Praticanti abilitati: possono sostituire il dominus negli interrogatori e perquisizioni?

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) di Paola ha richiesto un parere sulla possibilità per un praticante avvocato abilitato di sostituire il proprio dominus durante interrogatori davanti alla polizia giudiziaria e nel corso di perquisizioni, nei casi in cui il dominus sia già stato nominato.

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF), attraverso il parere n. 47 del 9 ottobre 2024, ha risposto facendo riferimento all’articolo 41, comma 12, della legge n. 247/12. Tale norma prevede che il praticante avvocato, dopo sei mesi dall’iscrizione nel registro dei praticanti e purché in possesso della laurea in giurisprudenza, possa svolgere attività professionale in sostituzione del proprio dominus. Tuttavia, tale facoltà è limitata a specifici ambiti di competenza: procedimenti dinanzi al giudice di pace, reati contravvenzionali e quelli che in passato rientravano nella competenza del pretore.

Secondo il CNF, le attività oggetto del quesito rientrano nella nozione di “attività professionale” prevista dalla normativa. Pertanto, qualora gli interrogatori o le perquisizioni siano legati a procedimenti compresi negli ambiti di competenza definiti dall’articolo 41, comma 12, e vi sia il controllo del dominus, il praticante abilitato può effettivamente svolgere tali mansioni.


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Apple paga 95 milioni di dollari per risolvere causa su Siri: privacy sotto accusa

Apple ha accettato di pagare 95 milioni di dollari per chiudere una causa legale che accusava Siri, il celebre assistente digitale del colosso tecnologico, di ascoltare conversazioni private degli utenti. L’accordo, che dovrà essere approvato da un giudice per essere finalizzato, include anche l’impegno da parte dell’azienda di confermare l’eliminazione delle registrazioni effettuate in maniera non autorizzata.

“Apple ha sempre negato e continua a negare qualsiasi presunto illecito e responsabilità”, si legge nella proposta di accordo presentata dal gigante di Cupertino.

La vicenda ha avuto origine cinque anni fa, con una class action che denunciava l’attivazione involontaria di Siri su dispositivi come iPhone, iPad e HomePod. Secondo l’accusa, le conversazioni catturate sarebbero state non solo raccolte da Apple, ma in alcuni casi condivise con terze parti, violando così la privacy degli utenti.

Non è la prima volta che un colosso tecnologico finisce nel mirino per questioni di privacy. Nel 2023, Amazon ha accettato di pagare oltre 30 milioni di dollari alla Federal Trade Commission degli Stati Uniti per risolvere una disputa simile riguardante l’assistente digitale Alexa e le telecamere Ring Doorbell.

Con questo accordo, Apple chiude un capitolo spinoso legato alla gestione dei dati degli utenti, ma il caso solleva nuovamente interrogativi sull’equilibrio tra tecnologia e tutela della privacy.


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Al via il progetto ‘PintoPaga’, azzeramento dell’arretrato e risparmio stimato di 60 milioni

Roma, 2 gennaio 2025 – Con l’approvazione della Manovra 2025 prende ufficialmente il via il progetto ‘PintoPaga’, che punta ad azzerare in due anni (da gennaio 2025 a dicembre 2026) l’arretrato relativo alla liquidazione degli indennizzi dovuti dall’Italia a titolo di equa riparazione e previsti dalla Legge Pinto (legge 24 marzo 2001, n. 89) per il mancato rispetto del ‘termine ragionevole’ dei processi.

La nuova normativa approvata con la legge di Bilancio (art. 1, commi da 817 a 821, della legge 30 dicembre 2024, n. 207) consentirà anche la piena attuazione della Convenzione stipulata dal Ministero della Giustizia con la Formez Pa, società in house della Presidenza del Consiglio, per il reclutamento di nuovo personale addetto alla liquidazione delle somme attribuite ai richiedenti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La dotazione organica dell’Ufficio I della Direzione Generale Affari Giuridici e Legali, attualmente composta di 15 unità già impiegate nella procedura, sarà incrementata con l’assunzione a tempo determinato di ulteriori 59 addetti, entro la fine del mese di gennaio 2025. Grazie alla forza lavoro aggiuntiva si potrà far fronte all’estensione della lavorazione dei decreti pendenti (anni dal 2015 al 2022) sulla piattaforma SIAMM PINTO DIGITALE, già in uso per le decisioni emesse dal 2023, di competenza delle Corti d’Appello.

Il costo finale della Convenzione, quantificato in 5 milioni di euro, porterà ad un risparmio di circa 60 milioni – secondo una stima prudente – per gli esborsi che sarebbero dovuti dall’Erario a titolo di interessi per ritardato pagamento degli indennizzi o di spese per i giudizi di esecuzione o di ottemperanza intentati nei confronti dell’Amministrazione dai beneficiari/creditori.

Per accedere alla nuova procedura sulla piattaforma informatica, l’unico onere richiesto ai creditori è di inoltrare nuovamente per via telematica la richiesta di liquidazione, con tutta la documentazione necessaria a verificare l’attualità delle pretese e la regolarità delle dichiarazioni rese dagli interessati.


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Processo penale telematico, proroga del regime del “doppio binario”

Roma, 31 dicembre 2024 – E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 dicembre 2024, n. 304, il Regolamento 27 dicembre 2024, n. 206, che modifica i termini del deposito degli atti previsti dalla cd Riforma Cartabia sul processo penale telematico (decreto ministeriale 23 dicembre 2023, n. 217).

Il provvedimento, a firma del ministro della Giustizia Carlo Nordio, introduce una disciplina transitoria che proroga – in successive fasi temporali – il regime del “doppio binario” (analogico e telematico) per il deposito degli atti dei soggetti “interni” ed “esterni” negli uffici giudiziari penali.


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Pubblicato nella notte, il Decreto che modifica l’articolo 3 del D.M. 217/2023 introduce importanti cambiamenti per gli avvocati in materia di deposito degli atti penali. Le novità, operative da domani 1 gennaio 2025, prevedono un maggiore ricorso al portale telematico, con alcune eccezioni e possibilità facoltative.

Deposito obbligatorio al portale
A partire dal 1° gennaio 2025, sarà obbligatorio utilizzare il portale per il deposito di tutti gli atti destinati a:

  • Procura della Repubblica (compresa la Procura Europea);
  • Tribunale (inclusi GIP e GUP);
  • Procura generale, limitatamente ai procedimenti di avocazione.

Eccezioni al deposito obbligatorio
Fino a date specifiche, sarà consentito il deposito non telematico (tramite PEC o in forma cartacea) per alcune tipologie di atti:

  • Fino al 31 dicembre 2025: Atti destinati al Tribunale (inclusi GIP e GUP) relativi a:
    a) Procedimenti di misure cautelari (Libro IV del codice di procedura penale);
    b) Impugnazioni in materia di sequestro probatorio.
  • Fino al 31 marzo 2025: Atti relativi ai riti abbreviato, direttissimo e immediato destinati al Tribunale (inclusi GIP e GUP).

    Nota: Il portale resta obbligatorio per atti destinati alla Procura per questi riti.

Deposito facoltativo al portale
Sino al 31 dicembre 2026, sarà possibile depositare anche tramite il portale (mantenendo quindi le opzioni cartacea e PEC) gli atti destinati a:

  • Giudice di pace;
  • Corte d’appello;
  • Procura generale.

Inoltre, sempre entro la stessa scadenza, sarà possibile il deposito anche al portale per gli atti destinati a:

  • Tribunale e Procura per i minorenni;
  • Magistrato e Tribunale di sorveglianza;
  • Corte di Cassazione e Procura generale presso la Cassazione.
    Tale possibilità è subordinata all’attestazione di funzionalità da parte del DGSIA.

Esclusioni dal portale
Restano escluse dall’obbligo del portale le seguenti categorie di procedimenti:

  • Misure di prevenzione;
  • Procedimenti disciplinati dai Libri X e XI del codice di procedura penale.

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L’Intelligenza artificiale cresce, ma resta una sfida per le imprese italiane

Nonostante i progressi tecnologici e l’attenzione mediatica, l’Intelligenza artificiale (IA) non ha ancora trovato una diffusione capillare tra le imprese italiane. Nel 2024, solo l’11,4% delle aziende ha integrato l’IA nel proprio patrimonio tecnologico, un dato in crescita rispetto al 2021 ma ancora lontano da una piena adozione. Lo rivela un’analisi di Unioncamere e Dintec basata sui dati dell’Osservatorio Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio.

Nel frattempo, le imprese italiane hanno concentrato gli investimenti in altre tecnologie, come il Cloud, i sistemi di pagamento digitali e la cybersicurezza. Tuttavia, l’IA è destinata a diventare centrale nei programmi futuri: tra il 2025 e il 2027, quasi il 19% delle aziende intende puntare su questa tecnologia, che balza al primo posto tra le priorità strategiche.

Un’adozione territoriale e settoriale non omogenea
L’adozione dell’IA in Italia non è uniforme e presenta una netta prevalenza nel Centro-Nord. Il 68% delle imprese che già la utilizzano si trova in Lombardia, Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. Tra le città più avanzate spiccano Milano, Roma, Torino, Verona e Reggio Emilia.

A livello settoriale, la maggior parte delle imprese che ha integrato l’IA opera nel comparto dei servizi, evidenziando un orientamento verso l’innovazione soprattutto nelle attività legate al digitale e alla gestione dati.

Uno sguardo al futuro
Nonostante i numeri attuali, il panorama appare promettente. L’interesse crescente verso l’IA dimostra che il sistema produttivo italiano sta prendendo consapevolezza del potenziale strategico di questa tecnologia. Con un aumento degli investimenti e una diffusione più equilibrata tra i territori, l’IA potrebbe diventare un elemento chiave per la competitività delle imprese italiane nei prossimi anni.


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Il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria ha pubblicato l’avviso di scorrimento delle graduatorie relative al concorso per 3946 Addetti all’Ufficio per il Processo indetto il 5 aprile 2024.

Restano disponibili per la scelta di sede 542 posti complessivi, in 20 distretti di Corte d’Appello.

L’inoltro del modulo di disponibilità all’assunzione da parte dei candidati sarà consentito dalle ore 15 del 30 gennaio 2024 alle ore 12 del 10 gennaio 2025.

TUTTI I DETTAGLI NELLA SCHEDA DI SINTESI


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Paesi sicuri e accoglienza migranti: la parola alla Corte di Giustizia UE

La questione della definizione di “Paesi sicuri” resta al centro del dibattito europeo sull’accoglienza dei migranti. Il prossimo 25 febbraio 2025, la Corte di giustizia dell’Unione europea sarà chiamata a pronunciarsi su un tema che continua a sollevare interrogativi di carattere giuridico e umanitario.

Nel frattempo, la Suprema Corte di Cassazione ha deciso di sospendere ogni provvedimento relativo al ricorso del governo contro le mancate convalide del trattenimento di migranti in Albania. La decisione, presa accogliendo la richiesta della Procura generale, sottolinea l’importanza del dialogo tra giurisdizioni, evidenziando come la Cassazione intenda collaborare con spirito di leale cooperazione senza tradurre la propria posizione in un principio di diritto vincolante fino alla pronuncia della Corte UE.

La posizione della Cassazione
Secondo l’Ordinanza interlocutoria della Cassazione, la designazione di un Paese come “sicuro” è prerogativa del Ministro degli Affari Esteri e degli altri Ministri competenti. Tuttavia, spetta al giudice di convalida verificare la legittimità di questa designazione, soprattutto in procedimenti urgenti come quelli legati al trattenimento dei migranti.

In casi limite, il giudice deve accertare se la valutazione ministeriale abbia superato i confini della ragionevolezza o sia divenuta non rispondente alla realtà, considerando eventuali persecuzioni diffuse e costanti che renderebbero il Paese non sicuro per il richiedente. La Cassazione ribadisce che il rispetto dei diritti fondamentali, incluso quello delle minoranze, è un elemento imprescindibile per definire uno Stato come Stato di diritto.

L’attesa per la Corte UE
La Cassazione ha rinviato la decisione del ricorso, sottolineando la necessità di attendere il giudizio della Corte di giustizia UE, che si esprimerà su plurimi ricorsi pregiudiziali, provenienti sia dall’Italia che dal Tribunale amministrativo di Berlino. Questi ricorsi sono destinati a influenzare il principio di diritto che la Cassazione stabilirà per il futuro, tenendo conto delle indicazioni sovranazionali.

Il quadro europeo
La definizione di “Paesi sicuri” è una questione cruciale nel dibattito migratorio, come dimostrano anche le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha evidenziato la necessità di chiarire i criteri alla base di tale concetto.


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Processo Penale Telematico, AIGA: “Obbligatorietà deposito telematico, necessario garantire funzionalità del sistema”

“L’Associazione Italiana Giovani Avvocati, in attesa di esaminare il testo delle modifiche dell’articolo 3 D.M. n. 217/2023, prende atto della preannunciata decisione del ministero della Giustizia di non prorogare l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del deposito telematico degli atti relativi all’udienza preliminare, ai riti speciali (ad eccezione del rito direttissimo) e al dibattimento, prevedendo, al contempo, la possibilità del deposito con modalità non telematiche (“doppio binario”) sino al 1° aprile 2025 per quelli relativi al rito direttissimo e sino al 31 dicembre 2025 per quelli relativi ai procedimenti cautelari e, per i soli magistrati, alla fase delle indagini preliminari”. Lo afferma il presidente AIGA, Carlo Foglieni.

“La nostra associazione è da sempre favorevole alla digitalizzazione del sistema giustizia, consapevole dei benefici che ne derivano”, sottolinea Foglieni. “Tale cambiamento comporta, tuttavia, un approccio interdisciplinare che deve tener conto di diversi aspetti: dalle infrastrutture tecnologiche ai processi organizzativi degli uffici giudiziari, dalla formazione del personale alla collaborazione tra le istituzioni e, ovviamente, dalla tutela del diritto di difesa. Per tale motivo, in questo ulteriore periodo di sperimentazione del Processo Penale Telematico, è di fondamentale importanza garantire la piena ed effettiva funzionalità del sistema al fine di evitare, in caso di malfunzionamento, di pregiudicare il diritto di difesa, prevedendo, in quest’ultimo caso, la possibilità per gli avvocati di effettuare il deposito anche con modalità non telematiche”.


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Attacco informatico a InfoCert: violati dati personali di clienti, credenziali al sicuro

InfoCert, uno dei principali provider di identità digitale SPID in Italia, ha annunciato di essere stata vittima di un attacco informatico che ha portato alla pubblicazione non autorizzata di dati personali relativi a clienti registrati nei sistemi di un fornitore terzo. La società ha rassicurato che l’integrità dei propri sistemi informatici non è stata compromessa, e che nessuna credenziale o password di accesso ai servizi InfoCert è stata coinvolta.

L’attacco e i dati trafugati

Secondo quanto emerso, gli attaccanti sarebbero riusciti a trafugare circa 5,5 milioni di registrazioni, inclusi 1,1 milioni di numeri di telefono e 2,5 milioni di indirizzi email. Parte di questi dati sarebbe già stata condivisa online dagli hacker come prova per attirare potenziali acquirenti.

L’azienda ha dichiarato di aver rilevato l’incidente il 27 dicembre scorso, durante le consuete attività di monitoraggio dei propri sistemi. Tuttavia, ha precisato che la violazione riguarda i sistemi di un fornitore terzo e non quelli direttamente gestiti da InfoCert.

Le indagini in corso

InfoCert ha assicurato che sono in corso approfondite verifiche sull’accaduto, e che verranno presentate le necessarie denunce alle autorità competenti. La società sta lavorando per chiarire la portata dell’attacco e fornire ulteriori dettagli ai propri clienti nei prossimi giorni.

La risposta dell’azienda

Nonostante la gravità dell’incidente, InfoCert ha voluto tranquillizzare i propri utenti: “Nessuna credenziale di accesso ai servizi InfoCert e nessuna password è stata compromessa”. Questa dichiarazione mira a ridurre il timore di un possibile utilizzo fraudolento delle identità digitali dei clienti.


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