Flessibilità oraria e digitalizzazione: la ricetta del Ministero della Giustizia

Flessibilità oraria e digitalizzazione: la ricetta del Ministero della Giustizia

Nella circolare del 12 giugno, il Ministero della Giustizia fornisce indicazioni utili per individuare misure organizzative che consentano la ripresa delle attività amministrative e giudiziarie nonostante il persistere dei limiti imposti dall’emergenza sanitaria.

Di particolare interesse sono gli articoli 3 “Misure organizzative del personale: flessibilità oraria e qualità dei servizi – dal lavoro agile emergenziale al lavoro agile di qualità” e 4 “Misure in tema di digitalizzazione del processo e dei procedimenti amministrativi di competenza degli uffici giudiziari”.

ART. 3 “MISURE ORGANIZZATIVE DEL PERSONALE: FLESSIBILITÀ ORARIA E QUALITÀ DEI SERVIZI – DAL LAVORO AGILE EMERGENZIALE AL LAVORO AGILE DI QUALITÀ”

L’art. 3 sottolinea come il lavoro agile sia stata la modalità ordinaria con cui è stato portato avanti il lavoro del personale amministrativo durante la prima fase dell’emergenza.
Il Ministero dichiara che il passaggio a questa modalità inedita è stato ben accettato, con il 77% del personale degli uffici convertito al lavoro agile.

Questo piccolo successo non deve essere accantonato ma, anzi, sfruttato e migliorato.

In particolare, la circolare invita gli uffici a considerare tutte le altre opzioni contrattuali disponibili e finora poco utilizzati nel settore giudiziario:

  • flessibilità oraria,
  • turnazioni e orario pomeridiano,
  • – orario multiperiodale,
  • rotazione dei servizi di cancelleria,
  • co-working (il lavoro da remoto svolto in un ufficio diverso da quello dove ha sede il servizio).

Il lavoro in presenza non viene affatto lasciato da parte e, anzi, rimane la priorità, ma la ricetta per la ripresa prevede anche il lavoro in remoto e la flessibilità oraria.
Quest’ultima permette una più ampia apertura degli sportelli, in modo da stemperare la presenza degli utenti ed evitare assembramenti.

ALL’ART. 4 “MISURE IN TEMA DI DIGITALIZZAZIONE DEL PROCESSO E DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI COMPETENZA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI”

Per realizzare quanto detto qui sopra è necessario avere il giusto assetto tecnologico. L’art.4 parla proprio di tecnologia, offrendo ulteriori spunti sull’organizzazione del lavoro.

Innanzi tutto, viene ripreso l’art. 83 del D.l. 18/2020, le cui innovazioni rimarranno in vigore fino al 31 luglio. Tra queste figurano:

  • – l’introduzione delle notificazioni nel processo penale (sistemi SNT e PECTIAP-document@)
  • – la remotizzazione delle udienze e delle attività di indagine,
  • – il deposito obbligatorio degli atti introduttivi nel PCT,
  • – il pagamento telematico obbligatorio del contributi unificato per il deposito degli atti nel PCT,
  • – l’avvio del deposito telematico nel processo penale con valore legale per gli atti di cui all’art. 415 bis cpp a partire dal 25 giugno,
  • – l’inoltro tramite portale NDR delle notizie di reato e dei seguiti per la polizia giudiziaria,
  • – l’avvio del PCT in Cassazione.

Poi, la circolare si concentra sull’acquisto di pc portatili da distribuire al personale amministrativo e alla magistratura dopo valutazione.

Al momento, il Ministero dichiara che ci sono:

  • circa 9.000 utenti abilitati sugli applicativi da remoto di tipo amministrativo,
  • circa 26.000 utenti della piattaforma di e-learning,
  • circa 45.000 utenti abilitati all’utilizzo di Teams per le videoconferenze e le udienze da remoto.

Nonostante i numeri appaiano positivi, l’utilizzo giornaliero di questi strumenti è, in proporzione, scarso, ad eccezione della piattaforma di e-learning.

Il Ministero si prefigge di distribuire i pc portatili nei singoli uffici valutando la tipologia di dipendente al quale consegnarli, ma anche l’effettivo utilizzo dei software per la remotizzazione. Tutto ciò, in accordo con un piano di smart working basato sulla qualità dei risultati.

Il Ministero invita i capi degli uffici e i dirigenti amministrativi:

  • – a spingere l’adozione degli strumenti informatici,
  • – a monitorare l’utilizzo di questi da parte del personale abilitato,
  • – ad organizzare l’accesso dell’utenza ai servizi tramite tecnologie di uso comune, anche istituendo protocolli in collaborazione con le istituzioni territoriali interessate (i consigli dell’ordine degli avvocati e altre professioni).

Qui il link per leggere l’intero contenuto della circolare.

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