Giustizia: Anm, Ministero chiarisca su scadenza smart card giudici e amministrativi

ROMA – “Venerdì scorso, 6 dicembre, i dirigenti delle Corti di appello hanno ricevuto una mail da un ufficio ministeriale con la comunicazione che “a causa di una direttiva vincolante europea, i certificati di firma sulle CMG emesse prima di gennaio 2024 verranno revocati da autorità a partire dal primo gennaio 2025”, e con l’invito a dare “priorità al personale di magistratura ai funzionari delegati poiché maggiormente influenzati dal provvedimento”. Successivamente, con una nota affidata ai giornali, il ministero della Giustizia ha assicurato che le attività del processo civile telematico non subiranno alcuna interruzione di servizio e che la mail inviata agli uffici amministrativi delle Corti di appello aveva solo una “funzione cautelativa”. Allo stato, nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta agli uffici giudiziari da parte del Ministero e si rincorrono voci su una possibile proroga dei certificati delle card, subito dopo smentite da altre. Per evitare ulteriori disservizi, dovuti anche alla mancata comunicazione delle iniziative effettivamente intraprese dal Ministero, si evidenzia la necessità che sia resa al più presto dal ministero della Giustizia una informazione ufficiale, in modo da consentire alle Corti di appello di ovviare nel migliore dei modi alle difficoltà causate dalla necessità di organizzare, in meno di venti giorni, la sostituzione di un numero elevatissimo di smart card”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.


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Aiga guarda all’Europa: tra uniformità formativa e cooperazione internazionale

SPOLETO. “È necessario che gli Stati Membri dell’Unione Europea si impegnino ad adottare regole comuni per “europeizzare” il giurista sin dal proprio percorso accademico. Tra le proposte di AIGA, oltre all’Erasmus del giovane avvocato, vi è quella di uniformare il percorso di studi universitario, incentivando corsi e seminari di respiro internazionale”. Lo ha affermato il presidente nazionale AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati), Carlo Foglieni, a margine del quinto Consiglio Direttivo Nazionale 2024 AIGA, tenutosi a Spoleto e aperto da un convegno sull’evoluzione della figura del giurista in chiave europea.

Alla due giorni di Spoleto, i lavori si sono aperti con i saluti delle istituzioni locali, politiche e forensi: Federica Fortunati (presidente del Tribunale di Spoleto), Pietro Morichelli (presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Spoleto), Ermes Farinazzo (OCF), Carlo Orlando (presidente Unione Interregionale degli Ordini Forensi del Centro Adriatico), Andrea Sisti (sindaco di Spoleto), Michele Bromuri (Cassa Forense) e Paolo Feliziani (CNF).

In un vivace confronto gli europarlamentari Camilla Laureti, Michele Picaro e Marco Tarquinio hanno esposto lo stato dell’arte della giustizia in Europa, indicando i progetti che sono in discussione in seno alle istituzioni europee per rendere il sistema giustizia più efficace ed efficiente.

Dall’Irlanda del Nord si è poi collegata Shannon Gawley, presidente EYBA – European Young Bar Association: un’associazione europea di giovani avvocati, nata con l’obiettivo di fornire una piattaforma di condivisione di idee e progetti comuni volti a esprimere una voce unitaria a livello continentale.

I lavori sono proseguiti nella giornata di sabato con il consueto appuntamento con il Consiglio direttivo nazionale.


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Gratteri: “Inutili le riforme dalla Cartabia in poi”

AOSTA – Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, non ha risparmiato critiche alle riforme introdotte dalla ministra Cartabia e al dibattito sulle intercettazioni. Durante un incontro al teatro Splendor di Aosta, in occasione della presentazione del suo libro Una cosa sola, scritto con Antonio Nicaso, Gratteri ha affermato che “tutto quello che è stato cambiato dalla riforma Cartabia a oggi non è servito a niente.”

Il procuratore ha respinto le dichiarazioni del ministro Nordio secondo cui le intercettazioni sarebbero troppo costose e fatte a strascico. “Costano solo 170 milioni all’anno, una cifra esigua”, ha spiegato, sottolineando come le intercettazioni non vengano effettuate a caso, ma piuttosto siano frutto di una carenza di personale che rende difficile svolgere indagini su persone non coinvolte in reati.

Gratteri ha anche difeso l’utilità delle intercettazioni nelle indagini su mafie e corruzione, rispondendo a chi sostiene che i mafiosi non parlino. “Se così fosse, come si sarebbero fatte tutte le indagini?” ha chiesto, evidenziando il legame tra politica e criminalità organizzata. Il procuratore ha concluso lamentando che le recenti riforme abbiano rallentato i processi, a scapito della tutela delle vittime.


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Flick: un’avvocatura protagonista delle transizioni in corso

ROMA – L’avvocatura italiana è chiamata a essere protagonista delle grandi transizioni in corso, preservando i valori umani e costituzionali e promuovendo una giustizia inclusiva e sostenibile. Questo il messaggio di Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte costituzionale, durante l’evento organizzato dal Consiglio Nazionale Forense (Cnf) per celebrare i 150 anni dell’Ordine degli Avvocati.

Flick ha esortato gli avvocati a cogliere l’importanza dello sviluppo sostenibile, sancito dalla riforma costituzionale, sia nella funzione sociale della professione che nelle prestazioni professionali, in particolare nei settori dell’ambiente e dell’impresa. Ha inoltre sottolineato la necessità di un’Europa meno frammentata e più unitaria, in grado di affrontare le sfide globali come la migrazione e il cambiamento climatico.

L’ex Presidente della Corte ha anche avvertito contro il rischio dell’“algocrazia”, dove gli algoritmi potrebbero prevalere nei processi decisionali, e ha ribadito l’importanza di mantenere la “dimensione umana” nella giustizia, attraverso la formazione digitale dei professionisti e la tutela dei diritti umani. Concludendo, ha auspicato una giustizia equilibrata, frutto della collaborazione tra avvocati e magistrati, con una responsabilità sociale che si affianca al dovere di difendere i diritti del cliente.


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Parco della Giustizia di Bari: la partita resta aperta

BARI – La partita per il Parco della Giustizia di Bari è ancora aperta. Nonostante il recente pronunciamento del Consiglio di Stato, che ha respinto la richiesta di sospensione del bando avanzata dal Consorzio Stabile Impero di Roma, il destino dell’appalto sarà deciso il prossimo 17 dicembre in camera di consiglio.

Il consorzio romano, assistito dall’avvocato Federico Tedeschini, ha contestato i tempi troppo ristretti per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara. La procedura, indetta dall’Agenzia del Demanio per l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dei lavori, ha un valore di circa 400 milioni di euro, stanziati quasi interamente dal Ministero della Giustizia. L’opera prevede la realizzazione della nuova sede degli uffici giudiziari baresi nelle ex caserme dismesse Milano e Capozzi, nel quartiere Carrassi.

Il bando, pubblicato il 16 settembre, prevedeva inizialmente una scadenza fissata per il 16 ottobre, poi prorogata al 4 novembre. In seguito al primo ricorso del Consorzio Stabile Impero, il Tar Puglia aveva fissato un’udienza il 20 novembre, ma la scadenza per partecipare alla gara è stata ulteriormente prorogata al 26 novembre.

Il Consiglio di Stato, con decreto firmato dal presidente della quinta sezione, Paolo Giovanni Nicolò Lotti, ha ritenuto non sussistenti i presupposti per accogliere l’istanza cautelare. «La deadline indicata in appello – si legge nel decreto – è già spirata», il che ha reso inutile la sospensione d’urgenza del bando. Tuttavia, la decisione definitiva sulla controversia verrà presa dopo la discussione in camera di consiglio del 17 dicembre.

Il cuore del contenzioso riguarda la presunta ristrettezza dei tempi previsti per la presentazione delle offerte. Secondo il Consorzio Stabile Impero, le proroghe non sarebbero state sufficienti a garantire la partecipazione competitiva delle imprese. L’Agenzia del Demanio, dal canto suo, ha difeso la legittimità della procedura, evidenziando il rispetto delle tempistiche previste dalla normativa vigente.

L’esito della decisione del 17 dicembre sarà cruciale per il futuro del Parco della Giustizia di Bari, un’infrastruttura strategica per il sistema giudiziario del Mezzogiorno. Se i giudici dovessero accogliere il ricorso del Consorzio romano, la gara potrebbe subire ulteriori rallentamenti, con il rischio di allungare i tempi di realizzazione di un’opera ritenuta essenziale per la giustizia barese.


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Giornata internazionale contro la corruzione: Nordio partecipa all’evento organizzato dal Ministero degli Affari Esteri

Roma, 9 dicembre 2024 – Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, partecipa questa mattina in videocollegamento all’evento dal titolo “L’impegno della politica estera italiana nel contrasto alla corruzione e al crimine organizzato transnazionale”.

L’incontro, organizzato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Interno, nell’ambito della Giornata internazionale contro la corruzione, si tiene presso il Palazzo della Farnesina – Sala delle conferenze internazionali.

Alla sessione politica di apertura (ore 9:00), partecipano il Guardasigilli, il Ministro degli Affari esteri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Tajani, il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il Segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. Sono inoltre presenti i vertici del Dipartimento della Pubblica sicurezza – Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

A seguire, tre panel dedicati al “Modello italiano di contrasto alla corruzione connessa al crimine organizzato” e al “Modello di integrità delle imprese italiane all’estero”. Le conclusioni sono affidate al Direttore generale per la mondializzazione e le questioni globali del Ministero degli Affari Esteri, Nicoletta Bombardieri.

L’incontro viene trasmesso in streaming:

https://www.youtube.com/live/8TEjxFbwLWQ


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Nei primi due anni di governo Meloni, l’Italia registra un aumento dell’occupazione pari a 847mila unità (+3,6%), secondo i dati diffusi dall’Ufficio Studi della CGIA. Di questi, 672mila sono lavoratori dipendenti e 175mila autonomi. L’aspetto più rilevante è il boom di contratti stabili: i posti fissi sono aumentati di 937mila unità, mentre i lavoratori con contratto a termine sono diminuiti di 266mila. Questa dinamica ha fatto scendere l’incidenza dei “precari” al 14,4% sul totale dei dipendenti, due punti percentuali in meno rispetto a ottobre 2022.

Parallelamente, i disoccupati sono diminuiti di 496mila unità, attestandosi a 1.473.000 persone, e gli inattivi sono calati a 12.538.000 (-198mila).

Le donne protagoniste della crescita occupazionale

Quasi la metà dei nuovi posti di lavoro è stata conquistata dalle donne: su 847mila nuovi occupati, 420mila sono lavoratrici (+49,6%), mentre gli uomini rappresentano il 50,4% (427mila). La disoccupazione femminile è diminuita di 274mila unità, un calo superiore a quello registrato dagli uomini (-223mila). Complessivamente, le donne occupate in Italia hanno raggiunto la cifra record di 10.253.000.

Tassi di occupazione e disoccupazione in miglioramento

Oltre alle variazioni assolute, anche i tassi di occupazione e disoccupazione segnano progressi. Nella fascia d’età 15-64 anni, il tasso di occupazione è salito al 62,5% (+1,9%), mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,8% (-2 punti). Significativa anche la riduzione del tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che si attesta al 17,7% (-5 punti).

Il tasso di occupazione femminile, storicamente il più basso d’Europa, ha raggiunto il 53,6% (+2%), mentre il tasso di disoccupazione femminile è sceso al 6,3% (-2,7%).

Gli over 50 trainano il mercato del lavoro

Il contributo più significativo alla crescita occupazionale proviene dalla fascia degli over 50, che rappresentano l’83,8% del totale dei nuovi occupati. Dei 847mila posti creati, ben 710mila sono stati assegnati a lavoratori di questa fascia d’età.

Le ragioni sono molteplici: il progressivo invecchiamento della popolazione attiva, l’allungamento dell’età pensionabile e il crescente interesse delle aziende verso profili con esperienza e affidabilità. Questo ha portato anche a una riduzione dei disoccupati e inattivi tra gli over 50: 136mila disoccupati in meno (-28,6%).

Il Sud traina la crescita dell’occupazione

Un dato sorprendente riguarda la distribuzione geografica della crescita occupazionale: il Mezzogiorno è la macro-area con il maggiore incremento. Tra il 2022 e il 2024, il Sud ha registrato un aumento di quasi 350mila posti di lavoro, grazie agli investimenti del PNRR, al rilancio delle costruzioni e al rafforzamento delle esportazioni.

A livello regionale, la Sicilia è in testa con 133.600 nuovi posti di lavoro (+10%), seguita da Lombardia (+125.700), Campania (+89.900), Lazio (+76.500) e Piemonte (+71.600). La riduzione della disoccupazione è più marcata in Sicilia (-36.800), Puglia (-35.600) e Lombardia (-34.600).

Cassa Integrazione: segnali di allerta per l’economia

Se da un lato il mercato del lavoro mostra segnali positivi, dall’altro preoccupano i dati sulla Cassa Integrazione (CIG), che ha visto una crescita significativa nel 2024. Dopo il picco di gennaio (48 milioni di ore autorizzate), le richieste si sono mantenute elevate per tutto l’anno, con un’impennata a settembre (43,6 milioni di ore). A preoccupare maggiormente è il dato geografico: Nordovest e Nordest registrano i volumi più elevati, con picchi di 17 milioni di ore al Nordest contro i 7 milioni del Mezzogiorno.

Segnali positivi, ma restano le incognite

I risultati occupazionali ottenuti nei primi due anni del governo Meloni sono indiscutibilmente positivi. Tuttavia, gli analisti mettono in guardia: il merito non va attribuito esclusivamente alla politica, ma anche agli sforzi delle imprese e agli effetti post-pandemia.

Preoccupa il rallentamento della produttività, soprattutto nel settore dei servizi e del terziario, dove gli aumenti occupazionali non hanno corrisposto a un miglioramento degli stipendi. Con salari medi al di sotto della media europea, il rischio è che la crescita del lavoro si traduca in precarietà economica.

Inoltre, il forte aumento della Cassa Integrazione, unito alla crisi della produzione industriale e all’instabilità geopolitica, rischia di compromettere i progressi fatti. Per evitare una nuova crisi, gli esperti sottolineano la necessità di utilizzare con efficacia i fondi del PNRR, con 130 miliardi di euro ancora disponibili da qui al 2026.

L’auspicio è che la spinta del Sud e il consolidamento dei contratti a tempo indeterminato possano essere il preludio di un rilancio più stabile e duraturo per l’intero mercato del lavoro italiano.


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Fisco, maestri di sci: Iva agevolata e fattura solo su richiesta del cliente

Lezioni di sci con agevolazioni fiscali: Iva al 5% e fattura solo su richiesta

Il fisco strizza l’occhio ai maestri di sci. Grazie a un recente decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), per le lezioni di sci e di altre discipline sportive invernali sarà applicata l’Iva agevolata al 5%. Inoltre, la fattura dovrà essere emessa solo se il cliente la richiede. La misura, che mira a semplificare gli adempimenti fiscali del settore, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 4 dicembre 2024 e ha immediatamente riacceso il dibattito sulle categorie di beni e servizi meritevoli di agevolazioni fiscali.

Cosa prevede il decreto Mef

Il provvedimento, datato 22 novembre 2024, si applica alle prestazioni legate agli sport invernali riconosciuti dalle Federazioni di settore e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni). Rientrano tra i beneficiari maestri di sci, snowboard e slittino, purché iscritti negli albi regionali o nazionali.

L’agevolazione fiscale prevede due novità di rilievo:

  1. Iva al 5%: le lezioni di sport invernali saranno soggette a un’imposta ridotta, analogamente a quanto stabilito dall’articolo 5, comma 1, del Decreto Omnibus (Dl n. 113/2024).
  2. Fattura solo su richiesta: la fattura non è più obbligatoria, salvo espressa richiesta del cliente, a patto che la prestazione non rientri tra quelle esenti. Questa disposizione si inserisce nel solco dell’articolo 22, comma 1, del Dpr n. 633/1972, che prevede deroghe simili per alcune categorie di contribuenti.

Un trattamento di favore che fa discutere

L’introduzione di questo regime agevolato ha sollevato alcune perplessità. Da un lato, si sottolinea la necessità di sostenere un settore che opera in un contesto stagionale e con costi elevati. Dall’altro, non mancano le critiche per la disparità di trattamento con altre categorie di prodotti e servizi, ritenuti altrettanto essenziali.

Un esempio simbolico è quello degli assorbenti e dei tamponi per l’igiene femminile, esclusi dall’Iva agevolata al 5% dopo essere stati inseriti per breve tempo tra i prodotti meritevoli di attenzione fiscale. Stessa sorte è toccata a latte per neonati e pannolini, la cui esclusione ha scatenato un acceso dibattito.

Chi può beneficiare dell’Iva agevolata?

Il caso dei maestri di sci si inserisce in una più ampia tendenza di “privilegi fiscali” che tocca diversi settori. La lista dei beni e servizi che possono accedere all’Iva ridotta o esentata è lunga e variegata. Tra i beneficiari figurano:

  • Prodotti agricoli: basilico, rosmarino, salvia e origano (se destinati all’alimentazione).
  • Prestazioni di trasporto urbano: i servizi di trasporto pubblico locale godono di aliquote ridotte.
  • Beni sanitari: ventilatori polmonari, mascherine Ffp2 e Ffp3, dispositivi medici essenziali.
  • Alcune prelibatezze culinarie: i tartufi freschi o refrigerati, considerati beni “di lusso”, ma comunque agevolati dal Fisco.
  • Cavalli vivi: purché destinati a scopi non alimentari.

Le richieste inascoltate

Se i maestri di sci possono ritenersi fortunati, altre categorie continuano a rivendicare l’accesso a un trattamento analogo. In questo senso, i produttori di ostriche, duramente colpiti dall’invasione del granchio blu, hanno chiesto la riduzione dell’Iva dal 22% al 10%. Anche i promotori di alimenti sostenibili, come il latte vegetale, hanno presentato una proposta bipartisan per ottenere l’Iva al 5% su queste bevande, ma senza successo.

In Spagna, invece, il governo ha scelto una linea più incisiva, introducendo l’Iva zero su alcuni prodotti di largo consumo, come l’olio extravergine d’oliva.

Una strategia per semplificare o un privilegio di troppo?

Il decreto Mef potrebbe essere letto come una misura di semplificazione fiscale, utile per un settore che opera in condizioni particolari e con un forte impatto stagionale. Tuttavia, il confronto con altre categorie evidenzia una gestione delle aliquote Iva non sempre coerente con le priorità sociali.

Il tema delle agevolazioni fiscali resta quindi caldo e non mancheranno, nei prossimi mesi, ulteriori proposte di modifica. Dopotutto, il “catalogo dei privilegi Iva” viene riscritto a ogni legge di bilancio. E, tra proteste e proposte, il dibattito su quali beni e servizi meritino davvero un’Iva ridotta è destinato a proseguire.


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Stellantis: licenziamenti per 97 lavoratori di Trasnova

Pomigliano d’Arco, 6 dicembre 2024 – È ufficiale: 97 lavoratori di Trasnova, azienda di logistica che operava per il gruppo Stellantis, hanno ricevuto la lettera di licenziamento collettivo. La decisione è stata motivata dall’impossibilità di ricorrere a strumenti alternativi come cassa integrazione o contratti di solidarietà, in quanto si tratta di “esuberi strutturali.” Trasnova, infatti, opera in regime di monocommittenza con Stellantis e, senza il rinnovo dell’appalto, non ha altri cantieri dove ricollocare i dipendenti.

I licenziamenti riguardano 97 lavoratori distribuiti in quattro sedi: 1 unità a Melfi, 28 a Piedimonte San Germano, 54 a Pomigliano d’Arco e 14 a Mirafiori. Per questi ultimi, il termine del contratto è fissato al 31 marzo 2025, data in cui cesserà la collaborazione con Stellantis.


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L’Italia di oggi: paura per gli stili di vita dei migranti, aumento della spesa sanitaria privata e crisi delle competenze professionali

L’Italia del 2024 è un paese in movimento, tra paure, tensioni sociali e trasformazioni economiche. Il 58º Rapporto Censis, presentato oggi, dipinge un quadro di una società turbata, divisa e in profondo cambiamento, con la politica nazionale sempre più influenzata dagli eventi globali.

Paura e identità: i migranti al centro delle preoccupazioni

Le migrazioni emergono come uno dei temi centrali. Il 57,4% degli italiani dichiara di sentirsi minacciato da stili di vita importati dai migranti, come la separazione tra uomini e donne negli spazi pubblici o l’uso del velo integrale. La questione identitaria, sottolinea il Censis, sta sostituendo le tradizionali dinamiche di classe, polarizzando il dibattito socio-politico.

Nonostante le tensioni, il rapporto evidenzia che l’Italia guida l’Europa per numero di cittadinanze concesse: nel 2023 sono stati 213.567 i nuovi italiani, confermando il paese come leader nell’integrazione.

Istruzione: “fabbrica degli ignoranti”

La scuola italiana non riesce a garantire solide conoscenze di base: quasi il 44% degli studenti delle superiori non raggiunge livelli adeguati in italiano, percentuale che sale all’80% negli istituti professionali. Questo deficit culturale rende i cittadini più vulnerabili e disorientati, osserva il rapporto.

Divario tra città e campagna: servizi sempre più lontani

Il rapporto evidenzia un crescente “divorzio” tra città e aree rurali. Nei piccoli comuni fino a 2.000 abitanti, il 19,8% delle famiglie segnala difficoltà a raggiungere una farmacia e il 68,6% ha problemi di accesso a un pronto soccorso.

Più spesa sanitaria privata, meno risparmi

Tra il 2013 e il 2023, la spesa sanitaria privata è aumentata del 23%, superando i 44 miliardi di euro annui. Parallelamente, il 54,6% delle famiglie italiane segnala un calo dei risparmi, mentre i consumi sono in crescita per il 45,7% dei nuclei.

Crisi delle competenze: mancano idraulici, elettricisti e personale sanitario

La carenza di figure professionali si fa sempre più acuta: il 45,1% delle assunzioni previste nel 2023 è stato difficile da coprire, soprattutto per la scarsità di candidati. I settori più colpiti includono artigianato, ristorazione, edilizia e sanità, con infermieri, farmacisti e medici particolarmente richiesti.

Media e digitale: il boom della mobile TV e la crisi della carta stampata

L’89% degli italiani utilizza internet, con un forte aumento dell’uso della TV in streaming e della mobile TV. Parallelamente, la crisi dei quotidiani cartacei continua: solo il 22% degli italiani li legge, un dato in calo costante dal 2007.


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