Addizionale sull’energia bocciata dalla Consulta: era contraria al diritto UE

È incostituzionale l’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica prevista dal decreto-legge 511/1988, poi abrogata nel 2012. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 43/2025, depositata il 15 aprile, accogliendo la questione sollevata dal Tribunale di Udine. Secondo la Consulta, la norma istitutiva della tassa violava il diritto dell’Unione europea poiché destinava genericamente il gettito “in favore delle province”, senza indicare alcuna finalità specifica, come invece richiesto dalle direttive comunitarie in materia di fiscalità energetica.

La Corte ha richiamato in tal senso la giurisprudenza di legittimità, in particolare la Cassazione (sent. 27101/2019 e ord. 24373/2024), che ha già chiarito come la genericità della destinazione dell’imposta non sia sufficiente a giustificarne la compatibilità con il diritto UE, essendo assimilabile a una finalità meramente di bilancio.

Nel valutare la questione, la Consulta ha inoltre fatto riferimento alla recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (11 aprile 2024, causa C-316/22 Gabel), che ha aperto alla possibilità per il cliente finale di agire direttamente contro lo Stato qualora non possa rivalersi sul fornitore. Tuttavia, a seguito della pronuncia di incostituzionalità – che ha effetto ex tunc, salvo per i rapporti già esauriti – sarà ora possibile per i clienti agire direttamente nei confronti dei fornitori per ottenere la restituzione dell’indebito, lasciando a questi ultimi l’eventuale azione di rivalsa verso lo Stato.

Nel merito, la Corte ha quindi dichiarato:

  1. l’illegittimità costituzionale dell’art. 6, commi 1, lett. c), e 2 del d.l. 511/1988 (come modificato dal d.lgs. 26/2007), per contrasto con i vincoli europei;
  2. inammissibile la costituzione in giudizio del Consorzio energia Assindustria Vicenza – Energindustria;
  3. inammissibili le questioni sollevate dal Collegio arbitrale di Vicenza in merito all’art. 14, comma 4 del Testo unico sulle accise (d.lgs. 504/1995), per carenza di rilevanza nel giudizio a quo.

Una sentenza destinata ad avere rilevanti ricadute anche sul contenzioso pendente, restituendo ai consumatori la possibilità di recuperare somme indebitamente versate nel passato.

Testamento valido anche con monosillabi: la Cassazione dà ragione al de cuius

Il testamento è valido anche se il testatore, affetto da un grave deficit motorio, ha espresso la propria volontà con semplici monosillabi o movimenti della testa. Lo ha affermato la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9534 depositata ieri, respingendo i ricorsi dei fratelli del de cuius, che contestavano la validità dell’atto per presunta assenza di una chiara dichiarazione di consenso.

Secondo i giudici della Seconda sezione civile, “la modalità espressiva adottata dal testatore era perfettamente coerente con le sue condizioni fisiche, senza che ciò infici la genuinità e la piena manifestazione della volontà testamentaria”. Confermata così la decisione della Corte d’appello di Genova, che aveva accertato come l’infermità fosse di natura motoria, senza intaccare la capacità di intendere e volere.

Il de cuius, si legge in sentenza, risultava lucido sia nel procedimento per l’interdizione, conclusosi con una semplice inabilitazione, sia nei colloqui con il consulente tecnico d’ufficio e i medici curanti. Il notaio, rispettando le formalità previste dall’art. 603 del codice civile, aveva letto la scheda testamentaria alla presenza dei testimoni, raccogliendo le conferme da parte del testatore secondo le modalità a lui possibili.

La Suprema Corte ribadisce: “Non si può negare validità al consenso manifestato attraverso monosillabi o movimenti del capo, se questa è l’unica forma di comunicazione compatibile con lo stato fisico del testatore, e se tale volontà risulta chiara e coerente”.

Sul fronte procedurale, la Cassazione ha inoltre respinto l’eccezione relativa alla presenza di giudici onorari nel collegio d’appello. Ha infatti ricordato che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 41/2021, ha ritenuto temporaneamente tollerabile la partecipazione dei giudici ausiliari nei collegi, in attesa della piena attuazione della riforma della magistratura onoraria, fissata al 31 ottobre 2025.

Fino a tale data, dunque, le sentenze emesse con la partecipazione dei giudici onorari non possono essere annullate solo per questo motivo.

Il processo telematico e la trappola degli avvocati

Solo pochi giorni fa, un Tribunale della Libertà ha dichiarato inammissibile un’istanza di riesame relativa a un sequestro preventivo, semplicemente perché il sistema della cancelleria non riusciva a “leggere” la firma digitale del difensore. Firma che era perfettamente regolare, come dimostrato da una consulenza tecnica. Fortunatamente, in quel caso, si è ottenuta una remissione in termini. Ma il dato resta: oggi basta un intoppo informatico a compromettere un diritto di difesa.

È solo uno dei molti esempi di quello che Giandomenico Caiazza, avvocato e già presidente dell’Unione delle Camere Penali, definisce una vera e propria “lotteria del deposito atti”. Una quotidiana trappola per i difensori, in balia di interpretazioni soggettive di alcuni cancellieri o dei malfunzionamenti di un Portale telematico che avrebbe dovuto semplificare e che invece complica, quando non tradisce.

E intanto, nei Palazzi di Giustizia, si è consolidato un doppio binario: PM e giudici hanno accesso pieno al fascicolo telematico; gli avvocati no. Possono solo depositare, sperando che la procedura venga accettata. “Siamo soggetti esterni al Portale – scrive Caiazza – dei paria che partecipano alla lotteria, incrociando le dita”.

Ma il problema, più che tecnico, è culturale. La cultura inquisitoria – continua Caiazza – considera ancora PM e giudici i veri padroni di casa, e gli avvocati come ospiti tollerati, meglio se silenziosi. Una cultura che oggi si è persino aggravata: si è perso quel principio del favor impugnationis che un tempo tutelava la volontà di impugnare anche in caso di errori formali.

Oggi è il contrario: si attende il minimo inciampo – una PEC all’indirizzo sbagliato, una firma “non leggibile” – per dichiarare l’inammissibilità, falcidiando i ricorsi e gonfiando le statistiche. “Il problema – conclude Caiazza – si fa ogni giorno più serio”. E mina, alla radice, i princìpi del giusto processo.

Sicurezza e scontro istituzionale: l’ANM contro il decreto del Governo

Dal rafforzamento degli organici alle nuove carceri, passando per l’uso delle tecnologie. Il decreto Sicurezza del Governo Meloni – appena entrato in vigore – sta già generando una scia di polemiche e tensioni istituzionali. A pochi giorni dalla firma del Capo dello Stato, l’Associazione Nazionale Magistrati ha alzato i toni, arrivando a contestare la legittimità costituzionale di alcune disposizioni del provvedimento.

La Giunta esecutiva centrale dell’ANM ha espresso forti perplessità su quello che definisce “un impianto normativo che non si concilia con i principi costituzionali di offensività, tassatività, ragionevolezza e proporzionalità”, arrivando a evocare un potenziale conflitto con le prerogative del Quirinale. Un atto di rottura, non casuale né sottotono, che apre un nuovo fronte tra magistratura e Governo, dopo quelli già caldissimi su immigrazione e riforma della giustizia.

Nel mirino dell’ANM, in particolare, le nuove fattispecie di reato che puniscono comportamenti “disproporzionati” durante manifestazioni pubbliche, come l’occupazione di edifici o la resistenza a pubblico ufficiale. Misure ritenute troppo vaghe, suscettibili di abusi e lesive dei diritti fondamentali. A Milano, due avvocati – Eugenio Losco e Mauro Straini – hanno già presentato un’eccezione di incostituzionalità, chiedendo il rinvio degli atti alla Consulta.

Ma il clima è acceso anche nelle piazze. Domenica scorsa, tra la “follia” degli ultrà a Roma e il corteo milanese dei “pro-Palestina”, si è tornati a parlare di sicurezza e ordine pubblico, anche per la presenza sospetta di un agente in borghese con abbigliamento riconducibile all’estrema destra. Il bilancio del Viminale parla chiaro: oltre 50 agenti feriti solo nel fine settimana.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha subito difeso l’operato delle forze dell’ordine, promettendo nuove misure a tutela degli agenti e definendo “strumentali” le polemiche. Anche il centrodestra fa quadrato: per Maurizio Gasparri (FI), “le critiche dell’ANM non intaccheranno il lavoro del Parlamento, che voterà presto il decreto, anche con lo strumento della fiducia”.

Dalla Cgil all’Anpi, dai giuristi democratici ad Amnesty International, si è però levato un coro di voci critiche contro quello che viene descritto come un provvedimento liberticida, figlio di una deriva autoritaria.

Il conflitto è appena iniziato. E la sicurezza, da questione pratica, è diventata – ancora una volta – il simbolo di uno scontro ideologico e istituzionale che attraversa il Paese.

Intelligenza artificiale sul lavoro: sì, ma con supervisione umana obbligatoria

L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nei luoghi di lavoro, ma non potrà mai agire da sola: ogni sua decisione dovrà essere supervisionata e validata da un essere umano. È questo uno dei capisaldi delle Linee Guida per l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro, diffuse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e ora in consultazione pubblica fino al 21 maggio 2025 sulla piattaforma PartecipaPa.

L’obiettivo del documento è chiaro: definire un perimetro etico e giuridico all’utilizzo dell’IA nei contesti aziendali, nel rispetto del Regolamento europeo sulla privacy (GDPR). Secondo le Linee guida, non è ammesso che algoritmi o sistemi automatizzati prendano decisioni critiche senza la validazione finale di una persona qualificata, in grado di comprenderne le implicazioni.

Per garantire questo principio, viene introdotta una figura centrale: il supervisore umano, che dovrà essere formalmente incaricato con un contratto di lavoro specifico. Questo contratto dovrà indicare in modo chiaro compiti, prerogative e tutele, dal momento che al supervisore spetta anche il potere – e la responsabilità – di smentire o interrompere il funzionamento del sistema di IA, arrivando persino a sospendere la produzione di beni o servizi.

Un ruolo tutt’altro che simbolico, che richiede una riorganizzazione interna delle aziende: il supervisore umano dovrà agire in piena autonomia, senza vincoli gerarchici né conflitti di interesse. Inoltre, non potrà coincidere con il responsabile della protezione dei dati (DPO), poiché entrambi i ruoli sono chiamati a operare in coordinamento, ma su piani distinti.

Le Linee guida chiariscono anche un altro aspetto essenziale: i lavoratori devono sempre essere informati su come e quando viene utilizzata l’intelligenza artificiale che li riguarda, così da poter esercitare il loro diritto alla contestazione in caso di valutazioni errate o discriminatorie.

Nel quadro tracciato dal Ministero, quindi, l’adozione dell’IA non può essere cieca né deresponsabilizzante. Serve trasparenza, serve controllo, ma soprattutto serve l’intervento consapevole e costante della componente umana, per fare in modo che la tecnologia sia uno strumento di supporto – e non un sostituto – del lavoro e della dignità delle persone.

Magazzini del futuro: intelligenza artificiale e automazione rivoluzionano la logistica

Automazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie promettono di trasformare radicalmente il mondo della logistica, affrontando due grandi sfide del settore: la carenza di personale e l’alto rischio di infortuni sul lavoro. A dirlo è uno studio pubblicato da Zebra Technologies Corporation, azienda leader globale nella digitalizzazione e automazione delle attività in prima linea.

L’analisi, dal titolo “Elevating Every Move: the Formula for High-Performance Warehousing”, rivela che nel prossimo quinquennio il 60% dei responsabili di magazzino in Europa prevede di implementare sistemi basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo? Magazzini più sicuri, intelligenti ed efficienti.

Le tecnologie protagoniste di questa rivoluzione sono numerose: robot collaborativi (i cosiddetti cobots), dispositivi indossabili (wearables), esoscheletri, realtà aumentata, software di riconoscimento vocale e facciale, tutti strumenti già oggi integrati in molte operazioni logistiche.

Secondo lo studio, il 70% degli operatori di magazzino teme il rischio di infortuni sul posto di lavoro. Proprio per questo cresce in maniera chiara e inequivocabile la richiesta di una maggiore automazione, vista come alleata non solo per aumentare la produttività ma anche per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tra i benefici attesi: una raccolta dati più efficiente, gestione intelligente delle informazioni, miglior controllo qualità e flussi di lavoro più costanti e affidabili. Tutto questo porta a una maggiore soddisfazione del cliente e, al contempo, a un maggiore coinvolgimento dei dipendenti.

Infine, secondo molti responsabili logistici, l’impatto dell’automazione sul morale dei lavoratori è positivo. L’intelligenza artificiale, infatti, non viene percepita come un sostituto, ma come uno strumento che riduce le fatiche e i rischi, valorizzando il ruolo umano nelle operazioni.

Ci troviamo dunque di fronte a una trasformazione profonda, che richiederà un’attenta gestione del cambiamento. Ma se ben guidata, questa rivoluzione potrà garantire un futuro più sicuro, efficiente e sostenibile per tutto il settore della logistica.

“Vuoi giustizia, paga!”: avvocati contro la riforma del contributo unificato

Ha sollevato forti preoccupazioni nell’avvocatura romana la riforma del contributo unificato introdotta dall’ultima legge di bilancio, che subordina al pagamento del contributo stesso, l’iscrizione della causa a ruolo. “In pratica – sottolineano il Presidente e il Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Roma Paolo Nesta e Alessandro Graziani – chi vuole avere giustizia deve pagare, indipendentemente da qualsiasi valutazione giuridica sugli atti del futuro procedimento “.

Il parere pro veritate dei professori avvocati Giorgio Costantino e Antonino Galletti, evidenzia forti perplessità di rilievo costituzionale proprio per il fatto che l’esercizio dell’azione in giudizio viene subordinato al pagamento di una somma di denaro.

Di qui la decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma di rivolgersi al Procuratore generale della Corte di Cassazione affinché si faccia promotore presso la Suprema Corte ed essa eserciti la sua funzione interpretativa della legge.

“Giuridicamente l’unica via percorribile – sottolineano Il Presidente Nesta ed il Segretario  Graziani – è quella di pervenire all’enunciazione, da parte della Corte e nell’interesse della legge, della corretta interpretazione della disciplina legale applicabile ed alla valutazione della costituzionalità della normativa introdotta, al fine di non arrivare all’assurdo di attribuire direttamente al cancelliere il potere-dovere di impedire l’instaurazione o la prosecuzione di ogni processo. In spregio del diritto di difesa, che è garantito dalla Costituzione”.

“Altre iniziative, tanto scenografiche quanto inutili, lasciano il tempo che trovano”, concludono Nesta e Graziani.

Meta addestrerà l’intelligenza artificiale con i post pubblici su Facebook e Instagram

Meta ha annunciato un’importante novità che coinvolgerà milioni di utenti europei: i modelli di intelligenza artificiale dell’azienda verranno addestrati anche attraverso i contenuti pubblici condivisi su Facebook e Instagram da utenti adulti. L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità e l’efficacia dell’assistente virtuale Meta AI, disponibile gratuitamente su Instagram, WhatsApp e Messenger, capace di rispondere a domande, aiutare nella creazione di contenuti e supportare l’organizzazione di attività quotidiane.

Non saranno utilizzati né i messaggi privati né i contenuti pubblicati da utenti sotto i 18 anni. Meta ha infatti precisato che la privacy delle comunicazioni personali resta al sicuro, così come l’esclusione dei minori è una misura di tutela conforme alle normative europee.

L’azienda californiana ha spiegato che l’uso di dati pubblici è essenziale per istruire l’IA a comprendere dialetti, modi di dire, sfumature linguistiche e culturali tipiche dell’Europa. Dopo quasi un anno di attesa, la decisione arriva con il via libera dell’Irish Data Protection Commission e dell’European Data Protection Board, che hanno fornito le necessarie garanzie legali.

Come opporsi

Gli utenti dell’Unione Europea riceveranno nei prossimi giorni notifiche — via email e direttamente nelle app — contenenti informazioni sul nuovo trattamento dei dati e un link per opporsi all’utilizzo dei propri contenuti a fini di addestramento. “Abbiamo reso il modulo facile da trovare, leggere e compilare”, assicura Meta, precisando che saranno rispettate anche le opposizioni già ricevute.

Un bilanciamento tra innovazione e privacy

Il colosso tech sottolinea che la raccolta di dati pubblici sarà fondamentale per rendere l’IA più efficace e contestuale, anche rispetto alle specificità culturali e linguistiche del Vecchio Continente. Tuttavia, la possibilità di rifiutare rappresenta un’importante salvaguardia per gli utenti e una conferma del ruolo centrale che le autorità europee giocano nella tutela della privacy digitale.

Il dibattito tra innovazione e diritti digitali è destinato a restare aperto, ma almeno in questo caso gli utenti avranno una scelta.

Finti rimborsi, falsi messaggi INPS e curriculum inesistenti: il Ministero della Salute lancia l’allerta anti-phishing

Il Ministero della Salute ha lanciato un nuovo allarme sul proprio sito ufficiale: è in circolazione una truffa via email che, sfruttando il nome dell’istituzione, promette un rimborso economico di 234,40 euro per un presunto pagamento in eccesso al Servizio Sanitario Nazionale. Un messaggio studiato nei dettagli per apparire credibile, con tanto di rassicurazioni sulla riservatezza dei dati trattati.

Ma è tutto falso. Il Ministero avverte: “Non cliccate sui link contenuti nella mail, non fornite alcun dato personale e cancellate immediatamente il messaggio”. La truffa è stata già segnalata ai Nas.

Il raggiro si aggiunge a una lunga lista di frodi digitali che negli ultimi mesi stanno prendendo piede tra sms, email e app di messaggistica. A finire nel mirino, anche strumenti fondamentali della pubblica amministrazione, come lo SPID. L’INPS ha infatti segnalato la diffusione di sms che, spacciandosi per comunicazioni ufficiali, tentano di sottrarre dati personali per creare identità digitali fasulle e utilizzarle a scopo illecito. L’istituto previdenziale è chiaro: “L’INPS invia solo sms privi di link cliccabili”.

Un altro caso riguarda il falso curriculum. La truffa inizia con una telefonata: “Abbiamo ricevuto il tuo curriculum, aggiungici su WhatsApp per parlare di lavoro”. Ma dietro c’è un tentativo di phishing che sfrutta l’attesa legittima di chi è davvero in cerca di occupazione. Il numero chiamante è italiano, ma sconosciuto, e il fine è sempre lo stesso: ottenere dati o convincere l’utente a cliccare su link pericolosi.

Non meno insidiosa è la truffa del “voto per la figlia di un’amica”: arriva tramite WhatsApp, invitando a votare per un concorso di danza. Ma il link porta a una richiesta di login seguita da un sms da copiare: in quel momento, l’account WhatsApp viene violato e il messaggio-trappola viene inoltrato automaticamente a tutti i contatti della vittima.

Infine, gli esperti ricordano che questi tentativi rientrano tutti nelle tecniche di phishing e smishing: due forme di frode informatica che puntano a carpire informazioni personali tramite email o sms. La regola d’oro resta sempre la stessa: non cliccare su link sospetti, non fornire mai dati personali o finanziari e contattare direttamente l’ente ufficiale in caso di dubbi.

Nel dubbio, meglio una verifica in più che un conto svuotato.

Avvocati UNAEP: il 16 aprile a Roma convegno su intelligenza artificiale nella giustizia

L’Intelligenza Artificiale si sta evolvendo a un ritmo molto rapido, tanto da rendere sempre più credibile il suo utilizzo nella giustizia italiana non solo come strumento di supporto ma come vera e propria parte integrante del processo decisionale. Siamo certi che questa evoluzione sia sotto controllo con riguardo ad ogni aspetto, sia quelli tecnici, che gli aspetti giuridici ed etici? A dibattere sull’impatto dell’IA nel sistema della giustizia e in genere della Pubblica Amministrazione italiana saranno gli avvocati UNAEP, con il contributo di rilevanti personalità del mondo giudiziario ed accademico, nel convegno che si terrà a Roma, presso l’aula avvocati di palazzo di Giustizia a piazza Cavour, mercoledì 16 aprile, a partire dalle ore 15.

“Intelligenza Artificiale: la Pubblica Amministrazione in prima linea. Esperienze a confronto” è il titolo dell’incontro organizzato dall’Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (Unaep). Ad aprire i lavori i saluti dell’avv. Paolo Nesta, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, e dell’avv. Antonella Trentini, Presidente UNAEP.

IL PROGRAMMA.

A presentare la giornata l’avv. Andrea Magnanelli, rappresentante dell’avvocatura di Roma Capitale e Vicepresidente UNAEP. Ad introdurre il convegno sarà il prof. Giuseppe Corasaniti, Ordinario di informatica giuridica ed etica digitale Università Mercatorum, che offrirà una panoramica sulla normativa nazionale, sovranazionale e privacy. A seguire gli interventi della dott.ssa. Brunella Bruno, Consigliere di Stato Responsabile del Servizio per l’Informatica della Giustizia amministrativa, e del dott. Domenico Franco Sivilli, Direttore Generale Risorse Informatiche e la Statistica Consiglio di Stato.

A seguire la tavola rotonda, moderata dall’avv. Carla Canale, Consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Roma, alla quale interverranno l’avv. Oreste Manzi, Direttore Avvocatura Regionale INPS per l’Emilia-Romagna e Componente Giunta UNAEP, l’avv. Alessia Alesii, Consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Roma e la dott.ssa Antonella Loporchio, Vice Presidente Publishing & Marketing Wolters Kluwer Italia LR

Concluderà i lavori la relazione dell’avv. Antonella Trentini, Direttore Avvocatura Comune di Bologna e Presidente UNAEP.

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