L’Ufficio per il processo accelera la giustizia civile. I risultati della ricerca Ministero – Banca d’Italia

Roma, 9 settembre 2024 – L’Ufficio per il processo è un acceleratore della giustizia civile. A certificarlo è lo studio congiunto Ministero – Banca d’Italia “Gli effetti dell’ufficio per il processo sul funzionamento della giustizia civile”, ora disponibile nella sua versione integrale.

L’assunzione degli addetti Upp prevista dal Pnrr ha avuto un impatto positivo sulla definizione dei processi, soprattutto i più complessi, con riflessi positivi anche sull’abbattimento dell’arretrato e la riduzione dei tempi. Si stima che dall’immissione del primo gruppo di addetti Upp, nel primo trimestre 2022, alla fine del 2023, i tribunali che hanno ricevuto un numero maggiore di addetti hanno registrato una variazione nel numero dei procedimenti definiti di circa 4 punti percentuali più elevata; per i procedimenti più complessi la variazione è di circa 10 punti percentuali.

L’incremento complessivo di definizioni ascrivibile all’investimento è valutabile in circa 100.000 procedimenti civili all’anno, pari a circa 1/3 dell’arretrato 2019. Il contributo degli addetti risulta essere maggiore nei tribunali che prima della pandemia avevano già livelli di produttività elevata, segno che gli uffici con maggiore capacità organizzativa hanno saputo sfruttare meglio le nuove risorse.

Un risultato incoraggiante anche alla luce del fatto che gli effetti positivi messi in luce dall’analisi hanno riguardato il primo periodo di immissione degli addetti Upp; solo in un orizzonte temporale più lungo potranno pienamente dispiegarsi i benefci – in termini di quantità e qualità della risposta –  della nuova organizzazione del lavoro all’interno degli uffici giudiziari.


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CNF: l’avvocato ha diritto a una partecipazione dignitosa, ma va bilanciata con la durata del processo

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha ribadito che il diritto dell’avvocato di partecipare dignitosamente all’udienza deve essere bilanciato con il principio di ragionevole durata del processo. È quanto emerge dalla sentenza n. 133/2024, che ha respinto il ricorso di un legale accusato di violazione disciplinare.

L’avvocato aveva chiesto il rinvio dell’udienza per legittimo impedimento, motivando la richiesta con la gravidanza della moglie. Il CNF ha respinto la richiesta, citando la giurisprudenza della Cassazione (SS.UU. n. 7073/2022), secondo cui il rinvio è possibile solo in caso di comprovata impossibilità a partecipare per caso fortuito, forza maggiore o altro impedimento specifico e documentato.

Il CNF ha sottolineato che, sebbene la partecipazione dignitosa all’udienza sia un diritto fondamentale, essa non può essere garantita automaticamente in tutti i casi. La richiesta di rinvio deve essere attentamente valutata e non può basarsi su una semplice difficoltà, come la gravidanza della moglie, che non costituisce un impedimento assoluto e incontrollabile.

Il principio del bilanciamento con la durata ragionevole del processo, quindi, rimane centrale nella valutazione delle richieste di rinvio.


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Calano gli avvocati in Italia, il Sud registra il maggior crollo

Un recente studio dell’Associazione Italiana Avvocati d’Impresa rivela un calo degli avvocati iscritti alla Cassa Forense in Italia, con una diminuzione dell’1,8% nel 2023 rispetto all’anno precedente, pari a circa 4.000 professionisti in meno. Il calo è più marcato nel Sud, con la Calabria che registra un -4,8% e la Basilicata un -4,7%.

Secondo il presidente dell’Associazione, Antonello Martinez, il calo è fisiologico per un Paese con la più alta densità di avvocati in Europa, con circa 400 legali ogni 100.000 abitanti. Dopo la Calabria e la Basilicata, la Puglia (-4,1%) e la Sicilia (-3,6%) completano il quadro delle regioni con la maggiore diminuzione di iscritti. Tuttavia, la Lombardia si distingue come l’unica regione con un aumento dell’1% degli avvocati.

Nonostante la riduzione nel numero di professionisti, il calo sembra avere un impatto positivo sui redditi medi degli avvocati, soprattutto in Sicilia, dove si è registrato un aumento del 10,6%. Tuttavia, in alcune aree come la Valle d’Aosta, i redditi sono diminuiti.

Il calo viene attribuito al sovraffollamento del mercato legale e ai percorsi di accesso alla professione, considerati più selettivi rispetto ad altri Paesi. Martinez suggerisce la necessità di una riforma del sistema formativo per migliorare la situazione.


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Con l’ordinanza n. 23747/2024, la Corte di Cassazione ha confermato che un lavoratore in malattia può svolgere attività che non compromettano il suo recupero fisico. Il caso riguarda un dipendente licenziato per aver lavorato nel suo bar nonostante un infortunio alla mano: dalle immagini di una telecamera, era stato riscontrato che avesse utilizzato proprio la mano infortunata. La Corte ha stabilito che il licenziamento è illegittimo, ribadendo un principio consolidato ma che richiede rigore per evitare abusi legati all’assenza per malattia.


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La situazione delle carceri italiane appare sempre più tesa, con sindacati e autorità che denunciano il peggioramento delle condizioni di sicurezza e richiedono interventi urgenti per affrontare le falle del sistema.


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Lavoro: le figure più richieste in Italia nei prossimi 5 anni – Il report di Unioncamere

Entro il 2028, le imprese e le pubbliche amministrazioni italiane avranno bisogno di reclutare tra 3,4 e 3,9 milioni di lavoratori, secondo il rapporto del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere. A contribuire al fabbisogno saranno principalmente la sostituzione di risorse in uscita e le nuove assunzioni legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che potrebbe generare fino a 970mila posti di lavoro aggiuntivi.

I settori con la maggiore richiesta

Tra i settori con la domanda più alta di manodopera, commercio e turismo sono in testa, con un fabbisogno stimato fino a 713mila unità. Seguono i servizi di supporto a imprese e Pubblica Amministrazione (563mila), il settore sanitario (fino a 465mila risorse), finanza e consulenza (454mila), e infine il comparto della formazione e cultura con un fabbisogno massimo di 445mila unità.

Pubblico e privato: le figure richieste

Il settore pubblico avrà bisogno di oltre 800mila nuove risorse entro il 2028, con particolare attenzione al turnover e agli obiettivi del Pnrr. La sanità e l’istruzione vedranno una crescita con circa 22mila nuove assunzioni ciascuna.

Nel settore privato, la richiesta di figure di alto profilo, come dirigenti, specialisti e tecnici, rappresenterà il 39% del totale, seguita da impiegati e professionisti commerciali (36%) e operai specializzati (17%). In particolare, si stima che fino a 122mila nuovi specialisti saranno richiesti nel campo delle scienze gestionali, commerciali e bancarie, di cui 64mila ingegneri.

Le professioni emergenti

Tra le professioni emergenti, spiccano gli insegnanti e i formatori, con un fabbisogno stimato di 100mila unità, e i medici, con 52mila nuovi posti previsti. Anche il settore legale avrà bisogno di specialisti, in particolare nel campo delle scienze giuridiche (30mila unità).

Il report segnala inoltre un forte fabbisogno di addetti all’assistenza clienti e alla segreteria, con circa 96mila nuovi impieghi nei prossimi cinque anni. Anche gli operai specializzati, in particolare nel settore delle costruzioni e dell’industria metalmeccanica, saranno richiesti.

Competenze green e digitali

La transizione energetica influenzerà la domanda di competenze “green”, con 2,4 milioni di lavoratori richiesti per mansioni con competenze intermedie e 1,5 milioni per competenze avanzate. Sul fronte digitale, si stima un fabbisogno di 960mila lavoratori con competenze informatiche avanzate, capacità di utilizzare linguaggi matematici e di gestire soluzioni innovative.

Formazione e territorio

Il 48% delle nuove assunzioni richiederà una formazione tecnico-professionale di livello secondario, mentre il 38% richiederà una formazione terziaria (laurea o diploma tecnico superiore). Solo il 4% sarà destinato a profili con diploma liceale.

A livello territoriale, la domanda sarà maggiore nel Sud e nelle Isole, con la Campania in testa (310mila unità), seguita da Sicilia e Puglia. La Lombardia, nel Nord-Ovest, guiderà le richieste con 710mila posti da coprire entro il 2028.


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Bonus Asilo Nido 2024: tempo fino a fine anno per richiederlo, ecco le istruzioni dell’INPS

Con l’inizio del nuovo anno scolastico e la riapertura degli asili, è utile ricordare che c’è tempo fino al 31 dicembre 2024 per richiedere il Bonus Asilo Nido. Questo contributo, che può arrivare fino a un massimo di 3.600 euro, è destinato ai genitori di bambini nati nel 2024, con un secondo figlio di età inferiore ai 10 anni e un ISEE minorenni sotto i 40mila euro.

A chi spetta il Bonus

Come chiarito dall’INPS, il bonus è destinato a ciascun figlio di età inferiore ai 36 mesi. Se il bambino compie tre anni nel 2024, sarà possibile richiedere il contributo solo per le mensilità da gennaio ad agosto 2024. Chi non usufruisce del bonus nido può invece accedere a una detrazione del 19%, da inserire nella dichiarazione dei redditi (modello 730), basata sulle rette pagate nel 2023.

Importi del contributo

Il contributo massimo, pari a 3.600 euro all’anno, viene suddiviso in 11 mensilità da circa 327 euro ciascuna per le famiglie con un ISEE minorenni inferiore ai 25mila euro. Se l’ISEE è compreso tra 25mila e 40mila euro, il bonus scende a 3mila euro annui, mentre per i nuclei con ISEE superiore ai 40mila euro, l’importo è ridotto a 1.500 euro, erogato in 10 rate da 136 euro.

Modalità di richiesta e documentazione

La domanda per il bonus deve essere presentata esclusivamente online tramite il portale INPS. Per ottenere il rimborso, i genitori devono allegare la documentazione contenente la partita IVA dell’asilo, il nome del bambino e del genitore pagante, oltre agli estremi del pagamento e il mese di riferimento. La documentazione va caricata per ogni mese di frequenza e deve essere inoltrata entro il 31 luglio 2025.

Come velocizzare la procedura

L’INPS ha introdotto una modalità per accelerare i tempi di erogazione del bonus. È possibile autocertificare l’importo richiesto per ogni mensilità direttamente nel servizio web dell’INPS, includendo la quota della retta, la spesa per i pasti e l’imposta di bollo di 2 euro. In questo modo, l’accredito avverrà in modo automatizzato.

Bonus per supporto domiciliare

Anche per il 2024, il bonus è esteso ai bambini affetti da gravi patologie croniche che non possono frequentare l’asilo. In questo caso, oltre alla documentazione ordinaria, è necessario allegare un certificato pediatrico che attesti l’impossibilità del minore a frequentare la struttura.

Scadenze e ulteriori dettagli

La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 31 dicembre 2024, mentre la documentazione di spesa può essere presentata entro il 31 luglio 2025. Per chi non avesse richiesto il bonus, resta valida la possibilità di accedere alla detrazione fiscale del 19% tramite il modello 730, calcolata sulle spese sostenute nel 2023.


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IA, via libera della Commissione UE al regolamento: firmata la prima convenzione internazionale vincolante

La Commissione Europea ha firmato la convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale (IA), segnando un importante passo avanti nella regolamentazione dell’IA a livello globale. Si tratta del primo accordo internazionale giuridicamente vincolante in materia di IA, ed è pienamente allineato con l’IA Act dell’Unione Europea, diventato legge lo scorso luglio, rendendo l’Europa la prima ad aver legiferato in questo ambito.

Un accordo globale

Con la firma di questo accordo, anche Stati non appartenenti all’UE, come Stati Uniti, Giappone e Canada, si impegnano a rispettare le disposizioni del regolamento europeo, creando così un quadro comune per l’utilizzo dell’IA. L’obiettivo è garantire che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati e utilizzati nel rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, senza frenare l’innovazione tecnologica.

Un approccio basato sul rischio

La convenzione prevede un approccio basato sul rischio per regolamentare i sistemi di IA. Tra i concetti chiave tratti dal regolamento UE vi sono la trasparenza, gli obblighi di documentazione per i sistemi considerati ad alto rischio, e la gestione dei rischi con la possibilità di vietare i sistemi che rappresentano una minaccia chiara per i diritti fondamentali. Queste norme mirano a stabilire una maggiore fiducia nell’uso dell’IA, rendendo il suo sviluppo più sicuro e responsabile.

Un impegno internazionale

La firma della convenzione è avvenuta a Vilnius, in Lituania, durante la conferenza informale dei ministri della Giustizia del Consiglio d’Europa. Oltre all’UE, tra i firmatari figurano numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone, Israele, Australia, Argentina e molti altri, rendendo l’accordo uno sforzo internazionale di ampia portata. La partecipazione di 68 rappresentanti della società civile, del mondo accademico e dell’industria ha garantito un approccio inclusivo e globale.

Prossimi passi

Dopo la firma, la Commissione UE elaborerà una proposta di decisione del Consiglio per la conclusione formale della convenzione. Anche il Parlamento Europeo dovrà dare la sua approvazione affinché l’accordo possa essere pienamente operativo. Questo rappresenta un passo cruciale per la regolamentazione dell’IA a livello mondiale, con l’UE pronta a guidare il dibattito e le normative globali sul tema.


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Catania, caos alla Corte d’Appello: fascicoli danneggiati dalle infiltrazioni d’acqua

Gli avvocati di Catania hanno scoperto un grave problema negli uffici della Corte d’Appello: infiltrazioni d’acqua hanno rovinato numerosi fascicoli, alcuni dei quali ricoperti di muffa. Ben 344 fascicoli sono stati danneggiati, e la Corte ha chiesto la collaborazione degli avvocati coinvolti per la ricostituzione dei documenti mancanti. Ad oggi, 44 fascicoli sono già stati ricostruiti, ma per quelli irrecuperabili, i procedimenti legali dovranno essere ripetuti.

Un problema strutturale

Le infiltrazioni sono solo l’ultimo esempio di una situazione problematica che affligge da anni l’edilizia giudiziaria catanese. Antonio Guido Distefano, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (Coa) di Catania, denuncia a Il Dubbio: “Questa è solo la punta dell’iceberg. Il problema delle infrastrutture riguarda più uffici”. Distefano ha ricordato come due anni fa il crollo del soffitto di un ufficio del Giudice per le indagini preliminari abbia messo a rischio l’incolumità degli operatori, per fortuna senza causare feriti.

La situazione degli uffici giudiziari

Le infiltrazioni sono il risultato di anni di mancata manutenzione e di carenze strutturali che affliggono diversi edifici giudiziari della città. Il Coa, insieme ai vertici della giustizia locale, ha più volte chiesto alle istituzioni di intervenire, senza però ottenere soluzioni concrete. Le difficoltà non si limitano alla Corte d’Appello: anche le sedi periferiche e gli uffici del Giudice di Pace soffrono di gravi inefficienze. Distefano definisce la situazione del Giudice di Pace un “nodo irrisolto”, con ritardi nei processi che causano frustrazione tra avvocati e cittadini.

La speranza della “Cittadella giudiziaria”

Nel futuro della giustizia catanese si parla da tempo della realizzazione di una “Cittadella giudiziaria”, un polo unico che dovrebbe risolvere molti dei problemi logistici e strutturali attuali. Tuttavia, i ritardi nei lavori non lasciano ben sperare. “La Cittadella potrà rappresentare un punto di svolta – ha dichiarato Distefano – ma servono risposte concrete subito, perché le difficoltà che incontriamo ogni giorno sono esasperanti”.

L’importanza della digitalizzazione

Un altro punto critico è rappresentato dalla scarsa modernizzazione delle strutture giudiziarie. Distefano ha sottolineato l’importanza di investire nella digitalizzazione del processo penale e civile, per migliorare l’efficienza e ridurre i ritardi. Attualmente, le carenze tecnologiche e organizzative aggravano ulteriormente i problemi di un sistema già sotto pressione.


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Assicurazione obbligatoria anche per i veicoli fermi: le nuove sanzioni

A partire dal 23 dicembre 2023, è entrato in vigore un nuovo obbligo per tutti i proprietari di veicoli a motore: l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi sarà necessaria anche per i mezzi fermi in aree private, come cortili o garage. La novità è contenuta nel decreto legislativo n. 184 del 22 novembre 2023, che recepisce la direttiva europea 2021/2118. La legge estende l’obbligo di copertura assicurativa ai veicoli non in circolazione, a prescindere dal terreno su cui si trovano.

Le sanzioni

Per chi non si adegua, sono previste sanzioni pesanti. Le multe partono da 866 euro, con la possibilità di riduzione se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla notifica. La stessa regola si applica anche alle macchine agricole, ma in questo caso le sanzioni possono arrivare fino a 3.464 euro. Tuttavia, per questo settore, è stata prevista una deroga fino al 1° luglio 2024. Sono esonerati dall’obbligo assicurativo solo i veicoli sequestrati o privi di una componente essenziale, come il motore.

Problemi e dubbi

Nonostante l’entrata in vigore della norma, permangono diverse criticità. In particolare, le compagnie assicurative non offrono ancora polizze specifiche per coprire i rischi di veicoli non circolanti, come quelli utilizzati esclusivamente in proprietà private. Questo rappresenta un grosso problema per molte aziende agricole, che utilizzano macchine operatrici non targate all’interno dei loro confini e che quindi non possono essere assicurate. La stessa difficoltà si riscontra anche per i concessionari e i rivenditori di veicoli agricoli.

Le difficoltà interpretative

Un ulteriore nodo è rappresentato dalle difficoltà interpretative del provvedimento. Gli operatori del settore lamentano la mancanza di linee guida ufficiali da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rendendo complicata la corretta applicazione della norma. Ad esempio, resta poco chiaro quali veicoli siano effettivamente soggetti all’obbligo assicurativo e come debbano essere stipulate le polizze.

Le richieste delle imprese

Le associazioni di categoria, tra cui Confagricoltura, Cia e Copagri, insieme a Federacma e altre organizzazioni del settore, hanno richiesto una proroga dell’obbligo per le macchine agricole e un tavolo di confronto con il ministero per chiarire i numerosi aspetti tecnici e operativi. L’obiettivo è trovare soluzioni che riducano i costi e semplifichino la burocrazia per le imprese, tutelando allo stesso tempo il rispetto della normativa.


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