Frodi finanziarie online, Consob e Google insieme: nuova collaborazione per tutelare i risparmiatori

La Consob ha stretto un accordo con Google per combattere le frodi finanziarie online, mirate a trarre in inganno i risparmiatori italiani attraverso pubblicità ingannevoli su piattaforme digitali come Google e YouTube. Da ora, solo gli inserzionisti accreditati presso autorità come Consob, Banca d’Italia e Ivass potranno promuovere servizi finanziari, grazie a rigorosi sistemi di verifica.

Il ruolo dell’AI e la collaborazione con le Big Tech

Diego Ciulli, responsabile Public Policy di Google Italia, ha evidenziato come l’AI giochi un ruolo cruciale in questa iniziativa, permettendo di bloccare inserzioni pericolose e phishing prima che raggiungano gli utenti. Nel 2022, Google ha bloccato 198 milioni di inserzioni ingannevoli a livello globale e mira ad aumentare ulteriormente l’efficacia.

Federico Cornelli di Consob ha spiegato che l’obiettivo dell’accordo è anche di creare una rete globale contro le frodi, collaborando con altre piattaforme come Meta e LinkedIn. Flavio Arzarello di Meta ha ribadito la necessità di lavorare insieme per identificare account falsi e agire preventivamente.

Risultati e prospettive future

Negli ultimi anni, Consob ha già oscurato oltre 1.200 siti sospetti, ma i truffatori internazionali rappresentano una sfida. Con l’aiuto della tecnologia, l’ente prevede di aumentare la protezione dei consumatori, promuovendo anche l’educazione finanziaria per una maggiore consapevolezza sugli investimenti online.

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Codice della strada: dal 2025 multe più salate per infrazioni comuni

Dal 1° gennaio 2025, le sanzioni pecuniarie previste dal Codice della strada potrebbero aumentare di oltre il 5%, dopo due anni di sospensione. L’aggiornamento, basato sull’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), prevede rincari per alcune delle infrazioni più comuni. Ad esempio, chi guida utilizzando il cellulare sarà multato con una cifra che passa da 165 a 174 euro, mentre il passaggio con semaforo rosso costerà 177 euro (rispetto agli attuali 167). Anche circolare senza revisione diventerà più oneroso, con sanzioni da 183 euro, contro i 173 attuali.


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Australia pronta a vietare i social ai minori. Valditara: “Contenuti spesso devastanti”

L’Australia ha annunciato una misura storica per proteggere i minori: vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. A dichiararlo è stato il primo ministro Anthony Albanese, determinato a contrastare le grandi aziende tecnologiche per garantire la sicurezza dei giovani online. “I social media stanno davvero danneggiando i bambini e ho intenzione di porre fine a tutto questo,” ha affermato Albanese, sottolineando come le piattaforme social possano rappresentare una minaccia per i più giovani.

Il caso francese: TikTok sotto accusa

La questione ha recentemente preso piede anche in Francia, dove sette famiglie hanno denunciato TikTok. Il gruppo di genitori, uniti nel collettivo Algos Victima, ha deciso di portare la piattaforma cinese in tribunale, accusandola di aver esposto i propri figli a contenuti pericolosi, tra cui video che incitano all’autolesionismo, al suicidio e alla promozione di disturbi alimentari. Questo caso rappresenta un precedente importante in Europa, in quanto per la prima volta i genitori chiedono il riconoscimento della responsabilità diretta di TikTok per le tragiche conseguenze che hanno colpito le loro figlie. Due adolescenti, infatti, si sono tolte la vita a soli 15 anni, altre quattro hanno tentato di suicidarsi e una è diventata anoressica.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha commentato la notizia, sottolineando l’importanza di vietare l’accesso ai social ai minori di 15 anni. “Ci sono contenuti spesso devastanti che rischiano di rovinare i nostri giovani,” ha scritto Valditara su X (ex Twitter), a conferma di come il problema sia avvertito anche in Europa.

Un problema globale, una risposta comune?

Con il crescere della consapevolezza sugli effetti negativi dei social network, si intensifica la pressione sui governi e sulle aziende tecnologiche per regolamentare e vigilare sui contenuti accessibili ai minori. Se l’Australia rappresenta un apripista in questa battaglia per la tutela dei giovani, l’Europa, con i suoi casi drammatici, potrebbe presto seguire la stessa strada.


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“Meno killer, più professionisti”: le mafie si adeguano ai tempi, lo Stato resta indietro

La recente inchiesta sul “dossieraggio” ha rivelato un preoccupante scenario criminale, in cui informazioni riservate vengono vendute sul mercato nero al miglior offerente. Il criminologo Vincenzo Musacchio, docente e ricercatore indipendente specializzato nella lotta alla criminalità organizzata, analizza questo fenomeno definendolo, in un’intervista a Rainews, “un mastodontico mercato nero di informazioni riservate” che coinvolge organizzazioni mafiose e terroristiche. A suo avviso, siamo di fronte a nuovi scenari criminali che l’attuale sistema di sicurezza non è in grado di contrastare adeguatamente.

Informazioni riservate e manipolazione dell’economia e della politica

Le informazioni riservate possono influenzare politica ed economia. In questo mercato sommerso, le informazioni riservate vengono acquisite illegalmente e vendute a organizzazioni criminali, le quali usano tali dati per ottenere favori e vantaggi, senza necessariamente ricorrere alla corruzione economica diretta. “Oggi”, spiega Musacchio, “siamo di fronte a nuove forme di corruzione perpetrate spesso senza dazione di denaro. Basta la dimostrazione di possesso di informazioni compromettenti per ottenere quanto richiesto”. Questa dinamica si realizza tanto nel mondo fisico quanto in quello virtuale, alimentata dall’uso di Internet e delle tecnologie moderne.

Preoccupazioni per la sicurezza nazionale

Musacchio esprime forti preoccupazioni per la sicurezza nazionale, considerando la vasta quantità di violazioni dei dati personali già emerse. Ricorda, infatti, i numerosi attacchi a database istituzionali, tra cui quelli della Procura Nazionale Antimafia e delle forze di polizia. A suo avviso, siamo di fronte a una situazione al limite dell’eversione, che rappresenta una minaccia per la stabilità democratica. La sua preoccupazione deriva anche dalla consapevolezza che le infrastrutture di cybersicurezza del Paese sono estremamente vulnerabili.

L’interesse delle mafie nel cyberspazio

L’esperto sottolinea che le mafie moderne, al pari delle grandi organizzazioni terroristiche, hanno imparato a sfruttare il cyberspazio per attività illecite. Non è un caso che molti dei più grandi esperti di hacking abbiano scelto di lavorare per organizzazioni criminali anziché per gli Stati. Musacchio descrive il cyberspazio come “una delle tante metamorfosi delle moderne organizzazioni criminali”, dove le mafie sfruttano il dark web per frodi, riciclaggio e investimenti finanziari.

Un esempio concreto riguarda l’uso di piattaforme come Binance per il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga, pratica osservata da agenzie internazionali come la DEA. Anche in Italia, la ‘ndrangheta ha iniziato a usare criptovalute per mascherare le sue transazioni illegali, dimostrando quanto le nuove tecnologie siano entrate nell’arsenale criminale.

“Meno killer, più professionisti”

Musacchio avverte che le mafie cambiano rapidamente per adattarsi ai tempi, mentre lo Stato resta indietro nelle strategie di contrasto. “Meno killer, più professionisti” è lo slogan che usa per spiegare ai suoi studenti questa trasformazione: le organizzazioni criminali si avvalgono di esperti altamente qualificati per operare nell’economia digitale, un contesto in cui la violenza fisica viene sostituita dalla coercizione tecnologica.

Il ruolo delle organizzazioni terroristiche

Le organizzazioni terroristiche, sebbene meno potenti economicamente delle mafie, utilizzano il cyberspazio per attività di propaganda, reclutamento e addestramento. L’esperto osserva che, se avessero il medesimo potenziale economico delle mafie, rappresenterebbero una minaccia ancor più grave per la sicurezza.

Una cyber-sicurezza 4.0 come necessità imperativa

Per Musacchio, la difesa contro queste minacce richiede investimenti significativi in risorse umane e tecnologiche, insieme a una formazione specifica per le forze dell’ordine e una cooperazione a livello internazionale. “Ad una mafia 4.0 dobbiamo contrapporre almeno un’antimafia 4.0”, afferma, indicando la necessità di un’azione coordinata per fronteggiare la criminalità moderna.


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Più smart working, settimana corta e aumento in busta paga: firmato il nuovo contratto, ma senza CGIL e UIL

È stato firmato il rinnovo del contratto 2022-2024 per i dipendenti pubblici del comparto Funzioni centrali, ma senza il consenso di CGIL e UIL. L’accordo, sottoscritto all’Aran da CISL-Fp e sindacati autonomi come Confsal Unsa, Flp e Confintesa Fp, rappresenta 195mila lavoratori di ministeri, agenzie fiscali ed enti come INPS e INAIL, e prevede un aumento medio di 165 euro mensili.

Il nuovo contratto introduce importanti novità, come l’ampliamento dello smart working e la settimana corta di quattro giorni, mantenendo le 36 ore settimanali. Inoltre, per il lavoro agile è previsto il buono pasto e maggiori tutele per chi assiste familiari con disabilità.

I sindacati CGIL e UIL, che hanno rifiutato di firmare, denunciano una “rottura irresponsabile” e chiedono un referendum per lasciare la decisione ai lavoratori. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, si è detto soddisfatto, definendo l’accordo “un passo verso una PA moderna ed efficiente”.


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Confintesa FP sigla il CCNL per il comparto Funzioni Centrali del Pubblico Impiego

“L’accordo sindacale siglato questo pomeriggio e che ha coinvolto circa 195 mila dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali, di Inps e Inail, e altre amministrazioni pubbliche, ha segnato un momento significativo nel panorama del lavoro pubblico in Italia. Con la firma di Confintesa Fp, Cisl-Fp, Confsal Unsa e Flp, è stato sancito un aumento medio salariale di 165 euro al mese per tredici mensilità, un passo importante verso il riconoscimento del lavoro svolto dai dipendenti pubblici”.

Lo dichiara Claudia Ratti Segretario Generale di Confintesa Funzioni Pubblica.

“Una delle novità più rilevanti dell’accordo – continua Claudia Ratti – è la possibilità di adottare una settimana lavorativa di quattro giorni, mantenendo inalterate le 36 ore settimanali, una misura che potrebbe rivoluzionare l’equilibrio tra vita lavorativa e personale. Inoltre, il riconoscimento del buono pasto durante il lavoro agile rappresenta un ulteriore incentivo per i lavoratori che scelgono questa modalità operativa”.

In merito alla rinuncia di CGIL e UIL di firmare il Contratto, Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa ha affermato che: “È incomprensibile come FP-CGIL e UIL-PA parlino di “rottura della trattativa”, considerando che sono state le loro delegazioni a lasciare il tavolo contrattuale al momento della firma. Inoltre, vale la pena sottolineare che le parti si sono impegnate ad avviare il rinnovo contrattuale 2025-27 già dall’inizio del 2025, con uno stanziamento iniziale di 5,5 miliardi; un evento che non si verifica fin dalla privatizzazione del Pubblico Impiego del 1993.

 È, infatti, importante evidenziare – continua Prudenzano – che il potere di acquisto dei salari può essere preservato ricevendo gli aumenti entro tempi adeguati perché è risaputo che ogni rinnovo contrattuale è avvenuto a contratto scaduto, senza vedersi compensare la perdita del potere di acquisto accumulata nel periodo precedente, accontentandosi sempre di un simbolico aumento forfettario.

Fa pensare – conclude Prudenzano – il fatto che certe proteste cambiano intensità e tono a seconda dell’alternanza dei governi e non delle necessità dei lavoratori.

Infine, riteniamo molto importante l’annuncio di un tavolo di concertazione con il ministro Zangrillo su vari temi, tra cui la reale fruibilità delle regole contrattuali.

Un passo avanti verso la reale parità delle parti contrattuali, finora carente e chiesto da Confintesa”.


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Elon Musk, il ‘supergenio’ USA: possibile protagonista del secondo mandato Trump

Elon Musk potrebbe essere uno dei maggiori beneficiari di un’eventuale seconda presidenza di Donald Trump. Descritto come “un supergenio” e “una risorsa da proteggere”, Musk ha ricevuto il plauso di Trump, che ha lodato il suo sostegno e la sua visione imprenditoriale. Secondo NBC News, il CEO di Tesla e SpaceX, da tempo vicino all’ex presidente, potrebbe giocare un ruolo strategico, specialmente come consulente sui tagli alla spesa pubblica.

Musk, che ha trasformato il social X in una piattaforma di sostegno a Trump, si è esposto anche con ingenti donazioni. America PAC, il comitato di azione politica fondato da Musk, ha raccolto oltre 118 milioni di dollari per finanziare campagne elettorali pro-Trump in Stati chiave come la Pennsylvania, assumendo un ruolo centrale nella conclusione della campagna elettorale.

Ma i rapporti stretti di Musk con Trump potrebbero anche sollevare preoccupazioni su possibili conflitti di interesse. Il ruolo preminente di SpaceX nei contratti governativi per il lancio di satelliti e la dipendenza di Tesla dal mercato cinese suscitano interrogativi tra esperti e legislatori, che temono per la sicurezza nazionale americana. Inoltre, Musk non ha esitato a criticare rivali come Boeing, definendo i loro contratti governativi ostacoli all’innovazione.

Nonostante le possibili controversie, Trump sembra determinato a coinvolgere Musk, forse come “zar del taglio dei costi”. Se dovesse entrare a far parte del team dell’ex presidente, Musk avrebbe la possibilità di influenzare politiche chiave, dalle normative ambientali alle agevolazioni fiscali, in linea con la sua visione di un’America “libera di costruire e innovare.”


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Manovra, OCF: “Via la tassa blocca processi, bene emendamento successivo”

Roma 6 novembre 2024 – L’Organismo Congressuale Forense ribadisce la forte preoccupazione e indignazione per l’introduzione di una nuova norma, contenuta nell’articolo 105 del Disegno di legge di bilancio per il 2025, che prevede l’estinzione del processo in caso di mancato o parziale pagamento del contributo unificato, una misura che appare profondamente ingiusta e in contrasto con i principi costituzionali.

Bene dunque la volontà espressa dai parlamentari di cancellare questa tassa “blocca processi”, con un emendamento soppressivo.

Fin da subito l’Organismo Congressuale Forense si è adoperato per sostenere e caldeggiare gli emendamenti che vanno nella direzione di sopprimere l’articolo 105, che si contrappone all’articolo 24 della Costituzione che garantisce il diritto di agire in giudizio senza subordinare tale diritto a condizioni di natura fiscale.


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De Luca: sì al terzo mandato, ma scontro con il PD e il governo. E Zaia in attesa

Il Consiglio regionale della Campania ha approvato una legge che consente al presidente Vincenzo De Luca di ricandidarsi per un terzo mandato, aprendo a un acceso dibattito politico. La misura ha ottenuto 34 voti favorevoli contro 16 contrari, con un solo astenuto. Tuttavia, sia il Movimento 5 Stelle che il centrodestra si sono opposti, chiedendo l’intervento del governo per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale. Anche il Partito Democratico, pur appartenendo alla stessa area politica di De Luca, ha dichiarato che non lo sosterrà nelle prossime elezioni regionali del 2025.

Dal PD, il responsabile dell’organizzazione Igor Taruffi ha ribadito che il limite dei due mandati rimane una posizione del partito a livello nazionale, indipendentemente dalla decisione del Consiglio campano. La segretaria Elly Schlein ha più volte confermato questa linea, ma De Luca, che ha una forte influenza politica nella regione, sembra intenzionato a candidarsi anche senza il supporto del PD. Per evitare divisioni che potrebbero favorire il centrodestra, il partito potrebbe scegliere un candidato vicino a De Luca come compromesso.

Sul fronte del centrodestra, Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia e Fulvio Martusciello di Forza Italia sono tra i nomi in lizza per una candidatura alla presidenza della Campania. Martusciello ha commentato con sicurezza la vittoria alle prossime elezioni, indipendentemente dal nuovo mandato di De Luca. Dure critiche alla legge sono giunte anche dai capigruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, che hanno definito la mossa come un tentativo di aggirare le norme vigenti.

In un clima di tensione, Palazzo Chigi è stato invitato a intervenire, ma il governo mantiene un atteggiamento cauto: il sottosegretario Alfredo Mantovano ha risposto con un prudente “vedremo”. Anche la Lega non ha preso posizione esplicita, complici forse le ambizioni di Luca Zaia, presidente del Veneto, che come De Luca aspira a un terzo mandato.


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Cassazione: no al risarcimento per chi si è sposato “per prova”

La Corte di Cassazione ha ribadito la libertà individuale nel diritto di separarsi e divorziare, senza obbligo di risarcimento per l’ex coniuge, anche nei casi in cui il matrimonio sia stato contratto con la volontà di testare il legame. Con l’ordinanza n. 28390 del 5 novembre 2024, la prima sezione civile ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata da un uomo nei confronti della moglie, che aveva dichiarato di essersi sposata solo per “fare una prova”.

Il caso

R.S. e L.R.F. si erano uniti in matrimonio il [omissis], ma sei mesi dopo le nozze L.R.F. ha avviato una causa presso il Tribunale ecclesiastico per ottenere la nullità del matrimonio religioso, affermando di non aver mai creduto nell’indissolubilità del legame e di essersi sposata solo per “provare”. Il Tribunale ecclesiastico ha accolto la richiesta, dichiarando nullo il matrimonio religioso con una sentenza emessa il 28 novembre 2011.

Successivamente, L.R.F. ha presentato diverse azioni legali contro R.S., incluse una causa di separazione e un procedimento penale, oltre a contestare il diritto dell’ex coniuge alla divisione dei beni in comunione e alla richiesta di divorzio.

La sentenza

R.S., convinto di aver subito un danno morale e materiale, ha citato in giudizio L.R.F. presso il Tribunale di Torino per ottenere un risarcimento. Tuttavia, il Tribunale ha respinto la domanda e ha condannato R.S. per responsabilità aggravata, decisione poi confermata anche in appello. La Cassazione, infine, ha definitivamente chiuso la questione, stabilendo che chi si sposa “per prova” non è tenuto a risarcire l’ex coniuge.

La libertà di divorziare

Con questa sentenza, la Cassazione ha riaffermato un principio di libertà individuale: ciascun coniuge ha il diritto inviolabile di decidere di interrompere il matrimonio, senza che vi sia un obbligo di risarcimento per il semplice fatto di non aver creduto, sin dall’inizio, nella sua indissolubilità. Secondo i giudici di Piazza Cavour, la libertà personale è un diritto costituzionalmente tutelato, e il matrimonio non può vincolare chi non intende proseguirlo.


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