usucapione

Cassazione, la presunzione di possesso per usucapione: quando non opera

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 15065 del 29 maggio 2024, ha fatto chiarezza sui limiti della presunzione di possesso utile ad usucapione, stabilita dall’articolo 1141 del codice civile.

Quando non si applica la presunzione:

La presunzione di possesso utile ad usucapione non può essere applicata quando la relazione con il bene non deriva da un atto volontario di acquisizione, ma da un’azione o un fatto iniziale del proprietario-possessore. Un esempio è la mera convivenza nell’immobile con il proprietario: in questo caso, non è sufficiente per far presumere il possesso utile ad usucapione.

Come la detenzione diventa possesso:

Nei casi sopracitati, la detenzione può trasformarsi in possesso solo con un atto di interversione. Questo atto deve essere:

  • Esteriore: deve essere percepibile da terzi.
  • Rivolto contro il proprietario: deve essere tale da fargli comprendere che il possesso è cambiato.
  • Inequivocabile: deve essere chiaro che il detentore ha la volontà di possedere il bene in nome proprio.

Valutazione del giudice di merito:

Spetta al giudice di merito valutare se, in concreto, si è verificato un atto di interversione del possesso. Questa valutazione è rimessa al suo giudizio discrezionale e non può essere contestata in sede di legittimità, se è logica e congruamente motivata.

Esempio:

Tizio vive da anni nella casa di Caio, con il suo consenso. Tizio non ha mai compiuto alcun atto di interversione del possesso. Pertanto, Tizio non può usucapire la casa di Caio.

La presunzione di possesso utile ad usucapione è uno strumento importante per acquisire la proprietà di un bene per usucapione. Tuttavia, è fondamentale ricordare che questa presunzione non è applicabile in tutti i casi. In particolare, non si applica quando la relazione con il bene non deriva da un atto volontario di acquisizione, ma da un’azione o un fatto iniziale del proprietario-possessore. In questi casi, la detenzione può trasformarsi in possesso solo con un atto di interversione.


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Riforma giustizia, OCF: “E’ la strada giusta”

“Il Governo ha preso la giusta strada, l’introduzione di due Consigli della Magistratura, rispettivamente per quella giudicante e per quella requirente, è opportuna ed è garanzia di indipendenza. Giudichiamo positivamente che il Governo non abbia inteso agire sul tema dell’obbligatorietà dell’azione penale, che avrebbe zavorrato la riforma. Confidiamo e auspichiamo che si proceda celermente poi con la previsione dell’avvocato in Costituzione, che sarebbe la realizzazione di un’altra storica battaglia dell’Avvocatura”.

Lo dichiara il Coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, Mario Scialla.

“Grazie al ministro Nordio per aver mantenuto l’impegno assunto, un ringraziamento anche da parte dei cittadini, perché stiamo andando verso un giusto processo, con un giudice terzo. Una riforma epocale, che comporta una notevole assunzione di responsabilità anche da parte degli avvocati, ma siamo pronti.

Anche se non c’è il dettato normativo dell’avvocato in Costituzione, il Ministro Nordio si è impegnato in questo senso e siamo certi che manterrà le sue promesse. Bene i due CSM: è stato comunque sancito il principio della autonomia e della indipendenza della magistratura e pertanto la magistratura non potrà avanzare pretese. Ora andiamo avanti per una giustizia giusta, con il riconoscimento esplicito, oltre all’avvocato in Costituzione, anche della responsabilità dei magistrati nello svolgimento delle loro funzioni”.

Lo dichiara il segretario dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), Accursio Gallo.

 


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Riforma giustizia, amarezza avvocati Roma per la bozza

Amarezza da parte dell’Ordine degli Avvocati di Roma per il mancato riferimento, nella bozza di riforma costituzionale, all’inserimento del ruolo dell’Avvocatura in Costituzione.

“Stando alle indiscrezioni circolate in queste ore – il commento a caldo del Presidente del COA Roma Paolo Nesta –  nella bozza non vi sarebbe alcun riferimento all’avvocatura”.

Viceversa, secondo quanto annunciato, la figura dell’avvocato nella Carta avrebbe avuto “una menzione autonoma come elemento strutturale della giurisdizione”. “Si tratterebbe di una occasione persa – la conclusione del Presidente Nesta – ci sono tuttavia margini per intervenire ancora: ci auguriamo che si possa tornare all’impostazione iniziale, che riconosce il valore e il ruolo dell’Avvocatura, annunciata a suo tempo dallo stesso Governo”

 


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L’Ufficio per il processo accelera la giustizia civile: la ricerca Banca d’Italia – Ministero della Giustizia

Roma, 30 maggio 2024 – Ufficio per il processo, acceleratore della giustizia civile.

I dati parlano chiaro: l’assunzione degli addetti Upp prevista dal Pnrr ha avuto un impatto positivo sulla definizione dei processi, soprattutto i più complessi, con riflessi positivi anche sull’abbattimento dell’arretrato e la riduzione dei tempi.

Sono i risultati del lavoro “Gli effetti dell’ufficio per il processo sul funzionamento della giustizia civile” condotto da un gruppo di ricercatori del Ministero della Giustizia e della Banca d’Italia nell’ambito di un accordo di collaborazione per la valutazione dell’impatto delle misure del Pnrr.

Si stima che dall’immissione del primo gruppo di addetti Upp, nel primo trimestre 2022, alla fine del 2023, i tribunali che hanno ricevuto un numero maggiore di addetti hanno registrato una variazione nel numero dei procedimenti definiti di circa 4 punti percentuali più elevata; per i procedimenti più complessi la variazione è di circa 10 punti percentuali.

L’incremento complessivo di definizioni è valutabile in circa 100.000 procedimenti civili all’anno, pari a circa 1/3 dell’arretrato 2019.

Il contributo degli addetti risulta essere maggiore nei tribunali che prima della pandemia avevano già livelli di produttività elevata, segno che gli uffici con maggiore capacità organizzativa hanno saputo sfruttare meglio le nuove risorse.

L’analisi ha potuto mettere in luce solo gli effetti di breve periodo, nella consapevolezza che solo in un orizzonte temporale più lungo sarà possibile osservare a pieno i benefici – in termini di quantità e qualità – di una nuova organizzazione del lavoro all’interno degli uffici giudiziari.

La ricerca – curata da Mario Cannella, Marialuisa Cugno, Sauro Mocetti, Giuliana Palumbo, Gianluca Volpe – sarà pubblicata a breve.

 


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Riorganizzazione del Ministero della Giustizia: rafforzata l’informatica e la transizione digitale

Roma, 29 maggio 2024 – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha approvato un nuovo regolamento che modifica il Regolamento di riorganizzazione del Ministero della Giustizia, emanato nel 2015.

L’obiettivo è quello di potenziare l’efficacia e l’efficienza dell’azione del Ministero in materia di informatica e transizione digitale.

Vengono infatti istituite due nuove strutture:

  • Un’unità di livello dirigenziale generale con il compito di sovrintendere all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione dei servizi.
  • Un ufficio di livello dirigenziale non generale dedicato alla gestione infrastrutturale.

Inoltre, il provvedimento rafforza le competenze del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, adeguando la sua dotazione organica alle nuove esigenze.

Le novità in sintesi:

  • Istituzione di un’unità di livello dirigenziale generale per l’informatica e la transizione digitale;
  • Creazione di un ufficio di livello dirigenziale non generale per la gestione infrastrutturale;
  • Potenziamento delle competenze del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Misure attuative della Legge di Bilancio 2024:

Il nuovo regolamento rappresenta un’attuazione concreta di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213), che aveva posto l’obiettivo di modernizzare il Ministero della Giustizia e renderlo più efficiente nella gestione dei servizi digitali.


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stretta di mano tra persone

Gli avvocati che diffondono la cultura del pro bono legale in Italia si incontrano a Milano

Milano  –   L’accesso alla giustizia è uno dei principi fondamentali della democrazia: non si tratta, infatti, solo di un diritto costituzionalmente garantito, ma di un caposaldo della civile convivenza, che consente alle persone di far valere i loro diritti nei tempi previsti dalla legge e davanti  alle autorità competenti. Ci sono però realtà e individui che, per ragioni differenti, faticano ad avere accesso alla giustizia, spesso per mancanza di risorse.

Sin dalla sua fondazione nel maggio 2017, l’Associazione Pro Bono Italia ETS (“PBI”) si prefigge di colmare questo “vuoto”, promuovendo lo sviluppo di una cultura dell’assistenza legale volontaria e gratuita in favore di organizzazioni non profit e persone svantaggiate. Oggi l’Associazione è composta da oltre cinquanta associati ed una rete (in costante crescita) di circa mille persone, tra avvocati, studi legali, giuristi d’impresa, associazioni forensi accademici e non-profit.

La sua attività si concretizza nell’organizzazione di incontri periodici di approfondimento e formazione e nello smistamento di centinaia di richieste d’assistenza, che transitano su una piattaforma digitale e vengono filtrate dalle due Clearinghouse attive oggi in Italia (facenti capo a PBI e CSVnet) per poi essere prese in carico dagli avvocati della rete.

I servizi erogati da questi ultimi sono prevalentemente di natura stragiudiziale e spaziano dal diritto societario e del Terzo Settore, alla contrattualistica, dalla privacy ai diritti dei detenuti, dal diritto immobiliare, alla tutela di soggetti vulnerabili, come migranti, LGBTQI+ ed attivisti. Dal luglio 2021, da quando è attiva la piattaforma digitale, sono state ricevute oltre 500 richieste, con un “matching rate” – tra richieste pubblicate e prese in carico dagli avvocati della rete – di circa il 90%.

Per fare il punto su queste attività, mercoledì 12 giugno, a Milano (dalle 12 alle 16 – presso lo studio legale Dentons in Piazza degli Affari 1) si tiene un importante appuntamento, organizzato da PBI e aperto alla partecipazione gratuita, il 7° Italy Pro Bono Day. Un’iniziativa parte della European Pro Bono Week che, con eventi in varie città europee, porta alla luce il lavoro svolto dagli avvocati nel sostenere la società civile e le organizzazioni per i diritti umani.

Come spiega il Presidente dell’Associazione Pro Bono Italia ETS, Avv. Giovanni Carotenutoin Italia, come in Europa, gli avvocati sentono la responsabilità professionale, sociale ed etica di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse al bene comune. Questo significa poter dare risposte, serie e competenti, anche a chi non può accedere al patrocinio a spese dello Stato, e resta in grandi difficoltà. Oggi, anche facendo leva sulla tecnologia, siamo impegnati a far sì che il volontariato di competenza rappresentato dal pro bono legale si trasformi in un importante strumento di cambiamento sociale”.

La giornata di lavori si inaugura alle 13, con una Roundtable (la numero 50, con cui si celebrano i primi 10 anni di attività) che vedrà la presentazione di alcune non-profit (tra cui Progetto Itaca, Telefono Rosa e Telethon). A seguire, le relazioni annuali delle Clearinghouse di CSVnet e PBI, un aggiornamento sulle attività del tavolo permanente avvocati-giuristi d’Impresa ed il lancio del tavolo permanente sull’immigrazione, che si occuperà inizialmente di favorire la mobilità lavorativa di rifugiati, migranti e richiedenti asilo nel nostro Paese, grazie al protocollo d’intesa sottoscritto di recente con la NGO Talent Beyond Boundaries.

Nel pomeriggio (ore 14.15) inizia invece il seminario “ll Terzo Settore ai tempi dell’AI. Il ruolo della società civile organizzata, tra rischi e opportunità”, organizzato in collaborazione con I-com (Istituto per la competitività), The Good Lobby e AIGI (Associazione Italiana Giuristi d’Impresa) sul tema dell’intelligenza artificiale, sue applicazioni nel mondo del non-profit, rischi, opportunità e regole.

I relatori (avvocati, docenti universitari, dirigenti di enti e associazioni) commenteranno e condivideranno ricerche ed esperienze, analizzando l’impatto delle nuove tecnologie per il benessere delle comunità e le sue implicazioni legali e sociali. Giovanni Carotenuto, Presidente PBI,  Giuseppe Catalano Presidente AIGI, Stefano Da Empoli, Presidente I-Com, Laura Ferrari, Policy Advisor The Good Lobby, Federico Fusco Partner Dentons, Chiara Giovannini Vice Direttrice Generale ANEC (European consumer voice in standardisation) e i docenti universitari Giusella Finocchiaro (Professoressa di Diritto privato e Diritto di Internet,  Università di Bologna), Andrea Grignolio Corsini (Professore di Storia della Medicina, Università Vita-Salute San Raffaele) e Gianluca Sgueo (Professore di Digital Democracy & Public Spaces, Ecole d’Affaires Publiques di SciencesPo Paris) partiranno dall’analisi dell’Artificial Intelligence Act, di recente approvazione, per parlare dell’impatto sul  piano dei diritti e delle sue possibili ripercussioni sulle attività umane.

 

Francesco Greco

Greco, CNF: “Con la separazione delle carriere si passa da una “cultura della giurisdizione” ristretta ai magistrati, a una “cultura della legalità”

«La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri costituisce un importante passo avanti verso il giusto processo, previsto dall’art. 111 della Costituzione, perché assicura equidistanza tra accusa e difesa nei confronti del giudice. Inevitabile, dunque, è la previsione dell’istituzione di un Consiglio superiore per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, perché mantenere un unico organo di autogoverno finirebbe, nel concreto, per vanificare la separazione delle due carriere. Questi passaggi, che concretizzano il principio costituzionale dell’uguaglianza tra accusa e difesa, contribuiranno a rendere chiara la terzietà del giudice e, dunque, a rafforzare la fiducia nel sistema giudiziario».

Lo dichiara il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, il quale aggiunge: «un processo penale ideale necessita di un pubblico ministero forte, di un avvocato forte e di un giudice terzo altrettanto forte. Con la separazione delle carriere si passa da una “cultura della giurisdizione” ristretta ai magistrati, ad una “cultura della legalità” comune tra tutte le parti del processo, anche al difensore, e di conseguenza di maggior tutela per i cittadini».


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ANM: “Questa riforma è una sconfitta per la giustizia”

“La logica di fondo del disegno di legge sulla separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta corte si rintraccia in una volontà punitiva nei confronti della magistratura ordinaria, responsabile per l’esercizio indipendente delle sue funzioni di controllo di legalità. Gli aspetti allarmanti delle bozze del disegno di legge sono molteplici, leggiamo una riforma ambigua che crea un quadro disarmante”.

Ad affermarlo è una nota della Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

“È una riforma – prosegue la nota – che non incide sugli effettivi bisogni della giustizia, ma che esprime la chiara intenzione di attuare un controllo sulla magistratura da parte della politica, che si realizza essenzialmente con lo svilimento del ruolo e della funzione di rappresentanza elettiva dei togati del Csm e con lo svuotamento delle sue essenziali prerogative disciplinari, affidate a una giurisdizione speciale di nuovo conio”.

“Quella di oggi è una sconfitta per la giustizia, significa dar più potere alla maggioranza politica di turno, danneggiando innanzi tutto i cittadini. Per assumere nuove iniziative e per avviare una mobilitazione importante, anche dai territori, abbiamo deciso di convocare un Comitato direttivo centrale di urgenza che si terrà il 15 giugno prossimo”,

conclude la Giunta.

 


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DDL governativo sulla separazione delle carriere: la nota UCPI

Una prima dichiarazione del Presidente Petrelli sul DDL governativo sulla separazione delle carriere dei magistrati:

“Il testo governativo ad una prima lettura appare conforme alle attese in quanto segue le fondamentali linee della nostra proposta di riforma costituzionale di iniziativa popolare del 2017.

Abbiamo sempre ritenuto perfettibile la riforma costituzionale delle carriere, consapevoli della rilevanza di tale intervento, per cui si tratta di valutare attentamente questo nuovo disegno.

Due consigli presieduti dal Presidente della Repubblica sono garanzia di effettiva separazione e al tempo stesso di assoluta autonomia e indipendenza interna ed esterna di Pubblici Ministeri e Giudici.

Auspichiamo che il governo, assunta la responsabilità di questo nuovo testo, sappia coerentemente portare a compimento una riforma che l’avvocatura penale ha sempre ritenuto fondamentale per garantire ai cittadini un giudice terzo, in attuazione del giusto processo voluto dalla nostra Costituzione”.

 


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Modifiche relative alla visibilità dei fascicoli telematici della volontaria giurisdizione

Dopo le numerose segnalazioni relative all’impossibilità di consultazione dei fascicoli telematici della volontaria giurisdizione, in particolare delle amministrazioni di sostegno, è giunta la risposta del servizio assistenza tecnica informatica del Ministero della Giustizia.

Non si tratta affatto di un disservizio. Infatti, nell’ultimo aggiornamento sono state rilasciate delle modifiche relative alle visibilità, decise dalla Commissione analisi ministeriale.

Riportiamo quanto comunicato dal servizio assistenza tecnica informatica del PCT Giustizia:

“Tutti i soggetti coinvolti nella fase di apertura del procedimento (parte ricorrente e relativi avvocati, eventuali resistenti e/o intervenuti e relativi avvocati), perderanno l’accesso in consultazione del fascicolo nel momento in cui si verifica uno dei seguenti eventi:

1- NOMINA AMMINISTATORE DI SOSTEGNO (ENTE PUBBLICO)

2- NOMINA E GIURAMENTO AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO CONTESTUALE

3 – NOMINA AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO PROVVISORIA (ENTE PUBBLICO)

4- GIURAMENTO AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

5- GIURAMENTO AMMINISTRAZIONE PROVVISORIA DI SOSTEGNO

Una volta scaricati i suddetti eventi, pertanto, i suddetti soggetti non potranno più consultare il fascicolo informatico.”


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