Roma, 30 maggio 2025 — Si è consumato alla Camera un acceso scontro politico sul decreto Sicurezza, approvato ieri con 163 voti favorevoli, 91 contrari e un astenuto. La fiducia posta dal Governo ha alimentato il clima teso in Aula, culminato con l’esposizione di cartelli da parte di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra con slogan come “Né liberi né sicuri” e “Non si arresta la protesta”.
Le opposizioni hanno contestato sia il merito che il metodo del provvedimento, accusato di introdurre una stretta repressiva senza un reale confronto parlamentare. «Dov’è l’urgenza di questo decreto parcheggiato per mesi?» ha chiesto Elly Schlein, segretaria del Pd, denunciando una manovra ideologica mirata ad alimentare paure sociali piuttosto che risolvere problemi concreti come le liste d’attesa nella sanità.
Dura anche la posizione del leader M5S Giuseppe Conte, che ha criticato la proliferazione di nuovi reati ogni settimana, paragonandola a fuochi d’artificio che abbagliano l’opinione pubblica senza risolvere nulla. Per Chiara Appendino, vicepresidente M5S alla Camera, si tratta di un provvedimento repressivo che rischia di colpire chi dissente. Nicola Fratoianni (Avs) lo ha definito «pericoloso» mentre Maria Elena Boschi (Iv) ha parlato di “operazione di distrazione di massa”.
Al centro della polemica, oltre alle misure contenute nel decreto — tra cui carcere per i blocchi stradali, pene più severe per occupazioni abusive e un nuovo reato di rivolta in carcere — anche la decisione della maggioranza di calendarizzare a luglio due riforme care a Fratelli d’Italia e Forza Italia: il premierato e la separazione delle carriere dei magistrati. Una scelta letta dalle opposizioni come tentativo di spartirsi il terreno politico comprimendo il dibattito.
Nonostante le proteste, il vicepremier Matteo Salvini ha rivendicato con soddisfazione l’approvazione del decreto: «È una priorità per milioni di italiani e non limita il diritto a manifestare, impedisce solo di bloccare chi deve andare a lavorare». Divergenti le posizioni delle Camere Penali che bollano il decreto come “carcerocentrico, inutile e dannoso”, mentre il rischio di nuove tensioni sociali rimane alto in vista delle manifestazioni annunciate per domani a Roma.
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato, dove si prevede un clima altrettanto incandescente.
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