La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45843/2024, ha escluso la possibilità di retrodatare l’iscrizione nel registro delle notizie di reato per i procedimenti antecedenti alla riforma Cartabia. La norma introdotta dal Dlgs 150/2022, che consente di far rilevare la mancata tempestività dell’iscrizione da parte del pubblico ministero, non è retroattiva e non può essere applicata ai procedimenti pendenti che risalgono a prima della sua entrata in vigore, fissata al 30 dicembre 2022.
Il caso in esame riguardava un’iscrizione effettuata dal pubblico ministero nel marzo 2022, ben prima della riforma. La difesa dell’imputato aveva invocato la retrodatazione dell’iscrizione, ritenendo che la norma rappresentasse il recepimento di orientamenti giurisprudenziali preesistenti e favorisse i diritti dell’imputato. Tuttavia, la Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la nuova disposizione non può essere applicata retroattivamente in assenza di una norma transitoria, e che non si configura un caso di retroattività favorevole.
Di conseguenza, per tutti i procedimenti in cui l’iscrizione nel registro delle notizie di reato sia avvenuta prima del 30 dicembre 2022, non è possibile applicare il rimedio della retrodatazione. In questi casi, rimane valida la possibilità per il pubblico ministero di retrodatare l’iscrizione autonomamente, qualora non fosse stato possibile procedere immediatamente. Se tale facoltà non viene utilizzata, il giudice può valutare eventuali conseguenze disciplinari per l’inadempimento.
Articoli simili
Trump ribattezza l’IA “Super Intelligenza” e firma un patto (non vincolante) con i big tech
Google, Meta, Microsoft, Anthropic, OpenAI, xAI e Nvidia sottoscrivono un accordo volontario su sicurezza e controlli, ma Amodei chiede freni più severi e viene disatteso
Garlasco, si chiudono oggi le indagini su Sempio: la difesa spera nella revisione per Stasi
La Procura di Pavia deposita l'avviso di chiusura indagini con le stesse conclusioni di maggio, accompagnate da almeno tre nuove perizie su impronte, misurazioni e…
Avvocati italiani 2026: più redditi, più intelligenza artificiale, e una riforma ancora da scrivere
Il Rapporto Censis-Cassa Forense fotografa una professione che cresce nei numeri ma resta divisa per genere e generazioni, mentre il governo ha fino a fine…

