Supermercati hackerati, il governo frena: “Massima allerta ma nessun allarme”

A Palazzo Chigi si è tenuta oggi la riunione convocata dopo l’ondata di attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati. Hanno partecipato il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, i vertici dei servizi di intelligence e il direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. La nota ufficiale diffusa al termine parla di un impatto “fortemente limitato” sul territorio italiano.

Secondo Palazzo Chigi sarebbero state colpite “poche unità commerciali” rispetto alle migliaia di punti vendita attivi in Italia. Conad ha confermato almeno cinque negozi coinvolti su circa 3.300 complessivi: due in Veneto e tre in Sicilia, a Catania, Messina e Palermo. Il gruppo afferma di essere intervenuto in tempo, senza gravi perdite di merce, ma non è ancora in grado di quantificare i danni. La polizia postale, in parallelo, parla invece di due soli episodi accertati, in Sicilia ed Emilia-Romagna: i numeri forniti dalle diverse fonti non coincidono.

Secondo il governo, a cedere sono stati sistemi di sicurezza datati, con interfacce esposte direttamente su Internet e carenze nei meccanismi di autenticazione, mentre la gran parte della distribuzione utilizzerebbe già protezioni aggiornate. Nel caso Conad, l’intrusione è avvenuta intorno alle quattro del mattino di ieri, colpendo i sistemi di monitoraggio della temperatura dei banchi surgelati.

Il governo ha indicato quattro linee di intervento: il monitoraggio e l’analisi della minaccia, già in corso da mesi; contatti costanti con fornitori e venditori della filiera; l’individuazione e la notifica tempestiva dei soggetti esposti; comunicazioni preventive diffuse su larga scala. La polizia postale ha aperto un’indagine.

OpenAI, Google, Microsoft e Anthropic si accordano su un codice unico anti-addestramento

Anthropic, OpenAI, Google e Microsoft hanno dichiarato il proprio sostegno a un nuovo standard comune basato sul protocollo robots.txt, lo strumento con cui i siti web comunicano istruzioni ai crawler automatici. L’obiettivo è permettere agli editori di dichiarare, con un’unica indicazione, che i contenuti del proprio sito non devono essere utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale, superando la necessità attuale di intervenire separatamente sui crawler di ciascuna azienda.

La proposta è stata elaborata dall’ingegnere di Anthropic Kevin Kelley nell’ambito dei lavori dell’Internet Engineering Task Force (IETF), l’organismo tecnico che definisce gli standard di internet.

Sul fronte dell’adozione, Anthropic ha già annunciato il proprio supporto allo standard; OpenAI prevede di adottarlo nei prossimi mesi; Google e Microsoft indicano invece il 2027 come orizzonte di implementazione.

Anche Meta ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, tramite il vicepresidente della comunicazione Andy Stone. L’adesione, tuttavia, stride con le nuove condizioni commerciali che l’azienda ha introdotto per i contenuti editoriali, criticate perché consentirebbero un utilizzo molto ampio dei materiali pubblicati dagli editori: la loro entrata in vigore è stata nel frattempo rinviata a fine novembre.

Lo standard presenta comunque dei limiti giuridici significativi: esprimere una preferenza tramite robots.txt non equivale a una tutela legalmente vincolante, non risolve la questione dei contenuti già acquisiti per l’addestramento dei modelli esistenti, e in Europa dovrà confrontarsi con il quadro normativo sul diritto d’autore e con le eccezioni per il text and data mining previste dalla direttiva Copyright UE.

Per gli editori italiani e per gli studi legali che assistono testate giornalistiche, piattaforme online e content creator, lo standard rappresenta uno strumento tecnico aggiuntivo ma non sostituisce le tutele contrattuali già in uso. Resta inoltre aperta, e tutta da definire sul piano giudiziario, la questione del risarcimento per i contenuti raccolti prima dell’adozione del nuovo segnale.

Spyware contro i telefoni dei vertici tedeschi: Apple lancia l’allerta, ombra russa sull’ennesimo attacco

Dal 29 ottobre Apple ha inviato notifiche di attacco a numerosi membri del Bundestag e del governo federale tedesco, avvertendoli di essere stati probabilmente presi di mira da operatori di spyware mercenario. Secondo l’emittente pubblica ZDF, le notifiche hanno riguardato anche altre figure pubbliche.

Lo spyware mercenario è un software di sorveglianza sofisticato, sviluppato da operatori specializzati per operazioni mirate: in alcuni casi sfrutta vulnerabilità “zero-click”, che non richiedono alla vittima di aprire un messaggio, scaricare un file o toccare un link per essere compromessa. Apple basa le notifiche su indicatori che ritiene affidabili, ma precisa che gli avvisi non dimostrano necessariamente che un’intrusione sia andata a buon fine, e non indica pubblicamente gli autori.

Il BSI, l’agenzia federale tedesca per la cybersicurezza, ha contattato i soggetti coinvolti raccomandando di considerare i dispositivi potenzialmente compromessi, di passare a un nuovo smartphone e a un nuovo numero, trasferendo solo i dati essenziali ed evitando un ripristino completo da backup. Il ministro digitale Karsten Wildberger ha confermato l’allerta nel programma Bericht aus Berlin della ARD.

L’episodio richiama precedenti noti: nel 2015 un’intrusione nei sistemi del Bundestag fu attribuita dalle autorità tedesche al gruppo APT28, legato ai servizi di intelligence militare russi (GRU); nel maggio 2024 una campagna contro la SPD, anch’essa attribuita ad APT28, sfruttò una vulnerabilità di Microsoft Outlook.

In Italia il precedente più rilevante resta il caso Paragon del 2025, legato alla sorveglianza di giornalisti. Nel giugno 2025 il Copasir aveva riferito di non aver trovato prove di un utilizzo dello spyware da parte dei servizi italiani contro giornalisti nazionali, pur non escludendo ulteriori accertamenti; la Commissione europea ha successivamente richiamato il caso nel proprio rapporto sullo Stato di diritto.

Per gli avvocati e gli studi che assistono clienti istituzionali o imprese strategiche, l’episodio evidenzia il rischio di esposizione di comunicazioni riservate — trattative, piani industriali, operazioni di investimento — e la dipendenza europea da un fornitore extra-UE per la rilevazione di queste minacce.

L’ombra dell’IA nelle sentenze arriva in Cassazione: si valuta il rinvio alle Sezioni Unite

Con l’ordinanza interlocutoria n. 27957/2026, datata 28 ottobre e resa nota il 3 novembre, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione si è confrontata per la prima volta con una richiesta di rinvio alle Sezioni Unite sui rischi derivanti dall’uso dell’intelligenza artificiale nella preparazione delle sentenze.

La vicenda trae origine da una controversia contro la Città Metropolitana di Catania, decisa con la sentenza d’appello n. 179/2021 e impugnata in Cassazione (RG 21383/2021). Gli stessi ricorrenti avevano nel frattempo proposto un’azione di revocazione, respinta con la sentenza n. 318/2025, a sua volta impugnata in un separato procedimento (RG 16633/2025).

In una memoria depositata nel primo procedimento, i ricorrenti hanno chiesto sia la riunione dei due ricorsi sia il rinvio alle Sezioni Unite della questione relativa ai rischi dell’uso dell’intelligenza artificiale per analisi, bozze e redazione delle decisioni giudiziarie.

La Corte, applicando in via analogica l’articolo 335 del codice di procedura civile e richiamando i propri precedenti (Cass. n. 10534/2015, n. 25376/2006, Sezioni Unite n. 10933/1997), ha per ora disposto soltanto la riunione dei due procedimenti, rinviando la causa a nuovo ruolo. La decisione sulla richiesta di rinvio alle Sezioni Unite resta sospesa fino alla trattazione congiunta dei ricorsi.

Un punto è chiarito espressamente nell’ordinanza: il provvedimento non contiene alcun accertamento sull’effettivo utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei giudici nei gradi di merito, né introduce alcun limite al suo impiego. La questione di fondo resta dunque aperta.

Per gli avvocati, la pronuncia non introduce per ora alcuna regola nuova sull’uso dell’IA nei procedimenti giudiziari, ma segnala che il tema della verificabilità e dei limiti di questo utilizzo è arrivato al vertice della giurisdizione ordinaria. La prossima udienza, successiva alla riunione dei ricorsi, potrebbe rappresentare la prima occasione in cui le Sezioni Unite sono chiamate ad approfondire la questione.

Hacker contro i supermercati europei: frigoriferi a 50 gradi, cibo da buttare, anche l’Italia nel mirino

Un’ondata di attacchi informatici ha colpito i sistemi di controllo della refrigerazione di supermercati in almeno sette-otto Paesi europei, tra cui Italia, Svezia, Belgio, Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Finlandia e Lettonia. Gli hacker hanno alterato i parametri di temperatura di frigoriferi e congelatori, causando nei casi più gravi un innalzamento fino a 50 gradi e la perdita di interi stock alimentari.

In Italia sono stati colpiti impianti frigoriferi di punti vendita a marchio Coop gestiti da un franchising del gruppo Radenza: almeno tre supermercati a Catania e uno a Palermo, con intrusioni avvenute intorno alle quattro del mattino. Coop ha precisato che i punti vendita a gestione diretta non hanno riscontrato problemi. In Emilia-Romagna l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha individuato, non ancora notificato dall’azienda, un attacco a un’impresa che produce surgelati; in Toscana una società di ristorazione collettiva ha invece notificato formalmente un attacco all’ACN.

Alla base degli attacchi vi sarebbe una vulnerabilità dei sistemi di controllo Danfoss, segnalata già ad agosto dai ricercatori di Team82, per cui un aggiornamento correttivo era disponibile ma non risulta installato da tutti gli impianti colpiti.

Il governo ha convocato per le 11:30 del 3 novembre un vertice a Palazzo Chigi, coordinato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con il direttore generale dell’ACN Andrea Quacivi e i vertici dell’intelligence. Il Copasir ha chiesto chiarimenti all’esecutivo e ascolterà in audizione il direttore dell’AISI Bruno Valensise e lo stesso Quacivi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di attacchi informatici “costanti” e di “guerra cognitiva”. La Commissione europea considera gli episodi un tentativo deliberato di colpire la catena di approvvigionamento alimentare nel quadro della guerra ibrida.

L’ACN raccomanda di isolare i sistemi di controllo remoto e di tele-assistenza dalle reti aziendali, rafforzare l’autenticazione a più fattori sugli accessi VPN e sostituire i dispositivi non più supportati dai produttori. Per gli studi legali che assistono imprese della grande distribuzione o della filiera alimentare, l’episodio richiama gli obblighi di notifica e i profili di responsabilità previsti dalla normativa NIS2 sulle infrastrutture critiche.

Pensioni degli avvocati, arriva la stangata della manovra 2027

Il disegno di legge di Bilancio 2027, nel testo bollinato del 30 ottobre 2026, dedica l’articolo 56 alla Cassa Nazionale di Previdenza Forense.  La norma interviene dopo alcune sentenze della Corte di Cassazione che hanno accertato un errore della Cassa nel calcolo del tasso medio annuo di variazione dell’indice Istat, usato dal 1980 per rivalutare pensioni, tetti reddituali e scaglioni contributivi.

La Cassazione ha inoltre stabilito che non possono essere considerati, ai fini del calcolo pensionistico, i redditi per i quali non è più possibile recuperare i contributi per intervenuta prescrizione decennale.

Per il passato, il tetto reddituale sarà rivalutato con l’indice Istat per il periodo 1980-2020, mentre gli scaglioni che determinano le aliquote di rendimento saranno rivalutati fino al 2025. Gli iscritti potrebbero dover versare contributi aggiuntivi, ma solo entro i limiti della prescrizione e senza sanzioni né interessi. Il pagamento dovrà avvenire entro sei mesi dalla comunicazione della Cassa, che dovrà essere inviata entro il 31 maggio 2027, a pena di decadenza.

Per le pensioni con decorrenza dal 2027, l’aliquota di rendimento sarà dell’1,75% sul reddito medio pensionabile per le prime due quote di reddito. Oltre i 59.700 euro di media reddituale, l’aliquota scende progressivamente: 1,50% fino a 89.800 euro, 1,30% fino a 104.400 euro, 1,15% fino al tetto di 131.800 euro. Gli scaglioni saranno rivalutati ogni anno secondo il Regolamento unico della previdenza forense.

La Cassa dovrà inoltre rideterminare, entro dieci anni dal provvedimento di concessione, anche le pensioni già in pagamento, applicando i nuovi criteri e corrispondendo i ratei arretrati nei limiti della prescrizione.

La misura riguarda sia gli avvocati in attività sia quelli già in pensione. Il testo, ancora in forma di bozza, potrà essere modificato durante l’iter parlamentare che si apre nei prossimi giorni: gli iscritti alla Cassa Forense dovranno comunque verificare la propria posizione contributiva in vista delle comunicazioni attese entro maggio 2027.

“Di soli diritti moriremo”: la frase di Marchionne che l’Italia continua a discutere

Era il 30 marzo 2012 quando Sergio Marchionne, allora amministratore delegato di Fiat-Chrysler, si rivolse agli studenti dell’Università Bocconi di Milano con un discorso che da allora continua a circolare, a essere citato e discusso. Lo apriva così:

“Oggi viviamo nell’epoca dei diritti: il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, il diritto di urlare e a sfilare, il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati. Ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo, perché questa evoluzione della specie crea una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare ma con la speranza che qualcun altro faccia qualcosa, una specie di attendismo che è perverso e involutivo. Ed è per questo che credo dobbiamo tornare a un sano senso del dovere, alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare, bisogna riscoprire il senso e la dignità dell’impegno, il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione dell’oggi e soprattutto del domani.”

Attorno a queste parole si sono formate due letture che convivono, senza essersi mai davvero incontrate. C’è chi la legge come un invito alla responsabilità personale, contro un atteggiamento attendista che aspetta che “qualcun altro” risolva i problemi: un richiamo al coraggio di mettersi in gioco, non un attacco alle tutele. E c’è chi la legge in modo opposto, ricordando che a pronunciarla era l’amministratore delegato di un gruppo industriale in anni di ristrutturazioni, delocalizzazioni e tensioni sindacali, e che il richiamo al “dovere” rivolto a chi un diritto lo sta semplicemente rivendicando può suonare come una richiesta di accettare condizioni sempre più compresse.

Non è un caso che la frase riemerga ogni volta che il tema del lavoro torna al centro del dibattito pubblico: tra scioperi per il potere d’acquisto, nuove forme di occupazione ancora da inquadrare e un confronto aperto su quanto spetti ai singoli e quanto alla collettività, la domanda che Marchionne pose alla Bocconi — dove passa il confine tra diritto e dovere — resta, probabilmente, ancora senza una risposta condivisa.

“Basta IA, solo SI”: Musk rinomina SpaceXAI in SpaceXSI sulla scia di Trump

Elon Musk ha confermato che SpaceXAI cambierà nome in SpaceXSI, segnando il terzo cambio di denominazione nel corso del 2026 per la divisione dedicata all’intelligenza artificiale del gruppo SpaceX.

La conferma è arrivata direttamente da Musk, che rispondendo a una domanda sui social ha scritto: «Sì, faremo quel cambiamento».

La scelta arriva dopo l’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha disposto l’utilizzo dell’espressione “super intelligence” al posto di “intelligenza artificiale” nelle comunicazioni ufficiali dei funzionari federali. Musk ha rilanciato immediatamente il nuovo lessico con due messaggi espliciti: «Basta IA. SI. È meglio» e «SpaceX è un’azienda di super intelligenza».

Il nuovo rebranding arriva a distanza di appena novanta giorni dal precedente cambio di nome, quando xAI era diventata SpaceXAI. La riorganizzazione era seguita alla quotazione in borsa di SpaceX, avvenuta a giugno, e all’acquisizione di xAI nel mese di febbraio, operazione che aveva attribuito a SpaceX una valutazione di circa 1.000 miliardi di dollari e a xAI di circa 250 miliardi.

La divisione gestisce Grok, il chatbot integrato nella piattaforma X, utilizzato anche in ambito governativo e militare negli Stati Uniti nell’ambito di un accordo da 200 milioni di dollari siglato nel luglio 2025.

Al momento, tuttavia, il nuovo nome non risulta ancora recepito formalmente sui siti e sui canali ufficiali del gruppo.

La vicenda offre anche uno spunto di carattere giuridico e organizzativo. Per gli studi che assistono società appartenenti a gruppi interessati da frequenti operazioni di rebranding, cambi di denominazione così ravvicinati possono avere conseguenze concrete sulla gestione di contratti, marchi, licenze, documentazione societaria e comunicazioni alle autorità di vigilanza. Un tema ancora più delicato quando riguarda imprese attive in settori strategici, come la fornitura di sistemi di intelligenza artificiale agli enti governativi.

Amministratore di condominio, la delega al direttore dei lavori non lo libera dalla responsabilità

La Corte di Cassazione, sezione civile seconda, si è pronunciata su un caso che riguarda da vicino la prassi quotidiana degli amministratori di condominio: può l’amministratore, incaricato di un’attività straordinaria relativa all’affidamento di un appalto per la manutenzione dell’edificio, esonerarsi da responsabilità delegando la vigilanza sull’esecuzione dei lavori al direttore dei lavori?

Il procedimento origina dal ricorso di un condominio nei confronti del proprio ex amministratore e della compagnia assicurativa di quest’ultimo, a seguito di presunte irregolarità nella gestione di un appalto di manutenzione straordinaria dello stabile. La Corte d’Appello di Ancona aveva in parte respinto le pretese del condominio; la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, cassando con rinvio la decisione sui punti più rilevanti.

Il principio di diritto affermato è netto: l’amministratore incaricato di un’attività straordinaria che comporti il conferimento di un appalto non può limitarsi ad affidarsi all’impresa esecutrice e al direttore dei lavori, ma deve vigilare attivamente sull’esecuzione del contratto, verificare la qualità dei lavori e la loro conformità al capitolato, autorizzare i pagamenti solo in presenza di un effettivo stato di avanzamento conforme e informare tempestivamente l’assemblea di eventuali difficoltà esecutive.

La Corte ha quindi escluso che il compenso straordinario percepito dall’amministratore per questo tipo di incarico possa essere scisso da un corrispondente obbligo di controllo sostanziale, e non meramente documentale, sull’operato dell’impresa e del direttore dei lavori nominato per l’occasione.

Dati sanitari di un milione di pazienti, il Garante sanziona IQVIA per 7 milioni di euro

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato IQVIA Solutions Italy S.r.l. per 7 milioni di euro, al termine di un’istruttoria sul progetto Health Search, che raccoglieva dati sanitari di circa un milione di pazienti attraverso la collaborazione di oltre 800 medici di medicina generale.

L’Autorità ha individuato molteplici violazioni del GDPR: trattamento privo di un’idonea base giuridica e di una adeguata informativa ai pazienti (artt. 5, 9, 12 e 13), assenza di limiti definiti di conservazione dei dati — alcuni risalenti al 2001 — mancata nomina dei medici di base come responsabili del trattamento ai sensi dell’art. 28, assenza di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (art. 35) e mancata applicazione dei principi di privacy by design.

Il punto centrale della decisione riguarda la qualificazione di IQVIA come titolare del trattamento, e non come semplice fornitore tecnologico: secondo il Garante, la società definiva in autonomia le procedure di anonimizzazione, stipulava i contratti con i fornitori software e manteneva la proprietà del database, assumendo così un ruolo sostanziale di titolare.

Decisiva è stata la bocciatura della tesi difensiva sull’anonimizzazione: il codice identificativo univoco assegnato a ciascun paziente (Pat ID), combinato con informazioni cliniche longitudinali dettagliate, consentiva comunque l’isolamento e la re-identificazione dei singoli pazienti. Oltre 3.370 pazienti risultavano identificabili direttamente, di cui 3.080 con associati dati sanitari. La decisione richiama i principi della sentenza SRB della Corte di Giustizia UE del 4 settembre 2025 sulla valutazione caso per caso della pseudonimizzazione.

Tra le attenuanti, il Garante ha considerato la cessazione, dal 2023, dei trasferimenti di dati da parte dei medici coinvolti e la collaborazione procedurale della società. A IQVIA sono stati concessi 120 giorni per sanare le violazioni o procedere a un’anonimizzazione effettiva gestita direttamente dai medici.

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