L’Italia, il paese delle (finte) partite IVA

In Italia, ci sono più lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti: parliamo del 21,8% dei lavoratori, mentre in Europa corrisponderebbero al 14,5%. Si pensi che in Francia la media scende al 12,6% e in Germania addirittura all’8,8%.

Nel nostro Paese i lavoratori autonomi sono per il 24% uomini; le donne, invece, sarebbero soltanto il 15% delle partite IVA. In generale, è interessante osservare come la maggior incidenza delle partite IVA riguarda le persone scarsamente qualificate e quelle altamente qualificate. Infatti, da un lato abbiamo avvocati e architetti, mentre dall’altro professioni che non hanno bisogno di particolari titoli di studio.

Il problema principale, tuttavia, è quelle delle finte partite IVA. Ci sono lavoratori autonomi, infatti, che hanno orari da dipendente e lavorano in studio o azienda, ma non hanno accesso ai benefici del lavoro dipendente.

Il fenomeno si riscontra molto, per esempio, tra gli architetti. Esiste una pagina Instagram, il Riordine degli Architetti, che riporta le difficoltà che incontrano gli architetti per riuscire ad entrare negli studi come lavoratori dipendenti, e che proprio per questo non possono far altro che optare per l’apertura della partita IVA.

Questo non riguarda soltanto i piccoli studi di provincia, ma anche quelli più rinomati, che sulla carta presentano pochi dipendenti, anche se nelle presentazioni online vantano tantissimi collaboratori.

Dipendenti ma con partita IVA

Ma non è la partita IVA in sé ad essere un problema. Infatti, troviamo tantissimi lavoratori autonomi capaci di avere successo, sia dal punto di vista economico quanto da quello professionale.

Sono le false partite IVA a inglobare tutti gli aspetti peggiori dei due mondi. Da un lato, infatti, troviamo le remunerazioni basse e la mancanza di autonomia per i dipendenti. Dall’altra, ci scontriamo con l’assenza di tutele.

Gli autonomi, contrariamente ai dipendenti, con i clienti hanno un approccio a portfolio. Spesso, chi vuole diventare autonomo fatica a costruire questa rete di contatti. Il sistema quindi diviene estremamente competitivo, talvolta senza vie d’uscita, causando ansia, stress e in generale un peggioramento della salute mentale.

Nonostante i problemi, la partita IVA continua a godere di discreta popolarità, soprattutto tra i più giovani.

Secondo un recente sondaggio svolto sui neodiplomati, la maggior parte dei giovani punta ad un lavoro autonomo, oppure ad un’esperienza imprenditoriale. Soltanto il 25% dei neodiplomati punta ad un lavoro dipendente.

Da una parte è certamente apprezzabile che i giovani vogliano intraprendere una carriera da lavoratore autonomo; tuttavia, al tempo stesso, ci dobbiamo chiedere se il trend sia figlio di una determinata narrazione oppure di una valutazione oggettiva del mondo del lavoro in Italia.

LEGGI ANCHE:


Margherita Cassano sarà la prima donna presidente della Corte di Cassazione

Attenzione ai malware via PEC

Margherita Cassano sarà la prima donna presidente della Corte di Cassazione

Margherita Cassano, attualmente presidente aggiunta della Corte di Cassazione, è stata nominata presidente del Tribunale stesso. In Italia sarà la prima donna ad avere questo incarico, e andrà a sostituire il presidente attuale Pietro Curzio.

La nomina è stata votata martedì 14 febbraio 2023, all’unanimità, da parte della Commissione per gli incarichi direttivi del Csm. Verrà confermata mercoledì 1° marzo 2023, grazie ad una seconda votazione alla quale presenzierà anche il presidente Mattarella.

Cassano ha 67 anni ed è toscana. E’ stata la prima donna nella storia nel nostro paese ad assumere la carica di presidente aggiunto. Nel 1980 è entrata in magistratura, e nel corso del tempo è stata anche Sostituto procuratore della Procura di Firenze, prima componente della Direzione distrettuale antimafia nella stessa città e presidente della Corte d’Appello.

Prima di diventare presidente aggiunta alla Corte di Cassazione nel 2020, era stata consigliera, magistrata di appello, vicedirettrice del CED e componente delle Sezioni unite penali.

La proposta della nomina di Cassano è stata avanzata dal togato indipendente Andrea Mirenda. I concorrenti erano due: infatti, oltre a Cassano, la domanda era stata presentata anche dal presidente di sezione in Cassazione, Giorgio Fidelbo. I candidati sono stati ascoltati durante una lunga audizione; dopodiché la Commissione si è espressa votando.

LEGGI ANCHE:


Attenzione ai malware via PEC

Il sogno europeo: anche Joe Biden vuole un Gdpr

Attenzione ai malware via PEC

Ultimamente sentiamo parlare sempre più spesso di campagne malevole, attuate per mano di criminali informatici, che attraverso tecniche avanzate di phishing, tentano di diffondere malware, oppure rubare dati sensibili ai vari utenti.

Queste frodi informatiche ogni tanto prendono di mira anche la PEC, che essendo utilizzata principalmente per comunicazioni formali, ha più probabilità di essere considerata attendibile. Per questo motivo sta diventando uno dei canali che i cybercriminali utilizzano per veicolare i loro attacchi.

Per il momento i numeri non sembrano preoccupanti, ma è necessario non sottovalutare il fenomeno e impegnarsi costantemente per riconoscere e bloccare tempestivamente questi attacchi.

Che cos’è lo Malspam

Malspam combina “malware” e “spam”, e consiste nella diffusione di alcuni virus tramite lo spam via mail. Lo scopo è quello di ampliare la Botnet, la rete di pc e dispositivi che vengono compromessi dai malware attraverso lo spam.

Il componente informatico malevolo potrà essere contenuto in eventuali allegati delle mail, oppure potrebbe trovarsi in un link all’interno del testo della stessa mail. Il fine è quello di infettare la postazione, per accedere ad alcune informazioni riservate, come i dati bancari, che verranno utilizzati in modo illecito.

Phishing e ingegneria sociale

Inviare e ricevere mail ingannevoli per poter rubare dati e credenziali è qualcosa di piuttosto noto. Il phishing viene considerato uno strumento di ingegneria sociale; ovvero, si sfruttano le vulnerabilità umane per rubare le informazioni desiderate.

Il soggetto attaccante, l’ingegnere sociale, invia ai bersagli alcuni messaggi di posta elettronica, al fine di condurli ad un’azione che va in suo vantaggio.

Le tecniche dedicate alle frodi informatiche di questa tipologia si basano sulla fiducia che ha il destinatario nei confronti di un mittente, che utilizza una PEC al fine di rendere i messaggi convincenti.

A proposito: Servicematica ha una pagina dedicata al phishing. Cliccate qui per visualizzare alcuni esempi 🙂

 

Il fenomeno delle frodi tramite PEC

L’osservatorio di CERT-AGID pubblica continuamente aggiornamenti sulle varie campagne malevole in corso.

Dando un’occhiata ai dati di sintesi, possiamo dire che la PEC viene riconosciuta come un mezzo molto sicuro per trasmettere le informazioni. Infatti, soltanto il 2,3% delle campagne sembra essere veicolato con la PEC, tra le quali troviamo:

  • campagne di attacco che utilizzano la posta ordinaria indirizzata a caselle PEC. Soltanto in un caso la PEC è stata utilizzata per veicolare malware. Questo è il caso di sLoad, software capace di infettare i dispositivi delle vittime attraverso il download dei file che si trovano allegati alle PEC;
  • campagne che si basano sulle tecniche di Social Engineering, vista l’autorevolezza della PEC. Rientrano in questi casi gli indirizzi che provengono da falsi mittenti di enti pubblici o istituti bancari.

Solitamente, se le PEC vengono utilizzate per veicolare campagne d’attacco, i messaggi si riferiscono a pagamenti e ordini, e allegano fatture o documenti che, per essere visualizzati, devono essere necessariamente scaricati – affinché venga scaricato, inconsapevolmente, il software dannoso.

Come evitare le frodi

E’ stata posta molta attenzione anche da parte degli organismi centrali e del governo in materia di Cybersicurezza. Nel 2021 è nata l’Acn, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, grazie anche ad alcuni importanti stanziamenti del Pnrr finalizzati interamente alla sicurezza digitale.

Per quanto riguarda, nello specifico, le frodi tramite PEC, da tempo vengono eseguite azioni di supervisione e aggiornamento, da parte dell’AgID ma anche da parte dei gestori certificati (come Aruba PEC), che cercano di condividere le informazioni che riguardano gli attacchi, affinché questi vengano tempestivamente bloccati.

Ma anche gli utenti hanno un ruolo fondamentale per evitare la diffusione di frodi informatiche tramite PEC. Al fine di evitare che tutto questo avvenga, ci sono degli utili accorgimenti che possono essere suddivisi in due tipologie.

Da un lato ci sono gli atteggiamenti comportamentali, cioè le cautele che è necessario adottare al fine di evitare di aprire una PEC sospetta. Dall’altro, invece, ci sono degli accorgimenti tecnici, finalizzati ad evitare questo problema da un punto di vista applicativo, come, per esempio, aggiornare i sistemi antivirus e i software utilizzati ogni giorno.

Ad ogni modo, il buon senso è la norma principale da applicare sempre e comunque. Ecco alcune raccomandazioni:

  • mantenere al sicuro la propria password. Meglio non salvare le credenziali di accesso alla PEC nei form online, o all’interno dei file che si trovano nei dispositivi. Meglio anche non utilizzare sempre la stessa password e soprattutto, non comunicarla a terzi;
  • attivare l’autenticazione a due fattori quando possibile;
  • non cliccare sui link se non si è completamente sicuri che siano leciti;
  • evitare di scaricare allegati da parte di mittenti che non conosciamo;
  • chiedere conferma al mittente, prima di aprire un allegato che non aspettavamo;
  • effettuare la scansione antivirus, sia della propria postazione ma anche degli allegati che abbiamo intenzione di aprire;
  • non eseguire le macro dei documenti Office;
  • valutare i contenuti dei messaggi, soprattutto se richiedono l’inserimento di dati sensibili nei form.

Leggi anche: Autenticazione a due fattori per la sicurezza degli account digitali

I sintomi di un dispositivo compromesso

Se un dispositivo risulta compromesso, i sintomi saranno abbastanza chiari. Per esempio, se la connessione diventa stranamente lenta, oppure intermittente, e si aprono alcuni sospetti pop-up, è probabile che vi stia sfuggendo il controllo del dispositivo.

L’inspiegabile lentezza potrebbe essere ricondotta ad un criminale informatico che utilizza i vostri sistemi per portare a compimento le loro attività illecite.

Se sospettiamo di aver perso il controllo del dispositivo, oppure se pensiamo di aver cliccato su un link di dubbia provenienza, cerchiamo di intervenire tempestivamente.

Prima di tutto, procediamo con la pulizia dei dispositivi, allo scopo di evitare intrusioni e mettere in sicurezza i dispositivi utilizzati. Poi, modifichiamo le password utilizzate per accedere ai servizi e alla PEC.

Leggi anche: Avvocato, la tua password è veramente sicura?

Malware, social engineering e phishing colpiscono anche i più grandi esperti del mondo IT. Aziende come Google si sono organizzate per educare gli utenti (ma anche i dipendenti) per riuscire a riconoscere i fenomeni di phishing, aumentando anche i propri livelli di sicurezza. Aruba, per esempio, consiglia di provare questo quiz, che potrebbe aiutarvi a non abboccare a certi messaggi dannosi. 

LEGGI ANCHE:


Il sogno europeo: anche Joe Biden vuole un Gdpr

Da marzo obbligatoria per gli avvocati la notifica via PEC

Il sogno europeo: anche Joe Biden vuole un Gdpr

Le tutele alla privacy stabilite dal Gdpr, il famoso Regolamento Generale sulla protezione dei dati dell’Unione europea del 2018, risultano in forte contrasto con il vuoto legislativo americano. Negli Stati Uniti, infatti, non c’è traccia di leggi federali del genere.

Lo scorso martedì 7 febbraio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, durante il suo secondo discorso sullo stato dell’Unione, ha posto l’attenzione sulla necessità di pensare ad alcune misure che affrontino questo problema. Per Biden, una legge che si occupi del tema della privacy dei dati sarebbe in grado di raccogliere un sostegno da tutti, anche nel Partito repubblicano.

Negli ultimi anni, questa idea comincia a prendere sempre più piede. Infatti, i riferimenti in merito durante il discorso sullo stato dell’Unione creano assolutamente un precedente, dimostrando che anche in America la materia deve essere centro di preoccupazioni, tanto dei presidenti quanto dell’opinione pubblica.

Durante il suo discorso, Biden ha dichiarato: «Dobbiamo fare in modo che le aziende di social media rispondano degli esperimenti che stanno conducendo per profitto sui bambini. È ora di approvare una legislazione bipartisan che impedisca alle big tech di raccogliere dati personali online sui nostri bambini e i nostri adolescenti».

Dovranno essere «vietate le pubblicità mirate ai bambini» e imposti «limiti più severi ai dati personali che le aziende raccolgono su tutti noi».

Non è così comune che i presidenti americani citino la privacy dei dati in discorsi come questo. Trump, per esempio, non ha mai toccato questo tema. Barack Obama l’ha fatto, ma soltanto una volta, nel 2014, sulla scia delle rivelazioni sulla portata e sull’entità dei programmi di sorveglianza della NSA (National Security Agency).

Disse Obama all’epoca: «Lavorando con questo Congresso, riformerò i nostri programmi di sorveglianza, perché il lavoro vitale della nostra comunità di intelligenze dipende dal fatto che l’opinione pubblica, qui e all’estero, confidi che la privacy delle persone comuni non venga violata».

Biden, nel 2022, aveva già parlato della privacy dei dati dei bambini: «E’ tempo di rafforzare le tutele della privacy, di vietare la pubblicità mirata ai bambini, di chiedere alle aziende tecnologiche di smettere di raccogliere dati personali sui nostri figli».

Tuttavia, quest’anno, le osservazioni del Presidente degli Stati Uniti si sono spinte oltre, andando a segnalare anche un cambiamento in tema di percezione generale della necessità di migliorare le tutele per quanto riguarda la privacy dei dati in America.

Non è chiaro, tuttavia, quanto le parole di Biden possano portare ad azioni concrete, nonostante l’appello alla cooperazione a tutti i membri del Congresso. «Ai miei amici repubblicani: se siamo riusciti a lavorare insieme nell’ultimo Congresso, non c’è motivo per cui non possiamo lavorare insieme e trovare un consenso su cose importanti anche in questo».

Se c’è una cosa sulla quale entrambi gli schieramenti politici americani concordano è che il precedente Congresso non abbia dato prova di collaborazione ed efficienza. Inserendo i riferimenti alla privacy dei dati durante il discorso sullo Stato dell’Unione, Joe Biden ha aumentato ancora di più le pressioni al fine di ottenere risultati concreti su qualcosa che riguarda tutti.

Il Presidente americano scrive anche sul Wall Street Journal: «L’industria tecnologia americana è la più innovativa al mondo. Sono orgoglioso di ciò che ha realizzato e delle tante persone talentuose e impegnate che lavorano in questo settore ogni giorno».

Tuttavia, continua, «come molti americani, sono preoccupato per il modo in cui alcuni nel settore raccolgono, condividono e sfruttano i nostri dati più personali, amplificano l’estremismo e la polarizzazione nel nostro paese, inclinano il campo di gioco della nostra economia, violano i diritti civili delle donne e delle minoranze e mettono a rischio i nostri figli».

LEGGI ANCHE:


Da marzo obbligatoria per gli avvocati la notifica via PEC

D’ora in poi i docenti avranno diritto ad un avvocato di Stato

Da marzo obbligatoria per gli avvocati la notifica via PEC

Per gli avvocati diventerà obbligatoria la notifica via PEC degli atti stragiudiziali e giudiziali civili a professionisti, imprese e Pubbliche Amministrazioni. La nuova disposizione scatterà per tutti i procedimenti promossi dal prossimo 28 febbraio, giorno in cui entrerà in vigore la riforma del processo civile, incluse le cause dinanzi al giudice di pace.

L’ufficiale giudiziario, dunque, scenderà sul campo soltanto su richiesta del legale quando il professionista dichiarerà che le modalità via PEC o SERC non risulteranno possibili, oppure non avranno esito positivo, per una serie di cause non riconducibili al destinatario. Non ci saranno più limiti di orario, inoltre, per modifiche mediante PEC e SERC.

A tal proposito, l’Associazione Nazionale Forense richiede che «sia ripristinata la libera scelta per il difensore che compie la notifica del mezzo ritenuto più congruo».

Leggi anche: La PEC diventa europea: quali saranno le conseguenze?

La notifica telematica, che fino ad ora era facoltativa, diventerà obbligatoria nei confronti dei soggetti con obbligo di domicilio digitale, come professionisti, imprese e Pubbliche Amministrazioni. Se la PEC non è inserita nel registro delle Pubbliche Amministrazioni, l’invio potrà essere effettuato dall’account che si trova nell’indice IPA.

Un obbligo analogo si presenta nei confronti di privati e di enti che scelgono di essere inseriti all’interno dell’Inad, l’indice dei domicili digitali di persone fisiche ed enti di diritto privato. Dunque, in futuro, tali soggetti privati dovranno controllare frequentemente la PEC, per evitare spiacevoli soprese.

Mettiamo che la notifica della PEC non sia possibile oppure abbia esito negativo. Bisogna distinguere, in tal caso, l’ipotesi in cui tale circostanza sia imputabile al destinatario da quella in cui non gli si può addebitare nulla.

Se la casella di posta è piena, nel caso in cui l’atto sia rivolto a imprese o professionisti iscritti nell’indice Ini-Pec, la notifica dovrà essere eseguita mediante l’inserimento del documento nell’apposita area web riservata, come stabilito dall’art. 359 del codice della crisi d’impresa, attualmente non disponibile, e verrà perfezionata entro 10 giorni.

Nel secondo caso, invece, l’ufficiale giudiziario procederà con modalità ordinarie, ma soltanto se l’avvocato dichiarerà che la notifica mediante PEC non sia possibile; oppure nel caso in cui non sia andata a buon fine per cause che non possono essere ricondotte al destinatario, come, per esempio, il crash dell’intero sistema.

In caso contrario, l’ufficiale giudiziario non accerterà atti per notifiche ordinarie. Della dichiarazione del legale, si darà atto nella relata di notifica.

Se la ricevuta dell’avvenuta consegna della PEC viene generata tra le 21 e le 7 del mattino successivo, la notifica si perfezionerà per il destinatario a quest’ultimo orario.

LEGGI ANCHE:


D’ora in poi i docenti avranno diritto ad un avvocato di Stato

«Copyright violato»: gli artisti denunciano l’intelligenza artificiale

D’ora in poi i docenti avranno diritto ad un avvocato di Stato

Il personale scolastico che subirà aggressioni non dovrà più rivolgersi al proprio avvocato per tutelarsi, sia in sede civile che penale. Arriva, infatti, l’assistenza legale dell’Avvocatura di Stato per docenti e dirigenti che hanno subito violenza a scuola.

Questo è quanto accaduto recentemente ad una docente della scuola superiore di Rovigo, che era stata aggredita con fucile ad aria compressa da uno studente mentre alcuni riprendevano la scena per diffonderla sui social.

La difesa sostenuta direttamente dallo Stato è una misura annunciata da una circolare firmata da Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito.

«Il recente, allarmante aumento di episodi di violenza nei confronti degli insegnanti e del personale scolastico, posti in essere all’interno delle scuole, anche nel corso delle lezioni, rende necessario e urgente diramare le seguenti indicazioni», leggiamo nella nota che è stata inviata ai direttori e ai dirigenti scolastici.

Questi episodi «costituiscono atti illeciti intollerabili, suscettibili di provocare danni fisici e psicologici alle vittime, ledendo l’autorità e l’autorevolezza dei docenti e compromettendo seriamente la qualità dei servizi, con pregiudizio del fondamentale diritto allo studio».

Per tale motivo il ministero richiederà l’intervento diretto dell’Avvocatura generale dello Stato, con lo scopo di «assicurare la rappresentanza e la difesa del personale dello Stato ai sensi dell’articolo 44 del Regio Decreto n. 1611 del 1993».

I presidi saranno tenuti a segnalare i fatti illeciti e tutta la documentazione relativa all’ufficio scolastico regionale. Quest’ultimo provvederà ad inoltrare tutto al ministero, che deciderà il seguito nei confronti dell’Avvocatura.

Rino Di Meglio, coordinatore del sindacato Gilda degli insegnanti commenta: «La nostra priorità è riportare responsabilità, serenità e rispetto nelle scuole. I docenti sono in stato d’assedio. Se l’insegnante deve difendersi e intraprendere un percorso giudiziario, è costretto a sopportare delle spese anche ingenti. Siamo dipendenti dello Stato e svolgiamo una funzione di tipo costituzionale».

LEGGI ANCHE:


«Copyright violato»: gli artisti denunciano l’intelligenza artificiale

Digitalizzazione dei cantieri: un’idea di una startup under 30


LEGGI ANCHE

In ogni società con fondi pubblici un rappresentante del MEF

Il decreto legge, intitolato “Misure di potenziamento dei controlli di finanza pubblica,” prevede che ogni società o ente che percepisca contributi superiori a 100.000 euro…

Pene concorrenti: la richiesta di pena sostitutiva non blocca l’esecuzione

La Corte di Cassazione chiarisce che l’istanza ex art. 20-bis c.p. non sospende automaticamente l’ordine di esecuzione, anche se in attesa di decisione sulla misura…

Straining o mobbing?

Qualsiasi rapporto di lavoro dovrebbe essere caratterizzato da lealtà e rispetto reciproco. Tuttavia, abbiamo già sentito parlare del fenomeno del mobbing e di tutti i…

«Copyright violato»: gli artisti denunciano l’intelligenza artificiale

Artisti e programmatori si uniscono contro le nuovissime intelligenze artificiali, quelle “generative”, come Dall-E2, ChatGpt e Copilot. Queste due categorie, infatti, hanno deciso di avviare delle cause legali negli Stati Uniti, precisamente a San Francisco, contro le aziende che offrono questi sistemi che stanno acquistando sempre più popolarità.

I sistemi, infatti, sarebbero stati addestrati violando il diritto d’autore di programmatori e artisti, generando opere d’arte che imitano benissimo lo stile di qualche artista oppure la scrittura dei codici di programmazione.

La causa contro Midjourney, DeviantArt e Stability AI

La prima causa riguarda Midjourney, DeviantArt e Stability AI. La causa è stata depositata il mese scorso nel Tribunale distrettuale americano di San Francisco. I querelanti accusano le aziende di violazione del copyright di tantissimi artisti, decine di migliaia.

Uno degli artisti più famosi tra i querelanti è Grzegorz Rutkowski, un’artista fantasy, che ha studiato per anni i grandi maestri del chiaroscuro e della luce, come Rembrandt, Caravaggio e Vermeer, creando opere destinate al mercato dei videogame.

L’artista, tuttavia, si è ritrovato con innumerevoli imitazioni del suo personale stile in giro per il web. Qualsiasi persona, infatti, potrebbe richiedere a uno dei sistemi di disegnare “un drago nello stile di Grzegorz Rutkowski”.

Artisti contro la loro ombra

Gli artisti cominciano a lamentare che si trovano in una situazione paradossale, ovvero quella delle competizione sul mercato contro l’ombra di sé stessi. Tutto questo per colpa delle capacità delle intelligenze artificiali.

Le aziende che hanno ideato tali modelli, per prima cosa hanno dovuto addestrarli raccogliendo le opere online di migliaia di altri artisti – questa operazione prende il nome di scraping. Questo meccanismo si trova alla base di tutte le intelligenze artificiali generative.

Innanzitutto, un’azienda trova oppure crea un insieme di dati abbastanza grande. Dunque, utilizza diversi algoritmi per riuscire ad addestrare il software alla produzione di immagini, testi o specifici codici, sulla base di tali dati.

Le aziende che sono state accusate sostengono di non aver fatto assolutamente nulla di male. Si limitano, semplicemente, a fare come fa qualsiasi essere umano, che apprende in base alle opere esistenti per riuscire a produrne di proprie.

Nella causa in questione le aziende sono state accusate di scraping, che avverrebbe impropriamente, senza autorizzazione, minacciando la remunerazione degli artisti. Per intenderci, il principio è quello della condivisione di musica pirata.

La causa contro Microsoft

Un’altra causa, invece, è rivolta contro Microsoft, per il suo sistema GitHub Copilot, che aiuta i programmatori a completare codici di programmazione.

Le persone che hanno deciso di querelare sostengono che Copilot non fornisca attribuzione agli autori originali, di cui ha utilizzato i codici durante la fase di addestramento. Dunque, Copilot violerebbe alcune licenze open-source, ma anche il Digital Millennium Copyright Act.

Tuttavia, le aziende sotto accusa ribattono, e chiedono al Tribunale di respingere la causa. I programmatori che condividono i loro codici su GitHub e da altre parti non sarebbero riusciti a dimostrare, infatti, come Copilot li abbia effettivamente danneggiati.

Il difficile compito dei giudici

Ai giudici spetta un compito molto difficile. Infatti, dovranno posare le primissime pietre di una giurisprudenza che potrebbe impattare enormemente sullo sviluppo di tecnologie, ma anche sull’utilizzo di queste da parte di utenti e aziende.

Questi, a loro volta, rischierebbero infatti di essere accusati di violazione del copyright, nel caso in cui si avvalgano di prodotti dell’AI generativa, in un videogame, in un software o negli spot pubblicitari.

Google investe nell’IA

Nel frattempo, Google ha deciso di investire 300 milioni di dollari nella startup Anthropic, specializzata in soluzioni di intelligenza artificiale.

Nell’accordo, Google dovrà partecipare alla startup con il 10%. Questa mossa riflette la sempre maggior influenza che hanno le aziende che lavorano sulle intelligenze artificiali, che necessitano di accedere a grandi piattaforme di cloud computing per la gestione dei grandissimi modelli di calcolo che fanno funzionare questa tipologia di piattaforme.

L’investimento di Google segue quello di Microsoft, che partecipa alle risorse di OpenAI, che ha creato ChatGpt. Tuttavia, il ruolo di Google, per il momento, è limitato a quello di fornitore di tecnologia dell’azienda.

Anthropic è nata nel 2021, dopo che un gruppo di ricercatori ha deciso di lasciare OpenAI. Questi hanno creato una chatbot, che hanno chiamato Claude, capace di competere con ChatGpt. Attualmente, Claude deve ancora essere rilasciato pubblicamente.

La startup, prima dell’investimento di Google, aveva già raccolto 700 milioni di dollari. Uno dei più grandi investitori è Alameda Research, che, dopo aver riversato nella startup 500 milioni di dollari, ha dichiarato bancarotta.

Le IA funzionano come i piccioni

Un gruppo di ricercatori avrebbe scoperto che i piccioni utilizzano un processo di apprendimento simile alle IA avanzate. Parliamo dell’apprendimento per associazione, che è considerato un basilare metodo di ragionamento.

Alcuni psicologi dell’Università dell’Iowa avrebbero messo alla prova dei piccioni con alcuni test complessi di categorizzazione, che non potevano essere risolti con l’aiuto di ragionamenti o della logica. Grazie all’apprendimento per tentativi e per errori, i piccioni hanno ottenuto risultati notevoli.

I ricercatori hanno paragonato questo approccio a quello delle intelligenze artificiali, che funzionano allo stesso modo, in quanto programmate per l’identificazione di oggetti e schemi riconoscibili dagli umani.

Le IA ci stupiscono sempre più, dato che sembrano pensare come gli esseri umani. Per Ed Wasserman, l’autore dello studio, potremmo aver sottovalutato il potere dell’apprendimento per associazione, tanto negli animali quanto negli umani.

Per confermare l’ipotesi, il team di Wasserman avrebbe progettato un test “diabolicamente difficile”. I piccioni sono stati sottoposti ad alcuni stimoli visivi, ognuno diverso dal precedente. Tutte le volte che gli stimoli venivano associati alla categoria corretta, ai piccioni veniva dato un premio.

Nessuna logica avrebbe aiutato a dare la risposta esatta. Ma dopo alcuni tentativi, i piccioni avevano conquistato una percentuale di successo pari al 68%. «I piccioni sono come le migliori IA. Utilizzano un algoritmo biologico, donato dalla natura, mentre le IA ne usano uno artificiale, donato dagli umani», afferma Wasserman.

«Le persone sono impressionate dalle IA in grado di usare algoritmi di apprendimento come quelli dei piccioni, ma quando si parla di esseri umani o animali, tendiamo a non dargli credito poiché ritenuti rigidi e poco sofisticati».

LEGGI ANCHE:


 

Digitalizzazione dei cantieri: un’idea di una startup under 30

Come inserire una nuova risorsa all’interno dello Studio Legale?

Digitalizzazione dei cantieri: un’idea di una startup under 30

Chiara, Giulio e Marco sono un trio ben assortito. Hanno tra i 28 e i 29 anni, e rappresentano la nuova generazione di imprenditori che non teme di cambiare i settori economici, ancora poco propensi all’innovazione.

Chiara Maresca parla molto, Giulio Santabarbara è predisposto all’ascolto e Marco Apollonia ha già lavorato in 3 startup. myAedes è nata nel 2019, con lo scopo di digitalizzare la reportistica dei cantieri. L’anno scorso ha avuto un grosso riconoscimento, ovvero un investimento da 585mila euro, al quale ha partecipato anche Cdp Venture Capital, società nota come Fondo Nazionale Innovazione.

La formazione del trio

Giulio e Marco sono due ingegneri elettronici. Nel 2017 hanno deciso di partecipare ad un hackathon a tema settore edile, organizzato dal Comune di Benevento. I due volevano semplicemente «trascorrere un weekend diverso», e per questo si sono rivolti a Giulia, che studiava ingegneria edile.

«Io avevo appena fatto l’esame sulla gestione dei cantieri e ogni tanto facevo anche l’assistente di direzione lavori», dice Giulia, «visto che mio padre ha una società di progettazione e sicurezza sul lavoro: il mio compito era trascrivere una marea di dati».

Proprio da qui è nata l’idea di creare un software in grado di gestire i cantieri, attraverso una semplice app da utilizzare sullo smartphone.

Spiega Marco: «In cantiere c’è un ingegnere, un direttore dei lavori che fa le veci del committente, assumendosi la responsabilità tecnica di quel che si fa e accade. Noi ci rivolgiamo a questa figura e al coordinatore della sicurezza, che devono tenere il diario dei lavori e controllare che vengano applicate tutte le norme del settore, spesso disattese».

Il professionista di solito prende appunti, oppure riempie dei moduli cartacei. Quando ritorna in ufficio, ci mette ore per trasferire informazioni e dati sul pc, oppure delega il compito direttamente ad un collaboratore. Con myAedes, si può fare direttamente tutto con lo smartphone, anche mentre si è in cantiere, aggiungendo, talvolta, le foto necessarie.

Il trio ha, ovviamente, vinto l’hackathon. Ricorda Chiara: «Ci ha acceso la luce lo studio del mercato, dei competitor, la definizione di un cliente target. Cominciavamo a capire che non sarebbe stato male coltivare il progetto».

Dopo aver finito la triennale, i tre hanno cominciato a lavorare, mentre cominciava il giro delle startup competition. Per Marco «in quell’anno e mezzo abbiamo capito come poter diventare imprenditori».

La svolta è arrivata nel 2019, grazie all’ingresso nel programma LVenture Group: «Siamo stati selezionati su oltre 400 candidati, il team più giovane mai entrato, anche se non avevamo venduto ancora nulla. Hanno creduto in noi».

Per conquistarsi il posto, tuttavia, serviva almeno un cliente. I tre avevano «fatto un po’ di promozione online e ci ha chiamato un geometra di Genova che faceva il coordinatore della sicurezza: ci ha chiesto il modello che serviva a lui che non trovava sull’app».

Questo perché non c’era, dato che il trio aveva pensato soltanto al direttore dei lavori. «Giulio si è chiuso per due giorni e ha fatto lo sviluppo. I geometri Baldoni e Tasso di Genova sono stati tra i nostri primi clienti e lo sono ancora».

Un po’ di numeri

Oggi, i clienti di myAedes, in Italia, sono oltre 500. Il successo della startup è presto dimostrato dai documenti caricati, dai verbali di sicurezza e sopralluogo al giornale dei lavori: 3.000 alla fine di giugno, mentre ora ce ne sono 300mila.

Dunque, l’app viene utilizzata sempre di più. Continua Marco: «Quello che colpisce è che il nostro prodotto può servire al singolo professionista come alla grande impresa, un cantiere va gestito allo stesso modo. Rispondiamo all’esigenza di chi fino ad oggi ha lavorato sulla carta e vuole essere più efficiente, più rispettoso delle norme e più trasparente grazie al digitale».

La situazione in Italia

In Italia, il mercato delle costruzioni è molto frammentato. Per l’Ance, l’associazione di categoria, esistono meno di 500mila imprese, e soltanto 497 superano 20 milioni di euro di fatturato annuo. «Il profitto medio di un cantiere è molto basso, quindi è difficile permettersi i rischi dell’innovazione».

«A questo mercato devi proporre un ritorno immediato, qualcosa che permetta al cliente di far risparmiare subito, riducendo costi e ritardi». Questo può essere fatto soltanto con l’innovazione.

In questo campo, la digitalizzazione del settore dell’immobiliare e delle costruzioni prende il nome di proptech. E’ un settore in forte crescita anche nel nostro paese, anche se ci posizioniamo dietro Germania, Francia e Inghilterra. Nel 2018 esistevano 43 startup, e nel 2022 hanno subito un aumento del 33%.

Il maggior sviluppo si vede nel contech, ossia nel campo delle tecnologie delle costruzioni. Proprio dove si trova myAedes.

Digitalizzazioni complicate

«Adesso sono quasi un mezzo maratoneta», dice Marco, che corre sempre di più, poiché deve guidare tutto il team, fatto da sei persone, che lavorano da remoto, in direzione della scena internazionale.

Infatti, da un po’ di tempo myAedes è «in Germania e Spagna dove abbiamo già clienti con lo stesso prodotto, tradotto e senza alcun adattamento alle esigenze locali. C’è quindi grande possibilità di sviluppo. E poi dobbiamo lavorare per acquisire clienti più grandi, imprese che possono poi portare il digitale a tutti i subappaltatori».

La concorrenza sembra essere soltanto «internazionale, con prodotti complessi pensati per le grandi aziende. Nessuno ha pensato ai professionisti. Purtroppo in Italia siamo soli e questo non aiuta perché, se devi portare la cultura del digitale in un settore e sei solo, fai più fatica».

LEGGI ANCHE:


Come inserire una nuova risorsa all’interno dello Studio Legale?

In Spagna il Bonus Giovani potrà essere utilizzato per partecipare alla corrida

Come inserire una nuova risorsa all’interno dello Studio Legale?

Tutte le più grandi aziende si basano sulle risorse umane: grandi imprenditori come Leonardo del Vecchio, Adriano Olivetti ed Enzo Ferrari si sono basati su questo principio.

Oggi, le risorse umane sono diventate capitale umano, un reale investimento da parte di aziende e studi legali. Questo investimento prevede alcune fasi importanti: prima di tutto, la selezione delle risorse migliori, e successivamente l’inserimento di tali risorse nello studio, facendo sì che queste manifestino il loro talento.

La fase di selezione

La prima fase di selezione è molto delicata. Infatti, non è soltanto lo studio a selezionare il candidato, ma anche il candidato deve selezionare lo studio.

In questo processo entrano in gioco fattori economici e logistici, ma anche fattori ambientali, come il clima che si respira nello studio, valoriali, sociali, di work-life balance, prospettive di crescita e carriera.

La selezione, partendo anche dalla descrizione del lavoro e arrivando al colloquio, che sia in presenza oppure online, dovrebbe tener conto di tutti questi aspetti, che andranno definiti, affrontati e condivisi sin dalle prime fasi del colloquio.

On-boarding: l’ingresso nello Studio

Per rendere un risorsa umana un reale capitale per un’azienda, bisogna porre l’accento sull’efficacia della selezione, che dovrà essere in grado di individuare, nella marea di candidati, quelli che sono effettivamente in linea con le esigenze e con lo stile dello studio.

Tuttavia, non è da escludere nemmeno il modo in cui avviene l’ingresso della risorsa, e tutte le condizioni in cui verrà collocata al fine di dare il massimo delle sue potenzialità.

Parliamo di una fase delicata, quella dell’on boarding. È un’espressione che nasce dall’idea che un’azienda o uno studio legale sia una nave, su cui far salire i vari collaboratori, ognuno con il suo ruolo e la sua funzione.

Ogni collaboratore dovrà contribuire alla navigazione dello studio, per renderlo più efficiente e competitivo rispetto alle altre navi che navigheranno nello stesso mare. L’efficienza delle risorse non dipenderà soltanto dalle caratteristiche personali, ma anche dalle condizioni lavorative in cui si ritroverà.

Ogni persona, se inserita nel giusto contesto, riuscirà a sviluppare talenti e a sentirsi abbastanza motivato da crescere e dare il meglio. In caso contrario, ovvero se ci si ritrova in un contesto o ambiente disincentivante e molto rigido, si finirà per perdersi lungo il cammino.

Il processo d’inserimento di una risorsa umana nello studio legale potrebbe determinare le sue performance e la sua intera carriera lavorativa.

Il mentoring: prendere per mano i nuovi arrivati

Qual è il primo step del procedimento d’inserimento di una nuova risorsa nello studio legale?

Che la nuova risorsa sia un giovane o un professionista con molta esperienza, ci troveremo sempre di fronte ad una persona che entra in un nuovo contesto, fatto di persone con regole, abitudini e prassi.

Dietro ogni ruolo c’è una persona, con il suo carattere, le sue emozioni, i suoi talenti e i suoi limiti. In qualsiasi studio si creano relazioni, dinamiche, amicizie e invidie. È normale.

La nuova risorsa dovrà essere accompagnata per mano in questo mondo, per comprendere al meglio le dinamiche del nuovo contesto in cui andrà ad inserirsi. Non dovrà mai sentirsi come un “pesce fuor d’acqua”, evitando così di farla entrare in conflitto con i colleghi, portandola alla demotivazione e all’ansia.

Nella prima fase dell’inserimento un soggetto diventerà un mentore per il nuovo entrato, facendogli, in tal modo, da guida. Questo è il processo del mentoring, dove si prende per mano la risorsa per mostrarle l’organizzazione dello studio, gli aspetti salienti del lavoro, tutte le procedure e gli strumenti da utilizzare, aiutandola anche a comprendere relazioni e dinamiche.

Dunque il mentore fa, e la nuova risorsa ascolta, guarda, prende appunti. Il principio alla base di tutto questo è l’apprendimento per imitazione. Il nuovo entrato, in questo modo, si sentirà curato, apprenderà tutto quello che è necessario che apprenda evitando che commetta errori, che spesso creano equivoci e attriti.

Il tutoring: poniamoci accanto alla nuova risorsa

Durante la seconda fase “ci si sporca le mani”. Il mentore, qui, si trasforma in tutor, ovvero una persona che non si pone davanti, ma accanto alla nuova risorsa.

Adesso “il nuovo collaboratore fa le cose, e il tutor lo corregge”. Infatti, se non si fanno le cose, sbagliando, non si impara nulla. La teoria fine a se stessa è inutile nel saper fare.

Dunque, la nuova risorsa si metterà alla prova, mentre il tutor lo correggerà, spiegandogli anche perché e come rimediare. Questa pratica porta velocemente la nuova risorsa ad imparare direttamente sul campo, diventando così autonoma.

La delega: testare la propria autonomia sul campo

Dopo la fase del tutoring finisce la prima parte del processo d’inserimento. Ora, anche se la nuova risorsa è stata messa nella condizione di agire, non è ancora completamente autonoma.

Ed ecco che le verranno delegate alcune attività, perimetrate e di breve durata, in modo tale che la persona riesca a verificare direttamente sul campo il suo livello d’autonomia.

In questa fase, si dovranno fissare riunioni di confronto per riuscire a monitorare il lavoro, ma anche eventuali difficoltà che il nuovo collega sta incontrando.

Continuiamo a fare incontri di verifica

L’ultimo step dell’inserimento della nuova risorsa prevede la fase di autonomia.

È vero che non si finisce mai di imparare, quindi per un po’ di tempo è consigliato continuare a fare degli incontri di verifica, in cui è possibile confrontarsi e capire se le cose funzionano per il meglio.

Tale procedura è molto semplice da comprendere, ma di solito non viene eseguita, che sia per mancanza di tempo, di cultura o di personale. Tuttavia, permetterebbe di evitare situazioni di conflitto, inefficienze, turnover e demotivazione.

Senza tutto questo, lasceremo la nuova risorsa in balìa degli eventi: i primi a rimetterci, saremmo proprio noi.

LEGGI ANCHE:


In Spagna il Bonus Giovani potrà essere utilizzato per partecipare alla corrida

Non ci sono più giudici togati che vogliono fare i giudici tributari

In Spagna il Bonus Giovani potrà essere utilizzato per partecipare alla corrida

Il Tribunale supremo spagnolo, che rappresenta l’ultimo grado della giustizia spagnola, ha deciso che non c’è alcuna ragione di escludere la corrida dalle attività alle quali possono accedere i più giovani grazie ad un bonus cultura apposito, dedicato interamente a loro.

Il Tribunale ha infatti dato ragione ad un’organizzazione che aveva deciso di fare causa contro la decisione presa dal governo Socialista di escludere dal bonus l’accesso ai combattimenti con i tori. Questa sentenza ha riaperto un importante dibattito che va avanti in Spagna da parecchio tempo.

Per alcuni, la corrida è una tradizione storica, che costituisce la cultura spagnola. Altri, invece, vedono la corrida come un qualcosa di assolutamente crudele, e che bisognerebbe eliminare.

Il Bono Cultural Joven

Nel 2022 è stato introdotto il “bono cultural joven”, che funziona in maniera simile a 18app, ovvero il bonus da 500 euro destinato ai neo 18enni, introdotto dal governo Renzi nel 2016. Il bonus spagnolo ha il valore di 400 euro, e consente ai giovani che compiono 18 anni di spendere 200 euro per testi scolastici, libri, strumenti musicali e computer, e gli altri 200 per attività culturali, come mostre, concerti e spettacoli.

Tuttavia, il ministero spagnolo della Cultura e dello Sport aveva escluso delle attività culturali la tauromachia, ovvero lo spettacolo che prevede il combattimento contro i tori. Questa decisione è stata ampiamente contestata dalla Fundación del Toro de Lidia, un’organizzazione che difende e promuove la pratica della corrida.

L’organizzazione aveva deciso di fare ricorso, e il Tribunale supremo, alla fine, ha dato ragione alla fondazione. La tauromachia, infatti, è un patrimonio culturale in Spagna, grazie ad una legge introdotta nel 2013. Non ci sarebbero quindi sufficienti motivi per poter escludere tale pratica, soprattutto in virtù del suo «valore culturale, storico e artistico».

Alcune fonti del ministero della Cultura hanno fatto sapere che tale decisione verrà rispettata. Dunque, i neo 18enni potranno richiedere di partecipare alla corrida con il bono cultural joven.

La corrida è una tradizione molto antica, diffusa in Spagna ma anche in alcuni paesi del Sud America. Per molto tempo è stata considerata come un’occasione di ritrovo sociale. Funziona così: il toro viene istigato al combattimento dal matador, il torero, che dovrà infilzarlo ed ucciderlo con apposite spade.

Dopo la crisi economica del 2008-2009, in Spagna il numero delle corride ha cominciato a diminuire. Tuttavia, gli attivisti ritengono che sia una pratica crudele, e cercano di fare pressioni per abolire tale pratica.

La decisione del Tribunale spagnolo è stata accolta in maniera positiva dalla Fundación del Toro de Lidia, ma anche da alcuni politici spagnoli conservatori. Per esempio, Isabel Díaz Ayuso, la presidente della regione di Madrid ha detto che la corrida non può essere messa da parte per dei «preconcetti ideologici».

Sergio Torres, un attivista per i diritti degli animali, denuncia come la legge che protegge la pratica definendola patrimonio culturale debba essere completamente rivista. Per il giornalista Pedro Vallín, l’effetto della sentenza potrebbe accelerare le discussioni per vietare la tauromachia.

Dal 1991 gli spettacoli con i combattimenti dei tori sono vietati alle Isole Canarie. Nel 2010 il divieto si estese anche alla Catalogna, ma la Corte costituzionale annullò la sentenza nel 2016.

LEGGI ANCHE:


Non ci sono più giudici togati che vogliono fare i giudici tributari

I minori di 16 anni non potranno navigare online

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto