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Ricominciare in rete: tra aggregazione e opportunità professionale, il CDN AIGA a Udine

E’ in svolgimento a Udine, questo 12 e 13 aprile, presso il Castello di Udine, il Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA).

Oltre 200 avvocati provenienti da tutta Italia si riuniranno nel capoluogo friulano per discutere il tema: “Ricominciare in rete: tra aggregazione e opportunità professionale”.

L’apertura dei lavori si svolgerà presso Palazzo Torriani Manin alla presenza delle autorità cittadine e regionali, nonché di illustri esponenti della magistratura e delle istituzioni forensi.

Tra i relatori, Debora Serracchiani, componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati; Eva Bredariol, avvocata esperta di reti di impresa; Andrea De Bertoldi, consigliere economico della Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità; Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni; Rosalia Bergamin, Presidente GIPRO; Virgilio Falco, Coordinatore Nazionale Assemblea CNG.

La conclusione dei lavori sarà affidata al Presidente di AIGA, avv. Carlo Foglieni, il quale illustrerà le proposte dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, raccolte in un breve vademecum disponibile sul sito dell’Associazione.

Il 13 aprile proseguiranno i lavori del Consiglio Direttivo Nazionale AIGA.


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AIGA, presentata la proposta di legge sulla rete tra professionisti

Aiga esprime la propria soddisfazione nell’apprendere la notizia della presentazione della proposta di legge n. 1753 sul contratto di rete tra professionisti, a prima firma dell’On.le Jacopo Morrone, fortemente voluta dalla giovane avvocatura.
“È oramai un dato di fatto – precisa il Presidente Carlo Foglieni – che negli ultimi decenni lo studio mono-professionale, caratterizzato dalla figura unica del titolare di studio, sia entrato in crisi. Ciò per due principali ragioni: in primo luogo, l’applicazione nel settore dei servizi legali delle logiche del libero mercato, con conseguente maggiore concorrenza dovuta anche al numero degli avvocati; in secondo luogo, la proliferazione incontrollata della normativa, con la conseguente necessità di una preparazione specializzata, il forte aumento della domanda di servizi legali sempre più specifici e la correlativa diminuzione di lavoro per i Colleghi generalisti e non specializzati. Ne discende la necessità per gli avvocati di oggi e di domani di aggregarsi, anche con altri professionisti, specializzandosi, innovando e aggregandosi in “studi multiprofessionali”.

Bene quindi la presentazione della proposta di legge che raccoglie le istanze dell’AIGA e di cui si discuterà domani in occasione del nostro Consiglio Direttivo Nazionale, che si terrà a Udine nelle giornate di venerdì e sabato, dedicato proprio alle “reti di impresa”.


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Emergenza suicidi nelle carceri: quest’anno già 29

Dall’inizio dell’anno sono già avvenuti 29 suicidi nelle carceri italiane. È un numero terribile, che ricorda il 2022, quando ci sono stati 84 suicidi, ovvero uno ogni 4 giorni.

Qualche giorno fa il Guardasigilli Nordio ha deciso di firmare un decreto per lo stanziamento di 5 milioni di euro per prevenire il fenomeno del suicidio in carcere e diminuire il disagio psicologico provato dai detenuti.

L’ultimo suicidio in carcere è avvenuto il 2 aprile, a Cagliari: un 32enne si è impiccato nella sua cella.

Tuttavia, l’allarme non coinvolge soltanto i detenuti, ma anche la polizia penitenziaria. 3 agenti, infatti, si sarebbero uccisi nel corso dei primi mesi dell’anno.

Dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone: «Il ritmo delle morti in questi primi mesi dell’anno è impressionante. Sicuramente l’intervento del governo va nella direzione di maggiore disponibilità di risorse umane, in questo caso di psicologi e questo va bene. Così come va bene l’aumento della paga per gli stessi psicologi che operano nelle carceri».

«Però», prosegue, «non è minimamente sufficiente poiché occorre investire sulla qualità della vita. La metà dei suicidi avvengono nei primi sei mesi di detenzione, ciò significa che bisogna intervenire in quel momento, non solo con gli psicologi e il sostegno del personale, ma evitando che in quel periodo finiscano nelle peggiori celle del carcere».

«Aumentare le telefonate con i familiari e più in generale riempire di vita il carcere perché la maggior parte delle ore i detenuti le trascorrono in cella e questo è devastante dal punto di vista psico-fisico. Occorre modernizzare e rendere la vita in carcere meno medievale», conclude Gonnella.

Dichiara all’AGI Donato Capece, segretario del Sappe: «Speriamo quest’anno di non dover superare i numeri del 2022, il suicidio di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato. Le cause sono da ricondurre sempre al sovraffollamento e alla carenza del personale».

«I suicidi purtroppo, nonostante tutto il nostro sforzo, non si riesce a impedirli. A Teramo a marzo, ad esempio, un giovane detenuto di vent’anni ha dialogato con un agente fino alle 4 della mattina e sembrava che non ci fossero problemi, poi alle 5.30 è stato trovato impiccato».


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Legge europea sullo stipendio trasparente: ecco da quando sarà in vigore

Secondo una nuova normativa dell’UE, dal 2027 verrà introdotta la legge sullo stipendio trasparente. In sostanza, se prima le aziende non avevano alcun obbligo a comunicare pubblicamente le proprie politiche salariali, grazie alle nuove normative Ue dovranno sia comunicare le differenze retributive presenti tra uomini e donne sia intraprendere azioni concrete per risolverle.

Spiega Patrizia Biscaro di Alight Solutions: «Le differenze potranno essere basate sui ruoli, sull’esperienza e sulle categorie di lavoro, ma non sul genere e su altri criteri ingiustificati e ingiustificabili».

Dunque, dal 2027 le società dovranno rendere pubbliche le informazioni relative allo stipendio con un report che riguarda il 2026. Nel report non ci dovranno essere differenze retributive che superano il 5%: in caso contrario, le aziende saranno soggette ad analisi maggiormente approfondite e avranno l’obbligo di porre fine alle disparità.

Se ciò non verrà eseguito, dichiara Biscaro, si rischiano sanzioni finanziarie il cui importo «non è ancora stato definito. […] È certo che la reputazione di un’azienda risulterà danneggiata».

«Sebbene molte aziende credano di essere trasparenti ed esenti da gap salariali, attraverso la semplice rendicontazione di ruoli e stipendi potrebbero scoprire di non essere in linea con gli standard: pertanto, è opportuno che inizino ad approfondire le conoscenze di questi aspetti attraverso l’analisi e la rendicontazione», conclude Biscaro.


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Elezioni COA: stretta sulla rielezione, apertura sulle preferenze di genere

Due importanti decisioni delle Sezioni Unite della Cassazione chiariscono le regole per le elezioni dei Consigli degli Ordini Forensi (COA) e dei Consigli Distrettuali di Disciplina (CDD).

Terzo mandato consecutivo

La Cassazione ha stabilito che il divieto di terzo mandato consecutivo per i membri del COA vale anche in caso di dimissioni volontarie. In altre parole, se un avvocato si dimette prima della fine del suo mandato, il tempo trascorso in carica comunque conta ai fini del divieto di ricandidarsi. Inoltre, la mancata partecipazione a un mandato infrabiennale (meno di due anni) non interrompe la consecutività dei mandati.

Preferenze di genere

Per quanto riguarda l’elezione del CDD, la Cassazione ha stabilito che il limite dei 2/3 delle preferenze per i candidati dello stesso genere può essere superato se necessario per garantire una adeguata rappresentanza di entrambi i generi. In particolare, le preferenze per i due generi non possono comunque superare il totale degli eleggibili dal singolo COA e devono rispettare il limite interno dei due terzi all’interno di ogni genere. La rappresentanza di genere va assicurata a livello distrettuale e non di singolo Ordine circondariale.

Termine per impugnare

La Cassazione ha infine chiarito che il termine per impugnare i risultati delle elezioni del CDD non decorre dalla dichiarazione dei risultati, ma dalla proclamazione degli eletti, che costituisce l’atto conclusivo del procedimento elettorale.


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Bonus Pnrr per i magistrati per ridurre l’arretrato

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Bonus Pnrr per i magistrati per ridurre l’arretrato

Il governo italiano corre ai ripari per affrontare le gravi carenze di organico della giustizia e accelerare lo smaltimento dell’arretrato del processo civile. Un obiettivo chiave del Recovery Fund europeo da cui dipende l’erogazione di ingenti fondi all’Italia.

Tra gli emendamenti al decreto Pnrr al vaglio della Camera, uno è dedicato alla “giustizia-lumaca”. La norma prevede “applicazioni straordinarie di magistrati per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr”.

In pratica, il decreto introduce una “task-force” di giudici che saranno ricollocati, su indicazione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), nei tribunali dove si registrano i più gravi ritardi nello smaltimento dei processi. Saranno al massimo sessanta i giudici trasferiti. Il team sarà scelto dal Csm verificando prima le scoperture di organico dei tribunali di provenienza, che non potranno essere superiori al 20%.

A muoversi saranno i magistrati degli uffici “in cui il numero e il tempo medio prevedibile di definizione dei procedimenti civili rilevanti ai fini del Pnrr sono inferiori ai rispettivi valori medi nazionali”. Ovvero, solo chi ha dimostrato di saper procedere spediti lungo i binari tracciati dalla roadmap europea.

Per incentivare i magistrati che dovranno spostarsi nelle sedi più “disagiate”, dove le montagne di fascicoli affastellati sono più alte, saranno previsti incentivi.

Anzitutto, scatti di anzianità più veloci. “Il magistrato applicato” – prosegue il decreto – “avrà accesso a un punteggio di anzianità aggiuntivo pari a 0,10 per ogni otto settimane di effettivo esercizio di funzioni”. E a un’indennità extra pari “allo stipendio tabellare di un magistrato ordinario con tre anni di anzianità”.

È una soluzione temporanea, certo. Anche perché la “task force” Pnrr sarà composta da giudici che dovranno lasciare parzialmente scoperti i tribunali dove operano oggi. E infatti è solo un tassello di un puzzle più ampio.

Gli arretrati del processo civile sono la vera “mission impossible” del governo Meloni alle prese con le scadenze del Recovery europeo. L’obiettivo iniziale di ridurre del 90 per cento entro giugno 2026 l’arretrato si è dimostrato, nei fatti, irraggiungibile. Per questo Palazzo Chigi, d’intesa con il ministero guidato da Carlo Nordio, ha cercato una mediazione con la Commissione europea a fine anno. Strappando ai negoziatori di Bruxelles una rimodulazione dei target ritenuti oggi più alla portata grazie a un nuovo step intermedio: la riduzione, entro la fine del 2024, del 65 per cento dell’arretrato civile in Tribunale e del 55 per cento nelle Corti di Appello.

Nel frattempo, si prova in ogni modo a spingere sull’acceleratore. Come? Ad esempio con il sistema di incentivi e sanzioni introdotto con la riforma della magistratura ordinaria approvata dal Parlamento in attuazione di una delega della legge Cartabia. Con la previsione, ogni 4 anni, di una “pagella” da parte del Csm per decidere gli avanzamenti di carriera delle toghe.

Il ritardo nello smaltimento dei processi è uno dei parametri chiave per il giudizio di merito di Palazzo dei Marescialli. E ancora, nell’ottica di coprire le carenze di organico, la previsione di uno stage ridotto – da diciotto a dodici mesi – per gli ottocento giovani magistrati che passeranno quest’anno il concorso, in modo da spedirli subito nei tribunali.


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Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9611 del 10 aprile 2024, hanno stabilito che il presidente della sezione o il consigliere delegato, che ha formulato la proposta di definizione accelerata di un ricorso, può far parte del collegio che decide sul ricorso stesso, anche se il ricorrente ha chiesto la discussione in camera di consiglio.

La pronuncia chiarisce un dubbio interpretativo sorto a seguito della riforma del processo civile, che ha introdotto il procedimento accelerato per la definizione dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati.

Secondo le Sezioni Unite, la funzione di “filtro” svolta da questo procedimento non comporta l’incompatibilità del relatore che ha formulato la proposta di definizione accelerata con la partecipazione al collegio che decide sul ricorso. La proposta, infatti, non ha carattere vincolante e il collegio è libero di disattenderla, motivando adeguatamente la sua decisione.


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Poste Italiane: tirocinio per praticanti avvocati

Poste Italiane ha deciso di aprire le porte anche ai praticanti avvocati, offrendo loro l’opportunità di svolgere un tirocinio professionale in varie città italiane.

Con la collaborazione dei Consigli degli Ordini degli Avvocati, l’iniziativa punta all’attivazione dei tirocini per i praticanti a Roma, Cagliari, Napoli, Venezia, Catanzaro e Bologna, presso la Funzione di Affari Legali di Poste Italiane, al fine di raggiungere l’abilitazione alla professione.

Per accedere alla selezione, i candidati dovranno avere i seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione Europea o di uno Stato non appartenente all’Unione Europea in possesso dei requisiti previsti dall’art. 17 comma 2 della Legge n. 247 del 2012;
  • laurea magistrale in giurisprudenza con la massima votazione conseguita da non più di 24 mesi;
  • iscrizione al registro dei praticanti presso il Consiglio dell’Ordine di Roma, Napoli, Bologna, Cagliari, Catanzaro o Venezia da non più di 2 mesi.

Il rimborso spese previsto equivale a 600 euro lordi, e il tirocinio avrà durata compresa tra 6 e 12 mesi.

La domanda potrà essere inviata fino al 30 aprile 2024.

Clicca qui sopra per accedere alla domanda per il tirocinio

Per ulteriori informazioni consigliamo di visitare il sito di Poste Italiane.


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UOFL: sostegno all’istituzione del Garante regionale per le vittime di reato

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Con provvedimento del Dipartimento degli Affari di giustizia-Direzione generale degli affari interni è stata indetta la sessione d’esame 2024 per l’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori.

Il bando è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale – 4a serie speciale ‘Concorsi ed esami’ – n. 29 del 9 aprile 2024.

Il termine di presentazione delle domande di ammissione scade il 7 giugno 2024, seguendo anche le istruzioni per il pagamento tramite la piattaforma PagoPA allegate al decreto.

Con successivo decreto ministeriale sarà nominata la commissione esaminatrice.

Tutti i dettagli al seguente indirizzo del sito Ministero della Giustizia: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.page?contentId=SDC467219


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UOFL: sostegno all’istituzione del Garante regionale per le vittime di reato

Nella seduta dello scorso 8 aprile, l’Unione degli Ordini Forensi del Lazio, con delibera a firma del Referente della Commissione Enti Locali, l’Avv. Stefano Armati, e del Presidente dell’Unione, l’Avv. David Bacecci, ha cristallizzato il motivato sostegno dell’Avvocatura laziale a favore della proposta di Legge Regionale n. 122 dell’11.12.2023, volta a istituire il Garante Regionale per la tutela delle vittime di reato.

L’atto allo studio del parlamentino del Lazio mira a istituire un Garante che si occupi di fornire supporto alle vittime di specifici reati, così come definiti nella legislazione vigente. L’UOFL ha ritenuto che le funzioni proposte per il nuovo Ufficio siano in linea con i valori fondamentali dell’Avvocatura e la sua funzione sociale, tanto da ribadire nel deliberato l’impegno dell’Unione nell’interlocuzione con la Regione Lazio. In particolare si sottolinea come l’istituenda figura del Garante possa costituire un reale punto di riferimento, in particolare per quei soggetti che sono più vulnerabili economicamente e socialmente, con ciò contribuendo a rinsaldare il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

Inoltre, si è evidenziato che il Garante avrebbe il compito di monitorare e controllare costantemente le attività, segnalando eventuali comportamenti omissivi che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi della proposta di legge. Sarebbe altresì responsabile di segnalare alle autorità competenti eventuali violazioni dei diritti umani e della dignità delle persone.

Per garantire un’efficace risposta alle vittime di reato, si è sottolineata l’importanza di una adeguata organizzazione dell’Ufficio, inclusa la previsione di risorse economiche che consentano lo scopo. Essenziale, infine, il coordinamento tra nuovo Garante e il Mediatore penale, nell’ambito del sistema di giustizia riparativa.

L’UOFL ha anche conclusivamente ricordato la disponibilità a collaborare con la Regione Lazio e gli altri Enti Locali per promuovere i principi di legalità e rispetto dei diritti fondamentali, che sono al centro dell’attività forense.


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Modifica dell’imputazione da parte del Pubblico Ministero

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