La comunicazione pubblica entra finalmente nell’era digitale con un riconoscimento ufficiale: con l’approvazione del Decreto PA (DL 69/2025), viene istituita negli organici della Pubblica Amministrazione la figura del gestore della comunicazione digitale, una sorta di social media manager in grado di gestire i canali ufficiali degli enti e il dialogo online con i cittadini.
Fino ad oggi, le attività sui social delle istituzioni erano spesso affidate a figure ibride — consulenti esterni, addetti stampa o dipendenti già in servizio — senza una vera e propria qualifica specifica. Ora, grazie a una norma inserita nel decreto (articolo 4-bis), gli enti potranno prevedere questa figura professionale tra le assunzioni autorizzate, adeguando così i propri organici alle esigenze di una comunicazione sempre più digitale, rapida e accessibile.
Secondo i dati forniti dall’Associazione Nazionale Social Media Manager, in Italia operano oltre 73mila professionisti nel settore della comunicazione digitale, di cui più di 15mila freelance attivi su LinkedIn. Tuttavia, molti di loro rimangono esclusi da tutele specifiche e da un inquadramento normativo adeguato.
“Questa professione sta assumendo un ruolo sempre più strategico”, spiega Riccardo Pirrone, presidente dell’associazione di categoria. “Non si tratta più solo di pubblicare un post, ma di costruire un dialogo costante e credibile con la cittadinanza, gestire crisi reputazionali e presidiare gli spazi digitali nel rispetto delle norme”.
Il prossimo obiettivo sarà definire un codice Ateco dedicato, che permetta di inquadrare in modo univoco i professionisti del settore, sia autonomi che inseriti in strutture organizzate. Questo permetterà di garantire maggiori tutele, riconoscimenti e di favorire la formazione continua di una figura che, anche alla luce dello sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, sarà centrale nella gestione dei servizi pubblici digitali.
La necessità di riconoscere e regolamentare il lavoro di chi gestisce la comunicazione istituzionale online nasce anche dai rischi professionali legati a errori, violazioni di privacy o danni reputazionali, che oggi spesso ricadono direttamente sui singoli professionisti in assenza di coperture assicurative specifiche.
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