Il 2022 è stato l’anno con il maggior tasso di suicidi nelle carceri italiane

Nel 2022 si sono suicidate 84 persone all’interno delle carceri italiane: 78 uomini e 5 donne – le donne rappresentano il 5% delle persone detenute nelle carceri.

È il numero più alto di suicidi registrato in Italia dal 2000, ovvero da quando questi dati sono stati resi disponibili a livello nazionale. I dati relativi agli anni Novanta suggeriscono che il tasso di suicidi non era mai stato così alto.

Mai così tanti suicidi

58 i suicidi nel 2021 e 51 nel 2020. Dieci anni fa, quando la popolazione carceraria era più numerosa – 66.5278 contro 54.841 – si suicidarono 60 detenuti, 24 in meno rispetto all’anno scorso.

Mauro Palma, presidente del Garante nazionale dei diritti dei detenuti dichiara: «Le scelte soggettive vanno anche rispettate nella loro non univoca e difficile leggibilità; resta la responsabilità che è in capo a chi amministra e gestisce la privazione della libertà di una persona di tutelare al massimo la sua vita e la sua integrità fisica e psichica».

L’ultimo ad uccidersi è stato un ventenne italo-albanese, Adolfo Latifaj, impiccandosi nella sua cella. Il cappellano del carcere, don Dario Crotti, ha detto che «era un detenuto molto fragile. Me lo avevano segnalato gli agenti di polizia penitenziaria e gli avevo parlato. Purtroppo non è stato sufficiente».

Il 22 dicembre, invece, Giovanni Carbone, un detenuto del carcere di Lanciano, si è suicidato impiccandosi nella sua cella. Era stato arrestato soltanto tre giorni prima con l’accusa di omicidio della compagna, Eliana Maiori Caratella.

Il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, Ruggero Di Giovanni, ha dichiarato che in tutto il piano detentivo dove si trovava Giovanni Carbone era in presente soltanto un agente. «Tanto per dare qualche numero, quel piano detentivo è composto da due sezioni, una con circa 50 detenuti alta sicurezza che richiedono, a causa della tipologia di reati, un’attenzione maggiore e costante».

Invece, la sezione adiacente prevede «la presenza costante di circa 20 detenuti cosiddetti “nuovi giunti”, ovvero detenuti appena arrestati e sottoposti a “grande sorveglianza precauzionale” proprio per prevenire gesti autolesionistici».

Il 20 dicembre, a Rebibbia, si è ucciso un 30enne bangladese, di cui non stato reso noto il nome. Anche lui si è impiccato nella sua cella, mentre scontava una pena di due anni per rapina. Il prossimo luglio sarebbe stato libero.

A Bergamo, nello stesso giorno, è morto F.C., un detenuto di 49 anni, per inalazione del gas della bombola utilizzata in cella per cucinare. Non si sa ancora se si sia trattato di un suicidio o di un incidente, dato che inalare gas come sostituto delle sostanze stupefacenti è una pratica diffusa nelle carceri.

A Napoli, il 31 dicembre, Francesco Terraciano si è ucciso impiccandosi. Il 30enne era detenuto per alcuni reati di droga.

Per Nordio il sistema carcerario è una vergogna

L’elenco è lunghissimo: dal 2012 al 30 dicembre 2022 ci sono stati in totale 615 suicidi, mentre dal 2000 1.308.

Nel 2010, l’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio, disse: «Il sistema carcerario è incompatibile con la rieducazione, perché troppo brutale. Le sue strutture edilizie e le condizioni inumane sono al limite della tolleranza, sono una vergogna della nostra pretesa giuridica».

Lo scorso ottobre Nordio parlò ancora dei suicidi all’interno delle carceri, definendoli «una drammatica emergenza, una dolorosa sconfitta per ciascuno di noi e la conferma della necessità di occuparci da vicino del mondo penitenziario».

Il carcere «per me è una priorità assoluta: riconosco il grande impegno di chi mi ha preceduto e dell’amministrazione penitenziaria, che ha diffuso anche una circolare specifica sul tema dei suicidi. Molteplici possono essere le cause e i problemi dietro questo drammatico record: le urgenze del carcere – compresa la necessità di rinforzare gli organici di tutto il personale – saranno una delle mie priorità».

Qualche numero

Tra i detenuti che si sono uccisi nel 2022:

  • 33 erano persone con fragilità sociali o personali, ovvero persone con disagi psichici o senza fissa dimora;
  • 49 si sono uccisi nei primi sei mesi di detenzione;
  • 21 nei primi tre mesi;
  • 15 nei primi dieci giorni;
  • 9 nelle prime 24 ore;
  • 5 sarebbero stati liberi entro un anno;
  • 39 avevano una pena residua inferiore a tre anni;
  • soltanto 4 avevano una pena residua di più di tre anni e uno doveva scontare 10 anni.

“Da qui non riemergerò mai più”

Per il Garante, non conta molto la durata della pena o della carcerazione preventiva e nemmeno le condizioni della pena. È l’approdo in carcere in sé l’elemento che porta al suicidio.

Secondo Daniela de Robert, dell’ufficio dell’autorità del Garante: «Il rapporto di quest’anno evidenzia innanzitutto un record negativo: negli ultimi 10 anni non ci sono mai stati così tanti suicidi».

Alcuni «non avevano fatto in tempo neppure ad essere immatricolati perché si sono uccisi subito. Non è il sovraffollamento o il carcere degradato a spingere le persone a gesti estremi, ma la disperazione: quella sensazione terribile di chi entra in carcere e pensa: “da qui non riemergerò mai più”».

Un tempo inutile, sottratto alla vita

Significativo anche l’andamento della media dei suicidi, che raggiungono il picco ad agosto, quando ci sono meno volontari e le varie attività si fermano.

50 delle persone detenute che si sono uccise erano italiane e 34 straniere, di cui 18 senza fissa dimora. Nove avevano tra i 18 e i 25 anni e tre più di 70 anni. 33 detenuti erano in carcerazione preventiva e 7 in attesa del processo d’appello.

Aggiunge De Robert: «E’ il vuoto a caratterizzare ancora troppe carceri italiane: la dimensione di un tempo che scorre inutilmente semplicemente sottratto alla vita che non riesce a diventare un’opportunità di crescita di cambiamento, e poi reinserimento costruttivo per i detenuti, come ci chiede la Costituzione».

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