pec mail phishing

Phishing: avvocati nel mirino, attenzione alle PEC

Come funziona l’attacco:

  • Email di phishing: Gli avvocati ricevono email di phishing sulle loro caselle PEC con un messaggio simile: “Il tuo dominio PEC sta per scadere. Rinnovalo subito per pochi euro”.
  • Mittente fasullo: L’email sembra provenire da un ente affidabile, come un provider di servizi PEC o l’Ordine degli Avvocati.
  • Obiettivo: Indurre l’avvocato a cliccare su un link dannoso contenuto nell’email.

Leggi anche: Esempi di Mail di Phishing

Cosa succede se si clicca sul link:

  • Redirect a un sito falso: L’utente viene reindirizzato a un sito web fasullo che imita il sito web reale del provider di servizi PEC o dell’Ordine degli Avvocati.
  • Inserimento delle credenziali: Il sito web fasullo chiede all’utente di inserire le proprie credenziali PEC, password o altre informazioni sensibili.
  • Furto di dati: Una volta che l’utente ha inserito le sue informazioni, i cybercriminali le rubano e le utilizzano per scopi fraudolenti, come ad esempio:
    • Accesso alla PEC: I criminali informatici possono accedere alla casella PEC dell’avvocato e rubare informazioni sensibili dei clienti, come documenti legali o dati finanziari.
    • Invio di email di phishing: Le credenziali rubate possono essere utilizzate per inviare ulteriori email di phishing ad altri avvocati o clienti.
    • Attività criminali: I dati rubati possono essere utilizzati per commettere altri crimini, come furto d’identità o riciclaggio di denaro.

Come proteggersi:

  • Verificare il mittente: Non cliccare su link in email di mittenti sconosciuti o sospetti. Se hai dubbi sull’autenticità di un’email, contatta direttamente il mittente per verificarne l’identità.
  • Controllare l’indirizzo web: Se decidi di cliccare su un link in un’email, assicurati che l’indirizzo web sia quello corretto del provider di servizi PEC o dell’Ordine degli Avvocati. Fai attenzione a siti web con indirizzi simili ma leggermente diversi (ad esempio, “avvocati.it” invece di “avvocati.it”).
  • Non inserire mai credenziali in un sito web non sicuro: Non inserire mai le tue credenziali PEC, password o altre informazioni sensibili in un sito web a meno che non sia sicuro. Un sito web sicuro avrà un URL che inizia con “https://” e un’icona a forma di lucchetto nella barra degli indirizzi del browser.
  • Segnalare email di phishing: Se ricevi un’email di phishing, segnala al tuo provider di servizi PEC o all’Ordine degli Avvocati.

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Test psicoattitudinali per magistrati: l’Anm li boccia e li definisce incostituzionali

Il Consiglio Nazionale Forense inaugura l’anno giudiziario 2024 a Palazzo Venezia

Lunedì 15 aprile alle ore 11.30, presso la Sala Regia di Palazzo Venezia a Roma, si terrà la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario forense 2024, organizzata dal Consiglio Nazionale Forense (CNF).

L’evento, che vedrà la partecipazione di alte cariche dello Stato e dell’Avvocatura, sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione della giustizia in Italia e per tracciare le linee guida per il futuro.

La cerimonia si aprirà con la relazione inaugurale del Presidente del CNF, Francesco Greco. Seguiranno gli interventi della Prima Presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, del Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, e del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Nel corso della mattinata verranno affrontati temi di grande attualità, come l’efficienza del sistema giudiziario, l’indipendenza della magistratura, il ruolo dell’avvocatura e l’accesso alla giustizia.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul sito del Consiglio Nazionale Forense: https://www.consiglionazionaleforense.it/


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Test psicoattitudinali per magistrati: l’Anm li boccia e li definisce incostituzionali

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) boccia duramente l’introduzione dei test psicoattitudinali per l’accesso in magistratura, definendoli una misura “screditante”, “demagogica” e “incostituzionale”.

Con una delibera approvata dal Comitato direttivo centrale, l’Anm contesta l’idea di sottoporre i futuri magistrati a test psicologici per valutare il loro equilibrio psichico. Secondo l’associazione, questa misura è inutile e basata su una “valutazione approssimativa” che ignora le opinioni di esperti, tra cui quelli dell’Associazione psicoanalitica italiana.

Inoltre, l’Anm sottolinea che il sistema attuale già prevede “verifiche incrociate, efficaci e periodiche” dell’equilibrio del magistrato, rendendo i test psicoattitudinali del tutto superflui. L’associazione contesta anche la costituzionalità della misura, in quanto non prevista dalla legge Cartabia del 2022 e introdotta con un decreto delegato del governo.

Per queste ragioni, l’Anm ha espresso la sua “ferma e assoluta contrarietà” all’introduzione dei test psicoattitudinali e ha annunciato l’organizzazione di un incontro/dibattito aperto alla cittadinanza e a esperti per discutere la questione. L’associazione si riserva inoltre di intraprendere ulteriori iniziative di protesta.

Le critiche dell’Anm ai test psicoattitudinali

L’Anm muove diverse critiche all’introduzione dei test psicoattitudinali per i magistrati:

  • Screditano la magistratura: Diffondono l’idea falsa che sia necessario testare l’equilibrio psichico dei magistrati, gettando discredito sull’intera categoria.
  • Demagogici: Nascondono che il sistema attuale già prevede controlli sull’equilibrio psichico dei magistrati.
  • Incostituzionali: Introdotti con un decreto delegato che va oltre i limiti della delega prevista dalla legge Cartabia.
  • Inutili: Basati su valutazioni approssimative che ignorano le opinioni di esperti.
  • Basati su presupposti scientifici non comprovati: Non vi è consenso scientifico sull’efficacia dei test psicoattitudinali per la selezione dei magistrati.

Le prossime mosse dell’Anm

L’Anm ha annunciato diverse iniziative per contrastare l’introduzione dei test psicoattitudinali:

  • Un incontro/dibattito aperto alla cittadinanza e a esperti: Per discutere la questione e sensibilizzare l’opinione pubblica.
  • Valutazione di ulteriori iniziative di protesta: Non escludendo scioperi o altre forme di mobilitazione.

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I giovani avvocati appendono la toga al chiodo

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Giovani avvocati: metà stipendio e tanti abbandoni, ecco come invertire la rotta

La crisi non risparmia le professioni intellettuali, tra cui quella degli avvocati. In Toscana, negli ultimi dieci anni, il numero di giovani che superano l’esame di abilitazione è crollato da 1.300 a meno di 400. Il motivo principale? La disparità di reddito tra giovani e avvocati senior.

Stipendi dimezzati e precarietà: i dati parlano chiaro. Il reddito medio dei giovani avvocati è meno della metà di quello degli over 30. Per il 36,5% dei giovani avvocati, la causa principale del divario è il basso compenso da collaboratori di studio. La conseguenza è che molti mollano la professione, facendo aumentare l’età media degli avvocati attivi, passata da 42,3 anni nel 2002 a 47,7 anni nel 2022.

Cosa fare? Un primo passo per invertire la rotta sarebbe garantire ai collaboratori di studio inquadramenti e retribuzioni dignitose. Un esempio arriva da Firenze, dove lo studio legale Paratore Vannini & Partner ha ottenuto la certificazione di qualità UNI 11871:2022, il primo standard europeo che detta i principi organizzativi e di gestione dei rischi per la creazione e la protezione del valore.

La certificazione garantisce:

  • Tutela dei collaboratori: contrattualizzazione scritta del rapporto, piano formativo condiviso, tutele specifiche.
  • Retribuzione parametrata al valore creato: fisso mensile garantito e remunerazione complessiva basata sul valore, non sull’età.
  • Valorizzazione dei giovani: utilizzo di nuove tecnologie, studio di nuove materie, aria fresca per gli studi.

Come individuare lo sfruttamento? Se un giovane avvocato viene assunto per fare fotocopie e rispondere al telefono, si tratta di sfruttamento. Lo studio che forma un giovane non sopporta un costo, ma fa un investimento. La giusta retribuzione è quella che permette al giovane di creare valore per lo studio.

I giovani avvocati hanno tanto da offrire: nuove tecnologie, nuove materie, aria fresca. Per invertire la rotta e garantire un futuro alla professione forense, è necessario investire sui giovani e valorizzare le loro competenze.


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Giustizia, Delmastro: “Firmata convenzione per mantenimento giudice di pace di Marano”

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Giustizia, Delmastro: “Firmata convenzione per mantenimento giudice di pace di Marano”

Il giudice di pace di Marano di Napoli resterà definitivamente aperto. Grazie all’intenso lavoro di squadra tra Ministero, Tribunale di Napoli Nord e amministrazioni locali, i Comuni interessati sono riusciti finalmente a stipulare una nuova convenzione che permetterà di mantenere attivo questo fondamentale presidio di giustizia e legalità in un territorio flagellato dalla piaga della camorra.
Ringrazio le amministrazioni comunali di Marano di Napoli, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Villaricca, Calvizzano e Giugliano in Campania per la proficua collaborazione istituzionale e per gli sforzi profusi nel garantire una giustizia più vicina e funzionante ai cittadini e agli operatori del diritto della provincia di Napoli. Su legalità e giustizia lo Stato non arretra.
È quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia e Sottosegretario di Stato alla Giustizia.
pagamento diritti di copia

Pagamento diritti di copia per gli imputati ammessi al patrocinio a spese dello Stato

La circolare sul tema, emanata dal Ministero della Giustizia, chiarisce le disposizioni relative al pagamento dei diritti di copia per gli atti di impugnazione presentati via PEC da imputati ammessi al patrocinio a spese dello Stato.

Punti chiave:

  • L’art. 164 disp. att. c.p.p. e l’art. 272 d.P.R. n. 115/2002 stabiliscono che l’impugnante, anche se ammesso al patrocinio a spese dello Stato, è tenuto a depositare le copie dell’atto di impugnazione.
  • Se l’impugnante non deposita le copie, la cancelleria provvede a sue spese, con un onere triplicato a carico dell’impugnante e del suo difensore.
  • La circolare sottolinea che questa procedura si applica anche agli imputati ammessi al patrocinio a spese dello Stato, a meno che non sia già stata rilasciata una copia gratuita ai sensi dell’art. 107 d.P.R. n. 115/2002.
  • L’art. 107 d.P.R. n. 115/2002 prevede il rilascio gratuito di copie degli atti processuali “quando sono necessarie per l’esercizio della difesa”. Tuttavia, tale norma si riferisce alle copie di atti già presenti nel fascicolo d’ufficio, non alla produzione delle copie necessarie per la continuità del fascicolo stesso e la formazione del fascicolo dell’impugnazione, che sono già nella disponibilità dell’impugnante.
  • La circolare suggerisce alle cancellerie di richiedere preliminarmente al difensore di integrare le copie mancanti entro un termine congruo, prima di procedere alla produzione autonoma delle stesse con addebito dei costi.
  • L’invio ad Equitalia Giustizia per il recupero delle spese di copia è subordinato al superamento del minimo di importo stabilito dalla legge.

Critiche alla circolare:

La circolare ha suscitato prime diverse critiche, in particolare da parte degli avvocati penalisti, che la ritengono iniqua e vessatoria. Le principali obiezioni riguardano:

  • L’onere sproporzionato posto a carico dei difensori, che si vedono costretti ad anticipare le spese di copia per poi rivalersi sui propri clienti, spesso già in condizioni economiche disagiate.
  • La mancanza di chiarezza nella distinzione tra le copie di atti già presenti nel fascicolo (rilasciate gratuitamente) e le copie necessarie per la formazione del fascicolo dell’impugnazione (soggette a oneri).
  • L’eccessiva rigidità della procedura, che non tiene conto delle possibili difficoltà incontrate dai difensori nell’ottenere le copie dagli imputati.

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Giudici, Greco (Cnf): “Riforma vera? Aumentare il numero”

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Giudici, Greco (Cnf): “Riforma vera? Aumentare il numero”

“Intervenire sui codici non serve a nulla. L’unica riforma valida è aumentare il numero dei giudici”. È l’appello che il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, ha rivolto alla Commissione Giustizia del Senato durante le audizioni sull’Atto del Governo n. 137 in materia di efficienza del processo civile.

Greco ha sottolineato come negli ultimi anni siano stati fatti numerosi interventi per migliorare il sistema giudiziario, ma senza risultati concreti: “Abbiamo assistito a una miriade di interventi, ma non su quello che è l’oggetto vero e che richiede massima attenzione, vale a dire l’ordinamento giudiziario”.

Il problema, secondo il Presidente del Cnf, è la carenza di organico: “In Italia su 100mila abitanti ci sono dieci giudici, a fronte dei trenta presenti nel resto d’Europa. Aumentare il numero dei magistrati è l’unica vera riforma per rendere la giustizia più efficiente e celere”.

Greco ha poi concluso: “Dobbiamo smetterla di intervenire sui codici, che ormai sono diventati incomprensibili. Serve un cambio di paradigma, un investimento sul capitale umano della giustizia”.

L’intervento di Greco è stato condiviso da molti dei senatori presenti in audizione, che hanno espresso la loro preoccupazione per la lentezza e l’inefficienza del sistema giudiziario italiano. La Commissione Giustizia continuerà le audizioni nelle prossime settimane, con l’obiettivo di raccogliere tutti i pareri necessari per elaborare una proposta di riforma del processo civile.


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“L’incremento di risorse aggiuntive per 5 milioni di euro, finalizzato al potenziamento dei servizi trattamentali e psicologici negli istituti penitenziari, è un’ottima notizia e costituisce un altro importante pezzo del puzzle che si sta via via componendo per migliorare la condizione degli oltre 61 mila detenuti presenti nelle nostre carceri”. Lo afferma, in una nota, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo.

“La decisione del Ministro, che sposa pienamente una precisa indicazione del Dap – prosegue Russo – permetterà di fronteggiare meglio il disagio che da tempo si registra negli istituti. E, non da ultimo, consentirà al personale di Polizia Penitenziaria e a tutti gli operatori di poter svolgere con maggiore serenità il gravoso impegno lavorativo che, nonostante le difficoltà, mettono quotidianamente a disposizione dei cittadini e della Nazione”.


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“Al fine di prevenire e contrastare il drammatico fenomeno dei suicidi nell’ambito della popolazione detenuta, ho firmato un decreto che prevede per il corrente anno l’assegnazione di 5 milioni di euro all’Amministrazione penitenziaria per il potenziamento dei servizi trattamentali e psicologici negli istituti, attraverso il coinvolgimento di esperti specializzati e di professionisti esterni all’amministrazione” così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

“Più che raddoppiato lo stanziamento annuale di bilancio destinato alle finalità di prevenzione del fenomeno suicidario e di riduzione del disagio dei ristretti, a conferma dell’impegno da parte del governo nella pronta adozione di misure necessarie per migliorare le condizioni detentive negli istituti penitenziari, anche in vista di un intervento più strutturato e duraturo nel tempo da proporre come priorità nella prossima legge di bilancio”.


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Contributo unificato per il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo proposto con rito semplificato di cognizione

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La circolare 27 marzo 2024 – Contributo unificato per il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo proposto con rito semplificato di cognizione – artt. 281-decies e seguenti del c.p.c. chiarisce come si calcola il contributo unificato per le opposizioni a decreto ingiuntivo presentate con il rito semplificato di cognizione.

  • Prima: in alcuni tribunali si pagava il contributo unificato intero, come per un giudizio ordinario.
  • Adesso: si paga la metà, come per un’opposizione normale.

Perché è importante?

Significa che si risparmia denaro se si fa un’opposizione con il rito semplificato.

Come funziona?

  • Il rito semplificato è un modo più veloce e meno costoso per fare un’opposizione, si può usarlo per cause fino a 5.000 euro.
  • Per fare un’opposizione con il rito semplificato, si deve compilare un modulo e presentarlo al tribunale.

Per approfondire:

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.page?contentId=SDC466008


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