per la stazione appaltante che per l’utente. 
Si va dalla pubblicazione delle gare d’appalto alla compilazione delle offerte, dallo svolgimento delle sedute pubbliche alla formazione della graduatoria, dall’acquisizione del provvedimento di aggiudicazione all’inserimento nel fascicolo informatico e alla redazione del contratto.
Il sistema permette anche della conservazione di tutta la documentazione di gara ed è integrato con la piattaforma PagoPA per i pagamenti.

Tutte le operazioni sono tracciate e inserite in appositi registri dove vengono riportati tutti i dati della singola operazione (tipologia, soggetto, data e ora).

ACCESSO E USO SERVONO SPID E DOMICILIO DIGITALE

Un utente può accede al servizio tramite SPID o altri mezzi di identificazione elettronica che siano riconosciuti dal regolamento eIDAS.

L’incaricato della stazione appaltante completa la procedura di identificazione creando un profilo dell’utente.
Da quel momento in poi tutte le comunicazioni avvengono attraverso il domicilio digitale o un servizio elettronico di recapito certificato.

Se l’utente non fosse in possesso di un domicilio digitale può eleggerne uno all’interno del sistema telematico stesso.

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MacOs Monterey e Service1

Il 25 ottobre 2021 è uscito il nuovo sistema operativo Apple macOS Monterey, Release 12.0.1 (21A559).

Tuttavia, se si tratta del sistema operativo che stai usando, ti sarai accorto che oltre a tutti i vantaggi che questo aggiornamento porta con sé, Monterey può anche causare alcuni problemi, quali:

  • Alcune app si chiudono inaspettatamente;
  • Alcune app si bloccano e nemmeno si aprono.

E’ necessario specificare che questo inconveniente può capitare anche con la Service1.

Quindi, come risolvere il problema se hai OS Monterey e le app si bloccano o si chiudono inaspettatamente?

Se la Service1 è già installata sul tuo MAC procedi così:

  1. Entra in Preferenze del sistema – Sicurezza e Privacy – Privacy
  1. Inserisci Service1 nell’Accessibilità e nell’Accesso Completo al Disco

Se, invece, devi ancora installare la Service1, procedi seguendo la nostra guida completa

 

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Investimenti in intelligenza artificiale: bassa priorità per l’Italia

Il 6 ottobre scorso è stata pubblicata la seconda edizione del report “AI Watch: 2020 EU AI investments”, del Joint Research Center (JRC) della Commissione europea.
Sebbene si basi più su stime che su dati effettivi, il report offre un quadro degli investimenti in AI, intelligenza artificiale, nei Paesi dell’Unione Europea durante il 2019.

INVESTIMENTI IN INTELLIGENZA ARTIFICIALE, LA SITUAZIONE EUROPEA

Secondo il report, il valore totale degli investimenti europei in AI varia dai 7,9 ai 9 miliardi di euro.
Prendendo come riferimento i 9 miliardi, questi provengono per il 59% dal settore privato e per il 41% dal pubblico.
Privato e pubblico investono però in modo diverso: il primo investe sia in competenze che infrastrutture hardware e software; il secondo soprattutto in competenze.

Rispetto al 2018, si segnala un aumento del 39% degli investimenti (circa 2,5 miliardi), soprattutto nel privato. Il settore pubblico ha però aumentato del 25% gli investimenti sotto forma di stipendi per il personale coinvolto nei progetti AI.

A segnare il maggior aumento negli investimenti in AI dal 2018 al 2019 sono i 5 paesi più popolosi dell’UE: Polonia, Spagna, Italia, Francia e Germania (superano tutti i 30 milioni di abitanti).

Nonostante l’Italia segni un aumento del 30%, tanto quanto la Germania, la quota investita non è altrettanto alta: 717 milioni di euro contro 1,6 miliardi. La Francia fa meglio di tutti con un + 38% e 2 miliardi investiti.
Analizzando l’investimento per singolo abitante, la Francia investe 27 euro a persona, la Germania 18 euro e l’Italia si colloca all’ultimo posto con 11 euro.

L’Italia sembra dunque riconoscere ancora una bassa priorità all’introduzione dell’intelligenza artificiale.

CORPORATE TRAINING, SCARSA FORMAZIONE E TANTA CONFUSIONE

Il report evidenzia un altro dato interessante: solo il 2% degli investimenti in AI è destinato al corporate training, ovvero la formazione del personale in materia di intelligenza artificiale.

Se ne deduce che, in media, i manager non abbiano sufficienti competenze per trainare e gestire il cambiamento.

A rendere difficile la transizione verso un uso più massiccio dell’intelligenza artificiale non è infatti solo la carenza di specialisti.

Vi è una difficoltà da parte della classe dirigente nel comprendere le diverse applicazioni dell’AI e i vantaggi che ne deriverebbero. Questo sia nel privato che nel pubblico, indipendentemente dalle dimensioni delle aziende o degli enti.
In un certo senso, i manager hanno capito che l’intelligenza artificiale è il futuro e che serve, ma non sanno ancora perché né vedono un vantaggio tangibile.

Gli investimenti delle aziende pubbliche e private dovrebbero allora essere indirizzati anche a far capire ai manager quali migliorie concrete l’AI possa portare e come applicarla nell’operatività di tutti i giorni. Insomma, meno teoria e più pratica.

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Quando è l’esame d’avvocato 2022?

Esame avvocato: come iscriversi e fare domanda per l’abilitazione all’esercizio della professione

È pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto n. 91, bando di esame per l’abilitazione all’esercizio della professione forense, sessione 2022. Il testo apporta la firma della Ministra della Giustizia Marta Cartabia e si sviluppa in tredici articoli. Di seguito, tutte le informazioni utili da sapere sulle prove d’esame di Stato, in svolgimento presso 26 Corti d’Appello del Paese.

Domanda d’iscrizione e procedura di registrazione per esame avvocato 2022

Il 21 febbraio 2022 segna la data di inizio delle prove d’esame per l’abilitazione alla professione forense. Prima di tale momento, è necessario adempiere a questioni burocratiche per quanto riguarda la domanda d’iscrizione. Questo e molto altro, come modalità di sorteggio per gli oraliprescrizioni anti COVID-19, modalità di comunicazione delle materie scelte, sono presenti nel detto decreto.

 

 

Innanzitutto, la domanda di partecipazione all’esame si deve inviare per via telematica dal 1° dicembre 2021 al 7 gennaio 2022. Per poter essere ammesso all’esame, è necessario versare una somma di 78,91 euro, utilizzando la procedura di iscrizione all’esame. Qui, nell’apposita sezione saranno presenti due istanze di pagamento digitale da assolvere tramite la piattaforma PagoPA.

La prima istanza di pagamento si configura con la tassa del valore di 12,91 euro e il contributo spese di 50,00 euro, per un totale di 62,91. Invece, la seconda istanza riguarda il pagamento dell‘imposta di bollo di 16,00 euro. Se non si effettua il pagamento entro la data di scadenza della domanda di partecipazione si verrà esclusi dalla procedura.

La domanda d’iscrizione per l’esame di stato dell’avvocatura

La domanda di partecipazione si invierà utilizzando l’apposita procedura informatica, resa disponibile dal 1° dicembre 2021 per la ricezione delle domande. Qui, il candidato verrà guidato dalla procedura all’accettazione dei dati per la privacy per la compilazione della domanda. Poi, procederà prima al pagamento delle posizioni debitorie (PagoPA) e, successivamente, all’invio della domanda.

Di seguito tutto il procedimento da seguire:

  1. Collegarsi al sito del Ministero della Giustizia;
  2. Nella barra del Menù, cliccare su Strumenti;
  3. Nell’elenco che compare, selezionare la voce Concorsi, esami, selezioni e assunzioni;
  4. Registrarsi con credenziali SPID di secondo livello;
  5. Inserire i dati personali nella sezione anagrafica – eventualmente da aggiornare tempestivamente

Al termine della procedura di invio verrà visualizzata una pagina di risposta che contiene il collegamento al file, in formato .pdf nominato domanda di partecipazione. Si noterà che nel form è necessario selezionare la Corte di appello cui è diretta la domanda, da individuarsi ai sensi dell’art. 45 della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

Inoltre, il candidato dovrà indicare il Consiglio dell’ordine degli avvocati, tra quelli ricompresi nel distretto della Corte di appello cui è diretta la domanda. Quest’ultima avrà certificato il compimento della pratica forense. Infine, con la presentazione della domanda il candidato esprimerà l’opzione per le materie di esame prescelte per la prima e per la seconda prova orale.

Prove d’esame 2022, procedure per le prove all’esercizio dell’avvocatura

La commissione centrale avrà il compito di abbinare mediante sorteggio le Corti di appello, entro il termine di 10 giorni dalla data di scadenza della presentazione delle domande. Dunque, assegnerà ogni Corte che esaminerà i candidati oltre che comunicare l’esito dell’abbinamento alle Corti. I sorteggi e abbinamenti tra le sedi avvengono in differenti fasce, che si possono visionare all’art.5 del detto decreto.

Quindi, il Presidente di ciascuna Corte di appello che esaminerà i candidati procede al sorteggio delle sottocommissioni dinnanzi alle quali ogni candidato dovrà sostenere la prima prova orale. Per fare ciò, si estrarrà a sorte la lettera dell’alfabeto che determina l’ordine di svolgimento della prova. L’iter verrà effettuato mediante l’applicativo gestionale fornito dalla Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati.

Dopo il sorteggio, le sottocommissioni procedono con la predisposizione dei calendari di esame, previa verifica della disponibilità dei locali per svolgere le singole prove. Successivamente, si inseriranno i vari dati nell’area personale di ogni candidato, almeno 20 giorni prima della data stabilita. L’inserimento vale a tutti gli effetti come comunicazione nei confronti del candidato.

L’effettiva durata della seconda prova orale deve essere determinata dalla sottocommissione secondo criteri di ragionevolezza ed equità.

Esame avvocato: materie sessione 2022

Ricordiamo che l’esame consta di due prove:

  1. È pubblica e consiste nell’esame e nella discussione di una questione pratico-applicativa, nella forma della soluzione di un caso;
  2. Pubblica qualora si svolga in presenza e di durata compresa fra 45 e 60 minuti. Consiste nella discussione di brevi questioni relative a cinque materie scelte preventivamente dal candidato.

Esame di Stato per l’abilitazione professionale forense: Valutazione delle prove, idoneità, specifiche

Ora, ogni componente della sottocommissione d’esame dispone di 10 punti di merito per valutare il candidato e la prima prova. Di conseguenza, alla seconda prova orale si ammetteranno i candidati che hanno conseguito, nella prima prova orale, un punteggio di almeno 18 punti.

Allo stesso modo, anche per quanto riguarda la valutazione della seconda prova orale, ogni componente della sottocommissione d’esame dispone di 10 punti di merito per ciascuna delle sei materie. Qui, i candidati idonei sono coloro che ottengono nella seconda prova orale un punteggio complessivo non inferiore a 108 punti ed un punteggio non inferiore a 18 punti in almeno cinque materie.

Infine, una specifica: i candidati con disabilità devono indicare nella domanda l’ausilio necessario, nonché l’eventuale necessità di tempi aggiuntivi, producendo la relativa documentazione sanitaria. Per la prima prova orale, il candidato con Dsa potrà chiedere l’applicazione del 30% di tempo aggiuntivo per l’esame preliminare del quesito o l’assegnazione. Così, riceverà l’assistenza nella lettura e nella scrittura, per mano di un incaricato della commissione.

 

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