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La dura realtà dei praticanti avvocati in Italia: 2,50 euro l’ora per inseguire il sogno di una toga

Le testimonianze di una giovane laureata in Giurisprudenza (autrice di una lettera aperta sul portale Fanpage.it) confermano le condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposti i praticanti avvocati in Italia.

Stipendi da fame, orari massacranti e nessuna tutela: questa la realtà di chi, dopo anni di sacrifici e dedizione allo studio, si ritrova a dover lavorare per pochi euro l’ora per coronare il sogno di diventare avvocato.

“Non posso contribuire alle spese dell’affitto e non posso fare un doppio lavoro perché vivo le mie giornate in studio”, racconta la giovane donna che ha voluto condividere la sua esperienza con Fanpage.it. La sua storia, purtroppo, non è un caso isolato.

Durante il periodo di praticantato, che dura 18 mesi e che è obbligatorio per poter sostenere l’esame di abilitazione, non è previsto alcun compenso. I praticanti, pur svolgendo un lavoro a tutti gli effetti, sono costretti spesso a lavorare gratuitamente, anche per turni massacranti che arrivano anche a 70 ore settimanali.

La situazione migliora leggermente dopo il praticantato, ma di poco. Gli stipendi dei neo avvocati oscillano infatti tra i 400 e i 500 euro al mese, ben al di sotto della soglia di povertà.

“Sto sostenendo l’esame di abilitazione alla professione forense, ma cosa cambierà nella mia vita se riuscirò ad abilitarmi? L’unica cosa che potrà cambiare, dopo anni di sacrifici buttati al vento, sarà il mio lavoro, nella speranza di poter vivere in maniera dignitosa”, si domanda la giovane donna.

Sfruttamento, mancanza di tutele e un futuro incerto: questa la fotografia di una generazione di giovani laureati in Giurisprudenza che, dopo anni di studio e sacrifici, si ritrova ad affrontare un presente difficile e un futuro incerto.


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G7 Giustizia, Venice justice group. A novembre la prima riunione tecnica

Nasce il “Venice Justice Group”: i ministri della Giustizia del G7 accolgono con entusiasmo il debutto del nuovo gruppo di lavoro, voluto e presieduta dall’Italia. È stata già fissata per novembre la prima riunione tecnica, sull’impegno dell’IA nel campo della Giustizia, da cui far scaturire anche possibili elaborazioni legislative nelle rispettive nazioni.

L’obiettivo del Venice Justice group è favorire il coordinamento per affrontare le sfide globali, in ambito giustizia, a cominciare dall’intelligenza artificiale, per contribuire alla difesa dei sistemi democratici contro disinformazione in rete e tutela dei processi elettorali.

Tra le altre sfide anche la digitalizzazione e i crimini ambientali.


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G7 giustizia, Nordio: “Vogliamo far nascere il Venice justice group”

“In questo G7 Giustizia- sotto presidenza italiana – vogliamo far nascere il “Venice Justice group”, un organismo che permetta di rafforzare e coordinare ancor di più le nostre iniziative; un nuovo strumento a tutela dello stato di diritto, oggi sotto attacco su più fronti a cominciare dall’ aggressione russa all’Ucraina; e che va tutelato anche rispetto ai nuovi scenari aperti dall’ intelligenza artificiale”.

“Siamo stati in grado di ristabilire lo stato di diritto con gli strumenti della democrazia durante gli anni di piombo- che ricordo in questa giornata dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo; e saremo in grado di difendere lo stato di diritto ancora una volta oggi contro ogni forma di criminalità – dal narco traffico, a cominciare dall’emergenza fentanyl, arrivato anche in Italia alla tratta di esseri umani. Sono orgoglioso che la mia Venezia possa associare il suo nome, sinonimo nel mondo di bellezza e di Italia, a quest’ulteriore conquista a tutela dei diritti fondamentali”.

Così ha dichiarato il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.


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facciata tribunale ancona

Principio d’incendio al tribunale di Ancona: evacuato il palazzo per alcune ore

Un principio d’incendio ha costretto ieri mattina all’evacuazione del tribunale di Ancona. Le fiamme, sviluppatesi al quinto piano dell’edificio intorno alle 8:00, sarebbero scaturite da un problema all’impianto elettrico, in particolare da un guasto alla guaina di un cavo.

Lo stabile, che ospita uffici e aule di corte, è stato prontamente evacuato da personale, magistrati e avvocati presenti. L’intervento tempestivo di un geometra che si trovava sul posto per lavori di manutenzione, utilizzando un estintore, ha permesso di domare le fiamme in fase iniziale.

I vigili del fuoco, giunti sul posto, hanno provveduto alla messa in sicurezza dell’edificio e a un’accurata bonifica. Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza si sono protratte per circa tre ore, costringendo all’interdizione del quinto piano, dove si trovano le aule destinate alle udienze penali. Alcune udienze sono state quindi riprogrammate in altre aule del tribunale.

Fortunatamente, non si sono registrati feriti o intossicati. L’attività degli uffici giudiziari è ripresa regolarmente in mattinata, seppur con alcune limitazioni al quinto piano.

Le cause del malfunzionamento dell’impianto elettrico sono al vaglio dei vigili del fuoco.


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DDL Intelligenza Artificiale, OCF: “Avvocatura e magistratura vengano coinvolte in sede istituzionale”

Considerazioni su una legge italiana sull’intelligenza artificiale laddove già esiste un dispositivo comunitario – l’AI Act recentemente approvato dal Parlamento europeo – e, soprattutto, un forte richiamo affinché i portatori di interesse vengano coinvolti su un tema di tali implicazioni, ampiezza e ricadute.

Su questi temi l’Organismo Congressuale Forense, l’organo politico dell’Avvocatura italiana, è intervenuto alla Talk to the Future Week, la 5 giorni organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Milano e dedicata al tema dell’Intelligenza artificiale che ha preso avvio ieri per concludersi il 10 maggio.

Accursio Gallo Segretario dell’OCF ha dichiarato: “L’attenzione del Governo all’intelligenza artificiale è senz’altro apprezzabile, tuttavia occorre evitare che la recente proposta governativa di DDL IA si riduca a una sorta di duplicato dell’AI Act europeo, oltre a intervenire sul merito della proposta negli aspetti che ancora appaiono troppo generici”.

Sul primo punto Gallo ha sottolineato che “l’Europa deve esprimere una legislazione chiaramente unitaria, evitando il proliferare di tante differenti legislazioni locali, a meno che non si riesca a distinguere chiaramente tra aspetti ‘quadro’ a livello europeo e singole declinazioni a livello locali, come peraltro già ha fatto la Spagna nel 2021”.

Relativamente all’iter parlamentare che attende il DDL approvato Gallo ha aggiunto: “su un tema di tale portata, come Organismo Congressuale Forense chiediamo si dia avvio a un tavolo in sede istituzionale a cui accreditare componenti fondamentali della società civile quali l’Avvocatura e la Magistratura affinché possano apportare i propri fondamentali contributi sui fronti etico e giuridico”.

Per l’OCF occorrono regole chiare in grado di abilitare l’innovazione e, al tempo stesso, tutelare i diritti delle persone e la stabilità della democrazia, in un quadro normativo italiano evoluto in materia di IA.

Serve inoltre superare alcuni profili di scarsa concretezza presenti nel DDL quali, per fare due esempi: l’art. 4 che riguarda i minori di 14 anni che non possono accedere a sistemi di intelligenza artificiale se non con il consenso dei genitori, non considerando che l’accesso a servizi diffusissimi quale Siri, Alexa o Google Home già rappresenta la regola per adolescenti e bambini; l’art 17 dove relativamente all’ambito sanitario si richiama il diritto a essere informati sui “vantaggi” circa l’utilizzo di tecnologia di IA in termini diagnostici e terapeutici ma non si fa alcun accenno ai potenziali svantaggi e rischi.


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VIII Rapporto Censis sull’avvocatura: dati non confortanti

Quanti sono gli avvocati in Italia? Si riduce, nel 2023, dell’1,3% il numero degli iscritti alla Cassa, ma in diverse regioni del Paese il numero di avvocati per mille abitanti resta uguale o superiore a sei (6,6 in Calabria, 6,0 in Campania, contro una media nazionale pari al 4,0 per mille). La quota delle donne avvocato sul totale torna, nel 2023, a 47,1%, riportando la distribuzione fra uomini e donne avvocato a quella che era nel 2014. Sale a 48,3 anni l’età media degli avvocati, dato lontano dalla media della popolazione italiana che è pari a 46,6 anni; nello stesso tempo, il tasso di dipendenza (cioè, il numero di avvocati attivi per ogni pensionato) è sceso a 6,7 (era 7,7 nel 2019) mentre il numero dei pensionati è cresciuto nel 2023 del 4,5%. Il 2023 ha registrato 8.043 cancellazioni fra gli iscritti a Cassa Forense; 6.393 le nuove iscrizioni, ma il saldo è negativo per 1.650 unità. Inoltre, sono state 5.408 le cancellazioni da parte di donne avvocato, la metà circa con un’anzianità professionale inferiore ai 10 anni. È quanto emerge dall’VIII Rapporto Censis sull’avvocatura, realizzato dal Censis per la Cassa Forense.

Si riduce l’area del «disagio professionale». Il 54,2% degli avvocati, con una leggera diminuzione rispetto al 2023, definisce abbastanza critica o molto critica la propria condizione professionale (al Sud il dato è intorno al 60%). Per il 50,2% degli avvocati le prospettive 2024-2025 restano stabili, ma per il 27,9% non saranno positive. Non a caso, il 34,6% lascerebbe la professione prevalentemente a causa dei costi eccessivi e del basso ritorno economico. I redditi medi annui fra il 2021 e il 2022 crescono del 5,3% e in parte riescono a conservare il potere d’acquisto della categoria, esposto come altre agli effetti dell’inflazione. Sempre fra il 2021 e il 2022 si è consolidato il rimbalzo della ripresa che ha avuto avvio alla fine del 2021: al Sud, fra i giovani e fra le donne avvocato si riscontra un tasso di crescita dei redditi annui superiore alla media (rispettivamente: +8,1% fra le donne 30-34enni e +11,6% fra le 35-39enni, in confronto al +7,5% del Sud e al +9,5% della Calabria).

Cosa deve cambiare e cosa sta cambiando nella professione di avvocato. Nell’ambito dell’assetto normativo della professione, gli avvocati sollecitano: una regolamentazione della figura dei collaboratori di studio, senza però trasformare il professionista in un lavoratore subordinato (è d’accordo il 48,7% degli avvocati); una revisione delle incompatibilità con qualsiasi attività di lavoro subordinato, anche se con orario di lavoro limitato (il 34,9% è d’accordo); l’estensione dell’esclusività dell’attività dell’avvocato in tutti quegli ambiti in cui può sorgere un contenzioso (per il 46,4%). La quota dell’attività stragiudiziale sul totale del fatturato dei professionisti è in media pari al 40,7%. Nello stesso tempo il 63,3% afferma che i metodi di risoluzione delle controversie alternativi al procedimento giudiziale (Adr) allungano i tempi e i costi della giustizia, mentre il 41,7% concorda con il fatto che l’Adr riduce il ruolo degli avvocati e della giurisdizione. Ampia è l’area di scetticismo sul raggiungimento degli obiettivi previsti dal Pnrr sulla riforma della Giustizia: il 29,7% non crede che la riforma del processo civile verrà portata a compimento nei tempi previsti; un altro 35,1% afferma che gli obiettivi saranno raggiunti solo in parte. L’intelligenza artificiale è percepita dagli avvocati come un’opportunità piuttosto che una minaccia: lo afferma il 58,7% dei professionisti.

L’innovazione passa dagli studi strutturati. Ma forse i più chiari segnali di cambiamento nella professione possono essere individuati dall’esperienza degli studi strutturati. Fra questi emerge soprattutto un fattore comune: la consapevolezza del valore della condivisione delle competenze e delle esperienze professionali, che costituisce il motivo fondamentale della scelta dello studio strutturato. Tale consapevolezza deriva da motivazioni di diversa natura che sono riconducibili a una natura sempre più complessa e articolata della domanda di servizi in campo legale, che richiede la collaborazione e l’intervento di competenze integrate e diversificate e, forse più importante di tutto, la convinzione di poter offrire alla committenza un servizio che garantisca un maggiore livello di qualità complessiva.


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Greco (CNF), “Avvocato in Costituzione rafforza anche l’autonomia della magistratura”

«Accogliamo con favore l’annuncio del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riguardante l’inserimento dell’avvocato nella Costituzione nel disegno di legge sulla separazione delle carriere. Questo rappresenta un importante riconoscimento della fondamentale funzione degli avvocati nella società. Quale difensore dei diritti e dei principi fondamentali, l’avvocato riveste un ruolo cruciale nel garantire la tutela dei diritti dei cittadini. Il rafforzamento della posizione dell’avvocato nella Carta non solo conferisce un riconoscimento formale alla nostra professione e rappresenta un passo significativo verso la salvaguardia dell’indipendenza e dell’autonomia degli avvocati, ma assicura anche un beneficio per la magistratura, consolidando la complessiva autonomia della giurisdizione da ogni altro potere».

Lo ha detto il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, intervenendo questa mattina alla presentazione del Rapporto sull’avvocatura 2024 realizzato da Cassa Forense in collaborazione con il Censis.


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Nordio: “Al via Cabina di regia con avvocati, commercialisti e notai”

Partirà a breve una cabina di regia presso il Gabinetto del Ministro della Giustizia con i Consigli Nazionali degli Avvocati, dei Commercialisti e dei Notai. Ad annunciarlo lo stesso Ministro Carlo Nordio nel suo intervento agli Stati generali dei Commercialisti, in corso di svolgimento a Roma.

“Questa iniziativa – ha spiegato il ministro Nordio – ci consentirà di aprire un canale di ascolto e collaborazione permanente con le professioni del comparto economico-giuridico su tutti i temi riguardanti questo settore e che l’esecutivo si troverà ad affrontare. Si tratta di una novità che testimonia la volontà del Governo di coinvolgere le professioni così significative per il nostro sistema economico e giuridico già nella fase di formazione delle norme, in una logica consultiva e di supporto all’attività normativa del Ministero”.

Per il Presidente dei Commercialisti, Elbano de Nuccio, “questa iniziativa si inserisce nel solco del modello di interlocuzione concomitante con il Governo già in essere con altri dicasteri ed ampiamente sperimentato anche con il Ministero della Giustizia. L’impostazione che la nostra categoria ha dato al suo lavoro, ossia quella di un confronto costante e concomitante con le istituzioni affinché ragioni e competenze delle professioni siano ascoltate non più solo a valle della elaborazione normativa, ma già a monte, sta dando risultati concreti. La collaborazione con avvocati e notai rappresenta il modello di interlocuzione tra professioni in cui questo Consiglio crede fermamente. Da oggi le nostre tre realtà – circa 365mila professionisti – sono insieme e con forza in campo in un lavoro in sinergia con la Giustizia e al servizio del Paese”.

“La collaborazione tra le professioni si consolida grazie a questa importante iniziativa del Ministero della Giustizia – ha affermato Giulio Biino, Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato –, che promuove la stabilità di una interlocuzione in modo da garantire efficacia e tempestività nel contributo che i professionisti dell’area economico-giuridica possono dare alla produzione legislativa delle istituzioni e all’applicazione delle norme da parte della Pubblica Amministrazione. Il Notariato c’è ed è pronto a fare la sua parte al fianco degli avvocati e dei commercialisti”.

“Accogliamo con grande favore l’iniziativa del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di costituire una cabina di regia per un dialogo costante e costruttivo tra il Ministero e le professioni del comparto economico-giuridico – ha concluso Francesco Greco, Presidente del Consiglio Nazionale Forense –. La creazione di questa struttura testimonia ulteriormente l’attenzione verso le professioni e la volontà di coinvolgere avvocati, commercialisti e notai nel processo consultivo dell’attività ministeriale. È un segnale positivo che riconosce l’importanza del contributo delle professioni nel promuovere la certezza del diritto e sostenere lo sviluppo economico del Paese”.


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Giustizia, Trentini (Unaep), su avvocato in Costituzione con Nordio si passa dalle parole ai fatti

 “L’introduzione della figura dell’avvocato nella nostra Costituzione è una battaglia di civiltà che come Avvocati della Pubblica Amministrazione stiamo portando avanti da tempo e siamo finalmente soddisfatti nel vedere che con l’attuale ministro della Giustizia, Carlo Nordio, c’è la concreta intenzione di passare dalle parole ai fatti“. Lo afferma in una nota l’avvocato Antonella Trentini, presidente dell’Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (Unaep), che commenta le parole del ministro Nordio pronunciate durante gli stati generali dell’ordine dei commercialisti in corso oggi a Roma.

L’Italia, benché culla del diritto, sconta un ritardo notevolissimo sulla protezione dei tutori della legalità e della difesa, sia con riguardo agli altri Paesi europei, sia con riguardo a Paesi extraeuropei“, afferma il presidente Unaep. “Il riconoscimento del ruolo dell’avvocato passa solo dalla Costituzione, da attuarsi mediante una modifica o dell’art. 111 o dell’art. 24, in cui inserire la libertà e l’autonomia del professionista e la necessità della difesa tecnica, da rendere paritetiche all’autonomia e libertà del giudice”.

Le parole del ministro Nordio – conclude l’avvocato Trentini – ci fanno ben sperare che anche nei politici stia maturando la convinzione che senza portare sullo stesso piano l’avvocatura e la magistratura qualsiasi riforma di qualsiasi processo non otterrà mai una vera funzionalità in linea con i tempi, oramai maturi per tale riforma, l’unica davvero innovativa in termini di civiltà giuridica e di effettività delle modifiche, perché se non si parte ponendo sullo stesso piano costituzionale – e dunque di garanzia – le parti del processo, quella che deve difendere e quella che deve decidere, qualsiasi riforma sarà sempre destinata a non produrre gli effetti voluti“.


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I penalisti di UCPI: «Separazione delle carriere riforma necessaria»

«Apprendiamo che il Governo, dopo molteplici dichiarazioni di intenti, ha deciso di presentare il proprio disegno di legge sulla separazione delle carriere di Giudici e Pubblici Ministeri prima del prossimo appuntamento elettorale. Il tema della separazione delle carriere, era stato ormai da tempo dimenticato dalla politica, ed è stato posto nuovamente al centro del dibattito pubblico dal percorso intrapreso nel 2017 dall’Ucpi di raccolta delle firme per la presentazione di una legge costituzionale di iniziativa popolare». Così in una nota l’Unione Camere Penali Italiane.

«Si è così tornati a discutere di un argomento fondamentale per la giustizia penale del Paese, che si era voluto accantonare, per non urtare le sensibilità di una magistratura chiusa nelle sue dinamiche corporative e non potremo che essere soddisfatti se l’iter legislativo prendesse finalmente avvio. Si tratta – sottolineano i penalisti – di una riforma necessaria al fine di realizzare nel processo la figura di quel giudice terzo voluto dall’art. 111 della Costituzione, separato dall’accusa e dalla difesa, garante dei diritti dei cittadini».

«Nel merito non abbiamo mai pensato che la nostra proposta fosse immodificabile e non potesse subire interventi correttivi anche migliorativi e valuteremo pertanto laicamente anche l’ipotesi dell’introduzione dell’Alta Corte per il disciplinare dei magistrati e quella del sorteggio temperato per l’elezione dei componenti togati del Csm, quando potremo leggere il testo elaborato dal Governo. Resta fermo che la necessaria separazione delle carriere dovrà essere attuata nel rispetto dell’indipendenza della magistratura che rappresenta un bene fondamentale per la tenuta della nostra democrazia. Siamo altresì convinti che la obbligatorietà dell’azione penale debba essere conservata e che tuttavia, stante la peculiare natura di tale principio, lo stesso debba essere democraticamente modulato nella sua concretezza», conclude la nota.


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