Una vicenda destinata a far discutere quella decisa dal Tribunale Amministrativo Regionale lombardo, che ha accolto il ricorso di una candidata esclusa dalla prova orale dell’esame di abilitazione forense per la sessione 2023. Alla base della decisione, la mancata motivazione della valutazione assegnata all’elaborato scritto, giudicato con un punteggio di 14 su 30 ma privo di qualsiasi annotazione o segno grafico a spiegazione della scelta.
La questione ruota intorno alla disciplina dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, da anni oggetto di modifiche e proroghe. Se da un lato la legge professionale forense del 2012 aveva introdotto l’obbligo per le commissioni di accompagnare il voto numerico con osservazioni puntuali, dall’altro la sua applicazione è stata più volte rinviata, lasciando spazio a regole transitorie.
Per la sessione 2023, regolata da un’apposita norma emergenziale, l’esame scritto consisteva nella redazione di un unico atto giudiziario, con la valutazione affidata a tre commissari. Tuttavia, secondo il TAR, la drastica riduzione degli elaborati e il mutato quadro normativo impongono di rivalutare l’obbligo motivazionale, anche alla luce di una giurisprudenza ormai consolidata.
Il Tribunale ha infatti stabilito che il solo punteggio numerico, senza ulteriori indicazioni, non sia più sufficiente a garantire trasparenza e tutela del candidato, violando il principio di motivazione degli atti amministrativi sancito dalla legge n. 241/1990. In assenza di segni grafici o annotazioni che giustifichino la valutazione negativa, il provvedimento è da considerarsi illegittimo.
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