In che modo gli asset diventano importanti per un avvocato?

Asset è un termine inglese che indica un ente, materiale o immateriale potenzialmente dotato di valore economico.

In economia, un asset è una qualsiasi attività finanziaria che può essere detenuta, posseduta o scambiata per realizzare un guadagno. È uno strumento che si acquista e che si detiene, nella speranza di rivenderlo ad un prezzo più alto. È ciò su cui si può investire!

Ma in che modo gli asset diventano importanti per un avvocato e per uno Studio Legale?

Gli asset ti faranno crescere

Gli asset rappresentano un modo di crescere economicamente e finanziariamente.

Gli asset possono essere:

  • di Proprietà Intellettuale;
  • di Brand;
  • di Mercato;
  • di Servizi;
  • di Sistema;
  • Culturali;
  • Finanziari.

Asset di Proprietà Intellettuale

Gli asset di proprietà intellettuale comprendono più sottocategorie:

  • marchi e brevetti: quando si acquista il dominio di un sito web o quando si registra nome e logo alla Camera di Commercio;
  • metodi e/o sistemi di lavoro;
  • contenuti, come post, articoli, video e podcast. Sono molto importanti al fine della promozione personale, poiché attirano clienti e ti differenziano dagli altri.

Asset di Brand

Il Brand combina più elementi, come nome, logo, slogan, storia, reputazione e comunicazione. Sono elementi che tracciano un segno distintivo, identificando un professionista o un’impresa, grazie a immagini, significati e valori.

La creazione di un Brand richiede del tempo, non può essere un’attività che avviene da un giorno all’altro. Comporta una serie di vantaggi, come evitare la guerra dei prezzi, la scelta con chi lavorare, un risparmio in termini pubblicitari, meno fatica nella creazione di contenuti, ecc.

Asset di Mercato

Nella categoria degli asset di Mercato troviamo il posizionamento. È importante ricevere dei premi o dei riconoscimenti del proprio settore (ma aiutano anche attestati, diplomi e specializzazioni).

Attenzione: i premi devono essere meritati, e non comprati! Pagare per ricevere un premio va completamente contro il Codice Deontologico. Infatti, se i tuoi clienti dovessero scoprirlo, tutta la tua autorevolezza crollerebbe.

Nell’asset di mercato incontriamo anche i canali di comunicazione, per esempio il tuo sito web, Facebook, Instagram e YouTube. Per ultimi, ma non di importanza, ci sono i dati dei potenziali o attuali clienti.

Asset di Servizi

Questa categoria raggruppa gli asset che riguardano i servizi che proponi ai tuoi clienti. Per esempio:

  • consulenze a pagamento;
  • pacchetti che offrono servizi;
  • webinar;
  • eventi;
  • check up;
  • servizi e abbonamenti.

Asset di Sistema

Gli asset di Sistema si riferiscono all’acquisizione di contatti – dunque, di potenziali clienti.

Il marketing è un sistema che permette l’acquisizione di clienti di qualità. Non significa affatto iscriversi a siti e portali di terzi che procacciano clienti! Per questo è importante che tu abbia un tuo sito personale.

L’obiettivo del marketing è quello di creare un’azienda: dovrai trasformare il tuo studio legale in un’azienda, e tu dovrai diventare un imprenditore!

L’imprenditore è “inutile” per l’azienda, ovvero non è indispensabile al suo funzionamento. La macchina ormai è stata creata e funziona anche senza di lui. Infatti non gestisce la fase di vendita, perché si affida ad un team di commerciali.

Se il tuo obiettivo a lungo termine è risultare “inutile” all’azienda, lo studio legale dovrà funzionare anche senza di te. Questo risultato può essere raggiunto con l’organizzazione del lavoro, con l’automatizzazione dei processi, la creazione di procedure e l’esternalizzazione delle attività.

Asset Culturale

L’asset culturale riguarda tutte le persone che, lavorativamente parlando, ti circondano: clienti, dipendenti, collaboratori, ecc. Ti devi circondare delle persone migliori, il top del top!

Trovare i collaboratori e i clienti migliori significa trovare persone che condividono i tuoi valori, il modo in cui vedi il mondo e persone con cui hai piacere di lavorare.

Asset Finanziario

L’asset Finanziario si riferisce alla parte finanziaria dello Studio Legale. Troviamo, per esempio:

  • business plan e conto economico: sono strumenti che ti dicono di quanti soldi hai bisogno per aprire uno Studio Legale, quanto e soprattutto quali sono le tue entrate e le tue uscite;
  • flusso di cassa: collegato al tuo conto economico, è necessario avere un ottimo commercialista, che ti segua e che ti consigli nel miglior modo possibile;
  • valutazione e struttura: quest’ultima ti protegge dai quei concorrenti che vorrebbero copiarti.

Abbiamo appena visto gli asset fondamentali per far crescere uno Studio Legale. Che aspetti? Metti in pratica quanto detto e crea i tuoi asset!

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Fashion Lawyer: una specializzazione vincente

Avvocati: attività fisica per eliminare lo stress

fashion lawyer

Fashion Lawyer: una specializzazione vincente

Il fashion law è un settore interdisciplinare che coinvolge più branche del diritto, tutte orientate verso il mondo della moda. Il fashion lawyer si occupa principalmente dei diritti sui modelli, sui disegni, sui brand e sulle azioni volte a tutelare il cliente dal plagio, dalla concorrenza e dalla contraffazione.

Un campo specialistico

Siamo all’interno di un campo specialistico, che abbraccia il diritto penale e quello civile. Avvocati e studi legali possono offrire servizi completi all’assistito, seguendolo sin dalle primissime fasi di ideazione del brand, del tessuto, del modello e così via. L’assistito potrà essere seguito anche durante la fase di produzione, distribuzione e promozione del prodotto creato, tutelando il suo brand.

Uno studio di associati può offrire un servizio di fashion law, suddividendo le pratiche tra i professionisti. Il team legale, composto da membri specializzati nelle branche del diritto, lavorerà in maniera sinergica con un approccio multidisciplinare. Il fine è raggiungere gli obiettivi di tutela del cliente e delle sue opere creative e intellettuali.

Di che cosa si occupa

Nello specifico, il fashion law si occuperà, in vista di un lavoro preciso e completo, di diversi servizi per il cliente:

  • tutela del Made in Italy;
  • tutela delle proprietà intellettuali;
  • tutela del brand;
  • supporto nella deposizione del marchio;
  • avvio di start up;
  • finanziamenti;
  • private equity;
  • lotta alla contraffazione;
  • gestione del contenzioso;
  • tutela doganale;
  • tutela penale.

Mai farsi trovare impreparati

L’avvocato esperto di fashion law si dovrà mantenere sempre aggiornato, dato che i servizi offerti sono completamente settoriali, legati all’ambito della moda, del commercio e della tutela di marchi e prodotti. È un settore molto vario, che garantisce un ottimo riscontro a livello lavorativo.

Dunque, è fondamentale non farsi trovare impreparati, interessandosi alle novità in ottica di attrarre nuovi clienti.

Come specializzarsi

Se un avvocato vuole avvicinarsi e/o proporre al proprio studio il servizio del fashion law, dovrà assolutamente specializzarsi. Dovrà essere un avvocato penalista o civilista e frequentare dei corsi di formazione appositi. Sono corsi che si possono trovare in tutta Italia, che di solito durano circa 120 ore, per un periodo di 4 o 8 settimane. Tutto dipende dall’ente che li eroga.

Alla fine dei corsi viene rilasciato un certificato di frequenza, che di solito è concesso anche a studenti universitari e praticanti. È importantissimo specializzarsi, perché in questo settore non sono sufficienti conoscenze generiche!

Il fashion law richiede conoscenze approfondite

Se si ha il desiderio di gestire un’impresa di moda, specialmente nel campo del luxury, bisogna approfondire la conoscenza del sistema e delle varie componenti giuridiche in gioco.

I corsi di formazione specifici esaminano, per esempio, le varie dinamiche all’interno delle aziende e quelle con i fornitori e collaboratori. I vari temi trattati includono anche lo sviluppo delle collezioni di moda, il business models e il deposito del marchio.

Sono tantissime le fasi tecniche, collegate alle politiche aziendali e al marketing, che è necessario approfondire. Il business models, per esempio, comprende le soluzioni strategiche che un’azienda deve mettere in atto per risultare competitiva e vantaggiosa rispetto alla concorrenza.

La pubblicità e la concorrenza sleale, invece, sono temi che l’avvocato dovrà conoscere molto bene, per riuscire a comprendere a fondo tutte le dinamiche del settore.

Temi giuridici e legislativi

I temi trattati nei corsi di specializzazione a livello puramente giuridico e legislativo sono:

  • accordi settoriali per immettere nel mercato dei prodotti o un marchio;
  • la negoziazione;
  • che caratteristiche deve avere un prodotto per soddisfare la definizione di Made in Italy;
  • il digital fashion;
  • la contraffazione e la falsificazione;
  • il diritto di proprietà intellettuale;
  • la protezione dei marchi;
  • i diversi tipi di brand.

Che cos’è il digital fashion

In questo campo si sente spesso parlare di digital fashion. Ma che cos’è?

È l’interazione tra il mondo della moda e gli strumenti tecnologici collegati alla comunicazione, all’informazione e alla promozione. Per capirci meglio, pensiamo ai social media e agli influencer: è un ramo che deve essere approfondito, per comprendere in termini legali la tutela dei marchi e la proprietà intellettuale.

Questo mondo tecnologico è vario e proficuo per i brand – ma bisogna essere consapevoli delle dinamiche per trovare la soluzione migliore in vista della tutela del cliente, del suo brand e del suo prodotto. Per questo, nei vari corsi di specializzazione vengono analizzate vicende reali e cause famose e intervengono anche figure molto importanti del settore della moda.

In quali casi è necessaria la figura del fashion lawyer?

Gli stilisti, i sarti e i creatori di abiti possono rivendicare il diritto d’autore sulle loro creazioni. Il professionista potrebbe anche voler tutelare la produzione in serie degli abiti (si pensi alle collezioni o a modelli particolari richiesti su commissione). Nasce il bisogno di un fashion lawyer che prenda in carico la parte legale del cliente.

Tutte le creazioni di un designer e di uno stilista dovranno essere valutate. Secondo gli obblighi formativi dell’UE, infatti, devono essere rispettate specifiche forme di tutela. Inoltre, ogni prodotto dovrà essere esaminato a fondo anche per quanto riguarda la concorrenza sleale e i plagi.

In caso di avvio di una start-up entrerà in gioco un avvocato esperto in fashion law, per affiancare gli imprenditori durante tutte le fasi del deposito del brand. Si accompagnerà il cliente lungo il suo percorso lavorativo e nei processi successivi.

La tutela autorale

Un avvocato specializzato nel diritto della moda si confronterà molto spesso con il tema della tutela autorale. Se ne parla in relazione alle produzioni degli stilisti o del design industriale, riferendosi alle leggi sul diritto d’autore. Anche una sarta o un professionista artigianale può rivendicare tutti questi diritti, consultando un avvocato esperto in fashion law.

Fashion lawyer: un servizio all’avanguardia

Quello che il professionista della legge deve sempre tenere presente è che il riconoscimento dei diritti d’autore non è cosa da poco! È una specializzazione molto interessante, per gli avvocati che esercitano da anni e per quelli che vogliono ampliare il proprio staff.

Le leggi per la tutela dei diritti d’autore sono in costante aggiornamento. Blogger, scrittori, poeti, influencer, disegnatori, stilisti, ritrattisti e artigiani: il web è pieno di nuovi professionisti che necessitano di un supporto legale per tutelare le loro creazioni.

Uno studio legale che ha nel suo staff un esperto di fashion law è sicuramente una scelta vincente. Sarà presente, infatti, un servizio all’avanguardia che differenzia lo studio dalla concorrenza.

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Avvocati: attività fisica per eliminare lo stress

Intelligenza Artificiale: una partnership con gli Avvocati

 

Avvocati: attività fisica per eliminare lo stress

Il lavoro dell’avvocato comporta molte responsabilità. Corpo e mente sono sempre sotto pressione: ti sarà già capitato di sentire la necessità di prendere una pausa per ricaricare le energie.

Ma se non ci si può concedere una pausa? Hai mai pensato all’attività fisica per riuscire ad affrontare al meglio il lavoro? È scientificamente provato che un appuntamento fisso settimanale in cui praticare uno sport riduce notevolmente lo stress! Inoltre, la mente diventa più produttiva, si riduce la possibilità di ammalarsi e ci sentiamo decisamente più contenti e attivi.

Stress e danni all’organismo

Lo stress potrebbe creare grossi squilibri fisici e mentali, compromettendo la mole lavorativa.

Il termine “stress” è stato utilizzato da Hans Selye nel 1936, descrivendolo come una «risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso».

Il processo dello stress si divide in tre fasi:

  • fase 1, allarme: all’inizio si verifica un eccesso dei doveri e si aumenta l’energia per i compiti assegnati;
  • fase 2, resistenza: la persona si adatta ai nuovi ritmi, sacrificando energie fisiche e mentali;
  • fase 3, esaurimento: crollano le difese della persona e compaiono i primi sintomi emotivi, fisiologici e fisici.

Come nasce lo stress?

Lo stress potrebbe nascere a causa di una mole di lavoro troppo alta, da eventi traumatici personali o per una serie di cause interconnesse tra loro.

Tuttavia, i sintomi sono comuni a tutti:

  • sintomi fisici: mal di testa, tachicardia, sudorazione eccessiva, tensione muscolare, diarrea, dolori allo stomaco, stanchezza, capogiri, calo della libido, perdita di appetito;
  • sintomi comportamentali: prepotenza, digrignamento dei denti, nervosismo, critiche verso gli altri, fame esagerata;
  • sintomi emotivi: ansia, pianti improvvisi, solitudine, attacchi di panico, sensazione di impotenza, agitazione per qualsiasi cosa.

Chiaramente tutti questi sintomi dovranno essere verificati con un medico, per confermare se si tratta di stress o di altre patologie.

Organizzare bene il proprio lavoro

Fare l’avvocato è molto impegnativo: ci sono molte responsabilità e non è raro che ti ritrovi a fare le ore piccole.

Uno dei segreti per lavorare bene è l’organizzazione del tempo a disposizione. Chiaro, qualche ora di straordinario non ha mai ucciso nessuno! Ma non deve diventare un’abitudine, perché la tua produttività potrebbe essere compromessa – così come la tua salute psicofisica. Per mantenere una buona organizzazione potrai affidarti a dei collaboratori fidati e ai gestionali in cloud che snelliscono il lavoro.

È bene, inoltre, stabilire delle giornate libere e rispettarle – così come è necessario rispettare gli orari della pausa pranzo, dormire 7/8 ore a notte e condurre una vita sana ed equilibrata (senza rinunciare a piacere e svaghi).

I benefici dell’attività fisica

Non è di certo una novità, ma è sempre giusto ribadirlo: l’attività fisica fa bene alla mente e al corpo! Spesso, però, la mettiamo in secondo piano. Finiamo per allenarci soltanto 4/5 volte all’anno (pratica che potrebbe rivelarsi anche dannosa). Ma per vedere dei benefici dobbiamo fare sport con regolarità e dedizione.

Grazie all’attività fisica aumenta la nostra capacità di resilienza. Ma non solo, perché i benefici sono numerosi:

  • aumenta la memoria;
  • migliora l’umore;
  • riduce la probabilità di ictus, demenza e infarti;
  • sviluppa un maggior autocontrollo;
  • previene l’emicrania e la cefalea;
  • riduce la fame nervosa;
  • aiuta a smettere di fumare;
  • aiuta a mantenere il peso corporeo;
  • riduce le malattie cardiovascolari.

Quanto allenarsi

Quanto dovrebbe durare una sessione di allenamento? E quanti giorni a settimana dovremmo dedicare allo sport?

Una persona sana dovrebbe eseguire almeno mezz’ora di attività fisica al giorno. Non è necessario svolgere sempre degli sport faticosissimi. Infatti, spesso è sufficiente fare le scale, camminare, spostare pesi dentro casa, fare del giardinaggio o attività simili.

In alternativa, si possono svolgere 75 minuti di sport più “pesante” una volta a settimana (ma senza esagerare e seguendo i propri ritmi).

Alcuni sport fanno meglio di altri

L’attività fisica è importante per le persone di tutte le età. In generale, lo sport apporta numerosi benefici anche a livello psichico: migliora l’umore, aumenta la resilienza, l’autostima e la fiducia in sé.

Secondo alcuni studi ci sono degli sport che fanno meglio di altri. Al primo posto troviamo il ciclismo turistico, quello che si esegue in mezzo alla natura, con lo scopo di allenarsi un po’ ma senza strafare.

Secondo posto per il pilates, che aumenta la mobilità concentrandosi anche sul lato psichico ed emotivo. Il pilates, infatti, si basa sul rilassamento dei muscoli mentre si mantiene la giusta postura.

Acquagym e nuoto favoriscono, in genere, rilassamento, ossigenazione e tonificazione. Ci si allena dolcemente, mentre l’acqua rilassa la mente, permettendo di scaricare tutte le tensioni. Golf, Yoga, Tennis ed Equitazione, invece, permettono di stare all’aria aperta senza esagerare con gli sforzi fisici.

Il benessere psicofisico è fondamentale per essere al top

È giustissimo mettere al primo posto il tuo lavoro di avvocato. Ma il benessere psicofisico è fondamentale per essere al top e per lavorare bene.

Organizza al meglio il tuo lavoro e gli impegni, ma ritaglia sempre qualche ora anche per te. Goditi la pausa pranzo, mangia con calma, senza fretta! Riposare male, mangiare velocemente e fare le cose “per forza” non aiuta di certo il tuo stato di salute.

Ma soprattutto, usa del tempo per svolgere l’attività fisica che più ti piace e che più ti rispecchia! In questo modo ti sentirai più attivo, meno stanco, più propositivo e di buon umore.

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Intelligenza Artificiale: una partnership con gli Avvocati

Come attrarre nuovi clienti

Intelligenza Artificiale: una partnership con gli Avvocati

La diffusione dell’IA nel mondo legale non significa affatto che i computer sostituiranno le persone in un tribunale! L’intelligenza artificiale, l’automazione e la data analysis sono tutti strumenti molto utili per l’esercizio della professione. Ma la preparazione, le qualità professionali e le conoscenze rappresentano il motore degli studi legali.

Chi sono i digital-lawyers

Anche la professione forense si sta evolvendo, adattandosi sempre di più all’innovazione digitale. I digital lawyers (o code-lawyers) sono avvocati ed esperti di diritto che supervisionano i processi di sviluppo, la ricerca, l’analisi, il decoding e la programmazione, basandosi su sistemi che sfruttano l’IA.

L’intelligenza artificiale rappresenta un algoritmo che si basa su un pc che analizza, definisce strategie e trae conclusioni per completare i compiti che di solito eseguono gli esseri umani. L’IA è nuova nel settore giuridico, ma è da diverso tempo che gli esperti cercano di capire come sfruttare al meglio le abilità dei pc per assistere le attività legali.

Le teorie di Leibniz

Già nel 1600 Leibniz aveva teorizzato che nel futuro le macchine avrebbero utilizzato un sistema di logica binaria per eseguire calcoli – e aveva immaginato una partnership tra le macchine e gli avvocati. Leibniz non aveva mai visto un computer, ma ne aveva descritto i vantaggi: «Non è degno di uomini eccellenti perdere ore come schiavi nel lavoro di calcolo, che potrebbe tranquillamente essere relegato a chiunque altro se le macchine fossero usate».

I programmi di Intelligenza Artificiale non seguono semplicemente le regole del mondo legale. I loro compiti guardano anche a casi passati e ne traggono deduzioni sulle probabilità che i tribunali considerino un nuovo caso. Per fare questa operazione i programmi di IA utilizzano una combinazione di più tecniche di intelligenza artificiale, come i sistemi esperti e gli apprendimenti automatici.

Automatizzare le attività

L’IA, negli uffici legali permettono di automatizzare alcune attività, per concedere agli avvocati più tempo da dedicare alle analisi complesse e all’interazione con i clienti.

Questo comporta un miglioramento notevole della capacità dell’avvocato di assistere i propri clienti. Alcune grandi aziende utilizzano da tempo strumenti che si basano sull’IA per migliorare il loro lavoro. Secondo l’International Legal Technology, tutti gli studi legali che hanno più di 700 avvocati utilizzano degli strumenti di Intelligenza Artificiale.

Nei prossimi anni l’Intelligenza Artificiale e il machine-learning faranno il loro ingresso in tutto il mondo del diritto. Anche perché, chi non si adegua è destinato all’auto-confinamento.

Nuove opportunità

Alla fine dei conti, l’Intelligenza Artificiale arriverà ad automatizzare più di 100.000 ruoli di supporto nel settore legale nei prossimi due decenni. Ovviamente questo non rappresenta la fine delle carriere legali, ma creerà tantissime nuove opportunità da sfruttare.

Prendiamo come esempio la raccolta della documentazione del contenzioso. Siete tutti d’accordo che la pratica legale implica una montagna di scartoffie? Anche un semplicissimo caso potrebbe coinvolgere un grandissimo numero di comunicazioni, documenti e rapporti.

L’IA semplifica questo tipo di mansione, scansionando migliaia di documenti e riducendo i tempi collegati alla collezione documentale. Ovviamente, il mouse che coordina le operazioni resta sotto il controllo della mano umana.

L’IA migliora il lavoro degli Avvocati

L’IA migliora i metodi di ricerca tradizionali. Termini di ricerca generici producono migliaia di risultati – cosa che si rivela completamente inutile per un avvocato molto impegnato.

L’Intelligenza artificiale migliora le ricerche, capendo sin da subito di che cosa ha bisogno l’avvocato. Raccoglie i dati per aiutare gli avvocati a trarre conclusioni, a creare strategie contrattuali e a scoprire tutte le informazioni possibili nei termini di contratto.

Aiuta anche a prevedere quanto tempo è necessario per l’approvazione di un contratto. Le domande più comuni che i clienti pongono agli studi legali, infatti, sono: “Secondo Lei vinceremo?”, oppure: “Ci dobbiamo accontentare?”.

Gli avvocati di solito traggono le loro conclusioni sulla base dei loro anni di esperienza e sulla conoscenza dei giudici locali e del difensore opposto. L’IA porta tali previsioni al livello successivo. Infatti, analizza casi simili e fornisce un’analisi statistica che prevede, con parecchia precisione, gli esisti del contenzioso. Lo strumento permette agli avvocati di consigliare in tutta sicurezza come e se proseguire nel contenzioso.

Necessari protocolli di riferimento

Per implementare i sistemi di intelligenza artificiale nel mondo della Giustizia sarà necessario adottare dei protocolli di riferimento.

Attualmente, negli uffici giudiziari italiani non è quasi mai presente l’IA. La troviamo soltanto in ambito accademico grazie ad alcuni studi sperimentali. Tuttavia, nel prossimo periodo potremmo assistere alla creazione di sistemi che potranno essere sperimentati nella pratica giudiziaria. Per questo motivo sarà assolutamente necessario stendere un protocollo di riferimento.

L’IA sta trasformando la professione legale. Alcuni hanno il timore che alla fine sostituirà completamente gli avvocati, anche se in realtà non è affatto così. Aiuterà tantissimo gli avvocati, facendo loro risparmiare tempo e denaro. È una grandissima vittoria!

nuovi clienti

Come attrarre nuovi clienti

Capita spesso che, quando si cerca di acquisire nuovi clienti (o una strategia per farlo) non ci sia un piano d’azione concreto. Ma soprattutto, manca un piano con una visione a lungo termine. Questo perché si pretendono dei risultati con effetti nell’immediato, ma in questo modo si finisce per acquisire dei pessimi clienti, che ci fanno rimettere tempo e soldi.

Trovare o attrarre nuovi clienti?

Trovare clienti non è l’espressione più adeguata. Il nostro obiettivo non è quello di cercare nuovi clienti, ma di attrarre nuovi clienti! Attenzione, perché questo è un punto fondamentale, che cambia completamente il nostro atteggiamento mentale.

Prima di cominciare a fare marketing per attrarre nuovi clienti, dobbiamo avere le idee chiare: chi vogliamo attrarre? Per affrontare questo passaggio è necessario conoscersi molto bene, conoscere il proprio lavoro e i propri punti di forza in quanto Avvocato.

Chi sei e chi sono i tuoi clienti

Non possiamo non sapere a chi ci rivolgiamo, poiché tutta la nostra comunicazione si basa sul target! Quindi, prima di cominciare chiediti chi sei e chi sono i tuoi clienti.

Quando sei riuscito a capire e a descrivere chi sono i tuoi clienti, devi cominciare a sviluppare la tua identità, che deve differenziarsi da quella dei tuoi concorrenti.

Sai perché ti devi differenziare? Perché oggi, in media, ogni persona viene bombardata da 200 messaggi pubblicitari al giorno! Se sei un Avvocato, sai bene che non puoi comunicare a tutti – e nemmeno puoi pretendere di piacere a tutti. Tuttavia, devi riuscire a individuare un pubblico specifico di persone che vede proprio in te la migliore soluzione per i loro problemi.

Online e Offline

Il mondo legale si divide nel mondo online e in quello offline. Sono due mondi interconnessi, che comunicano tra loro. Chi esiste online, infatti, esiste anche offline – e viceversa. Questo vale anche per i clienti, ma capita che questa cosa venga tralasciata o non percepita affatto.

Facciamo fatica a credere che dietro un contatto che avviene online ci sia un cliente in carne ed ossa. Spoiler Alert: invece è proprio così! Ci troviamo di fronte a persone reali, e per attrarle dobbiamo essere presenti in entrambi i mondi.

Attrarre clienti online

Ci sono molte piattaforme per attrarre clienti online: ma quale scegliere? Da dove partire? Beh, dobbiamo partire proprio dai nostri clienti: chi sono e quali piattaforme usano?

È importante mettersi sempre nei panni dei potenziali clienti. Bisogna cercare di capire dove questi potrebbero essere presenti e qual è il loro grado di consapevolezza del problema. Più il problema è prioritario e urgente, più la domanda è consapevole.

Tutto dipende dalla tua tipologia di business. La soluzione è conoscere e testare il proprio mercato.

Domanda consapevole

Quando il cliente cerca in maniera attiva una soluzione al suo problema siamo all’interno di una domanda consapevole. Per esempio: un cliente che cerca informazioni su come separarsi o divorziare è un cliente attivo, consapevole. Questo tipo di cliente è decisamente il migliore da intercettare.

Possiamo intercettarlo tramite un sito web, magari in ottica SEO, uno strumento per ottimizzare il posizionamento delle pagine del tuo sito web attraverso delle parole chiave (per intenderci, quelle che cercano i tuoi potenziali clienti online). Dopo aver creare un sito web dovrai tenerlo costantemente aggiornato e vivo, con contenuti di valore, utili alle necessità dei potenziali clienti.

Un’altra opportunità è YouTube, un motore di ricerca video molto potente, da inserire assolutamente nella propria strategia di acquisizione clienti. Non basta, però, avere soltanto un canale YouTube (così come non basta avere un sito web). Quello che conta sono i contenuti di valore, gli articoli e i video creati ad hoc per tuo target.

Domanda latente

La domanda latente, invece, riguarda tutto quel pubblico di persone potenzialmente interessate al tuo servizio o al tuo prodotto, anche se non lo ricercano in maniera attiva. Non sono clienti consapevoli, ed è improbabile che questa tipologia di pubblico sia interessata ai servizi o ai prodotti che offri. Ma le cose potrebbero sempre cambiare!

Come intercettare questo tipo di pubblico? Per esempio, attraverso sponsorizzazioni suoi social oppure con i banner. Nel mondo offline si possono sfruttare le comparse in radio, in televisione e le affissioni.

In questo caso la strategia vincente mischia entrambe le tipologie di domanda. Si deve procedere per priorità: si pensa che cominciare con i social sia il modo migliore per raggiungere i propri obiettivi, ma non è sempre così.

Un esempio? Sei un Avvocato penalista che difende persone accusate di furto o rapina. Intercettare questi clienti attraverso i social, forse non è proprio il massimo. È più probabile che questo tipo di cliente digiti su Google “Avvocato penalista” o “Accusa rapina cosa fare”. In questo caso la SEO è il modo migliore di intercettare clienti.

Attrarre clienti offline

Alcune attività “offline” potrebbero essere:

  • essere intervistati da riviste o radio di settore;
  • partecipare in veste di relatore ad un intervento del proprio settore;
  • organizzare un evento;
  • partecipare a degli eventi che frequentano i tuoi potenziali clienti;
  • inviare materiale fisicamente;
  • scrivere un libro.

Creare la propria nicchia

È sempre bene concentrarsi online sulla creazione di un brand legale specifico, dove l’Avvocato diventa l’esperto di una determinata nicchia.

Nulla vieta di creare più di un brand legale online, ognuno per una nicchia differente. Tuttavia è meglio partire soltanto con uno, e dedicarsi agli altri quando questo avrà raggiunto risultati soddisfacenti.

Nessuno ti dirà di non prendere delle cause che ti interessano relative ad altri settori. Ma lo farai per scelta personale: l’importante è non avere a che fare con un cliente che rappresenta una perdita di tempo e soldi, o che toglie energie da dedicare al tuo business principale.

Mischiare i due mondi

Abbiamo visto come attrarre clienti attraverso la domanda consapevole e quella latente, online e offline. Ma non cadere nel fatidico errore di sfruttare soltanto uno dei due! Nella tua strategia dovrai mescolare il mondo online e quello offline e fare in modo che comunichino tra di loro.

Devi comunicare online tutto quello che fai offline: se scrivi un libro, oppure organizzi un evento, dovrai assolutamente comunicarlo!

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WhatsApp per avvocati: sì o no?

La PEC diventa europea: quali saranno le conseguenze?

WhatsApp per avvocati: sì o no?

Per un avvocato, scambiare messaggi SMS o su WhatsApp con un cliente dovrebbe essere una cosa normale. Tuttavia, sono ancora molti i professionisti che non accettano che un cliente si metta in contatto con loro in questo modo. Preferiscono metodi di comunicazione più “formali”. Il motivo principale? Il timore di essere coinvolti in conversazioni lavorative a tutte le ore del giorno e della notte.

Il parere del CNF

Il Consiglio Nazionale Forense ha detto che non c’è assolutamente nulla di male nell’utilizzare la messaggistica rapida. È stato esaminato, infatti, un procedimento disciplinare nei confronti di un avvocato che è stato incolpato di non aver utilizzato correttamente dei messaggi su WhatsApp.

Ma per il CNF (sentenza n.28 del 2021) «una comunicazione più immediata e veloce per molti aspetti, ormai rappresenta un vero e proprio metodo di comunicazione avente anche valore legale».

Perché gli avvocati dicono no a WhatsApp

Gli argomenti a sfavore nei confronti della messaggistica sono essenzialmente:

  • l’utilizzo indiscriminato della chat da parte del cliente, che costringe l’attività ad ulteriori (e gratuite) consulenze rispetto a quelle legittime;
  • l’immediatezza della chat, che elimina ogni distanza nel rapporto tra cliente e avvocato.

Queste posizioni nette di rifiuto provocano una reazione di diffidenza da parte del cliente, che incide negativamente nel rapporto di fiducia.

L’avvocato sceglie come utilizzare WhatsApp

La lettera è stata soppiantata dalla mail e la telefonata dal messaggio di testo – un metodo meno invadente e più efficiente. L’avvocato non dovrebbe, quindi, separare a priori il suo ruolo istituzionale dall’utilizzo di strumenti che sono entrati nell’uso comune.

WhatsApp è un’applicazione in costante aggiornamento, che fornisce in maniera gratuita parecchi strumenti, anche per tutte quelle persone che non vogliono diventare troppo dipendenti dall’applicazione.

Anche se, alla fine, tutto sta nelle mani dell’utente. E’ quest’ultimo, infatti, a scegliere come adattare lo strumento alle sue esigenze e alle sue abitudini, in modo tale da educare i clienti ad adottare e condividere delle norme di comportamento.

Come sfruttare al meglio WhatsApp

Messaggiare con il cliente rappresenta un’utilità pazzesca per quanto riguarda le comunicazioni dell’ultimo minuto. Tuttavia, ci sono alcune funzioni che meglio di altre permettono la corretta applicazione della messaggistica.

Silenziare le conversazioni

Le conversazioni possono essere «silenziate»: non siamo costretti a sentire continuamente il suono delle notifiche tutte le volte in cui un cliente ci invia un messaggio! In questo modo si può decidere quando dedicarsi alla lettura e alla risposta di un messaggio

Togliere le spunte blu

Possiamo togliere la notifica di lettura: chi invia il messaggio non potrà sapere se il destinatario lo ha letto o meno. L’avvocato potrà leggere il messaggio e decidere se rispondere subito o più avanti.

WhatsApp Desktop

WhatsApp esiste anche in versione Desktop: possiamo installare l’applicazione sul pc e sincronizzarla con lo smartphone. In questo modo possiamo visualizzare i messaggi direttamente sul computer, senza distrarci continuamente controllando il telefono.

Utilizzare due numeri diversi

Avete mai pensato di utilizzare due numeri diversi? Uno per uso privato e uno per uso professionale. È un’opportunità banale, anche se non esattamente il massimo della comodità.

WhatsApp Business

Inoltre, c’è la possibilità di utilizzare la versione professionale di WhatsApp. Questa versione dell’applicazione permette di impostare i messaggi di risposta automatica, che riusciranno a filtrare le conversazioni.

WhatsApp Business è identico all’applicazione standard, ma ha alcune funzionalità extra dedicate completamente all’interazione tra i clienti e l’azienda. Si potranno ricevere dati di tipo statistico riguardo l’utilizzo dell’applicazione e inoltre si potranno impostare:

  • messaggi d’assenza, per rispondere automaticamente quando non si è disponibili;
  • messaggi di benvenuto, per dare il benvenuto ai nuovi clienti;
  • risposte rapide.

I profili aziendali sono vantaggiosi anche per i clienti, che ottengono informazioni aggiuntive sul mittente, come indirizzo, sito, email, numero di telefono, ecc. Inoltre, il profilo verificato simboleggia autenticità e sicurezza.

La versione Business di WhatsApp conta più di cinque milioni di aziende e studi professionali come utenti. Utilizzare la versione professionale dell’app, con le sue funzioni di risposta automatica e rapida alle domande comuni, potrebbe aiutare anche gli avvocati maggiormente scettici nel fornire il proprio numero di cellulare ai clienti.

L’avvocato al passo con i tempi

Utilizzare in maniera consapevole questa applicazione o altre simili (come Telegram) permette all’avvocato di essere percepito come una persona disponibile e al passo con i tempi.

Con WhatsApp non sarà poi così complicato far comprendere ai clienti che richiedono una consulenza tramite WhatsApp che questa potrà essere erogata soltanto dopo aver studiato la pratica e aver impostato un rapporto (anche economico) con l’assistito.

L’avvocato, per motivi di prudenza e correttezza, preferisce che i messaggi inviati ai clienti non riguardino il merito delle problematiche del cliente, ma soltanto le comunicazioni di servizio. All’estero, negli studi internazionali, le comunicazioni tramite WhatsApp o con applicazioni simili sono anche oggetto di policy di utilizzo da parte degli avvocati.

La comunicazione è veramente sicura con WhatsApp?

Beh, gli avvocati sono tenuti a mantenere la riservatezza del proprio cliente. I messaggi e le piattaforme dedicate alla messaggistica sono dotati di vari livelli di protezione della privacy e di crittografia. Bisognerebbe utilizzare la chat soltanto per comunicazioni di servizio, per brevi riepiloghi e per ricordare date di appuntamenti, i luoghi di incontro, avvisi, solleciti, e così via.

Tutti gli studi potrebbero ritrovarsi ad aver bisogno di accedere ai dati in caso di controversie o indagini che coinvolgono i clienti.

Gli avvocati dovrebbero sempre conservare la cronologia delle proprie comunicazioni con i clienti. Tale attività spesso non viene svolta con costanza e viene delegata a dei collaboratori che devono ricostruire tutta la timeline della pratica. In questo senso la chat potrebbe essere considerata un valido supporto per la ricostruzione a posteriori dei vari passaggi nella comunicazione con il cliente. 

Consigli utili

Ci sono 4 domande fondamentali che un avvocato dovrà auto-rivolgersi e alle quali dovrà rispondere prima di inviare qualsiasi messaggio:

  1. Questa comunicazione è sicura?
  2. Posso documentare tutte le comunicazioni scambiate?
  3. Ho tutti i dati necessari in caso di indagini o controversie?
  4. Posso confermare la ricezione di una comunicazione da parte del cliente?

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La PEC diventa europea: quali saranno le conseguenze?

Analisi della clientela e marketing dello Studio legale

 

 

La PEC diventa europea: quali saranno le conseguenze?

Ripassiamo insieme: che cos’è una PEC

La PEC è considerata alla pari di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Funziona in modo molto simile alle caselle di posta elettronica tradizionali e non richiede l’utilizzo di dispositivi ad essa dedicati.

La PEC soddisfa i requisiti previsti dal Regolamento eIDAS per il servizio elettronico di recapito certificato (SERC). Non soddisfa, invece, i requisiti previsti per il servizio elettronico di recapito certificato qualificato (SERCQ).

Questo significa che ad oggi la PEC non è in grado di certificare l’identità del mittente e del destinatario. Inoltre, non essendo riconosciuta dai territori UE, attualmente ha validità legale soltanto nel territorio italiano.

La PEC nel mondo

Si cita spesso Hong Kong e il suo sistema e-Cert, anche se non è propriamente simile alla PEC, in quanto strumento di firma elettronica emesso dalle Poste di Hong Kong. IncaMail, invece, è un sistema svizzero lanciato nel 2017. Erogato dalle Poste Centrali svizzere, permette di certificare delle mail verso determinati destinatari. Infine, possiamo menzionare De-Mail, un progetto tedesco molto simile alla PEC italiana.

La soluzione italiana è stata del tutto trascurata in altri stati, che invece si affidano a dei portali che permettono la creazione di un account che attribuisce all’utente tutte le operazioni che avvengono dopo il login.

Necessità di un quadro giuridico per il riconoscimento transfrontaliero

In materia di servizi fiduciari per le transazioni elettroniche e di identificazione elettronica, il Regolamento (UE) n. 910/2014 del 23 luglio 2014 sottolinea l’essenzialità di un quadro giuridico che agevoli il riconoscimento transfrontaliero tra gli ordinamenti giuridici nazionali in materia di servizi elettronici di recapito certificato.

Questi servizi vogliono assicurare la trasmissione di dati fra terzi per via elettronica, fornendo prove dell’avvenuto invio e dell’avvenuta ricezione dei dati. Inoltre, proteggono i dati trasmessi dal rischio di furto, modifiche non autorizzate, danni o perdita.

La standardizzazione europea

AgID, con un comunicato che è stato diffuso il 27 giugno sostiene l’approvazione di uno standard ETSI (European Telecommunications Standards Institute) che mira all’interoperabilità delle firme digitali e dei sistemi REM (Registered Electronic Mail). Tra questi sistemi rientra anche la nostra PEC.

La spinta verso questo tipo di standardizzazione parte dal territorio italiano, proprio grazie ad AgID che ha cominciato a lavorare su tale standard già dal 2019. Il processo di adeguamento agli standard europei inizierà a settembre 2022 e si concluderà nel 2024. In questo periodo si dovranno definire i passaggi con i vari clienti e i partner.

Esportare la PEC al di fuori dell’Italia

Adottare uno standard è un passo significativo per far diventare la PEC interoperabile con tutti gli altri recapiti certificati europei e per aiutare ad esportare questo strumento italiano al di fuori del nostro paese.

Ma la strada è ancora lunga. Uno standard, infatti, rappresenta una proposta di legislazione: non impone alcun tipo di adozione.

Lo standard ETSI si basa sul modello italiano della PEC. La novità dello standard riguarda la proposta di un’interfaccia tecnologica condivisa (CSI) che potrebbe diventare la base per l’internazionalizzazione della PEC.

Questa interfaccia condivisa dovrebbe armonizzare i sistemi REM a livello nazionale. Inoltre, crea un sistema che garantisce una comunicazione registrata tra il mittente e il destinatario.

Lo standard suggerisce anche il quadro normativo minimo necessario al funzionamento della tecnologia REM, che ha bisogno di una disciplina uniforme anche dal punto di vista delle firme digitali e delle marche temporali che permettono il suo funzionamento.

Gli step necessari per adeguarsi agli standard europei

Il primo passaggio necessario per l’adeguamento agli standard europei è il riconoscimento dell’utente titolare di PEC. L’operazione potrà avvenire attraverso SPID, firma digitale, CIE 3.0, Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi, DVO con operatore – oppure direttamente di persona, recandosi agli sportelli autorizzati.

Il secondo step, invece, prevede l’attivazione dell’Autenticazione a due fattori (2FA) da parte di tutti gli utilizzatori, anche se non sono titolari della PEC.

L’Autenticazione a due fattori è obbligatoria per operare con la PEC a livello europeo; l’utente potrà accedere alla PEC utilizzando Username, password + OTP e notifica push di autorizzazione. Tuttavia, si potrà scegliere di disattivare l’opzione in qualsiasi momento.

Cosa succede se un avvocato non si adegua ai nuovi standard?

Il passaggio alla PEC europea sarà obbligatorio. Chi non si adegua alle nuove regole potrà semplicemente “consultare” la vecchia PEC. Nel caso in cui più utenti utilizzino la stessa PEC sarà possibile attivare la multiutenza: ogni utente dovrà utilizzare le sue credenziali e l’Autenticazione a due fattori.

In Europa, la PEC sarà valida dai primi mesi del 2024; tuttavia, siamo ancora in attesa del DPCM normativo. Nei prossimi mesi vedremo come si evolverà la questione, e soprattutto se ci saranno delle conseguenze per avvocati e professionisti.

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Analisi della clientela e marketing dello Studio legale

Comunicazione legale nel mondo digitale: gli errori da non commettere

Analisi della clientela e marketing dello Studio legale

Il business development e il marketing negli ultimi anni sono diventati molto più sofisticati. Anche gli studi legali cominciano a cimentarsi nelle ricerche di mercato e nell’analisi del tipo di marketing da analizzare. Si prendono in considerazione, per esempio:

  • i piani strategici, che possono essere annuali o di periodo;
  • i servizi ai clienti, nuovi o diversi;
  • le strategie di comunicazione e di promozione;
  • come utilizzare il sito e i social media;
  • la partecipazione ad award e ranking di settore.

Tuttavia, alcuni assiomi del marketing non cambiano mai: non c’è alcuna sofisticazione che tenga!

Concetti fondamentali

Mentre si comincia o ricomincia a compiere le dovute analisi per definire le strategie di business development da adottare, bisogna tenere ben presenti due concetti:

  1. tutti i ricavi dello studio provengono dagli attuali clienti;
  2. tutti i ricavi attuali provengono dai servizi legali che si erogano in questo momento.

Quindi, tutto comincia dall’attività e dai clienti che abbiamo oggi.

Di conseguenza possiamo constatare che i clienti tornano soltanto se sono soddisfatti e che i nuovi clienti arrivano soltanto se lo studio gode di buona reputazione (che spesso viene stabilita dai vecchi clienti).

Come arrivano i clienti di oggi?

Comprendere come arrivano gli attuali clienti sottolinea il comportamento dei singoli avvocati o dei gruppi di lavoro. Vengono chiarite le dinamiche esistenti e le caratteristiche dello studio che i clienti percepiscono dall’esterno.

Infatti, non è raro che la percezione del cliente sia decisamente diversa dalle aspettative degli avvocati. Ottenere dei feedback e delle opinioni da parte dei clienti è molto importante per lo Studio per formare delle strategie di marketing.

Misurare e conoscere il modo in cui arrivano i clienti è un passaggio decisivo per riuscire a valutare se la comunicazione e il marketing adottati hanno prodotto i risultati sperati. Questa analisi è finalizzata all’identificazione delle fonti dalle quali provengono i clienti, sui referral sui quale possiamo fare affidamento e su quali sono gli avvocati maggiormente portati per le relazioni e il new business.

Relazioni di successo con i clienti

Dopo l’analisi della base dei clienti attuali e dei servizi attualmente erogati dallo studio, possiamo cominciare a valutare se esiste la necessità di espandere, aumentare o diversificare i servizi dello studio e degli avvocati. Oppure, se c’è necessità di aumentare il numero dei clienti.

Tramite un’analisi attenta del portafoglio e del successo (o dell’insuccesso) nel processo di costruzione dei rapporti di lunga durata con i clienti, si possono individuare dei fattori che conducono alla costruzione delle relazioni di successo con i clienti. Lo scopo è quello di concentrarsi sulle attività di comunicazione e marketing che funzionano concretamente.

Database della clientela

Il cuore dell’analisi della clientela comprende una consistente base di dati. Un tempo si utilizzava il Repertorio dell’avvocato, mentre ora troviamo il Database della Clientela, che si trova nella maggior parte dei software gestionali degli studi.

Se invece lo studio non è dotato del Database, dovremo costruirlo con un apposito sistema per estrarre i dati tramite chiavi di ricerca. Per essere funzionale al marketing dello studio, il database dovrà indentificare:

  • la provenienza del cliente – da dove arriva, chi l’ha portato;
  • la fedeltà del cliente – quante volte si è rivolto allo studio;
  • la tipologia di cliente – privato, imprenditore, ente, azienda, ecc;
  • la dimensione – nel caso di enti e aziende.

Suddividere i clienti per cluster

Lo scopo principale dell’analisi della clientela è valutare i punti di forza dello studio e adottare le relative strategie di rafforzamento.

I clienti devono essere divisi per cluster o segmenti, quindi fatti rientrare in una categoria che lo studio dovrà predeterminare. Si dovrà assegnare a ciascun cluster la tipologia di lavoro fornita dallo studio. In questo modo la mappa consentirà di comprendere verso quali clienti i servizi si sono rivelati maggiormente efficaci e redditizi (e viceversa).

I cluster forniscono i numeri effettivi delle persone, rendendo più semplice il percorso di valutazione. Per esempio: nel primo anno di analisi, le giovani donne che hanno chiesto assistenza per separazione giudiziale erano cinque, mentre l’anno successivo sono raddoppiate. Dunque, la strategia adottata per quel singolo cluster si è rivelata efficace e dovrebbe essere sfruttata.

Mentre gli uomini sono diminuiti: la colpa potrebbe essere della reputazione dello studio, che viene visto come un punto di riferimento per le donne in ambito di controversie familiari.

Dalle varie riflessioni nasceranno spunti utili per l’individuazione degli obiettivi strategici, come aumentare la clientela, disfarsi di altra clientela oppure concentrarsi su un cluster particolare.

Senza dati siamo soltanto persone con opinioni. I risultati che si ottengono attraverso l’analisi possono identificare con estrema precisione i punti di forza e i servizi da rinnovare o diversificare.

Comunicazione legale nel mondo digitale: gli errori da non commettere

La comunicazione legale non segue regole scientifiche, ma non è nemmeno un territorio selvaggio dove ogni cosa è concessa.

Alcuni episodi hanno acceso un grosso dibattito circa l’utilizzo dei social network da parte degli avvocati. Spesso, gli errori di qualcuno ricadono interamente sulle spalle di chi, invece, “si comporta bene”.

Dignità, moralità e decoro rappresentano le basi della deontologia forense e tutelano la percezione di fiducia che le persone hanno nei confronti della figura dell’avvocato.

L’avvocato ha il dovere di comportarsi in maniera leale e corretta in qualsiasi situazione – lavorativa o privata. Dunque, anche nel mondo digitale bisogna  rispettare queste basi.

Lo Studio italiano dell’anno

Possiamo trarre alcuni spunti di riflessione da uno di questi episodi, per capire che cosa non si deve mai fare nel campo della comunicazione legale.

Un importante Studio milanese, specializzato nel diritto del lavoro, ha ricevuto il premio «Studio italiano dell’anno nel settore del diritto del lavoro».

Chi conosce i meccanismi segreti di questi “award”, sa benissimo che vengono conferiti da una giuria che segue determinati criteri, come il valore e l’importanza delle operazioni e dei processi di cui si sono occupati e dal gradimento che hanno espresso i clienti.

La candidatura poggia sulle operazioni maggiormente rilevanti che lo Studio ha seguito nel corso dell’anno.

Gli award nel mondo legale

Ricerche, premi e survey per avvocati e Studi legali si sono letteralmente moltiplicati negli ultimi anni. Ma non tutti hanno lo stesso valore reputazionale, statistico e scientifico. Importati dagli States ed esportati in Inghilterra, i primi Legal Awards sono apparsi in Italia nel 2006.

Un premio offre un’opportunità preziosissima di comunicazione per lo Studio. Se ben sfruttata, potrebbe migliorare l’opinione dei clienti e dei potenziali contatti.

Non sono sempre chiari i criteri che vengono utilizzati dagli organizzatori per decidere e distribuire i premi. Non sono nemmeno così trasparenti le composizioni delle giurie e i meccanismi di voto. Ma nonostante queste opacità, gli Studi decidono comunque di investire delle cifre parecchio importanti nelle serate di gala, nella speranza di ricevere i premi.

Tutti gli Studi che attirano l’attenzione di case editrici e riviste vengono contattati per essere convinti a inviare la propria candidatura per una o più categorie e indicare i migliori successi nel proprio settore.

Errori che compromettono la reputazione dello Studio

Lo Studio milanese sopracitato ha deciso di pubblicare su LinkedIn un post per esprimere la soddisfazione per il premio appena ricevuto. Nulla di male, giusto?

Tuttavia, si legge nel post:

«Stimato per la proattività e la lungimiranza con cui affianca i clienti. Come nell’assistenza a […] per la chiusura dello stabilimento fiorentino e l’esubero di circa 430 dipendenti. Lavoro di #squadra, #passione e #dedizione, questi i valori nei quali crediamo e che ci spingono a voler raggiungere traguardi sempre più alti».

L’uscita non è passata affatto inosservata, suscitando moltissime critiche anche a livello di stampa nazionale. Anche i sindaci del comune e del capoluogo interessati hanno sottolineato la mancanza di tatto del post in questione. Inoltre, il licenziamento collettivo di cui lo studio si è vantato nel post, nel frattempo è stato annullato dalla magistratura.

Comunicazione e deontologia forense

L’attenzione si è focalizzata sulle espressioni utilizzate, come quel “circa” in riferimento ai lavoratori che sono stati licenziati e l’entusiasmo inappropriato nei confronti di un evento parecchio delicato.

Inoltre, si è parlato molto di deontologia forense. È proprio il Codice Deontologico Forense a vietare espressamente di «indicare il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorché questi vi consentano».

Dopo le polemiche il post è stato prontamente rimosso da tutti i social dove era stato pubblicato e il sito dello Studio è stato oscurato.

Breve elenco degli errori commessi

Facciamo un breve recap degli errori che ha commesso lo Studio in questione:

  • aver utilizzato un tono eccessivamente trionfalistico e autocelebrativo;
  • la menzione al nome del cliente;
  • aver gioito per il licenziamento di tantissimi lavoratori;
  • rivendicare il successo di una causa persa;
  • l’utilizzo generale della lingua italiana;
  • hashtag non significativi a livello di indicizzazione del post.

Come sistemare la situazione?

La reputazione è l’opinione che hanno gli altri dello Studio, del leader e dei componenti, delle qualità professionali ma anche personali.

Non c’è assolutamente nulla di male, dunque, nel rendere note le competenze e i successi professionali. Ma l’opinione da parte degli altri deve migliorare, non essere compromessa.

Tutti si chiedono come si possa sistemare la situazione nel momento in cui vengono commessi errori da parte dello Studio legale. La regola principale da mettere in atto quando avvengono crisi a livello comunicativo è quella di dire il vero e dirlo per primi!

Se l’evento imbarazzante o la notizia negativa vengono commentati da terzi, ovviamente assisteremo ad un peggioramento della percezione dello Studio. L’onestà e l’osservanza della deontologia potrebbero benissimo emergere da un articolo finalizzato al chiarimento di quanto accaduto.

Lo Studio non ha responsabilità o possibilità di incidere sulla volontà del cliente di licenziare i lavoratori, ma può e deve fare il suo lavoro, rispettando la scelta e la dignità dei lavoratori che si troveranno a vivere una situazione spiacevole.

Per concludere

Se abbandoniamo e oscuriamo i social, dimostriamo che non abbiamo la minima idea di come gestire la situazione. Ma soprattutto che non disponiamo di argomenti validi per la difesa della nostra immagine. Bisognerebbe prendere atto dell’errore commesso e scusarsi pubblicamente!

Lasciarsi andare ad un facile vittimismo per tutti gli attacchi ricevuti non è una buona soluzione. Prendiamo come riferimento questa vicenda per capire che la presenza di un brand online non può essere una cosa improvvisata.

Se si vuole stare nel web è necessario affidarsi a dei professionisti della comunicazione per elaborare una strategia di comunicazione efficace, che prevede anche la gestione di un’eventuale crisi.

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Cambiare avvocato durante la pratica forense: si può?

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Cambiare avvocato durante la pratica forense: si può?

Sei uno studente di giurisprudenza e il tuo sogno, sin da bambino, è quello di diventare un bravissimo avvocato. Sei cresciuto a suon di film americani con l’affascinante figura del professionista che difende a tutti i costi il suo cliente.

Per non parlare di Perry Mason: è il tuo mito assoluto! Odi le ingiustizie e gli abusi, infatti vorresti assomigliare a lui. Ti stai impegnando tantissimo nel tuo percorso di studi e ora stai per cominciare il tirocinio. Devi trovare un avvocato che contribuisca alla tua formazione e che ti insegni i segreti del mestiere.

Ma non mancano i dubbi: e se la tua scelta fosse sbagliata? E se non ti trovassi bene all’interno dello Studio? Durante la pratica forense esiste la possibilità di cambiare avvocato?

La pratica forense

Nel momento in cui decidi di iscriverti a giurisprudenza, sai benissimo che subito dopo la laurea non avrai automaticamente il titolo di avvocato. Per riuscire ad esercitare la professione, infatti, dovrai svolgere obbligatoriamente un periodo di tirocinio in uno studio legale disposto ad accoglierti.

Questo periodo di formazione è la pratica forense, che negli ultimi anni è divenuta oggetto di interessanti modifiche. Ovviamente, come ben sai, dopo il tirocinio ci sarà l’esame di Stato che ti permetterà di iniziare ad esercitare.

Accedere al tirocinio professionale

All’inizio, per accedere all’esame di abilitazione alla professione legale, bisognava svolgere un periodo di pratica di almeno due anni. Ma nel 2012 è arrivata la riforma dell’ordinamento forense.

Si è deciso di adottare una legge specifica per indicare i compiti che deve svolgere il praticante. Al termine del suo percorso di studi, quest’ultimo dovrà presentare al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati una domanda d’iscrizione all’interno del registro dei praticanti.

La richiesta verrà esaminata dai consiglieri durante la prima seduta utile. Se l’esito dell’istanza sarà positivo, l’aspirante avvocato comincerà una formazione che porterà all’acquisizione:

  • delle capacità necessarie per riuscire ad esercitare la professione;
  • delle conoscenze fondamentali per la gestione di uno Studio legale;
  • dell’etica e della deontologia del settore.

 Ad oggi, il tirocinio deve essere svolto per almeno 18 mesi. Se ci sarà un’interruzione per più di sei mesi senza una giustificazione, ciò comporterà la cancellazione del tirocinante dal registro dei praticanti.

Ovviamente sarà possibile richiedere di nuovo l’iscrizione.

Diritti e doveri del praticante

Subito dopo i primi sei mesi di pratica, l’aspirante avvocato potrà esercitare la propria attività sostituendosi all’avvocato presso il quale sta svolgendo il tirocinio. In questi casi il lavoro del praticante si limiterà alle materie di competenza del giudice di pace e del tribunale per le cause civile, mentre per le cause penali alle materie contravvenzionali.

L’attività del praticante, in entrambe le circostanze, viene svolta sotto la responsabilità dell’avvocato presso lo studio in cui svolge il tirocinio. Nel suo periodo di formazione, il tirocinante dovrà osservare le stesse regole deontologiche degli avvocati. Inoltre, è sottoposto anche al potere disciplinare del consiglio dell’Ordine.

Il praticante non potrà pretendere una retribuzione per l’attività che svolge. Dunque, la pratica forense non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato. Tuttavia, ha diritto ad un rimborso per tutte le spese sostenute per conto dell’avvocato formatore.

Dopo aver concluso i diciotto mesi di tirocinio, l’aspirante avvocato avrà diritto al rilascio del certificato che riconosce l’attività svolta. Questo documento è indispensabile per accedere all’esame di abilitazione per l’esercizio della professione legale.

Il dominus

La pratica forense deve essere svolta nello studio di un avvocato abilitato all’accoglienza dei tirocinanti. Nel gergo comune, questo professionista prende il nome di dominus (signore).

Il tirocinio, secondo le disposizioni di legge, può essere svolto:

  • presso un avvocato iscritto all’albo da almeno 5 anni;
  • presso l’Avvocatura dello Stato/ufficio legale di un ente pubblico/ufficio giudiziario per non più di 12 mesi;
  • presso professionisti legali di un altro Paese dell’UE per non più di 6 mesi;
  • presso l’Università per non più di 6 mesi.

Il dominus ha degli obblighi da rispettare. Non può accettare (salvo diversa autorizzazione del Consiglio dell’Ordine) più di tre praticanti contemporaneamente. Deve verificare costantemente, inoltre, che il tirocinio venga svolto in modo dignitoso e proficuo.

Scegliere il dominus o il tirocinante è un discorso molto soggettivo. In certi casi lo studio legale potrebbe decidere di aprire le selezioni, in altri è direttamente il neolaureato a chiedere all’avvocato di accoglierlo nel suo Studio. Altre volte, invece, si procede grazie ad amicizie e conoscenze personali.

Ma quindi, posso cambiare avvocato durante il tirocinio sì o no?

Per un praticante, la scelta del dominus è una cosa fondamentale. Come tutti i legali ben sanno, il futuro professionale del tirocinante è condizionato dal formatore. Infatti, il dominus plasma il modo di esercitare la professione e la relazione con tutti gli altri soggetti del settore – come cancellieri, magistrati, colleghi, corpo di polizia, ecc.

Il ricordo del dominus sarà un ricordo nostalgico che accompagnerà il futuro avvocato per tutta la vita… ma non sono rari i casi in cui tra avvocato e praticante ci sono molti conflitti. Infatti, alcune divergenze possono condurre a rotture insanabili.

Ma cosa si può fare, in questi casi? Possiamo cambiare dominus o dobbiamo sopportare litigi e malumori? Per rispondere a questa domanda, possiamo prendere come punto di riferimento la legge di riforma dell’ordinamento forense del 2012.

Esiste la possibilità, per il praticante, di spostarsi da uno studio legale all’altro. Anzi, in alcuni casi è ammessa anche la possibilità di svolgere la formazione presso due studi legali differenti (magari uno specializzato in diritto penale e uno in diritto civile).

L’autorizzazione al trasferimento

La sostituzione del dominus deve essere fatta con un giustificato motivo. La motivazione proposta dal praticante deve essere valuta dall’Ordine degli Avvocati, che autorizzerà il trasferimento.

Nel momento in cui i Consiglieri valutano in modo positivo la richiesta di cambiamento rilasciano anche un certificato che attesta che il periodo di tirocinio è stato compiuto regolarmente. Grazie al documento sarà possibile iscriversi al Consiglio dell’ordine del nuovo luogo in cui si vuole proseguire le pratica forense.

La procedura sarà ancora più semplice se il praticante vuole trasferirsi in uno Studio che opera nello stesso Foro di provenienza. In tal caso, sarà sufficiente richiedere l’autorizzazione al cambiamento direttamente al proprio ente di appartenenza.

 

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