Un giudice federale degli Stati Uniti ha stabilito che Google ha agito illegalmente per mantenere il suo monopolio nel settore delle ricerche online, violando le leggi antitrust. La decisione rappresenta una significativa vittoria per le autorità regolatorie americane e potrebbe avere ripercussioni profonde sul modo in cui i colossi del tech conducono i loro affari.
La sentenza segue un processo di dieci settimane, durante il quale il Dipartimento di Giustizia e diversi stati americani hanno accusato Google di aver consolidato il proprio predominio pagando miliardi di dollari ad aziende come Apple e Samsung. Questi pagamenti, secondo l’accusa, garantivano che Google fosse il motore di ricerca predefinito sui loro dispositivi, bloccando così la concorrenza e mantenendo il controllo di circa il 90% del mercato della ricerca su Internet.
“Google è un monopolista”
“Google è un monopolista e ha agito come tale per mantenere il suo monopolio”, ha dichiarato il giudice nella sua sentenza di 286 pagine. Questo verdetto rappresenta la prima decisione antitrust dell’era moderna di internet contro un gigante tecnologico e potrebbe influenzare altre cause simili contro aziende come Apple, Amazon e Meta (proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp).
La sentenza, tuttavia, non include ancora misure correttive. Sarà lo stesso giudice Mehta a decidere quali rimedi imporre, con la possibilità di costringere Google a modificare il proprio modo di operare o addirittura a vendere parte delle sue attività. Tra le accuse, il giudice ha riconosciuto che Google ha penalizzato anche Microsoft nel mercato degli annunci pubblicitari visualizzati accanto ai risultati di ricerca, rafforzando ulteriormente la sua posizione dominante.
La reazione di Google e la prospettiva di un appello
Mountain View non ha tardato a reagire, annunciando immediatamente l’intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza. L’azienda si è difesa affermando di aver vinto la sfida “perché era migliore”, respingendo le accuse di aver ostacolato la concorrenza in modo illegittimo. Tuttavia, la testimonianza del CEO di Microsoft durante il processo ha evidenziato preoccupazioni per il crescente potere di Google, definendo il suo rapporto con Apple come “oligopolistico” e avvertendo che, senza interventi, Google potrebbe dominare anche nella corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
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