Accaparramento di clientela e avvocati che sfruttano COVID-19

Accaparramento di clientela e avvocati che sfruttano COVID-19

Iniziamo questo articolo ricordandovi cosa dice l’art.37 del Codice Deontologico Forense a proposito dell’accaparramento di clientela:

1.L’avvocato non deve acquisire rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro.

2.L’avvocato non deve offrire o corrispondere a colleghi o a terzi provvigioni o altri compensi quale corrispettivo per la presentazione di un cliente o per l’ottenimento di incarichi professionali.

3. Costituisce infrazione disciplinare l’offerta di omaggi o prestazioni a terzi ovvero la corresponsione o la promessa di vantaggi per ottenere difese o incarichi.

4. E’ vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

5.E’ altresì vietato all’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioè, rivolta a una persona determinata per uno specifico affare.

6.La violazione dei doveri di cui ai commi precedenti comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.

TUTTO GRATIS AL TEMPO DEL CORONAVIRUS?

Se frequentate i social, sopratutto LinkedIn, vi sarete accorti anche voi che in questo periodo di lock down molti sono le aziende e i professionisti che stanno concedendo servizi o corsi di formazione gratuiti.
Il motivo -apparente- è la solidarietà, la voglia di dare una mano a chi si trova a casa con il lavoro fermo. In realtà, è chiaro che sotto ci sia anche una finalità meno nobile, ovvero catturare gli utenti potenzialmente interessati ai servizi/beni offerti con l’esca del regalo e poi, quando sarà, trasformarli in clienti paganti.

Questa attività di acquisizione clienti esisteva anche prima del Coronavirus e non è necessariamente una cattiva cosa: l’utente ha la possibilità di provare gratis qualcosa per la quale non avrebbe probabilmente mai pagato e il fornitore può entrare in contatto con un numero maggiore di potenziali clienti.
È una situazione win-win, in cui tutti vincono.

Ma quando a sfruttare questa tecnica è un avvocato, la storia potrebbe complicarsi proprio perché vi è il rischio di scadere nell’accaparramento di clientela vietato dal Codice Deontologico.
Ancor peggio se l’avvocato in questione fa leva sulla sofferenza di chi ha perso una persona cara a causa dell’epidemia da COVID-19.

L’ACCAPARRAMENTO DI CLIENTELA E LA LEVA COVID-19

A quanto pare, questo è ciò che sta succedendo.

Studi di avvocati (e non solo) hanno pensato che fosse una mossa furba offrire consulenze legali gratuite o altri servizi per aiutare i cittadini in:
– cause di divorzio provocati dalla convivenza forzata,
– ricorsi in caso di rifiuto di concessione delle misure di sostegno del decreto legge “Cura Italia”,
cause contro il personale medico colpevole di presunti errori e mancanze.

Quest’ultima è forse la peggiore delle tre ipotesi, poiché va davvero a sfruttare l’emotività dei parenti delle vittime e lo fa contro una categoria, quella dei medici, che è in prima linea nel gestire l’emergenza COVID-19.

Dunque, dove sono la correttezza, il decoro, l’onestà e il senso di responsabilità più volte indicati nel Codice Deontologico Forense e non solo nell’articolo dedicato all’accaparramento di clientela?

LE REAZIONI DAL MONDO FORENSE

Davanti a questi attacchi ai medici, Filippo Anelli, presidente della FNOMCEO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha scritto una lettera ad Andrea Mascherin, presidente del Consiglio Nazionale Forense, per chiedere maggiore vigilanza su comportamenti scorretti. 

Intanto, alcuni ordini forensi locali, come Napoli, Palermo e Roma, hanno già preso posizione contro questi professionisti che, per fortuna, rappresentano una minima parte della classe forense ma rischiano di comprometterne la reputazione.

Infine, anche l’Organismo Congressuale Forense, per voce dell’Avv. Malinconico, esprime la sua opinione sulle segnalazioni di «atti di indebito accaparramento della clientela».
In un protocollo inviato ai Presidenti dei COA scrive:
«Si tratta di comportamenti rapaci e inaccettabili, posti in palese e grave violazione delle elementari regole deontologiche, con cui pochi “avvocati” scorretti agiscono in modo da indurre in errore gli utenti meno avveduti, così procurando un incalcolabile danno di immagine e di credibilità all’intera Avvocatura Italiana» e invita i presidenti a valutare i singoli casi proprio alla luce dei provvedimenti disciplinari previsti per l’accaparramento di clientela.

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