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Aiga: “Nuova aggressione avvocati, la misura è colma”

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati esprime piena ed incondizionata solidarietà al Collega Avvocato Carlo De Stavola, del foro di Santa Maria Capua Vetere, per le vili minacce rivoltegli in data 14 maggio u.s., nell’esercizio della propria funzione defensionale, durante il processo per i fatti commessi nella locale Casa Circondariale “Francesco Uccella”, in danno della popolazione detenuta.

“Appare quanto mai necessario – si legge in una nota alla stampa – in questo periodo storico, adottare ogni iniziativa a difesa della categoria forense, associandosi, con determinazione, al grido di giustizia lanciato dall’AIGA, nella persona del presidente avv. Carlo Foglieni.

L’accaduto, peraltro, esprime una preoccupante similarità rispetto alla vicenda denunciata dalla Collega Avv. Federica Maccioni, in occasione della conferenza “Il pericolo di essere avvocati”, tenutasi lo scorso gennaio presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani: ancora una volta, la Toga risulta bersaglio di rigurgiti antidemocratici e – fatto ancor più grave – senza che sia adottato alcun espresso provvedimento, da parte delle autorità preposte, che ne tuteli l’onore ed il prestigio.

Nella medesima prospettiva – evocando la più profonda funzione democratica del diritto penale, finalisticamente volto a veicolare valori, prim’ancora che a reprimerne le violazioni – risulta altresì doveroso fornire una tutela normativa alla Categoria forense, relativamente alle ipotesi di aggressioni subite da esercenti le professioni legali, nell’esercizio ed in occasione della funzione svolta, così come previsto per coloro che esercitano una funzione sanitaria.

Non è più procrastinabile un intervento legislativo in tal senso: vi è la consapevolezza che dietro ogni simile aggressione si celi un attacco frontale ai valori dello stato di diritto e del giusto processo: l’Avvocato – lo si ribadisce – costituisce un pilastro della giurisdizione, e va tutelato in quanto tale”.


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passaporto poste

Da luglio il passaporto si potrà richiedere alle Poste

Poste Italiane estende il servizio per il rilascio dei passaporti in tutti gli uffici postali. Dunque, il servizio non si limita soltanto al progetto Polis, che coinvolgeva soltanto i comuni con meno di 15.000 abitanti.

A luglio, dunque, partirà gradualmente l’estensione del servizio in tutti gli Uffici Postali italiani.

Dichiara Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste: «La grande novità è che da luglio, conclusi i necessari passaggi normativi di questo servizio interesserà progressivamente gli uffici postali di tutta Italia, senza distinzioni tra piccoli e grandi centri».

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Prosegue: «Su indicazione del Ministero dell’Interno ci siamo fatti parte attiva per l’estensione del servizio di richiesta dei passaporti a supporto delle questure e dei commissariati, dallo scorso marzo abbiamo registrato più di 350 richieste sui 31 uffici postali in cui il servizio è attivo ed entro fine mese saranno già operativi oltre 130 uffici postali. Mi piace ricordare che oltre l’80% dei cittadini ha richiesto la consegna a casa del passaporto tramite Poste Italiane, con un risparmio di tempo e spostamenti importanti anche e soprattutto per l’ambiente».

Per il cittadino, richiedere il Passaporto all’Ufficio Postale sarà molto semplice. Basterà avere con sé i seguenti documenti:

  • Due foto identiche, semplici e conformi alla normativa Icao, non legalizzate;
  • Le ricevute di pagamento del bollo di 73,50 euro e del bollettino postale di 42,50 euro;
  • Un documento d’identità;
  • La copia di un documento d’identità;
  • Il vecchio passaporto, in caso di nuova emissione;
  • Se necessario, copia della denuncia di furto o smarrimento;
  • Modulo di attestazione del domicilio, se domiciliati in un comune con ufficio Polis abilitato.

L’operatore provvederà alla raccolta delle informazioni e della documentazione per procedere con la richiesta. Inoltre, procederà alla legalizzazione della foto.

Al termine dell’operazione verrà rilasciata una ricevuta con sopra indicato l’ufficio di polizia incaricato e il codice di protocollo. Se richiesto, si potrà procedere con la consegna a domicilio.


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elezioni europee

Elezioni europee 2024: gli uffici elettorali italiani adottano il sistema informatico “Ricezione liste” per gestire elenco candidati

In vista delle elezioni europee che si terranno il prossimo 8 e 9 giugno, il Ministero della Giustizia, attraverso la Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati del Dipartimento per la Transizione Digitale, ha messo a disposizione degli uffici elettorali l’applicativo ‘Sistema ricezione liste’ per la gestione del processo di accoglienza delle liste in tutte le elezioni regionali, europee e politiche.

Si tratta di un sistema informativo, già̀ utilizzato in occasione di precedenti consultazioni regionali (Lazio, Lombardia, Sardegna e Molise), che in questa tornata elettorale è stato testato con successo per la gestione del processo di accoglienza di tutte le liste per le elezioni europee negli uffici elettorali circoscrizionali istituiti presso le Corti d’appello di Milano (Nord Ovest), Venezia (Nord Est), Roma (Centro), Napoli (Sud) e Palermo (Isole) e per la ricezione delle liste per le elezioni regionali del Piemonte presso la Corte d’appello di Torino e i Tribunali di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbania e Vercelli.

Il sistema informatico realizzato da via Arenula ha consentito, in sintesi, la gestione centralizzata delle anagrafiche dei partiti, dei loro delegati, nonché́ dei candidati alla prossima consultazione europea, garantendo a ciascuna corte l’operatività̀ autonoma sul sistema; la possibilità̀ di controllare i sottoscrittori della lista, al fine di poter segnalare la presenza di sottoscrizioni multiple di una lista e contare i sottoscrittori effettivi; la possibilità̀ di verificare l’esistenza di sottoscrizioni di un cittadino per uno o più̀ partiti della propria circoscrizione elettorale o di altre circoscrizioni; la verifica dell’esistenza di un candidato che si sia presentato in due partiti differenti in due circoscrizioni elettorali; la produzione dei verbali attraverso la precompilazione dei dati inseriti nell’archivio e l’estrazione dei dati, che l’ufficio circoscrizionale deve inviare alla prefettura territorialmente competente; l’estrazione dell’ordine di presentazione nella scheda elettorale e la preparazione del manifesto che viene inviato alla prefettura per le attività̀ di stampa.

L’applicativo di gestione dei procedimenti elettorali è a disposizione di tutti gli uffici elettorali, circoscrizionali e provinciali, delle Corti d’appello e dei Tribunali italiani e rappresenta un significativo contributo verso la digitalizzazione dei processi legati alla Pubblica Amministrazione.


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La crisi del personale nella giustizia: un dipendente su quattro mancante

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In arrivo 1300 magistrati, tre commissioni impegnate nei concorsi

Roma, 23 maggio 2024 – A breve 1300 nuovi magistrati al lavoro negli uffici giudiziari, per assicurare una sempre più efficace risposta di giustizia ai cittadini.  Procedono verso la conclusione le operazioni concorsuali nelle quali sono contemporaneamente impegnate tre commissioni esaminatrici.

Dalle ore 15 di oggi sono affissi all’albo del Ministero della Giustizia, nella sede di via Arenula, i risultati delle prove scritte del concorso a 400 posti indetto con decreto ministeriale 18 ottobre 2022. Sui 7374 partecipanti, 3147 candidati hanno consegnato la busta con gli elaborati il terzo giorno, 549 sono stati valutati idonei alle prove scritte e le prove orali inizieranno il 1° luglio 2024.

Proseguono le altre procedure concorsuali in atto con le prove orali del concorso a 500 posti indetto con decreto ministeriale 1° dicembre 2021 (626 i candidati ammessi, sui 3606 che hanno consegnato le prove scritte) e la correzione delle prove scritte del concorso a 400 posti indetto con bando 9 ottobre 2023 (sono 2237 i candidati in valutazione da parte della commissione).


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La crisi del personale nella giustizia: un dipendente su quattro mancante

Il sistema giudiziario italiano sta affrontando una crisi significativa a causa della carenza cronica di personale amministrativo. Un comunicato del Movimento Forense, firmato dalla presidente nazionale avv. Elisa Demma, denuncia che attualmente manca un dipendente su quattro rispetto alla dotazione organica prevista. Questo deficit, riscontrato al 1° marzo 2024, rischia di compromettere seriamente l’efficienza della giustizia.

Nonostante le numerose discussioni sulle riforme, il PNRR, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, pochi si soffermano sulle carenze strutturali che affliggono l’amministrazione giudiziaria. Secondo i dati ufficiali pubblicati dal Ministero della Giustizia, la situazione è allarmante: il personale amministrativo e dell’Unep è significativamente sottodimensionato.

Gli avvocati, da sempre umanisti, si trovano costretti a leggere e interpretare numeri che dimostrano una realtà preoccupante. Infatti, secondo l’art. 16 del d.lgs. n. 33/2013, come modificato dal d.lgs. 97/2016, le pubbliche amministrazioni devono pubblicare il conto annuale del personale e delle relative spese sostenute, includendo i dati sulla dotazione organica e sul personale effettivamente in servizio. La consultazione di questi dati sul sito del Ministero della Giustizia rivela che il personale è al 75% della sua capacità prevista.

La carenza di personale ha gravi ripercussioni sulla macchina della giustizia. Alcuni uffici, in particolare quelli del Giudice di Pace, sono vicini al collasso. Questo problema non è nuovo: il Movimento Forense ha ripetutamente sottolineato nei consessi istituzionali che qualsiasi riforma è inutile senza adeguate dotazioni organiche. La giustizia si fonda su persone – magistrati, personale di cancelleria, funzionari – il cui numero si riduce sempre più, minacciando la stabilità del sistema.

È imperativo, secondo il Movimento Forense, che i finanziamenti del PNRR siano utilizzati per bandire nuovi concorsi e incrementare la dotazione organica. Solo così si potrà rafforzare e accelerare il funzionamento della giustizia.

La giustizia è un pilastro fondamentale dello Stato di Diritto e della Democrazia Liberale, influenzando l’economia interna ed esterna del Paese. I numeri sono importanti, ma ancora di più lo sono le persone che essi rappresentano. Per questo motivo, il Movimento Forense sollecita il Ministero della Giustizia a prendere provvedimenti immediati per garantire una corretta ed efficiente amministrazione della giustizia.

“L’avvocatura – si legge in nota – è stanca di vuoti proclami e della retorica politica. È il momento di passare dalle parole ai fatti, investendo nel capitale umano su cui si basa l’intero sistema giudiziario”.


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Accesso abusivo a carta Postepay: Cassazione conferma reato

Il 65% degli studenti italiani utilizza ChatGpt

sistemi di cybersicurezza

Accesso abusivo a carta Postepay: Cassazione conferma reato

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20316 del 22 maggio 2024, ha confermato la configurabilità del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico nel caso di un soggetto che, procurandosi le credenziali della carta Postepay di una persona, accede all’area riservata per la gestione della stessa.

Secondo la Corte, l’area riservata della carta Postepay, in quanto componente del sistema informatico di Poste Italiane, rappresenta un “domicilio informatico” tutelato dall’articolo 615-ter del codice penale. Tale norma protegge lo spazio virtuale di esclusiva pertinenza di una persona fisica o giuridica, paragonandolo al domicilio fisico.

L’introduzione non autorizzata nell’area riservata della carta Postepay, da parte di chi non ne ha diritto, configura quindi una condotta lesiva sia nei confronti del titolare della carta, sia nei confronti di Poste Italiane, in quanto gestore del sistema informatico. Pertanto, entrambi i soggetti possono sporgere querela per il reato di accesso abusivo.

La sentenza della Cassazione ribadisce l’importanza della tutela della privacy nel mondo digitale e conferma la centralità del domicilio informatico come spazio protetto da intrusioni illegittime.


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Il 65% degli studenti italiani utilizza ChatGpt

Strage di Capaci, Nordio a Palermo per il 32° anniversario

studenti italiani chatgpt

Il 65% degli studenti italiani utilizza ChatGpt

L’intelligenza artificiale si sta diffondendo sempre di più tra gli studenti italiani. Secondo una recente ricerca di TGM Research per NoPlagio.it, il 65% degli studenti italiani con età compresa tra 16 e 18 anni usa ChatGPT o simili per scrivere saggi e fare compiti.

Sono stati coinvolti, nello studio, oltre 1000 studenti italiani, ed è emerso che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle scuole, ormai, è all’ordine del giorno.

In particolare:

  • Il 65% degli studenti utilizza l’intelligenza artificiale per scrivere saggi e fare compiti;
  • Il 71% la utilizza per ricercare informazioni;
  • Il 33% per apprendere nuovi concetti;
  • Il 18% per rispondere correttamente ai test;
  • Il 21% la utilizza in veste di assistente personale.

Dichiara uno dei fondatori di NoPlagio.it, Chorst Klaus: «Non intendiamo demonizzare l’uso dell’IA, ma promuoverne l’uso consapevole per contrastare l’ignoranza che potrebbe colpire i nostri ragazzi. Gli stessi insegnanti dovrebbero essere i primi ad approfondire la materia per guidare i ragazzi verso un utilizzo corretto dell’IA».

Emergono, comunque, anche preoccupazioni, poiché il 64% degli studenti italiani ha timore dell’utilizzo illimitato di questo strumento.

L’intelligenza artificiale viene utilizzata maggiormente a Napoli, Torino, Milano e Roma, in maniera maggiore dai sedicenni. Soltanto il 4% degli studenti vede negativamente gli strumenti di IA.

L’Italia non è l’unico paese ad utilizzare l’IA ai fini educativi: anche la Germania e la Spagna fanno ampio uso di questo strumento, rispettivamente al 63% e al 70%.


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Strage di Capaci, Nordio a Palermo per il 32° anniversario

La PEC è sempre più importante

strage capaci

Strage di Capaci, Nordio a Palermo per il 32° anniversario

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sarà domani – 23 maggio – a Palermo per la ‘Giornata della legalità’ in ricordo di tutte le vittime delle mafie, nel 32° anniversario della strage di Capaci, dove persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

La giornata inizierà con l’inaugurazione a Palazzo Jung del “Museo del presente e della memoria della lotta alle mafie”, voluto dalla Fondazione Falcone, presieduta dalla sorella del magistrato ucciso, Maria Falcone.

Nel pomeriggio il Guardasigilli Nordio si recherà all’Albero Falcone, dove alle 17:58 sarà osservato un minuto di silenzio, all’ora esatta della strage.


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La PEC è sempre più importante

L’UCPI interviene alla Corte EDU nel caso “Cavallotti e riuniti vs Italia”

pec aruba

La PEC è sempre più importante

Gli italiani sono soddisfatti della PEC. Circa 4 milioni di persone hanno già effettuato il riconoscimento dell’identità, ovvero il primo passo per essere conformi allo standard europeo.

Secondo l’ultima Survey di Aruba, effettuata su un campione di 1.200 clienti, è emerso che il 62% degli utenti ha una casella Pec da più di cinque anni, e soltanto il 2,6% ha cominciato ad utilizzarla nel corso dell’ultimo anno.

Tra non molto la Pec uscirà dal nostro Paese: infatti, diventerà legale in tutta Europa. Secondo il 25% degli intervistati, questa novità comporterà innumerevoli benefici.

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Il vantaggio di questo strumento non riguarda soltanto i singoli utenti, ma anche l’ecosistema in sé: infatti, la Pec, tra il 2023 e il 2026 produrrà 2,5 miliardi di euro, contando 20 milioni di caselle attive.

Utilizzare la Pec significa evitare di recarsi negli uffici postali e negli uffici pubblici, eliminando, in media, 349 milioni di km di tragitti e 107.000 tonnellate di CO2.

Commenta il Direttore Marketing Aruba, Gabriele Sposato: «La Pec si conferma un pilastro fondamentale nella comunicazione digitale in Italia e si prepara ad esserlo anche in Europa. I risultati della nostra survey confermano il suo valore, con l’86% degli intervistati che si dice pienamente soddisfatto dello strumento. Il nostro obiettivo è quello di continuare ad accompagnare gli utenti nel loro processo di digitalizzazione, offrendo soluzioni innovative, utili e che siano di supporto nel quotidiano a persone, professionisti ed imprese».

Per consultare la survey Aruba, clicca il link seguente: Survey Aruba

 

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L’UCPI interviene alla Corte EDU nel caso “Cavallotti e riuniti vs Italia”

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cavallotti e riuniti vs italia

L’UCPI interviene alla Corte EDU nel caso “Cavallotti e riuniti vs Italia”

L’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) ha ottenuto un importante riconoscimento dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nel caso “Cavallotti e riuniti vs Italia”. La Corte ha infatti autorizzato l’UCPI a intervenire come terza parte nel procedimento, che riguarda la possibile violazione degli articoli 6 § 1, 7 e 1 del Protocollo 1 della CEDU in materia di misure di prevenzione, sia personali che reali.

Si tratta di un caso pilota che riguarda una materia, quella della prevenzione, su cui l’UCPI ha da tempo denunciato i contrasti con i principi costituzionali e convenzionali di presunzione di innocenza, diritto di difesa, giusto processo e protezione della proprietà privata.

L’invito della Corte EDU rappresenta un importante riconoscimento del ruolo dell’UCPI quale soggetto qualificato a fornire un contributo al processo decisionale della Corte di Strasburgo.

L’intervento dell’UCPI

Nel caso “Cavallotti e riuniti vs Italia”, l’UCPI ha depositato osservazioni scritte per coadiuvare la Corte EDU nell’adozione della sua decisione. Le osservazioni si concentrano su tre quesiti principali:

  • Se l’applicazione della confisca, in assenza di un accertamento formale di colpevolezza e dopo l’assoluzione degli interessati dall’accusa di associazione mafiosa, integri una violazione della presunzione di innocenza.
  • Se la confisca di prevenzione debba essere considerata una “sanzione penale” ai sensi dell’articolo 7 della CEDU e, in caso affermativo, se vi sia stata una violazione dell’articolo 7 in ragione dell’assoluzione nel processo penale.
  • Se la confisca di prevenzione sia compatibile con l’articolo 1 del Protocollo addizionale alla CEDU e se l’interferenza nel diritto di proprietà risulti fondata su una base legale sufficientemente precisa e rispettosa del parametro della prevedibilità, oltre che necessaria e proporzionata.

Le argomentazioni dell’UCPI

L’UCPI sostiene che l’applicazione della confisca di prevenzione in assenza di un accertamento formale di colpevolezza viola la presunzione di innocenza. Sostiene inoltre che la confisca di prevenzione ha natura marcatamente sanzionatoria e rientra a pieno titolo nelle nozioni autonome di materia penale e di pena. Di conseguenza, l’UCPI ritiene che la confisca di prevenzione applicata agli imputati assolti nel processo penale abbia violato l’articolo 7 della CEDU.

L’UCPI critica inoltre il meccanismo applicativo della confisca di prevenzione, che prevede una inversione dell’onere della prova a carico dell’interessato. Sostiene inoltre che il procedimento applicativo delle misure di prevenzione non risponde agli standard minimi del giusto processo.


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