Assunzione della Vergine, gli auspici di Nordio: “Detenuti, speranza per il futuro”

Roma, 14 agosto – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio esprime il proprio pensiero in occasione del giorno dell’Assunta: “La festa dell’Assunzione della Vergine, così splendidamente ricordata nella devozione e nell’arte, sarà propizia domani anche per dare luce all’azione, discreta ma intensa che il Patriarca di Venezia ha voluto svolgere con il Ministero che ho l’onore di rappresentare.

Ognuno nel proprio ordine, come scrive la Costituzione della Repubblica, ma con un unico fine, proviamo così a sovvenire sia al bene comune della sicurezza civile sia a quello particolare delle persone prossime alla conclusione della loro esperienza detentiva.

A chi ha scontato la pena, od almeno la porzione di pena detentiva, vogliamo che non manchi un segno efficace di speranza per il suo futuro, segno che sarà di vero inserimento se consisterà nella abilità a un lavoro apprezzato dalla società e nella possibilità di svolgerlo con serietà e dignità: ed è per questo che concretamente abbiamo lavorato con la Chiesa veneziana. Una speranza di elevazione umana e civile che credo ben si appropri al giorno dell’Assunta. Qui a Venezia, se posso ricordarlo, anche al giorno successivo, dedicato alla solennità del compatrono di Venezia, san Rocco, raffigurata dal Canaletto e descritta dal Goethe”.


LEGGI ANCHE

tablet

Processo telematico, dal 30 settembre nuove regole

Tra le principali novità, il via libera al deposito telematico dei file multimediali, sia immagine che audio e video. Non sarà più necessario caricarli su…

Corte costituzionale: il giudice predibattimentale non può celebrare il dibattimento

Il giudice che presiede l’udienza di comparizione predibattimentale è incompatibile a condurre il giudizio dibattimentale.

La guerra dei droni: Pechino arma Mosca con tecnologia made in China

Dietro l’apparente neutralità, la Cina fornisce a Putin componenti cruciali per i velivoli kamikaze che colpiscono l’Ucraina. Un business miliardario che consolida l’asse sino-russo

Corte di cassazione

Processi civili in Cassazione: tempi di attesa ancora lunghi, ma con segnali di miglioramento

I dati resi noti dall’ufficio statistico della Corte di Cassazione, e anticipati da Il Sole 24 Ore, evidenziano che i tempi di attesa per la definizione dei processi civili davanti alla Suprema Corte restano lunghi, superando i tre anni. Tuttavia, vi sono segnali incoraggianti che potrebbero far sperare in un allineamento con gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Al 30 giugno 2024, il “disposition time”, un indicatore che stima il tempo medio necessario per giungere a sentenza, è sceso a 971 giorni, in netto miglioramento rispetto ai 1.302 giorni registrati nel 2019. Questo dato suggerisce che l’obiettivo finale di ridurre il tempo medio a 977 giorni, previsto dal Pnrr per il 2026, potrebbe essere raggiunto in anticipo.

Tuttavia, quando si considerano i tempi effettivi dalla data di iscrizione alla decisione, il quadro si complica. Nei primi sei mesi del 2024, la durata media complessiva dei processi civili in Cassazione è salita a tre anni, cinque mesi e 23 giorni, pari a 1.268 giorni, segnando un aumento rispetto ai 1.208 giorni del primo semestre del 2023 e ai 1.225 giorni dello stesso periodo del 2022.

Un fattore determinante nell’allungamento dei tempi è rappresentato dai processi tributari, la cui durata media ha raggiunto i 1.722 giorni, equivalenti a quattro anni e otto mesi. Nonostante una riduzione rispetto ai 2.152 giorni del 2022, si è registrato un aumento rispetto ai 1.629 giorni del primo semestre del 2023.

Sul fronte degli arretrati, vi sono notizie positive: nel primo semestre del 2024, si è registrata una diminuzione del 14% rispetto al 2022 e del 9% rispetto al 2023. Tuttavia, i procedimenti fiscali, che costituiscono circa il 43% dell’arretrato totale (39.498 casi), rappresentano ancora un problema significativo, con molte cause che risalgono a oltre dieci anni fa. Nonostante un calo dell’8,6% rispetto al 30 giugno 2023, l’arretrato fiscale rimane lontano dall’essere eliminato, con 21.153 cause per imposte dirette e 9.356 per tributi locali ancora pendenti.

A complicare ulteriormente la situazione vi è l’aumento delle nuove iscrizioni. Nei primi sei mesi del 2024, si è registrato un incremento rispetto allo stesso periodo del 2023, con 14.311 nuovi procedimenti iscritti rispetto ai 13.307 dell’anno precedente. La sezione tributaria, in particolare, ha visto un incremento del 36% nelle nuove impugnazioni rispetto al 2023, con 5.201 nuovi casi.


LEGGI ANCHE

Riforma della giustizia: l’Anm pronta allo sciopero contro la separazione delle carriere

Assemblea straordinaria, piena partecipazione e un giudizio negativo sulla riforma costituzionale che cambia il volto della magistratura

La Corte Costituzionale stabilisce il gratuito patrocinio per la liquidazione controllata senza attivo

La procedura di liquidazione controllata, come già la liquidazione giudiziale, può beneficiare del gratuito patrocinio se il giudice delegato attesta la mancanza di attivo per…

Caso Almasri, indagati Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano

La premier annuncia l’indagine in un video: "Avviso di garanzia notificato anche ai ministri".

Riforma della custodia cautelare, Caiazza: “La proposta di Enrico Costa non mi convince”

Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), ha espresso delle riserve sulla proposta di riforma della custodia cautelare avanzata dal deputato Enrico Costa. Nonostante l’amicizia che lo lega a Costa, Caiazza ha dichiarato di non essere convinto dalla nuova proposta, pur riconoscendo l’importanza di una riforma in tale ambito.

Caiazza ha sottolineato come sia assolutamente corretto mirare a una riscrittura rigorosa del concetto di “pericolo di reiterazione del reato”, considerato da molti come la principale causa dell’abuso della custodia cautelare in Italia. Tuttavia, egli non condivide l’idea di stabilire normativamente che a un incensurato, solo in quanto tale, non possa essere addebitato il pericolo di reiterazione del reato per cui è accusato, sebbene si tratti di reati di modesto allarme sociale.

Secondo Caiazza, la prognosi del pericolo di reiterazione del reato dovrebbe basarsi su elementi concreti e oggettivi, che possano essere verificati in modo sintomatico. Questo approccio, a suo avviso, toglierebbe alla valutazione del giudice il carattere soggettivo e intimo che spesso caratterizza le decisioni attuali. Caiazza critica in particolare la prassi attuale, che tende a fondare questa valutazione sulla mera gravità del reato ipotizzato, piuttosto che su prove oggettive.

L’ex presidente dell’UCPI propone invece di imporre ai giudici un “onere rafforzato” di motivazione nelle decisioni relative alla custodia cautelare. Questo onere, secondo Caiazza, potrebbe ridurre quella che definisce una “scorciatoia argomentativa” che facilita l’abuso della custodia cautelare nel Paese. Per Caiazza, l’abuso della custodia cautelare rappresenta una delle problematiche più gravi e scandalose del sistema giudiziario italiano, ed è necessaria una riforma che ponga dei paletti più stringenti al riguardo.


LEGGI ANCHE

Gas liquefatto, l’Italia accelera sulla diversificazione: +35% di import nel 2025

Nei primi sei mesi dell’anno importati quasi 10 miliardi di metri cubi di GNL, con gli Stati Uniti in testa tra i fornitori. Cresce la…

Criptovalute: tra nuovi affari e conflitti di interesse, il governo e Trump puntano a cambiare le regole

In Italia il governo cerca di incrementare il gettito fiscale sulle criptovalute, mentre negli Stati Uniti il presidente Trump promuove un'era di ricchezza digitale, tra…

Casciaro (ANM): “Garantismo delle Corti di Appello? Il governo auspica un cambio di giurisprudenza”

Il Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha espresso perplessità sul presunto "garantismo" attribuito alle Corti di Appello dal governo. Secondo il magistrato l'esecutivo auspicherebbe un…

logo associazione nazionale magistrati

Mafia, ANM: solidarietà a Caramanna, tenere sempre alta l’attenzione

“L’Associazione nazionale magistrati esprime vicinanza alla procuratrice per i minorenni di Palermo, Claudia Caramanna, per il nuovo inquietante atto intimidatorio subito in ragione del suo costante impegno nel contrasto alla criminalità organizzata e alla devianza minorile. Con il coraggio che ha già dimostrato in questi anni, la collega non si lascerà certamente condizionare da questa ignobile azione, continuando a impegnarsi con determinazione e spirito di servizio a tutela della legalità”. Così la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

“Auspichiamo che nulla sia trascurato per garantire la sicurezza della collega e che sia sempre alta l’attenzione delle istituzioni per prevenire azioni ritorsive, con il chiaro scopo di delegittimazione della giustizia, nei confronti dei magistrati impegnati nel contrasto alla criminalità, ancor più in territori dove è sempre pervasiva e insidiosa la presenza mafiosa”, conclude l’Anm.


LEGGI ANCHE

ddl nordio respinti emendamenti

Giustizia: respinti emendamenti al ddl Nordio

Si è conclusa la maratona notturna della commissione giustizia della Camera sul ddl Nordio. Dopo 10 ore d’esame, sono stati respinti tutti gli emendamenti presentati…

Decreto Rilancio: si continua con le udienze da remoto e lo smart working

Decreto Rilancio: si continua con le udienze da remoto e lo smart working

Il Decreto Rilancio va a emendare i contenuti dell’articolo 83 del Cura Italia. Potremmo dire che il primo segna la fine del secondo, proprio in…

giudici onorari ausiliari servicematica

Giudici ausiliari incostituzionali?

Con la sentenza n.41 depositata il 17 marzo 2021, la Corte Costituzionale definisce incostituzionali le norme che permettono ai giudici ausiliari di avere funzioni collegiali…

chatbot legali

La panacea per i mali della pubblica amministrazione? La trasformazione digitale

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana rappresenta una delle sfide più urgenti e delicate del nostro tempo. In un contesto globale sempre più interconnesso e tecnologico, la capacità di un paese di innovare e digitalizzare le proprie strutture pubbliche non è solo un indicatore di efficienza, ma anche una misura della sua competitività internazionale. In questo scenario, la relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sull’informatizzazione delle pubbliche amministrazioni, istituita dalla Camera dei deputati nel 2016 e conclusa il 26 ottobre 2017, evidenzia chiaramente l’urgenza di promuovere una trasformazione digitale incisiva e capillare nel nostro Paese.

L’inchiesta parlamentare: un’analisi critica dello stato dell’arte

L’inchiesta parlamentare ha avuto un duplice obiettivo: da un lato, raccogliere dati aggiornati sul livello di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche statali e locali; dall’altro, individuare soluzioni, anche di natura legislativa, per colmare il gap che separa l’Italia dagli altri Paesi europei in materia di innovazione tecnologica. Tra i principali compiti della Commissione vi è stata l’analisi degli investimenti effettuati nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), con particolare attenzione alle eventuali diseconomie e alla comparazione della spesa pubblica italiana con quella dei principali Paesi europei.

Il lavoro della Commissione ha permesso di ricostruire in modo dettagliato l’evoluzione storica e legislativa del processo di digitalizzazione della PA, mettendo in luce criticità e ritardi che hanno compromesso la piena realizzazione di molti progetti chiave. Tra questi, spiccano le problematiche legate all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), che ha subito numerosi ritardi e difficoltà nella sua implementazione, e il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), afflitto da persistenti malfunzionamenti che hanno ostacolato l’erogazione dei fondi europei per l’agricoltura.

Le criticità emergenti: normativa disattesa e scarsa qualità della spesa

Uno dei punti più critici emersi dalla relazione finale riguarda la scarsa conoscenza e applicazione del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), sancito dal D.Lgs. 82/2005. Questa normativa, fondamentale per il processo di digitalizzazione della PA, è stata spesso ignorata o mal interpretata, con gravi conseguenze sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e sull’efficacia degli investimenti effettuati. La mancanza di un controllo rigoroso sulla qualità della spesa, soprattutto in relazione ai sistemi informativi, ha inoltre limitato fortemente l’impatto positivo che queste tecnologie avrebbero potuto generare in termini di risparmi economici e miglioramento dei servizi pubblici.

Le raccomandazioni della Commissione: formazione, rafforzamento e governance

La Commissione parlamentare ha proposto una serie di linee d’azione volte a superare le criticità evidenziate e a promuovere una vera trasformazione digitale. Tra queste, spicca la necessità di un adeguamento delle competenze del personale, sia attraverso un massiccio investimento in formazione, sia mediante l’inserimento di nuovo personale altamente qualificato, in particolare nei ruoli dirigenziali. Solo con una PA dotata delle competenze necessarie sarà possibile affrontare le sfide della digitalizzazione in modo efficace.

Altrettanto importante è il rafforzamento dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che necessita di maggiori risorse finanziarie e umane per poter svolgere il suo ruolo di guida e coordinamento del processo di innovazione tecnologica nel Paese. La Commissione ha inoltre sottolineato l’importanza di aggiornare le linee guida per il procurement dei sistemi informativi, introducendo l’obbligo di studi di fattibilità e progettazione accurata prima della messa a bando dei progetti, per evitare sprechi e garantire la qualità degli investimenti.

Infine, la relazione della Commissione pone l’accento sulla necessità di rafforzare e stabilizzare la governance della trasformazione digitale. Questo richiede non solo un miglioramento delle strutture esistenti, ma anche un costante monitoraggio dell’impatto tecnologico della normativa, valutando l’opportunità di istituire una Commissione permanente dedicata ai temi del digitale.

 


LEGGI ANCHE

Il giudice può rivalutare il compenso richiesto da un avvocato

Il giudice può rivalutare il compenso richiesto da un avvocato

Il compenso di avvocato può essere rivisto dal giudice? Sì. IL CASO Un avvocato procede per vie legali al fine di ottenere il pagamento del…

Decreto Ristori: introdotti i titoli esecutivi in formato digitale

Decreto Ristori: introdotti i titoli esecutivi in formato digitale

Con la legge di conversione, il Decreto Ristori ha introdotto la possibilità per i funzionari giudiziari di rilasciare titoli esecutivi in formato digitale. Questa novità…

nuove assunzioni ufficio per il processo

4 mila nuovi addetti per l’Ufficio per il processo

Arrivano 4 mila nuovi addetti all’Upp, l’Ufficio per il processo. Infatti, sul sito del ministero della Giustizia è stato pubblicato il concorso per l’assunzione di…

mani con monete

Ferragosto di fuoco per gli studi professionali: valanga di notifiche dall’Agenzia delle Entrate

Roma – Un vero e proprio “ingorgo” di notifiche sta sommergendo i contribuenti e gli studi professionali in questo periodo di Ferragosto. La postalizzazione degli atti da parte dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, iniziata a metà luglio, non sembra rallentare, nonostante le promesse di una tregua estiva. La denuncia arriva dall’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi (Uncat), che ha segnalato una “pioggia di notifiche” che sta creando non poco stress tra i professionisti del settore.

“Piovono notifiche ai contribuenti da parte delle Agenzie delle Entrate territoriali”, afferma l’Uncat in una nota ufficiale, “nonostante la circolare n. 9/E di maggio scorso avesse annunciato lo stop all’invio di comunicazioni e inviti nei mesi di agosto e dicembre, salvo casi di indifferibilità e urgenza”. L’associazione ha stilato un elenco degli atti che stanno inondando i contribuenti e, di conseguenza, gli studi professionali: notifiche di pignoramento subito dopo i cinque giorni dall’intimazione, intimazioni relative a cartelle già rottamate o rateizzate, richieste istruttorie a 15 giorni, e richieste di chiarimento sui crediti per ricerca e sviluppo. Si segnalano anche annunci di notifica di verbali di accesso e richieste documentali, nonostante alcuni rinvii siano stati ottenuti solo dopo proteste energiche.

Questi atti, precisa l’Uncat, non rientrano nella sospensione estiva degli invii fiscali prevista dal decreto legislativo 1/2024, articolo 10, né nelle misure previste dall’Agenzia delle Entrate in merito al contraddittorio preventivo. La circolare 9/2024 dell’Agenzia delle Entrate, infatti, specifica che lo stop all’invio di comunicazioni dal 1° al 31 agosto e dal 1° al 31 dicembre riguarda solo alcuni atti, come le comunicazioni sui controlli automatizzati delle dichiarazioni e le lettere di compliance.

Nonostante la prassi consueta dell’Agenzia delle Entrate Riscossione di sospendere l’invio di atti rinviabili tra il 10 e il 25 agosto, gli atti considerati indifferibili e urgenti continuano a essere notificati senza interruzioni.

L’Uncat, preoccupata per il caos che si sta creando, sottolinea come questa iperattività estiva contrasti con l’obiettivo della riforma fiscale, che dovrebbe favorire la collaborazione tra fisco e contribuenti. “Purtroppo si sta verificando ciò che Uncat aveva paventato,” prosegue la nota, “una contrapposizione tra una riforma ispirata a criteri di collaborazione e prassi operative rigide degli uffici fiscali.”

L’associazione chiude la sua denuncia con un appello all’Agenzia delle Entrate affinché emetta indicazioni omogenee per le sue sedi territoriali e vigili sulla corretta attuazione delle stesse, al fine di garantire una tutela equa e uniforme per tutti i contribuenti.


LEGGI ANCHE

Sistema nazionale del casellario giudiziale: incendio a piazza Nicosia

Riportiamo il comunicato stampa del Ministero della Giustizia: A causa di un incendio – scoppiato in piazza Nicosia a Roma, all’esterno di locali del Ministero,…

idraulico

Elettricisti e idraulici superano gli avvocati nei redditi medi: i dati MEF parlano chiaro

Dopo la pubblicazione dei dati del MEF, abbiamo messo a confronto due categorie diversissime per capire perché alcune professioni siano insospettabilmente spesso più remunerative rispetto…

Responsabilità degli enti: il rappresentante legale imputato non può nominare il difensore della società

La Cassazione chiarisce l’incompatibilità tra la posizione di imputato del reato presupposto e la legittimazione a designare il legale dell’ente

Iva e accise: dal 1° ottobre nuove competenze per il Tribunale dell’UE

Bruxelles – A partire dal 1° ottobre 2024, il Tribunale dell’Unione Europea assumerà nuove competenze pregiudiziali in sei aree specifiche, precedentemente di competenza esclusiva della Corte di giustizia europea. Il trasferimento parziale di tali responsabilità è stato formalizzato con la pubblicazione del regolamento sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUEE).

Le sei materie interessate dal trasferimento di competenze sono il sistema comune dell’Iva, i diritti di accisa, il codice doganale, la classificazione tariffaria delle merci, la compensazione pecuniaria e l’assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, ritardo o cancellazione dei servizi di trasporto, nonché il sistema per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra.

Questa significativa modifica dello statuto della Corte di giustizia dell’Unione mira a redistribuire il carico di lavoro tra le due istituzioni, consentendo al Tribunale di occuparsi di questioni altamente specializzate e alleggerendo così il compito della Corte. Con l’avvicinarsi della scadenza, gli esperti del settore sono già al lavoro per adattarsi al nuovo assetto giuridico che entrerà in vigore a breve.


LEGGI ANCHE

Criptovalute, l’Europa davanti al bivio: regolamentare o restare indietro

Le stablecoin non sono il nemico: con regole chiare e controlli rigorosi possono rafforzare il mercato e ridurre i rischi. Ma Bruxelles deve muoversi ora,…

A scuola senza vaccinazione obbligatoria: reato?

In assenza di certificazione è penalmente rilevante portare i bambini senza vaccino a scuola Sono i genitori a compiere un reato se portano i propri figli a scuola senza la vaccinazione…

5 anni di Gdpr: tante le sanzioni, ma la privacy è ancora una sfida aperta

La recente multa contro Meta da 1,2 miliardi di euro per aver violato il Gdpr è stata vista come una grande vittoria per l’Europa: ed…

Giustizia, mediazione: prorogati i termini per l’adeguamento alla nuova normativa

Roma – Gli organismi di mediazione avranno tempo fino al 31 gennaio 2025 per conformarsi ai requisiti stabiliti dal decreto ministeriale numero 150 del 24 ottobre 2023. La proroga è stata ufficialmente sancita da un decreto firmato il 9 agosto dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in collaborazione con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

La decisione di estendere i termini è stata presa a seguito delle numerose richieste inviate al Ministero della Giustizia dagli enti interessati. Il decreto sottolinea che il prolungamento è stato necessario anche a causa della complessità delle procedure amministrative legate all’adeguamento ai nuovi standard normativi.

Questa proroga rappresenta un respiro di sollievo per molti organismi di mediazione che si trovano ad affrontare un percorso di adeguamento particolarmente impegnativo, garantendo loro il tempo necessario per conformarsi alle nuove disposizioni senza rischiare sanzioni o la perdita della propria abilitazione.


LEGGI ANCHE

salute avvocati

Un’importante risorsa per la salute degli avvocati

In un recente post social, l’avv. Cosimo Matteucci -noto attivista di politica forense- ha evidenziato un’opportunità preziosa per tutti i colleghi iscritti a Cassa Forense…

Cassazione: Sì a separazione e divorzio insieme

D’ora in poi, grazie alla Riforma della Giustizia Cartabia, sarà possibile avere separazione e divorzio insieme. Con la sentenza 28727 del 16 ottobre 2023, la…

Nordio e la separazione delle carriere: “Un riequilibrio, non una rivalsa”

Il Ministro della Giustizia spiega la riforma: “Materia delicata, giusto sottoporla a referendum”

Caso Pifferi: la Corte d’Assise di Milano spiega la condanna all’ergastolo per la morte della figlia Diana

La Corte d’Assise di Milano ha recentemente pubblicato le motivazioni della sentenza che ha condannato Alessia Pifferi all’ergastolo per la morte della figlia Diana. Un caso che ha suscitato grande interesse mediatico e che pone questioni giuridiche complesse, in particolare riguardo alla distinzione tra omicidio e abbandono di minore.

La sentenza, emessa il 9 agosto 2024, ha sottolineato la differenza tra il reato di abbandono di minore seguito da morte e quello di omicidio. Secondo i giudici, l’elemento psicologico che distingue i due reati è cruciale: nel caso di abbandono di minore, il reato si configura quando l’autore è consapevole del pericolo per l’incolumità fisica della vittima, mentre nell’omicidio è necessario che l’autore agisca con la volontà di causare la morte, o accettando il rischio che ciò avvenga.

Nel caso Pifferi, i giudici hanno ricordato che, secondo un orientamento costante della giurisprudenza, la prova del dolo (cioè della volontà di commettere il reato) si basa sulla valutazione delle circostanze concrete dell’azione. Anche senza una confessione esplicita, queste circostanze devono essere analizzate attentamente per verificare se siano idonee a dimostrare l’intenzionalità del reato.

Durante il processo, il pubblico ministero aveva riconosciuto che l’indagine non aveva dimostrato un dolo diretto intenzionale da parte di Alessia Pifferi. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che il comportamento omissivo della Pifferi fosse comunque gravemente colposo, anche se non intenzionalmente volto a causare la morte della figlia.

La sentenza chiarisce inoltre che, per configurare il dolo eventuale (una forma di dolo in cui l’autore accetta il rischio del verificarsi di un evento dannoso), è necessario dimostrare che l’imputato si sia confrontato psicologicamente con la possibilità dell’evento e abbia accettato tale rischio. Questo processo di analisi si basa su una serie di indicatori, tra cui la condotta dell’imputato, la sua personalità, il contesto in cui si è svolto il fatto e le conseguenze che avrebbe potuto prevedere.

La Corte ha concluso che Alessia Pifferi, pur non avendo voluto direttamente la morte della figlia, aveva previsto come concreta la possibilità di tale esito, sulla base delle sue azioni e delle dichiarazioni rilasciate durante il processo. Questo ha portato i giudici a ravvisare tutti gli elementi necessari per configurare il dolo eventuale.

Infine, riguardo all’aggravante della premeditazione, la Corte ha chiarito che questa non può essere applicata insieme al dolo eventuale. La premeditazione implica infatti una volontà intensa di raggiungere un determinato risultato, incompatibile con la “vaghezza” psicologica caratteristica del dolo eventuale, dove l’autore accetta solo il rischio che l’evento si verifichi.

Con queste motivazioni, la Corte d’Assise di Milano ha confermato la condanna di Alessia Pifferi all’ergastolo, sottolineando la gravità delle sue azioni e la consapevolezza del rischio che queste comportavano per la vita della figlia Diana.


LEGGI ANCHE

Sali sulla nuvola: trasferisci tutto il tuo Studio in un Cloud!

Sentiamo spesso parlare di Cloud. Ma che cos’è, nello specifico, e che utilità potrebbe avere nella nostra realtà professionale quotidiana? Nella nostra vita privata, probabilmente…

genitori con bambino

Minori: tutela rafforzata contro i pregiudizi, Cassazione e riforma Cartabia

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 20004 del 20 maggio 2024, ha ribadito e rafforzato il diritto del minore a non subire pregiudizi,…

chiavette usb Servicematica

Chiavette USB in azienda? Meglio non usarle

Chiavette USB e dispositivi simili sono certamente strumenti comodi per archiviare file o trasferirli da un computer all’altro, ma possono rappresentare anche un rischio per…

“Ciao Darwin” e la nozione di “luogo di lavoro”: la sentenza della Cassazione sull’incidente durante le riprese

La sentenza, emessa il 6 maggio 2024 dalla Sezione IV della Cassazione Penale (Presidente Di Salvo, Relatore Mari), si concentra sull’applicazione delle normative per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ponendo l’attenzione sulla possibile equiparazione tra un concorrente di un programma televisivo e un lavoratore.

Il caso in esame riguarda un incidente che ha coinvolto un concorrente durante le riprese del programma “Ciao Darwin”. La questione principale ruotava attorno alla definizione di “luogo di lavoro” e alla conseguente applicazione delle misure di sicurezza.

La nozione di “luogo di lavoro” secondo la Cassazione

Secondo la Corte di Cassazione, per definire un “luogo di lavoro” è necessario adottare un criterio di tipo funzionale e relazionale. In altre parole, un ambiente può essere considerato un luogo di lavoro se al suo interno si svolgono attività lavorative e se esiste un rischio connesso all’esercizio di un’attività di impresa. Da ciò deriva l’obbligo, per il datore di lavoro, di garantire la sicurezza di tutte le persone presenti in tale ambiente, indipendentemente dal loro ruolo.

La Corte ha inoltre chiarito che le norme di prevenzione degli infortuni non sono esclusivamente a tutela dei lavoratori dipendenti, ma anche di tutte le persone che, pur non avendo un rapporto di lavoro diretto con l’impresa, si trovano occasionalmente in quell’ambiente. Pertanto, in caso di lesioni o decessi, perché si possa parlare di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, è sufficiente che esista un nesso causale tra tale violazione e l’evento dannoso.

L’esclusione del “luogo di lavoro” per l’incidente di “Ciao Darwin”

Tuttavia, la Corte ha ritenuto corretto il giudizio del Tribunale di primo grado, che aveva escluso la qualificazione dell’ambiente in cui si è verificato l’incidente come “luogo di lavoro”. Il Tribunale ha basato la sua decisione sul fatto che la struttura in cui è avvenuto l’infortunio era destinata esclusivamente a un’attività ludica, ovvero le prove dei concorrenti, e non era utilizzata dai lavoratori presenti sul set.

Di conseguenza, il rischio derivante dall’uso di quella struttura non poteva essere considerato un rischio lavorativo, poiché non era legato all’attività d’impresa e la struttura stessa non era destinata ad attività lavorative. Il rischio di caduta, che si è concretizzato nell’incidente, è stato considerato un pericolo intrinseco all’attività ludica svolta dai concorrenti e non associato al lavoro.

La conclusione della Cassazione

La Cassazione ha confermato che il Tribunale ha agito correttamente nel valutare che l’incidente non rientrava nella violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La remissione della querela, che ha portato all’estinzione del reato, è stata considerata adeguata, escludendo l’aggravante inizialmente contestata.


LEGGI ANCHE

Stati Uniti e Unione Europea trovano l’intesa: dazi al 15%, maxi-investimenti in energia e difesa

Accordo raggiunto a Turnberry tra Trump e von der Leyen dopo mesi di tensioni. Bruxelles eviterà le tariffe del 30% minacciate dagli USA, ma dovrà…

Liberi professionisti: più tutele. Nuove misure a favore di chi è in difficoltà

Un emendamento al disegno di legge sul Lavoro, attualmente all’esame della Camera, introduce una significativa novità: la sospensione degli adempimenti verso la pubblica amministrazione in…

tributaristi specializzazione

Avvocati Tributaristi: “Convinti sulla via della specializzazione”

Uncat, l’Unione nazionale delle Camere degli avvocati tributaristi, parla in merito alla nuova delega fiscale, che apre a nuovi spazi professionali che necessitano una specializzazione.…

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto