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Cassazione | Difensore legittimamente impedito: quando ha diritto di conoscere la nuova data di udienza

Cassazione fa chiarezza: avviso solo se non fissata nell’ordinanza di rinvio

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19564 del 16 maggio 2024, ha chiarito i casi in cui il difensore che ha ottenuto il rinvio del dibattimento per legittimo impedimento ha diritto di essere informato della nuova data di udienza.

La regola generale:

Secondo la Cassazione, il difensore ha diritto di ricevere l’avviso di udienza solo se la nuova data non è già stata fissata nell’ordinanza di rinvio. In questo caso, infatti, la semplice lettura dell’ordinanza in udienza sostituisce la notifica dell’avviso, sia per l’imputato contumace che per il suo difensore impedito.

L’eccezione:

L’unica eccezione a questa regola è il caso del “rinvio a nuovo ruolo”, quando cioè la data del nuovo dibattimento non è fissata nell’ordinanza di rinvio. In questa ipotesi, il difensore ha diritto di ricevere un regolare avviso di udienza.

Casi in cui l’avviso non è necessario:

  • Rinvio ad udienza fissa: Se la nuova data di udienza è già fissata nell’ordinanza di rinvio, non è necessario notificare l’avviso al difensore. In questo caso, infatti, la lettura dell’ordinanza in udienza sostituisce la notifica, come già spiegato sopra.
  • Difensore di ufficio presente: Se in udienza è presente un difensore di ufficio nominato ai sensi dell’art. 97, comma 4, c.p.p., l’omessa notifica al difensore di fiducia della nuova data di udienza non comporta alcuna nullità. Questo perché il difensore di ufficio nominao agisce in nome e per conto del difensore di fiducia impedito e tutela i suoi interessi nel processo.

Precisazioni:

La Cassazione precisa che la regola sopra esposta vale anche se il giudice ha comunque disposto la comunicazione della nuova data di udienza al difensore impedito. In questo caso, la comunicazione rimane valida, ma non è necessaria per la regolarità del processo.


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Forti, Nordio: “Il rientro, successo straordinario per l’Italia, ringrazio USA”

“È un giorno di gioia e di soddisfazione per l’intero Paese: il rientro in Italia di Chico Forti – atteso da anni – è innanzitutto un successo della Presidente Giorgia Meloni e uno straordinario traguardo politico e diplomatico, frutto di intensa e proficua collaborazione istituzionale a tutti i livelli.

Ringrazio in particolare l’Attorney general, Merrick Garland, e il Governatore della Florida, Ron De Santis: aver permesso al nostro concittadino di continuare a scontare la pena in Italia – e poter così riabbracciare l’anziana madre – è un importante segnale di amicizia e di fiducia verso il nostro Paese. Dimostra tutta l’autorevolezza di cui, in questo momento, il Governo italiano gode negli Stati Uniti.

Essenziali nell’accelerazione delle ultime procedure di consegna – che si sono perfezionate in tempi record dalla formalizzazione del consenso – sono stati anche i colloqui avvenuti a latere del G7 Giustizia la settimana scorsa a Venezia.

Si chiude così un dossier molto complesso, seguito con estrema cura dalle competenti articolazioni ministeriali che desidero ringraziare vivamente: la collaborazione – nel più rigoroso e doveroso riserbo – tra tutte le istituzioni ha consentito il rientro a casa, finalmente, di Chico Forti”.

Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, commenta il rientro in Italia di Forti nella giornata di ieri.


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violenza psicologica donna figli

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La violenza psicologica sulla donna, che si manifesta attraverso comportamenti come lo screditamento, le umiliazioni e la limitazione della libertà, ha un impatto devastante non solo sulla donna stessa, ma anche sui suoi figli.

🔹La giurisprudenza italiana è ormai consolidata nel riconoscere la gravità di questo tipo di violenza e i suoi effetti negativi sui minori.

👉Come sottolineato dalla Cassazione, vivere con un padre che maltratta la madre, anche solo moralmente, produce danni profondi allo sviluppo psichico del bambino e ostacola la sua sana crescita.

🔹In particolare, i figli di madri vittime di violenza psicologica possono:

  • Interiorizzare e normalizzare i modelli di comportamento diseducativi del padre.
  • Svalutare la figura materna.
  • Sviluppare bassa autostima e senso di inadeguatezza.
  • Avere difficoltà a formare relazioni sane.
  • Essere più a rischio di sviluppare disturbi d’ansia, depressione e comportamenti antisociali.
  • È importante sottolineare che la violenza psicologica sulla donna non è sempre esplicita.

🔹Spesso si manifesta attraverso comportamenti subdoli e manipolativi, come:

  • Insulti e umiliazioni.
  • Controllo ossessivo.
  • Isolamento sociale.
  • Minacce e intimidazioni.

(Corte Suprema di Cassazione – Sezione Sesta Penale – Sentenza n. 19115 del 14 maggio 2024)


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🖋Il datore di lavoro ha la facoltà di licenziare il lavoratore durante o alla fine del periodo di prova senza dover fornire una specifica motivazione. Questo perché il licenziamento durante il periodo di prova è considerato un atto discrezionale.

👉Tuttavia, il lavoratore licenziato può comunque impugnare il licenziamento in tribunale, lamentandone l’invalidità.

Per ottenere una sentenza favorevole, il lavoratore deve dimostrare che il licenziamento è stato nullo o illecito.

🔹Casi di nullità del licenziamento:

  • Il licenziamento è nullo se il periodo di prova non è stato regolarmente pattuito nel contratto di lavoro.
  • Il licenziamento è nullo se è stato intimato durante una malattia o un infortunio del lavoratore.
  • Il licenziamento è nullo se è stato discriminatorio (ad esempio, basato su razza, sesso, religione, idee politiche, ecc.).

🔹Casi di illecito del licenziamento:

  • Il licenziamento è illecito se è stato revocato dal datore di lavoro e poi nuovamente intimato.
  • Il licenziamento è illecito se è stato ritorsivo, cioè se è stato intimato per punire il lavoratore per aver esercitato un suo diritto (ad esempio, il diritto di sciopero).
  • Il licenziamento è illecito se è stato abusivo, cioè se è stato intimato per un motivo illecito o inesistente.

🔹Onere della prova:

Spetta al lavoratore licenziato l’onere di provare in giudizio che il licenziamento è stato nullo o illecito.

Il datore di lavoro, invece, non ha l’obbligo di dimostrare la fondatezza del licenziamento.

 (Corte Suprema di Cassazione – Sezione Lavoro – Ordinanza n. 13514 del 15 maggio 2024)


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Cassazione | Il delitto di minaccia: elementi costitutivi e configurabilità

Il delitto di minaccia è un reato previsto dall’art. 612 del codice penale che si verifica quando una persona minaccia un’altra di cagionarle un male ingiusto, allo scopo di intimidirla.

🔹Per la configurabilità del reato sono necessari i seguenti elementi:

  1. Condotta minatoria: l’agente deve porre in essere una condotta che sia idonea ad intimidire la vittima. Ciò significa che la condotta deve essere in grado di suscitare nella vittima un reale timore di subire un male ingiusto. La condotta minatoria può essere verbale, scritta o gestuale.
  2. Male ingiusto: il male minacciato deve essere ingiusto, cioè non deve essere giustificato da alcuna ragione legittima. Ad esempio, non è ingiusto minacciare di denunciare un reato.
  3. Scopo di intimidire: l’agente deve avere l’intento di intimidire la vittima. Non è sufficiente che la condotta sia astrattamente idonea a intimidire; è necessario che l’agente abbia voluto questo risultato.
  4. Evento di pericolo: il reato si perfeziona con la semplice messa in atto della condotta minatoria. Non è necessario che la vittima sia effettivamente intimorita. È sufficiente che la condotta sia in grado di suscitare un reale timore di subire un male ingiusto.
  5. Mancanza di requisiti di procedibilità: il delitto di minaccia è procedibile d’ufficio, a querela della persona offesa o a richiesta del Pubblico Ministero se commesso in relazione a taluni delitti (ad esempio, violenza privata, estorsione).

🔹 Esempio di minaccia:

Tizio minaccia Caio di picchiarlo se non gli restituisce i soldi che gli ha prestato.

In questo caso, tutti gli elementi del delitto di minaccia sono presenti:

Tizio ha posto in essere una condotta minatoria (la minaccia di picchiare Caio).

Il male minacciato è ingiusto (essere picchiati è un male ingiusto).

Tizio ha agito con lo scopo di intimidire Caio.

La condotta minatoria è idonea a suscitare un reale timore in Caio.

Il reato si è perfezionato con la semplice minaccia di Tizio.

(Corte Suprema di Cassazione – Sezione Quinta Penale – Sentenza n. 19196 del 15 maggio 2024)


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Valutare la credibilità della testimonianza di un cittadino straniero è un aspetto fondamentale dei procedimenti di immigrazione e di altre questioni legali che coinvolgono persone non cittadine. Questa valutazione ricade sotto la competenza del giudice di merito, che deve valutare attentamente la coerenza e la plausibilità delle dichiarazioni del richiedente.

  • Quadro giuridico

La valutazione della credibilità è guidata dall’articolo 3, comma 5, lettera c) del decreto legislativo n. 251 del 2007. Questa disposizione impone al giudice di considerare i seguenti fattori:

Coerenza interna: Le dichiarazioni del richiedente devono essere coerenti tra loro e con qualsiasi altra prova rilevante.

Coerenza esterna: Le dichiarazioni del richiedente devono essere coerenti con fatti e circostanze accertati.

Plausibilità: Le dichiarazioni del richiedente devono essere credibili e verosimili alla luce delle circostanze.

  • Revisione da parte della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, la più alta corte d’appello italiana, può riesaminare la valutazione della credibilità del giudice di primo grado solo in casi limitati. I motivi di revisione sono delineati dall’articolo 360, comma 1, n. 5 del codice di procedura civile italiano:

Omissione di esame di un fatto decisivo: Il tribunale non ha tenuto conto di un fatto cruciale per la decisione e contestato dalle parti.

Mancanza assoluta di motivazione: La motivazione della sentenza è completamente assente o inesistente.

Motivazione apparente: La motivazione della sentenza è superficiale o pretestuosa.

Motivazione perplessa e oggettivamente incomprensibile: Il ragionamento della corte è illogico e impossibile da comprendere.

  • Limiti della revisione

È importante sottolineare che la Corte di Cassazione non può riesaminare la mera insufficienza della motivazione del giudice. Inoltre, la corte non può prendere in considerazione interpretazioni alternative delle dichiarazioni del richiedente, poiché ciò violerebbe la competenza esclusiva del giudice di primo grado di valutare la credibilità.

(Corte Suprema di Cassazione – Sezione Prima Civile – Ordinanza n. 13049 del 13 maggio 2024)


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Lavoro autonomo occasionale: iscrizione alla Gestione Separata Inps obbligatoria per professionisti con redditi superiori a 5.000 euro

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, l’iscrizione alla Gestione Separata Inps è obbligatoria per i professionisti iscritti ad albo o elenco che esercitano la loro attività in modo abituale, anche se non esclusivo, e che generano un reddito non assoggettato a contribuzione da parte della cassa di previdenza di riferimento.

Inoltre, la sentenza stabilisce che anche i professionisti che svolgono un’attività di lavoro autonomo occasionale sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata Inps se il loro reddito supera la soglia di 5.000 euro.

La pronuncia della Corte di Cassazione, Ordinanza n. 11535 del 30 aprile 2024, chiarisce dunque i requisiti per l’iscrizione alla Gestione Separata Inps, ponendo fine a un’incertezza normativa.

In pratica, tutti i professionisti che esercitano la propria attività in modo abituale, anche se non esclusivo, e che generano un reddito non assoggettato a contribuzione da parte della cassa di previdenza di riferimento, sono obbligati ad iscriversi alla Gestione Separata Inps.

Inoltre, anche i professionisti che svolgono un’attività di lavoro autonomo occasionale devono iscriversi alla Gestione Separata Inps se il loro reddito derivante da tale attività supera la soglia di 5.000 euro.


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Il Consiglio Nazionale Forense ha fatto chiarezza: la cancellazione dall’elenco dei difensori ammessi al patrocinio a spese dello Stato può avvenire solo a seguito di una sanzione definitiva ed esecutiva.

Nessuna cancellazione per sanzioni non ancora esecutive

Un avvocato non può essere cancellato dall’elenco per il gratuito patrocinio se la sanzione che ha ricevuto non è ancora esecutiva. Questo è quanto stabilito dal Consiglio Nazionale Forense nel parere n. 8 del 19 aprile 2024 (pubblicato il 2 maggio sul sito del Codice deontologico), in risposta a un quesito posto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Messina.

La risposta del Consiglio Nazionale Forense

Il Consiglio Nazionale Forense ha chiarito che la cancellazione dall’elenco può avvenire solo in caso di sanzioni definitive ed esecutive. Questo perché la cancellazione rappresenta una misura punitiva che deve essere adottata solo quando la colpevolezza dell’avvocato è stata accertata in modo definitivo e non può più essere messa in discussione.

Tutela del diritto di difesa

La tutela del diritto di difesa è un principio fondamentale. Per questo motivo, il Consiglio Nazionale Forense ha ritenuto opportuno precisare che un avvocato non può essere privato del suo diritto di difendere i cittadini meno abbienti solo perché ha ricevuto una sanzione non ancora esecutiva.


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È stata approvata all’unanimità la nuova legge contro bullismo e cyberbullismo, che prevede vari mezzi per il contrasto e per la prevenzione di questi fenomeni, insistendo, in particolar modo, sulla sensibilizzazione e sull’educazione.

Il 20 gennaio sarà la Giornata del rispetto, in onore di Willy Monteiro, per promuovere la non violenza. Le scuole dovranno effettuare attività di sensibilizzazione in merito, e dovranno adottare un codice di prevenzione contro cyberbullismo e bullismo, con l’adozione di un servizio di supporto psicologico.

I dirigenti scolastici dovranno informare i genitori se avvengono episodi di bullismo, mettendo in atto le linee guida ministeriali. Dovranno essere istituiti appositi percorsi di mediazione, così come interventi di tipo educativo affinché vengano affrontati e risolti i conflitti.

Nel provvedimento troviamo misure rieducative destinate ai minori che compiono atti di bullismo, come mediazione e progetti educativi da parte dei servizi sociali. Nelle situazioni più gravi sarà il tribunale a decidere se affidare temporaneamente il minore ad una comunità educativa.

Sarà implementato anche il numero di emergenza 114, che si occupa di segnalazioni di casi di bullismo (fisico e online).

Dichiara Daniela Dondi, deputata FdI: «Le nuove generazioni presentano fragilità che possono essere terreno fertile per azioni violente. Non sono soli: è un tema che non ci lascia indifferenti».


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Roma, 16 maggio 2024. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio sarà domani, alle ore 15, alla Casa circondariale di Biella.

Il guardasigilli, accompagnato da Ermenegildo Zegna, presidente e amministratore delegato dell’omonimo Gruppo, visiterà il laboratorio di sartoria industriale creato all’interno dell’istituto grazie a un accordo sottoscritto nel 2016 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con la divisione manufatturiera del Gruppo Ermenegildo Zegna, con l’obiettivo di formare i detenuti nelle tecniche di confezionamento di uniformi ordinarie per il personale di Polizia penitenziaria.

Alla visita, che si svolge alla vigilia del rinnovo del protocollo d’intesa, interverranno anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il vice capo del Dap Lina Di Domenico.


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Un’importante risorsa per la salute degli avvocati

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