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Spese legali: la Cassazione ribadisce il limite del sindacato di legittimità

Con l’ordinanza n. 16500 del 13 giugno 2024, la Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione ha ribadito il principio che il sindacato di legittimità sulla pronuncia di compensazione delle spese giudiziali è limitato ad evitare che la decisione di compensare i costi tra le parti si basi su ragioni illogiche o erronee.

In particolare, la Suprema Corte ha richiamato l’orientamento espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 157 del 2014. Secondo la Consulta, il sindacato di legittimità in materia di spese processuali assume carattere “negativo”, dovendo il giudice di legittimità limitarsi a verificare che non ricorrano vizi di illogicità o erroneità nella motivazione della sentenza impugnata.

La Corte ha precisato che tale limitazione del sindacato è giustificata dall’“elasticità” costituzionalmente necessaria che caratterizza il potere giudiziale di compensare le spese di lite. In altre parole, la ripetizione delle spese processuali in favore della parte vittoriosa non rappresenta un diritto inderogabile, ma piuttosto una facoltà rimessa alla discrezionalità del giudice.

L’ordinanza in questione è rilevante per le implicazioni pratiche che derivano dal principio in essa enunciato. Infatti, ciò significa che le impugnazioni in cassazione relative alla compensazione delle spese giudiziali hanno una minore probabilità di successo, potendo essere accolte solo se la motivazione della sentenza impugnata risulti affetta da vizi macroscopici.


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Nordio a Strasburgo e Lussemburgo, il viaggio del Ministro della Giustizia

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha iniziato ieri il suo viaggio istituzionale a Strasburgo e Lussemburgo, che si concluderà domani, 14 giugno. Questo viaggio comprende una serie di incontri e partecipazioni cruciali per rafforzare le relazioni e discutere di temi fondamentali nel campo della giustizia.

Tappa a Strasburgo

Il 12 giugno, il Guardasigilli ha fatto tappa a Strasburgo, dove ha avuto un’agenda intensa. La prima tappa è stata l’incontro nella sede del Consiglio d’Europa con il vice segretario generale, Bjorn Berge. Successivamente, Nordio ha partecipato a una sessione della Corte europea dei diritti dell’uomo, dove ha assistito all’udienza dinanzi alla Grande Chambre riguardante il caso “Ucraina contro Russia”. La giornata si è conclusa con un incontro con la presidente della Corte dei diritti dell’uomo, Siofra O’Leary.

Durante l’incontro con Bjorn Berge (in foto), in occasione del 75° anniversario dell’istituzione del Consiglio d’Europa, il Ministro Nordio ha ribadito l’appoggio dell’Italia per le attività condotte dall’organizzazione nel campo della giustizia. Ha sottolineato il sostegno all’Ucraina, che si manifesta anche attraverso l’organizzazione di corsi di formazione per procuratori e giudici ucraini su temi come il contrasto alla corruzione e al riciclaggio. Questi temi erano già stati trattati durante la ministeriale giustizia di Venezia del G7, con un occhio di riguardo alla ricostruzione post bellica in Ucraina.

Nordio ha ricordato che l’Italia, come paese fondatore del Consiglio d’Europa, ha ratificato il 90% delle convenzioni e offre piena collaborazione agli organismi europei, tra cui GRECO (anticorruzione), GRETA (contrasto alla tratta di esseri umani) e GREVIO (lotta alla violenza contro le donne).

Riconoscimenti e prospettive future

Il vice segretario generale Bjorn Berge ha espresso gratitudine al Ministro Nordio per il contributo offerto dall’Italia nei negoziati sulla Convenzione quadro relativa all’intelligenza artificiale e ai diritti fondamentali, lo Stato di diritto e la democrazia. Questa convenzione sarà aperta alla firma il 5 settembre a Vilnius, in Lituania, durante la riunione ministeriale dei Ministri della Giustizia del Consiglio d’Europa, organizzata dalla presidenza di turno lituana.

Conclusione del viaggio

Il viaggio del Ministro Nordio si concluderà con la partecipazione alla riunione dei Ministri della Giustizia a Lussemburgo, prevista per venerdì 14 giugno. Questo incontro rappresenta un’altra occasione importante per discutere di temi cruciali nel campo della giustizia a livello europeo e consolidare le collaborazioni internazionali.


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Osservatorio Carcere UCPI: “Carceri presentati come Grand Hotel, basta disinformazione” 

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Osservatorio Carcere UCPI: “Carceri presentati come Grand Hotel, basta disinformazione” 

Pubblichiamo in versione integrale il documento della Giunta e dell’Osservatorio Carcere UCPI a proposito della disinformazione sulle carceri

Quando attraverso la televisione pubblica nazionale si offre alla pubblica opinione una distorta ed irreale visione sulle condizioni detentive italiane, oltre che rendere un cattivo servizio di pubblica informazione, si rende un pessimo contributo al miglioramento delle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti nelle carceri italiane.

Quello che è avvenuto nei “cinque minuti” di Bruno Vespa dedicati, in prima serata sulla prima rete televisiva, alla condizione da “detenuto italiano” di Chico Forti, è emblematico sulla disinformazione sulle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane.

Siamo davvero felici che finalmente al nostro “Chico”, proclamatosi sempre innocente, sia stato consentito il rientro in Italia per la prosecuzione della sua detenzione. Una mosca bianca rispetto agli oltre 2.600 italiani, detenuti all’estero, molti dei quali nella vana attesa di un rientro nel nostro Paese.

Così come non siamo per nulla dispiaciuti che sulla vicenda ci sia una particolare attenzione mediatica.

Ma non è il primo caso e non sarà l’ultimo per cui i riflettori dei media si accendono a comando, a seconda degli interessi politici, purtroppo senza intenzioni migliorative sul sistema carcere.

Sui tempi eccezionali per la concessione del permesso, oltre che felici e particolarmente sorpresi, siamo finalmente speranzosi che i tempi biblici, normalmente usati nei riguardi della generalizzata comunità dei detenuti, siano (sarà proprio così?) un ricordo di un immobilismo oramai superato.

La trasmissione di Bruno Vespa sul caso Forti, tuttavia, rappresenta una cattiva informazione, anzi una vera e propria opera di disinformazione rispetto alle condizioni in cui si trovano gli oltre 61.000 detenuti nelle nostre carceri.

Nei “cinque minuti” di pubblicità-regresso si è assistito alla falsa celebrazione ed esaltazione delle “dorate” condizioni detentive italiane. Carceri presentati come un Grand Hotel in cui gli ospiti possono liberamente banchettare con piatti e pietanze prelibate, al pari di famosi ristoranti stellati.

Eppure, se solo le telecamere delle Tv nazionali si recassero nelle varie sezioni del carcere di Verona, al pari di qualunque altro carcere d’Italia; se solo si introducessero all’interno di celle ammuffite e ammorbate dagli odori del sovraffollamento; se solo si soffermassero ad osservare le “latrine”, spesso alla turca, su cui ingegnosi detenuti hanno approntato doccette di emergenza, adiacenti a piccoli ripiani usati per cucinare qualche pasto; se solo riprendessero le numerose brande, l’una sopra l’altra fino al tetto, in cui si trovano appollaiati tra 10 e 15 detenuti per cella; se tutto ciò avvenisse, si offrirebbe a tutti i cittadini, primi fra tutti ai nostri legislatori, nazionali e regionali, ai tanti magistrati, mai recatisi in visita nelle carceri, l’opportunità di comprendere quanto, nel nostro “Bel Paese”, l’esecuzione della pena avvenga in palese violazione dell’art. 27 della Costituzione, costringendo la popolazione detenuta a trascorrere le giornate in condizioni davvero disumane e per nulla dignitose.

Nel silenzio dei media, giorno dopo giorno, si sta consumando una vergognosa tragedia umana. Proprio nel giorno in cui si è celebrata la Festa della Repubblica italiana è giunta l’ennesima drammatica notizia di due detenuti che hanno deciso, in carcere, di porre fine alla loro sofferenza.

Sono 38 i suicidi accertati, dall’inizio dell’anno, e altri 52 sono i morti per malattia o causa non ancora accertata.

Morti in custodia dello Stato, nel silenzio generale, senza che nessuna televisione nazionale accenda i riflettori del Paese per sollecitare, così, immediati interventi ad un governo e ad un Parlamento distratti e insensibili rispetto al dramma delle carceri.

E in tale indifferente silenzio si fanno invece strada iniziative legislative con le quali l’attenzione al mondo carcerario viene  ridotta alla sola dimensione contenitiva e repressiva, in chiave securitaria, a partire dalla introduzione del reato di rivolta commesso anche con condotte non violente di disobbedienza e resistenza passiva (DDL 1660), per seguire con l’istituzione di corpi speciali anti-rivolta della Polizia Penitenziaria (GIO), e per concludere con ipotesi di attribuzione di una competenza straordinaria alla Procura Generale e all’Avvocatura dello Stato per i fatti concernenti l’uso delle armi o di altro mezzo di coazione  fisica da parte di agenti o di ufficiali di pubblica sicurezza (Emendamento che introduce l’art. 335-bis c.p.p.).

È per queste ragioni che l’Unione delle Camere Penali ha deciso, di piazza in piazza, di città in città, di regione in regione, di dare voce, attraverso una maratona oratoria itinerante, a tutti coloro che, dentro le carceri, non hanno più diritti e soprattutto voce.

Basta disinformazione. Per ottenere una riforma radicale del sistema penitenziario e dell’esecuzione penale, e per porre fine alle condizioni disumane e degradanti delle carceri italiane, occorre anche una narrazione e soprattutto una visione delle carceri italiane finalmente aderente alla cruda realtà.

La Giunta

L’Osservatorio Carcere UCPI

 


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Solidarietà UCPI alla Camera Penale di Bari: astensione dalle udienze per limitazioni all’accesso agli uffici

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) esprime piena solidarietà alla Camera Penale di Bari “Achille Lombardo Pijola” e ne sostiene la decisione di proclamare l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nel Circondario di Bari per i giorni 18 e 25 giugno 2024.

La protesta deriva dalla persistente limitazione degli accessi alle segreterie della locale Procura della Repubblica nei confronti degli avvocati, in contrasto con quanto disposto da altri uffici della stessa sede giudiziaria e in violazione del diritto di difesa.

Limitazioni inaccettabili per il diritto di difesa

Le restrizioni imposte dalla Procura di Bari, che consentono agli avvocati un accesso “aggiuntivo” di solo un’ora al giorno (dalle 8:30 alle 9:30) rispetto al pubblico generico, risultano di fatto un ostacolo concreto all’esercizio della professione. L’attività difensiva, infatti, richiede un contatto continuo con le segreterie e le cancellerie durante l’intera mattinata, in base a esigenze contingenti e talvolta indifferibili.

Solidarietà e richiesta di rimedi

L’UCPI ritiene che il diritto di difesa, garantito costituzionalmente nell’interesse del cittadino, debba essere tutelato nella sua pienezza. Le limitazioni imposte dalla Procura di Bari appaiono lesive della dignità della funzione difensiva e ostacolano il suo corretto svolgimento.

Per tali motivi, l’UCPI non solo esprime piena solidarietà alla Camera Penale di Bari, ma ne condivide integralmente la richiesta di rivedere le limitazioni agli accessi e di garantire agli avvocati la possibilità di svolgere il proprio lavoro in modo completo e dignitoso.

Cessazione dello stato di emergenza e tutela del diritto di difesa

L’UCPI sottolinea inoltre che le limitazioni all’accesso agli uffici giudiziari non hanno più giustificazione, in quanto lo stato di emergenza pandemica è cessato.

 


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Cassa Forense, approvazione ministeriale adeguamento ISTAT 2024

Il Ministero del Lavoro, di concerto con i Ministeri della Giustizia e dell’Economia e Finanze, ha approvato la rivalutazione ISTAT per il 2024 delle pensioni erogate da Cassa Forense, nella misura del 5,4%, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi rispetto al 2023, elaborata dall’ISTAT.

NEL MESE DI GIUGNO SARANNO PAGATI I NUOVI IMPORTI DI PENSIONE RIVALUTATI, UNITAMENTE AGLI ARRETRATI MATURATI DAL 1° GENNAIO 2024.

Nella stessa misura del 5,4% saranno rivalutati il tetto reddituale e i coefficienti utili ai fini del calcolo delle pensioni, nonché gli importi dei contributi minimi.

  • contributo minimo soggettivo per il 2024: euro 3.355,00 (importo del 2023 = euro 3.185,00 maggiorato della rivalutazione ISTAT del 5,4%).
  • contributo minimo integrativo per il 2024: euro 850,00 (importo del 2023 = euro 805,00, maggiorato della rivalutazione ISTAT del 5,4%).

E’ possibile generare e stampare i moduli di pagamento dei contributi minimi 2024 per le scadenze previste collegandosi al sito internet della Cassa Forense www.cassaforense.it tramite la sezione “Accessi riservati/posizione personale” e utilizzando i codici personali Pin e Meccanografico.

Le prime tre rate, a titolo di acconto, saranno calcolate sulla base della contribuzione dell’anno 2023 non rivalutata, mentre la quarta rata, il 30 settembre, verrà determinata a saldo e includerà la rivalutazione ISTAT (+5,4%) e il contributo di maternità. I contributi minimi possono essere pagati in un’unica soluzione entro il 30 settembre, senza sanzioni.

 


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Cybersecurity, due giornate di studio organizzate dal CNF

Il Consiglio Nazionale Forense quale partner nell’ambito del progetto “UE-CoE project Rule of Law and Fundamental Rights del Consiglio d’Europa” e del programma HELP (Human Rights Education for Legal Professionals) ha organizzato due giornate di studio in materia di Cybersecurity secondo il seguente programma.

L’iniziativa si svolgerà nelle giornate del 19 e 20 giugno.; si terrà in lingua italiana e si svolgerà, esclusivamente in presenza, presso la sede del Consiglio Nazionale Forense in Roma alla Via del Governo Vecchio 3 – piano I, Sala “Aurora”.

Le giornate di studio contemplano le seguenti 3 sessioni:

  • Cybersecurity: esigenze rafforzate di tutela e data protection, mercoledì 19 giugno con inizio ad ore 14.30 e ss.;
  • Criptovalute: tra rischi ed opportunità, giovedì 20 giugno con inizio ad ore 10.00 e ss.;
  • Profili di responsabilità nel Cyberspazio; giovedì 20 giugno con inizio ad ore 14.30 e ss.

L’iniziativa formativa è riservata a 60 Avvocati, i quali potranno iscriversi accedendo alla piattaforma del CNF cliccando al seguente link: https://www.formazioneavvocatura.it/Authentication/ExternalSubscription.aspx?cid=128

Saranno ammessi a partecipare i primi 60 Avvocati che, in ordine cronologico di iscrizione, si iscriveranno secondo le modalità anzidette.

Ciascun Avvocato ammesso potrà richiedere – per la effettiva partecipazione – un rimborso spese pari ad euro 424,00 (euro quattrocentoventiquattro/00), previa allegazione, in originale, dei titoli di spesa con contestuale compilazione del modulo che sarà consegnato dalla segreteria organizzativa in esito all’integrale svolgimento dell’iniziativa formativa.

L’evento è stato accreditato, per un numero crediti pari a 9 (nove), dalla Commissione centrale per l’accreditamento del Consiglio Nazionale Forense. L’attestato sarà rilasciato in modalità telematiche entro gg. 15 (quindici) decorrenti dalla data di svolgimento della iniziativa.

 


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Concorsi, aspettando la prima generazione di Magistrati Tributari togati

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha indetto il concorso della Magistratura Tributaria 2024. La selezione pubblica prevede la copertura di 146 posti da inquadrare nel ruolo di Magistrato tributario come previsto dalla legge n. 130 del 30 agosto 2022, che ha dato una nuova disciplina al processo tributario con la creazione della Magistratura Tributaria.

La legge, infatti, vede l’introduzione della nuova figura professionale del Magistrato togato anche nel settore tributario, per il quale troverà applicazione lo stesso regime di garanzie di autonomia e di indipendenza e lo stesso trattamento economico previsto per i Magistrati Ordinari.

La riforma della Magistratura Tributaria rappresenta una svolta epocale attesa da più di un ventennio e una grande opportunità per la crescita del nostro Paese”,

commenta il notaio Vincenzo Davide Greco, secondo cui si tratta di un intervento senza precedenti nel nostro ordinamento.

Da decenni, infatti, si parla di istituire una Magistratura Tributaria togata che fino a oggi è esistita solo in forma essenzialmente onoraria”,

aggiunge, argomentando come la lunga genesi di questa legge sia stata favorita dal PNRR che, oltre ai provvedimenti sui nodi strutturali dei processi civili e penali, ha finalmente accelerato interventi volti a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione.

Una riforma che porta con sé numerosi benefici per il sistema Paese, auspicando una maggiore qualità del sistema giurisdizionale, basata su un’evoluzione del diritto tributario e dei rapporti tra il fisco e il contribuente, con vantaggi sia per le famiglie, sia per le imprese. Un cambiamento sostanziale in materia tributaria che – secondo il notaio Greco – nel medio termine potrebbe generare ricadute positive sull’attrattività del nostro Paese in termini di investimenti da parte di aziende italiane e straniere.

Tra le modifiche introdotte, il notaio Greco evidenzia l’importanza di attribuire alla giurisdizione tributaria quel grado di specializzazione tale da renderla autonoma e distinta da quella ordinaria ed amministrativa, nonché di ridurre il peso del contenzioso pendente sulle Corti di merito e su quella di legittimità.

Dalla riforma ci si aspetta un miglioramento della qualità della giurisdizione attraverso l’operato di Magistrati specializzati nella materia tributaria, tale da rappresentare una reale leva di modernizzazione del nostro sistema”,

aggiunge Greco.

Il principale cambiamento introdotto dalla legge n. 130 consiste nella selezione della prima generazione di Magistrati Tributari togati da inserire presso le Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, selezionati mediante concorsi specifici incentrati sulla conoscenza approfondita della materia. Altra novità sostanziale è che al concorso possono accedere sia i laureati in possesso del diploma di laurea in Giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, ma anche del diploma di laurea magistrale in Scienze dell’economia (classe LM-56) o in Scienze economico-aziendali (classe LM-77) o di titoli degli ordinamenti previgenti a questi equiparati.

Si amplia, quindi, la platea di candidati che possono ambire ad intraprendere una carriera di grande prestigio, con lo status che la Costituzione riserva ai Magistrati, tra cui garanzie di autonomia e di indipendenza, di inamovibilità proprie della giurisdizione e con lo stesso trattamento giuridico ed economico previsto per il Magistrato ordinario.

 


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Milano, i senza dimora intrappolati nella burocrazia, ecco come “Avvocato di strada” li aiuta

Migliaia di persone senza dimora vivono ai margini della società, intrappolate in un limbo burocratico dal quale non possono uscire. Hanno perso il lavoro, la casa, la famiglia, e con la perdita dei documenti hanno perso anche i loro diritti. Non possono richiedere una casa popolare, un lavoro, o addirittura neanche tornare nel loro paese d’origine. Sono invisibili per lo Stato e, di conseguenza, esclusi da qualsiasi forma di assistenza.

Un barlume di speranza: Avvocato di strada

Nel 2020 è nata a Milano l’organizzazione “Avvocato di strada”, un’associazione di volontariato che offre supporto legale gratuito a chi vive in condizioni di marginalità. Grazie al lavoro di giovani avvocati e studenti di legge, le persone senza dimora possono finalmente avere accesso ai loro diritti e iniziare il difficile percorso di reinserimento nella società.

Come funziona Avvocato di strada a Milano

L’associazione offre una serie di servizi gratuiti, tra cui:

  • Consulenza legale su questioni come il diritto alla casa, al lavoro e all’assistenza sanitaria;
  • Aiuto nel rinnovo dei documenti di identità;
  • Tutela dai soprusi e dalle discriminazioni;
  • Mediazione con enti pubblici e privati.

Contatti Avvocato di strada Milano:

  • Presso: Bar Mosso, via Angelo Mosso 3 – Milano
  • Prenotazioni telefoniche: 3894355596
  • Giorni e orari: Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 13.30

 


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Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri un decreto legislativo contenente disposizioni integrative e correttive al Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII), introdotto con il Decreto Legislativo n. 14/2019. Si tratta del terzo intervento correttivo al Codice, volto a perfezionarne il funzionamento e ad adeguarlo alle esigenze del sistema produttivo italiano.

L’obiettivo principale del decreto è quello di agevolare la diagnosi precoce delle crisi aziendali e di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di risoluzione stragiudiziale delle stesse. In questo modo, si intende aiutare le imprese in difficoltà ad individuare tempestivamente i problemi e ad adottare le opportune misure per superarli, evitando così l’apertura di procedure concorsuali più complesse e costose.

Il decreto interviene su diversi fronti, tra cui:

  • Maggiore chiarezza su alcuni istituti del Codice: vengono fornite interpretazioni autentiche su alcuni aspetti del CCII, al fine di eliminare dubbi applicativi e di semplificarne l’utilizzo.
  • Potenziamento degli strumenti di allerta precoce: si rafforzano i meccanismi di segnalazione delle crisi aziendali, sia da parte degli imprenditori stessi che da parte di soggetti terzi, come i commissari di revisione e gli istituti di credito.
  • Miglioramento delle procedure di composizione negoziata: vengono introdotte semplificazioni e snellimenti per facilitare l’accesso a questo strumento di risoluzione stragiudiziale delle crisi, che consente di trovare un accordo tra debitore e creditori senza dover ricorrere a procedure concorsuali.
  • Riforma del concordato preventivo: vengono introdotte alcune modifiche al concordato preventivo, volte a renderlo più efficiente e flessibile, e a favorire la continuità aziendale.

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha commentato l’approvazione del decreto sottolineando che si tratta di un “concreto aiuto al nostro sistema produttivo” e di un “impegno del Pnrr rispettato”.

L’entrata in vigore del decreto è prevista per il 15 luglio 2022.


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Reti Ultraveloci, intesa tra Dipartimento per la trasformazione digitale, Ministero della Giustizia e operatori Tlc

Sopperire alla carenza di manodopera per le attività di posa e giunzione delle reti in fibra ottica e, al tempo stesso, offrire alle persone detenute nuove occasioni di reinserimento nella società attraverso la formazione e il lavoro. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, Infratel Italia, il Consorzio A.S.I. Caserta, ANIE SIT e gli operatori Tlc Fastweb, Fibercop, Intred, Inwit, Open Fiber, Telecom Italia, Vodafone Italia, interessati all’attuazione dei Piani previsti nell’ambito dell’Investimento 3 “Reti ultraveloci e 5G” del PNRR.

Il nuovo accordo – che sarà valido fino al 30 giugno 2026 – segue e amplia la precedente intesa sottoscritta da Ministero della Giustizia e Dipartimento per la transizione digitale nel giugno 2022. In particolare, nell’attuale protocollo sono incluse tutte le imprese operanti su progetti PNRR e vengono coinvolti diversi istituti penitenziari su tutto il territorio nazionale e quindi un numero maggiore di detenuti. Sono oltre 700, infatti, le candidature emerse a seguito di una apposita ricognizione effettuata dal Dap saranno vagliate caso per caso per la verifica della sussistenza dei requisiti personali e giuridici necessari per poter accedere al progetto.

Sarà cura del Dipartimento per la Trasformazione Digitale facilitare la collaborazione tra le istituzioni e gli operatori del settore telecomunicazioni, mentre il Dap metterà a disposizione i locali necessari per svolgere la formazione professionale all’interno degli istituti penitenziari e garantirà la sorveglianza necessaria per lo svolgimento delle attività formative.

Gli operatori Tlc, con il coordinamento di Infratel Italia, assumeranno i detenuti, offrendo loro formazione professionale, anche a distanza, per garantire un pieno inserimento lavorativo. Un processo che sarà realizzato in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che selezionerà i soggetti idonei per le opportunità di impiego.

Il Consorzio Asi Caserta si occuperà di erogare il modello di formazione per l’impiego delle persone private di libertà e ritenuto best practice di sviluppo sostenibile e cooperazione pubblico/privato dall’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI).

L’avvio delle attività lavorative dei detenuti sarà demandato alla firma di specifici accordi operativi da parte delle direzioni degli istituti penitenziari con le parti coinvolte.

“La firma di questo protocollo rappresenta un rilevante momento di cooperazione tra istituzioni e imprese e mira a rispondere ai bisogni del settore delle telecomunicazioni, come la carenza di manodopera specializzata” ha commentato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti. “Il Governo Meloni passa ancora una volta dalle parole ai fatti ed è fermamente impegnato nello sviluppo di un partenariato pubblico-privato solido ed efficace, riconoscendo che tali collaborazioni sono essenziali per affrontare le sfide moderne e stimolare l’innovazione. Con l’inclusione lavorativa dei detenuti, il Governo mira inoltre a promuovere una cultura di coesione sociale, dove il reinserimento diventa una vera leva di crescita per l’intera comunità.

Il nostro mandato è quello di realizzare un’esecuzione della pena secondo i principi fissati dalla Costituzione. Accordi come questi sono il simbolo di una nuova capacità del Dap di onorare questo suo compito guardando al futuro e all’innovazione. Un rinnovato impulso a realizzare e partecipare a progetti di inclusione sociale che, attraverso il coinvolgimento di importanti aziende e gruppi industriali, favoriscano il recupero dei detenuti e l’abbattimento della recidiva, con l’obiettivo, più volte indicato dal ministro Nordio, di moltiplicare le possibilità di lavoro e formazione professionale utili al reinserimento nella società”. Così, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo.

Stiamo dando concretezza alle soluzioni che abbiamo individuato per accelerare i lavori nei cantieri aperti per completare l’opera di digitalizzazione del Paese, questo accordo ha una doppia valenza: rispondere alla carenza di manodopera che affligge i cantieri e contribuire al reinserimento delle persone detenute, offrendo loro formazione e lavoro” ha dichiarato l’Ad Infratel Italia Pietro Piccinetti. “Ringrazio sentitamente il Ministero della Giustizia e il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per aver coinvolto Infratel su questo protocollo, che è un tassello importante per contribuire alla piena attuazione del dettato costituzionale che assegna alla pena una funzione rieducativa e per orientare chi ha scontato la sua pena al reinserimento nel tessuto sociale del Paese.”

 


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