Il 4 ottobre 2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso una sentenza importante nella causa C-200/23, rispondendo a diverse questioni poste dalla Corte amministrativa suprema bulgara riguardo all’applicazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e la normativa sul Registro delle imprese.
Una delle questioni principali riguarda la pubblicazione di documenti contenenti dati personali nel Registro delle imprese. La CGUE ha stabilito che la presunzione di consenso alla pubblicazione di tali dati, come previsto dalla normativa bulgara, è contraria al GDPR. Secondo la Corte, il consenso deve essere liberamente espresso e informato.
Un altro aspetto significativo della sentenza riguarda il risarcimento dei danni morali derivanti dalla pubblicazione di dati personali. La CGUE ha affermato che la perdita temporanea del controllo sui propri dati può essere sufficiente a causare danni immateriali, purché l’interessato dimostri di averli subiti.
Infine, la Corte ha chiarito che la firma autografa è da considerarsi un dato personale ai sensi del GDPR e che i pareri delle autorità per la privacy, pur rilevanti, non sono giuridicamente vincolanti.
Articoli simili
Il 19 ottobre, dalle 14:30 alle 19:30, si fermano SICID, SIECIC, Consolle del magistrato e Portale dei servizi telematici: resta attivo il deposito telematico degli…
Confisca, recepita la direttiva Ue: colpiti anche i beni intestati a terzi consapevoli
Il d.lgs. 186/2026, in vigore dal 31 ottobre, introduce la confisca per equivalente degli strumenti del reato, estende l’aggressione ai patrimoni intestati a prestanome in…
Hub legale per i fermati dopo la guerriglia, Ferrazzi sfida l’Ordine degli Avvocati
Dopo gli scontri del 17 ottobre, un annuncio social offre assistenza legale gratuita ai giovani fermati; un esponente politico lombardo chiede conto all'Ordine degli Avvocati…

