Affitto d’azienda e licenziamenti: la Cassazione conferma la legittimità

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2054 del 29 gennaio 2025, ha stabilito che l’affittuario di un’azienda subentra negli accordi sindacali in deroga e può procedere a licenziamenti collettivi, a condizione che siano rispettati i criteri di selezione previsti dalla normativa vigente.

Nel caso in esame, prima della stipula del contratto d’affitto, il datore di lavoro aveva ottenuto verbali di conciliazione individuale in cui i dipendenti prendevano atto della prosecuzione del rapporto con il nuovo affittuario. Il successivo licenziamento collettivo, avvenuto dodici mesi dopo la sottoscrizione dell’accordo sindacale, è stato ritenuto legittimo dalla Cassazione, in quanto conforme agli impegni presi dall’affittante, che garantiva il mantenimento dei posti di lavoro solo per un anno e solo in assenza di giustificato motivo oggettivo.

La Suprema Corte ha inoltre chiarito che l’accordo sindacale in deroga mantiene validità anche sotto il profilo dell’efficacia soggettiva, poiché prima della sua sottoscrizione erano stati firmati verbali di conciliazione in sede sindacale ex articolo 411 c.p.c., nei quali ogni dipendente aveva accettato le condizioni dell’intesa. In virtù del trasferimento d’azienda ex articolo 2112 c.c., l’affittuario è quindi subentrato nella posizione dell’affittante, assumendone i relativi obblighi e diritti.

Ora la parola passa alla Corte d’Appello, che dovrà valutare le conseguenze indennitarie e risarcitorie per eventuali licenziamenti ritenuti non conformi, con un range di indennizzo compreso tra 500 e 1.500 euro.


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Giustizia e infanzia: il ministero e Unicef per i “Baby Pit Stop UNICEF” presso gli uffici giudiziari

Il Ministero della Giustizia e l’UNICEF Italia hanno siglato oggi un Protocollo d’Intesa triennale per promuovere attività di informazione e formazione sulla genitorialità responsiva, con un focus sui primi mille giorni di vita del bambino. L’accordo prevede anche l’implementazione dei “Baby Pit Stop UNICEF” presso gli uffici giudiziari su tutto il territorio nazionale.
La firma è avvenuta a Roma, alla presenza di Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia, e Gaetano Campo, Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi del Ministero della Giustizia.
L’accordo si concentra su diversi obiettivi chiave:
Promozione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: diffondere la conoscenza dei principi fondamentali per orientare scelte individuali e politiche sociali.
Formazione sulla genitorialità responsiva: realizzare attività di informazione e formazione rivolte a operatori dei settori educativo, giudiziario e sociale, nonché a genitori, famiglie e caregivers, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili.
Implementazione dei “Baby Pit Stop UNICEF”: creare spazi accoglienti e attrezzati presso gli uffici giudiziari per facilitare l’allattamento, il cambio pannolino e l’accudimento dei bambini, in linea con i criteri UNICEF.
“Questo Protocollo segna un passaggio fondamentale per ampliare gli interventi a supporto del benessere organizzativo all’interno del Ministero della Giustizia”, ha sottolineato Gaetano Campo. “L’iniziativa è rivolta non solo ai dipendenti, ma anche al personale di magistratura, all’avvocatura e a tutti coloro che frequentano i palazzi di giustizia.”

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Garante della Privacy blocca DeepSeek

Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto, con effetto immediato e in via d’urgenza, la limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani da parte di Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e Beijing DeepSeek Artificial Intelligence, le due società cinesi che gestiscono il chatbot DeepSeek.

Il provvedimento è stato adottato per tutelare la privacy degli utenti italiani, a seguito di una comunicazione inviata dalle due aziende, il cui contenuto è stato ritenuto insufficiente. Il Garante non ha fornito ulteriori dettagli, ma il blocco rappresenta una misura precauzionale per garantire il rispetto delle normative italiane ed europee sulla protezione dei dati personali.


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Venezia, nuova sede per l’Ordine degli Avvocati

L’Ordine degli avvocati di Venezia ha una nuova “casa”. La Cittadella della Giustizia di Piazzale Roma, dopo il trasferimento del Tribunale Penale e del Tribunale Civile, da ieri mattina ospita anche la sede dell’Ordine degli avvocati di Venezia e, di conseguenza, anche l’Ordine regionale e triveneto.

Al simbolico taglio del nastro, per il Comune di Venezia, che ha finanziato la ristrutturazione della Cittadella, il vicepresidente del Consiglio comunale e consigliere delegato all’Avvocatura civica Paolo Romor: “Avere accorpato in questo nuovo spazio i tribunali Civile e Penale, nonchè la sede dell’Ordine degli avvocati, significa facilitare e rendere efficiente il lavoro di tutti. Ora gli avvocati hanno una “casa” funzionale, che consente di svolgere al meglio la professione”.

L’ultimo atto per la Cittadella della Giustizia si concretizzerà nel 2026, quando arriveranno a Piazzale Roma la Corte d’Appello Penale e la Procura Generale.


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Oltre la neutralità tecnologica: verso una regolamentazione necessaria della tecnica

La tecnologia, per lungo tempo percepita come una forza neutrale di progresso, sta oggi suscitando un dibattito sempre più acceso. Se da un lato persiste una visione ottimistica, se non addirittura euforica, nei confronti dello sviluppo tecnologico, dall’altro emergono approcci critici che mettono in discussione la neutralità degli artefatti tecnologici e i potenziali rischi per l’umanità.

Come sottolineato da diversi studiosi, nessun oggetto tecnologico è neutrale: ogni strumento, artefatto o dispositivo produce effetti materiali e sociali sui sistemi in cui viene integrato. Inoltre, i prodotti dell’innovazione possono rivelarsi tanto vantaggiosi quanto dannosi per l’essere umano.

Questa consapevolezza dei rischi derivanti dall’innovazione ha riportato l’attenzione sul rapporto tra diritto e tecnologia. Quest’ultima si presenta come un fatto che il diritto è chiamato a regolare, ma la sua rapidità di evoluzione solleva dubbi sulla capacità del diritto di tenere il passo.

Si registra una tensione tra il sistema giuridico e la tecnologia, entrambi tesi a ordinare la realtà in modo autoreferenziale. La tecnologia sfugge al controllo di norme rigide, mentre il diritto sperimenta nuovi modelli di normazione più flessibili e orientati all’aggiornamento continuo.

Tuttavia, il rapporto tra diritto e tecnologia non è ancora definito in modo univoco. Diverse sono le ricostruzioni del ruolo che il diritto ha o dovrebbe avere nella regolazione della tecnica e nella gestione dei rischi per i diritti umani.

In questo contesto, il diritto costituzionale assume un ruolo centrale nel bilanciamento degli interessi in gioco e nella verifica dell’impatto dei prodotti dell’innovazione sui diritti e le libertà degli individui.

Un esempio concreto di questa sfida è rappresentato dalla “mobilità intelligente”, un settore in rapida evoluzione che sta trasformando il mondo dei trasporti. L’introduzione della guida assistita e, in futuro, della guida autonoma solleva questioni cruciali in termini di sicurezza, responsabilità e impatto sui diritti fondamentali.

È necessario un framework di regole uniformi che disciplinino la circolazione di mezzi non più soggetti al controllo umano. Una maggiore consapevolezza dei benefici e dei rischi della mobilità intelligente potrebbe orientare le scelte di regolamentazione, attraverso la predisposizione di tutele a salvaguardia dei diritti e delle libertà delle persone.

Solo in questo modo i vantaggi derivanti dalla smart mobility potranno dirsi davvero tali.


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Richiamo verbale agli avvocati: il CNF chiarisce natura e impatto

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF), con la sentenza n. 301/2024 pubblicata il 14 gennaio 2025, ha fornito un’importante precisazione sulla natura del richiamo verbale per gli avvocati. Sebbene non sia considerato una sanzione disciplinare, il richiamo verbale resta una misura con carattere afflittivo, poiché presuppone l’accertamento di un illecito deontologico, anche lieve e scusabile.

Lo strumento, previsto per correggere condotte non conformi ai principi etici della professione forense, sottolinea l’importanza del rispetto delle regole deontologiche, rafforzando il controllo sulla condotta degli avvocati senza ricorrere a sanzioni più severe.


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Nomadismo giudiziario e violazione del giusto processo: il caso del Foro di Cosenza

L’avvocatura calabrese denuncia con forza l’ennesimo episodio di nomadismo giudiziario che vede protagonista il Foro di Cosenza. Il processo 3942/22 RGNR, noto come “Recovery”, invece di svolgersi nella sua sede naturale presso il GUP di Catanzaro, sarà celebrato a Catania, imponendo uno spostamento di massa per tutte le parti processuali.

L’intera comunità forense, unitamente agli imputati, alle parti offese e agli uffici giudiziari coinvolti, è costretta a subire un esodo forzato che mina il principio del giusto processo sancito dall’articolo 111 della Costituzione. Il trasferimento non solo crea evidenti disagi logistici ed economici, ma compromette la parità tra accusa e difesa, trasformando il diritto alla presenza fisica dell’imputato in un mero surrogato virtuale.

La Camera Penale di Cosenza ha indirizzato un appello al Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Dott.ssa Domenica Epifanio, e al GUP Dott.ssa Antonella Sculco, affinché venga garantito il rispetto delle garanzie costituzionali. Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, la stessa Presidente Epifanio aveva espresso solidarietà agli avvocati per i disagi derivanti da simili trasferimenti processuali. Ora, i penalisti calabresi chiedono che a queste parole seguano i fatti: “La vicinanza all’Avvocatura deve attuarsi concretamente, con la Costituzione in mano, riportando i processi nelle sedi naturali”.

Il rischio, denunciano i legali, è quello di un precedente pericoloso che metterebbe in discussione la stessa tenuta del sistema giudiziario in Calabria, relegandolo in una condizione di perenne emergenza e marginalità. Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Cosenza ha lanciato un ultimo appello: “Siamo ancora in tempo per evitare che questo esodo diventi una vergogna nazionale. La Calabria è una terra di legalità e non può permettersi di restare fuori dalla Costituzione”.


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OpenAI vs DeepSeek: battaglia legale e scontro commerciale tra USA e Cina

L’intelligenza artificiale diventa il nuovo terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina. OpenAI, la società che ha dato vita a ChatGPT, accusa la rivale cinese DeepSeek di aver sfruttato indebitamente i propri modelli di apprendimento per sviluppare il proprio chatbot. Microsoft, principale partner di OpenAI, sta conducendo verifiche per capire se vi sia stato un accesso non autorizzato ai dati dell’azienda americana.

David Sacks, vicino a Donald Trump e figura chiave nella politica tecnologica dell’ex presidente, ha denunciato alla stampa statunitense la possibilità che DeepSeek abbia “distillato” la conoscenza dei modelli OpenAI senza autorizzazione. Tuttavia, al momento, le accuse non sono supportate da prove concrete.

DeepSeek: il chatbot cinese scompare dagli store in Italia

Mentre infuria la polemica, DeepSeek è improvvisamente scomparso dagli store digitali di Google e Apple in Italia. Il Garante della Privacy aveva lanciato l’allarme: “A rischio i dati di milioni di italiani”, e aveva richiesto chiarimenti all’azienda cinese su raccolta e conservazione delle informazioni personali.

Trump: “Proteggeremo le aziende USA”

Dal fronte politico, Donald Trump ha colto l’occasione per rilanciare la necessità di proteggere le aziende americane. “DeepSeek è un campanello d’allarme. Le nostre società devono rimanere competitive per vincere la sfida tecnologica con la Cina”, ha dichiarato l’ex presidente, annunciando un piano per difendere il settore AI statunitense.

Il timore della Silicon Valley: fine del monopolio USA?

L’ascesa di DeepSeek sta creando forti preoccupazioni tra le Big Tech americane. La versione DeepSeek-V3 ha già superato ChatGPT nelle classifiche di download su Apple Store in Cina e negli USA. Il modello, sviluppato con soli 6 milioni di dollari, ha costi di produzione irrisori rispetto ai miliardi investiti da OpenAI, Google e Microsoft.

Se la Cina riuscisse a imporsi con un’IA più economica e competitiva, le aziende occidentali potrebbero trovarsi di fronte a una guerra commerciale senza precedenti. Wall Street ha già avvertito il colpo: dopo il “lunedì nero” dei titoli tecnologici, il settore tenta ora una timida ripresa.

La battaglia tra OpenAI e DeepSeek è solo all’inizio, ma il rischio è chiaro: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare il prossimo terreno di scontro tra superpotenze, con conseguenze economiche e geopolitiche di enorme portata.


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Intelligenza artificiale: quanto guadagnano le nuove figure professionali

L’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) si configura come una delle principali leve di crescita per le aziende italiane, portando con sé nuove opportunità in un contesto economico sempre più competitivo. Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore del Suaini Group, commenta: “L’introduzione dell’IA non solo aumenterà il Pil, ma creerà milioni di nuovi posti di lavoro, facendo della nostra nazione un leader globale in questo ambito”. Tuttavia, per raggiungere questo traguardo è essenziale un impegno collettivo e una preparazione adeguata per implementare queste tecnologie in modo responsabile.

Le nuove figure professionali richieste dall’IA

Con l’adozione dell’IA, stanno emergendo nuove e altamente specializzate figure professionali. Tra queste, i machine learning specialist (fino a 12.000 euro al mese) sono cruciali per l’ottimizzazione degli algoritmi di apprendimento automatico, mentre gli IA engineer (fino a 6.000 euro al mese) progettano e costruiscono sistemi di IA, sia software che hardware. I big data analyst (fino a 4.000 euro) estraggono valore strategico dai dati e supportano le decisioni aziendali in tempo reale, mentre gli sviluppatori di algoritmi di IA (fino a 10.000 euro) sono responsabili della creazione e implementazione degli algoritmi per software e sistemi informatici.

Altri professionisti richiesti sono i cyber security analyst (fino a 5.000 euro), che proteggono le aziende da attacchi informatici e garantiscono la sicurezza su dati, software, hardware e reti, e gli IA ethicist (fino a 4.000 euro), che valutano gli impatti sociali, morali e legali dell’IA. Non mancano i fintech engineer (fino a 5.000 euro), che applicano strumenti digitali nell’ambito finanziario, e i professionisti della robotica (fino a 6.000 euro), che si occupano della progettazione, sviluppo e manutenzione dei robot.

IA: il valore e le sfide per le aziende italiane

La ricerca evidenzia come, nonostante l’elevato potenziale dell’IA, molte imprese italiane non abbiano ancora visto un ritorno significativo sugli investimenti. Solo il 30% dei manager intervistati ha confermato che l’intelligenza artificiale ha generato valore tangibile per le loro aziende. Tra le principali difficoltà emerse, la carenza di formazione adeguata e la difficoltà nel reperire talenti specializzati sono i principali ostacoli che impediscono alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità della tecnologia.

Il ruolo cruciale della formazione

Un aspetto fondamentale per il successo dell’adozione dell’IA è la formazione continua. Le aziende devono potenziare le competenze interne, specialmente tra i dipendenti che operano in ruoli tecnici. Solo un quarto della forza lavoro è attualmente adeguatamente formata per affrontare le sfide tecnologiche che l’intelligenza artificiale impone. La ricerca sottolinea che, per colmare questo gap, è necessario un impegno concertato tra imprese, istituzioni e università.


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Imputati, convenzione giustizia-difesa per lavori di pubblica utilità

Con la firma apposta digitalmente dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, diventa operativa la Convenzione per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità ai fini della messa alla prova per adulti presso le sedi del Ministero della Difesa, rappresentato da Guido Crosetto.

L’obiettivo dell’accordo concluso tra le due Amministrazioni è di offrire ai 260 imputati coinvolti, in maggioranza giovani, sottoposti all’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova per adulti o alla pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, percorsi a contenuti socializzanti e con finalità formative e preventive dislocandoli nelle strutture idonee a rappresentare i valori collettivi legati agli apparati della difesa e della sicurezza.

In questa prospettiva il Ministero della Difesa ha individuato 116 sedi (41 dell’Esercito, 31 della Marina, 6 dell’Aeronautica e 38 dei Carabinieri) in cui si svolgono prevalentemente attività istituzionali nei settori della difesa ecologica e ambientale, dell’addestramento tecnico e sportivo e di interesse culturale, storico e scientifico. Si tratta quindi di un indirizzo analogo a quello previsto dal progetto avviato in precedenza dall’amministrazione della Giustizia con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

La convenzione avrà durata quinquennale, tacitamente rinnovabile, e prevede che l’attività non retribuita possa essere svolta anche nelle sedi degli Enti pubblici vigilati dallo stesso dicastero della Difesa, nel rispetto delle specifiche professionalità e attitudini lavorative dell’imputato.

Una particolare modalità di svolgimento è prevista per i dipendenti del Ministero della Difesa e gli appartenenti ai Corpi dell’Esercito, della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri, che saranno ammessi al progetto unicamente in luogo distinto dalla sede istituzionale presso la quale risultano essere stabilmente occupati.


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