Via libera al bonus Natale: 100 euro in arrivo con la tredicesima per oltre 2 milioni di lavoratori

Il Governo ha approvato l’estensione della platea del cosiddetto “bonus Natale”, che prevede un’aliquota una tantum di 100 euro per i lavoratori dipendenti con un reddito annuale non superiore a 28.000 euro. La misura riguarda chi ha un coniuge e almeno un figlio fiscalmente a carico, ma anche i nuclei monogenitoriali con un figlio. La somma sarà erogata con la tredicesima e raggiungerà circa due milioni di lavoratori. I costi stimati per l’intervento sono di circa 400 milioni di euro.

Il ministro Luca Ciriani ha sottolineato l’impegno del governo per ampliare i beneficiari, includendo anche le famiglie monogenitoriali. Per ricevere il bonus, i lavoratori devono presentare apposita richiesta al datore di lavoro. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti a riguardo con una circolare del 10 ottobre 2024.


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“Questi giudici devono andarsene”: bufera sulle dichiarazioni di Elon Musk

Nella notte tra l’11 e il 12 novembre, è attraccata al porto di Brindisi la nave Visalli, riportando in Italia i sette migranti di origine bengalese ed egiziana, precedentemente trattenuti nel centro di Gjader, in Albania. La decisione del rimpatrio è stata presa dal Tribunale di Roma, che ha sospeso il trattenimento dei migranti in attesa di una valutazione europea.

Le tensioni si sono amplificate dopo un commento di Elon Musk, patron di Tesla, su X, dove ha criticato i giudici italiani scrivendo che “questi giudici devono andarsene.” Le parole di Musk hanno suscitato un’ondata di reazioni istituzionali. Alessandra Maddalena, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha condannato l’intervento, definendolo un attacco alla sovranità italiana. Simili preoccupazioni sono state espresse anche dal consigliere del CSM Ernesto Carbone, che ha parlato di “parole pericolose per la democrazia”.

In risposta, Musk ha definito Sea Watch, la ONG tedesca attiva nei salvataggi di migranti, una “organizzazione criminale,” alimentando ulteriormente il dibattito. Anche diversi politici italiani, tra cui il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il presidente del Senato Ignazio La Russa, sono intervenuti, esprimendo posizioni critiche verso la decisione del Tribunale e l’ingerenza del magnate americano.


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Giudice di pace, i numeri del fallimento. Oggi gli avvocati di Roma in piazza

56 giudici di pace in servizio a Roma –  41 per il settore civile e gli altri per il penale – invece dei 210 previsti. Una scopertura di organico catastrofica del 72%. E questo a fronte di una mole di lavoro enorme: ogni anno a Roma vengono presentati 33.000 ricorsi per decreto ingiuntivo e si discutono 29.000 cause tra ordinarie e opposizioni a sanzioni amministrative. In pratica, per ogni giudice di pace civile oltre 800 decreti ingiuntivi e per tutti 517 cause a testa ogni anno. Inevitabile che questa situazione si traduca in tempi lunghissimi per ottenere giustizia.

Sono i numeri del fallimento che hanno spinto gli avvocati romani a indire questa mattina in piazza Cavour una grande manifestazione di protesta “per sensibilizzare l’opinione pubblica e per rivendicare il diritto dei cittadini ad avere giustizia in tempi ragionevoli come previsto dalla costituzione”.

“La nostra però – spiega il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta – non è una manifestazione per una rivendicazione di categoria, noi intendiamo denunciare pubblicamente la denegata giustizia. Una situazione che si riscontra in tutto il territorio nazionale ma che nella Capitale assume contorni che definiremmo grotteschi, se non fossero tanto drammatici”.

E dire che delle soluzioni immediate esisterebbero. “Noi nelle numerose interlocuzioni al Ministero abbiamo proposto dagli interventi concreti che peraltro non avrebbero nemmeno costi per l’erario – prosegue Nesta – nel senso che ci sarebbe stata al nostro avviso la possibilità di destinare ai giudici di pace i vincitori del concorso che sono stati assegnati per un biennio all’ufficio per il processo, come prevede l’articolo 10 della normativa vigente. Una proposta sensata che il Ministero sembrava aver recepito ma che il Consiglio Superiore della Magistratura ha respinto”.

Di qui la decisione di scendere in piazza. “Quello che noi chiediamo con forza – conclude il Presidente del COA Roma – è l’immediata copertura dell’organico dei giudici, del personale amministrativo e di rendere efficienti i sistemi informatici, perché come se non bastasse neanche questi attualmente sono idonei a svolgere adeguatamente la loro funzione”.


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Infortuni mortali sul lavoro: il CdA risponde penalmente per la sicurezza

La Corte di Cassazione ha confermato che i membri del Consiglio di amministrazione (CdA) di un’azienda sono penalmente responsabili per la morte di un lavoratore se risultano violazioni delle norme antinfortunistiche, anche quando esistono deleghe specifiche di gestione. La sentenza n. 40682 del 6 novembre 2024 ha infatti stabilito che le deleghe non esonerano i vertici dalla responsabilità per incidenti causati da mancanze strutturali nella sicurezza.

Il caso concreto

B.O., dipendente della società P… s.p.a., è deceduto durante il lavoro, travolto da una lastra prefabbricata di cemento armato installata da P… COSTRUZIONI s.p.a. L’incidente è stato causato da gravi difetti di produzione e montaggio, con errori nell’ancoraggio e nei bulloni di fissaggio non conformi al progetto. In fase di costruzione, Pi.M., addetto ai controlli di P…, aveva rilevato i difetti e tentato di correggerli, ma in modo insufficiente e non conforme agli standard di sicurezza.

Procedimento giudiziario

La Corte d’Appello di Milano ha ritenuto responsabili i membri del CdA di P… COSTRUZIONI s.p.a., tra cui il presidente P.G. e altri due consiglieri, per omicidio colposo. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la presenza di deleghe operative avrebbe dovuto esonerarli dalla responsabilità. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, ribadendo che il CdA non può delegare in modo completo la responsabilità della sicurezza e rimane garante dell’osservanza delle norme antinfortunistiche nell’ambito aziendale.


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Strutture esterne fisse per il commercio: necessario il permesso di costruire

La Corte di Cassazione ha stabilito che le strutture esterne fisse e chiuse realizzate per esigenze permanenti di attività commerciali non rientrano tra gli interventi di “edilizia libera”. La sentenza n. 39596 del 28 ottobre 2024 afferma che tali opere non possono essere considerate “pergotende” poiché ampliano stabilmente lo spazio commerciale interno e non soddisfano esigenze temporanee.

Il caso concreto

R.F.L. e R.M., rappresentanti della “R. F… S.r.l. Società Agricola”, avevano installato una struttura di 15,36 mq dietro il loro chiosco di fiori a Marsala, con pilastri di ferro, copertura a falda e teli plastificati. Lo spazio era destinato al deposito e al lavoro su fiori e piante per evitare sole e intemperie, vista l’insufficienza dell’area interna del chiosco. Tuttavia, l’opera è stata realizzata senza permesso di costruire e senza autorizzazione regionale, in un’area classificata come zona sismica.

Il procedimento giudiziario

Il Tribunale di Marsala ha condannato i rappresentanti legali della società a due mesi di arresto e a un’ammenda di 8.000 euro ciascuno per reati previsti dal Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. n. 380/2001). La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna, rigettando l’appello degli imputati, che hanno successivamente presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha confermato che, trattandosi di una struttura fissa e non temporanea, era necessario il permesso edilizio.


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Comuni in allarme per i tagli: protesta bipartisan dei sindaci italiani

I sindaci italiani si trovano in difficoltà a causa dei nuovi tagli previsti per gli Enti locali dalla legge di bilancio. L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci) ha presentato emendamenti al Parlamento, segnalando che, a partire dal 2024, i Comuni saranno soggetti a tagli di 300 milioni di euro annui per il 2024-2025 e di 200 milioni per il periodo 2026-2028. Inoltre, sono previste riduzioni dei fondi per investimenti nelle opere pubbliche, con tagli tra il 20% e il 30%. Anche le assunzioni a tempo indeterminato subiranno limitazioni, con un turnover ridotto al 75% per i Comuni con oltre 20 dipendenti.

La protesta: una questione senza colore politico

Sindaci di diverse appartenenze politiche esprimono preoccupazione per l’impatto di questi tagli. Mario Conte, sindaco leghista di Treviso e presidente dell’Anci Veneto, ha denunciato il blocco del turnover, sottolineando come i sindaci già si trovino a coprire carenze di personale. “Tagliare ulteriormente significa mettere a rischio i servizi ai cittadini,” ha affermato Conte, aggiungendo che senza altre fonti di entrate, sarà costretto a ridurre la qualità dei servizi comunali, dal mantenimento delle strade alla pulizia degli spazi pubblici.

Anche Alessandro Canelli, sindaco leghista di Novara, ha espresso forte opposizione, evidenziando che i Comuni hanno già ridotto la propria spesa pubblica dal 2011, passando dall’8,2% al 6,5% della spesa totale nazionale. Un’ulteriore riduzione metterebbe in crisi molte amministrazioni locali, già in difficoltà finanziarie.

L’impatto sulle fasce più deboli della popolazione

Sergio Giordani, sindaco di Padova sostenuto dal centrosinistra, ha messo in guardia sugli effetti sociali della manovra, affermando che “senza modifiche, dovremo tagliare servizi essenziali per i cittadini,” come l’assistenza domiciliare per gli anziani, i servizi per le persone disabili, la manutenzione di parchi e scuole, e le attività culturali e sportive. Giordani ha aggiunto che i tagli colpiranno soprattutto i Comuni più virtuosi e le fasce più deboli della popolazione.


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Giudici di pace, AIGA: “Organico scoperto per il 70%, più magistrati e “decreti ingiuntivi” emessi da avvocati per sgravare gli uffici”

“Il sistema degli uffici dei Giudici di Pace è quasi al collasso: soltanto il 33 per cento dei giudici previsti è in servizio, con una scopertura del 70 per cento. Una situazione drammatica sia per il presente che per il futuro, in vista dell’aumento delle competenze per i Giudici di pace previsto nel 2025. Per questo, AIGA chiede nuovamente che, oltre all’implementazione della pianta organica dei magistrati, venga data la possibilità agli avvocati di emettere direttamente “decreti ingiuntivi”, accogliendo le proposte di legge “Stefani” e “D’Orso” che mirano proprio a trasferire alla professione forense l’emissione delle ingiunzioni di pagamento, alleggerendo notevolmente il carico di lavoro dei Giudici di pace”.

Lo ha affermato Carlo Foglieni, presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA), durante la manifestazione “Prima le idee – Ritorno al futuro: partecipare, proporre e condividere”, che si è tenuta a Trani.

Durante il suo intervento, Foglieni ha toccato vari temi di attualità: “AIGA ha già espresso contrarietà alla proposta normativa che prevede l’estinzione del processo in caso di mancato o parziale pagamento del contributo unificato, chiedendo di stralciare tale norma dalla Legge di Bilancio 2025”.

Inoltre, ha manifestato il sostegno di AIGA alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ritenendola “l’ultimo passo verso un’effettiva realizzazione del giusto processo”. 

Foglieni ha anche sottolineato l’importanza dei numerosi interventi del governo in materia di giustizia, pur evidenziando come le continue modifiche normative, spesso scoordinate tra loro, rischiano di complicare ancor di più lo svolgimento della professione forense e di valutare appieno l’effettivo impatto delle riforme sul sistema giustizia”. Per il presidente AIGA, il lavoro va portato avanti “sulla scia di quanto fatto sinora, con l’associazione che ha mantenuto rapporti di interlocuzione costante con il Parlamento, collaborando attivamente con il governo con proposte che mirano a migliorare il sistema giustizia attraverso una visione più strutturata e coerente”, ha aggiunto Foglieni.


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Con la riforma fiscale del 2024, la Corte di Cassazione introduce una novità importante per le imprese italiane. Non è più considerato reato il mancato versamento dell’Iva se il manager non ha incassato le fatture a causa dell’inadempienza del cliente. La responsabilità del debito con l’Erario, in questo caso, non ricade sul manager che non può rispondere per il mancato pagamento del cliente.

Questo cambio di rotta è stato sancito dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 41238 dell’11 novembre 2024, che ha accolto il ricorso di un manager precedentemente condannato per omesso versamento Iva.


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Durante la requisitoria del processo a Milano, la procuratrice aggiunta Letizia Mannella ha chiesto l’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno per Alessandro Impagnatiello, accusato dell’omicidio della compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi. L’accusa ha sottolineato la premeditazione e la crudeltà del delitto, evidenziando le 37 coltellate e la volontà di far scomparire la vittima e il figlio.

La difesa, tuttavia, ha negato la premeditazione, sostenendo che le ricerche su veleno per topi fossero rivolte al feto e non alla madre, e che l’omicidio sia stato un atto impulsivo seguito alla scoperta del tradimento. La sentenza è attesa il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne.


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