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Carceri, via libera alla nuova legge: più umanità e procedure più celeri

Il decreto carceri è legge. Approvato definitivamente dalla Camera con 153 sì, 89 no e un astenuto, il provvedimento introduce una serie di novità che mirano a rendere il sistema penitenziario più umano ed efficiente.

Più telefonate, sconti di pena più rapidi e comunità per la detenzione domiciliare sono alcune delle misure chiave del decreto. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di “umanizzare” il carcere, senza però svuotarlo.

Un punto cruciale riguarda la semplificazione delle procedure per ottenere la liberazione anticipata. I detenuti potranno presentare istanza con maggiore anticipo e il magistrato di sorveglianza sarà chiamato a valutare la possibilità di sconto di pena semestre per semestre. Inoltre, le misure alternative alla detenzione potranno essere concesse in modo più rapido e definitivo.

Un’altra novità importante è l’istituzione di un albo di comunità che potranno accogliere detenuti con residui di pena bassi o tossicodipendenti, favorendo così la detenzione domiciliare.

Per quanto riguarda il personale, il decreto prevede l’assunzione di mille nuovi agenti di polizia penitenziaria nei prossimi due anni, oltre a investimenti nella formazione.

Non mancano le critiche da parte di chi ritiene che il provvedimento sia troppo morbido e possa incentivare la criminalità. Il governo, tuttavia, ha ribadito la necessità di coniugare la sicurezza con il rispetto dei diritti dei detenuti e la loro rieducazione.


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Redditi più bassi e meno opportunità: perché le avvocate abbandonano la professione

“La recente diffusione dei dati sull’abbandono della professione forense da parte delle avvocate non può sorprendere l’Avvocatura, data la realtà emersa dalle puntuali presentazioni del Rapporto Censis e dal costante monitoraggio dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) con i territori e i Comitati Pari Opportunità (CPO). Questi rapporti confermano un quadro chiaro: la professione forense, pur vedendo un incremento di avvocate nelle nuove iscrizioni, mostra una netta disparità di reddito e una crescente percentuale di abbandono tra le professioniste” – dichiara Laura Massaro, Responsabile dipartimento Pari Opportunità OCF. 

Negli ultimi anni la professione forense si caratterizza per una forte presenza femminile, con una media di circa il 47%. Tuttavia, il divario reddituale tra avvocati e avvocate è preoccupante: le donne avvocato guadagnano in media il 53% in meno rispetto ai colleghi uomini, con una differenza assoluta di quasi 30.000 euro. Questa disparità contribuisce alla precarietà della carriera per le professioniste, poiché a parità di età e localizzazione geografica, una donna avvocato percepisce un reddito significativamente inferiore.

Il dialogo continuo con i territori e i CPO rivela le problematiche che affrontano le avvocate: il rinvio della maternità per timore di compromettere la carriera professionale è spesso causato dalla carenza di politiche di welfare adeguate. La rinuncia alla professione, anche con competenze e meriti, può derivare dalla precarietà e dalle difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia. Così facendo molte avvocate sono costrette a scegliere tra carriera e vita privata. Inoltre, l’accesso limitato a corsi di specializzazione e aggiornamento professionale rappresenta un ulteriore ostacolo.

L’OCF, come organismo politico dell’Avvocatura, è impegnato nella sensibilizzazione delle istituzioni per rimuovere gli ostacoli all’accesso e all’esercizio della professione e per promuovere lo sviluppo di nuove competenze. L’inclusione è fondamentale e deve essere valorizzata, non solo per ragioni di equità, ma anche per migliorare l’efficienza del sistema professionale e contribuire positivamente al paese.

Investire nell’inclusione e nella valorizzazione delle differenze è essenziale per garantire pari opportunità e per far sì che la professione forense possa beneficiare della ricchezza di competenze e talenti disponibili” – commenta Massaro.


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Patrocinio a spese dello Stato, CNF: il curatore certifica le condizioni del minore

Il ruolo del curatore speciale

Il curatore speciale del minore, nominato dal giudice nel processo civile, ha il compito di attestare che l’under 18 si trova nelle condizioni necessarie per accedere al patrocinio a spese dello Stato. Questo compito si rivela particolarmente cruciale nei casi complessi e frequenti di conflitto d’interessi con i familiari conviventi. Tali situazioni emergono, ad esempio, nelle cause di separazione o divorzio dei genitori, oppure nelle controversie che coinvolgono i nuovi partner della madre o del padre.

Parere del Consiglio Nazionale Forense

Il parere n. 25 del 24 maggio 2024, emesso dal Consiglio nazionale forense, chiarisce che il curatore può certificare le condizioni economiche del minore anche in presenza di conflitti con i familiari. Questo parere sottolinea l’importanza del ruolo del curatore nel garantire l’accesso al patrocinio per i minori, indipendentemente dai conflitti familiari.

Condizioni necessarie per il patrocinio

Per accedere alla difesa a spese dello Stato, il reddito cumulativo delle persone risultanti nello stato di famiglia del minore non deve superare 12.838,01 euro. Quando il curatore speciale si costituisce in giudizio, ha il diritto di richiedere il beneficio del patrocinio, certificando le condizioni economiche del minore in base ai criteri stabiliti.

Implicazioni del parere

Il parere del Consiglio nazionale forense ha rilevanza significativa per gli operatori del diritto, in quanto offre chiarimenti sull’iter da seguire per l’accesso al patrocinio a spese dello Stato per i minori in situazioni di conflitto familiare. Questo garantisce che i diritti dei minori siano tutelati, permettendo loro di ottenere una difesa adeguata anche in contesti complessi e delicati.


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Fallimenti e parcelle: la Cassazione stabilisce l’iter corretto

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha stabilito che il reclamo endofallimentare, e non l’opposizione prevista dall’articolo 170 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo Unico delle Spese di Giustizia – TUSG), è il rimedio che il professionista deve adottare quando il giudice delegato al fallimento liquida i compensi per la difesa della procedura concorsuale ammessa al gratuito patrocinio in due cause tributarie.

La natura giurisdizionale del provvedimento

Il provvedimento del giudice delegato che determina le spettanze del professionista ha una natura giurisdizionale. Tuttavia, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato richiede che l’impugnazione avvenga nella forma del reclamo endofallimentare. Questo perché, in tali casi, prevalgono le funzioni di vigilanza del giudice delegato, il quale deve garantire una corretta gestione delle spese e dei compensi all’interno del contesto fallimentare.

Implicazioni della sentenza

La sentenza della Cassazione chiarisce un aspetto procedurale importante per i professionisti che operano nel contesto delle procedure concorsuali. Essi devono seguire l’iter del reclamo endofallimentare per contestare la liquidazione dei compensi, garantendo così il rispetto delle norme che regolano il patrocinio a spese dello Stato e la vigilanza del giudice delegato.

 


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Elettricisti e idraulici superano gli avvocati nei redditi medi: i dati MEF parlano chiaro

Nel 2022, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), gli elettricisti e gli idraulici hanno registrato redditi medi superiori rispetto agli avvocati. Mentre i primi hanno dichiarato un reddito medio di 60.766,11 euro, gli avvocati si sono fermati a 46.008,43 euro. Questi dati offrono uno spaccato interessante della situazione economica delle professioni in Italia e della cosiddetta “partita Iva”.

La combinazione di domanda stabile e indispensabile, formazione tecnica specifica, natura urgente dei servizi e struttura dei compensi contribuisce a rendere le professioni di elettricisti e idraulici spesso più remunerative rispetto a quella di avvocato. La saturazione del mercato legale e la natura variabile dei compensi legali aggravano ulteriormente questa discrepanza. Abbiamo messo a confronto queste due categorie diversissime, un po’ per provocazione, un po’ per capire i punti di forza di una e di debolezza dell’altra:

Domanda e offerta

I servizi di elettricisti e idraulici sono essenziali per il mantenimento di abitazioni, uffici e infrastrutture. Questo garantisce una domanda costante e spesso urgente, indipendentemente dalle condizioni economiche generali. Inoltre il settore legale è spesso molto competitivo e saturo, con un alto numero di avvocati rispetto alla domanda dei servizi richiesti. Questo può portare a una riduzione dei guadagni medi per avvocato.

Formazione e barriere d’ingresso

Diventare elettricista o idraulico richiede una formazione tecnica e certificazioni specifiche. Queste barriere all’ingresso possono limitare il numero di professionisti nel settore, mantenendo alta la domanda per i loro servizi. Gli avvocati invece devono affrontare un percorso di studi lungo e costoso, che comprende una laurea in giurisprudenza e l’abilitazione professionale. Questo può ritardare l’ingresso nel mercato del lavoro e aumentare la competizione una volta qualificati.

Natura dei servizi

I lavori di riparazione e manutenzione svolti da elettricisti e idraulici spesso richiedono interventi immediati e risolvono problemi critici, giustificando tariffe elevate. Di contro, non tutte le persone necessitano regolarmente di servizi legali. Molti avvocati lavorano su casi che non garantiscono un flusso di reddito costante, come quelli pro bono o a tariffe ridotte.

Struttura dei compensi

Elettricisti e idraulici spesso lavorano su base oraria con tariffe di chiamata aggiuntive, che possono rapidamente aumentare il reddito per singolo intervento. Gli avvocati, in molti casi, lavorano con tariffe orarie che possono variare ampiamente o con compensi basati su esiti positivi (come nei casi di contenzioso), rendendo i loro redditi meno prevedibili e più variabili.

Mercato del lavoro e prospettive di carriera

La competizione tra elettricisti e idraulici può essere meno intensa rispetto a quella tra avvocati, permettendo loro di mantenere tariffe più alte. Con molti nuovi laureati in legge ogni anno, il mercato legale diventa sempre più competitivo, spesso con un numero di avvocati superiore alla domanda, causando una pressione sui compensi.

Geografia e specializzazione

In alcune aree geografiche, la domanda per servizi elettrici e idraulici può essere particolarmente alta, permettendo a questi professionisti di chiedere tariffe superiori. Alcuni settori della pratica forense invece possono avere richieste limitate, portando a una maggiore competizione per un numero ridotto di clienti.


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Usucapione e atti traslativi nulli: nuova sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 21304 del 2024, ha ribadito un principio cruciale in materia di usucapione, chiarendo che un atto nullo può costituire l’inizio di un’usucapione. L’usucapione è un modo di acquistare la proprietà di un bene attraverso un possesso protratto nel tempo. La nuova sentenza della Cassazione ha apportato importanti chiarimenti in merito a come gli atti traslativi nulli possano influire su questo processo.

Punti chiave della sentenza

1. Atto nullo come inizio dell’usucapione

Anche se un contratto di vendita o donazione è nullo, ovvero non produce alcun effetto giuridico, chi riceve il bene può iniziare a possederlo come proprio. Questo possesso, se mantenuto per il tempo stabilito dalla legge, può portare all’usucapione.

2. Intenzione di possedere come proprio

La Corte ha sottolineato che ciò che conta è l’intenzione del ricevente di possedere il bene come proprio. Non importa se la persona sa che il contratto è nullo o se crede di essere il legittimo proprietario.

3. Possesso da un vero proprietario

Perché l’usucapione possa iniziare, chi trasferisce il bene deve già essere il proprietario legittimo. Se il trasferente non è il proprietario, l’usucapione non può avvenire, anche se il contratto è nullo.

Un esempio pratico

Immaginiamo che Mario venda a Luca un terreno con un contratto di vendita nullo perché non rispetta tutte le formalità legali richieste. Anche se il contratto non è valido, Luca può iniziare a usare il terreno come se fosse suo. Se Luca continua a usare il terreno come proprietario per il periodo stabilito dalla legge (ad esempio, 20 anni), può diventare il vero proprietario del terreno, anche se all’inizio non lo era.

Questa sentenza della Cassazione fornisce un’importante guida per i casi di usucapione, chiarendo come i beni trasferiti tramite atti nulli possano comunque essere soggetti a questo istituto giuridico, purché il possesso sia esercitato con l’intenzione di essere il proprietario e il trasferente sia il legittimo proprietario del bene.


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Carceri: battitura sulle inferriate per denunciare condizioni disumane

Giovedì 8 agosto, dalle ore 12:00 alle ore 12:30, si terrà una battitura nelle carceri italiane, con una replica prevista il 15 agosto alla stessa ora. Questa iniziativa di protesta pacifica è stata organizzata dai detenuti di tutte le carceri italiane per denunciare le condizioni disumane e degradanti presenti nel sistema carcerario.

Un urlo di denuncia

L’azione, denominata “battitura”, vedrà i detenuti battere sulle inferriate delle loro celle per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità sulle problematiche che affliggono il sistema penitenziario italiano. Questa forma di protesta vuole evidenziare le carenze strutturali, il sovraffollamento, la mancanza di assistenza sanitaria adeguata e altre condizioni degradanti che i detenuti sono costretti a subire quotidianamente.

Il sostegno di Yairaiha ETS

L’associazione Yairaiha ETS ha già espresso il suo pieno sostegno all’iniziativa. “I detenuti ci hanno chiesto di unirci a loro”, ha dichiarato un portavoce dell’associazione. “A nostra volta, chiediamo a tutte le organizzazioni sensibili al tema di sostenere questa iniziativa con le forme che riterranno più opportune, affinché la voce dei detenuti e delle detenute possa avere la giusta eco nell’opinione pubblica e tra le fila del governo, piuttosto che rischiare di essere sminuita e cadere nel dimenticatoio”.

La situazione carceraria in Italia

La protesta dei detenuti pone nuovamente sotto i riflettori le criticità del sistema carcerario italiano, spesso caratterizzato da sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie insufficienti e una carenza di risorse per la riabilitazione e il reinserimento sociale dei detenuti. La battitura vuole essere un forte richiamo all’azione per le istituzioni, affinché prendano provvedimenti urgenti per migliorare le condizioni di vita nelle carceri.


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Assegno unico, la Commissione Europea deferisce l’Italia alla Corte di Giustizia

La Commissione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in merito alla questione dell’assegno unico familiare, prospettando un nuovo acceso confronto tra Roma e Bruxelles. Il governo italiano si difende citando “risorse limitate”.

Il caso dell’assegno unico

L’assegno unico, entrato in vigore nel 2022, prevede che solo i lavoratori residenti in Italia da almeno due anni o i cui figli risiedono in Italia possano beneficiarne. La Commissione Europea ritiene che questa legge discrimini i lavoratori mobili provenienti da altri Stati membri, in violazione del diritto europeo in materia di coordinamento della sicurezza sociale e di libera circolazione.

La reazione del governo italiano

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito “surreali” le motivazioni della recente procedura di infrazione dell’UE contro l’Italia. Il governo sostiene che le risorse disponibili sono limitate, una posizione ribadita da Flavio Tosi, eurodeputato di Forza Italia: “Ogni Paese deve confrontarsi con le risorse disponibili. L’Italia è tra i Paesi con il debito più alto dell’UE e non possiamo confrontarci con Francia, Germania o altri membri fondatori dell’UE che possono permettersi di spendere di più o di accumulare più debito.”

Azione legale e risposte

Nonostante l’aumento delle risorse destinate ai benefici familiari di tre miliardi di euro, l’esecutivo italiano afferma di non poter investire ulteriormente. L’assegno unico familiare è una misura centrale del programma di Fratelli d’Italia per affrontare il calo del tasso di natalità in Italia.

Precedenti e aspettative

La disputa si inserisce in un contesto di tensioni già esistenti tra Italia e UE. La decisione della Commissione di avviare l’azione legale segue una lettera di commento alle conclusioni della relazione sullo Stato di diritto 2024, inviata dal governo italiano alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.

Roma ha risposto alla lettera di costituzione in mora della Commissione nel 2023 e al parere motivato alla fine dello stesso anno, ma le risposte non hanno soddisfatto le richieste dell’UE. Il caso è quindi stato deferito alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Dichiarazioni e prospettive

In una recente intervista, Giorgia Meloni ha espresso l’auspicio per una “ragionevolezza” da parte della Commissione, ma ha anche avvertito che l’Italia è pronta a “fare battaglia” se necessario. La decisione della Corte di Giustizia potrebbe avere implicazioni significative non solo per l’Italia, ma anche per il futuro delle politiche sociali e di mobilità lavorativa nell’Unione Europea.


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Corte di Giustizia Unione Europea: l’ex tutore deve restituire tutti i dati

In una sentenza emessa l’11 luglio 2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito che un tutore cessato dall’incarico è considerato un titolare del trattamento dei dati ai fini della privacy. Pertanto, deve restituire al tutelato tutte le carte contenenti dati personali. La sentenza è stata resa nella causa C-461/22.

Il caso

La vicenda che ha portato alla decisione della CGUE coinvolge un avvocato tedesco che aveva svolto il ruolo di amministratore di sostegno per un suo conoscente. Alla fine del mandato dell’avvocato, il suo ex assistito ha richiesto, con il beneficio del gratuito patrocinio, l’accesso ai propri dati personali raccolti durante il periodo di tutela, ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 (GDPR).

La sentenza

La CGUE ha chiarito che l’ex tutore, in quanto titolare del trattamento dei dati, ha l’obbligo di fornire al tutelato l’accesso a tutti i documenti contenenti dati personali. Questa decisione rafforza i diritti degli individui alla protezione dei propri dati personali, confermando che anche dopo la cessazione del ruolo, chi ha trattato dati personali deve garantire trasparenza e accessibilità.

Implicazioni della sentenza

Questa sentenza ha implicazioni significative per tutti coloro che svolgono ruoli di amministrazione di sostegno o tutela. In particolare, stabilisce un precedente che obbliga gli ex tutori a restituire tutti i dati raccolti durante il loro mandato. La decisione della CGUE sottolinea l’importanza della protezione dei dati personali e della trasparenza nel trattamento degli stessi.


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Estesa alle Forze Armate la tutela legale riservata alle Forze di Polizia

Le Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato un emendamento che estende alle Forze Armate gli interventi migliorativi in tema di tutela legale, recentemente approvati per le Forze di Polizia. L’emendamento è stato approvato nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulla sicurezza pubblica (Atto Camera 1660).

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha accolto con entusiasmo l’approvazione dell’emendamento, dichiarando: “L’approvazione di questo emendamento, che elimina le differenze di tutele legali tra le Forze di Polizia e le Forze Armate, è un importante riconoscimento da parte del Parlamento. È la conferma dell’apprezzamento del lavoro svolto quotidianamente dai nostri servitori dello Stato e del grande valore delle Forze Armate nella società. Rappresenta un chiaro segnale del rispetto e della considerazione che le Istituzioni riservano a chi si impegna con dedizione e sacrificio per garantire la sicurezza e la difesa del nostro Paese”.

Il contesto dell’emendamento

Questa iniziativa è stata fortemente sostenuta proprio dal Ministro Crosetto e segue l’approvazione di un emendamento proposto dall’onorevole Iezzi il 10 luglio scorso. Questo emendamento aveva previsto per le Forze di Polizia, compreso l’Arma dei Carabinieri, l’incremento da 5.000 a 10.000 euro dell’anticipo concesso al personale indagato o imputato per fatti inerenti al servizio, con la possibilità di rivalsa nel caso in cui al termine del procedimento venga accertata la responsabilità del dipendente.

Pari trattamento per tutto il comparto difesa-sicurezza

L’approvazione odierna rappresenta un riallineamento normativo significativo, garantendo un uguale trattamento a tutto il personale del Comparto Difesa-Sicurezza. Questo comparto include le Forze Armate, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria, tutti destinatari di specifiche forme di tutela in ragione della peculiarità del loro ruolo.

 

 

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