OpenAI vs DeepSeek: battaglia legale e scontro commerciale tra USA e Cina

L’intelligenza artificiale diventa il nuovo terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina. OpenAI, la società che ha dato vita a ChatGPT, accusa la rivale cinese DeepSeek di aver sfruttato indebitamente i propri modelli di apprendimento per sviluppare il proprio chatbot. Microsoft, principale partner di OpenAI, sta conducendo verifiche per capire se vi sia stato un accesso non autorizzato ai dati dell’azienda americana.

David Sacks, vicino a Donald Trump e figura chiave nella politica tecnologica dell’ex presidente, ha denunciato alla stampa statunitense la possibilità che DeepSeek abbia “distillato” la conoscenza dei modelli OpenAI senza autorizzazione. Tuttavia, al momento, le accuse non sono supportate da prove concrete.

DeepSeek: il chatbot cinese scompare dagli store in Italia

Mentre infuria la polemica, DeepSeek è improvvisamente scomparso dagli store digitali di Google e Apple in Italia. Il Garante della Privacy aveva lanciato l’allarme: “A rischio i dati di milioni di italiani”, e aveva richiesto chiarimenti all’azienda cinese su raccolta e conservazione delle informazioni personali.

Trump: “Proteggeremo le aziende USA”

Dal fronte politico, Donald Trump ha colto l’occasione per rilanciare la necessità di proteggere le aziende americane. “DeepSeek è un campanello d’allarme. Le nostre società devono rimanere competitive per vincere la sfida tecnologica con la Cina”, ha dichiarato l’ex presidente, annunciando un piano per difendere il settore AI statunitense.

Il timore della Silicon Valley: fine del monopolio USA?

L’ascesa di DeepSeek sta creando forti preoccupazioni tra le Big Tech americane. La versione DeepSeek-V3 ha già superato ChatGPT nelle classifiche di download su Apple Store in Cina e negli USA. Il modello, sviluppato con soli 6 milioni di dollari, ha costi di produzione irrisori rispetto ai miliardi investiti da OpenAI, Google e Microsoft.

Se la Cina riuscisse a imporsi con un’IA più economica e competitiva, le aziende occidentali potrebbero trovarsi di fronte a una guerra commerciale senza precedenti. Wall Street ha già avvertito il colpo: dopo il “lunedì nero” dei titoli tecnologici, il settore tenta ora una timida ripresa.

La battaglia tra OpenAI e DeepSeek è solo all’inizio, ma il rischio è chiaro: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare il prossimo terreno di scontro tra superpotenze, con conseguenze economiche e geopolitiche di enorme portata.


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Intelligenza artificiale: quanto guadagnano le nuove figure professionali

L’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) si configura come una delle principali leve di crescita per le aziende italiane, portando con sé nuove opportunità in un contesto economico sempre più competitivo. Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore del Suaini Group, commenta: “L’introduzione dell’IA non solo aumenterà il Pil, ma creerà milioni di nuovi posti di lavoro, facendo della nostra nazione un leader globale in questo ambito”. Tuttavia, per raggiungere questo traguardo è essenziale un impegno collettivo e una preparazione adeguata per implementare queste tecnologie in modo responsabile.

Le nuove figure professionali richieste dall’IA

Con l’adozione dell’IA, stanno emergendo nuove e altamente specializzate figure professionali. Tra queste, i machine learning specialist (fino a 12.000 euro al mese) sono cruciali per l’ottimizzazione degli algoritmi di apprendimento automatico, mentre gli IA engineer (fino a 6.000 euro al mese) progettano e costruiscono sistemi di IA, sia software che hardware. I big data analyst (fino a 4.000 euro) estraggono valore strategico dai dati e supportano le decisioni aziendali in tempo reale, mentre gli sviluppatori di algoritmi di IA (fino a 10.000 euro) sono responsabili della creazione e implementazione degli algoritmi per software e sistemi informatici.

Altri professionisti richiesti sono i cyber security analyst (fino a 5.000 euro), che proteggono le aziende da attacchi informatici e garantiscono la sicurezza su dati, software, hardware e reti, e gli IA ethicist (fino a 4.000 euro), che valutano gli impatti sociali, morali e legali dell’IA. Non mancano i fintech engineer (fino a 5.000 euro), che applicano strumenti digitali nell’ambito finanziario, e i professionisti della robotica (fino a 6.000 euro), che si occupano della progettazione, sviluppo e manutenzione dei robot.

IA: il valore e le sfide per le aziende italiane

La ricerca evidenzia come, nonostante l’elevato potenziale dell’IA, molte imprese italiane non abbiano ancora visto un ritorno significativo sugli investimenti. Solo il 30% dei manager intervistati ha confermato che l’intelligenza artificiale ha generato valore tangibile per le loro aziende. Tra le principali difficoltà emerse, la carenza di formazione adeguata e la difficoltà nel reperire talenti specializzati sono i principali ostacoli che impediscono alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità della tecnologia.

Il ruolo cruciale della formazione

Un aspetto fondamentale per il successo dell’adozione dell’IA è la formazione continua. Le aziende devono potenziare le competenze interne, specialmente tra i dipendenti che operano in ruoli tecnici. Solo un quarto della forza lavoro è attualmente adeguatamente formata per affrontare le sfide tecnologiche che l’intelligenza artificiale impone. La ricerca sottolinea che, per colmare questo gap, è necessario un impegno concertato tra imprese, istituzioni e università.


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Imputati, convenzione giustizia-difesa per lavori di pubblica utilità

Con la firma apposta digitalmente dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, diventa operativa la Convenzione per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità ai fini della messa alla prova per adulti presso le sedi del Ministero della Difesa, rappresentato da Guido Crosetto.

L’obiettivo dell’accordo concluso tra le due Amministrazioni è di offrire ai 260 imputati coinvolti, in maggioranza giovani, sottoposti all’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova per adulti o alla pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, percorsi a contenuti socializzanti e con finalità formative e preventive dislocandoli nelle strutture idonee a rappresentare i valori collettivi legati agli apparati della difesa e della sicurezza.

In questa prospettiva il Ministero della Difesa ha individuato 116 sedi (41 dell’Esercito, 31 della Marina, 6 dell’Aeronautica e 38 dei Carabinieri) in cui si svolgono prevalentemente attività istituzionali nei settori della difesa ecologica e ambientale, dell’addestramento tecnico e sportivo e di interesse culturale, storico e scientifico. Si tratta quindi di un indirizzo analogo a quello previsto dal progetto avviato in precedenza dall’amministrazione della Giustizia con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

La convenzione avrà durata quinquennale, tacitamente rinnovabile, e prevede che l’attività non retribuita possa essere svolta anche nelle sedi degli Enti pubblici vigilati dallo stesso dicastero della Difesa, nel rispetto delle specifiche professionalità e attitudini lavorative dell’imputato.

Una particolare modalità di svolgimento è prevista per i dipendenti del Ministero della Difesa e gli appartenenti ai Corpi dell’Esercito, della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri, che saranno ammessi al progetto unicamente in luogo distinto dalla sede istituzionale presso la quale risultano essere stabilmente occupati.


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Tra crisi demografica e IA: il lavoro diventa sostenibile

Le organizzazioni stanno affrontando sfide complesse su più fronti: il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e le nuove aspettative dei dipendenti, in particolare delle giovani generazioni. La sostenibilità non è più solo una questione ambientale, ma anche sociale ed economica. È quanto emerge dal report World of Work Trends 2025 del Top Employers Institute, che sottolinea l’importanza per le aziende di adottare strategie olistiche basate sul pensiero sistemico.

Lavoro e IA: opportunità e rischi

L’intelligenza artificiale offre nuove opportunità, ma porta con sé sfide importanti, come la trasformazione dei ruoli e il rischio di perdita di posti di lavoro. Le imprese devono quindi considerare l’impatto a lungo termine della tecnologia, garantendo equità e inclusione. Un altro fattore critico è il cambiamento demografico: la carenza di personale in alcuni settori spinge le aziende a ripensare la gestione della forza lavoro, incoraggiando, in alcuni paesi, il prolungamento dell’età pensionabile o sperimentando la settimana lavorativa di quattro giorni.

Le nuove esigenze dei lavoratori

I dipendenti di oggi, soprattutto le nuove generazioni, chiedono un ambiente di lavoro che rifletta i loro valori. Sostenibilità, giustizia sociale e inclusione sono sempre più centrali nelle loro scelte professionali. Le aziende Top Employers stanno rispondendo con iniziative concrete, come politiche di flessibilità per la conciliazione vita-lavoro, congedi speciali per l’assistenza agli anziani (aumentati del 5% in un anno) e rendicontazione delle performance ESG.

HR al centro della trasformazione

In questo scenario, il ruolo dei responsabili delle risorse umane diventa sempre più cruciale. Devono bilanciare le esigenze individuali e collettive, mantenendo la fiducia dei dipendenti. Le aziende che riescono a integrare la responsabilità sociale nella propria strategia registrano livelli più alti di engagement e produttività.

Costruire un ambiente di lavoro sostenibile significa rispondere alle sfide del presente con una visione di lungo termine, capace di coniugare innovazione, equità e benessere delle persone.


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Commercialisti e conservazione documentale: nessun obbligo dopo la riconsegna

Una volta terminato l’incarico e consegnata la documentazione al cliente, il commercialista non è obbligato a conservarne copia. Lo ha ribadito il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) con il Pronto Ordini n. 90/2024 del 21 gennaio, rispondendo a un quesito dell’Ordine di Palermo.

Le responsabilità dell’imprenditore

Secondo l’ordinamento professionale, non esiste alcuna norma che imponga al commercialista l’obbligo di custodire scritture contabili e documenti fiscali oltre il tempo necessario all’espletamento dell’incarico. L’articolo 2214 del Codice Civile stabilisce infatti che è l’imprenditore a dover conservare libri e scritture contabili, mentre l’articolo 2220 impone la loro conservazione per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione.

Tuttavia, molti clienti tendono a delegare implicitamente tale obbligo ai consulenti, dimenticando di essere i primi responsabili della custodia. Quando sorgono richieste di esibizione documentale, ad esempio in caso di accertamenti fiscali o procedimenti giudiziari, non è raro che l’imprenditore tenti di addossare la responsabilità al commercialista, accusandolo di una cattiva gestione della documentazione.

Il chiarimento del CNDCEC

Il Pronto Ordini del CNDCEC ha specificato che, una volta riconsegnati i documenti e ottenuta una formale dichiarazione di ricezione da parte del cliente, il professionista è sollevato da qualsiasi obbligo di conservazione, anche in formato digitale. Da quel momento, ogni responsabilità ricade esclusivamente sull’imprenditore, che dovrà garantire la tenuta e l’archiviazione delle scritture contabili per il periodo previsto dalla legge.

Nessun obbligo oltre la riconsegna

Il chiarimento assume particolare rilevanza nei contenziosi tra commercialisti e clienti, evitando richieste di risarcimento per la perdita di documenti. Inoltre, rafforza il principio secondo cui il contratto di deposito, disciplinato dall’articolo 1766 del Codice Civile, ha termine con la restituzione del materiale al legittimo proprietario.

La conservazione della documentazione contabile è quindi una responsabilità che non può essere trasferita automaticamente al consulente. Un principio che il CNDCEC ha voluto ribadire per evitare equivoci e potenziali conflitti tra professionisti e imprenditori.


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Crisi del pubblico impiego: tra fuga dai concorsi e riforme mancate

Negli ultimi anni, il pubblico impiego ha perso attrattività, soprattutto a livello locale. Il numero di partecipanti ai concorsi è in calo e spesso insufficiente a coprire i posti disponibili. Inoltre, i candidati risultano sempre meno preparati e i nuovi assunti faticano a trovare stabilità. Questa tendenza ha messo in difficoltà gli enti locali, compromettendo l’efficienza delle strutture amministrative e la qualità dei servizi.

Le cause del declino

Le ragioni della fuga dal pubblico impiego sono molteplici. Da un lato, vi sono vincoli finanziari che limitano la capacità di assunzione degli enti, aggravati dall’assenza di sostegno statale per i costi del personale. Dall’altro, le procedure di accesso si rivelano complesse e spesso inefficienti: tra mobilità obbligatoria e tempi lunghi per i concorsi, le amministrazioni si trovano a dover affrontare mesi di attesa prima di poter coprire i posti vacanti.

Anche il professor Sabino Cassese, in un recente editoriale sul Corriere della Sera, ha sottolineato il problema: “Negli ultimi anni, lavorare per i poteri pubblici è divenuto meno interessante a causa del calo demografico e dell’immagine deteriorata del ‘servitore dello Stato’. Se la politica vuole contare su personale competente, deve garantire indipendenza e professionalità, evitando logiche di appartenenza.”

Contratti e riforme: soluzioni in ritardo

In questo contesto, la trattativa per il rinnovo del contratto 2022-2024 si è rivelata complessa e in ritardo, con l’adesione della sola CISL e delle sigle autonome, ma senza il consenso di CGIL e UIL, necessario per la stipula definitiva. Il governo ha promesso interventi innovativi sul trattamento economico, ma l’accordo appare ancora lontano.

La sfida, dunque, è rendere nuovamente attrattivo il lavoro pubblico, non solo dal punto di vista economico, ma anche attraverso formazione, crescita professionale e valorizzazione del ruolo degli amministratori. Investire nel capitale umano della pubblica amministrazione è essenziale per migliorare i servizi e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.


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DeepSeek, la ChatGPT cinese che sfida gli USA. Trump: “Creerò uno scudo di protezione”

Trump lancia l’allarme: “Dobbiamo restare concentrati sulla competizione”

Parlando davanti agli eletti del Partito Repubblicano in Florida, Donald Trump ha definito il lancio di DeepSeek, il chatbot a basso costo sviluppato da una startup cinese, un segnale d’allarme per gli Stati Uniti. Il presidente ha annunciato che ordinerà la costruzione di uno scudo antimissile “Iron Dome” per proteggere il Paese.

“Il lancio di DeepSeek AI da parte di un’azienda cinese dovrebbe far suonare un campanello d’allarme nei nostri settori. Dobbiamo rimanere focalizzati sulla competizione per vincere”, ha dichiarato Trump.

L’annuncio ha avuto immediate ripercussioni sui mercati finanziari: lunedì i titoli delle Big Tech americane hanno subito pesanti perdite, temendo che il dominio statunitense nell’intelligenza artificiale possa essere messo in discussione. Oggi, però, Wall Street tenta una ripresa.


DeepSeek-V3: più economica e performante

DeepSeek-V3, la nuova versione del chatbot cinese, ha superato ChatGPT nella classifica dei download gratuiti su Apple Store, sia in Cina che negli Stati Uniti. Il software è stato sviluppato con un budget di soli 6 milioni di dollari in due mesi, contro i 100 milioni spesi da OpenAI per l’addestramento del suo GPT-4.

Il segreto di DeepSeek? L’azienda cinese ha dovuto aggirare le restrizioni imposte dagli USA sulle esportazioni di chip avanzati NVIDIA, sviluppando un modello ottimizzato per funzionare con hardware meno performante. Il risultato è un’intelligenza artificiale altamente competitiva a costi ridotti, con un impatto potenzialmente devastante per il business delle Big Tech americane.

Secondo gli esperti, il settore dell’IA rischia una guerra al ribasso sui costi, con DeepSeek che potrebbe spingere i colossi statunitensi in una logorante competizione sui prezzi, un’arma storica della strategia commerciale di Pechino.


Un’IA selettiva: censura su Xi, prolissa su Trump

Nonostante la sua efficienza, DeepSeek non è esente da critiche. Il chatbot si rifiuta di fornire informazioni su Xi Jinping, suggerendo di “parlare di altro”, mentre su Donald Trump fornisce una descrizione dettagliata della sua carriera fino al 2021, ignorando del tutto il suo attuale mandato presidenziale.

Alla domanda “La Cina raggiungerà la supremazia mondiale nell’IA?”, il chatbot non esita a evidenziare i progressi del Paese nel settore e il piano di Pechino per diventare leader globale entro il 2030, riconoscendo però gli Stati Uniti come un “forte rivale”.

Mentre il mondo osserva con attenzione, la competizione tra USA e Cina nell’intelligenza artificiale si fa sempre più serrata. DeepSeek rappresenta solo l’ultima mossa di una partita strategica che potrebbe ridefinire il futuro della tecnologia globale.


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Caso Almasri: avviso di garanzia a Meloni e ai ministri, la premier: “Non sono ricattabile”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai ministri Carlo Nordio (Giustizia), Matteo Piantedosi (Interno) e al sottosegretario Alfredo Mantovano, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul rimpatrio di Mohamed Almasri, il criminale libico espulso dall’Italia.

Meloni ha scelto di comunicare la notizia direttamente attraverso un video pubblicato sui suoi canali social, in cui ha mostrato il documento ricevuto e ripercorso l’intera vicenda. “Non sono ricattabile, non mi faccio intimidire. È possibile che per questo sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore, ma anche e soprattutto per questo intendo andare avanti per la mia strada, a difesa degli italiani, soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione”, ha dichiarato la premier.

L’inchiesta è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dall’avvocato Luigi Li Gotti, ex senatore e penalista noto per aver difeso pentiti di mafia. La Procura di Roma ha trasmesso gli atti al Tribunale dei ministri, organo competente per valutare eventuali illeciti commessi da membri del governo nell’esercizio delle loro funzioni.

Il caso Almasri e la reazione politica

Mohamed Almasri è stato arrestato a Torino il 18 gennaio, ma la sua detenzione è durata solo 96 ore: non essendo stato convalidato l’arresto, il criminale è stato scortato fino all’aeroporto di Caselle e rimpatriato con un volo di Stato. Una volta atterrato a Tripoli, è stato accolto con celebrazioni e gesti di scherno nei confronti dell’Italia.

Secondo la Corte Penale Internazionale, Almasri è responsabile di torture, violenze sessuali e omicidi avvenuti all’interno del carcere di Mitiga, da lui diretto. Il ministro Piantedosi, intervenendo in Parlamento prima dell’apertura dell’inchiesta, aveva difeso il provvedimento di espulsione, definendo Almasri “un soggetto pericoloso”.

Maggioranza compatta, opposizioni all’attacco

Dopo la notizia dell’indagine, la maggioranza ha immediatamente fatto quadrato intorno alla premier, difendendo la scelta di espellere Almasri come un atto necessario per la sicurezza nazionale. Le opposizioni, invece, hanno chiesto un chiarimento in Parlamento e hanno criticato duramente la decisione di rinviare l’informativa dei ministri Piantedosi e Nordio, prevista per il giorno successivo alla diffusione della notizia dell’indagine.

“Se fosse confermato il rinvio, sarebbe un fatto gravissimo”, hanno dichiarato congiuntamente i capigruppo delle opposizioni, sostenendo che il governo dovrebbe assumersi la responsabilità politica della vicenda davanti alle Camere.

Anm: “Atto dovuto, nessuna condanna preventiva”

Nel frattempo, l’Associazione Nazionale Magistrati ha precisato che l’iscrizione nel registro degli indagati di Meloni e dei ministri non rappresenta una condanna anticipata, ma un “atto dovuto”, in base alla legge costituzionale 1/1989, che impone alla procura di trasmettere al Tribunale dei ministri qualsiasi denuncia ricevuta contro membri del governo.

La vicenda, oltre ad avere ripercussioni politiche immediate, apre scenari ancora incerti per l’esecutivo. L’inchiesta dovrà ora stabilire se il rimpatrio di Almasri sia avvenuto nel rispetto delle leggi italiane e internazionali, o se siano stati commessi abusi da parte del governo.


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Roma, 28 gennaio 2025 – La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato di aver ricevuto un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato, nell’ambito della vicenda legata al rimpatrio del cittadino Almasri.

“La notizia di oggi è questa: il procuratore della Repubblica Francesco Lovoi, lo stesso del fallimentare processo contro Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena notificato un avviso di garanzia. Lo stesso è stato inviato anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano”, ha dichiarato Meloni in un video.

Secondo la premier, l’indagine sarebbe partita da una denuncia dell’avvocato Luigi Ligotti, ex politico di sinistra vicino a Romano Prodi, noto per aver difeso collaboratori di giustizia come Buscetta e Brusca.

L’inchiesta, guidata dal procuratore Lovoi, apre un nuovo capitolo di tensioni politiche e giudiziarie.


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Salvini anticipa il congresso e “frena” i veneti

Matteo Salvini punta dritto al congresso della Lega per rafforzare la sua posizione di segretario e prevenire l’emergere di candidature alternative, soprattutto dai territori veneti e lombardi.

Il leader del Carroccio vuole giocare d’anticipo, convocando l’assemblea il prima possibile per ottenere un nuovo mandato e chiudere ogni spazio a chi potrebbe mettere in discussione la sua guida. Una strategia già tentata in Lombardia, ma che questa volta mira a prevenire dissensi più ampi in un partito sempre più attraversato da tensioni interne.

Il terzo mandato e i rischi di spaccature
Un nodo particolarmente delicato è quello del terzo mandato per i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana. Salvini, pur restando vago sul tema, sa che un’apertura in questa direzione potrebbe alimentare le frizioni, soprattutto con gli alleati di governo, poco propensi a concedere deroghe.

Dietro la mossa del congresso c’è anche la volontà di frenare le spinte autonomiste dei territori, in particolare del Veneto, dove il peso politico di Zaia è in continua crescita. Salvini vuole consolidare il controllo su un partito che, negli ultimi anni, ha mostrato segni di frammentazione, con la base spesso in contrasto con le scelte della leadership.

Una sfida decisiva
Se da un lato il congresso può rappresentare un’opportunità per Salvini di blindare la sua leadership, dall’altro il rischio di un confronto aperto tra le diverse anime del partito è concreto. Un’eventuale spaccatura interna potrebbe indebolire ulteriormente la Lega, già alle prese con una difficile ridefinizione del proprio ruolo all’interno della coalizione di governo.

Il Capitano, però, sembra determinato a giocarsi questa carta, consapevole che ogni esitazione potrebbe favorire i suoi avversari interni. La posta in gioco non è solo il futuro della sua leadership, ma anche l’unità di un partito che cerca un difficile equilibrio tra radicamento territoriale e ambizioni nazionali.


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