Balneari, via l’obbligo di smontaggio stagionale

Roma, 31 ottobre 2024 – La riforma delle concessioni balneari, dopo anni di rinvii e incertezze, è ormai in fase finale per diventare legge, con importanti novità per i titolari di concessioni. Il decreto-legge, appena approvato alla Camera, introduce una proroga per le concessioni in essere fino al 30 settembre 2027, che potrà essere estesa fino al 31 marzo 2028, qualora si presentino “ragioni oggettive che impediscano la conclusione della procedura selettiva”.

Uno dei punti più discussi riguarda le strutture amovibili: i balneari potranno mantenere le proprie installazioni anche durante la sospensione delle attività, eliminando l’obbligo di smontaggio stagionale. Questa modifica rappresenta una svolta per i gestori, che potranno evitare costi aggiuntivi e garantire una maggiore continuità delle strutture lungo le coste.

Gare e concorrenza entro il 2028: la direttiva Bolkestein

Con la proroga in atto, il settore balneare dovrà comunque aprirsi alla concorrenza, come richiesto dalla direttiva europea Bolkestein, la quale impone che le concessioni siano assegnate tramite gara pubblica. Entro il 31 marzo 2025, il Ministero delle Infrastrutture, in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrà stabilire i criteri per gli indennizzi a favore dei concessionari uscenti.


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Sciopero generale il 29 novembre: Cgil e Uil (senza Cisl) in piazza contro la manovra Meloni

Roma, 31 ottobre 2024 – La tensione sale tra sindacati e governo: Cgil e Uil annunciano un nuovo sciopero generale per venerdì 29 novembre, in aperta contestazione alla legge di bilancio presentata dal governo Meloni. La mobilitazione, che esclude nuovamente la Cisl, punta a ottenere una revisione profonda delle scelte economiche della manovra, riaccendendo il confronto politico.

“Siamo di fronte a una manovra che non risolve i problemi del Paese,” sostengono i sindacati, che accusano il governo di mettere a rischio la stabilità economica e sociale. Tra le richieste, un maggiore potere d’acquisto, il finanziamento alla sanità e ai servizi pubblici, e una politica fiscale più equa che gravi su extraprofitti e grandi patrimoni.

La risposta del governo: tensioni con la maggioranza

La premier Giorgia Meloni non esita a rispondere, ironizzando sulla protesta e ricordando che i sindacati scendono in piazza prima ancora dell’incontro fissato a Palazzo Chigi per martedì 5 novembre. Dalla maggioranza si uniscono voci critiche, tra cui quella della Lega, che definisce la mobilitazione “ridicola”, sostenendo che lo sciopero contrasta con misure in favore dei lavoratori, come l’aumento dei redditi e la riduzione del cuneo fiscale.

Il ruolo dell’opposizione e le divergenze sindacali

Sebbene Cgil e Uil abbiano incassato critiche aspre, la mobilitazione potrebbe trovare supporto nell’opposizione, che già in passato si è schierata al loro fianco. La Cisl, invece, attraverso il segretario Luigi Sbarra, esprime una valutazione diametralmente opposta: considera infatti positivi gli investimenti destinati a salari, sanità e occupazione femminile. “Gran parte dei 30 miliardi della manovra risponde alle nostre richieste,” afferma Sbarra, alimentando il dissenso all’interno del fronte sindacale.

L’incontro a Palazzo Chigi: speranze di mediazione

Lunedì 4 novembre si apriranno le audizioni alla Camera, che culmineranno il 7 con l’intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nonostante il dialogo, i leader sindacali Landini e Bombardieri restano scettici sulla reale possibilità di modifiche significative alla manovra, sebbene si dichiarino pronti a sospendere lo sciopero in caso di apertura del governo.

La prossima convocazione a Palazzo Chigi sarà dunque cruciale: riuscirà il governo a trovare un terreno comune o lo sciopero del 29 novembre segnerà l’ennesima frattura tra politica e mondo sindacale?


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OCF: “Bene i correttivi alla mediazione ma con l’adozione di modifiche essenziali”

Roma, 30 ottobre 2024 – Oggi l’Organismo Congressuale Forense (OCF) è stato audito dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati in merito alle proposte di integrazione e correzione del decreto legislativo n. 149 del 2022. Questo decreto ha introdotto anche modifiche rilevanti alla mediazione civile e commerciale e alla negoziazione.

OCF propone modifiche affinché vi sia un miglior coordinamento tra mediazione e processo e affinché gli organismi di mediazione forensi possano offrire a cittadini ed imprese un sistema più accessibile ed efficiente nel ridurre il carico di lavoro degli uffici giudiziari.

“E’ importante – ha dichiarato il Responsabile del Gruppo di Lavoro Giustizia Complementare – che il patrocinio a spese dello Stato sia esteso anche alla mediazione richiesta dal giudice, per garantire un accesso equo e senza costi aggiuntivi ai cittadini meno abbienti. Nell’ottica di un utilizzo dello strumento che sia accessibile, è necessario semplificare il processo di firma elettronica. In alcuni casi, le parti possono trovare difficoltà nel firmare digitalmente, compromettendo la partecipazione effettiva al procedimento. Per superare questa barriera, proponiamo di permettere all’avvocato di firmare per conto del cliente tramite una procura dallo stesso autenticata. Questo renderebbe il procedimento più fluido senza incidere sulla natura stessa della mediazione”.

L’OCF ha sottolineato come la mancanza della sospensione feriale nei procedimenti di mediazione rappresenti una criticità per il corretto funzionamento degli organismi di mediazione e per la coordinazione con i termini processuali ordinari. Per questo motivo, ha proposto l’estensione della sospensione feriale anche a tali procedure, affinché siano gestite in modo più uniforme rispetto alle attività giurisdizionali.

Sempre in ottica di rafforzare il sistema, l’OCF ha suggerito di includere nel correttivo anche gli organismi di mediazione costituiti dalle fondazioni degli ordini professionali, ampliando così il bacino degli operatori qualificati e promuovendo un’applicazione più diffusa e uniforme della mediazione.

“Per quanto riguarda il regime tributario – hanno concluso i rappresentanti di OCF – occorre maggiore chiarezza in merito all’esenzione fiscale per il verbale e per l’accordo di conciliazione, chiedendo di specificare che entrambi possano beneficiare dell’esenzione fino al limite di valore stabilito. Questo chiarimento servirebbe a evitare possibili interpretazioni discordanti e a garantire una corretta applicazione della norma fiscale”.


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L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti: ferma opposizione al progetto di riforma Foti

Roma, 29 ottobre 2024 – L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti (AMCC) esprime una netta opposizione al disegno di legge Foti, che secondo i magistrati “svuota di sostanza le funzioni della Corte dei conti”, istituzione che la Costituzione designa come garante del bilancio pubblico. L’Assemblea dell’AMCC, convocata in modo permanente, ha proclamato lo stato di agitazione dei magistrati e lanciato un appello al Parlamento per riaprire il dialogo e promuovere una riforma condivisa.

La proposta, spiegano i magistrati, non risolve il problema della “paura della firma”, cioè il timore di incorrere in sanzioni per responsabilità contabile, ma minaccia di compromettere il ruolo della Corte. L’AMCC chiede che il legislatore istituisca una commissione di studio per valutare attentamente gli effetti del disegno di legge e che si adottino le modifiche già avanzate dall’associazione presso le Commissioni parlamentari competenti.

I punti critici della riforma

La proposta di legge, ufficialmente denominata AC. 1621, mira a modificare le responsabilità della Corte dei conti nelle sue funzioni di controllo e consulenza, ma secondo l’AMCC presenta diverse problematiche:

  • Riduzione della responsabilità per danno erariale: La proposta prevede esenzioni di responsabilità che, di fatto, trasferirebbero ai cittadini l’onere economico per danni causati da atti sottoposti a controllo preventivo. Tale esenzione coprirebbe anche documenti “collegati”, ampliando la portata delle esenzioni.
  • Modifica del regime sanzionatorio per dirigenti e dipendenti infedeli: Il testo introduce un sistema di risarcimento danni che non considera il danno effettivo, ma si basa sul reddito del dipendente, limitando la possibilità di recuperare integralmente le perdite subite dallo Stato.
  • Espansione dell’attività consultiva: L’aumento dei pareri richiesti alla Corte viene percepito come un’interferenza nella gestione amministrativa, rischiando di trasformare la Corte in un “co-gestore” delle attività pubbliche.
  • Accentramento delle procure regionali: La proposta prevede l’accorpamento delle sezioni regionali e un’ulteriore centralizzazione che, secondo i magistrati, potrebbe compromettere il presidio di legalità sul territorio.

Le richieste dell’AMCC

L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti ha delineato una serie di richieste per garantire che le modifiche legislative non intacchino il ruolo costituzionale della Corte:

  1. Mantenimento della natura risarcitoria della responsabilità amministrativa, permettendo allo Stato di recuperare interamente il danno subito.
  2. Superamento dello “scudo erariale” e ripristino della responsabilità per colpa grave, come stabilito dalla Corte Costituzionale.
  3. Controllo preventivo senza esenzioni da responsabilità oltre i profili esaminati dalla Corte, per assicurare l’accountability pubblica.
  4. Limitazione dell’attività consultiva a interpretazioni normative di contabilità pubblica, evitando che la Corte venga coinvolta nei casi specifici della gestione amministrativa.

L’Assemblea, che resta convocata in modo permanente, chiede al Parlamento di accogliere queste proposte di modifica, ribadendo la necessità di una riforma ponderata che preservi il ruolo della Corte dei conti come custode della finanza pubblica e ne garantisca l’autonomia.


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CNF: offensive le espressioni “faccia di bronzo” e “demenziale” per riferirsi alla controparte

Il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 220 del 27 | 2024 (presidente facente funzione Corona, relatore Rivellino), ha stabilito che l’uso di espressioni come “faccia di bronzo” e “demenziale” rivolte alla controparte costituisce violazione dell’articolo 52 del Codice Deontologico Forense. Secondo il CNF, il diritto degli avvocati di sostenere le proprie ragioni non giustifica il ricorso a termini “esorbitanti e gratuitamente offensivi”, i quali violano i doveri di probità, dignità e decoro richiesti dall’ordinamento.

L’impiego di un linguaggio canzonatorio, come riferirsi alla controparte definendola “faccia di bronzo” o descrivere la tesi avversaria come “demenziale”, rappresenta un comportamento non conforme al decoro professionale. Il CNF sottolinea che anche un tono appassionato nell’esposizione delle proprie posizioni non deve trasgredire le norme di rispetto reciproco, essenziali alla figura dell’avvocato.

Questa decisione ribadisce l’importanza di mantenere un linguaggio sobrio e rispettoso, evitando espressioni che, sebbene possano nascere dall’ardore della difesa, rischiano di ledere la dignità della professione legale.


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I Funzionari giudiziari contro la proposta della CGIL: “Demansionamento inaccettabile”

I Funzionari del comparto giustizia, riuniti in un’associazione spontanea, hanno espresso “profonda preoccupazione” e ferma opposizione alla recente proposta avanzata dalla CGIL durante le trattative per la contrattazione integrativa. Secondo i Funzionari, la proposta sindacale rischia di portare a un drastico e immotivato declassamento del loro ruolo, accostandoli a mansioni tipiche del personale di livello inferiore, appartenente alla famiglia professionale degli Assistenti.

La CGIL, con questa iniziativa, mirerebbe a rispondere alle esigenze di una minoranza di dipendenti, ma il risultato sarebbe devastante per il riconoscimento professionale dei Funzionari giudiziari. “Anziché valorizzare l’esperienza e le competenze tecniche che rendono possibile la gestione degli uffici giudiziari,” sottolinea l’associazione, “si provocherebbe un arretramento delle loro funzioni, compromettendo la già fragile struttura organizzativa degli uffici, appesantita da carichi di lavoro rilevanti e difficoltà operative.”

A destare sconcerto è il fatto che una tale proposta provenga da un’organizzazione sindacale, e non dall’Amministrazione. I Funzionari evidenziano che la proposta CGIL non rispetta i principi di equità e valorizzazione delle risorse umane che dovrebbero guidare qualsiasi trattativa, violando inoltre l’impianto della Contrattazione Nazionale Funzioni Centrali.

L’associazione dei Funzionari giudiziari chiede, dunque, alla CGIL di ritirare la proposta e invita le altre parti coinvolte a dichiarare formalmente il loro dissenso, chiedendo all’Amministrazione di respingerla e di adottare soluzioni che rispettino e riconoscano il valore del lavoro dei Funzionari, anche attraverso prospettive di progressione economica e di carriera.

I Funzionari confidano in un approccio più lungimirante nelle prossime trattative, che tenga conto della qualità del servizio giudiziario e del rispetto della professionalità di tutti i lavoratori. “È necessario valorizzare esperienza e merito specifico, oltre al bagaglio formativo acquisito negli anni,” affermano, mantenendo la disponibilità ad intraprendere azioni per difendere la dignità del loro ruolo, incluse eventuali azioni legali.

Infine, vista la “insanabile frattura” con la rappresentanza sindacale di categoria, i Funzionari chiedono formalmente le dimissioni della coordinatrice della CGIL per il settore giustizia, giudicando che le sue azioni abbiano minato la fiducia riposta nella rappresentanza e nei principi di tutela dei diritti dei lavoratori che dovrebbero ispirarne l’operato.


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In ogni società con fondi pubblici un rappresentante del MEF

Roma – Con la nuova legge di bilancio arriva l’obbligo per le società che ricevono contributi pubblici di avere un rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nei collegi sindacali. L’articolo 112, intitolato “Misure di potenziamento dei controlli di finanza pubblica,” prevede che ogni società o ente che percepisca contributi superiori a 100.000 euro dovrà integrare i propri organi di controllo con un membro di nomina ministeriale.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare il monitoraggio e il controllo dell’uso dei fondi pubblici, evitando sprechi e assicurando che le risorse siano destinate correttamente. Tale misura, si legge nella norma, permetterà di migliorare la trasparenza e di garantire che i contributi statali siano usati in conformità agli obiettivi stabiliti a livello nazionale ed europeo.

Chi è coinvolto e da quando

L’obbligo si applicherà a tutte le società di capitali (circa 30.000) e a enti privati come fondazioni, cooperative e associazioni che ricevano almeno 100.000 euro annui sotto qualsiasi forma di finanziamento pubblico. L’importo potrà variare in futuro e sarà determinato tramite un decreto del Presidente del Consiglio su proposta del MEF entro il 31 marzo 2025. La norma non sarà retroattiva: entrerà in vigore a partire dai contributi erogati dal 1° gennaio 2025.

I compiti dei rappresentanti del MEF

I sindaci e revisori nominati dal MEF avranno il compito di monitorare l’uso dei fondi pubblici e di fornire rapporti dettagliati alla Ragioneria Generale dello Stato. Le linee guida per tali attività saranno stabilite dallo stesso Ministero per garantire il rispetto delle normative comunitarie e degli obiettivi di finanza pubblica.

Possibili criticità e opinioni contrarie

Non mancano le critiche a questa novità. Alcuni esperti evidenziano il rischio di una “doppia gestione” in quanto la maggioranza dei collegi sindacali e dei revisori è già composta da figure professionali qualificate, come commercialisti e revisori legali. Inoltre, la norma potrebbe escludere le società con un solo sindaco o revisore, tipiche delle SRL, creando disparità di trattamento. Per una maggiore uniformità, alcuni suggeriscono di estendere il monitoraggio anche a questi enti tramite la semplice rendicontazione al MEF.


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Roma – Nuove misure antiriciclaggio in arrivo per il settore delle criptovalute. Il Consiglio dei ministri italiano ha approvato ieri lo schema di decreto legislativo che recepisce le disposizioni del Regolamento UE sulle cripto-attività, introducendo l’obbligo di identificazione per tutte le transazioni in criptovalute, incluse quelle che avvengono tramite indirizzi auto-ospitati.

Con questa normativa, sia il cedente che il cessionario delle cripto-attività dovranno essere identificati, insieme ai rispettivi eventuali titolari effettivi, anche se il trasferimento avviene senza intermediari o operatori regolamentati. Tale obbligo rappresenta una misura chiave per ridurre i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, allineando l’Italia agli standard di trasparenza e sicurezza europei.

L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di regolamentazione delle cripto-attività a livello comunitario, con l’obiettivo di garantire una maggiore tracciabilità delle operazioni e proteggere il mercato dalle attività illecite.


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Roma – Nuove disposizioni e strumenti per rendere più snello ed efficiente il processo civile. È questo l’obiettivo del decreto legislativo correttivo della riforma Cartabia, approvato definitivamente ieri, 29 ottobre 2024 dal Consiglio dei ministri. Tra le novità, l’e-fattura diventa un documento sufficiente per ottenere un decreto ingiuntivo, semplificando così le verifiche preliminari e riducendo le difficoltà iniziali nelle cause civili.

Con questa modifica normativa, la fase introduttiva del processo civile viene ristrutturata per limitare i ritardi e gli errori che possono portare a falsi avvii. Parallelamente, cresce il ricorso alle notifiche via posta elettronica certificata (Pec), una misura che garantisce maggiore velocità e tracciabilità.

Un’altra importante novità riguarda l’uso del rito di cognizione semplificato, uno strumento pensato per ridurre i tempi del processo civile. Inoltre, quando ritenuta necessaria per la corretta comprensione della causa, sarà possibile sostituire la trattazione scritta con una pubblica udienza, a vantaggio di una maggiore trasparenza e chiarezza tra le parti.

La riforma mira quindi a rendere «più fluidi alcuni snodi» del processo, come dichiarato nel testo del decreto.


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Elezioni USA e social media: le misure delle Big Tech per proteggere il voto

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti rappresentano l’ultimo grande evento elettorale del 2024, un anno in cui oltre due miliardi di persone sono state chiamate alle urne in 76 Paesi. La posta in gioco è altissima, e i social media sono nuovamente al centro della scena come canale privilegiato per l’informazione, ma anche per il rischio di disinformazione. Le principali piattaforme social, da Meta a TikTok, fino a X (ex Twitter), hanno implementato misure significative per tutelare la sicurezza delle informazioni e la trasparenza del voto. Ecco le loro strategie per contrastare fake news e manipolazione dell’opinione pubblica.

Meta: continuità e innovazione contro la disinformazione

Meta, casa madre di Instagram e Facebook, ha sviluppato un complesso sistema di protezione basato su anni di investimenti e tecnologie di sicurezza. Oltre 40.000 dipendenti e 20 miliardi di dollari sono stati dedicati a proteggere la sicurezza dei contenuti sulle sue piattaforme. Per le elezioni americane del 2024, Meta ha rafforzato le iniziative già adottate per le presidenziali 2020 e le elezioni di metà mandato 2022, potenziando la rete di fact-checking e implementando strumenti per etichettare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

Meta ha anche sospeso la pubblicità politica nell’ultima settimana di campagna e attivato notifiche per collegare gli elettori alle fonti ufficiali di informazione elettorale. Con il supporto di oltre cento partner di fact-checking nel mondo, la piattaforma monitora costantemente la diffusione di contenuti potenzialmente fuorvianti.

TikTok: alfabetizzazione mediatica e rigide policy sull’intelligenza artificiale

TikTok, piattaforma particolarmente popolare tra i giovani, ha introdotto il suo “US Elections Center”, un hub informativo pensato per garantire agli oltre 150 milioni di utenti americani informazioni verificate e notizie aggiornate. Notifiche e segnali visivi indirizzano gli utenti verso fonti affidabili, mentre spunte blu e etichette su account di politici e istituzioni contribuiscono a distinguere i profili ufficiali.

Per fronteggiare la sfida dei contenuti generati dall’AI, TikTok ha implementato norme severe che vietano contenuti manipolati che rappresentano in modo fuorviante personaggi pubblici. Creatori e utenti sono inoltre obbligati a etichettare i contenuti generati dall’AI, promuovendo la trasparenza. La piattaforma ha vietato la pubblicità politica a pagamento, impedendo ai politici di monetizzare i propri account.

X (ex Twitter): nuove etichette e policy di integrità civica

Sotto la guida di Elon Musk, X ha aggiornato le sue policy ad agosto 2023, introducendo un sistema di etichettatura per contrassegnare i contenuti ritenuti fuorvianti. Le nuove regole vietano l’uso della piattaforma per interferire nei processi elettorali, sebbene X specifichi che non tutte le informazioni inesatte sono considerate tentativi di manipolazione. Mentre Musk ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a Donald Trump, le misure della piattaforma si concentrano sul blocco di contenuti falsi relativi ai dettagli operativi delle elezioni, come date e modalità di voto.

Le sfide delle Big Tech e l’AI

Con le innovazioni dell’intelligenza artificiale, il confine tra disinformazione e realtà si è fatto più sottile e difficile da individuare. I giganti della tecnologia sono dunque impegnati a stabilire standard tecnici per identificare i contenuti generati dall’AI, lavorando insieme a Google, Microsoft, Adobe, e altre realtà per evitare che l’AI venga usata in modo fraudolento.

Con milioni di utenti esposti ai messaggi elettorali, le Big Tech stanno scommettendo su un utilizzo responsabile delle proprie piattaforme. Se queste misure si riveleranno efficaci nel preservare l’integrità del voto, lo diranno i risultati. Per ora, resta chiaro l’obiettivo comune: mantenere i processi elettorali liberi dalla manipolazione, tutelando al contempo la trasparenza e l’affidabilità delle informazioni in un’era di cambiamenti tecnologici senza precedenti.


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