facciata di un palazzo

Assemblee condominiali: no alla convocazione WhatsApp, SMS, mail o in cassetta postale

Il Tribunale di Monza ha stabilito con chiarezza quali sono i metodi validi per convocare un’assemblea condominiale, ribadendo che la convocazione fai-da-te è assolutamente vietata. Nella sentenza n. 1734 del 12 giugno 2024, il tribunale ha confermato che l’amministratore deve attenersi scrupolosamente alle modalità previste dalla legge: l’avviso di convocazione può essere inviato solo tramite raccomandata, PEC, fax o consegna a mani. Sono invece esclusi strumenti come l’e-mail, l’immissione nelle cassette postali, gli SMS e i messaggi WhatsApp.

Queste alternative, seppure comode e spesso richieste dai condòmini, non sono legalmente valide. Il mancato rispetto dell’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del codice civile comporta infatti l’annullabilità delle delibere assembleari, rendendo nulla qualsiasi decisione presa in un’assemblea convocata in modo irregolare.

Chi deve dimostrare il corretto recapito della convocazione?

La sentenza di Monza si concentra anche sull’onere della prova: spetta all’amministratore dimostrare che la convocazione sia stata correttamente recapitata. In casi di contestazione, solo l’utilizzo di uno dei metodi consentiti dalla legge può garantire la validità della convocazione e delle delibere assembleari. In questo modo, il tribunale ha chiarito i limiti per evitare confusione e potenziali contenziosi tra condòmini e amministratori.


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Moduli pagamento contributi minimi 2024 sul sito di Cassa Forense

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mano su tastiera con penna in mano

Privacy e Cookie: molte (troppe) illegittimità sul web

Il web continua a essere una giungla di ostacoli per gli utenti, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei cookie. Un’indagine internazionale condotta dal Global Privacy Enforcement Network (GPEN) nel 2024 ha rivelato dati allarmanti: in Italia, sei banner su dieci relativi ai cookie risultano illegali. A livello globale, il 97% dei siti web utilizza pratiche ingannevoli, i cosiddetti dark pattern, che mirano a confondere o manipolare gli utenti, spingendoli ad accettare i cookie o a rinunciare alla protezione della propria privacy.

I dark pattern includono una vasta gamma di strategie subdole, come rendere difficile trovare l’opzione per rifiutare i cookie, nascondere i link su pagine diverse o usare dimensioni di testo troppo piccole. Al contrario, le opzioni favorevoli alle piattaforme, come l’accettazione dei cookie, sono spesso in evidenza. Il GPEN ha esaminato 899 siti e 111 app, riscontrando che quasi tutti utilizzano un linguaggio complesso e confuso, con passaggi non necessari e richieste di informazioni non pertinenti.

In Italia, su 50 siti di comparatori di prodotti, il 60% presenta banner cookie illegali, con percorsi tortuosi per rifiutare i cookie e, in alcuni casi, l’unica opzione visibile è l’accettazione in blocco. Nonostante il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) sia in vigore da oltre sei anni, le violazioni continuano a proliferare, evidenziando la necessità di un’applicazione più rigorosa delle normative.

Contratti falsi nel settore energia: sanzione da 5 milioni di euro

Il Garante della Privacy ha continuato la sua battaglia contro i contratti falsi nel settore energetico, imponendo una multa di 5 milioni di euro a un fornitore di energia elettrica e gas. Le violazioni, che hanno colpito 2300 clienti, riguardano la creazione di contratti fittizi basati su dati raccolti in modo fraudolento da agenti porta a porta e firmati con firme false. Nonostante le sanzioni già applicate in casi simili, il fenomeno sembra persistere, sollevando dubbi sull’efficacia delle misure punitive per scoraggiare tali pratiche illecite.

Sentenze pubbliche, ma non pubblicabili liberamente

Un’altra decisione del Garante della Privacy (ingiunzione n. 411 del 4 luglio 2024) ha ribadito che, sebbene le sentenze siano pubbliche, i giornali devono fare attenzione a oscurare i dati personali non essenziali prima di pubblicarle. Una rivista online è stata multata per aver inserito un link a una sentenza contenente i dati personali di alcuni minorenni coinvolti in una controversia tra due comuni. La rivista ha tentato di difendersi sostenendo che la responsabilità fosse del tribunale che non aveva oscurato i dati, ma il Garante ha chiarito che, quando le testate giornalistiche pubblicano le sentenze, diventano responsabili del trattamento dei dati e devono prendersi cura di eliminare le informazioni personali non rilevanti.


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Pa: il 20 settembre a Bologna convegno avvocati Unaep su legge Severino

Roma, 13 settembre, 2024. Secondo le stime più recenti diffuse dal rapporto di Transparency International a corruzione costa all’economia italiana almeno 237 miliardi l’anno, pari a circa il 13% del Pil e il nostro Paese è fermo al 42simo posto della classifica di 180 paesi nell’indice della percezione della corruzione 2023. Guardando all’Unione Europea, il costo dei fenomeni corruttivi è stimato in oltre 900 miliardi di euro all’anno, per intenderci, circa la metà degli investimenti lanciati con il NextGenerationEU per far ripartire l’economia post covid.

In Italia ai costi della corruzione vanno aggiunti quelli legati alla burocrazia che, stando ad una recente stima dell’Istituto Ambrosetti, per le imprese ammontano a 57,2 miliardi annui (il 3,3% del Pil).

Di questi temi si parlerà venerdì 20 settembre a partire dalle ore 14 presso la Cappella Farnese (Palazzo d’Accursio) a Bologna nel convegno promosso dall’Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (Unaep). L’incontro sarà l’occasione per fare un tagliando alla Legge Severino anche alla luce del nuovo codice degli appalti pubblici. Titolo dell’evento: “Anticorruzione, appalti, burocrazia difensiva. Analisi di un decennio di legge Severino alla luce del nuovo codice dei contratti pubblici”.

 Ad introdurre i lavori, dopo i saluti del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, del presidente del Coa di Bologna, Flavio Peccenini e di Giulia Sarti, delegata alla legalità del comune di Bologna, sarà il presidente di Anac, Giuseppe Busia (in video collegamento). A seguire le relazioni di Stefano Dambruoso, Magistrato in Bologna, e di Sabrina Tosti, Componente Giunta Nazionale Unaep. Presente per un saluto anche il Prefetto di Bologna, Attilio Visconti.

Quindi il dibattito “Utilità del far bene e cultura della legalità. La burocrazia difensiva”, moderato da Andrea Pancani a cui interverranno Federico Cafiero De Raho, deputato e vice Presidente della commissione Giustizia alla Camera, Guido Castelli, senatore, Commissario Straordinario del Governo per la Ricostruzione Sisma 2016, Ines Immacolata Pisano, Presidente della sezione staccata Tar Lazio-Latina, Roberto Angioni, Consigliere Corte dei Conti Venezia e Cagliari, Antonella Trentini, Presidente UNAEP, Direttrice Avvocatura Civica Bologna, Roberto Manservisi, già Presidente Società Avvocati Amministrativisti Emilia-Romagna, Evelina Maria Riva, segretaria generale del comune di Bologna, Evelina Maria Riva, segretaria generale del comune di Bologna. Le conclusioni saranno affidate a Santo Fabiano, Formatore e Consulente di Management Pubblico.


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Esame avvocato 2023: scritti corretti, 55% idonei. Orali entro luglio

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Morti sul lavoro, OCF: monito di Mattarella per arginare al più presto le criticità

“Le morti sul lavoro rappresentano una delle piaghe più dolorose e inaccettabili della nostra società. Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ribadiscono, con forza, l’urgenza di affrontare questa emergenza con risolutezza. Le sue parole ci richiamano a un impegno collettivo e non più rinviabile”.
Così in una nota Mario Scialla (Coordinatore OCF) e Ottavio Pannone, componente Assemblea OCF, dopo il messaggio del Presidente Mattarella.

“Non si tratta solo di rispettare leggi e protocolli, ma di diffondere una nuova sensibilità che ponga la dignità e l’incolumità del lavoratore al centro: occorre una profonda revisione della cultura lavorativa nel nostro Paese, con investimenti in formazione, ispezioni più rigorose e sanzioni per chi non rispetta gli standard di sicurezza.

L’avvocatura si appella al Parlamento e al Governo affinché si intervenga in modo risoluto: il nostro contributo per intervenire sul fenomeno sarà al centro del convegno di oggi dell’Organismo Congressuale Forense “La sicurezza nel mondo del lavoro – concludono Scialla e Pannone –”.


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Cassazione: il RLS tutelato come i sindacalisti nelle dichiarazioni pubbliche

Con l’ordinanza n. 23850/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoratore che ricopre il ruolo di Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) gode delle stesse tutele previste per i sindacalisti quando rilascia interviste o esprime critiche nei confronti dell’azienda. Tuttavia, le dichiarazioni devono essere veritiere e formalmente adeguate.

La sentenza conferma l’illegittimità della sanzione conservativa inflitta a un dipendente che, come RLS, aveva criticato pubblicamente l’azienda per il mancato reintegro di alcuni operai, definendo la condotta aziendale una “scorciatoia antidemocratica e antisindacale”.


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Giustizia, Greco (CNF): “Separare concorsi per magistratura requirente e giudicante per garantire giusto processo”

«È necessario considerare l’opportunità di avere due concorsi separati per la magistratura requirente e giudicante. Questo rappresenta un punto saliente per realizzare davvero due carriere distinte, garantendo un giusto processo con tre soggetti che siano realmente estranei tra loro: il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato. La semplice separazione post-concorsuale non è sufficiente a raggiungere tale obiettivo».

Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco in audizione in commissione Affari costituzionali della Camera sui disegni di legge in materia di separazione delle carriere della magistratura.

«In merito all’ipotesi del sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura – ha proseguito il vertice del CNF – pur riconoscendo che potrebbe non essere la soluzione migliore in assoluto, ritengo sia l’unica strada praticabile per contrastare efficacemente il fenomeno del ‘correntismo’ nella magistratura. Tutti noi addetti ai lavori siamo consapevoli di come le correnti spesso assegnino i ruoli apicali. Il Csm non deve essere l’organo di autogoverno delle correnti, ma deve rappresentare l’intera magistratura. L’obiezione secondo cui il sorteggio dei componenti togati potrebbe portare al Csm magistrati non adeguatamente capaci di giudicare i loro colleghi stride con l’idea che questi stessi magistrati poi giudichino i cittadini. Una soluzione possibile potrebbe essere quella del sorteggio temperato tra coloro che hanno espresso la disponibilità ad essere designati. Il disegno di legge del Governo tende a dare una prevalenza nei due Csm e nell’Alta Corte alla componente togata: quest’ultima non può essere prevalente rispetto a quella scelta dal Parlamento. Occorre un opportuno equilibrio».

«Condivido appieno – aggiunge Greco – l’idea dell’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare, considerando i molti casi, in questi anni, di procedimenti disciplinari a carico di magistrati che nella maggior parte dei casi si sono definiti con sanzioni enormemente irrisorie rispetto alle contestazioni che il magistrato aveva subito», e conclude sottolineando «l’importanza, per la nostra democrazia, di mantenere l’obbligatorietà dell’azione penale».


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Cripto-attività sotto la lente: Consob e Banca d’Italia vigilano, sanzioni in arrivo da fine anno

Dal 14 settembre 2024, Consob e Banca d’Italia assumeranno il compito di vigilare sugli operatori di cripto-attività. Le nuove sanzioni scatteranno dal 30 dicembre 2024, come stabilito dal decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 215 del 13 settembre 2024. Il provvedimento, noto come “Micar” (Markets in Crypto-Assets Regulation), armonizza la legislazione italiana con il Regolamento europeo 2023/1114, introducendo norme più stringenti per chi emette o offre cripto-attività e garantendo maggiori tutele per gli investitori.

Il decreto, approvato dal Governo il 28 agosto scorso, conta 48 articoli che aggiornano, tra l’altro, il Testo Unico Bancario (d.lgs. 385/93) e il Testo Unico della Finanza (d.lgs. 58/98). Le disposizioni entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quindi il 14 settembre 2024. Alcuni articoli, come quelli riguardanti l’emissione di cripto-asset e l’autorizzazione dei prestatori di servizi per le cripto-attività, nonché l’applicazione delle sanzioni, diverranno operativi a partire dal 30 dicembre 2024.

Vigilanza e nuovi requisiti per gli operatori

Il decreto Micar assegna a Consob e Banca d’Italia il ruolo di autorità competenti per la supervisione degli operatori in cripto-attività, con poteri di vigilanza più ampi. Attualmente, gli operatori devono solo iscriversi al registro dell’Organismo Agenti e Mediatori (OAM) e rispettare obblighi legati all’antiriciclaggio e a segnalazioni trimestrali. Con le nuove norme, però, gli operatori dovranno superare un rigoroso processo di autorizzazione da parte delle due autorità, dimostrando di possedere i requisiti necessari. Saranno inoltre soggetti a norme più severe in termini di organizzazione e controlli interni.

Segregazione patrimoniale e nuove sanzioni

Una delle novità più rilevanti introdotte dal decreto riguarda la segregazione patrimoniale: i fondi e i cripto-asset detenuti dagli operatori dovranno essere separati da quelli dell’operatore stesso e degli altri clienti. Questo patrimonio non potrà essere toccato dai creditori dell’operatore o del depositario. È anche vietato l’utilizzo di cripto-attività o fondi della clientela da parte degli operatori per scopi propri, a tutela degli investitori, similmente a quanto già previsto per i patrimoni delle banche e degli intermediari.

Il Micar introduce inoltre un rigido regime sanzionatorio: chi offre servizi per le cripto-attività senza autorizzazione rischia la reclusione da sei mesi a quattro anni e multe che variano da 2.066 a 10.329 euro. L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza agli investitori e disciplinare un mercato in rapida espansione, rendendolo più trasparente e regolamentato.

Con questa normativa, l’Italia si allinea ai nuovi standard europei, ponendo le basi per una gestione più sicura e controllata del settore delle cripto-attività.


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La BCE taglia i tassi di interesse dello 0,25%: saggio sui depositi al 3,50%

Francoforte – La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato ieri, 12 settembre 2024, un nuovo taglio dei tassi di interesse, riducendoli dello 0,25%. La decisione, presa durante la riunione del Direttivo presieduta da Christine Lagarde, ha portato il tasso sui depositi al 3,50%. Anche il tasso sui rifinanziamenti principali è stato rivisto al ribasso, scendendo al 3,65% dal precedente 4,25%, mentre il tasso sui prestiti marginali cala al 3,90% dal 4,50%.

Questa è la seconda riduzione del costo del denaro dopo quella attuata a giugno scorso, nel tentativo di allentare la stretta monetaria che la BCE ha avviato per contrastare l’inflazione, in linea con la politica restrittiva adottata anche dalla Federal Reserve negli Stati Uniti.

L’Eurotower ha inoltre confermato le sue previsioni sull’inflazione: si stima un aumento del 2,5% per il 2024, del 2,2% per il 2025 e del 1,9% per il 2026. Secondo un comunicato della BCE, l’inflazione dovrebbe registrare un incremento nell’ultima parte dell’anno, in quanto i forti ribassi dei prezzi dell’energia verificatisi in precedenza non influiranno più sui tassi annuali. Tuttavia, si prevede una graduale discesa dell’inflazione che dovrebbe portarla a convergere verso l’obiettivo fissato dalla BCE nella seconda metà del 2025.

Questo nuovo intervento della BCE si colloca in un contesto di incertezza economica globale, con l’obiettivo di stabilizzare i prezzi e garantire la crescita sostenibile dell’economia dell’Eurozona.


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manifestazione di sciopero

In 600 per la manifestazione dei Direttori del Ministero della Giustizia: sciopero proclamato per il 20 settembre

Roma, 12 settembre 2024 – Quasi 600 Direttori del Ministero della Giustizia hanno partecipato nei giorni scorsi alla manifestazione in Piazza Cavour, davanti alla Corte di Cassazione, per dire no alla soppressione del loro profilo professionale. La protesta, organizzata dal Coordinamento Nazionale Direttori Giustizia, rappresenta un deciso passo avanti nella battaglia contro l’accorpamento nell’Area dei Funzionari amministrativi e contabili, previsto dall’ultima bozza di Contratto Collettivo.

I Direttori hanno ribadito con forza la loro richiesta di essere inquadrati nell’Area delle Elevate Professionalità (EP), o quarta area, di prossima istituzione nel comparto giustizia, considerata la soluzione più adeguata a riconoscere la complessità del loro ruolo. La protesta è stata animata da numerosi interventi appassionati, con i manifestanti provenienti da ogni parte d’Italia, riuniti per difendere una figura professionale che considerano centrale per il buon funzionamento della giustizia.

Fallito il tentativo di conciliazione e proclamazione dello sciopero

Dopo il fallimento del tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, il Coordinamento Nazionale ha deciso di proclamare uno sciopero della categoria per il prossimo 20 settembre. La tensione rimane alta, poiché i Direttori si oppongono fermamente a una riorganizzazione che, a loro avviso, dequalificherebbe il loro lavoro.

Sostegni politici e istituzionali

Alla manifestazione hanno partecipato anche personalità politiche come l’on. Devis Dori e il sen. Magni, entrambi appartenenti al gruppo AVS, che hanno espresso solidarietà alla causa dei Direttori. Inoltre, la protesta ha ottenuto il sostegno di numerosi magistrati, dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), dell’Associazione Dirigenti Giustizia e della Cassa Cancellieri, che hanno riconosciuto l’importanza del ruolo dei Direttori nel garantire l’efficienza della macchina giudiziaria.


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Blocco anticipato del conto corrente: la Cassazione chiarisce i diritti dell’indagato a impugnare il sequestro

Roma – La Corte di Cassazione, Sezione Penale III, si è espressa sul blocco anticipato dell’operatività di un conto corrente disposto dalla banca su sollecitazione della polizia giudiziaria, e sull’interesse dell’indagato a impugnare il sequestro, anche se non ancora formalmente eseguito.

La sentenza n. 31958 del 6 agosto 2024, con presidente Ramacci e relatore Zunica, stabilisce che il blocco del conto corrente – eseguito anticipatamente dall’istituto bancario, su richiesta della polizia giudiziaria riguardante i rapporti di credito riconducibili all’indagato – produce lo stesso effetto di un sequestro già formalmente attuato, limitando la disponibilità delle somme depositate.

La Corte ha ribadito che il sequestro preventivo di denaro su conti correnti si articola in due fasi: prima il blocco del conto e poi il trasferimento delle somme al Fondo Unico di Giustizia (FUG). Tuttavia, già con il blocco preventivo, l’indagato perde la disponibilità dei propri fondi, situazione che dà diritto all’interessato di impugnare il provvedimento, nonostante non sia ancora avvenuta la formale esecuzione del sequestro.

I giudici hanno inoltre chiarito che, nel momento in cui la banca, allertata dalla polizia, blocca l’operatività del conto, gli effetti sono equivalenti a quelli di un sequestro eseguito. Pertanto, l’indagato può legittimamente presentare istanza di riesame, poiché il blocco anticipato crea una situazione di indisponibilità dei beni, paragonabile a quella prodotta dal provvedimento giudiziario.

La Cassazione ha infine concluso che la mancata esecuzione formale del sequestro non può giustificare l’inammissibilità della richiesta di riesame, se il blocco del conto è già stato disposto dalla banca, con effetti pratici paragonabili alla confisca. Questa sentenza segna un importante chiarimento sui diritti degli indagati, soprattutto in casi dove il sequestro preventivo viene eseguito in via anticipata da istituti bancari.


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