STA, la Consulta conferma i soci di capitale ma chiede più garanzie

La Corte costituzionale interviene sul tema della presenza dei soci di capitale nelle società tra avvocati (STA), dichiarando inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio nazionale forense (CNF) nei confronti dell’articolo 4-bis della legge n. 247 del 2012.

Con la sentenza n. 138, depositata oggi 21 luglio 2026, la Consulta non entra nel merito della disciplina che consente la partecipazione di soci non professionisti nelle STA, ma ritiene insufficiente la motivazione con cui il CNF aveva sostenuto la presunta incostituzionalità della norma.

Secondo il Consiglio nazionale forense, l’ingresso di soci guidati da finalità di investimento potrebbe compromettere l’indipendenza dell’avvocato, incidendo sul diritto di difesa e sul principio del giusto processo, oltre a determinare una distorsione della concorrenza tra professionisti.

La Corte osserva, però, che il rimettente non ha adeguatamente valutato le garanzie già previste dalla normativa vigente. I commi da 3 a 6 dell’articolo 4-bis disciplinano infatti l’organizzazione delle società tra avvocati con specifiche cautele volte a prevenire conflitti di interesse e possibili condizionamenti derivanti dalla presenza dei soci non professionisti.

Per la Consulta, una volta che il legislatore abbia scelto di consentire l’ingresso di soci finanziatori nelle società professionali, diventa essenziale prevedere un sistema di regole capace di bilanciare i vantaggi organizzativi ed economici con la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza dell’avvocato.

La sentenza sottolinea inoltre che, proprio in ragione della rilevanza costituzionale della funzione difensiva, le garanzie richieste per le società tra avvocati devono essere particolarmente rigorose. Il CNF, secondo i giudici costituzionali, avrebbe dovuto spiegare perché le tutele oggi previste dall’ordinamento risultassero concretamente inadeguate a prevenire i rischi prospettati.

La Corte richiama infine il disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense, attualmente all’esame del Parlamento, osservando che il testo si muove nella direzione di rafforzare ulteriormente le garanzie già previste per le STA.

La decisione non chiude il dibattito sul ruolo dei soci di capitale nelle società tra avvocati, ma ribadisce un principio fondamentale: l’apertura a investitori esterni può essere compatibile con il sistema costituzionale solo se accompagnata da adeguati strumenti di tutela dell’indipendenza professionale e del diritto di difesa.

Caso Roggero, l’ANM denuncia: “Magistrati nel mirino dopo la sentenza”

ROMA, 21 luglio 2026 – “Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”. Lo afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati dopo gli attacchi di questi giorni.

“Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Associazione.

IA, dal 2 agosto scattano le regole sulla trasparenza: l’UE detta le istruzioni per riconoscere contenuti e deepfake

La Commissione europea ha pubblicato oggi orientamenti per assistere i fornitori e i deployer di sistemi di intelligenza artificiale (IA) nell’adempimento degli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento sull’IA, la cui applicazione scatta il 2 agosto 2026.

Gli obblighi di trasparenza aiuteranno le persone a riconoscere le interazioni che effettuano con l’IA o le situazioni in cui determinati contenuti sono stati generati o modificati dall’IA, riducendo così il rischio di inganno e manipolazione. Gli orientamenti pubblicati oggi chiariscono quali fornitori e deployer devono rispettare gli obblighi relativi alla trasparenza per i sistemi di IA interattivi e alla marcatura ed etichettatura dei contenuti generati dall’IA.

A norma del regolamento sull’IA, i fornitori di IA dovranno progettare sistemi di IA per informare gli utenti quando interagiscono direttamente con un’IA ed aggiungere marchi leggibili meccanicamente per consentire il rilevamento di contenuti generati o manipolati dall’IA.

I deployer dovranno inoltre informare le persone quando sono esposte a deep fake, a contenuti generati dall’IA su questioni di interesse pubblico senza revisione umana o controllo editoriale e a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica.

Stangata UE su AliExpress: multa da 550 milioni per prodotti illegali e contraffatti

Oggi la Commissione europea ha inflitto ad AliExpress un’ammenda di 550 milioni di € per aver violato gli obblighi, previsti dal regolamento sui servizi digitali, di valutare e attenuare con diligenza i rischi connessi alla vendita di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti sulla propria piattaforma di commercio elettronico. La Commissione ha intimato alla piattaforma di prendere iniziative a proposito.

AliExpress non ha rispettato l’obbligo previsto dal regolamento sui servizi digitali di valutare con diligenza e sotto molteplici aspetti il rischio di diffusione di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti attraverso i propri servizi e non ha adottato misure efficaci per ridurre il rischio di diffusione di prodotti illegali.

L’ammenda inflitta oggi è stata calcolata tenendo conto della natura delle infrazioni, della loro gravità in considerazione del numero di utenti coinvolti nell’UE e della loro durata, protrattasi almeno fino al giugno 2025, quando la Commissione ha reso note le proprie conclusioni preliminari nei confronti di AliExpress. Il mancato svolgimento di adeguate valutazioni dei rischi e la mancata attenuazione efficace dei rischi sistemici costituiscono violazioni particolarmente gravi del regolamento sui servizi digitali.

Tuttavia, nel calcolo dell’ammenda, la Commissione ha tenuto conto anche di circostanze attenuanti a favore di AliExpress, come ad esempio il fatto che il regolamento sui servizi digitali rappresenta una novità.

Come previsto dal regolamento stesso, AliExpress ha ora tempo fino al 20 ottobre 2026 per presentare un piano d’azione alla Commissione. Il piano deve stabilire misure per porre rimedio alla violazione degli obblighi dell’operatore di valutare e attenuare i rischi sistemici. Il comitato europeo per i servizi digitali disporrà di un mese dal ricevimento del piano per formulare il suo parere. La Commissione disporrà quindi di un ulteriore mese per adottare la sua decisione finale e fissare un termine ragionevole per l’attuazione.

Il mancato rispetto della decisione relativa all’inosservanza può comportare il pagamento di penalità di mora. La Commissione continua a dialogare con AliExpress per garantire il rispetto della decisione e, più in generale, del regolamento sui servizi digitali.

Reyer, Giovanna Smorto torna a casa: talento, esperienza e cuore orogranata

L’Umana Reyer Venezia è lieta di annunciare il raggiungimento dell’accordo con la giocatrice Giovanna Elena Smorto per la stagione sportiva 2026/2027. Guardia di 178 centimetri, Giovanna è nata il 28 aprile 1999 a Reggio Calabria, dove ha vissuto fino a 13 anni prima di trasferirsi a Mogliano Veneto. Dal 2013 cresce nel settore giovanile orogranata con cui vince ben cinque scudetti: Under 15 nel 2014, Under 17 nel 2015, Under 18 nel 2016 e 2017, e Under 20 nel 2018. Nella stagione 2017/18 esordisce in prima squadra in EuroCup.

Il talento e la determinazione di Giovanna la portano prestissimo a essere una colonna portante di tutte le selezioni nazionali giovanili, collezionando successi straordinari con la maglia dell’Italia come il bronzo agli Europei U16 a Matosinhos (Portogallo) nel 2015, argento ai Mondiali U17 a Saragozza (Spagna) nel 2016 e medaglia d’Oro agli Europei U20 a Klatovy (Repubblica Ceca) nel 2019, salendo sul tetto d’Europa insieme alle migliori promesse del basket nazionale.

Dopo la consacrazione in Serie A1 con due stagioni da titolare a Lucca, Giovanna Smorto ha vissuto un’importante annata in orogranata nel 2021/2022, debuttando in EuroLeague e raggiungendo le finali di EuroCup e Supercoppa. Negli anni successivi ha continuato a maturare preziose esperienze tra Castelnuovo Scrivia, la Germania con l’Herner TC e il ritorno in massima serie a Battipaglia, per poi giocare l’ultima stagione a Vicenza in Serie A2, chiusa con una media di 12,0 punti, 8,0 rimbalzi e 4,0 assist a partita.

Le dichiarazioni di Giovanna Elena Smorto

“Per me questa rappresenta sicuramente una grande opportunità, per certi versi anche inaspettata. Frequento il Taliercio da sempre: i miei genitori e i miei nonni venivano a vedermi giocare in questo palazzetto fin da quando avevo 13 anni. Sono cresciuta qui dentro, motivo per cui non considero questo mio ritorno come un semplice rientro, ma come un vero e proprio ‘ribenvenuto’.

Sono davvero felice di questa occasione. Sappiamo bene che la squadra è estremamente competitiva, come d’altronde lo è ogni anno, dato che ormai da stagioni il club lotta stabilmente ai vertici per conquistare il titolo. Da parte mia, spero di onorare questa maglia dare il mio massimo sul parquet e mi auguro con tutto il cuore che possa essere una stagione vincente e ricca di successi per tutto il gruppo.”

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Chi lavorerà in Italia? Tre milioni di pensionamenti aprono la grande emergenza occupazionale

L’Italia si trova di fronte a una delle trasformazioni demografiche più rilevanti degli ultimi decenni. Da un lato, il numero dei giovani continua a diminuire; dall’altro, una consistente quota di lavoratori è ormai prossima al pensionamento. Due fenomeni che, intrecciandosi, rischiano di creare un vuoto occupazionale difficile da colmare e di mettere sotto pressione il sistema produttivo del Paese.

A richiamare l’attenzione sul tema è un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, secondo cui negli ultimi dieci anni la popolazione italiana tra i 15 e i 34 anni si è ridotta di quasi 550 mila persone. Una contrazione che riflette il progressivo calo demografico e che rende sempre più complesso garantire il ricambio generazionale nel mondo del lavoro.

Il nodo più immediato riguarda le uscite dal mercato occupazionale. Secondo le previsioni del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, tra il 2025 e il 2029 circa 3 milioni di lavoratori andranno in pensione o lasceranno l’attività lavorativa. Tra questi figurano oltre 1,6 milioni di dipendenti del settore privato, 768.200 dipendenti pubblici e circa 665.500 lavoratori autonomi.

Per molte imprese il problema è già evidente. La difficoltà nel reperire personale qualificato interessa numerosi comparti produttivi e colpisce soprattutto le piccole e medie imprese, che faticano maggiormente ad attrarre giovani lavoratori rispetto alle realtà aziendali di maggiori dimensioni. Le regioni dove l’impatto delle uscite sarà più significativo sono la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Veneto, territori caratterizzati da una forte concentrazione di occupazione nel settore privato.

Secondo la CGIA, il ricorso all’immigrazione potrà offrire un contributo, ma non rappresenterà da solo una soluzione strutturale. Per rendere efficace questo strumento sarà necessario investire nella formazione professionale già nei Paesi di origine, rafforzando percorsi linguistici e competenze tecniche in linea con le esigenze del mercato del lavoro italiano, come previsto anche dal Piano Mattei.

Le ricadute dell’invecchiamento della popolazione non riguardano esclusivamente il mercato del lavoro. Anche il sistema pensionistico e quello sanitario saranno chiamati a confrontarsi con nuovi equilibri. Le proiezioni indicano che la spesa previdenziale potrebbe salire dall’attuale 15,4% del PIL fino a circa il 17% intorno al 2040, per poi ridursi progressivamente nei decenni successivi. Più che la sostenibilità complessiva del sistema, però, preoccupa l’importo delle future pensioni: carriere discontinue e salari contenuti potrebbero tradursi in assegni insufficienti per molti giovani lavoratori di oggi.

Sul fronte sanitario, l’evoluzione demografica appare altrettanto significativa. Attualmente gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione italiana, ma assorbono già circa il 60% della spesa sanitaria nazionale. Entro il 2050 questa fascia di popolazione potrebbe arrivare a rappresentare il 35% dei residenti, determinando un inevitabile incremento della domanda di servizi sanitari, assistenziali e per la non autosufficienza.

Il confronto europeo evidenzia inoltre come l’Italia sia tra i Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno della “degiovanizzazione”. Tra il 2015 e il 2025 la popolazione tra i 15 e i 34 anni è diminuita del 4,3%, mentre la media dell’Eurozona si è fermata al -0,4%. Nello stesso periodo, Francia, Spagna e Paesi Bassi hanno invece registrato un incremento della popolazione giovanile, sostenuto anche dai flussi migratori.

Le differenze emergono anche a livello territoriale. La Calabria è la regione che negli ultimi dieci anni ha perso la quota più consistente di giovani (-18%), seguita da Sardegna (-17,2%) e Basilicata (-16,6%). Di segno opposto i dati di Emilia-Romagna (+8,4%), Lombardia (+4,9%) e Liguria (+4,6%), dove la crescita della popolazione giovanile è stata favorita dall’arrivo di residenti provenienti da altre regioni e dall’estero.

Lo scenario delineato dalla CGIA mostra come la questione non sia soltanto demografica, ma profondamente economica e sociale. Garantire il ricambio generazionale, favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, valorizzare le competenze e pianificare politiche efficaci per l’immigrazione qualificata saranno passaggi decisivi per assicurare la competitività del sistema produttivo e la sostenibilità dei servizi pubblici nei prossimi decenni.

Un post può costare il posto: la reputazione online pesa sempre di più nelle assunzioni

Il curriculum vitae continua a rappresentare il principale strumento di presentazione professionale, ma oggi non è più l’unico elemento preso in considerazione durante una selezione. La reputazione digitale è entrata stabilmente nei processi di recruiting, tanto che sempre più candidati decidono di rivedere la propria presenza sui social network prima di inviare una candidatura.

Una ricerca realizzata da Indeed, che ha coinvolto 500 aziende e 500 persone in cerca di lavoro, fotografa un cambiamento ormai consolidato. Il 23% degli italiani dichiara di aver modificato i propri profili social con l’obiettivo di trasmettere un’immagine più professionale prima di candidarsi a una nuova posizione.

Gli interventi riguardano soprattutto la revisione dei contenuti pubblicati: il 46% aggiorna post e informazioni per apparire più professionale, il 45% cambia la foto del profilo o la biografia, il 22% rafforza le impostazioni della privacy, mentre il 16% elimina o rende non visibili fotografie e post ritenuti potenzialmente problematici.

L’attenzione verso l’identità digitale è particolarmente marcata tra i più giovani. Il 38% degli appartenenti alla Generazione Z afferma di aver modificato i propri social in vista di una candidatura, contro il 17% della Generazione X. Differenze emergono anche sul piano del genere: dichiara di intervenire sui propri profili il 27% degli uomini, rispetto al 21% delle donne.

Dietro questi comportamenti c’è una preoccupazione concreta. Il 22% dei candidati teme che un recruiter possa formulare un giudizio sulla base della propria presenza online, un timore che trova conferma nei dati raccolti tra le aziende.

Secondo l’indagine, infatti, il 73% dei datori di lavoro consulta i profili social dei candidati durante il processo di selezione. Ancora più significativo è il dato relativo alle decisioni finali: il 70% di chi effettua questi controlli afferma di aver escluso almeno un candidato dopo aver esaminato i contenuti pubblicati sui social network.

Le ragioni più ricorrenti riguardano l’incoerenza tra quanto emerge online e quanto dichiarato nel curriculum (41%), la presenza di contenuti ritenuti incompatibili con un comportamento responsabile sul piano civico o sociale (42%) e atteggiamenti considerati poco professionali (37%).

Il fenomeno conferma come i social network abbiano assunto un ruolo che va ben oltre la comunicazione personale. Ogni fotografia, commento o contenuto condiviso contribuisce infatti a costruire una reputazione digitale che può essere osservata non soltanto da amici e conoscenti, ma anche da potenziali datori di lavoro, clienti e partner professionali.

Videosorveglianza in estate: come proteggere la casa senza violare la privacy

Con l’arrivo dell’estate e delle ferie, la sicurezza delle abitazioni torna al centro dell’attenzione. Sempre più proprietari scelgono di installare sistemi di videosorveglianza per monitorare la propria casa durante i periodi di assenza, affidandosi alla tecnologia come strumento di prevenzione contro furti e intrusioni. Tuttavia, la tutela del patrimonio non può prescindere dal rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali.

L’installazione di telecamere in un’abitazione privata è consentita, anche nei condomìni, purché l’impianto sia destinato esclusivamente alla protezione della proprietà e delle sue pertinenze. Il principio fondamentale è che le riprese devono limitarsi agli spazi di esclusiva proprietà del titolare dell’impianto, evitando di inquadrare aree comuni, proprietà confinanti o spazi aperti al pubblico. Qualora ciò non sia tecnicamente possibile, è necessario adottare accorgimenti, come il mascheramento di parte dell’inquadratura, per impedire la registrazione di zone estranee alla propria sfera privata.

Un altro aspetto essenziale riguarda l’utilizzo delle immagini raccolte. Le registrazioni non possono essere diffuse né condivise con terzi, salvo i casi previsti dalla legge, e devono essere utilizzate esclusivamente per finalità di sicurezza. Anche la presenza di eventuali diritti di servitù su aree private può imporre l’acquisizione del consenso degli interessati prima dell’attivazione del sistema di ripresa.

Diversa è la disciplina quando la videosorveglianza interessa gli spazi comuni di un condominio. In questo caso la decisione spetta all’assemblea condominiale, che può deliberare l’installazione degli impianti con la maggioranza prevista dall’articolo 1136 del Codice civile. L’obiettivo deve essere esclusivamente quello di garantire la sicurezza delle persone e la tutela dei beni comuni, senza trasformare il sistema in uno strumento di controllo dei condomini o di altri soggetti che frequentano l’edificio.

Una volta approvato l’impianto, l’amministratore è chiamato a rispettare tutti gli adempimenti previsti dalla normativa sulla privacy. Tra questi rientrano l’affissione di un’informativa ben visibile, la predisposizione di un’informativa più dettagliata sulle finalità del trattamento e, qualora le immagini vengano conservate, la definizione di tempi di archiviazione proporzionati. In linea generale, la conservazione dovrebbe limitarsi a un periodo molto breve, normalmente intorno alle 24 ore, salvo motivate esigenze di sicurezza che giustifichino una durata superiore.

Il quadro normativo oggi si fonda sul Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), sulle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali e sulle linee guida del Comitato europeo per la protezione dei dati, che impongono un trattamento delle immagini conforme ai principi di necessità, proporzionalità e minimizzazione dei dati. La mancata osservanza di tali obblighi può comportare responsabilità amministrative e, nei casi più gravi, anche conseguenze di natura penale o richieste di risarcimento.

Caso Roggero, scontro istituzionale sulla grazia: Mattarella richiama Nordio ai limiti della Costituzione

L’ipotesi di avviare un’istruttoria per la concessione della grazia a Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori, ha aperto un delicato confronto istituzionale tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Secondo quanto emerso dal Quirinale, il Capo dello Stato ha ricevuto il Guardasigilli per richiamare l’attenzione sui confini costituzionali delle rispettive competenze, sottolineando come la concessione della grazia sia una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, così come stabilito dalla Costituzione e confermato dalla sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale.

Il chiarimento non riguarda il contenuto della vicenda giudiziaria né la possibilità, in astratto, di concedere un provvedimento di clemenza. Il richiamo del Quirinale si concentra piuttosto sul corretto esercizio delle funzioni costituzionali e sulla necessità che ogni organo dello Stato operi entro il perimetro delle proprie attribuzioni.

La posizione della Presidenza della Repubblica evidenzia infatti come l’eventuale iniziativa relativa alla grazia possa essere assunta direttamente dal Capo dello Stato, anche in assenza di una specifica richiesta, secondo quanto riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale. Proprio questo principio, già chiarito dalla Consulta, rappresenta il fulcro del confronto istituzionale.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la tempistica. La condanna definitiva di Roggero è stata pronunciata solo da pochi giorni e le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate. In questo contesto, un’eventuale discussione sulla grazia viene considerata prematura sotto il profilo giuridico, poiché il provvedimento di clemenza non può trasformarsi in una forma di riesame della decisione giudiziaria.

Nel corso dell’incontro, Mattarella avrebbe richiamato anche un principio espresso da Luigi Einaudi, secondo cui il Presidente della Repubblica ha il dovere di preservare integre le prerogative attribuitegli dalla Costituzione, evitando precedenti che possano alterarne l’equilibrio istituzionale o ridurne la portata per i successori.

Tribunale di Bolzano, una tragedia sfiorata

Una tragedia sfiorata che riporta al centro del dibattito un tema troppo spesso affrontato soltanto dopo le emergenze: la sicurezza degli edifici giudiziari italiani. All’alba del 16 luglio, una vasta porzione del Palazzo di Giustizia di Bolzano è crollata improvvisamente durante lavori di ristrutturazione, rendendo inagibile una parte consistente del complesso e costringendo alla sospensione delle attività.

Il cedimento è avvenuto intorno alle 6 del mattino, quando all’interno dell’edificio erano presenti soltanto tre addetti alle pulizie. Una sola persona è rimasta lievemente ferita, circostanza che tutti i protagonisti della vicenda hanno definito un autentico miracolo. Se il crollo si fosse verificato poche ore dopo, con il tribunale aperto al pubblico, il bilancio avrebbe potuto essere ben diverso.

Secondo i primi rilievi, il cedimento ha interessato la parte centrale della struttura, coinvolgendo circa un quarto dell’edificio. Sono andati distrutti o gravemente danneggiati l’Aula della Corte d’Assise, gli uffici della Presidenza del Tribunale e della Procura della Repubblica, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e numerosi uffici amministrativi.

La presidente del Tribunale, Francesca Bortolotti, non ha nascosto la gravità dell’accaduto: «Poteva essere una tragedia», spiegando che il cedimento avrebbe interessato i pilastri portanti dell’area oggetto degli interventi di ristrutturazione.

Nel frattempo, la Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo per crollo colposo di costruzione, al momento contro ignoti, per accertare le cause del cedimento ed eventuali responsabilità legate ai lavori o alle condizioni strutturali dell’immobile.

Continuità del servizio e tutela dell’infrastruttura digitale

Parallelamente all’attività investigativa, il Ministero della Giustizia ha attivato le prime misure per garantire la continuità operativa degli uffici. Tra gli interventi annunciati figurano la consegna di computer ai dipendenti per consentire il lavoro da remoto, l’invio di un ingegnere informatico incaricato di verificare lo stato dell’infrastruttura tecnologica e lo studio di una norma speciale per gestire le conseguenze processuali derivanti dall’inagibilità del Palazzo di Giustizia, sul modello di quanto già avvenuto in occasione di precedenti calamità.

L’episodio evidenzia come la continuità del servizio giustizia dipenda oggi non soltanto dalla sicurezza degli edifici, ma anche dalla resilienza delle infrastrutture digitali e dalla capacità di assicurare rapidamente modalità alternative di lavoro.

L’ANM: “È l’ennesimo allarme”

Il crollo ha suscitato anche la reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha definito quanto accaduto “l’ennesimo allarme sul drammatico stato dell’edilizia giudiziaria italiana”.

Secondo l’ANM, il caso di Bolzano dimostra l’urgenza di destinare risorse adeguate alla manutenzione e alla sicurezza dei Palazzi di Giustizia, ricordando il dossier già consegnato al Governo con centinaia di immagini che documentano le criticità presenti in numerosi uffici giudiziari del Paese.

L’UNCC: “Quando crolla un Palazzo di Giustizia, crolla anche un’idea di Stato”

Sul piano istituzionale è intervenuta anche l’Unione Nazionale Camere Civili, che in una nota firmata dal presidente Alberto Del Noce ha invitato a leggere il crollo non soltanto come un fatto di cronaca, ma come un segnale che riguarda il funzionamento stesso della giustizia.

Secondo l’UNCC, il Palazzo di Giustizia rappresenta il luogo nel quale si concretizzano ogni giorno i principi costituzionali del diritto di difesa e del giusto processo, sanciti dagli articoli 24 e 111 della Costituzione. Per questo motivo, la qualità della giurisdizione non può essere separata dalla sicurezza e dalla dignità degli edifici nei quali essa viene esercitata.

L’associazione richiama anche il pensiero di Piero Calamandrei, che già nell’Elogio dei giudici scritto da un avvocato sottolineava come l’architettura dei tribunali costituisse parte integrante dell’autorevolezza della funzione giudiziaria.

Pur evitando qualsiasi valutazione sulle cause del crollo, demandate alle indagini della Procura, l’UNCC auspica l’avvio di un piano nazionale di verifica e messa in sicurezza del patrimonio edilizio giudiziario, offrendo la disponibilità dell’avvocatura civile a contribuire, sul piano tecnico e istituzionale, al confronto con magistratura e amministrazioni competenti.

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