Nordio: “Nessun tribunale sarà penalizzato. In arrivo oltre 1.600 nuove unità di personale”

“Posso assicurare che non ci sarà né un amministrativo né un magistrato sottratto agli altri tribunali, ma anche questo nuovo tribunale si aprirà con aggiunte di personale”,
ha dichiarato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio a margine dell’Assemblea dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, in corso oggi a Treviso.
“Abbiamo cinque concorsi in piedi, 400 posti in ognuno, quindi circa, tenendo anche conto delle defezioni o altro, avremo oltre 1600 nuove unità”, ha aggiunto.
Il Ministro è intervenuto nel corso dell’Assemblea annuale che riunisce gli Ordini forensi di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Tra i temi affrontati, oltre alla futura istituzione del Tribunale della Pedemontana a Bassano del Grappa, anche l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul sistema giuridico e sulla professione forense.

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Manovra 2026, gli avvocati romani: “Giustizia Cenerentola e troppa burocrazia”

Nessun investimento in un settore centrale per lo sviluppo del Paese come la Giustizia, anzi tagli. E in aggiunta nuovi adempimenti burocratici per i professionisti, avvocati compresi, che si trovano a interagire con la Pubblica Amministrazione.

Questo è l’appello rivolto nella ricorrenza del 25 ottobre, “Giornata europea della Giustizia Civile”, dal Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Alessandro Graziani, alla Manovra 2026, “per la quale – spiega – ci auguriamo un intervento correttivo dal parte del Parlamento”.

Fra i punti critici segnalati dal presidente Graziani, il taglio di spesa previsto per il Ministero della Giustizia, 40 milioni per il 2026, 100 in totale per il triennio 2026-2028. “Ci rendiamo conto della necessità di far quadrare i conti – spiega Graziani –  ma non possiamo non rimarcare la necessità di sostenere la fiducia nella Giustizia e ridurre la durata dei processi giudiziari in realtà territoriali afflitte, come Roma, dalla piaga dei ritardi cronici, con udienze che, nell’ufficio del Giudice di Pace, vengono calendarizzate ad anni di distanza”. Servirebbero, insomma, forti investimenti per nuove assunzioni, per velocizzare la macchina della Giustizia e smaltire l’arretrato.

Ma non c’è solo questo. “Come categoria professionale – prosegue Graziani – siamo rimasti sbalorditi nel constatare che la Manovra prevede una norma che secondo la quale il libero professionista, per essere pagato, oltre la fattura debba anche documentare la propria regolarità fiscale e contributiva.  Queste sono vere e proprie vessazioni che non fanno altro che complicare la vita di tutti noi professionisti, costretti ad affrontare ulteriori e continui  adempimenti completamente superflui e sovrabbondanti”.


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Occupazione record ma industria in affanno: l’Italia lavora di più, guadagna di meno

Durante i primi tre anni del governo Meloni, l’Italia ha visto crescere il numero complessivo degli occupati di un milione di unità. Secondo i dati Istat, ad agosto 2025 il totale degli addetti ha raggiunto quota 24,1 milioni, con un picco storico nel mese precedente, quando i lavoratori erano 24,2 milioni.

Un risultato incoraggiante, che tuttavia si accompagna a un segnale d’allarme: l’aumento della cassa integrazione (Cig). Nel primo semestre del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero di ore autorizzate è salito di quasi il 22%, toccando 305,5 milioni di ore, pari a 54,7 milioni in più.

Cigs in forte crescita: segnali di crisi nella manifattura

Analizzando le diverse tipologie di intervento, la Cig in deroga (Cigd) è crollata del 70%, la Cig ordinaria (Cigo) è aumentata del 7,3%, mentre la Cig straordinaria (Cigs) ha registrato un’impennata del 46,4%.
Un dato preoccupante, secondo l’Ufficio studi della CGIA, che evidenzia difficoltà crescenti in alcuni comparti chiave del manifatturiero.

Più lavoratori, ma retribuzioni ferme

La crescita occupazionale è innegabile, ma non altrettanto quella della produttività e delle retribuzioni. Negli ultimi tre anni, il PIL italiano è cresciuto meno dell’1% annuo, e gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa.

Il tasso di occupazione femminile continua a essere tra i più deboli dell’UE, mentre la quota di NEET (giovani che non studiano e non lavorano) rimane preoccupante.
A questo si aggiunge una produzione industriale stagnante e l’aumento della Cig, che fanno temere l’avvio di una crisi strisciante, sulla scia di quanto già avvenuto in Germania e Francia.

La CGIA richiama l’urgenza di spendere bene e presto i fondi del PNRR: oltre 100 miliardi di euro ancora disponibili devono essere “messi a terra” entro giugno 2026 per rilanciare la produttività e modernizzare il Paese.

I settori più colpiti: automotive, metallurgia e macchinari

Tra i comparti industriali, è l’automotive a registrare l’aumento più significativo delle ore di Cigs: 22 milioni nel primo semestre 2025, pari a un +85,8% rispetto all’anno precedente.

Seguono:

  • Metallurgia: oltre 20 milioni di ore (+56,7%)
  • Macchine e apparecchi meccanici: 11,3 milioni (+12,5%)
  • Calzature: 11,1 milioni (+144,3%)

Questi quattro settori, da soli, rappresentano oltre il 55% della Cigs totale nel manifatturiero nazionale.

Stellantis, Termoli maglia nera: +1.255% di Cig

A livello territoriale, la provincia di Campobasso guida la classifica per incremento della Cigs. Nel suo territorio, che ospita lo stabilimento Stellantis di Termoli, le ore di Cig sono aumentate del +1.255% nel primo semestre del 2025.

Seguono:

  • Cuneo: +347%
  • Asti: +289%
  • Potenza: +280%

In controtendenza, invece, Oristano (-74%), Nuoro (-75,6%) e Crotone (-87,8%).
Sul piano geografico, è il Nord-Ovest — in particolare il Piemonte — a risultare più colpito, con un incremento medio del 33,3% delle ore autorizzate.


Il quadro occupazionale italiano appare dunque in chiaroscuro: il numero di lavoratori cresce, ma cresce anche la precarietà di interi comparti produttivi. La sfida, come sottolinea la CGIA, sarà trasformare l’occupazione in lavoro stabile e ben retribuito, investendo in innovazione e produttività prima che le ombre di una nuova crisi tornino ad allungarsi sul Paese.


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Manovra 2026: l’UNCC contro la nuova burocrazia per gli avvocati

Roma, 21 ottobre 2025 – L’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) esprime forti perplessità in merito alla disposizione contenuta nella bozza della Legge di Bilancio 2026 (Titolo X, Capo I, art. 130, comma 9), che subordina il pagamento dei compensi professionali da parte delle Pubbliche Amministrazioni alla presentazione, da parte dei liberi professionisti, di documentazione attestante la regolarità fiscale e contributiva, da allegare alla fattura elettronica.

Secondo la formulazione attuale, un Avvocato che emetta una fattura verso una Pubblica Amministrazione dovrà allegare:

  • un’attestazione di regolarità contributiva rilasciata dalla Cassa Nazionale Forense, analoga al DURC previsto per le imprese;
  • un certificato di regolarità fiscale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, non previsto nella prassi per i liberi professionisti (salvo che la norma intenda un’autocertificazione).

“Si tratta di un adempimento aggiuntivo che rischia di trasformarsi in una nuova zavorra burocratica – osserva l’Avv. Alberto Del Noce, Presidente UNCC – aggravando procedure già complesse, allungando ulteriormente tempi di pagamento notoriamente lunghi e introducendo incertezza sulle modalità applicative.”

L’UNCC sottolinea inoltre l’evidente paradosso di una disposizione che impone ai professionisti di produrre documenti già nella disponibilità della Pubblica Amministrazione, la quale può verificarne la regolarità d’ufficio attraverso le proprie banche dati (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Casse professionali).

Pretendere che sia il singolo a fornire certificazioni di cui l’Amministrazione è già in possesso significa duplicare controlli e passaggi inutili, in aperto contrasto con i principi di semplificazione e digitalizzazione che dovrebbero ispirare l’azione pubblica.

“Auspichiamo che, nel corso dell’iter parlamentare, la norma venga riformulata – conclude Del Noce – prevedendo che la verifica della regolarità fiscale e contributiva sia effettuata direttamente dalle Pubbliche Amministrazioni, senza imporre nuovi oneri ai professionisti. La lotta all’evasione è un obiettivo condiviso e necessario, ma deve passare attraverso efficienza, interoperabilità e responsabilità istituzionale, non attraverso nuovi ostacoli burocratici per chi opera in modo corretto e trasparente.”


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Credito in ripresa, ma non per tutti: le banche tornano a finanziare le imprese, le piccole restano indietro

Se per 28 mesi consecutivi[1] abbiamo assistito a una caduta verticale degli impieghi bancari alle imprese, dall’inizio dell’estate c’è stata la tanto attesa inversione di tendenza. Negli ultimi quattro mesi (giugno-settembre[2]), i prestiti sono tornati ad aumentare e, rispetto all’inizio di quest’anno, lo stock erogato alle attività economiche è cresciuto di quasi 5,5 miliardi di euro, raggiungendo in termini complessivi la quota di 647 miliardi; ben 5,5 miliardi in più del dato riferito al 31 dicembre 2024. La segnalazione giunge dall’Ufficio studi della CGIA.

Tuttavia, non tutte le imprese hanno beneficiato di questa ritrovata disponibilità delle banche a prestare liquidità al sistema economico. Nei primi sette mesi del 2025, infatti, alle attività con più di 20 addetti la variazione è stata positiva e pari all’1,5 per cento (+8,2 miliardi di euro), mentre alle aziende con meno di 20 addetti l’incremento è stato negativo e pari al 2,8 per cento (-2,7 miliardi). Se ai più la cosa può sembrare insignificante, ricordiamo che in realtà non lo è per niente. Nel nostro Paese, infatti, le aziende con meno di 20 addetti costituiscono il 98 per cento del totale e vi trova lavoro, al netto dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, quasi il 55 per cento degli italiani.

Purtroppo da qualche anno molte banche hanno deciso di  “sacrificare” i prestiti più complicati: ovvero quelli da erogare alle piccolissime imprese che, rispetto alle realtà di dimensione maggiore, presentano costi di istruttoria relativamente più elevati e una gestione amministrativa molto più complessa.

Non solo. I processi di aggregazione che hanno interessato il settore bancario negli ultimi vent’anni hanno generato molte preoccupazioni riguardo alla possibilità che gli istituti di maggiori dimensioni e con minore radicamento territoriale possano mostrare un interesse ridotto verso le piccole imprese. Tale scenario è attribuibile al fatto che le fusioni hanno provocato un’eccessiva concentrazione del rischio creditizio, determinando conseguentemente una contrazione dell’erogazione del credito.

Nonostante queste criticità, nessuno può affermare che le banche non rivestono più un ruolo fondamentale nel panorama economico del nostro Paese. Anzi. Continuano a svolgere una funzione essenziale nel supportare il nostro tessuto produttivo, che ha bisogno di liquidità per crescere e prosperare. Il loro contributo è fondamentale, soprattutto per il futuro di tanti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori, i quali solo con un adeguato accesso al credito possono continuare a far vivere le proprie attività, creare nuovi posti di lavoro e valorizzare ulteriormente i prodotti del nostro Made in Italy. Noti nel mondo per la loro eccellenza, qualità, design e tradizione.

E se dallo scorso mese di giugno gli istituti di credito hanno ricominciato a dare liquidità al sistema delle imprese, tornando così a rischiare assieme a loro, vuol dire che si sono create le condizioni di stabilità e di fiducia che negli ultimi anni erano venute meno. Evidenziamo, ad esempio, che le sofferenze bancarie sono in forte calo e la riduzione del tasso di interesse praticato dalla Banca Centrale Europea ha creato un quadro generale più “favorevole” per i debitori.

Per metà delle province italiane è ancora credit crunch

Tra il 31 dicembre del 2024 e la fine dello scorso mese di luglio, quasi la metà delle province italiane non ha ancora visto aumentare i prestiti bancari alle imprese. Le situazioni più difficili permangono a Imperia e Prato che hanno registrato una diminuzione in valore percentuale dell’ammontare del credito alle imprese entrambe del 5,6 per cento. Seguono Vercelli con il -5,7 per cento (pari a -81,6 milioni di euro) e Avellino con il -5,8 per cento (-109 milioni). Tra le realtà più virtuose, invece, segnaliamo Aosta che guida questa particolare graduatoria nazionale con un aumento del 18,3 per cento (+284,6 milioni di euro). Subito dopo scorgiamo Trieste con il +12,8 per cento (+383,5 milioni) e Oristano con il +9,2 per cento (+65,7 milioni). Tra le grandi aree economico/produttive del Paese spicca il +4,1 per cento di Roma (+2,3 miliardi) che occupa l’8° posto, il +3,4 per cento di Bergamo (+530 milioni) che si colloca al 16° posto, il +2,6 per cento di Firenze (+329,2 milioni) che si piazza al 22° posto e il +2,2 per cento di Milano (+2,3 miliardi) che si posiziona al 28° posto.

Tra le regioni preoccupa il trend negativo del Veneto

Sempre tra il 31 dicembre del 2024 e il 31 luglio scorso, a livello regionale spicca la contrazione degli impieghi registrata in Veneto. Una caduta verticale che dura ininterrottamente dal 2011. In questi ultimi 7 mesi monitorati dalla CGIA, le banche hanno decurtato alle imprese 868 milioni di euro (-1,4 per cento) di prestiti. Purtroppo, la “scomparsa” di Antonveneta (2013), di Veneto Banca, della Banca Popolare di Vicenza e del Banco Popolare (queste ultime tre tutte nel 2017) continuano a produrre effetti negativi ancora adesso. Male anche l’Umbria (-1,4 per cento pari a -125 milioni di euro) e, in particolare, il Molise (-2,1 per cento pari a -28 milioni).

[1] Da febbraio 2023 fino a maggio 2025.

[2] Ultimo mese per cui i dati dell’Associazione Bancaria Italiana sono disponibili.


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Nuova Assemblea OCF: l’Avvocatura si rinnova per guidare il futuro digitale della giustizia

Nel corso del XXXVI Congresso Nazionale Forense, dal titolo “L’Avvocato nel futuro. Pensare da legale, agire in digitale”, sono stati proclamati i nuovi componenti dell’Assemblea dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), che resterà in carica per il triennio 2025-2028.

L’elezione dei 55 rappresentanti dell’Avvocatura italiana, provenienti da tutti i distretti di Corte d’Appello, conferma la centralità dell’OCF come sede di confronto unitario della categoria e di elaborazione politica sui temi della giustizia e della professione.

Il Presidente del CNF Francesco Greco ha ringraziato l’Assemblea uscente per il lavoro svolto, ed ha rivolto i migliori auguri ai nuovi componenti.

«Il Congresso di Torino – ha dichiarato il coordinatore uscente Mario Scialla – ha rappresentato un passaggio fondamentale per la vita democratica dell’Avvocatura. L’Organismo Congressuale Forense nasce proprio dal Congresso e ne esprime la continuità: luogo di pluralismo, ma anche di responsabilità comune nel difendere i diritti e rafforzare il ruolo sociale dell’avvocato. L’auspicio è che la nuova Assemblea possa proseguire questo cammino con la stessa coralità che ha contraddistinto il mandato uscente».

La nuova Assemblea sarà chiamata a eleggere, nelle prossime settimane, l’Ufficio di Coordinamento, che guiderà l’Organismo nella prossima fase di attività, in un contesto in cui l’Avvocatura è chiamata a confrontarsi con le sfide dell’innovazione digitale, dell’accesso alla giustizia e della sostenibilità del sistema forense.

La composizione rispecchia la rappresentanza territoriale e associativa dell’intera Avvocatura, con un equilibrio tra componenti riconfermati e nuovi ingressi, tra cui numerose giovani professioniste e professionisti che testimoniano il rinnovamento in atto nella categoria.

……..

Di seguito la lista dei componenti

Componenti dell’Assemblea OCF 2025–2028

(proclamati a Torino il 18 ottobre 2025)

ANCONA – Andrea Necchi
BARI – Nicola Dammacco, Stefano Pio Foglia
BOLOGNA – Luca Massari, Paolo Rossi, Giovanni Tarquini
BRESCIA – Silvia Viardi
CAGLIARI – Vito Cofano, Gianluigi Perra
CALTANISSETTA – Giuseppe Milano
CAMPOBASSO – Roberta Moscardino
CATANIA – Carmelo Bentrovato, Antonino Guido Distefano
CATANZARO – Francesco Calvelli, Mario Pace
FIRENZE – Alessandra Joseph, Paolo Oliva
GENOVA – Andrea Corrado
L’AQUILA – Federico Squartecchia
LECCE – Vincenzo Caprioli, Fedele Moretti
MESSINA – Andrea Pirri
MILANO – Elisabetta Brusa, Valentina Masi, Alessandro Mazzone, Vincenzo Spezziga, Benedetto Tusa, Francesca Maria Zanasi
NAPOLI – Giovanni Barile, Loredana Capocelli, Lidia Caso, Antonio Famiglietti, Ottavio Pannone, Nicoletta Ranieri
PALERMO – Giuseppe Muffoletto, Giuseppe Siino
PERUGIA – Ermes Farinazzo
POTENZA – Mariangela Spinella
REGGIO CALABRIA – Carlo Morace
ROMA – Stefano Armati, Alessandro Bianchini, Carla Canale, Massimiliano Cesali, Pietro Di Tosto, Mary Dominici, Elisabetta Rampelli
SALERNO – William Nocera
TORINO – Danilo Cerrato, Emiliana Olivieri, Paolo Ponzio
TRENTO – Andrea Gnecchi
TRIESTE – Igor Visentin
VENEZIA – Paolo Bogoni, Laura Massaro, Erminio Mazzucco


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Torino, 18 ottobre – Si concludono i lavori del XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino che hanno visto partecipare circa 2500 tra delegati e congressisti in una tre giorni di confronto sull’IA e i suoi impatti sulla professione forense, sulla riforma professionale e della Giustizia, con ospiti istituzionali – nazionali e locali –, politici e dell’Accademia.

Appuntamento al prossimo Congresso Nazionale Forense, nel 2028 a Milano.

La mattinata si è aperta con il rinnovo dei componenti dell’Organismo Congressuale Forense – OCF: sono stati eletti i 55 nuovi componenti (qui la lista completa: https://www.organismocongressualeforense.news/comunicati-stampa/proclamati-i-componenti-della-nuova-assemblea-dellorganismo-congressuale-forense-per-il-triennio-2025-2028/). Quindi il turno delle mozioni da parte dell’Assemblea (di seguito la scheda).

A fine votazioni il presidente del CNF Francesco Greco è salito sul palco per chiudere i lavori. “Desidero ringraziare i delegati, tutti i componenti della commissione mozioni, grazie alla presidente Grabbi, all’Ordine di Torino, a tutti gli avvocati piemontesi e a tutti voi che siete stati qui. Sono stati tre giorni di analisi e proposte, il prossimo appuntamento è al Congresso Nazionale Forense del 2028 a Milano”, ha detto passando poi la parola alla presidente del COA di Torino Simona Grabbi che ha aggiunto: “Mi unisco ai ringraziamenti, spero vi siate sentiti nel posto giusto. Per noi è stata un’occasione stupenda, porterò sempre con me il ricordo della consegna della toga di Fulvio Croce, anche per questo spero che questo Congresso sarà indimenticabile per ognuno di voi”.

La scheda sulla mozioni (nei prossimi giorni sul sito del congresso i testi delle mozioni approvate).

Sui temi congressuali, la platea è intervenuta su AI, governance, etica e formazione per dotare l’Avvocatura degli strumenti per governare l’innovazione, anziché subirla, e per stabilire un principio irrinunciabile: la parità di accesso tecnologico per tutti gli avvocati, adottando misure di sostegno per colmare il divario digitale tra i professionisti. Sull’utilizzo dell’IA, pur con ambiti applicativi diversi (fiscale, PA, processo), si converge su un obiettivo comune: garantire trasparenza, controllo umano e tutela del diritto di difesa nell’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle istituzioni pubbliche. Si esige: l’obbligo per il giudice di motivare e dichiarare l’uso dell’IA, pena la nullità del provvedimento; il diritto della difesa di conoscere e contestare gli algoritmi e l’istituzione di un Registro Pubblico degli Algoritmi e di un’Authority indipendente; la richiesta di ispezioni ministeriali per far emergere prassi non trasparenti; la garanzia della massima verificabilità (auditability) dei sistemi, assicurando la partecipazione dell’Avvocatura alla loro regolamentazione. Si tratta di un presidio fondamentale per una giustizia che resti umana e verificabile. 

Sulla Cartabia passa una mozione generale che ne chiede l’abrogazione per il processo civile, in subordine si prevedono delle mozioni che richiedono dei correttivi sugli aspetti più controversi. Due le proposte: da un lato, la limitazione dell’abuso della trattazione scritta per ripristinare i principi di oralità e immediatezza; dall’altro, la revisione radicale dell’impianto delle memorie 171-ter c.p.c., chiedendo il superamento del contestato meccanismo “a ritroso” e delle verifiche preliminari senza contraddittorio, includendo anche correttivi sulle memorie nel rito semplificato e prevedendo la scadenza del termine decadenziale per il convenuto con riferimento alla prima udienza “effettiva”. Una modifica strutturale del rito di cognizione.

Si chiedono modifiche alla Cartabia anche nel penalel’abrogazione di fasi processuali superflue come l’udienza pre-dibattimentale, il ripristino dei precedenti termini per la costituzione di parte civile, la revisione delle norme sull’assenza dell’imputato e sul mandato a impugnare del difensore d’ufficio, l’ampliamento dei termini per l’impugnazione e la possibilità di accedere a riti alternativi in caso di riqualificazione del fatto.

Sul principio di oralità e contraddittorio nel processo penale l’indicazione è quella di difendere i principi cardine dell’oralità e dell’immediatezza, messi a rischio da riforme orientate alla “cartolarizzazione” del processo penale. Per ripristinare l’oralità come regola nei giudizi di Appello e Cassazione e per subordinare la partecipazione in videoconferenza al consenso di difensore e imputato, garantendo che la tecnologia resti uno strumento al servizio dei diritti e non un surrogato del giusto processo.

Sul piano delle garanzie difensive e del segreto professionalele proposte mirano a tutelare in modo rafforzato il segreto professionale e le comunicazioni tra avvocato e assistito nell’era digitale; a garantire il diritto al primo contatto immediato tra difensore d’ufficio e indagato; a estendere le garanzie difensive anche nei procedimenti della Procura Europea.

Sul processo penale telematico si denunciano le gravi disfunzioni che ledono il diritto di difesa. Si chiedono interventi urgenti per l’abrogazione dell’“atto abilitante”, un accesso pieno, gratuito, immediato e completo al fascicolo telematico, potenziando il Portale Depositi Penali per garantire la consultazione di tutti i fascicoli nei quali è difensore, un sistema di deposito affidabile e il superamento delle criticità di accesso fisico alle cancellerie. Si richiedono correttivi specifici per il portale, come una casella per “atti generici” e l’allineamento con il TIAP, la revisione dei diritti di copia e la digitalizzazione del sistema penitenziario, incluso il fascicolo del detenuto.

Quindi, una più generale unificazione e semplificazione del processo telematico per rispondere a un’esigenza non più rinviabile: superare la frammentazione e l’inefficienza dei processi telematici e per la creazione di una piattaforma e un portale nazionale unico con standard omogenei; l’aumento della capacità di deposito nel processo tributario; il definitivo superamento del “federalismo giudiziario” che genera prassi difformi e incertezza.

Sull’avvocato nel processo e nelle attività non giudiziali, la richiesta è di una riforma strutturale della giustizia di prossimità (GdP). Si converge su un obiettivo urgente: riformare la Giustizia di Pace per evitarne il collasso. Due le indicazioni: da un lato l’abrogazione dell’insostenibile ampliamento delle competenze e il ripristino della precedente competenza per valore, nonché il ritorno all’atto di citazione; dall’altro, potenziare le risorse e rafforzare la centralità del ruolo dell’avvocato, con richieste immediate di aumento degli organici anche tramite l’impiego di personale ministeriale, l’adeguamento delle infrastrutture, il passaggio alla gestione ministeriale degli uffici più in difficoltà, il finanziamento tramite contributo unificato, l’adeguamento dei compensi professionali e la limitazione dell’abuso delle note scritte per ripristinare l’oralità.

Si punta alla riforma organica del patrocinio a spese dello stato per l’estensione del campo di applicazione alle ADR, inclusa specificamente la negoziazione assistita in materia di famiglia, alle procedure di sovraindebitamento e all’attività stragiudiziale; di offrire tutela rafforzata alle vittime di violenza e istituire elenchi specializzati per l’immigrazione; semplificare le procedure di liquidazione, garantendo pagamenti tempestivi e certi, compensi armonizzati, liquidazione diretta da parte del cancelliere ed eliminando la competenza provvisoria dei COA.

Altro nodo la Riforma del processo di famiglia e la tutela del minore puntando sulla qualificazione e il ruolo del Curatore Speciale del Minore, definendone poteri, elenchi, formazione e disciplinando in modo organico requisiti e parametri per i compensi; tutelando le garanzie nell’ascolto del minore, con la presenza di esperti e difensori e correttivi procedurali, come l’udienza filtro, la riforma dei termini a ritroso, la conferma del Tribunale Unico, la gestione dei provvedimenti urgenti, l’accesso al fascicolo telematico del T.M., la gestione della nomina del CSM in corso di causa, la definizione del ruolo dei servizi sociali e l’istituzione di una piattaforma di monitoraggio sugli ausiliari.

Arbitrato e arbitrato famiglia: per dare impulso a un rafforzamento strutturale dell’istituto, con l’attribuzione agli arbitri di nuovi poteri come l’emissione di decreti ingiuntivi, la rimozione di incompatibilità che limitano l’accesso dei professionisti alla funzione arbitrale, e l’introduzione dell’arbitrato in nuovi ambiti, come la crisi familiare e le controversie davanti al Giudice di Pace.

Quindi un pacchetto di incentivi fiscali organici per l’arbitrato, la mediazione, e le ADR in generale, estendendo le agevolazioni anche agli avvocati che assistono le parti e per ottenere la revisione dei costi, in particolare abrogando gli aumenti recenti per la mediazione.

Non solo, anche rafforzare l’istituto della mediazione, con semplificazioni procedurali (calcolo indennità, sospensione feriale), potenziamento della professionalità e indipendenza dei mediatori, riconoscimento di poteri certificativi e garanzie di accessibilità per i soggetti vulnerabili.

Altro tassello importante sul piano della semplificazione: potenziamento della negoziazione assistita in materia di lavoro (eliminazione convenzione preventiva, riduzione termini minimi), estensione dell’accesso al PSS per le procedure familiari, riconoscimento di effetti giuridici più forti agli accordi (trascrizione per casa familiare, effetti traslativi per immobili) e flessibilità procedurale (possibilità di nominare un unico avvocato, estensione dei termini).

Inoltre interventi per la tutela della dignità della professione e l’equilibrio tra vita e lavorotutele penali per il difensore, con il reato di oltraggio all’avvocato; l’introduzione e l’estensione dell’istituto del legittimo impedimento a tutti i processi, inclusi quello civile, amministrativo e tributario; il ripristino della sospensione feriale al periodo tradizionale e la sua estensione alle festività natalizie e al deposito delle sentenze penali; la promozione delle pari opportunità, con asili nido negli uffici giudiziari e la parità di genere nei collegi giudicanti.

Per la riduzione degli oneri fiscali e la tutela del compenso, si chiede la revisione del Contributo Unificato, l’eliminazione di altri oneri come i costi del PagoPA, l’anticipo per la registrazione in Cassazione e la deducibilità delle spese legali. Si vuole inoltre tutelare il compenso con il riconoscimento obbligatorio delle spese stragiudiziali in ambito RCA, la liquidazione delle spese alla parte offesa, l’estensione dell’efficacia di titolo esecutivo al parere di congruità del COA e la possibilità di inserire il costo di registrazione nel precetto, rimuovendo ogni sanzione economica all’esercizio della difesa.

Impegno forte sempre sulle semplificazioni ma procedurali per l’operatività quotidiana dell’avvocato nel processo civile, rimuovendo oneri e sanzioni, per l’eliminazione di oneri di notifica a carico del difensore ora superabili grazie alla tecnologia ed al rinnovato quadro normativo sulle notificazioni telematiche e l’introduzione della possibilità di utilizzare elementi di legal design nella redazione degli atti. Si aggiungono: l’impugnazione autonoma dei capi di condanna alle spese legali, l’abrogazione della condanna alla Cassa delle Ammende ex art. 96.4 c.p.c..

Sull’efficienza delle esecuzioni civili, prevedere più poteri all’avvocato e tra le altre questioni si chiede l’attribuzione della facoltà di notificare in proprio gli atti di pignoramento, gli atti all’estero, di accedere direttamente alle banche dati ex art. 492-bis c.p., ed estendere le tutele sul “minimo vitale” ai lavoratori autonomi. Ma anche includere correttivi procedurali per evitare iscrizioni a ruolo “al buio”, rimuovere il pignoramento presso terzi e l’obbligo di deposito dell’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo entro la data di udienza indicata nell’atto di pignoramento spostandolo alla data effettiva di udienza, semplificare le iscrizioni a ruolo e le notifiche, rivedere i termini per la ricerca dei beni e definire più equamente i compensi degli ausiliari.

In un settore innovativo come quello della giustizia riparativa si chiede di prevedere un onorario specifico per l’attività del difensore e l’ammissione al PSS per la vittima e di rivedere le incompatibilità per i mediatori penali, favorendo l’accesso dei giovani avvocati a questo nuovo ambito professionale.

Per quanto riguarda l’amministrazione di sostegno si intende prevedere interventi coordinati su formazione obbligatoria, definizione di un compenso equo, anche tramite estensione del PSS e parametri uniformi e garanzie procedurali, come il pieno accesso al fascicolo telematico.

Altra priorità l’ampliamento delle competenze e trasparenza degli incarichi. Si propone di espandere il ruolo dell’avvocato in nuovi ambiti e riformare le giurisdizioni specializzate, come le sezioni in materia d’impresa, la difesa tecnica obbligatoria in procedimenti di crisi d’impresa, amministrativi e di volontaria giurisdizione, la gestione dei testamenti digitali e la promozione di un codice del lavoro. Allo stesso tempo, si vuole garantire trasparenza e pari opportunità, con la rotazione obbligatoria per gli incarichi giudiziari, la pubblicazione dei dati dei magistrati e la rimozione delle barriere all’accesso per i giovani avvocati agli incarichi pubblici.

Si punta quindi all’ampliamento delle competenze e nuovi ambiti di consulenza in settori specifici e innovativi: dal mondo digitale con la consulenza in materia di proprietà industrialee-sport ed eredità digitale, al settore aziendale con le competenze nei processi di certificazione, nella normazione tecnica e nelle procedure di crisi e insolvenza. Inoltre in ambiti di alta rilevanza sociale come lo statuto delle fragilità, la prevenzione della violenza di genere, la tutela dei diritti umani, fino a includere l’espansione in materia di arbitrati, l’adeguamento dei compensi per custodi e delegati e la revisione di incompatibilità come quella con l’intermediazione immobiliare.

Tra le mozioni singole quelle relative a: rinvio pregiudiziale Corte EDU; perentorietà dei termini per i magistrati con annessa responsabilità disciplinare per i suddetti;  regolamentazione del Fondo Unico di Giustizia; Patrocinio Cassazione tributario;  deducibilità forfettaria per IAuffici giudiziari insularirafforzare le garanzie procedurali dell’ascolto del minore; introdurre il contrassegno digitale così da eliminare un onere burocratico diffuso come le attestazioni di conformità; quindi definizione di protocolli, best practice e formazione per la gestione della prova digitale in sé, un tema che impatta ogni tipo di processo.


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Avvocatura unita al Congresso Forense di Torino: “Dall’intelligenza artificiale all’oralità del processo, il diritto resta umano”

Torino, 17 ottobre – I lavori della seconda giornata del XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino, fino a domani al Lingotto, sono proseguito con l’intervento delle Associazioni forensi in un dialogo moderato da Errico Novi, vice direttore de Il Dubbio.

Isabella Stoppani, presidente ANAI, sull’IA. “È un peccato che l’attuale riforma della giustizia non abbia compreso l’inserimento dell’avvocato in Costituzione, tema che credo sia sempre più urgente anche in relazione all’IA: la tutela dei diritti, dei cittadini davanti a una rivoluzione estremamente complessa passa anche dal riconoscimento dell’obbligarietà della difesa inserito in Costituzione. Sull’IA ricordo il pericolo sulla tutela dei dati e sull’obbligo da parte degli avvocati di rispettare il dovere di segretezza, questi strumenti vanno usati con particolare attenzione e cautela. Siamo la culla della civiltà giuridica e l’uso dell’IA, la tendenza a preoccuparsi solo del precedente, il compito della Cassazione di nomofiliachia non può modificare completamente la nostra civiltà giuridica, quindi il tentativo di usare sempre più la tecnologia può trasformare la capacità dell’avvocato di contribuire alla tutela dei diritti”.

Elisa Demma, presidente del Movimento Forense, ha sottolineato gli sforzi per portare a termine la legge professionale. “La legge professionale non è più una richiesta dell’Avvocatura italiana alle Istituzioni, è attuazione. È una realtà che abbiamo compiuto con sforzo, uniti pur nelle diversità. Sarebbe stata un’utopia pensare di uscire tutti vincitori, la legge professionale è frutto di concertazione e programmazione, la spina dorsale dell’Avvocatura. Ma non è la soluzione a tutte le sue problematiche. Le oltre 240 mozioni che saranno votate rappresentano il vero successo di questo Congresso, rispecchiano tutte le problematiche dell’Avvocatura italiana e saranno sottoposte al voto affinché il futuro Organismo Congressuale Forense, a cui aspetta un compito ancora più gravoso, possa nuovamente compiere il suo mandato”.

Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, sull’IA: “Siamo la professione che con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale riesce a distinguere dal punto di vista epistemologico il calcolatore lessicale dalla verità del contenuto. Ecco, ci dovremmo collocare esattamente nel mezzo, cioè prima di quella verità del contenuto, perché il più delle volte ciò che sta accadendo è che noi attribuiamo la decisione, deleghiamo una determinata funzione a un calcolatore lessicale su base probabilistica, ma in realtà ci accorgiamo che poi ne avalliamo il contenuto. La nostra scienza si deve collocare qui in mezzo, cioè fare in modo che quella verità del contenuto sia quella più rispondente alla nostra funzione giurisdizionale ed anche extra giurisdizionale e credo che la legge professionale ne debba prendere atto. Le mozioni che abbiamo presentato come ANF si muovono su questo crinale e anche quelle delle altre associazioni, ovvero creare nuovi momenti di riflessione critica e intellettuale dell’Avvocatura”.

Carlo Foglieni, presidente AIGA, rivendica le battaglie dell’Associazione come quelle previdenziali: “L’AIGA ha dato il proprio contributo al nuovo regolamento della previdenza forense, la riduzione dei minimi alla metà e il riconoscimento di un anno di anzianità sono nostre battaglie”. Sull’attualità: “Sulla cancellazione della Cartabia attenzione perché nel momento in cui si va a cambiare nuovamente un sistema si rischia poi di dover riprendere tutto da capo, ma sicuramente qualche correttivo va fatto, a partire dal giudice pace. Sulla separazione delle carriere, finalmente stiamo andando nella direzione giusta. Come AIGA abbiamo presentato un manifesto in 10 punti per i motivi del sì e qui raccolgo l’invito del presidente Maschio, se trattiamo il tema della separazione del carriere come un tema politico, probabilmente non riusciremo a portare il nostro contributo”.

Quindi è venuto il turno delle Associazioni specialistiche e del loro Coordinamento nazionale che riunisce AGI, AIAF, AMI, CAMERA DEGLI AVVOCATI INTERNAZIONALISTI, CAMMINO, UIA, ONDIF, SIAA, UNCM, UNAM, UNCC, UNCAT, UNAA, UFTDU, UAE, UCPI.

Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. “Siamo qui perché crediamo sia in questo momento necessario unire tutta l’Avvocatura: nel momento in cui è messa in campo una riforma costituzionale della giustizia così importante qual è quella della separazione delle carriere, viene meno ogni distinzione professionale tra civilisti, amministrativisti e penalisti, viene meno anche quella distinzione dei riti che inevitabilmente rende diverso nell’agire quotidiano il nostro intervento a tutela dei diritti dei nostri assistiti. Quando al centro di una riforma costituzionale vi è quella figura del giudice che deve essere terzo davanti alle parti, un giudice indipendente davanti alla politica e autorevole dinnanzi all’opinione pubblica, credo che allora siamo qui, oltre che come avvocati, anche come cittadini chiamati a esprimere la nostra volontà con lo strumento più bello che la democrazia ci offre, il referendum confermativo. Dobbiamo riconoscere una legge giusta a prescindere da chi la propone”.

Tatiana Biagioni, presidente AGI – Avvocati Giuslavoristi Italiani. “Non sono qui in qualità di presidente di un’associazione, ma per parlare di un nuova realtà politica forense, il Coordinamento nazionale delle Associazioni Specialistiche. Abbiamo fatto questo passo importante, riunito tutte le associazioni specialistiche per aprire un dialogo ancora più forte con CNF, Consigli dell’Ordine, Parlamento perché vogliamo essere una voce unitaria chiara e propositiva al servizio dell’Avvocatura. Siamo convinti che sia fondamentale per noi diffondere cultura, promuovere formazioni continue multidisciplinari e la specializzazione. L’autorevolezza dell’Avvocatura passa da competenza, preparazione e aggiornamento. Rappresentiamo 60.000 professionisti che si mettono in gioco e sono convinti che sia importante essere avvocati a 360° e anche specialisti perché il mondo è cambiato. È cambiata la legislazione italiana, poi c’è quella unionale e internazionale, questo comporta la necessità di una formazione ancora più forte, diversa e sicuramente specialistica. E oggi finalmente con tanta fatica si potrà avere il titolo di avvocato specialista o per comprovata esperienza o attraverso le scuole di formazione: il nostro punto di riferimento rimane l’articolo 14 del codice deontologico e cioè il dovere di competenza, solo così si può contribuire al prestigio dell’Avvocatura”.

Claudio Cecchella, presidente nazionale dell’Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia (ONDiF), ancora sulle specializzazioni. “Il Coordinamento è una grossa novità nell’ambito della politica forense. Le riforme dovute ai decreti ministeriali ci hanno consentito oggi di creare le scuole di specializzazione biennali, in cui c’è la partecipazione non solo dei professori universitari, ma anche degli avvocati e dei magistrati come docenti. Due anni di frequentazione per conseguire il titolo, un esame intermedio e un esame finale, la necessità di partecipare o in presenza o in collegamento. Ma l’aspetto che forse mi piace di più è la nuova didattica emersa all’interno delle nostre scuole che ha modificato fortemente la metodologia di insegnamento del diritto tradizionale istituzionale dell’università con i laboratori interattivi sulla casistica, con le simulazioni, con l’interdisciplinarità e poi con la nascita di collaborazioni tra le nostre scuole. C’è un ultimo aspetto che vorrei sottolineare, questa coesione delle associazioni all’interno del Coordinamento da un lato dà un segno dell’unità dell’Avvocatura, dall’altro dimostra che le associazioni lavorano anche per la legislazione futura”.

Anton Giulio Lana, presidente dell’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani, sull’importanza della specializzazione anche in riferimento alla rivoluzione dell’IA. “L’intelligenza artificiale generativa costituisce certamente un problema molto delicato che va affrontato anche attraverso la specializzazione nei diversi settori ed è quello che stiamo facendo con le nostre scuole, pure in funzione dell’impatto che può avere sui diritti umani, un tema che interessa tutti noi, e rispetto alla tematica del rispetto della privacy, forse l’aspetto più delicato”.

Infine Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC), sull’oralità del processo. “Il processo deve ritornare in presenza non per una nostalgia del passato ma perché interessa a tutti gli attori: ai giudici, agli avvocati, alle parti che riescono ad avere la percezione che il loro dilemma, il loro diritto venga ascoltato e non sia una semplice questione amministrativa. E rispetto all’oralità del processo, è la sola cosa che ci difende dal rischio degli usi impropri dell’IA. Per ultimo, sulla riforma Cartabia: è difficile venga abolita completamente. Si potranno fare dei tagli chirurgici, il primo è proprio l’inversione dell’articolo 127, solo cartolare quando lo chiedono i due avvocati. Ma non illudiamoci che sia a breve termine, il documento del ministro Giorgetti dipinge una situazione preoccupante nel senso che il disposition time sta aumentando, allora non possiamo pensare con l’esigenza del PNRR che questo facile disegno di legge passi in aula velocemente, dobbiamo continuare a battagliare per dire torniamo nel processo. Ho sentito dire ‘avvocato in Costituzione’, noi dobbiamo urlare ‘avvocato in aula’”.

Quindi la consegna della toga e del tocco di Fulvio Croce al Consiglio dell’Ordine di Torino e alla Fondazione Fulvio Croce. “Un momento ricco di significato”, ha anticipato Francesco Greco, presidente del CNF, prima di passare la parola a Simona Grabbi, presidente del COA di Torino, che ha ribadito: “Sta per tornare a casa un simbolo fondamentale dell’Avvocatura nazionale, sta per tornare in Fondazione, in Consiglio, quell’oggetto che rappresenta quel sacrificio di cui si è fatto cenno ieri”. Sono saliti sul palco il Presidente del COA di Venezia, Tommaso Bortoluzzi, e il collega del foro veneziano l’avv. Tommaso Moro, a cui toga e tocco erano stati regalati per ragioni di amicizia, che in un toccante momento hanno riconsegnato l’“eredità di Croce” al COA di Torino e alla Fondazione.

La giornata prosegue con gli interventi programmati delle Delegate e dei Delegati, dei Presidenti dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, dei Presidenti delle Unioni regionali forensi, dei Presidenti dei Consigli Distrettuali di Disciplina, dei Presidenti dei Comitati Pari Opportunità e dei Congressisti.

Domani al voto le mozioni congressuali.


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Nordio al Congresso Forense: “La riforma Cartabia va superata, le ragioni dell’Avvocatura sono sacrosante”

Torino, 17 ottobre – Nella mattina della seconda giornata di lavori del XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino, fino a domani al Lingotto, il presidente del CNF Francesco Greco ha dialogato con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, in videocollegamento da Roma.

Sul principio di oralità nel processo pensale, sull’udienza in presenza nel civile e sull’abbreviazione dei termini, il Ministro si è detto favorevole in modo incondizionato. “So che avete speso parole dure nei confronti della collega Cartabia, verso la quale provo amicizia e stima per essere intervenuta in momenti difficili come quelli della pandemia e dell’attuazione del piano del PNRR. Ma come spesso accade in Italia il provvisorio tende a diventare definitivo, e questo è un male. Le vostre ragioni sono sacrosante sia nel processo civile sia in quello penale. Esaurita la fase del referendum, contiamo di metterci le mani entro i due anni che ci aspettano da qui alla fine della legislatura. Per quanto riguarda l’abbreviazione dei termini, è una riforma fallita”.

Sull’aggiornamento del testo dei parametri forensi, Nordio ha ribadito di essere d’accordo e di contare di farlo entro la fine dell’anno. Quindi sull’apertura dell’ufficio legislativo alla presenza degli avvocati, il Ministro riconosce il problema retributivo e propone agli avvocati di contribuire a cercare soluzioni. “L’impegno c’è, siamo tutti interessati ad avere una presenza degli avvocati nell’ufficio legislativo sempre più forte. Non dimentichiamo che la giurisdizione è un tavolo a tre gambe, e l’Avvocatura è una di queste”.

Infine sul differimento dell’entrata in vigore della norma che prevede l’affidamento ai giudici di pace delle controversie fino a un importo superiore rispetto a quanto oggi previsto, ai timori espressi da Greco sugli organici ridotti e sull’insufficienza di strutture logistiche e tecnologiche, Nordio è consapevole che “c’è una scopertura del 70 per cento e vi è una concorrenza di competenza con il CSM, al quale abbiamo richiesto un incontro urgente, forse il prossimo 21 ottobre. È certo che l’organico debba essere implementato. È questione di budget e di target, o ritorniamo a competenze più limitate o, aumentiamo le competenze, aumenteremo gli organici e le retribuzioni”.

Al termine del dialogo, il giornalista de Il Dubbio Errico Novi ha intervistato Ciro Maschio, presidente della Commissione Giustizia della Camera. La prima domanda sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Non si deve commettere l’errore di politicizzare il referendum sulla riforma della giustizia, ma stare collegati alle esigenze di tutela dei diritti dei cittadini. Il modello attuale non garantisce la completa realizzazione dell’art. 111 della Costituzione, lo scopo della separazione delle carriere è completare il percorso della realizzazione del giusto processo, i cittadini hanno il diritto di avere un giudizio davanti a un giudice terzo. Il vero nucleo rivoluzionario della riforma è l’Alta Corte Disciplinare e il sorteggio secco nella composizione del CSM, per liberare la magistratura dalle correnti”.

Sulla trattazione della riforma ordinamentale forense, Maschio ha detto: “Plauso al CNF per il lavoro straordinario e di qualità. A giorni verrà assegnato alla Commissione Giustizia il disegno di legge, daremo la massima priorità per arrivare a una rapida approvazione e a una condivisione totale per avere poi il tempo di intervenire sugli schemi di decreto legislativo che dovranno attuare nei dettagli questa riforma. Un plauso a voi per il lavoro svolto, a noi il compito di portarlo a termine”.

E sugli impegni da qui alla fine della legislatura. “Sarà un fine legislatura fittissimo, con un’agenda intensa. Mi concentro su un paio di temi. Sull’avvocato in Costituzione, dal Ministro a tutti noi c’è l’intenzione di proseguire con questo obiettivo. C’è una proposta di legge a mia firma già depositata sul tema. Poi il tema dell’oralità nel procedimento. La riforma Cartabia va cancellata, sono stato contrario sin dall’inizio. Siamo un Paese e un Governo serio, abbiamo il dovere di mantenere gli impegni presi dall’Italia con l’Europa per il raggiungimento entro il 2026 degli obiettivi del PNRR, ma poi bisognerà riportare il processo civile e penale alla normalità. Restituire al diritto di difesa la dignità che gli è stata tolta”.

I lavori proseguono con gli interventi delle Associazioni forensi.

GUARDA IL VIDEO DELL’INTEREVENTO DEL MINISTRO SULLA WEBTV DI SERVICEMATICA


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Meloni al Congresso Forense: “Senza avvocati non c’è giustizia, e senza giustizia non c’è democrazia”

Torino, 17 ottobre – Si sono aperti i lavori della seconda giornata del XXXVI Congresso Nazionale Forense a Torino, fino a domani al Lingotto. Il presidente del CNF Francesco Greco ha annunciato il videomessaggio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di cui riportiamo trascritto e link al video.

“Buongiorno a tutti, grazie al Presidente Greco per l’invito. Mi spiace davvero non essere riuscita a partecipare in presenza ai lavori del XXVI Congresso nazionale forense, ma ci tenevo a farvi arrivare il mio saluto e il mio contributo. L’Avvocatura ricopre un ruolo fondamentale nel nostro ordinamento perché assolve un principio alla base della nostra civiltà giuridica, il diritto di difesa come baluardo contro ogni forma di arbitrio.

Nessuno può perdere o essere privato del diritto di essere difeso in giudizio perché il venir meno di questo diritto equivale al venire meno della dignità stessa della persona. Perché ciò che distingue radicalmente un ordinamento civile da un regime è proprio il rispetto integrale della dignità di ogni persona, chiunque essa sia, qualunque delitto abbia commesso, qualunque pena gli sia stata inflitta al termine di un giudizio. Voi quindi siete coloro che tutelano, prima ancora della posizione processuale dei vostri assistiti, le basi stesse del diritto e i pilastri del nostro vivere comune.

Senza avvocati non solo non esisterebbe la giustizia, ma non ci sarebbe neanche il presupposto per realizzare quel giusto processo che la nostra Costituzione sancisce e che la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere punta a rendere concreto. Perché non può esserci giusto processo se non in contraddittorio davanti a un giudice che non solo deve essere terzo ma deve anche apparire come tale. È esattamente ciò che intendiamo fare con la riforma della giustizia all’esame del Parlamento, che prevede la separazione fra chi accusa e chi giudica, che punta a garantire una vera parità processuale tra accusa e difesa.

La professione forense è depositaria di una funzione di rango costituzionale, fondata su quei principi di indipendenza e terzietà che assicurano l’effettività della tutela giurisdizionale e la tenuta democratica dell’ordinamento. Gli avvocati, come tutto il mondo delle libere professioni, custodiscono una specificità e un valore economico, culturale e sociale che questo Governo ha sempre riconosciuto e difeso. È la ragione per la quale abbiamo scritto e approvato anche con il prezioso contributo del Consiglio Nazionale Forense una riforma dell’ordinamento professionale forense che fosse in grado di rendere il quadro normativo al passo coi tempi, con l’evoluzione della nostra società, con le profonde trasformazioni che l’Avvocatura sta vivendo, a partire dalla sfida epocale dell’intelligenza artificiale che non tocca solo voi ovviamente, ma tutte le professioni intellettuali.

Anche per questo abbiamo voluto restituire centralità all’Avvocatura per sottrarla a quella marginalizzazione che ne svilisce il ruolo e sminuisce il valore pubblico della funzione difensiva. Lo abbiamo fatto perché senza avvocati liberi e indipendenti non c’è giustizia e senza giustizia non può esserci democrazia. Questo è il cammino che vogliamo continuare a percorrere per rendere sempre più forte quel dialogo tra istituzioni e professioni che è fondamentale per la crescita, lo sviluppo, la prosperità della nazione.

Grazie a tutti e auguro a tutti buon congresso”.

GUARDA QUI IL VIDEO SULLA WEB TV DI SERVICEMATICA


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