Meta multata per 14 milioni di euro in Corea del Sud: violazione della privacy su quasi un milione di utenti

Meta, la società madre di Facebook e Instagram, è stata sanzionata con una maximulta da 14 milioni di euro in Corea del Sud. L’Autorità di controllo per la protezione dei dati personali ha accusato il colosso tecnologico di aver raccolto e diffuso in modo illegale dati sensibili su circa un milione di utenti, senza il consenso esplicito richiesto dalla legge.

Secondo la Commissione per la protezione dei dati personali, Meta avrebbe violato le normative che regolano l’uso di informazioni personali sensibili come le opinioni politiche, le credenze religiose e la vita sessuale degli utenti. Queste informazioni, raccolte e analizzate senza autorizzazione, sono state utilizzate per sviluppare annunci pubblicitari mirati, violando il diritto alla privacy dei cittadini sudcoreani.

Nel dettaglio, la Commissione ha dichiarato che Meta avrebbe analizzato il comportamento online degli utenti, come i “like” alle pagine e i clic sugli annunci pubblicitari su Facebook. I dati sarebbero poi stati utilizzati per creare profili dettagliati degli utenti, con focus su temi delicati come le questioni di genere, l’orientamento sessuale e persino il tema controverso dei disertori della Corea del Nord.

Algoritmi e IA, la coppia micidiale: nuovi controlli sulle dichiarazioni dei redditi e IVA

L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nelle operazioni di controllo fiscale in Italia. Grazie al Dlgs n.13/2024, il sistema fiscale nazionale si avvale di algoritmi avanzati per scandagliare le dichiarazioni dei redditi e dell’IVA, analizzando in modo automatico i dati dei contribuenti. Questa innovazione permetterà di identificare rapidamente le dichiarazioni a rischio e di selezionare i soggetti su cui avviare verifiche più approfondite.

La normativa prevede l’implementazione di algoritmi in grado di individuare specifici fattori di rischio fiscale. Questi algoritmi, messi a punto dall’amministrazione finanziaria, scansionano le dichiarazioni e segnalano automaticamente le posizioni che richiedono chiarimenti da parte del contribuente o che necessitano di controlli aggiuntivi. Si tratta di una svolta che dovrebbe velocizzare i processi di analisi e garantire un monitoraggio più capillare, rendendo l’attività di controllo più efficace e mirata.

L’origine della riforma: il Dlgs n.13/2024

La base normativa di questa nuova modalità operativa è contenuta nel quinto comma dell’articolo 2 del Dlgs n.13/2024, che disciplina la “Razionalizzazione e riordino delle disposizioni normative in materia di attività di analisi del rischio”. Questo decreto introduce formalmente l’uso di sistemi di intelligenza artificiale per individuare eventuali irregolarità o incongruenze nelle dichiarazioni fiscali, allineando l’Italia alle prassi già adottate da diversi paesi europei.

La legge delega di riforma fiscale e le nuove tecnologie

La legge delega di riforma fiscale, su cui si fonda il decreto, promuove l’adozione delle nuove tecnologie per ottimizzare la gestione dei dati fiscali e migliorare il contrasto all’evasione.

Grave situazione al Giudice di Pace di Roma, la manifestazione del COA

Il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta, ha indirizzato una lettera a tutti gli Iscritti, invitandoli a partecipare alla manifestazione che si terrà il 12 novembre 2024, ore 9.30, in Piazza Cavour, per denunciare la grave situazione degli Uffici Giudiziari presso il Giudice di Pace di Roma.

“Care Colleghe e Colleghi,
la situazione degli Uffici Giudiziari presso il Giudice di Pace di Roma è estremamente grave, stante la mancanza, oltre che del personale amministrativo, in particolare dei Giudici di Pace, il cui organico è scoperto in misura superiore al 70%.

Tutto ciò è insostenibile e inaccettabile perché si risolve in denegata giustizia nei confronti dei cittadini, riducendo, peraltro, in modo significativo l’attività professionale degli Avvocati.
Tale situazione è destinata a diventare drammatica con l’entrata in vigore, nel 2025, della legge che prevede l’aumento della competenza del Giudice di Pace.
Abbiamo avuto, più volte, interlocuzioni con il Ministero della Giustizia e con il CSM, proponendo anche soluzioni adeguate e a costo zero per lo Stato, ma ad oggi non abbiamo avuto riscontri concreti.
Il COA di Roma, quindi, ha deliberato di indire una manifestazione per il 12 novembre 2024, ore 9.30, in P.zza Cavour, per sensibilizzare l’opinione pubblica e affinché le competenti Autorità risolvano il problema con urgenza.  

Vi chiedo, pertanto, di partecipare alla manifestazione, peraltro estesa anche ai cittadini, in segno di adesione a quanto deliberato dal COA di Roma e per far comprendere che l’Avvocatura è compatta nel tutelare i diritti dei cittadini e non è più disposta a tollerare la denegata giustizia innanzi al Giudice di Pace”.

Omessa restituzione di documenti al cliente: illecito permanente per l’avvocato

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha ribadito con la sentenza n. 196/2024, pubblicata lo scorso 16 ottobre, che la mancata restituzione di documenti al cliente costituisce un illecito deontologico permanente per l’avvocato, ai sensi dell’art. 33 del Codice Deontologico Forense (CDF). Tale condotta, considerata una grave violazione del dovere professionale, prolunga l’obbligo deontologico fino a quando l’avvocato non ottemperi alla richiesta di restituzione.

In base a quanto stabilito dal CNF, il termine iniziale di prescrizione di tale illecito decorre solo nei seguenti casi:

  1. Conclusione dell’omissione – Quando il professionista interrompe l’omissione restituendo i documenti al cliente.
  2. Rifiuto esplicito – Se, sollecitato, l’avvocato rifiuta esplicitamente di restituire i documenti, rivendicando la legittimità del proprio comportamento. Tale affermazione deve però essere rivolta direttamente al cliente o alla parte assistita, non in risposta a procedimenti penali o disciplinari.
  3. Limite alternativo – Per evitare l’assenza di limiti alla prescrizione, un “limite alternativo” è rappresentato dalla decisione disciplinare di primo grado, che determina il termine ultimo per considerare l’illecito ancora sanzionabile.

Alla luce di questi criteri, il CNF ha respinto il ricorso di un avvocato contro la decisione del Consiglio Distrettuale di Disciplina Forense della Corte d’Appello di Bari. Il professionista, riconosciuto responsabile della violazione deontologica, ha ricevuto una sanzione disciplinare di richiamo verbale.

Il Consiglio Nazionale Forense: i protocolli locali non possono penalizzare gli avvocati di altri fori

Con la sentenza n. 87/2024, il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha accolto il ricorso di un avvocato milanese, annullando il regolamento dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio che ostacolava l’iscrizione di professionisti provenienti da altri fori all’elenco dei curatori speciali per i minori. La decisione riafferma la necessità di tutelare la libertà di esercizio della professione su tutto il territorio nazionale e pone un freno alle limitazioni imposte da alcuni ordini locali.

Il CNF ha stabilito che i regolamenti, protocolli e intese locali, pur nati per agevolare la gestione amministrativa e promuovere la cooperazione tra ordini e uffici giudiziari, non possono costituire barriere al libero esercizio della professione. In questo caso, il regolamento di Busto Arsizio aveva negato l’iscrizione all’elenco locale di un avvocato milanese, richiamando l’art. 157, comma 5 della Legge Professionale, secondo cui un avvocato può essere iscritto a un solo albo circondariale e ai relativi elenchi.

Il CNF ha respinto questa interpretazione, ribadendo l’importanza di principi fondamentali come la par condicio, la libera circolazione e la concorrenza. Il Collegio ha sottolineato che l’iscrizione a un ordine circondariale non può diventare un ostacolo per i professionisti che operano fuori dal proprio foro. Inoltre, ha evidenziato che non esistono precedenti giuridici su questa specifica questione, conferendo alla sentenza un valore innovativo.

La sentenza sottolinea inoltre che, sebbene gli elenchi di curatori speciali non siano previsti dalla legge, rappresentano comunque un vantaggio professionale per chi vi è iscritto, in quanto attestano una competenza specifica. Per questo motivo, l’avvocato ha diritto a essere incluso in tali elenchi, a parità di condizioni con i colleghi locali.

Il CNF ha infine chiarito che, sebbene la legge professionale preveda il divieto di iscrizione a più albi circondariali, non pone un analogo vincolo per l’iscrizione a elenchi tenuti da ordini diversi rispetto a quello di iscrizione principale. In sostanza, il Collegio ha stabilito che i regolamenti locali che ostacolano l’accesso degli avvocati esterni agli elenchi professionali non sono legittimi, poiché minano la libera circolazione e l’uguaglianza nell’accesso a incarichi professionali.

Il COA di Busto Arsizio dovrà quindi iscrivere l’avvocato milanese nell’elenco dei curatori speciali, rispettando i principi di par condicio e concorrenza sanciti dalla legge.

DDL Sicurezza, il M5S chiede lo stralcio dell’articolo 31: “Grave rischio per la sicurezza democratica”

I capigruppo del Movimento 5 Stelle al Senato e alla Camera, Stefano Patuanelli e Francesco Silvestri, insieme ai componenti del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) Roberto Scarpinato e Marco Pellegrini, lanciano un allarme sul DDL Sicurezza. Sotto accusa è l’articolo 31, che conferirebbe ai servizi segreti nuovi poteri di accesso alle banche dati statali, comprese quelle delle procure e di altri organi chiave dello Stato.

Secondo il M5S, questo articolo rappresenta un pericolo concreto e immediato per la sicurezza democratica e per la privacy dei cittadini. I parlamentari pentastellati sostengono che il provvedimento rischi di trasformare la pubblica amministrazione in una sorta di “gigantesca Ovra” – un riferimento all’organo di polizia segreta del periodo fascista – spingendo funzionari e impiegati a operare come informatori.

Il Movimento critica inoltre l’assenza di adeguati sistemi di controllo, denunciando come, dal dicembre 2022, il governo abbia progressivamente esteso i poteri dei servizi segreti senza garantire sufficienti misure di monitoraggio. In particolare, Scarpinato e Pellegrini ricordano i tentativi fatti per limitare queste prerogative tramite emendamenti, sistematicamente respinti sia al Senato che alla Camera. L’allarme si intensifica alla luce di recenti indagini della Procura di Milano, che hanno rivelato la presenza di organizzazioni criminali capaci di violare banche dati pubbliche e costruire dossier per fini illeciti, in alcuni casi con presunti collegamenti con esponenti dei servizi segreti e di potenze straniere.

Per il M5S, lo stralcio dell’articolo 31 è ora una misura di emergenza indispensabile per garantire i diritti dei cittadini e l’integrità delle istituzioni. “È in gioco la sicurezza democratica del nostro Paese,” concludono i parlamentari, “e serve cautela fino al completamento delle indagini in corso.”

Camera Penale di Cosenza: “L’aula bunker di Lamezia Terme inadeguata per i processi”

La Camera Penale di Cosenza torna a sollevare la questione dell’inadeguatezza dell’aula bunker di Lamezia Terme come sede per la celebrazione dei processi penali. In una lettera indirizzata alle più alte cariche della giustizia e della sicurezza pubblica della provincia di Catanzaro, il Consiglio direttivo della Camera Penale esprime preoccupazione per la sicurezza di avvocati, cancellieri, polizia penitenziaria e magistrati, alla luce del recente episodio di esondazione che ha colpito l’aula bunker.

L’aula, situata nelle vicinanze di torrenti, è stata invasa dall’acqua in pochi minuti a causa delle condizioni meteo avverse, mettendo a rischio la vita di tutte le persone presenti. Gli avvocati sottolineano che l’accesso all’aula, già complicato dalle restrizioni imposte in nome della “sicurezza pubblica”, si è rivelato ancora più critico durante l’emergenza. La decisione di tenere lontane le auto degli avvocati dall’ingresso, infatti, ha ridotto ulteriormente le vie di fuga per i legali in caso di evacuazione urgente.

La Camera Penale di Cosenza esorta quindi le autorità a riconoscere l’inadeguatezza della struttura di Lamezia Terme per lo svolgimento dei processi. Invece, ribadisce la richiesta di trasferire le udienze nella “sede naturale” del Tribunale di Cosenza, dove il processo n. 3804/17 RGNR dovrebbe trovare il suo giusto contesto. La recente dimostrazione dei rischi ambientali nell’area dell’aula bunker non fa che rafforzare l’appello degli avvocati, sostenendo che la tutela della sicurezza personale debba prevalere su ogni altra considerazione.

Il comunicato è firmato dal Consiglio Direttivo della Camera Penale di Cosenza: Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Domenico Caputo, Angelo Nicotera, Pietro Sammarco, Sergio Sangiovanni, Francesco Santelli, dal segretario Gabriele Posteraro e dal presidente Roberto Le Pera

“Teste di c….”: il Sindaco di Terni insulta gli avvocati, la condanna del COA

Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, è finito al centro delle polemiche dopo aver rivolto pesanti insulti agli avvocati coinvolti in una controversia legale con il Comune, in un video pubblicato su Instagram. Nel filmato, Bandecchi definisce i legali “teste di c…o”, scatenando la reazione immediata del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Terni.

Andrea Colacci, presidente dell’Ordine, ha risposto con una nota ufficiale, condannando le affermazioni del sindaco come “gravemente offensive” per l’intera categoria forense. Colacci ha sottolineato come parole di tale tenore rischino di compromettere la percezione pubblica della professione legale, minando il rispetto e la fiducia dei cittadini nei confronti degli avvocati. In un paese democratico, ha ricordato il presidente, la figura dell’avvocato è essenziale per la tutela dei diritti e non può essere oggetto di simili offese.

L’episodio è legato a una causa tra un cittadino e il Comune di Terni, con oggetto il riconoscimento di un tracciato come strada pubblica. Gli avvocati che rappresentano il cittadino sono stati il bersaglio degli insulti di Bandecchi, che, secondo l’Ordine degli Avvocati, avrebbe espresso il proprio malcontento senza conoscere a fondo i dettagli legali della questione.

Allarme dei magistrati: “Colloqui intimi in carcere, ancora nessuna attuazione della sentenza della Consulta”

Il Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza lancia un monito sulla mancata applicazione della sentenza n. 10/2024 della Corte Costituzionale, che aveva dichiarato illegittimo il divieto di colloqui privati tra detenuti e partner nelle carceri italiane. La decisione della Consulta, depositata il 26 gennaio e pubblicata il 31 gennaio 2024, ha stabilito il diritto dei detenuti di incontrare il coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente stabile in spazi senza il controllo a vista, salvo motivazioni legate alla sicurezza o all’ordine.

I magistrati evidenziano come il sovraffollamento delle carceri e la carenza di personale – dai poliziotti penitenziari agli operatori sanitari – ostacolino l’attuazione delle finalità rieducative della pena. Questa situazione, affermano, mina i legami affettivi dei detenuti, rischiando di isolare ulteriormente le persone private della libertà e di compromettere i rapporti familiari, una condizione che la Corte aveva definito un “vulnus alla persona nell’ambito familiare”.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha avviato un tavolo di lavoro per raccogliere le informazioni necessarie, ma i magistrati denunciano l’assenza di risultati concreti. A quasi un anno dalla pubblicazione della sentenza, nessun istituto penitenziario ha ancora dato esecuzione a una decisione che, per legge, dovrebbe essere immediatamente efficace.

Pagamenti digitali: aumentano i controlli antiriciclaggio

Il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (Gafi), l’organismo globale che stabilisce standard per il contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, sta lavorando a un aggiornamento delle norme antiriciclaggio per i pagamenti digitali. L’obiettivo è aumentare la trasparenza e la sicurezza in un settore in rapida evoluzione, che negli ultimi anni ha visto una crescita esponenziale dei pagamenti digitali e delle criptovalute.

In particolare, il Gafi sta rivedendo la Raccomandazione 16 e la relativa nota interpretativa, puntando ad allineare le proprie linee guida allo standard ISO20022. Questo protocollo internazionale è considerato tra i più sicuri per lo scambio di dati finanziari e agevola la comunicazione tra istituzioni bancarie e finanziarie in tutto il mondo.

Le nuove regole mirano a rispondere alle vulnerabilità emergenti nei metodi di pagamento internazionali, come le piattaforme digitali e i trasferimenti istantanei, che sono sempre più a rischio di utilizzo per attività di riciclaggio e finanziamento illecito.

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto