Il processo di digitalizzazione della giustizia, previsto dalla legge del 2023, continua a slittare. Il passaggio agli atti digitali, obbligatorio dal 1° gennaio 2024, è stato già rinviato al 1° gennaio 2025, ma un nuovo ritardo è ora all’orizzonte. Il 5 novembre, il Ministero della Giustizia ha dovuto fare i conti con i fallimenti dell’applicativo che avrebbe dovuto attuare l’obbligo del telematico nel processo penale.
Il sistema, infatti, ha mostrato gravi malfunzionamenti: dopo pochi minuti di utilizzo, collassa e perde i documenti. L’app presenta lacune importanti, come la mancata convalida di arresti, decreti penali e patteggiamenti. Inoltre, il sistema non riesce a verificare la coerenza tra atto e titolo, accetta depositi nei fascicoli sbagliati e non gestisce correttamente scadenze e urgenze.
A complicare ulteriormente le cose, il sistema iscrive automaticamente un procedimento in base alla denuncia dell’avvocato, un’azione che dovrebbe invece spettare al procuratore. Questo episodio evidenzia come le soluzioni tecnologiche, quando mal implementate, possano influire negativamente sull’esercizio della giurisdizione.
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