rapina impropria

Rapina impropria: la Consulta dichiara incostituzionale la pena fissa per fatti di lieve entità

L’Osservatorio Corte costituzionale UCPI accoglie con favore la sentenza n. 86 del 15 maggio 2024, con cui la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 628, co. 2 c.p., che puniva la rapina impropria con una pena minima di sei anni di reclusione, anche in caso di fatti di lieve entità.

La Consulta ha rilevato che la norma violava il principio di proporzionalità della pena (art. 3 e 27, co. 1 e 3 Cost.) e il principio di individualizzazione della pena. Infatti, la pena fissa non consentiva al giudice di tenere conto delle circostanze concrete del fatto, come il valore esiguo della refurtiva o le modalità non violente della condotta.

L’Osservatorio sottolinea che la decisione della Corte è in linea con l’orientamento giurisprudenziale recente che sanziona le pene sproporzionate. La pronuncia rappresenta un passo avanti importante verso un sistema penale più giusto e proporzionato.


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avvocati e coworking

Avvocati e coworking: il futuro è flessibile e collaborativo

Sempre più avvocati e professionisti in genere scelgono di abbandonare i classici schemi lavorativi in favore di soluzioni più moderne e flessibili, che permettono di abbattere i costi e al contempo di beneficiare di una rete di contatti e opportunità di collaborazione.

Lavorare da casa e coworking: un binomio vincente

In questa nuova tendenza, un ruolo chiave è giocato dal lavoro da casa, che offre agli avvocati la possibilità di gestire la propria attività in modo autonomo e svincolato da orari e spazi fissi. Questo si traduce in un risparmio significativo in termini di affitto, utenze e altri costi fissi legati alla gestione di uno studio tradizionale.

Tuttavia, lavorare in un ambiente domestico può avere i suoi svantaggi. Ecco perché il coworking si sta rivelando una soluzione sempre più apprezzata. Si tratta di spazi di lavoro condivisi, dove professionisti di diverse discipline possono incontrarsi, scambiare idee e collaborare a progetti comuni.

I vantaggi del coworking per gli avvocati

I benefici del coworking per gli avvocati sono molteplici:

  • Riduzione dei costi: l’utilizzo di uno spazio di coworking è generalmente più economico rispetto all’affitto di un ufficio tradizionale.
  • Flessibilità: gli avvocati possono scegliere di lavorare in coworking solo quando ne hanno bisogno, senza dover sottoscrivere contratti a lungo termine.
  • Networking: il coworking offre l’opportunità di conoscere e confrontarsi con altri professionisti, favorendo la creazione di nuove sinergie e collaborazioni.
  • Produttività: lavorare in un ambiente stimolante e circondati da persone motivate può aumentare la concentrazione e la produttività.
  • Innovazione: il coworking è spesso associato a un ambiente di lavoro innovativo e creativo, che può favorire l’adozione di nuove tecnologie e metodologie di lavoro.

La diffusione del coworking nel mondo delle professioni legali è stata favorita anche dall’impegno di alcuni Ordini degli Avvocati e di Cassa Forense, che hanno messo a disposizione degli iscritti spazi di coworking dedicati.

Inoltre, in alcuni palazzi di giustizia sono stati allestiti spazi adatti al coworking, con l’obiettivo di fornire agli avvocati un luogo di lavoro confortevole e funzionale, dove potersi incontrare con i colleghi e i clienti.


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genitori con bambino

Minori: tutela rafforzata contro i pregiudizi, Cassazione e riforma Cartabia

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 20004 del 20 maggio 2024, ha ribadito e rafforzato il diritto del minore a non subire pregiudizi, ponendo la sua tutela al centro di ogni decisione, soprattutto in fase di separazioni e divorzi.

Priorità alla tutela del minore

Questo principio è stato ulteriormente rafforzato dalla cosiddetta riforma Cartabia (d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 149), che ha introdotto una sezione del codice di procedura civile dedicata alla “violenza domestica o di genere” (artt. 473-bis, 40-46 c.p.c.).

L’obiettivo è quello di garantire che la tutela del minore sia sempre prioritaria rispetto a qualsiasi altro interesse, anche quello del genitore che ha commesso atti di violenza.

Corte EDU: misure efficaci per la protezione dei minori

La stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), nella sentenza I.M. e altri c. Italia del 10 novembre 2022, ha sottolineato l’obbligo degli Stati di adottare misure efficaci per proteggere i minori da atti di violenza.

Questo include la prevenzione dei maltrattamenti, la garanzia di una protezione adeguata e l’accertamento delle responsabilità.


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OCF: “Piena solidarietà all’avv. Carlo De Stavola per le minacce subite durante il processo sulle violenze nel carcere ‘F. Uccella’”

Roma 21/05/2024 – L’Organismo Congressuale Forense si unisce all’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere a sostegno dello stato di agitazione proclamato per i gravi fatti accaduti durante l’udienza del processo sulle violenze avvenute nel 2020 nel carcere “Francesco Uccella”.
Lo scorso 14 maggio presso l’aula bunker del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, l’Avv. Carlo De Stavola, difensore di alcuni degli agenti penitenziari imputati, è stato minacciato durante l’interrogatorio dal teste-detenuto Gennaro Romano, mente era nel pieno svolgimento della sua attività professionale.

«Ti faccio due buchi in testa» la minaccia pronunciata dal teste, che si aggiunge ad un quadro intimidatorio che da tempo mina la serenità del processo, che nel corso delle sue 76 udienze ha già registrato episodi analoghi nei confronti di alcuni legali.
Sulla base di queste considerazioni l’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto al Presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, al Presidente della Corte di Appello, al Procuratore Generale, ai Responsabili della sicurezza del Palazzo di Giustizia e a tutte le Istituzioni competenti, di avviare un’indagine per accertare eventuali responsabilità, ed evitare che casi simili si ripetano.
L’Organismo Congressuale Forense sostiene tutte le iniziative necessarie a ribadire l’intangibilità del diritto di difesa, in ogni sua declinazione, nonché tutelare l’onorabilità e l’incolumità degli Avvocati, presidio irrinunciabile del processo.

 


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Plusvalenza da immobile o azienda: tassazione al contratto, non al pagamento

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 13965 del 20 maggio 2024, ha stabilito che la plusvalenza da cessione di un immobile o di un’azienda si verifica al momento della stipula del contratto di compravendita, e non al momento del pagamento del prezzo o dell’eventuale scioglimento del contratto stesso.

Momento rilevante: il contratto

Ai fini fiscali, la plusvalenza, ovvero il guadagno derivante dalla vendita di un bene a un prezzo superiore al suo costo di acquisto, si verifica nel momento in cui viene perfezionato il contratto di compravendita. Questo avviene con la firma del contratto stesso, che rappresenta il momento in cui si verifica il cosiddetto “effetto traslativo”, ovvero il trasferimento della proprietà del bene dall’acquirente al venditore.

Irrilevanza delle vicende successive

Secondo la Cassazione, le vicende successive alla stipula del contratto, come ad esempio il mancato pagamento del prezzo da parte dell’acquirente o lo scioglimento del contratto stesso, non hanno alcuna rilevanza ai fini della determinazione della plusvalenza tassabile.

Esempio

Ipotizziamo la vendita di un immobile al prezzo di €100.000, il cui costo di acquisto era di €50.000. La plusvalenza tassabile sarà di €50.000, e sarà dovuta al momento della firma del contratto di compravendita, indipendentemente dal fatto che l’acquirente paghi poi effettivamente il prezzo pattuito o che il contratto venga successivamente sciolto.

 


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Cassazione: sospensione esecuzione immobili e termini per reati connessi

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 13989 del 20 maggio 2024, ha stabilito che la sospensione dei termini e la proroga di cui all’art. 20 della Legge n. 44 del 1999 riguardano sia i processi esecutivi (forzata) che di cognizione (ordinari).

La sospensione opera quando il Procuratore della Repubblica dispone indagini per i reati che hanno causato l’evento lesivo per cui è stata chiesta la sospensione.

Termini e proroga

L’art. 20 Legge n. 44/1999 prevede la sospensione dei termini di prescrizione, decadenza e perenzione, nonché la proroga dei termini processuali, per un periodo massimo di sei mesi, prorogabile per ulteriori sei mesi, a favore di chi abbia subito un evento lesivo a causa di un reato per il quale sia stata disposta dal Procuratore della Repubblica competente un’indagine.

Processi esecutivi e di cognizione

La Cassazione ha chiarito che la sospensione dei termini e la proroga riguardano sia i processi esecutivi, che hanno lo scopo di ottenere la coattiva attuazione di un diritto accertato, sia i processi di cognizione, che hanno lo scopo di accertare l’esistenza o meno di un diritto.

Indagini su reati connessi

La sospensione opera esclusivamente nel caso in cui il Procuratore della Repubblica abbia disposto indagini per i reati che hanno causato l’evento lesivo per cui è stata chiesta la sospensione.


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Responsabilità medica: Cassazione, risarcimento solo se provato nesso causale

La Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza n. 14001 del 20 maggio 2024, ha stabilito che in caso di richiesta di risarcimento del danno da responsabilità medica, il paziente ha l’onere di dimostrare il nesso causale tra la condotta del medico e il danno subito.

La dimostrazione del nesso causale deve avvenire secondo il criterio del “più probabile che non”, che non si basa solo su statistiche, ma anche su elementi concreti del caso specifico. Se il nesso causale non è provato con sufficiente certezza, la domanda di risarcimento viene respinta.

Onere della prova

Secondo la Cassazione, l’onere della prova grava sul paziente, che deve dimostrare che la condotta del medico è stata la causa del danno subito. La prova può essere fornita attraverso qualsiasi mezzo idoneo, comprese le testimonianze di periti.

Criterio del “più probabile che non”

Il criterio del “più probabile che non” non richiede una prova certa e incontrovertibile del nesso causale. Tuttavia, il paziente deve dimostrare che è più probabile che il danno sia stato causato dalla condotta del medico, piuttosto che da altre cause.

Elementi concreti del caso

La valutazione del nesso causale deve essere basata su una valutazione complessiva di tutti gli elementi concreti del caso, tra cui la gravità del danno, la condotta del medico, le condizioni di salute del paziente e le altre possibili cause del danno.

Nesso causale incerto

Se il nesso causale non è provato con sufficiente certezza, la domanda di risarcimento del danno deve essere respinta. Ciò significa che il paziente non avrà diritto a nessun risarcimento per il danno subito.


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“L’Avvocatura incontra la città”: un servizio di consulenza legale gratuita a Padova

L’Ordine degli Avvocati di Padova e la Fondazione forense patavina ha organizzato l’edizione 2024 de “L’Avvocatura incontra la città”. Fino al prossimo 25 maggio gli avvocati patavini faranno conoscere ai cittadini il loro lavoro.

Dichiara Francesco Rossi, presidente del Coa, ai microfoni del Dubbio: «Fra gli obiettivi che il Consiglio dell’Ordine di Padova si è dato vi è quello di tentare di riaffermare l’autorevolezza di una professione che ha il suo ruolo essenziale nella tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini, a partire dai soggetti più deboli».

«Da qui», prosegue, «è nata l’idea di promuovere iniziative anche di carattere pubblico e, tra queste, la realizzazione di un progetto che vuole essere occasione per rappresentare alla cittadinanza padovana e non solo l’impegno sociale di cui è capace l’avvocatura, dentro e fuori le aule di giustizia».

Ci saranno molti appuntamenti interessanti. Uno di questi avverrà il 25 maggio, “Giornata della consulenza legale gratuita”. Gli avvocati, nel “Centro Culturale San Gaetano”, incontreranno i cittadini e offriranno consulenze gratuite.

Spiega Raffaella Moro, presidente della Fondazione Forense di Padova: «Nell’arco della giornata gli avvocati che hanno aderito all’iniziativa presteranno, secondo il proprio ambito di competenza, un servizio di consulenza gratuita a tutti i cittadini che vorranno avvalersene, nelle aree del diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, persone e famiglia, successioni, diritti reali, obbligazioni e contratti, diritto del lavoro e previdenza, responsabilità civile, locazioni, procedure esecutive e concorsuali, diritto societario e dell’impresa, diritto bancario, mediazione e Adr, tutela del consumatore, privacy e diritto della rete».

Il fine «della giornata dedicata alla consulenza gratuita, oltre a far percepire il ruolo sociale dell’avocato, mira a far comprendere ai cittadini che, in molte occasioni, rivolgersi preventivamente ad uno specialista, senza attendere di avere l’atto di citazione o il ricorso in mano, può evitare la controversia giudiziale da risolvere nelle aule di giustizia, con conseguente risparmio di tempo e denaro. Con una sottolineatura: la consulenza non deve essere generica ma specialistica e adeguata al singolo caso, perché oggi non ci può essere l’avvocato conoscitore di tutto lo scibile giuridico e un servizio legale d’eccellenza non può che essere un servizio specialistico».


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Cassazione | Rito ordinario per decreto ingiuntivo in materia locatizia emesso da giudice ordinario

Con l’ordinanza n. 13693 del 16 maggio 2024, la Corte di Cassazione ha affrontato la questione del rito da seguire per l’opposizione a un decreto ingiuntivo in materia locatizia emesso da un giudice civile ordinario.

Rito ordinario, non speciale locatizio:

La Suprema Corte ha chiarito che l’emissione di un decreto ingiuntivo in materia locatizia da parte di un giudice civile ordinario non comporta automaticamente l’applicazione del rito speciale locatizio. In altre parole, il semplice fatto che il decreto ingiuntivo riguardi una controversia locatizia non determina l’adozione del rito accelerato previsto per tale tipologia di contenzioso.

Principi di apparenza e ultrattività del rito:

La Corte ha infatti richiamato i principi di apparenza e ultrattività del rito. Secondo tali principi, l’ingiunto (il debitore) è legittimato a seguire le regole processuali indicate nel decreto ingiuntivo per proporre opposizione, anche se tali regole risultino erronee. In altre parole, l’ingiunto può basarsi sul rito ordinario indicato nel decreto ingiuntivo, anche se il rito corretto sarebbe quello speciale locatizio.

Conseguenze pratiche:

La conseguenza pratica di tale orientamento è che l’ingiunto non incorre in decadenze o preclusioni se propone opposizione con rito ordinario, anche se il rito corretto sarebbe quello speciale locatizio.

Tuttavia, è importante precisare che la scelta del rito ordinario da parte dell’ingiunto non preclude al giudice la possibilità di mutare il rito in quello speciale locatizio, se ne ricorrono i presupposti.


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Cassazione | Notifica della cartella esattoriale, prova con relata e/o avviso di ricevimento

Con l’ordinanza n. 13691 del 16 maggio 2024, la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sui mezzi con cui l’agente della riscossione può provare il perfezionamento della notifica di una cartella esattoriale e della relativa data.

Relata e/o avviso di ricevimento:

Secondo la Suprema Corte, la prova del perfezionamento della notifica della cartella esattoriale e della relativa data di consegna al destinatario è assolta mediante la produzione della relata di notifica e/o dell’avviso di ricevimento. Entrambi i documenti devono recare il numero identificativo della cartella notificata.

Non è necessaria la copia della cartella:

Per provare la regolare notifica della cartella esattoriale, non è necessario allegare una copia della cartella stessa. La Corte ha infatti chiarito che, una volta giunta all’indirizzo del destinatario, la cartella deve ritenersi ritualmente consegnata. Questo principio si basa sulla presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 del codice civile.

Presunzione di conoscenza:

La presunzione di conoscenza stabilisce che una comunicazione giunta al destinatario, a suo indirizzo, si presume da lui conosciuta. Tale presunzione è superabile solo se il destinatario dimostra di essersi trovato, senza sua colpa, in una condizione che gli ha impedito di prendere conoscenza della comunicazione.

Onere della prova:

Spetta quindi all’agente della riscossione dimostrare l’avvenuta notifica della cartella esattoriale producendo la relata di notifica e/o l’avviso di ricevimento. Il contribuente, invece, può tentare di superare la presunzione di conoscenza dimostrando l’impossibilità di aver preso cognizione della cartella per motivi non imputabili a sua negligenza.


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