Venezia, PEC in tilt: malfunzionamenti nel sistema di deposito telematico

Da giovedì scorso, gli avvocati che tentano di depositare atti presso il Tribunale di Venezia attraverso il sistema telematico stanno incontrando un ostacolo inaspettato: un errore di “casella PEC piena”. Questo problema sta rallentando significativamente le procedure, creando disagi sia per i professionisti che per le Cancellerie civili.

Un guasto critico nei server
L’origine del problema risiede nel malfunzionamento di uno dei due server responsabili della gestione delle PEC del sistema giustizia in Veneto. Con un server inattivo, l’unico rimasto operativo è costretto a sostenere l’intero carico di lavoro, operando al limite della capacità. Questo sovraccarico ha generato ritardi nei processi fino a 24 ore. Poiché il sistema di gestione PEC respinge automaticamente i messaggi non processati entro 24 ore, molti avvocati si trovano impossibilitati a completare i depositi.

L’intervento del Presidente del Tribunale
A fronte di questa emergenza, il Presidente del Tribunale di Venezia, dr. Salvatore Laganà, ha adottato misure straordinarie per garantire la continuità delle attività. Con provvedimento urgente, è stato autorizzato:

  • Il deposito cartaceo degli atti presso le Cancellerie civili;
  • L’invio degli atti via PEC direttamente alle singole Cancellerie, bypassando il sistema telematico;
  • L’accesso libero al Tribunale negli orari di apertura per la consegna fisica degli atti.

Il provvedimento resterà in vigore fino alla completa ripresa del funzionamento regolare del dominio giustizia.

Zandonà: “Un vuoto nei dati”
Sulla questione è intervenuto anche Matteo Zandonà, CEO di Servicematica, azienda leader nella digitalizzazione della giustizia. “Il problema è che i depositi cartacei porteranno a un’altra criticità: non si troveranno nel sistema informatico, nemmeno in futuro. Questo creerà un vuoto nei dati, con conseguenze per la gestione dei procedimenti.”

 


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Roma, 26 novembre 2024 – “La disposizione transitoria era stata introdotta nel testo originario del decreto-legge per consentire alle Corti di appello di organizzarsi per far fronte alle nuove competenze loro attribuite. A seguito dell’intervento sul decreto-legge in sede di conversione, quelle competenze sono state sostituite da altre, che ugualmente richiedono interventi organizzativi, implicanti anche alcune modifiche del sistema informatico.

Pertanto, l’esigenza alla base della originaria disposizione transitoria, tesa a posticipare di 30 giorni l’operatività delle competenze attribuite alle Corti di appello, permane rispetto alle nuove.

Ciò ha determinato l’esigenza di coordinare la disposizione transitoria in quanto essa richiama proprio ed esclusivamente la competenza inizialmente attribuita dal decreto-legge, ora soppressa, mentre la nuova competenza è definita da altre disposizioni (del medesimo Capo IV del d.l.).

A tal fine, si è coerentemente espunto dalla disposizione transitoria la sola menzione delle nuove competenze attribuite originariamente dal dl, conservando il resto del testo, assicurando così che la norma transitoria, riferita ora all’intero Capo IV del dl, conservi la sua finalità (fin dall’origine perseguita) di posticipare di 30 giorni l’operatività delle nuove competenze attribuite alle Corte di appello”. Così una nota del Ministero della Giustizia.


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Schedati a vita: l’impossibilità di sparire dalle banche dati

Nonostante le assoluzioni e le archiviazioni, chiunque venga denunciato rischia di rimanere segnato nelle banche dati delle forze dell’ordine per anni. È il caso di molti cittadini che, dopo essere stati coinvolti in indagini, si ritrovano iscritti nelle liste “Interforze”, una banca dati che raccoglie informazioni derivanti da attività di polizia. Secondo l’avvocato Nicola Canestrini (raccolta dalla giornalista Simona Musco per Il Dubbio), che ha richiesto la cancellazione dei dati di alcuni suoi assistiti, l’unico modo per ottenere l’aggiornamento è rivolgersi direttamente alle autorità competenti, ma anche una sentenza di assoluzione non garantisce l’eliminazione automatica dei dati.

La legge prevede che le informazioni vengano conservate per un massimo di 20 anni, creando un paradosso: anche se le accuse erano infondate, le persone coinvolte continuano ad essere registrate e a essere oggetto di sospetti. Nonostante le disposizioni della Corte di Giustizia Europea che impongono la cancellazione dei dati non più necessari, il sistema burocratico italiano rende quasi impossibile ottenere giustizia, alimentando un clima di sfiducia e ingiustizia per i cittadini.


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Giuseppe Conte ha risposto con una dura critica sui social, accusando Grillo di tentare un sabotaggio e di voler minare la democrazia interna al movimento. Nonostante il contenzioso, Conte ha confermato l’intenzione di rivotare le modifiche statutarie per rafforzare la partecipazione democratica.


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Il caso è ancora in fase di valutazione da parte dei pm, che entro la fine dell’anno dovranno decidere se procedere con una citazione diretta a giudizio per Ferragni e gli altri indagati.


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Lee Elder Finnegan è stato condannato definitivamente a 15 anni e due mesi per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma nel luglio del 2019. La Corte d’Appello ha ridotto la pena inizialmente inflitta a Elder, che era stata dell’ergastolo in primo grado, a 22 anni in appello, per poi arrivare a 15 anni dopo un passaggio in Cassazione.

Insieme a Elder, era stato accusato anche Gabriele Natale Hjorth, che sconta la sua condanna di 11 anni e 4 mesi agli arresti domiciliari. Nonostante la sua partecipazione alle fasi preparatorie del delitto, la Corte ha distinto il suo ruolo da quello di Elder, ritenendo il suo contributo meno determinante, sebbene il procuratore generale abbia sottolineato la sua responsabilità giuridica nell’omicidio.

Il caso, che ha suscitato polemiche, rimane al centro di discussioni legali, con il sostituto procuratore che ha definito Natale un coautore dell’omicidio, nonostante le sue difese cercassero di attenuare la gravità del suo coinvolgimento.


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Sciopero generale del 29 novembre, il Garante dei Trasporti chiede una riduzione della durata

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Salvini ha già inviato una richiesta ufficiale ai sindacati per accogliere questa proposta. Il comparto ferroviario, già escluso dalla protesta, non sarà coinvolto, ma l’aeronautico, il marittimo e il trasporto pubblico locale subiranno comunque le conseguenze dello sciopero. In particolare, Ita Airways ha annunciato la cancellazione di 41 voli, invitando i viaggiatori a verificare lo stato dei loro voli online.

Il sindacato Cisl, tuttavia, non parteciperà allo sciopero e ha criticato la decisione di Cgil e Uil, ritenendo che gli scioperi generali dovrebbero essere una misura estrema, usata solo quando altre soluzioni di confronto falliscono.


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Il MEF ha sottolineato che, grazie ad altri interventi inclusi nella manovra, come il taglio del cuneo fiscale e le detrazioni, il carico fiscale sui redditi medi effettivamente diminuirà. Contrariamente a quanto affermato da alcuni giornali, il Ministero ha precisato che la riforma porta vantaggi concreti per i redditi fino a 40 mila euro, ribadendo che l’aliquota media sui redditi di questa fascia è destinata a scendere, non a salire.


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I genitori di Giulia, Loredana Femiano e Franco, insieme alla sorella Chiara e al fratello Mario, hanno accolto il verdetto con abbracci e lacrime, visibilmente provati dalla lunga battaglia legale. Simbolico il gesto dei funzionari del Tribunale, che hanno portato in aula una pianta di rose bianche, accompagnata da un sacchetto con la scritta: “Un pensiero per Giulia e il suo bimbo mai nato”.

La sorella Chiara, in un’intervista, ha definito la sentenza importante per le nuove generazioni, pur riconoscendo che per la famiglia “la vita è finita tempo fa”. Ha poi denunciato il maschilismo ancora radicato in Italia, sottolineando come la determinazione e l’indipendenza delle donne vengano spesso temute anziché valorizzate.

 


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Con la rielezione alla Casa Bianca, Donald Trump vede dissolversi gran parte dei suoi problemi giudiziari. Il procuratore speciale Jack Smith ha chiesto l’archiviazione dei due processi federali più delicati: l’assalto al Capitol del 6 gennaio 2021 e la gestione di documenti segreti a Mar-a-Lago. La giudice Tanya Chutkan ha accolto rapidamente l’istanza relativa al Capitol, riconoscendo che il Dipartimento di Giustizia non può perseguire un presidente in carica.

Smith, nel suo rapporto, ha ribadito che il divieto è categorico, indipendentemente dalla gravità dei reati o dalle prove. Tuttavia, l’archiviazione “senza pregiudizio” lascia uno spiraglio per riaprire i casi una volta terminato il secondo mandato presidenziale. Trump potrebbe però tentare una mossa senza precedenti: un’autograzia per blindare il suo futuro legale.

Il suo team festeggia. “È una grande vittoria per lo stato di diritto”, ha dichiarato il portavoce Steven Cheung, elogiando il mandato popolare ricevuto da Trump. Intanto, il processo per le accuse di ribaltamento del voto in Georgia resta in piedi, anche se rallentato da questioni procedurali.

Per ora, l’ascesa politica del tycoon ha congelato un quadro giudiziario complesso, spingendo gli esperti a interrogarsi sui limiti e le implicazioni dell’immunità presidenziale negli Stati Uniti.


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