“Imbarazzante.” È con questa parola che Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, definisce la reazione della magistratura alla proposta di istituire una giornata dedicata alle vittime degli errori giudiziari. Una proposta che, secondo Petrelli, non dovrebbe destare preoccupazioni tra i magistrati, ma spingerli a una riflessione più profonda.
“Perché mai una giornata di riflessione dovrebbe ingenerare sfiducia nella magistratura?” si chiede Petrelli, rispondendo alle affermazioni del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia, e alle dichiarazioni di Gian Carlo Caselli, che ha definito la proposta “demagogica”. L’avvocato traccia un parallelismo: “Sarebbe come dire che le giornate dedicate alla povertà o alla violenza sulle donne ingenerassero sfiducia negli uomini”.
Gli errori giudiziari non sono fatalità
Il punto centrale della riflessione di Petrelli è la gravità con cui gli errori giudiziari impattano sulla libertà delle persone. Non si può accettare, dice, l’idea di Caselli secondo cui gli errori sarebbero una “fisiologia” del sistema, una sorta di esito inevitabile, come se si trattasse di una semplice divergenza di vedute sui processi. “La giustizia penale non è un gioco di società – afferma Petrelli – in cui a volte si vince e a volte si perde”.
Secondo il presidente delle Camere Penali, se un cittadino trascorre mesi o anni in custodia cautelare e poi viene prosciolto o assolto, non si può parlare di “esiti contrastanti”, ma di “un fatto patologico” che richiede una riflessione seria e responsabile.
I numeri di un’emergenza taciuta
Petrelli richiama l’attenzione sui dati del Ministero della Giustizia: su 80.000 misure di custodia cautelare adottate in un anno, almeno 8.000 si concludono con assoluzioni. “Dati che – sottolinea – andrebbero analizzati su un arco di tempo più ampio, ma che già così mostrano una realtà preoccupante.” La riflessione non si limita al dato numerico, ma si estende ai costi umani e sociali: “I danni per le vittime sono incalcolabili e il costo per lo Stato, in termini di indennizzi, è enorme.”
E mentre le vittime e lo Stato pagano, i magistrati non pagano nulla. Petrelli sottolinea infatti l’assenza di un reale controllo di responsabilità nei confronti dei magistrati, evidenziando che oltre il 95% delle 1.800 segnalazioni disciplinari ricevute nel 2023 è stato archiviato. Solo il 4,3% ha dato luogo a un procedimento disciplinare e, di questi, un numero esiguo si è concluso con condanne.
La “casta” impermeabile al cambiamento
Petrelli non risparmia critiche al corporativismo della magistratura, che definisce “impermeabile alla società e chiusa nei suoi privilegi”. La chiusura a ogni riforma, dal sistema di valutazione professionale alla revisione delle carriere, fino alla proposta della giornata per le vittime di errori giudiziari, sarebbe, secondo Petrelli, il vero motivo della sfiducia dei cittadini nella giustizia.
La proposta di una giornata dedicata alle vittime degli errori giudiziari, per Petrelli, non è un atto demagogico, ma un’opportunità di crescita per la giustizia. E se la magistratura continuerà a respingerla, il rischio è che il solco tra cittadini e istituzioni si faccia sempre più profondo.
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