Avvocato, conosci il potere della Creatività?

Ragionare in termini conflittuali dinanzi ad un problema è il modello standard di ragionamento dei dottori in Giurisprudenza. Tuttavia, durante l’attività quotidiana, un avvocato assume la consapevolezza che si tratta di un modello di ragionamento certamente necessario, ma non sufficiente.

Ma perché ci sembra così difficile adottare altri modelli di ragionamento? Il nostro cervello cerca la soluzione più rapida e semplice, e per questo segue un modello di pensiero con il quale si sente più a suo agio.

È necessario, invece, creare nuovi modelli per seguire altre vie, che aumentano le nostre possibilità di trovare una soluzione efficace. Come si fa? Con la creatività!

Siamo tutti creativi

Viviamo in un mondo in costante mutamento, e per mantenere la giusta rotta sono necessarie flessibilità, determinazione e creatività.

Ma come sviluppare le nostre abilità creative? Tutte le persone hanno in sé la creatività, sin dalla nascita. Crescendo, però, il rischio di perderla aumenta di giorno in giorno.

Alcuni studi condotti su gemelli omozigoti dimostrano che le abilità creative dipendono per il 33% dal nostro DNA, mentre il restante 66% dall’ambiente e dalle attività che svogliamo.

Gli ostacoli della creatività

Ostacoli di natura psicologica

Se abbiamo una scarsa autostima, o poca fiducia nella nostra creatività, e ci ripetiamo continuamente che non siamo creativi, difficilmente avremo grinta e energie sufficienti per generare ottime idee.

Se ci troviamo di fronte ad un problema e cominciamo a scrivere delle soluzioni, soffermandoci sulle prime tre idee, queste non ci sembreranno un granché, e rafforzeranno ulteriormente la convinzione che non siamo creativi.

Proviamo, invece, a ritornare a quando eravamo bambini, e inventavamo personaggi e storie, oppure quando creavamo qualcosa con i mattoncini Lego o con il DAS. Ecco, questa è la creatività dentro noi, soffocata dai “devo e non devo”, “si fa e non si fa”.

Concediamoci, invece, la libertà di farla emergere di nuovo, divertendoci a generare idee, anche stravaganti.

Un altro ostacolo è la paura delle critiche: abbiamo trovato un’idea interessante, ma abbiamo paura di essere criticati o presi in giro dal nostro team. Tuttavia, chiediamoci: se non condividiamo la nostra idea con nessuno, come possiamo sperare che prenda vita e che diventi un progetto concreto?

Le nostre idee non piaceranno a tutti, ma non vuol dire che non valga la pena proporle. Potremmo, al massimo, chiedere al team se ci aiuta a rendere quell’idea più efficace e funzionale.

Ostacoli di natura organizzativa

Hai presente la frase: “Noi abbiamo sempre fatto così”? L’abitudine ci spinge a fare le cose sempre nello stesso modo.

Ma se ci comportiamo sempre in una determinata maniera, otterremo sempre gli stessi identici risultati. In un mondo in costante mutamento, forse non è la soluzione migliore.

Pensiero divergente + pensiero convergente

Per sfruttare del tutto la nostra creatività è fondamentale alternare il pensiero divergente e quello convergente.

Il pensiero convergente è un modo sistematico di procedere, che, attraverso alcuni passaggi, ci porta dritti al risultato finale. Questo pensiero si attiva quando applichiamo procedure standard o formule matematiche.

Il pensiero divergente, invece, è quello che cerca di stimolare prospettive originali, superare gli schemi di ragionamento, trovare le relazioni tra le idee e spingere la mente verso direzioni mai esplorate.

Applichiamo questa tipologia di pensiero quando dobbiamo risolvere un problema o se ci troviamo di fronte ad un imprevisto.

Per aumentare le potenzialità creative, dovremmo sviluppare tutti e due gli stili di pensiero, e imparare ad applicarli in maniera alternata, sia in ambito professionale che in quello personale.

Primo step

Se hai bisogno di generare nuove idee, cerca di creare un ambiente sereno, magari con della bella musica di sottofondo e con qualche snack.

Ecco le regole del Pensiero Divergente:

  • Addio alle critiche: ogni idea deve essere accolta, senza essere giudicata. Le osservazioni verranno fatte in un secondo momento;
  • Viva la quantità: più idee verranno proposte, maggiori saranno le probabilità di individuare delle soluzioni insolite ed efficaci;
  • Accogliamo la stravaganza: esprimiamo idee folli, per uscire dagli schemi e trovare soluzioni innovative e originali;
  • Attiviamo diverse aree del cervello: tracciamo un disegno o uno schizzo per descrivere un’idea;
  • Prendiamo spunto dalle idee degli altri;
  • Scriviamo tutte le idee, ma proprio tutte, ricordandoci di non dare alcuna valutazione.

Bene: ora avremo un block notes pieno zeppo di idee! Facciamo una pausa, beviamo qualcosa e arieggiamo la stanza.

Secondo step

Dopo questo processo, possiamo procedere alla valutazione e alla selezione delle idee. Ecco le regole del pensiero convergente:

  • Giudizi affermativi: prima ancora di sottolineare le carenze, evidenziamo gli aspetti positivi. In questo modo la nostra valutazione sarà più completa;
  • Miglioriamo le idee: se un’idea che sembra interessante presenta delle criticità, miglioriamola;
  • Restiamo in tema: teniamo d’occhio gli obiettivi prefissati, per verificare se l’idea può essere applicata al problema;
  • Filtriamo le idee a seconda dei criteri oggettivi: stabiliamo dei criteri con i quali valutare le soluzioni (per esempio con un punteggio da 1 a 10);
  • Restiamo aperti all’originalità e manteniamo la mente aperta. Le idee rivoluzionare, all’inizio, sembrano assurde.

Abitudini fondamentali

Il taccuino delle idee

Le idee arrivano nei momenti più improbabili.

Magari siamo impegnati a correre, a pedalare o a guidare. Quando il corpo è impegnato, infatti, il cervello attiva un “pensiero in background”, rielaborando le informazioni e immaginando nuove idee creative.

Sono idee volatili: se non le scriviamo nel momento in cui ci vengono in mente, potremmo perderle definitivamente. Per questo è fondamentale tenere un taccuino delle idee.

Camminiamo

Non devi correre la maratona di New York, ma dedicare almeno un quarto d’ora della tua giornata a camminare/correre. Camminare, infatti, agevola il naturale flusso delle idee e il pensiero creativo.

Non importa dove cammini: in un parco, sul tapis roulant, lungo i corridoi dell’ufficio. L’effetto sulla creatività è lo stesso. Provare per credere!

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Carcere

La Legge di Bilancio taglia voci che interessano la giustizia, e i tagli più preoccupanti riguardano il carcere.

La bozza della Legge prevede che dal 2023 «il Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, assicura, mediante la riorganizzazione e l’efficientamento dei servizi degli istituti penitenziari presenti su tutto il territorio nazionale, in particolare con la ripianificazione dei posti di servizio e la razionalizzazione del personale, il conseguimento dei risparmi di spesa non inferiori a 3.577.00 euro per l’anno 2023 , 15.400.237 euro per l’anno 2024 e 10.968.518 euro annui a decorrere dall’anno 2025».

Il ministero, dunque, dovrebbe razionalizzazione il personale di polizia penitenziaria, andando a ridurre i costi di circa 36 milioni nel giro di tre anni. Tuttavia, secondo i dati ministeriali, la pianta organica della polizia penitenziaria dovrebbe essere composta da 41.595 unità, che nel 2021 erano 36.653.

Una legge dello scorso giugno prevedeva l’aumento dell’organico, con assunzioni extra dal 2022 al 2032, per dare attuazione al Pnrr.

Uno dei maggiori difensori della polizia giudiziaria è il leader della Lega Matteo Salvini, secondo il quale «è sempre più urgente assumere più agenti della polizia penitenziaria». Sul tema si è espresso anche Carlo Nordio, ministro della Giustizia, che ha dichiarato di mettere il carcere tra le priorità del suo mandato, tanto da aver già visitato le carceri di Poggioreale e Regina Coeli.

Giustizia minorile 

La legge prevede, per quanto riguarda la giustizia minorile «l’efficientamento dei processi di lavoro nell’ambito delle attività per l’attuazione dei provvedimenti penali emessi dall’Autorità giudiziaria e la razionalizzazione della gestione del servizio mensa per il personale».

L’obiettivo è il conseguimento dei risparmi di 331.583 per il 2023, 588.987 per il 2024 e 688.987 per il 2025. Ovvero, 1.6 milioni in tre anni.

Intercettazioni

Nelle disposizioni finali della manovra troviamo anche che «le spese di giustizia per le intercettazioni e comunicazioni sono ridotte di 1.575.136 euro annui a decorrere dal 2023».

Le intercettazioni, in realtà, non sono una spesa prevedibile di anno in anno, e non esiste un fondo prestabilito a cui attingere. Parliamo di uno strumento di indagine utilizzato con discrezione dagli inquirenti, e soltanto per reati che prevedono una pena superiore ai cinque anni.

La riforma Orlando della giustizia prevedeva l’omologazione dei costi, portata avanti del ministro Bonafede tramite l’individuazione di un listino dei prezzi massimi:

  • 2,40 euro al giorno per intercettazione telefonica;
  • 75 euro per intercettazione ambientale;
  • 120 euro per intercettazione telematica.

Il decreto era stato fermato da Marta Cartabia in quanto il tariffario era eccessivamente rigido.

Il costo di indagini e intercettazioni non è sempre a carico dello Stato. Infatti, viene caricato come spesa processuale sui condannati che hanno scelto il rito ordinario, che pagano al fondo unico spese di giustizia.

Il ministero della Giustizia può soltanto prevedere il costo annuale delle intercettazioni, che può essere difficilmente calcolato ex ante. Le procure non hanno a disposizione un fondo al quale fare rifermento ogni anno, ma dispongono di intercettazioni in base alle necessità di indagine.

Nel 2018 le intercettazioni sono costate 205 milioni di euro, 200 milioni nel 2019 e 213 milioni nel 2021.

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Micah Xavier Johnson, un veterano di guerra, nel 2016 uccise cinque poliziotti a Dallas. Successivamente alla sparatoria, Johnson, armato, si rifugiò in un edificio. Per questo, la polizia decise di utilizzare un robot pieno di esplosivo, comandato a distanza, che uccise lo stragista.

Questo fu il primo episodio di uso intenzionale e letale della forza attraverso un robot da parte della polizia. Ma presto potrebbero essercene altri.

Martedì, infatti, il governo della città di San Francisco, in California, ha dato il via libera ad una norma che permetterà alla polizia di utilizzare dei robot killer. La misura in questione era stata proposta dalla polizia di San Francisco e votata, successivamente dal consiglio dei supervisori (l’organo legislativo della città).

Robot Killer in situazioni di emergenza

Secondo il testo della nuova norma, la polizia potrà utilizzare robot comandati a distanza capaci di far detonare ordigni esplosivi, ma soltanto in situazioni di emergenza.

Per esempio, potranno essere utilizzati quando si verifica il rischio che i poliziotti vengano feriti, o uccisi, oppure di fronte a situazioni in cui non esistono modi per neutralizzare un determinato pericolo con le armi normalmente in dotazione alla polizia.

Il consiglio dei supervisori, composto da 11 membri Democratici, ha approvato la norma con 3 voti contrari e 8 favorevoli. I contrari hanno fortemente criticato la misura, in quanto porta verso un’eccessiva “militarizzazione” della polizia.

Bill Scott, il capo della polizia di San Francisco, in una conferenza stampa ha spiegato che i robot in questione sono in loro dotazione già da tempo. Ma non erano mai stati utilizzati, dato che mancava una legislazione appropriata.

Precedenti

La norma, che dovrà essere firmata della sindaca London Breed per poter entrare in vigore, sarà la prima in tutti gli Stati Uniti a regolamentare l’utilizzo di questa tipologia di robot.

Come abbiamo visto, l’unico caso in cui era stata utilizzata una misura del genere è quello di Micah Johnson. L’uomo si era rifugiato in un parcheggio coperto, continuando a sparare ad intermittenza sulla polizia, per vendicare i neri uccisi dai poliziotti bianchi.

Dopo aver riempito di esplosivo il parcheggio in cui si trovava, la polizia ha deciso di inviare nell’edificio un robot telecomandato, che solitamente si utilizza per disinnescare le bombe. Il robot si è avvicinato a Johnson, e con il suo braccio meccanico ha fatto detonare l’esplosivo, uccidendo l’uomo all’istante.

Monitoraggio di sicurezza o intrusione della privacy?

La norma fa parte di un programma di tecnologizzazione della polizia di San Francisco.

Queste le parole di Rafael Mandelman, uno dei supervisori che ha votato a favore della norma: «Abbiamo visto sparatorie nelle scuole, terrorismo e altre cose simili nel 21esimo secolo. Penso sia arrivato il momento di dotarsi della tecnologia più avanzata per affrontare questo tipo di minacce».

Sempre in quest’ottica rientra anche un’altra decisione, che risale allo scorso settembre. Grazie a 7 voti favorevoli è stata approvata una disposizione valida 15 mesi, che permette alla polizia il monitoraggio in diretta, per motivi di sicurezza, delle telecamere di videosorveglianza, anche private.

Le forze dell’ordine possono richiedere sino a 24 ore di accesso alle videocamere in diretta per fronteggiare un’emergenza che potrebbe rivelarsi letale, al fine di decidere in che modo schierare gli agenti o per condurre un’indagine penale.

Per London Breed «questa è una politica sensata che bilancia la necessità di fornire ai nostri agenti di polizia un altro strumento per affrontare sfide significative per la sicurezza pubblica e per ritenere responsabili coloro che infrangono la legge».

Le associazioni dei commercianti hanno lodato la disposizione, mentre le organizzazioni per i diritti civili denunciano la superficialità della norma, che rischia di condurre a intrusioni della privacy dei cittadini.

Dibattiti

Si è aperto un vero e proprio dibattito cittadino sul limite in cui potrebbe arrivare la tecnologizzazione della polizia prima di entrare nella distopia affrontata, per esempio, in Black Mirror.

Per il supervisore Dean Preston, questo è «un momento triste per nostra città», sottolineando come non si stia parlando di corpi di operazione speciale o dell’Fbi, ma di una forza di polizia locale che non ha bisogno di queste tecnologie.

La paura è che si finisca per abusare di queste tecnologie, anche quando non ci sia un vero e proprio bisogno, andando a colpire specialmente le minoranze etniche.

Aggiornamento del 07.12.2022

Il consiglio dei supervisori di San Francisco ha deciso di sospendere il progetto. Anche se era contenuto in una norma già approvata dallo stesso consiglio e dal governo locale, alla seconda votazione del consiglio la decisione presa in precedenza è stata ribaltata.

La scorsa settimana, dopo l’approvazione della norma, erano state sollevate numerose critiche, e probabilmente per questi motivi il consiglio ha cambiato giudizio a riguardo.

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Sei un avvocato? Beh, allora saprai bene che intorno a questa particolare professione circolano molte idee – spesso sbagliate. Sai anche quanto sacrificio c’è intorno ad ogni singola causa portata avanti.

Ogni giorno devi entrare in contatto con persone che stanno passando momenti difficili, con problemi legali più o meno gravi da risolvere.

Un avvocato, dunque, deve avere un equilibrio interiore pazzesco per evitare di lasciarsi travolgere completamente dai fatti, mantenere la lucidità mentale e al tempo stesso non essere troppo indifferente ai problemi degli altri.

Risulta fondamentale, infatti, l’empatia con il cliente, dato che quest’ultimo affida tutto sè stesso ad un esperto in un momento delicato, con il bisogno di sentirsi compreso a livello umano.

Per riuscire a centrare questi obiettivi è di fondamentale importanza la gestione del proprio lavoro come una vera e propria filosofia di vita, mettendo impegno, dedizione e cuore in tutte le consulenze legali. Essere avvocato significa mettere da parte i propri interessi per tutelare gli altri.

Non esistono orari da rispettare, dato che i clienti chiamano quando vogliono per essere ascoltati, e di certo non è un lavoro che finisce nel momento in cui si torna a casa.

Dunque, volontà e forza d’animo non possono assolutamente mancare nella vita di un professionista legale.

Essere avvocati è una missione di vita

Diventare avvocato è una scelta di vita.

La filosofia di questa professione si apprende al momento della scelta del proprio percorso di studi, che potrebbe anche esser lungo, ma in realtà non termina mai. Ogni giorno, infatti, ci sono novità a livello normativo che potrebbero far la differenza nel successo o nel fallimento di una causa.

Sappiamo tutti che per diventare avvocati bisogna conseguire la laurea in materie giuridiche, seguire un periodo di pratica legale e successivamente superare l’esame di Stato. Ma lo studio non finisce qui.

Ogni giorno sarà necessario affrontare nuove prove, nuovi studi per gestire al top ogni caso. Soltanto con una forte ambizione e passione si può gestire il carico di impegni previsto da questa professione.

Studiare norme e procedure, dunque, diviene una vera e propria missione di vita, che contribuisce a difendere al meglio i propri clienti.

L’avvocato ha nelle proprie mani la vita delle persone; talvolta, di famiglie intere. Il fardello diventa ancora più pesante se risulta necessario difendere una persona da accuse che potrebbero portare a reclusioni.

Un cambiamento che rende migliori

La professione dell’avvocato è in costante mutamento. Nel corso del tempo le sue attività hanno assunto ruoli sempre più centrali, dato che in alcuni casi si sostituisce al giudice oppure evita il ricorso a procedure troppo lunghe.

È un mutamento che si accompagna anche ad un’organizzazione diversa degli Studi professionali.

Nell’esercizio della professione dell’avvocato, sempre più spesso si opta per la formazione di Studi legali associati. La conseguenza è che ci sono diversi professionisti in un unico studio, ognuno specializzato in rami diversi del diritto.

Questo permette al singolo professionista di concentrarsi su una materia, offrendo prestazioni di professionalità elevata.

Supereroi, ma normalissimi

Essere avvocato significa svolgere un lavoro complesso.

Significa combattere con la burocrazia e con le infinite scadenze imposte dal nostro sistema. Significa tenere agende, fare elenchi di documenti e parcelle che difficilmente verranno pagate.

Significa spiegare cose a clienti che non hanno strumenti per capire, avere il peso sulle proprie spalle di responsabilità e decisioni prese in base all’interesse altrui.

L’avvocato si aggiorna, costantemente, dinanzi alla normativa smisurata dello Stato italiano, che modifica periodicamente schemi e regole consolidati.

Significa essere imprenditori, cercare clienti e far sì che i ricavi superino i costi. Significa non avere sabati, domeniche, malattie o permessi.

Anche se, in fin dei conti, essere avvocato vuol dire uscire dallo Studio ed essere una persona normalissima.

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L’Agenzia delle Entrate ha ridefinito le regole tecniche di conservazione, emissione e invio delle fatture elettroniche. Sono state introdotte delle novità riguardanti la tutela e la privacy dei contribuenti.

Non saranno più consultabili, per esempio, se non previa richiesta, i dati che riguardano i periodi non oggetto di accertamento. Inoltre, sono state introdotte ulteriori tutele per quanto riguarda le fatture elettroniche emesse dagli studi legali e quelle B2C.

Le nuove regole

Nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 24 novembre sono state aggiornate le regole del 2018 riguardo la ricezione e l’emissione delle fatture elettroniche. Il nuovo documento, in particolare, tratta le disposizioni fiscali del decreto del 2019 e i rilievi sulla fatturazione elettronica del Garante Privacy.

Grazie alle nuove regole l’Agenzia delle entrate memorizza e utilizza, con la Guardia di Finanza, i file delle fatture elettroniche soltanto per le attività istruttorie. I file saranno disponibili anche in caso di indagini penali oppure su disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Il Fisco memorizzerà i documenti soltanto ai fini delle attività di analisi del rischio di elusione, evasione e frode fiscale, promozione dell’adempimento spontaneo e controllo per finalità fiscali, inclusi i metodi di pagamento, descrizione e operazione dei servizi prestati e dei beni ceduti.

Il Fisco ha reso inoltre disponibile un servizio che permette l’aggiornamento, l’inserimento o la cancellazione delle informazioni che riguardano il canale utilizzato per inviare la fattura elettronica.

Si possono consultare tutti gli aggiornamenti sulla fatturazione elettronica sul sito web di AgID cliccando questo link.

Verso la fatturazione elettronica europea

«Gli Stati membri hanno perso 93 miliardi di euro di mancate entrate Iva nel 2020. In un momento in cui le esigenze di investimento continuano ad aumentare e le finanze pubbliche sono limitate da alti livelli di debito, sono perdite che non possiamo permetterci». Queste le parole di Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’Economia.

Continua: «L’introduzione di sistemi di fatturazione elettronica consentirà agli Stati membri di recuperare 11 miliardi di euro in più all’anno nei prossimi dieci anni in entrate Iva attualmente non riscosse. Il mese prossimo presenteremo una proposta».

Riflettendo sul futuro della politica fiscale europea, bisogna tenere presente «una verità ineludibile: l’Europa è già la regione con la tassazione più alta del mondo. Il rapporto tasse/Pil nell’Ue è di circa il 40% rispetto ad una media del 33% nell’Ocse».

Nel futuro, le possibilità per aumentare le entrate fiscali «potrebbero essere limitate. Ma quello che possiamo fare è considerare come adattare il nostro mix fiscale, per renderlo più equo, più verde, più favorevole alla crescita».

Business in Europe

Nel 2023, la Commissione europea proporrà un sistema unico di norme fiscali «per fare affari in Europa. Lo chiameremo Befit (Business in Europe: Framework for Income Taxation). Befit trarrà ispirazione dalla riforma dei due pilastri a livello globale, ma andrà oltre, per fornire un nuovo sistema di tassazione delle società adatto al nostro mercato unico strettamente integrato».

Il nuovo quadro andrà a sostituire i sistemi nazionali di tassazione, riducendo in tal modo costi e ostacoli per gli investimenti transfrontalieri. Befit «avrà le caratteristiche fondamentali di una base imponibile comune semplificata e della ripartizione degli utili imponibili tra gli Stati membri. Sarà un altro passo importante nella lotta contro la concorrenza fiscale dannosa».

Global minimum tax

Alla base del Befit c’è l’accordo globale del 2021 dei Paesi Ocse su un’imposta sulle società con riallocazione degli utili imponibili e una base fiscale minima del 15%. La global minimum tax, tuttavia, trova un osso duro nell’Ungheria, che ne blocca l’approvazione da mesi.

Questo accordo si basa su due pilastri:

  • le aziende con entrate che superano i 20 miliardi possono essere tassate anche nei Paesi dove effettivamente avvengono i consumi e non soltanto in quelli dove hanno sede legale;
  • i Paesi che ospitano il quartier generale di una multinazionale potranno imporre una tassazione minima del 15%, in tutte le nazioni in cui operano.

La minimum tax spazzerà via la digital service tax europea, che ha provocato molte critiche dagli USA poiché andava a colpire principalmente le big tech americane. Se la tassa globale verrà attuata nei prossimi due anni, i paesi UE offriranno alle aziende un credito fiscale come rimborso di tutte le somme versate in eccesso rispetto all’imposta globale.

Dopo essere stata approvata dai capi di Stato e di governo, la minimum tax dovrà essere trasformata in legge ed implementata nel 2023. Lo scoglio è tutto da superare, ma è comunque un ottimo meccanismo di risoluzione delle dispute internazionali.

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Avvocato, vorresti avere 48 ore al giorno?

Comprendere come organizzare il proprio tempo è un’abilità fondamentale per avere successo e raggiungere i propri obiettivi.

Lavoro, studio, casa e passioni: cerchiamo di conciliare tutto come dei giocolieri con troppe palline tra le mani. Finiamo per essere talmente sopraffatti da tutti i nostri impegni da scivolare inevitabilmente in un ciclo di inutili distrazioni, che alleviano a malapena la nostra ansia e che ci fanno soltanto perdere tempo.

Ti ritrovi in tutto questo?

Pensaci un po’: quand’è stata l’ultima volta che sei ritornato a casa felice, dopo aver passato una giornata di lavoro produttiva, riuscendo a concludere tutto quello che volevi portare a termine? Mai?

Viviamo in un circolo vizioso di stress, con impegni che sembrano non finire mai e con poche soddisfazioni. Come criceti, corriamo dentro la nostra ruota, senza arrivare da nessuna parte. Ma esiste sicuramente un buon metodo per organizzare il tempo e per vivere al meglio la nostra vita.

Hai mai incontrato persone che sembrano avere giornate di 48 ore? Sono persone iper-produttive, inspiegabilmente capaci di realizzare in poco tempo progressi che, probabilmente, noi raggiungiamo dopo anni.

Qual è il segreto di queste persone? Hanno una Giratempo, come Hermione Granger in Harry Potter? Come cavolo fanno ad organizzare così bene le loro giornate?

“Qual è il tuo segreto per organizzare il tempo?”

Questa domanda è stata rivolta ad alcuni miliardari, campioni olimpici, studenti eccellenti e imprenditori multi-milionari. Persone, dunque, decisamente produttive.

Ogni professionista ha un suo segreto per organizzare al meglio la giornata. Tuttavia, analizzando le risposte ottenute, troviamo degli schemi ricorrenti, che consistono in abitudini e scelte che accomunano queste persone.

Ci sono almeno 8 cose che fanno le persone che vivono giornate da 48 ore (a differenza di noi comuni mortali).

1- 1.440 motivi per non perdere tempo

Se perdi dei soldi puoi sempre rifarti in un secondo momento: ma ogni minuto perso non può essere recuperato. È proprio l’ossessione per il tempo a contraddistinguere le persone di successo.

Per esempio, Shannon Miller, ex ginnasta olimpionica, arrivava a programmare le giornate al minuto.

È chiaro che non dobbiamo arrivare a queste situazioni estreme, ma è giusto avere la consapevolezza di avere a disposizione 1.440 minuti ogni giorno, e che è nostra responsabilità sfruttarli al meglio.

Lo dobbiamo a noi stessi!

2- Attività fondamentali

Tutti abbiamo giornate piene di impegni, ma quante sono le attività veramente importanti che portiamo avanti ogni giorno? Quali sono le attività che ci consentono di fare reali progressi? Quante impatteranno sulla nostra esistenza, da qui ai prossimi 5 anni?

Le persone che organizzano il loro tempo in modo efficace si pongono questa domanda tutti i giorni, e conoscono molto bene anche la risposta. Ogni mattina, infatti, dedicano almeno 2 ore alle attività fondamentali.

Pensaci: dove saresti tra un anno, se dedicassi tutti i giorni due ore per le attività importanti, come lavoro, business e studio?

3- L’abolizione delle to-do-list

Gli esperti, solitamente, consigliano di utilizzare le to-do-list per organizzare al meglio le proprie giornate. Ma si tratta soltanto di fare ghirigori carini sul taccuino per organizzare le proprie attività, che difficilmente porteranno una persona ad essere più produttiva.

La maggioranza delle persone super-produttive non utilizza affatto le to-do-list, perché si trasformano inevitabilmente in liste di cose che non riusciremo mai a fare! Le attività restano sulla lista per lunghi giorni, generando soltanto stress.

Le persone super-produttive preferiscono utilizzare il calendario per pianificare le loro attività, sia che si tratti di lavoro o di tempo libero.

Infatti, quando fissiamo dei blocchi di tempo nel nostro calendario, abbiamo ben chiara la situazione: sappiamo cosa siamo in grado di fare in una giornata e cosa, invece, possiamo tralasciare.

4- Inganni mentali

In linea di massima, quando dobbiamo organizzare la giornata, facciamo molto affidamento sul nostro Io futuro, vedendolo come un super-eroe in grado di recuperare chissà quante ore di procrastinazione del nostro Io presente.

La verità è che il nostro Io futuro ci somiglia tantissimo! E forse sarà più stanco, stressato e demotivato.

La maggior parte delle persone super-produttive è ben consapevole dell’inganno mentale in questione. Per questo, si assicurano di adottare nel presente tutte le misure necessarie affinché il loro Io futuro rispetti tutti gli impegni presi.

Per esempio, se devono cominciare una dieta, si assicurano di non aver facile accesso ai cibi spazzatura.

5- Straordinari? No, grazie

Le cosiddette “tirate lavorative” sono assolutamente controproducenti. Chi è super-produttivo ha un’etica lavorativa ferrea, ma con la consapevolezza che la produttività personale ha un suo picco, e che ogni minuto speso a lavorare dopo aver superato il picco è sprecato.

Meglio staccare, per rigenerarsi e ripartire con più energie il giorno seguente.

6- Idee e taccuini

La maggior parte delle persone immagina il proprio cervello come un magazzino, quando in verità è un elaboratore di soluzioni e idee.

Le persone di successo, di solito, utilizzano un taccuino per catturare riflessioni, idee e appunti, per liberare e allargare la mente.

7- Gestire le proprie energie

Abbiamo tutti 1.440 minuti al giorno. La cosa migliore da fare, forse, non è organizzare il tempo, ma il nostro livello di energia.

Imprenditori, studenti e atleti di successo sanno bene l’importanza della gestione delle proprie riserve di energia, e puntano tutto su una buona dose di sonno, sport e cibo sano.

8- Un solo tocco

Tutte le volte che cominciamo un’attività, senza la volontà o la possibilità di portarla a termine, sprechiamo tempo.

Se leggiamo una mail di lavoro sullo smartphone mentre siamo fermi al semaforo probabilmente non riusciremo a rispondere. Nella nostra mente, tuttavia, si formeranno una trentina di possibili risposte.

Quindi arriviamo in ufficio, riapriamo la mail in questione e cominciamo a scrivere una risposta, ma un collega ci interrompe. Arriva così la pausa pranzo, e dobbiamo attendere di ricominciare il turno per rileggere la mail e spendere un’altra mezz’ora per dare una risposta.

Chissà quanto tempo avremmo risparmiato, se avessimo toccato la mail soltanto una volta.

La sfida 90/90/1

Avvocato, conosci la sfida 90/90/1?

Si tratta di una sfida semplice, ma lungi dall’esser facile. Ecco che cosa prevede: “Nei prossimi 90 giorni, dedica 90 minuti al giorno ad 1 attività che possa cambiarti la vita”.

Per portare a termine questa sfida è bene scegliere soltanto un progetto, abitudine o obiettivo sul quale focalizzarsi. Soltanto concentrandoci su un’attività, infatti, possiamo ottenere risultati.

Ma dove li troviamo questi 90 minuti, se non abbiamo nemmeno il tempo per respirare? È chiaro che, per ottenere dei risultati, dobbiamo fare dei sacrifici e rinunciare a qualcosa.

Chiaramente, non c’è bisogno di ritagliarsi un’ora e mezza tutti i giorni per la propria attività speciale. Basterà dedicarle il tempo sufficiente per ottenere dei risultati concreti.

L’importante è non svolgere l’attività alla fine della giornata: meglio puntare la sveglia un po’ prima, perché alla sera le nostre energie e le nostre riserve di auto-disciplina sono al minimo.

Dunque, accetti la sfida?

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PEC: come evitare la Truffa della Fattura Elettronica

Regalo di Natale: 5.500 euro di cashback per i deputati

Babbo Natale è arrivato anche in Parlamento, con un cashback da 5.500 euro che vale soltanto per i deputati. Gli onorevoli hanno deciso di regalarsi un bonus per comprare smartphone, tablet, pc e Airpods. La determina è stata firmata il 24 novembre dai questori della Camera.

Tutto questo cavalca la scia delle “dotazioni d’ufficio” a disposizione dei neo-eletti. Il bonus dovrebbe andare incontro alle “esigenze individuali e all’aggiornamento tecnologico” degli onorevoli. Già nel 2018 i questori stanziarono 2.500 euro di rimborso spese, ma oggi, il bonus è stato aumentato del 120%.

La lista della spesa

Il provvedimento è accompagnato da un allegato, contenente la lista dei beni che Montecitorio potrà rimborsare ai deputati – con i soldi dei contribuenti. Nella “lista della spesa” troviamo: smartphone, portatili, Airpods, tablet completi di accessori e monitor fino a 34 pollici.

Prima del voto, qualche parlamentare aveva storto il naso per l’importo esiguo destinato agli acquisti tecnologici. Secondo un ex questore di Montecitorio: «Dicevano che 2.500 euro non bastavano. Ma visto che si trattava di un provvedimento una tantum, che viene subito stabilito all’inizio del mandato, non abbiamo pensato di ritoccarlo».

Controlli interni

La nuova disciplina cambierà anche le regole riguardo gli articoli di cancelleria “griffati” in dotazione alla Camera, come penne, bloc notes e buste per le lettere. Ai deputati, infatti, è riservato un pacchetto di prodotti che “non concorrono alla determinazione dell’importo di 5.5.00 euro”. Se ne vorranno di più, potranno attingere dal bonus.

Incassare questi soldi è molto semplice, dato che i controlli sono tutti interni: alcuni deputati certificheranno gli scontrini presentati da altri deputati, per aver accesso al rimborso.

Nel 2018 il M5S aveva inserito alcune penali per limitare l’erogazione dei fondi. C’erano delle trattenute nel caso in cui un parlamentare non fosse presente ad almeno il 50% delle sedute in Aula o che non presentasse almeno l’80% degli atti ispettivi o delle proposte di legge in formato elettronico.

Ma nel nuovo provvedimento del 24 novembre non c’è più traccia di questo passaggio. Niente penali, soltanto un bonus raddoppiato.

POS e tetto al contante

Proseguiamo parlando di pagamenti digitali e POS, viste le modifiche recenti. Ci sono delle novità, infatti, all’interno della bozza della legge di bilancio, che porta i 136 articoli a 155. Nello specifico, i cambiamenti più discussi riguardano l’articolo 69.

Secondo il testo, il nuovo limite per il quale i commercianti saranno costretti ad accettare un pagamento con il POS senza correre rischi di subire sanzioni è stato fissato a 60 euro. Scompare, nella nuova bozza, anche lo stop ai 180 giorni riguardo le sanzioni inviate ai commercianti che non hanno rispettato l’obbligo.

Tutto questo è accompagnato anche all’innalzamento del tetto ai pagamenti con contante, che dal 2023 passerà da 1.000 a 5.000 euro. I più critici in materia ritengono che queste misure favoriranno l’evasione fiscale. In ogni caso, vedremo che cosa accadrà con il testo finale della legge di bilancio, che verrà approvato entro il 31 dicembre.

Palazzo Chigi, viste le numerose polemiche, ha rilasciato una nota:

“Si precisa che sul tema delle soglie al di sotto delle quali gli esercizi commerciali non sono tenuti ad accettare pagamenti con carte di pagamento, sono in corso interlocuzioni con la Commissione europea dei cui esiti si terrà conto nel prosieguo dell’iter della legge di bilancio”.

Donne agevolate, ma solo se hanno figli

Stretta invece, sull’Opzione Donna. La misura riguarderà soltanto persone con invalidità, caregiver e dipendenti di aziende in crisi, e manterrà l’obbligo di anzianità retributiva di almeno 35 anni e 60 anni di età in assenza di figli.

L’Opzione si applica «a chi al momento della richiesta da almeno sei mesi è coniuge o parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità». Una misura valida anche in caso di «parente o affine di secondo grado convivente, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 60 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti, siano deceduti o mancanti».

Può usufruire della misura anche chi ha «una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%». In questo caso, si potrà andare in pensione prima se si hanno figli: a 58 anni con due (o più) figli, a 59 anni se madri di un figlio e a 60 in assenza di figli.

La stretta limita la platea delle beneficiarie e apre un grosso dibattito sulla scelta di agevolare soltanto le lavoratrici madri. In molti hanno considerato l’idea incostituzionale e punitiva nei confronti delle donne che, per scelta o per altre cause, non hanno figli.

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PEC: come evitare la Truffa della Fattura Elettronica

Potrebbe essere capitato anche a te di aver ricevuto una PEC che sembrava provenire dall’Agenzia delle Entrate, ma che nella realtà conteneva finte fatture elettroniche. Siamo nel mondo del phishing, ovvero tentativi di frode che hanno lo scopo di indurre le vittime alla condivisione di dati sensibili, quali password o carte di credito.

Vediamo insieme come si manifestano questi attacchi e come possiamo proteggerci.

La finta mail dell’Agenzia delle Entrate

Già nel 2019 l’Agenzia delle Entrate stava cominciando a mettere in guardia gli utenti riguardo i sempre crescenti tentativi di phishing che riguardavano l’invio di finte fatture elettroniche.

L’Agenzia delle Entrate, nello specifico, avvisava gli utenti di non aprire mail con l’oggetto “Invio File <XXXXXXXXXX>”. Queste mail, infatti, avevano l’obiettivo di raccogliere informazioni private per frodare il malcapitato. Questa truffa, diffusa tuttora con specificità diverse, simula l’invio mediante PEC di un file da parte del Sistema di Interscambio (Sdl).

I destinatari hanno l’impressione di ricevere una vera e propria fattura elettronica dal sistema dell’Agenzia delle Entrate. In verità, il file rappresenta un sistema di frode online.

Gli utenti divengono sempre più confusi a causa della presenza – ovviamente non autorizzata – di loghi e layout del sistema di fatturazione elettronica dell’Agenzia delle Entrate. Dunque, è semplice cadere vittima in questa tipologia di attacchi.

La frode gioca sulla convinzione che la PEC sia sempre sicura, anche se non è così. La Posta Elettronica Certificata non è sinonimo di garanzia e i malintenzionati riescono a sviluppare sistemi di raggiro sempre più efficaci, che rendono complicato capire se siamo di fronte ad una vera PEC o ad una truffa.

Il phishing, in breve

Il phishing è un tentativo di frode online che consiste nell’invio di messaggi di posta elettronica con un aspetto identico per quanto riguarda contenuti, loghi, mittente e layout rispetto a quelli istituzionali. In questi messaggi si invita il destinatario a fornire dati riservati che verranno utilizzati poi per fini malevoli.

I messaggi di phishing che si riferiscono all’invio di fatture elettroniche utilizzano i testi di una comunicazione reale, dall’oggetto al corpo della mail. In questo modo le mail sembrano sicure e credibili, ma non lo sono.

I tentativi di phishing che vanno a colpire le caselle di posta sono molti. Tra questi, il più diffuso ha l’obiettivo di sottrarre le credenziali d’accesso ai software dedicati a generare le fatture elettroniche.

Si riceve nella propria casella di posta una mail fasulla che comunica una sospensione del servizio. In queste mail truffa si trova un link esterno al quale collegarsi. Quando la vittima inserisce le sue credenziali di accesso al sito, queste vengono immediatamente rubate ed entrano in possesso di terzi.

Alcuni consigli

Ci si può difendere dal phishing mettendo in pratica alcuni accorgimenti.

Innanzitutto, osserva attentamente l’indirizzo di provenienza della mail. Se sembra sospetto, forse è meglio non cliccare sui link presenti nella mail, in quanto possibili apripista a siti malevoli e contraffatti.

Per confermare i dubbi, passa il mouse sopra i link senza cliccare e controlla l’indirizzo che compare in basso. In tal modo, otterrai una risposta ai tuoi dubbi senza esporti a pericoli.

Diffida sempre da qualsiasi mail che richiede di effettuare il login nel profilo utilizzato per la fatturazione elettronica al fine di cambiare dati sensibili e personali. Se hai l’impressione che la mail non sia autentica, non utilizzare i link che sono contenuti nel messaggio, ma collegati invece al servizio di fatturazione elettronica ricercandolo nel browser.

Con questi consigli potrai gestire la fatturazione con maggior tranquillità, evitando di cadere nella trappola del phishing.

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Il nuovo Governo vuole modificare il reato di Abuso d’Ufficio

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo scorso giovedì, durante l’assemblea nazionale dell’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, ha annunciato che il governo vuole modificare i reati contro la pubblica amministrazione. In particolar modo, si parla di modificare il reato di abuso d’ufficio.

Meloni non ha specificato come il governo abbia intenzione di arrivare a tali modifiche. Tuttavia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che ci sarà presto un dibattito parlamentare.

L’obiettivo è quello di definire al meglio le norme penali che riguardano la pubblica amministrazione, «il cui perimetro è così elastico da prestarsi a interpretazioni troppo discrezionali», dice Meloni. Il reato d’abuso d’ufficio, sempre secondo Meloni, provoca la “paura della firma”, ovvero, gli amministratori locali hanno la paura di assumere delle responsabilità decisionali.

Una legge molto criticata

La legge ha subito diverse modifiche nel corso degli anni, ed è stata criticata più volte da amministratori e sindaci di ogni schieramento politico che considerano incerti i confini della responsabilità penale che porta all’avviamento delle indagini. Per Meloni, le indagini «nel 93% dei casi si risolvono con assoluzioni o archiviazioni».

Secondo Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, dice che «è in discussione la praticabilità stessa delle nostre funzioni: fare il sindaco ormai è diventato un mestiere pericoloso anche nei suoi atti quotidiani più banali, per la quantità abnorme di rischi giudiziari penali e civili che si corrono».

L’autodifesa della burocrazia

I sindaci «non possono essere responsabili di qualsiasi cosa accada in un Comune per il solo fatto di essere sindaci». Secondo molti giuristi e amministratori, la paura di cadere nel reato di abuso d’ufficio corrisponderebbe alla prima causa della “burocrazia difensiva”.

Parliamo di prassi che sono state consolidate negli uffici della PA: la paura di essere coinvolti in processi penali o civili porta ad un eccesso burocratico che, di conseguenza, porta a rallentamenti. Questi timori si palesano, per esempio, nella richiesta di un documento cartaceo, oltre a quello digitale, «perché non si sa mai».

In molti, al posto di prendere una decisione, decidono di rinviare la stessa al proprio superiore, oppure di non agire affatto senza indicazioni specifiche. Nel 2017, secondo un sondaggio del Forum della PA, il 62% dei dipendenti pubblici ha dichiarato che tra riforme, controriforme e decreti le regole continuavano a cambiare troppo spesso, e che il risultato era opposto a quello voluto.

Secondo gli impiegati statali, soltanto “non facendo” si possono evitare rischi.

Home, sweet home

Sul tema si discute da tempo. Secondo Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro, il reato di abuso d’ufficio è «il più difficile da dimostrare ma è un reato spia che consente di entrare nella pubblica amministrazione. Non vorrei che un sindaco pensasse di usare il Comune come casa propria».

Contro l’abolizione dell’abuso d’ufficio si era espresso anche Luigi Di Maio, durante il governo Conte I. Aveva dichiarato che si sarebbe battuto duramente contro l’abolizione di questo reato. Aveva scritto su Facebook, infatti: «Volete un esempio? Un sindaco, un ministro, un presidente di Regione o un qualsiasi altro dirigente pubblico che fa assumere sua figlia per chiamata diretta, invece di convocare una selezione pubblica e dare a tutti la possibilità di ambire a quel posto di lavoro».

L’articolo 323 del Codice Penale

Nel nostro ordinamento chiunque potrebbe denunciare per abuso d’ufficio un amministratore locale che ha firmato un provvedimento di carattere discrezionale.

Il reato in questione è disciplinato dall’articolo 323 del codice penale:

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalle legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di tenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

L’ex presidente della Camera ed ex magistrato Luciano Violante, definì questa legge una specie di «mandato a cercare». Sostanzialmente, si tratta di una legge che permette un controllo preventivo da parte delle procure sulle attività della PA e della politica.

Processi che iniziano, senza finire

Secondo Raffaele Cantone, ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, «la quantità enorme di procedimenti che iniziano e la quantità infinitesimale di quelli conclusi con condanna è un tema che si pone spesso, poiché diventa un alibi per l’inerzia della pubblica amministrazione».

Tuttavia, «se iniziano tanti processi e pochi arrivano a sentenza definitiva, qualcosa va rivisto, ma non credo che se vengono compiuti atti di favoritismo evidenti possano essere esenti da valutazioni penali».

Le priorità per Nordio

Per Carlo Nordio, la “rivisitazione” del reato di abuso d’ufficio è una delle maggiori priorità di questo governo. Si tratta, secondo il ministro della Giustizia, di rivedere alcune norme per «ridare fiato alla pubblica amministrazione, e quindi per un’utilità concreta in vista di una ripresa economica del Paese».

Per quanto riguarda la “paura della firma”, per Nordio questa provocherebbe «la paralisi o il rallentamento della pubblica amministrazione per la paura che un domani si possa essere denunciati. I sindaci chiedono da anni questa revisione e se non avviene, la pubblica amministrazione non riparte, e se non riparte la pubblica amministrazione non riparte nemmeno l’economia. C’è un discorso concreto e urgente da fare, in vista anche dei soldi che l’Europa dovrà darci con il recovery fund».

Il parere dei sindaci

Molti sindaci sono intervenuti alla recente assemblea dell’Anci per richiedere la revisione o l’abolizione dell’articolo di legge che disciplina il reato. Secondo Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, chi lavora nella PA dovrebbe avere maggiori certezze per quanto riguarda le scelte che vengono fatte. Chi deve controllare, invece, potrà farlo con meno discrezionalità.

Mentre per Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, «è estremamente facile addossare al sindaco presunte colpe su fatti che non può direttamente controllare o conoscere, specie in realtà di grandi dimensioni».

Si è espresso in merito anche Giuseppe Sala, sindaco di Milano: «Se il ministro Nordio sarà in grado di fare qualcosa non tanto che ci facilita la vita quanto che chiarisca le regole, credo che i sindaci di ogni schieramento politico saranno pronti a riconoscere questa iniziativa, è il momento anche da questo punto di vista di fare qualcosa».

Tra i sindaci, c’è qualcuno che chiede la revisione o l’abolizione della legge Severino. Per esempio, Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, sostiene che la modifica potrebbe garantire ai sindaci «la necessaria serenità per operare al meglio».

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