Intelligenza artificiale e giustizia: il Senato approva il ddl, verso nuove regole per tribunali e indagini

Il Senato ha approvato con 85 voti favorevoli, 42 contrari e nessun astenuto il disegno di legge delega sull’intelligenza artificiale. Il provvedimento, ora all’esame della Camera, stabilisce i principi generali per l’uso dell’AI nel rispetto dei diritti fondamentali, della libertà e della democrazia. Particolare attenzione è riservata all’ambito giudiziario, dove il testo prevede l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale negli uffici giudiziari ma vieta l’impiego di algoritmi per decisioni su interpretazione della legge, valutazione delle prove e adozione dei provvedimenti.

AI e giustizia: sperimentazione sotto il controllo del Ministero

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore giustizia sarà supervisionato dal Ministero della Giustizia, che avrà il compito di definire le modalità di sperimentazione, in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale e l’Agenzia per la Cybersicurezza. Il testo esclude categoricamente l’uso dell’AI in attività che incidano direttamente sulla decisione dei magistrati, ribadendo il primato umano nelle valutazioni giuridiche.

AI nelle indagini preliminari: tra innovazione e diritti di difesa

Il governo sarà chiamato a regolamentare l’uso degli algoritmi nelle indagini preliminari, garantendo il rispetto delle garanzie costituzionali, del diritto di difesa e della protezione dei dati personali. La trasparenza e la tracciabilità degli strumenti AI saranno principi cardine per evitare abusi o discriminazioni.

Riforma del Codice penale: nuove fattispecie di reato legate all’AI

Entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, il governo dovrà modificare il Codice penale introducendo nuovi reati connessi all’uso illecito dell’intelligenza artificiale. Saranno punite le condotte che, attraverso l’uso di algoritmi, possano mettere a rischio la sicurezza pubblica o lo Stato. Sarà inoltre introdotto il principio del “controllo umano significativo”, per stabilire il grado di responsabilità nelle decisioni prese con il supporto dell’AI.

Dati sensibili e cybersicurezza: server italiani per l’AI pubblica

Per proteggere la sovranità digitale, il ddl prevede che i sistemi AI destinati a uso pubblico siano installati su server situati in Italia, con l’unica eccezione per quelli utilizzati in operazioni militari all’estero. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale vedrà ampliati i propri poteri per monitorare la sicurezza delle infrastrutture AI.

Prossimi passi: il voto alla Camera

Il provvedimento dovrà ora essere esaminato da Montecitorio. Se approvato, darà il via a una regolamentazione strutturata dell’intelligenza artificiale in Italia, ponendo particolare attenzione alle sue applicazioni in ambito giudiziario, alla tutela dei diritti fondamentali e alla sicurezza dei dati.

Edilizia penitenziaria, al via la gara per ampliamento su nove istituti

 Attesi 384 nuovi posti detentivi entro il 2025 dalle misure di ampliamento di nove istituti penitenziari, situati in Calabria, Emilia-Romagna, Abruzzo, Lazio, Lombardia Piemonte e Sicilia.

Ne dà notizia il Commissario Straordinario per l’Edilizia Penitenziaria, Marco Doglio, annunciando l’avvio della gara pubblica, per un importo complessivo di 32 milioni di euro, che sarà gestita da Invitalia in qualità di Centrale di Committenza.

L’aumento della capienza sarà ottenuto grazie alla fornitura e messa in opera di appositi moduli detentivi, nel quadro del programma di interventi che mirano a fronteggiare il sovraffollamento carcerario attraverso opere di riqualificazione e di ristrutturazione delle strutture carcerarie esistenti.

La procedura ristretta prevede l’avviso pubblico e un successivo invito alle imprese che abbiano manifestato interesse.

Il termine per la presentazione delle domande di partecipazione da parte delle imprese interessate scadrà il 10 aprile 2025.

Tutte le informazioni sono disponibili sulla Piattaforma Invitalia Gare Telematiche – InGaTE

signora che sorride

Piacenza, Unaep: Tar di Parma conferma autonomia dell’avvocatura civica

L’Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (Unaep) esprime grande soddisfazione per la sentenza del TAR Parma n. 106 del 14-3-2025 sulla vicenda “Vezzulli” che restituisce dignità e giustizia riconoscendo i principi cardine dell’intera categoria degli avvocati dipendenti.

L’Unaep era già intervenuta sulla vicenda per mettere in guardia il Comune di Piacenza dagli errori che si accingeva a compire, facendo leva sul buon senso istituzionale: sopprimere la posizione di dirigente avvocato cassazionista esistente storicamente nell’organizzazione dell’Ente, per declassarla ad Ufficio sottordinato ad un dirigente di un ufficio terzo, violava i principi fondamentali fissati dalla legge speciale professionale forense di autonomia ed indipendenza.

Come spiegato nella sentenza del Tar, l’Avvocatura civica non può essere a livello organizzativo sottordinata ad altra struttura e quindi organizzativamente non autonoma, bensì sottoposta esclusivamente alle dipendenze funzionali del sindaco senza intermediazioni di sorta.

Anche sulla rotazione del dirigente avvocato, l’Amministrazione comunale ha del tutto erroneamente interpretato il parere dell’ANAC: in tutto il Comune di Piacenza vi era un unico dirigente avvocato cassazionista, figura dunque infungibile e, infatti, il TAR di Parma ha deciso nel senso già espresso un anno fa da Unaep: quella applicata dal Comune di Piacenza era una rotazione al di fuori di qualsiasi sostenibile legittimo procedimento.

“La funzione dell’avvocato di un ente pubblico è la difesa dell’Ente stesso e, allo stesso tempo, esso costituisce un presidio di legalità, che trova la propria fonte nella legge professionale forense, l. 247/2012, all’art 23. L’avvocato del Comune è infatti iscritto all’albo speciale degli avvocati e patrocina nell’esclusivo interesse dell’ente. È in questo contesto che il dirigente dell’avvocatura svolge la funzione professionale dettata dalla legge e gli devono essere garantite le prerogative di autonomia di cui al predetto articolo”, afferma l’avvocato Antonella Trentini, presidente di Unaep.

Dazi, a rischio l’export delle regioni del sud

In Italia l’introduzione dei dazi voluta dall’amministrazione Trump potrebbe penalizzare, in particolare, le esportazioni del Mezzogiorno.  A differenza del resto del Paese, infatti, la quasi totalità delle regioni del Sud presenta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri. Pertanto, se dopo l’acciaio, l’alluminio e i loro derivati gli USA – e, a catena, altri Paesi del mondo – decidessero di innalzare le barriere commerciali anche ad altri beni, gli effetti negativi per il nostro sistema produttivo potrebbero abbattersi maggiormente nei territori dove la dimensione economica dell’export è fortemente condizionata da pochi settori merceologici.

L’analisi realizzata dall’Ufficio studi della CGIA si fonda sulla misurazione dell’indice di diversificazione di prodotto dell’export per regione; parametro che pesa il valore economico delle esportazioni dei primi 10 gruppi merceologici sul totale regionale delle vendite all’estero. Laddove l’indice di diversificazione è meno elevato, tanto più l’export regionale è differenziato, risultando così meno sensibile a eventuali sconvolgimenti nel commercio internazionale. Diversamente, tanto più è elevata l’incidenza del valore dei primi 10 prodotti esportati sulle vendite all’estero complessive, quel territorio risulta essere più esposto alle potenziali congiunture negative del commercio internazionale.

  • Le regioni più a rischio sono Sardegna, Molise e Sicilia

La regione che a livello nazionale presenta l’indice di diversificazione peggiore è la Sardegna (95,6 per cento), dove domina l’export dei prodotti derivanti della raffinazione del petrolio. Seguono il Molise (86,9 per cento) – caratterizzato da un peso particolarmente elevato della vendita dei prodotti chimici/materie plastiche e gomma, autoveicoli e prodotti da forno – e la Sicilia (85 per cento), che presenta una forte vocazione nella raffinazione dei prodotti petroliferi. Tra le realtà territoriali del Mezzogiorno, solo la Puglia presenta un livello di diversificazione elevato (49,8 per cento). Un dato che la colloca al terzo posto a livello nazionale tra le regioni potenzialmente meno a rischio da un’eventuale estensione dei dazi ad altri prodotti merceologici.

  • Le meno coinvolte parrebbero la Lombardia e il Veneto

Ad eccezione della Puglia, le aree geografiche teoricamente meno in pericolo sono tutte del Nord. La Lombardia (con un indice del 43 per cento) è ipoteticamente la meno a “rischio”. Seguono il Veneto (46,8), la Puglia (49,8), il Trentino Alto Adige (51,1), l’Emilia Romagna (53,9) e il Piemonte (54,8).

  • L’export italiano in leggero calo, ma su del 30% rispetto al pre-Covid. Ottima la performance della Toscana

Nel 2024 le nostre vendite all’estero hanno toccato i 623,5 miliardi di euro, 2,4 miliardi in meno (-0,4 per cento) rispetto ai risultati ottenuti nel 2023. Tuttavia, se il confronto lo facciamo con il 2019, anno pre-Covid, il nostro export è cresciuto di ben 143 miliardi (+30 per cento). La regione leader rimane la Lombardia con 163,9 miliardi di vendite all’estero. Seguono l’Emilia Romagna con 83,6 e il Veneto con 80,1. Da segnalare il quarto posto raggiunto dalla Toscana che, grazie in particolare ai medicinali e alla lavorazione di gioielli e pietre preziose, con 63 miliardi di export ha superato il Piemonte; regione, quest’ultima, che purtroppo sconta la grave crisi che si è abbattuta in tutta Europa sul settore dell’automotive. Va segnalato che rispetto al 2023, nel 2024 la Toscana ha visto aumentare il valore delle esportazioni di 7,5 miliardi (+13,6 per cento).

  • Milano, Torino e Firenze al top

Milano è la provincia d’Italia che esporta di più. Con 57,9 miliardi registrati nel 2024 rimane leader incontrastata. Seguono Torino con 25,7 e Firenze con 24,5. Grazie alla vendita all’estero dei medicinali/preparati farmaceutici, il capoluogo regionale toscano è balzato prepotentemente al terzo posto a livello nazionale. Subito fuori dal podio scorgiamo Vicenza con 22,7 miliardi, Bergamo con 20,6 e Brescia con 20,1 (vedi Tab. 3).

  • Esportiamo soprattutto medicinali, macchine e autoveicoli

La nostra voce merceologica più venduta al mondo è costituita da medicinali e farmaci. Nel 2024 il valore economico ha cubato quasi 50,8 miliardi di euro (+10,3 per cento rispetto al 2023). Seguono le altre macchine di impiego generale (forni, bruciatori, macchine e apparecchi di sollevamento/movimentazione, etc.) con 34 miliardi (+2 per cento), le macchine di impiego generale (motori, turbine, compressori, altre pompe, etc.) con 29 miliardi (+0,1 per cento), le altre macchine per impieghi speciali (per la metallurgia, l’industria alimentare, per lavanderie, il Tac, etc.) con 24 miliardi (-3 per cento) e gli autoveicoli con 23,8 miliardi (-16,7 per cento). Tra le primissime posizioni segnaliamo lo score ottenuto dalla gioielleria e lavorazione pietre preziose che nel 2024 ha raggiunto i 15,9 miliardi di export (+38,9 per cento rispetto al 2023).

Attenti alla truffa del falso colloquio: il lavoro che non esiste

“Abbiamo ricevuto il tuo curriculum, aggiungici su WhatsApp per parlare di lavoro”. Se vi capita di leggere questa frase sul cellulare o di ricevere una chiamata simile, fate attenzione: è una truffa.

Negli ultimi giorni, sempre più italiani stanno ricevendo messaggi da numeri di cellulare apparentemente italiani, ma non salvati in rubrica. L’inganno è evidente per chi non sta cercando lavoro e quindi non ha inviato curriculum, ma può risultare convincente per chi invece è in attesa di una chiamata da un’azienda.

Secondo diverse testimonianze, il truffatore si spaccia per un’agenzia per il lavoro o un’azienda, promettendo un impiego per estorcere dati personali sensibili. In alcuni casi, invia un link a presunti moduli da compilare, in altri invita a investire su piattaforme online sospette, con la promessa di guadagni facili.

Dietro l’illusione di un’opportunità lavorativa, si nasconde il rischio di furto di dati sensibili e, nei casi peggiori, il prosciugamento del conto corrente. L’allarme è stato lanciato sui social, da Facebook a X a LinkedIn, dove sempre più utenti segnalano episodi simili.

Per difendersi da queste truffe, valgono alcune semplici regole:
✅ Non rispondete a telefonate o messaggi sospetti.
✅ Non fornite mai dati personali o finanziari.
✅ Non cliccate su link inviati via WhatsApp o SMS.
✅ Verificate l’affidabilità dell’azienda prima di interagire.
✅ Non inviate denaro a sconosciuti o a piattaforme non verificate.

Infine, bloccate il numero da cui siete stati contattati e, se necessario, segnalate l’accaduto alla Polizia Postale.

Successioni: da quest’anno cambia tutto, addio al coacervo e nuove regole per l’imposta

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 2 del 14 marzo, ha chiarito le novità introdotte dal Decreto Successione e Donazioni, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2025. Tra le principali modifiche, spicca l’obbligo per gli eredi di calcolare autonomamente l’imposta di successione e versarla entro 90 giorni dalla dichiarazione, senza più attendere la liquidazione da parte dell’ufficio competente.

Sarà possibile pagare l’imposta in un’unica soluzione o in forma rateizzata, con un acconto minimo del 20% e il saldo in 8 o 12 rate trimestrali. Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate procederanno ai controlli sulla congruità del versamento e, in caso di difformità, notificheranno l’avviso di liquidazione per il pagamento dell’eventuale differenza, comprensiva di sanzioni e interessi di mora.

Un’altra grande novità riguarda l’abolizione del coacervo: a partire dal 2025, le donazioni effettuate in vita dal defunto non verranno più cumulate con l’eredità per il calcolo dell’imposta di successione. Tuttavia, il coacervo resta in vigore per le donazioni, con l’eccezione di quelle effettuate tra il 2001 e il 2006.

Restano invece invariate franchigie e aliquote:

  • Coniuge e parenti in linea retta: franchigia di 1 milione di euro; aliquota del 4% sulla parte eccedente.
  • Fratelli e sorelle: franchigia di 100.000 euro; aliquota del 6% sulla parte eccedente.
  • Altri parenti fino al quarto grado e affini: nessuna franchigia; aliquota del 6%.
  • Altri soggetti: nessuna franchigia; aliquota dell’8%.

Omessa restituzione di documenti: illecito deontologico permanente

L’omessa restituzione di documenti al cliente da parte dell’avvocato costituisce un illecito deontologico permanente. Lo ha stabilito il Consiglio Nazionale Forense con la sentenza n. 363 del 7 ottobre 2024 (pres. Greco, rel. Favi), precisando che la prescrizione inizia a decorrere solo in determinati casi.

Secondo il CNF, il dies a quo va individuato nel momento in cui il professionista:

  1. Ponga fine all’omissione restituendo i documenti al cliente;
  2. Rifiuti espressamente la restituzione, sostenendo la legittimità del proprio comportamento, a condizione che tale diritto sia rivendicato direttamente nei confronti del cliente e non come difesa in sede disciplinare o penale;
  3. In ogni caso, per evitare un’irragionevole imprescrittibilità dell’illecito, il limite massimo di permanenza coincide con la decisione disciplinare di primo grado.

La pronuncia fornisce un’importante interpretazione dell’art. 33 del Codice Deontologico Forense, stabilendo che l’illecito persiste fino a uno di questi eventi, con evidenti implicazioni sulla responsabilità professionale degli avvocati.

Riforma della geografia giudiziaria: meno cause e processi più rapidi, ma a che prezzo?

A oltre dieci anni dalla riforma della geografia giudiziaria del 2013, uno studio della Banca d’Italia, pubblicato a marzo 2025, analizza le conseguenze della soppressione di tribunali minori e sezioni distaccate sul funzionamento della giustizia civile. Curata da Sauro Moccetti, Ottavia Pesenti e Giacomo Roma, la ricerca evidenzia un calo della domanda di giustizia e una riduzione della durata dei procedimenti, ma anche un aumento dei costi di accesso per i cittadini.

La riforma, che ha accorpato le attività di 25 tribunali minori e 220 sezioni distaccate nei 140 tribunali rimasti operativi, ha incrementato la distanza fisica tra i cittadini e gli uffici giudiziari. Secondo lo studio, ogni 5 chilometri in più tra un cittadino e il tribunale si registra un calo del 6% delle cause avviate, con effetti particolarmente evidenti nelle controversie di responsabilità extracontrattuale, come gli incidenti stradali, e nelle dispute sui diritti di proprietà, come le cause condominiali. Meno impattati, invece, il diritto di famiglia, il lavoro e le crisi d’impresa.

Se da un lato la riforma ha ridotto l’accesso alla giustizia per alcuni cittadini, dall’altro ha migliorato l’efficienza dei tribunali accorpati: il numero di procedimenti conclusi è aumentato del 5% e il tempo medio di definizione si è ridotto nella stessa misura. Le giurisdizioni più ampie, spiegano i ricercatori, hanno favorito economie di specializzazione, permettendo ai giudici di maturare competenze più specifiche e migliorare la qualità del servizio.

Tuttavia, lo studio avverte che un’eccessiva concentrazione può generare inefficienze e congestionare il sistema. L’ampliamento delle giurisdizioni, se non calibrato, rischia di ridurre la copertura territoriale, aumentando i costi per chi vive in aree periferiche e limitando la conoscenza diretta del contesto locale da parte dei magistrati.

“Superata una certa soglia – concludono i ricercatori – i costi di congestione possono prevalere sui benefici di specializzazione, minando equità ed accessibilità alla giustizia”.

Napoli, avvocati in rivolta: proclamata l’astensione dalle udienze il 3 aprile

Si inaspriscono i rapporti tra l’Avvocatura napoletana e la Presidenza del Tribunale di Napoli dopo la decisione di trasferire la trattazione delle cause penali da Ischia alla sede centrale del Tribunale partenopeo.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ha duramente criticato la scelta, definendola una “deportazione” e denunciando una “scellerata gestione del settore penale della Sezione Distaccata di Ischia”. A questo si aggiunge la chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace di Napoli Nord, provvedimenti che, secondo l’Ordine, rappresentano un colpo mortale alla giustizia di prossimità.

Per queste ragioni, il COA di Napoli ha proclamato una giornata di astensione dalle udienze per il prossimo 3 aprile, convocando contestualmente un’assemblea degli iscritti per denunciare le gravi disfunzioni della giustizia. “Quotidianamente assistiamo ad attacchi alla Giustizia – si legge nella nota dell’Ordine – con intollerabili ripercussioni sulla tutela dei diritti dei cittadini, dovute alle carenze di personale amministrativo e giudicante e a una gestione amministrativa aberrante”.

Il provvedimento più contestato è il decreto del Presidente del Tribunale di Napoli che dispone il rinvio delle udienze penali di Ischia presso la sede centrale, con inevitabili disagi per avvocati, cittadini e forze dell’ordine. “È intollerabile che si chiudano presidi giudiziari per mancanza di personale – attacca il COA – è il fallimento dello Stato di diritto, del Governo e di chi amministra la giustizia”.

L’Ordine degli Avvocati ha annunciato che impugnerà i provvedimenti della Presidenza del Tribunale nelle sedi opportune e ha sollecitato il Governo ad adottare misure urgenti per garantire il funzionamento del sistema giudiziario.

Convenzione per la protezione della professione forense, l’UCPI: “Auspicata una pronta ratifica da parte dell’Italia”

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 12 marzo scorso ha adottato ufficialmente la Convenzione per la Protezione della Professione Forense, un trattato innovativo volto a rafforzare le garanzie per gli avvocati e le loro associazioni professionali e a tutelarne l’indipendenza. Il nuovo strumento giuridico risponde alle crescenti minacce, interferenze e pressioni che colpiscono gli avvocati in molte giurisdizioni europee, compromettendo il diritto alla difesa e lo stato di diritto.

Di seguito, la nota della Giunta, dell’Osservatorio Europa e dell’osservatorio Avvocati Minacciati UNCP.

La Convenzione per la Protezione della Professione Forense frutto di più di due anni di stretta collaborazione tra il Comitato europeo di cooperazione giuridica (CDCJ) e il Comitato di esperti sulla protezione degli avvocati (CJ-AV), rappresenta il primo trattato internazionale vincolante dedicato specificamente alla protezione degli avvocati che, sottolineando l’importanza fondamentale dell’indipendenza della professione legale, interviene a salvaguardare, altresì, la riservatezza nei rapporti avvocato-cliente e a garantire il diritto degli avvocati di esercitare la professione senza pregiudizi, interferenze o intimidazioni.

Si fonda, per espresso rimando nel suo preambolo, sulla Convenzione Europea dei Diritti Umani e dei suoi Protocolli, nonché sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, tenendo, altresì, conto dei Principi fondamentali sul ruolo degli avvocati, adottati dall’Ottavo Congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e il trattamento dei trasgressori nel 1990, della Raccomandazione Rec(2000)21 del Comitato dei Ministri agli Stati membri del Consiglio d’Europa sulla libertà di esercizio della professione di avvocato e della risoluzione 44/9 sull’indipendenza e l’imparzialità della magistratura, dei giurati e dei consulenti tecnici, nonché dell’indipendenza degli avvocati, adottata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite il 16 luglio 2020.

Gli Stati firmatari si impegnano a garantire la libertà di esercizio della professione senza discriminazioni, indebite pressioni o atti di violenza. Si riconosce il diritto degli avvocati a esprimersi liberamente su questioni legali e di giustizia senza subire conseguenze negative o ritorsioni. La Convenzione prevede la tutela delle associazioni professionali per assicurare l’autonomia dell’avvocatura rispetto a pressioni politiche o governative e istituisce un meccanismo di monitoraggio internazionale, denominato GRAVO, per garantire il rispetto delle disposizioni del trattato e verificare eventuali violazioni. Questo organismo avrà il compito di valutare periodicamente l’attuazione della Convenzione nei vari Stati aderenti, potendo anche effettuare visite nei Paesi per verificare il rispetto delle norme e raccogliere segnalazioni da parte di ordini professionali, organizzazioni non governative e altre istituzioni della società civile.

Gli Stati dovranno assicurare che gli avvocati possano svolgere la loro attività professionale senza il timore di subire aggressioni fisiche, minacce, molestie o interferenze indebite. In caso di attacchi, sarà necessario garantire indagini efficaci e tempestive. Le associazioni forensi dovranno poter operare in maniera indipendente, senza ingerenze, per garantire la difesa della professione e il rispetto degli standard deontologici.

La Convenzione sarà aperta alla firma a partire dal 13 maggio 2025, in occasione della riunione dei Ministri degli Affari esteri del Consiglio d’Europa che si terrà a Lussemburgo. Per entrare in vigore, il trattato dovrà essere ratificato da almeno otto Paesi, di cui almeno sei appartenenti al Consiglio d’Europa. La ratifica sarà un passaggio fondamentale affinché gli Stati si assumano un impegno concreto nella protezione dell’indipendenza degli avvocati e della giustizia.

Negli ultimi anni, il Consiglio d’Europa ha espresso più volte preoccupazione relativamente alla sicurezza degli avvocati, sempre più spesso bersagli di intimidazioni, attacchi fisici e pressioni indebite, compromettendo l’efficacia della difesa e il diritto a un giusto processo. La Convenzione rappresenta, quindi, una risposta concreta a queste problematiche, ponendo un argine a fenomeni di violenza e repressione nei confronti dell’avvocatura. Secondo il rapporto esplicativo della Convenzione, infatti, è riconosciuto agli avvocati un ruolo fondamentale per la tenuta dello Stato di diritto e il funzionamento equo dei sistemi giudiziari. Tuttavia, in molti Paesi, essi sono soggetti a limitazioni arbitrarie, minacce alla loro indipendenza e persino ad attacchi fisici in ragione del loro lavoro in difesa dei diritti umani e della giustizia. La Convenzione stabilisce principi chiari per prevenire questi fenomeni e fornire strumenti concreti di protezione.

L’Unione delle Camere Penali Italiane, con i suoi Osservatori Europa e Avvocati Minacciati, accoglie con favore l’adozione della Convenzione, riconoscendone il valore nella salvaguardia dell’autonomia della professione forense e nel rafforzamento delle garanzie dello Stato di diritto. In tale contesto, auspica che l’Italia sia tra i primi Paesi a firmare e ratificare il trattato, riaffermando il proprio impegno nella difesa di un sistema giudiziario equo, indipendente ed efficace in linea con gli standard europei e internazionali. Il rispetto delle garanzie previste dal trattato contribuirebbe, infatti, a garantire che il sistema giudiziario operi in un contesto di massima tutela per coloro che esercitano la professione forense.

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