procura alle liti e ricorso inammissibile Servicematica

Quando la procura alle liti rende il ricorso inammissibile

Con l’ordinanza 5/2021 la Cassazione si esprime sul contenuto della procura alle liti e le modalità di conferimento del mandato a un avvocato.

IL CASO

Un cittadino senegalese muove ricorso davanti al giudice di Pescara a fronte di un provvedimento di espulsione dal territorio italiano. Lo straniero risultava infatti irregolare dal 2010, dopo il rifiuto della sua richiesta di ottenere il permesso di soggiorno.

La Cassazione rigetta il ricorso, poiché inammissibile.

PROCURA ALLE LITI: IL CONTENUTO TROPPO GENERICO RENDE IL RICORSO INAMMISSIBILE

Il ricorso è inammissibile per motivi legati alla procura alle liti.

La Cassazione evidenzia che anche in materia di immigrazione i ricorsi risultano inammissibili se la procura, presentata su foglio separato congiunto al ricorso (ex art. 83, comma 3,c.p.c) contiene espressioni incompatibili con la proposizione dell’impugnazione e con la specialità richiesta ed anzi dirette ad attività proprie di altri giudizi e fasi processuali”.

Nel caso in questione la procura alle liti manca di riferimenti al provvedimento impugnato e indica solo il conferimento di un “ampio mandato” all’avvocato del cittadino straniero.

Tale mandato implica una vaga assistenzanel giudizio di mediazione obbligatoria, negoziazione assistita, arbitrati, giudizi in primo e secondo grado, nonché quelli eventuali di opposizione e/o esecuzione e in fase di legittimità presso la Suprema Corte di Cassazione”.

La procura continua indicando che all’avvocato viene dato “ogni più ampia facoltà di legge, nessuna esclusa, compresa quella di conciliare e transigere, incassare somme e rilasciare quietanze, chiamare terzi in causa, deferire giuramento, spiegare domanda riconvenzionale, rinunciare agli atti del giudizio e dell’azione, accettare rinunzie, delegare altri procuratori e difensori, nonché firmare in nome e per conto qualsiasi atto compreso il presente”.

La Cassazione ritiene che tutti questi contenuti siano troppo generici, quindi incompatibili con l’esigenza di dimostrare la specialità della procura alle liti in questione.

Pertanto il ricorso è inammissibile.

Il processo telematico diventa più semplice con Servicematica. Scopri Service1!

——–

LEGGI ANCHE:

La vaccinazione degli avvocati è una priorità sociale

Accesso ai dati informatici: quando il backup di un socio è abusivo

 

Posted in Pct
Pec Servicematica

Quale indirizzo PEC è valido ai fini processuali?

L’unico indirizzo PEC valido ai fini processuali è quello che l’avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza.
A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3685/2021.

PEC E DOMICILIO DIGITALE

La Cassazione ha dovuto pronunciarsi su un ricorso tra i cui motivi figurava anche una notificazione invita all’indirizzo PEC del difensore della parte ricorrente, anziché presso il domicilio eletto con il deposito del ricorso. Secondo il ricorrente, tale indirizzo PEC era stato indicato solo per comunicazioni e non per le notificazioni.

La Cassazione rigetta i ricorso e giustifica la decisione basandosi su precedenti orientamenti in materia di notificazione al difensore.
In particolare, si rifà al concetto di “domicilio digitale”( art. 16-sexies, d.l.179 del 18 ottobre 2012, che corrisponde all’indirizzo PEC che l’avvocato comunica al Consiglio dell’Ordine di appartenenza (L. n. 114 del 2014).

Il Codice dell’Amministrazione Digitale (d.lgs. n. 82/2005) definisce il domicilio digitale come «un indirizzo elettronico eletto presso un servizio di posta elettronica certificata o un servizio elettronico di recapito certificato qualificato, come definito dal regolamento (UE) 23 luglio 2014 n. 910 del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE […], valido ai fini delle comunicazioni elettroniche aventi valore legale».

Non si tratta solo di un indirizzo PEC ma di un recapito digitale che imprese, professionisti e cittadini indicano alla Pubblica Amministrazione per la ricezione di comunicazioni che, sebbene digitali, hanno piena valenza legale.

INDIRIZZO PEC VALIDO AI FINI PROCESSUALI

Dalla sentenza si evince che:

  • il difensore non ha più l’obbligo di indicare negli atti di parte il suo indirizzo PEC,
  • l’indirizzo PEC dell’avvocato è legato al suo codice fiscale,
  • ll difensore è obbligato a indicare negli atti il proprio codice fiscale. Ciò permette l’individuazione univoca dell’utente SICID, nonché di risalire all’indirizzo PEC tramite il registro INI-PEC,
  • il difensore non può indicare un altro indirizzo PEC diverso da quello comunicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza,
  • la domiciliazione ex lege presso la cancelleria è prevista solo quando non è possibile inviare le comunicazioni o le notificazioni della cancelleria o delle parti private presso il domicilio telematico per cause imputabili al destinatario. Unica eccezione è il giudizio di Cassazione, per il quale la domiciliazione ex lege presso la cancelleria della Corte di Cassazione è possibile se il difensore non ha eletto domicilio nel comune di Roma o non ha indicato il proprio indirizzo PEC;

Per tutti questi motivi, l’unico indirizzo PEC valido ai fini processuali è quello indicato al Consiglio dell’Ordine. Non è possibile riconoscere alcuna validità ad altri indirizzi di posta elettronica.

Hai bisogno di una casella di Posta Elettronica Certificata? Scopri la PEC di Servicematica!

——–

LEGGI ANCHE:

Come ottenere il rimborso del contributo unificato

Stalking giudiziario, un peso per tutti

Copie esecutive digitali: si pagano i diritti di copia?

Copie esecutive digitali: si pagano i diritti di copia?

Le copie esecutive digitali sono esenti dal versamento dei diritti di copia. Lo ha chiarito il Ministero della Giustizia.

Ciò significa che gli uffici giudiziari non chiederanno a difensori e altri soggetti abilitati i diritti di copia per il rilascio telematico delle copie esecutive. Questo almeno fino alla conclusione dello stato di emergenza dovuto a Covid-19, il cui termine è fissato al 30 aprile 2021.

La decisione, contenuta nella circolare del 4 febbraio, risponde alle molteplici domande di chiarimento giunte al Direttore generale del Ministero.

DIRITTI DI COPIA, I DUBBI

I dubbi sul versamento dei diritti di copia per le copie esecutive nascono dall’art.23, comma 9-bis, del Decreto Ristori n.137 del 28 ottobre 2020.

L’articolo indica che durante il periodo di pandemia è possibile chiedere e ottenere le copie di sentenze e altri provvedimenti giudiziari depositando un’apposita istanza in modalità telematica.

Il cancelliere ha il compito di creare un documento informatico contenente la copia del provvedimento richiesto. Il documento viene poi firmato digitalmente, corredato dalla formula prevista dall’articolo 475, comma 3, c.p.c. e dall’indicazione della parte destinataria.

L’articolo del decreto non offre però alcuna informazione sull’applicazione dei diritti di copia in relazione al formato digitale.

IL TESTO DELL’ORDINANZA

L’ufficio Legislativo ha riscontrato la richiesta della Direzione generale affermando che:

“Sulla base delle disposizioni vigenti i diritti di copia non sono certamente dovuti per  l’estrazione della copia esecutiva da parte del difensore (o di altro soggetto abilitato), mentre d’altro lato in difetto di una specifica norma impositiva appare complesso sostenere che l’attività di formazione della copia esecutiva telematica da parte del cancelliere (che logicamente e cronologicamente precede l’estrazione) sia soggetta a tributo.”

COPIE ESECUTIVE ANALOGICHE

Il chiarimento del Ministero della Giustizia riguarda dunque solo il formato digitale.

Nella stessa ordinanza si legge che, per il formato analogico delle copie esecutive, i diritti di copia non vengono sospesi. Il loro pagamento può avvenire tramite PagoPA.

Il Processo Telematico diventa più facile con Servicematica: scopri la piattaforma Service1!

——–

LEGGI ANCHE:

Identità digitale, manca poco allo switch off

Superamento delle tariffe professionali, ok se c’è accordo tra le parti

Posted in Pct
Facebook e giustizia

COVID: e se Facebook fosse un alleato della Giustizia?

Quando si parla del rapporto tra Giustizia e Facebook, cosa vi viene in mente? Probabilmente, le grandi cause per la violazione della privacy e il trattamento dei dati. Oppure, la creazione dl tribunale interno, il Facebook Oversight Board.

Insomma, non pensereste mai che Facebook possa essere uno strumento utile alla Giustizia italiana alla prese con le limitazioni dovute al covid.

Eppure, la Camera Penale di Monza ci racconta una storia diversa.

FACEBOOK E GIUSTIZIA: L’ESEMPIO DI MONZA

La Camera Penale di Monza pubblica ogni mese sulla propria pagina Facebook una tabella delle udienze in programma. Questo aiuta a limitare al massimo file e assembramenti presso il Tribunale.

La presidente della Camera, Noemi Mariani, ha rilasciato un’intervista a Studio Cataldi nella quale spiega l’idea.

Mariani spiega che la tabella pubblicata mensilmente su Facebook contiene una serie di informazioni che, fino a pochi mesi fa, venivano comunicate tramite mail. Tra queste, l’indicazione dei dettagli sulle aule presso le quali si svolgeranno le udienze, i giudici incaricati, il Magistrato di turno per i processi per direttissima.

Quando, a giugno scorso la Cancelleria del Tribunale ha ripreso le attività, il Direttivo ha deciso di publicare i dettagli anche su Facebook «in modo da renderli fruibili a tutti, soprattutto agli Avvocati non iscritti o di altro Foro».

«L’iniziativa è stata accolta bene, abbiamo avuto riscontri positivi nel senso che ne è stata percepita l’utilità tanto più dopo che, a causa della necessità di garantire il distanziamento, sono state aperte tre nuove aule in Tribunale ed una è stata allestita nei locali della Provincia, per cui è bene sapere in anticipo dove recarsi per celebrare il proprio processo»

Si tratta di un’iniziativa piccola che però ha un impatto notevole, sia sui tempi che sulla salute degli operatori della Giustizia. Mariani aggiunge che i benefici possono essere particolarmente sentiti nei «tribunali medio grandi dove è facile che l’utenza impieghi del tempo per individuare l’aula di interesse».

[Fonte: Studio Cataldi -Su Facebook i dettagli delle udienze, l’idea della Camera penale di Monza]

Migliora lo smart working con gli strumenti giusti. Scopri i prodotti Servicematica.

——–

LEGGI ANCHE:

L’Oversight Board: il tribunale di Facebook

Online il nuovo portale del processo penale telematico

Posted in Pct
Rinvio dell’udienza, mancata delega e inammissibilità - Servicematica

Rinvio dell’udienza, mancata delega e inammissibilità

Non sempre l’istanza di rinvio dell’udienza viene accettata. E non sempre questa eventualità può essere ammessa tra i motivi di un ricorso.

RINVIO DELL’UDIENZA, IL CASO

Una società si rivolge alla Corte d’Appello contro la dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale.

I motivi sollevati sono diversi. Tra questi, anche la violazione dell’art.115 delle disp. att. c.p.c. sul rinvio dell’udienza. Il difensore aveva infatti proposto di rinviare la trattazione a causa di un grave impedimento, ma l’istanza era stata rifiutata.

Giunti in Cassazione, l’intero ricorso viene giudicato inammissibile, compresa la violazione dell’art.115.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Cassazione, con la sentenza n. 1793/2021, spiega che:

«l’istanza di rinvio dell’udienza di discussione della causa per grave impedimento del difensore, ai sensi dell’art. 115 dip. att. cod. proc. civ., deve fare riferimento all’impossibilità di sostituzione mediante delega conferita a un collega (facoltà generalmente consentita dall’art. 14, comma 2. l. 247/2012 e tale da rendere riconducibile all’esercizio professionale del sostituto l’attività processuale svolta dal sostituto), venendo altrimenti a prospettarsi soltanto un problema attinente all’organizzazione professionale, non rilevante ai fini del differimento d’udienza.
La carenza organizzativa del professionista incaricato non consente la concessione del differimento dell’udienza fissata, di modo che è del tutto legittima a sentenza pronunciata a seguito del corretto diniego del provvedimento di rinvio».

In sostanza, l’istanza di rinvio dell’udienza non è stata accolta perché il presunto impedimento non è stato accompagnato da alcuna prova a dimostrazione dell’impossibilità di delegare a un altro difensore l’attività prevista (esame della relazione peritale e delle istanze conseguenti).

È proprio la mancata dimostrazione dell’impossibilità di sostituzione, e non l’impedimento stesso, a rendere il motivo inammissibile.

Migliora lo smart working con gli strumenti giusti. Scopri i prodotti Servicematica.

——–

LEGGI ANCHE:

Da marzo processo telematico anche in Cassazione

UCPI: processo penale telematico facoltativo?

Processo telematico in Cassazione

Da marzo processo telematico anche in Cassazione

Dal 31 marzo 2021 il Processo Civile Telematico raggiunge anche la Cassazione. Da tale data sarà infatti possibile il deposito telematico degli atti e dei documenti dei difensori presso la Cassazione.

La misura è contenuta nel decreto del Ministero della Giustizia del 27 gennaio 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.22 del 28 gennaio.

IL PROCESSO TELEMATICO IN CASSAZIONE

Il decreto del Ministero della Giustizia fissa dunque “l’attivazione presso la Corte di Cassazione, settore civile, del servizio di deposito telematico degli atti e dei documenti da parte dei difensori delle parti”.

L’attivazione può avvenire solo dopo l’implementazione degli strumenti informatici necessari e la predisposizione dei servizi di comunicazione, nonché la verifica da parte del Direttore Generale dei Servizi informativi automatizzati.

Il decreto dà attuazione all’art. 221 comma 5 del D.L. n. 34/2020, (decreto Rilancio), che indica:

“Nei procedimenti civili innanzi alla Corte di cassazione, il deposito degli atti e dei documenti da parte degli avvocati può avvenire in modalità telematica nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. L’attivazione del servizio è preceduta da un provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia che accerta l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici.”

CONTRIBUTO UNIFICATO, PAGAMENTO TELEMATICO ANCHE IN CASSAZIONE

Lo stesso decreto Rilancio introduceva anche novità per i pagamenti:

“Gli obblighi di pagamento del contributo unificato previsto dall’articolo 14 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, nonché l’anticipazione forfettaria di cui all’articolo 30 del medesimo testo unico, connessi al deposito telematico degli atti di costituzione in giudizio presso la Corte di cassazione, sono assolti con sistemi telematici di pagamento anche tramite la piattaforma tecnologica prevista dall’articolo 5, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82″.

Migliora lo smart working con gli strumenti giusti. Scopri i prodotti Servicematica.

——–

LEGGI ANCHE:

UCPI: processo penale telematico facoltativo?

Recovery Plan, le proposte del CNF

 

Posted in Pct

Giustizia Veneto: nasce l’applicazione per smaltire i tempi d’attesa presso i Tribunali e le Corti d’Appello.

Giustizia Veneto è la nuova applicazione realizzata da Servicematica per dispositivi Android e IOS, promossa dall’Ordine degli Avvocati di Venezia in collaborazione con il Tribunale e la Corte d’Appello. L’applicazione nasce dall’idea di ridurre i tempi d’attesa presso i Tribunali e le Corti d’Appello durante le udienze.

In questo periodo di Covid, caratterizzato da norme emergenziali per ridurre la presenza fisica e limitare eventuali assembramenti (disposizioni prorogate fino al 30 aprile 2021),

Giustizia Veneto rappresenta la soluzione facile e gratuita che permette all’avvocato di essere avvisato in tempo reale del proprio turno di udienza

direttamente sul suo smartphone evitando così inutili code o assembramenti lungo i corridoi o le aule dei Tribunali e le Corti d’Appello.

Una volta completata la prima installazione, l’applicazione Giustizia Veneto non richiede credenziali o codici d’accesso per il suo utilizzo; basterà semplicemente inserire l’udienza e si verrà avvisati tramite notifica push quand’è il momento di entrare in aula direttamente sul proprio smartphone.

Giustizia Veneto è disponibile al download gratuito tramite Google Play Store e App Store.

 

 

Giustizia: norme emergenziali prorogate fino al 30 aprile

Giustizia: norme emergenziali prorogate fino al 30 aprile 2021

Così come chiesto dall’ANM al Min. Bonafede, le norme emergenziali sono state prorogate fino al 30 aprile 2021 anche per il settore della Giustizia.

NORME EMERGENZIALI PER RIDURRE LE OCCASIONI DI CONTAGIO

La proroga delle norme emergenziali fa riferimento a quanto contenuto nell’articolo 1, comma 1, del D.L. 19/2020 che aveva inizialmente fissato la fine dell’emergenza al 31 gennaio 2021, anche per la giustizia.

Le misure hanno come obiettivo il contenimento dei contagi tramite una riduzione delle occasioni di assembramento. Ne deriva quindi la necessità di una limitazione alla presenza fisica del personale all’interno degli uffici pubblici «fatte comunque salve le attività indifferibili e l’erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalità di lavoro agile».

CONSEGUENZE SULLA GIUSTIZIA

Per la Giustizia ciò significa che si proseguirà seguendo le misure già in adozione.
Tra queste:

– i processi d’appello e quelli davanti alla Corte di Cassazione si svolgono in modalità cartolare, salvo istanza delle parti per l’udienza in presenza;

– gli atti possono essere depositati via PEC;

– le indagini preliminari possono essere svolte usufruendo delle tecnologie da remoto, soprattutto per i colloqui con la persona offesa, la persona sottoposta alle indagini, i consulenti o gli esperti di cui si avvale il pm, o la polizia giudiziaria;

– il deposito di memorie e documenti per la conclusione delle indagini viene eseguito tramite il portale del processo penale telematico;

– le udienze civili e penali per le quali sarebbe ammessa presenza del pubblico, vengono ora celebrate a porte chiuse;

– il processo d’appello avviene in modalità scritta, con la Camera di consiglio da remoto e lo scambio di documenti al posto della presenza fisica di avvocati e pubblici ministeri;

– è conferma la sospensione della prescrizione e dei termini di custodia cautelare nei procedimenti penali.

Hai bisogno di computer e di strumenti informatici che ti permettano di svolgere la tua professione in modo sicuro ed efficiente anche da casa? Scopri i nostri prodotti.

——–

LEGGI ANCHE:

COVID: vaccinazione preferenziale per avvocati e magistrati

Nomi di fantasia nelle sentenze: meglio degli omissis?

Nomi di fantasia nelle sentenze: meglio degli omissis?

Nomi di fantasia nelle sentenze: meglio degli omissis?

La sentenza n. 1134/2020 emessa dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia assume particolare rilevanza per la scelta linguistica di sostituire gli omissis con nomi di fantasia.

È il Consiglio stesso a introdurre questa scelta nella premessa alla sentenza:

“Prima di procedere alla esposizione dei fatti il Collegio ritiene opportuno disporre che per ragioni di privacy i nominativi di alcune parti processuali e gli estremi della sentenza appellata e del provvedimento impugnato – dati che verranno oscurati a cura della Segreteria (salvo, s’intende, che nella versione integrale della presente sentenza, non ostensibile) – vengano sostituiti con pseudonimi, segni grafici o espressioni letterali, che ne impediscano la identificazione”.

LE MOTIVAZIONI A FAVORE DELL’USO DI NOMI DI FANTASIA NELLE SENTENZE

Il Consiglio ritiene che l’uso di omissis, iniziali o termini tecnici come ‘attore’ e ‘convenuto’ possano rendere difficile la lettura e la comprensione delle sentenze, soprattutto quando le parti sono molteplici e non tutte processuali.

Al contrario, sostituire i nomi reali con nomi di fantasia rende le sentenze più scorrevoli e permette di capire meglio le vicende processuali.  Come si legge nella sentenza: “dal momento infatti che le decisioni giudiziarie svolgono anche la funzione di orientare le scelte successive e di dare vita a una prassi, curare la chiarezza linguistica delle sentenze è assolutamente doveroso”.

E LA PRIVACY?

La normativa sulla privacy prescrive semplicemente che i nomi dei soggetti coinvolti nel giudizio vengano celati per evitare qualsiasi danno alla loro immagine, ma non vieta affatto l’uso di nomi di fantasia, segni grafici, espressioni letterali .
Anzi, questo espediente si rivelerebbe ancor più idoneo a tutelare la privacy: basti pensare all’uso delle iniziali di nome e cognome che, nel caso di cittadini residenti in centri urbani di piccole dimensioni, potrebbe portare comunque al loro riconoscimento.

L’uso di nomi di fantasia nelle sentenze risulta dunque favorevole sotto diversi punti di vista. Vedremo col tempo se l’orientamento del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia prenderà piede o rimarrà un’eccezione.

Hai bisogno di computer e di strumenti informatici che ti permettano di svolgere la tua professione in modo sicuro ed efficiente anche da casa? Scopri i nostri prodotti.

——–

LEGGI ANCHE:

I messaggi WhatsApp hanno valore di prova in un processo?

In vigore il nuovo Regolamento Unico della Previdenza Forense

Decreto Ristori: introdotti i titoli esecutivi in formato digitale

Decreto Ristori: introdotti i titoli esecutivi in formato digitale

Con la legge di conversione, il Decreto Ristori ha introdotto la possibilità per i funzionari giudiziari di rilasciare titoli esecutivi in formato digitale.

Questa novità permette agli avvocati di ottenere i documenti senza doversi recare fisicamente in cancelleria e, quindi, evitando possibili assembramenti.

TITOLI ESECUTIVI IN FORMATO DIGITALE

A introdurre il formato digitale per i titoli esecutivi è il comma 9-bis dell’art. 23 del Decreto Ristori:

Rilascio previa istanza

«La copia esecutiva delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria di cui all’art. 475 c.p.c. può essere rilasciata dal cancelliere in forma di documento informatico previa istanza, da depositare in modalità telematica, della parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento»

La copia del documento

«La copia esecutiva di cui al primo periodo consiste in un documento informatico contenente la copia, anche per immagine, della sentenza o del provvedimento del giudice, in calce ai quali sono aggiunte l’intestazione e la formula di cui all’art. 475, c. 3, c.p.c. e l’indicazione della parte a favore della quale la spedizione è fatta. Il documento informatico così formato è sottoscritto digitalmente dal cancelliere»

La firma digitale

«La firma digitale del cancelliere tiene luogo, ai sensi dell’art. 24, c. 2, del CAD, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, del sigillo previsto dall’art. 153, comma 1, secondo periodo, delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368»

Estrazione del titolo esecutivo

«Il difensore o il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio possono estrarre dal fascicolo informatico il duplicato e la copia analogica o informatica della copia esecutiva in forma di documento informatico. Le copie analogiche e informatiche, anche per immagine, della copia esecutiva in forma di documento informatico estratte dal fascicolo informatico e munite dell’attestazione di conformità a norma dell’art. 16-undecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, equivalgono all’originale».

 

Hai bisogno di computer e di strumenti informatici che ti permettano di svolgere la tua professione in modo sicuro ed efficiente anche da casa? Scopri i nostri prodotti.

——–

LEGGI ANCHE:

Legittimo impedimento per COVID: buone notizie per i professionisti

COVID: il nuovo rapporto degli italiani con Internet durante 2020

Posted in Pct
Servicematica

Nel corso degli anni SM - Servicematica ha ottenuto le certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 27001:2013.
Inoltre è anche Responsabile della protezione dei dati (RDP - DPO) secondo l'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. SM - Servicematica offre la conservazione digitale con certificazione AGID (Agenzia per l'Italia Digitale).

Agid
iso9001
27001
RDP DPO
Microsoft
Cisco
Apple
vmvare
Linux
veeam

ll sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e cookie analytics per ottimizzare il sito. Cliccando "OK" accetti l'uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi