Cassazione, validi i titoli professionali esteri riconosciuti dal MIUR: così si evita l’esame di abilitazione

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Consiglio nazionale degli architetti, che aveva accolto la domanda di iscrizione all’Albo degli architetti di Rimini di F.M., laureato presso l’Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera Italiana. Il ricorso presentato dal Consiglio provinciale dell’Ordine degli architetti di Rimini, che contestava la validità del titolo svizzero senza il superamento dell’esame di abilitazione in Italia, è stato rigettato.

La questione centrale del contenzioso riguardava la validità del titolo di architetto conseguito in Svizzera ai fini dell’iscrizione all’Albo in Italia. La Corte ha confermato che, secondo il decreto ministeriale n. 2530 del 25 novembre 2015 e la nota del MIUR dell’11 aprile 2016, il titolo di architetto ottenuto da F.M. in Svizzera è riconosciuto in Italia senza necessità di sostenere l’esame di Stato, come previsto dal D.Lgs. 206/2007.

Il Consiglio provinciale di Rimini aveva inizialmente respinto la domanda di iscrizione, ritenendo che F.M. dovesse sostenere l’esame di abilitazione in Italia. Tuttavia, il Consiglio nazionale degli architetti ha stabilito che, alla luce dei documenti ufficiali e della normativa vigente, il riconoscimento del titolo svizzero era già stato debitamente confermato dal MIUR, e l’Ordine professionale di Rimini era tenuto a prenderne atto.

Il ricorso per cassazione presentato dal Consiglio provinciale è stato rigettato, e la Corte ha condannato l’Ordine degli architetti di Rimini al pagamento delle spese legali a favore di F.M., per un importo totale di 5.500 euro, oltre spese forfettarie e accessori di legge. Inoltre, è stato disposto un ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente, se dovuto.

Stalking e revenge porn: rilevante anche l’invio delle foto al figlio della vittima

Il caso ha visto T.G. accusato di molestie e minacce nei confronti di C.G., sua ex amante. I giudici hanno accertato che T.G. aveva tormentato C.G. dopo la fine della loro relazione, inviando messaggi offensivi e immagini sessualmente esplicite ai figli e al marito della donna. Questi comportamenti hanno causato a C.G. un grave stato d’ansia e la necessità di cambiare drasticamente la sua vita.

La Corte di Cassazione, con sentenza 28 agosto 2024, n. 33230, ha confermato che l’immagine diffusa da T.G., che ritraeva C.G. a seno nudo in un contesto intimo, rientra nella definizione di contenuto sessualmente esplicito secondo l’articolo 612-ter del Codice Penale. Nonostante le argomentazioni del ricorrente, la Corte ha ritenuto infondati i motivi di ricorso, incluso quello che contestava l’applicazione del reato di revenge porn come parte del reato di stalking.

In conclusione, il ricorso è stato rigettato, dopo la contestazione della sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva confermato la sua condanna., e T.G. è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Detenuti impiegati nella ricostruzione post sisma: siglato il protocollo

Rafforzare le opportunità lavorative in favore della popolazione detenuta nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise e Umbria colpite dal terremoto del 2016, promuovendo l’assunzione dei detenuti nei cantieri coinvolti nel processo di ricostruzione di edifici pubblici e di culto e favorendo, in tal modo, il loro reinserimento nella società.

È questo il senso del Protocollo d’intesa sottoscritto in Via Arenula dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dal Commissario straordinario di governo per il sisma 2016, Guido Castelli, dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Matteo Maria Zuppi, dal Presidente facente funzioni dell’ANCI, Roberto Pella, e dalla Presidente nazionale dell’ANCE, Federica Brancaccio. Presenti alla firma anche il vice Ministro, Francesco Paolo Sisto, e i sottosegretari alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove e Andrea Ostellari.

Saranno 35 gli istituti penitenziari interessati dal progetto, tutti presenti nelle province di Fermo, Teramo, L’Aquila, Perugia, Spoleto, Ancona, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata e Pescara coinvolte dal sisma di otto anni fa.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in accordo con la magistratura di sorveglianza, individuerà i detenuti in possesso dei requisiti di idoneità per lo svolgimento del lavoro all’esterno, come previsto dall’art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario. Il numero di coloro che saranno effettivamente coinvolti, così come le modalità di inserimento lavorativo, dipenderanno dal programma dei lavori, dai cantieri individuati e dall’incontro fra le esigenze delle aziende e i profili dei singoli detenuti. Le prestazioni lavorative potranno riguardare, oltre ad attività di edilizia, anche lo svolgimento di compiti di natura impiegatizia comunque collegati ai cantieri.

Per il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “il fine rieducativo della pena e il reinserimento sociale dei detenuti sono un obiettivo primario del governo, che stiamo perseguendo attraverso queste e tante altre iniziative avviate dal Ministero della Giustizia. Per noi non si tratta soltanto di perseguire quello che è un dovere costituzionale sancito dall’articolo 27 della nostra Carta, ma è un impegno morale a cui lavoriamo ogni giorno, attraverso una strategia di interventi quanto più ampia per favorire e incrementare le opportunità di lavoro in favore della popolazione detenuta. Per affrontare le annose criticità del carcere, dal sovraffollamento degli istituti al rischio della recidiva, è fondamentale puntare sul coinvolgimento di tutti: istituzioni, imprenditori, società civile, associazionismo e mondo cattolico, insieme possono contribuire a costruire un’opportunità di riscatto a coloro che stanno scontando una pena”.

Guido Castelli, Commissario Straordinario di governo per il sisma 2016: “Ringrazio il Ministro Nordio e tutte le Autorità presenti per aver condiviso l’importanza di questo Protocollo d’intesa, che ha l’obiettivo di favorire un’opportunità di apprendimento e di reinserimento nei confronti di cittadini attualmente detenuti. Compito dello Stato è infatti non solo quello di garantire l’espletamento della pena per il reato commesso, ma anche la rieducazione e l’iniziativa odierna va proprio in questa direzione. Siamo lieti di poter collaborare con il Ministero della Giustizia e gli istituti penitenziari nell’ambito del percorso di ricostruzione dell’Appennino centrale. Si tratta del secondo cantiere più grande d’Europa, un’opera complessa che non si limita alla ricostruzione fisica ma che include una strategia di rilancio economico e sociale delle comunità dell’Appennino centrale. Dopo le prime ‘false partenze’ finalmente siamo riusciti ad imprimere un cambio di passo. Il 95% delle circa 3.500 opere pubbliche finanziate è stato avviato. Complessivamente i cantieri privati fino ad oggi autorizzati sono stati oltre 20 mila e, di questi, sono più della metà quelli già conclusi. I progetti di riparazione approvati degli oltre 1.200 edifici di culto lesionati dal sisma hanno superato la soglia 50% del totale. Sono risultati che documentano un clima di grande collaborazione tra gli attori della ricostruzione: struttura commissariale, regioni, comuni, diocesi, soprintendenze, imprese, professioni tecniche e terzo settore. Si tratta del migliore humus per sviluppare un protocollo che sottende l’antica riflessione agostiniana secondo cui dal male (e quindi anche dal sisma) può scaturire il bene”.

Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana: “Questo Protocollo ha una doppia valenza: da una parte dà la possibilità ai detenuti di lavorare, restituendo loro dignità e aprendo orizzonti di futuro. È significativo che questa rinascita parta proprio dai cantieri della ricostruzione, in territori feriti ma desiderosi di ricominciare. Dall’altra parte, ricordo che il carcere è per la rieducazione e la riparazione, mai solo punitivo. In questo senso, le pene alternative aiutano a garantire umanità e a favorire il reinserimento nella società: questo Protocollo, investendo sul lavoro dei detenuti, è un passo concreto verso l’obiettivo ambizioso della recidiva zero”.

Roberto Pella, Presidente facente funzioni dell’ANCI: “Si tratta di un importante accordo che rafforza la collaborazione, nata più di dieci anni fa, con il Ministero della Giustizia: un impegno fondamentale di tutti noi, Sindaci e amministratori, per dare un’opportunità di riscatto a chi ha deviato dalla legge impegnandosi in progetti utili per i Comuni e le comunità locali duramente colpite dagli eventi sismici del 2016. Le carceri devono essere luogo dove scontare la pena ma anche un’occasione di recupero e reinserimento nella nostra società soprattutto per i più giovani. Con convinzione, dunque, sigliamo questo protocollo – ha concluso il presidente – che rappresenta un passo decisivo per ricucire lo ‘strappo’ tra le persone detenute e la società imparando, allo stesso tempo, un mestiere e contribuendo alla cura dei beni pubblici. Ringrazio il ministro Nordio, il commissario straordinario del governo per la ricostruzione Castelli, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana card. Matteo Maria Zuppi e la presidente dell’Ance Federica Brancaccio, assieme al sottosegretario alla Giustizia Delmastro Delle Vedove, per l’impegno e la condivisione di questo progetto”.

Federica Brancaccio, Presidente nazionale dell’ANCE: “Aderiamo al protocollo con grande entusiasmo, sulla scia della collaborazione già avviata negli scorsi anni con il Ministero, l’Anci, la Conferenza Episcopale e il Commissario. Attraverso questo accordo vogliamo aiutare le imprese impegnate nel grande progetto di ricostruzione anche a fronteggiare la carenza di manodopera per garantire una rinascita non solo fisica dei territori ma soprattutto culturale e sociale”.

Corte di giustizia UE: Apple dovrà restituire 13 miliardi di euro all’Irlanda

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che Apple dovrà restituire 13 miliardi di euro all’Irlanda, annullando una precedente sentenza del Tribunale Ue. La decisione riguarda vantaggi fiscali illegali concessi ad Apple tra il 1991 e il 2014. La Commissione Europea aveva ritenuto che l’Irlanda avesse offerto ad Apple agevolazioni fiscali costitutive di un aiuto di Stato, favorendo ingiustamente il colosso tecnologico.

Nel 2020, il Tribunale Ue aveva inizialmente annullato la decisione della Commissione, ma la Corte ha ora confermato la necessità di restituire gli aiuti, valutati in 13 miliardi di euro.

Google, confermata multa da 2,4 miliardi per abuso di posizione dominante

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha confermato l’ammenda da 2,4 miliardi di euro inflitta a Google per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato della ricerca su Internet. La sanzione era stata decisa nel 2017 dalla Commissione Europea, che aveva accusato Google di favorire il proprio servizio di comparazione di prodotti a discapito dei concorrenti. Nonostante il ricorso presentato da Google e Alphabet, la Corte ha respinto l’impugnazione, confermando la decisione del Tribunale.

La replica di Google

“Delusi dalla decisione”, ha dichiarato un portavoce di Google, sottolineando che l’azienda ha modificato il suo approccio nel 2017 per adeguarsi alle richieste della Commissione, favorendo la concorrenza e generando miliardi di clic per oltre 800 servizi di comparazione di prodotti.

Furti in treno e metro: pene più severe

Il Parlamento inasprisce le pene per i reati commessi in stazioni ferroviarie, metropolitane e sui convogli. Un emendamento al ddl sicurezza, approvato in commissione alla Camera, prevede l’aggravamento delle pene per furti, truffe e danneggiamenti in questi luoghi. Il provvedimento, ora in discussione in aula, include anche un aggravante per chi, durante manifestazioni, usa la violenza o minaccia per ostacolare la realizzazione di opere pubbliche o infrastrutture strategiche.

computer informatico

Cassazione: l’estrazione di dati informatici non è accertamento tecnico irripetibile

Con la sentenza n. 34057 del 9 settembre 2024, la Corte Suprema di Cassazione – Sezione Quinta Penale – ha stabilito che l’estrazione di dati archiviati su supporti informatici non costituisce un accertamento tecnico irripetibile. Anche dopo l’entrata in vigore della legge n. 48 del 2008, che impone modalità di acquisizione idonee a garantire la conformità dei dati informatici agli originali, la mancata adozione di tali modalità non comporta l’inutilizzabilità delle prove raccolte.

La Corte ha chiarito che, salvo dimostrazione di alterazioni significative dei dati estratti rispetto agli originali, i risultati delle acquisizioni restano validi. Inoltre, nel rito abbreviato, gli atti d’indagine, anche se svolti senza rispettare formalità, possono essere considerati prove valide, a meno che non vi siano nullità assolute o vizi gravi che pregiudichino in modo insuperabile il diritto di difesa dell’imputato.

In questo contesto, l’assenza di una consulenza tecnica di parte non pregiudica la legittimità del processo, poiché il giudice può disporre prove d’ufficio ritenute necessarie per l’accertamento dei fatti.

uomo con computer in mano

Cybersicurezza: Piantedosi la definisce “essenziale quanto la forza militare ed economica”

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato l’importanza crescente della cybersicurezza durante la “Conferenza Nazionale per la creazione di un ecosistema di cyber capacity building” tenutasi nelle scorse settimane alla Farnesina. Secondo il ministro, garantire la protezione delle infrastrutture informatiche è fondamentale non solo per la sicurezza nazionale, ma anche per promuovere fiducia, innovazione e crescita economica.

“La capacità di proteggere le nostre reti informatiche è diventata essenziale quanto la forza militare ed economica di uno Stato”, ha affermato Piantedosi, rimarcando come la cybersicurezza sia oggi una delle priorità per il governo italiano.

Collaborazione tra pubblico e privato per la sicurezza nazionale

Durante l’evento, che ha visto anche la partecipazione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e del Direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale Bruno Frattasi, è stata evidenziata l’importanza di una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato. L’obiettivo del governo, ha sottolineato Tajani, è rafforzare la sinergia tra istituzioni, aziende, università e centri di ricerca per proiettare l’Italia ai vertici della sicurezza informatica a livello internazionale.

Secondo il Ministro degli Esteri, le iniziative di Cyber Capacity Building (Ccb) svolgono un ruolo cruciale nel trasferire competenze e capacità tecniche anche verso Paesi terzi, contribuendo alla creazione di un ecosistema globale di cybersicurezza.

La nuova legge sulla cybersicurezza in vigore dal 17 luglio

Il contesto legislativo italiano si sta adeguando rapidamente alle crescenti sfide digitali. È stata recentemente pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge del 28 giugno 2024 n. 90, che è entrata in vigore il 17 luglio scorso. Questa normativa punta a rafforzare la sicurezza informatica nazionale e la prevenzione dei reati informatici, migliorando la resilienza delle infrastrutture pubbliche e private. La legge mira a tutelare in particolare le pubbliche amministrazioni, il settore finanziario e le banche dati giudiziarie, introducendo un maggiore coordinamento nelle risposte agli attacchi cibernetici.

Un nuovo Nucleo per la cybersicurezza

Una delle novità introdotte dalla legge è la creazione di un Nucleo per la cybersicurezza, che ha la facoltà di convocare figure chiave come rappresentanti della Direzione nazionale antimafia e della Banca d’Italia. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale assume il ruolo di Autorità nazionale, con il compito di coordinare tutti i soggetti coinvolti, sia pubblici che privati, per garantire la sicurezza e la resilienza del sistema informatico del Paese.

uomo e donna separati

Cassazione: un solo grave episodio di violenza giustifica l’addebito della separazione

Roma, 2024 – La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22294 del 2024, ha stabilito che anche un singolo episodio di violenza domestica può essere sufficiente per giustificare l’addebito della separazione. Si tratta di una decisione storica, che rappresenta un significativo passo avanti nella tutela delle vittime di abusi domestici e nella promozione di un ambiente coniugale sicuro e rispettoso.

Il caso e la decisione

La sentenza riguarda un caso di separazione in cui uno dei coniugi, vittima di violenza fisica, aveva richiesto l’addebito della separazione a causa della gravità dell’episodio subito. Le percosse erano state talmente violente da rendere impossibile la prosecuzione della convivenza. La questione centrale per la Corte era stabilire se un singolo atto di violenza, senza una reiterazione, fosse sufficiente per determinare l’addebito della separazione, come previsto dall’articolo 151 del Codice Civile.

La Corte di Cassazione ha chiaramente affermato che anche un solo episodio di violenza domestica, qualora sia di estrema gravità, compromette irrimediabilmente la vita matrimoniale e il rispetto reciproco tra i coniugi. Questo rende intollerabile la continuazione della convivenza e giustifica pienamente l’addebito della separazione.

Precedenti giurisprudenziali e implicazioni

La sentenza si inserisce in un quadro giurisprudenziale consolidato, richiamando precedenti come le sentenze n. 3923/2018, n. 14882/2017, n. 2653/2016 e n. 7129/2015, che avevano già riconosciuto la violenza domestica come causa valida di addebito. Tuttavia, questa nuova pronuncia si distingue per il riconoscimento del peso di un singolo episodio, anche senza reiterazione, nel determinare le conseguenze legali della separazione.

Le implicazioni pratiche di questa decisione sono rilevanti. D’ora in avanti, una vittima di un singolo grave atto di violenza potrà ottenere l’addebito della separazione, con tutte le conseguenze economiche e patrimoniali che ne derivano. Questo rafforza ulteriormente la posizione delle vittime di abusi e rappresenta un deterrente per i comportamenti violenti all’interno del matrimonio.

Caso Sangiuliano-Boccia, la Corte dei Conti avvia verifiche. L’ex ministro: “Dimostrerò la mia correttezza”

La procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio, presieduta da Paolo Rebecchi, ha ufficialmente aperto un fascicolo sul caso che vede coinvolti l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e l’imprenditrice campana Maria Rosaria Boccia. Le indagini mirano a verificare eventuali profili di danno erariale e l’utilizzo improprio di denaro pubblico da parte dell’ex ministro. La vicenda è al centro dell’attenzione politica e giudiziaria, ma al momento le autorità mantengono la massima riservatezza.

Sangiuliano, da parte sua, si dice sereno e fiducioso. “Sono lieto che la Corte dei Conti possa accertare la correttezza dei miei comportamenti. Non un euro pubblico è stato speso in modo inappropriato e lo dimostrerò carte alla mano”, ha dichiarato l’ex ministro in una nota.

Le verifiche della Corte dei Conti

L’inchiesta ha avuto origine dopo le rivelazioni di Maria Rosaria Boccia, le quali hanno portato alle dimissioni di Sangiuliano. Le accuse mosse dall’imprenditrice includono presunti episodi di uso improprio di risorse pubbliche, come cene, viaggi in auto blu e persino l’uso di una scorta per partecipare a eventi privati, tra cui un concerto dei Coldplay.

La Corte dei Conti intende accertare se tali comportamenti possano configurare un danno erariale, vale a dire un utilizzo indebito di fondi pubblici a fini personali. L’apertura del fascicolo segna dunque l’inizio di una fase cruciale dell’indagine, che potrebbe avere importanti sviluppi nelle prossime settimane.

Nel frattempo, l’ex ministro ribadisce la sua volontà di collaborare con la magistratura e di dimostrare la propria innocenza, confidando che le verifiche della Corte dei Conti possano chiarire la sua posizione in modo definitivo.

Un caso che scuote la politica

L’inchiesta ha già sollevato un ampio dibattito all’interno del panorama politico italiano. Le dimissioni di Sangiuliano hanno aperto una discussione più ampia sull’uso delle risorse pubbliche da parte dei funzionari e dei membri del governo, con richieste di maggiore trasparenza e rigore nella gestione della cosa pubblica.

Le prossime settimane saranno decisive per capire l’evolversi della situazione e quali saranno le conclusioni della Corte dei Conti.

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