L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nell’agenda legislativa italiana. Con il voto definitivo del Senato del 17 settembre, il disegno di legge che disciplina il settore diventa realtà. Il provvedimento si ispira al regolamento europeo 2024/1689 e introduce due misure di sostegno pensate per attrarre competenze e capitali.
La prima novità riguarda il fronte fiscale: viene ampliato il “regime agevolativo per i lavoratori impatriati”. D’ora in avanti, potranno beneficiare della detassazione del 50% dei redditi fino a 600mila euro anche i professionisti che abbiano svolto attività di ricerca – anche applicata – nell’ambito delle tecnologie di intelligenza artificiale. Una mossa che punta a richiamare in Italia cervelli specializzati in uno dei comparti più strategici per la competitività futura.
La seconda misura è di natura finanziaria e prevede il rafforzamento del Fondo nazionale innovazione, gestito da Cdp Venture Capital. La dotazione sale a un miliardo di euro, con una quota consistente riservata al settore della cybersecurity, cruciale per la protezione dei sistemi digitali e per la fiducia negli strumenti basati sull’IA.
Nessun nuovo incentivo fiscale “verticale” dedicato esclusivamente all’intelligenza artificiale: il governo ha scelto di puntare sugli strumenti già esistenti, come i crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, il patent box e i benefici previsti per le start-up innovative. Misure che, se correttamente applicate, restano accessibili anche alle imprese del comparto AI.
Non è escluso che ulteriori interventi arrivino con la prossima legge di bilancio, in particolare sul fronte della formazione. L’alfabetizzazione digitale e l’aggiornamento delle competenze sui sistemi di IA sono infatti tra le priorità indicate anche dal regolamento europeo. Si parla della possibile reintroduzione del credito d’imposta per la formazione 4.0, già operativo tra il 2018 e il 2022, in una versione rimodulata per sostenere imprese e lavoratori in un settore in continua evoluzione.
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